buonasera dottori, sono una ragazza di quasi 19 anni e ho avuto il mio primo rapporto sessuale a 14
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buonasera dottori,
sono una ragazza di quasi 19 anni e ho avuto il mio primo rapporto sessuale a 14. da quel momento as oggi ho cambiato 3 partner (con cui ho avuto rapporti sessuali) da molto tempo, mi sono resa conto di sentire un disagio. Non ho mai raggiunto l’orgasmo, ne mi sono mai avvicinata. spesso per colpa di una di queste 3 relazioni mi sono sentita in ansia e sotto pressione per paura del giudizio altrui, ma prima di questa il “problema” persisteva. non comprendo quando le sensazioni che mi arrivano durante l’atto sessuale siano piacevoli o dolorose; la mia mente lavora troppo e si chiede sempre “cosa sta succedendo?” c’è soluzione a questo? ha un nome? dovrei fare qualcosa per ridurre o eliminare questo disagio? grazie mille
sono una ragazza di quasi 19 anni e ho avuto il mio primo rapporto sessuale a 14. da quel momento as oggi ho cambiato 3 partner (con cui ho avuto rapporti sessuali) da molto tempo, mi sono resa conto di sentire un disagio. Non ho mai raggiunto l’orgasmo, ne mi sono mai avvicinata. spesso per colpa di una di queste 3 relazioni mi sono sentita in ansia e sotto pressione per paura del giudizio altrui, ma prima di questa il “problema” persisteva. non comprendo quando le sensazioni che mi arrivano durante l’atto sessuale siano piacevoli o dolorose; la mia mente lavora troppo e si chiede sempre “cosa sta succedendo?” c’è soluzione a questo? ha un nome? dovrei fare qualcosa per ridurre o eliminare questo disagio? grazie mille
Buonasera. Credo sia normale che lei si senta disorientata rispetto alle proprie sensazioni che le capita di vivere. Forse le capita di essere molto attenta a ciò che succede fuori, anche per proteggersi dal giudizio ed è molto focalizzata sul risultato. Talvolta, in queste situazioni, capita di sentirsi ''spettatrice'' di sè e questo non permette di ascoltare le micro sensazioni che avvengono dentro di lei. Ha mai provato a fare esperienza del suo corpo e del piacere in autonomia? Ipotizzo possa essere utile in quanto in quel caso, ci sarebbe meno (forse) la preoccupazione dell'altr3 e della prestazione. Inoltre, diventa davvero importante conoscere il proprio corpo e come risponde, anche per poter essere una guida per l'altra persona. Spero di esserle stata utile. In bocca al lupo
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Buonasera — grazie per avere scritto con tanta chiarezza. Quello che descrivi è abbastanza comune e ha diverse possibili spiegazioni: l’incapacità di raggiungere l’orgasmo si chiama anorgasmia (quando non sei mai riuscita a raggiungerlo si parla di forma primaria), mentre il fatto di non capire se le sensazioni siano piacevoli o dolorose può indicare anche tensione muscolare pelvica, iper-vigilanza, o ricordi e ansie relazionali che “coprono” le sensazioni. L’ansia da prestazione, la paura del giudizio e lo stress emotivo (anche legati a relazioni passate) interferiscono molto con l’eccitazione e l’orgasmo: la mente che continua a chiedersi “cosa sta succedendo?” spegne la sensazione invece di lasciarla fluire.
Cosa puoi provare a fare da subito (piccoli passi pratici):
• parla con un ginecologo per escludere cause fisiche (ormonali, dolore organico, infezioni) e valutare il pavimento pelvico;
• esplorazione in sicurezza da sola: masturbazione guidata, imparare cosa ti dà piacere senza pressione esterna;
• esercizi di respirazione e rilassamento pelvico prima e durante il rapporto per ridurre la tensione;
• tecniche sensate focus (toccarsi e farsi toccare senza l’obiettivo dell’orgasmo, ricentrandosi sulle sensazioni);
• comunica con il/ i partner, chiedendo tempi e modalità che ti mettano a tuo agio;
• considera la mindfulness sessuale: riportare l’attenzione alle sensazioni corporee, un passo alla volta, senza giudizio.
Se ci sono esperienze di pressioni, violenze, umiliazioni o ricordi disturbanti, o se l’ansia è intensa e persistente, può essere utile un percorso psicoterapeutico mirato (terapia cognitivo-comportamentale, terapia sessuale specialistica; a volte EMDR se emergono traumi) e/o il lavoro con un fisioterapista specializzato nel pavimento pelvico.
Sì: c’è soluzione o almeno molte strade per ridurre il disagio e aumentare la consapevolezza corporea. Ti consiglio però di approfondire il caso con uno specialista (ginecologo + sessuologo/psicoterapeuta) per una valutazione completa e un piano personalizzato.
Cordiali saluti,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Cosa puoi provare a fare da subito (piccoli passi pratici):
• parla con un ginecologo per escludere cause fisiche (ormonali, dolore organico, infezioni) e valutare il pavimento pelvico;
• esplorazione in sicurezza da sola: masturbazione guidata, imparare cosa ti dà piacere senza pressione esterna;
• esercizi di respirazione e rilassamento pelvico prima e durante il rapporto per ridurre la tensione;
• tecniche sensate focus (toccarsi e farsi toccare senza l’obiettivo dell’orgasmo, ricentrandosi sulle sensazioni);
• comunica con il/ i partner, chiedendo tempi e modalità che ti mettano a tuo agio;
• considera la mindfulness sessuale: riportare l’attenzione alle sensazioni corporee, un passo alla volta, senza giudizio.
Se ci sono esperienze di pressioni, violenze, umiliazioni o ricordi disturbanti, o se l’ansia è intensa e persistente, può essere utile un percorso psicoterapeutico mirato (terapia cognitivo-comportamentale, terapia sessuale specialistica; a volte EMDR se emergono traumi) e/o il lavoro con un fisioterapista specializzato nel pavimento pelvico.
Sì: c’è soluzione o almeno molte strade per ridurre il disagio e aumentare la consapevolezza corporea. Ti consiglio però di approfondire il caso con uno specialista (ginecologo + sessuologo/psicoterapeuta) per una valutazione completa e un piano personalizzato.
Cordiali saluti,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Ciao! Il mio consiglio è di provare a fare una consulenza sessuale, perché il tuo disagio potrebbe dipendere da tanti fattori che andrebbero approfonditi.
Buonasera, mi spiace molto per il suo disagio. Deve essere stato difficile per lei sentirsi in ansia e sotto pressione, temendo il giudizio degli altri. Quello che riporta è un disagio comune, soprattutto quando la mente "lavora troppo" e si pone molte domande durante il rapporto sessuale. Ci sono diverse spiegazioni a questa tipologia di difficoltà. Il suggerimento che mi sento di darle è di approfondirle con dei colloqui sessuologici, così da far luce su alcuni aspetti che possano aiutare nel discernimento delle variabili per identificare la sua specifica situazione. Nel frattempo, cercherei di prendersi del tempo per se stessa, per riscoprire attività che ritiene piacevoli, anche al di fuori della sfera sessuale. Buona serata.
Buonasera, ci sono momenti in cui il corpo sembra non riuscire a trovare il proprio spazio, perché la mente è troppo presente, piena di domande e timori. Quando si vive con la sensazione di dover capire cosa sta accadendo, o con la paura di non essere all’altezza delle aspettative, è naturale che il piacere diventi qualcosa di distante. Non è un difetto, ma un segnale che racconta quanto sia difficile lasciarsi andare quando ci si sente osservati, anche solo dal proprio giudizio interno.
Il fatto che lei si stia ponendo queste domande è importante: significa che sta cercando di conoscersi meglio. A volte serve tempo, silenzio, e la possibilità di vivere le esperienze senza la pressione di “dover sentire” qualcosa. Il piacere non è una prova da superare, ma un incontro che nasce quando ci si sente liberi di esserci, senza fretta.
Si dia il tempo di ascoltarsi, con gentilezza. E se dovesse sentire che questo peso non si alleggerisce, parlare con un/a professionista può essere un modo per comprendere meglio e ritrovare uno spazio di serenità.
Il fatto che lei si stia ponendo queste domande è importante: significa che sta cercando di conoscersi meglio. A volte serve tempo, silenzio, e la possibilità di vivere le esperienze senza la pressione di “dover sentire” qualcosa. Il piacere non è una prova da superare, ma un incontro che nasce quando ci si sente liberi di esserci, senza fretta.
Si dia il tempo di ascoltarsi, con gentilezza. E se dovesse sentire che questo peso non si alleggerisce, parlare con un/a professionista può essere un modo per comprendere meglio e ritrovare uno spazio di serenità.
Salve,
mi dispiace molto che stia vivendo un disagio così intenso, soprattutto in un’età che di per sé è già complessa e in una sfera della vita che dovrebbe essere legata al piacere, non certo all’ansia, al dolore o al malessere.
La prima cosa che mi preme dirle, però, è che ciò che racconta è molto più comune di quanto si pensi: tantissime ragazze e donne fanno fatica a raggiungere l’orgasmo e vivono la sessualità come una fonte di tensione, controllo e paura di sbagliare. Non è sola e, soprattutto, non c’è nulla di sbagliato in lei.
Il piacere non è una prestazione né qualcosa da “raggiungere”, ma un’esperienza che nasce quando ci si sente al sicuro, quando si è in contatto con sé stesse, con il proprio corpo e con l’altro. Purtroppo, quando entrano in gioco il giudizio, l’ansia o la pressione — interna o esterna — diventa molto difficile lasciarsi andare e sentire davvero.
Immagino che oggi possa farle paura ascoltarsi, proprio perché le sensazioni che emergono sono confuse e ambigue, e questo rischia di aumentare ancora di più il disorientamento. Ma è proprio lì che sta la chiave: nel riappropriarsi, con gradualità e gentilezza, del proprio sentire, nel ricostruire un rapporto più consapevole e rispettoso con il proprio corpo e con il piacere, senza forzarsi e senza darsi obiettivi da raggiungere (come l’orgasmo).
Un percorso psicologico, magari con un professionista che si occupa di sessualità, potrebbe aiutarla a comprendere cosa la porta a stare così tanto “nella testa”, a riconoscere i suoi confini, i suoi tempi e le sue sensazioni, imparando a dar loro spazio senza giudizio
mi dispiace molto che stia vivendo un disagio così intenso, soprattutto in un’età che di per sé è già complessa e in una sfera della vita che dovrebbe essere legata al piacere, non certo all’ansia, al dolore o al malessere.
La prima cosa che mi preme dirle, però, è che ciò che racconta è molto più comune di quanto si pensi: tantissime ragazze e donne fanno fatica a raggiungere l’orgasmo e vivono la sessualità come una fonte di tensione, controllo e paura di sbagliare. Non è sola e, soprattutto, non c’è nulla di sbagliato in lei.
Il piacere non è una prestazione né qualcosa da “raggiungere”, ma un’esperienza che nasce quando ci si sente al sicuro, quando si è in contatto con sé stesse, con il proprio corpo e con l’altro. Purtroppo, quando entrano in gioco il giudizio, l’ansia o la pressione — interna o esterna — diventa molto difficile lasciarsi andare e sentire davvero.
Immagino che oggi possa farle paura ascoltarsi, proprio perché le sensazioni che emergono sono confuse e ambigue, e questo rischia di aumentare ancora di più il disorientamento. Ma è proprio lì che sta la chiave: nel riappropriarsi, con gradualità e gentilezza, del proprio sentire, nel ricostruire un rapporto più consapevole e rispettoso con il proprio corpo e con il piacere, senza forzarsi e senza darsi obiettivi da raggiungere (come l’orgasmo).
Un percorso psicologico, magari con un professionista che si occupa di sessualità, potrebbe aiutarla a comprendere cosa la porta a stare così tanto “nella testa”, a riconoscere i suoi confini, i suoi tempi e le sue sensazioni, imparando a dar loro spazio senza giudizio
Buonasera, da quello che racconta, emerge chiaramente quanto questa esperienza sessuale stia influenzando il suo benessere e il modo in cui percepisce il piacere. Il fatto che non abbia mai raggiunto l’orgasmo e che le sensazioni corporee durante il rapporto siano difficili da distinguere tra piacere e dolore, insieme all’ansia e alla costante valutazione mentale di ciò che accade, sono elementi che mostrano una forte interferenza della mente sul corpo.
Non è raro che, soprattutto nelle prime esperienze sessuali, questi vissuti si accompagnino a tensione, insicurezza o ansia da prestazione. Quando il corpo e la mente non riescono a “lasciarsi andare”, può risultare difficile percepire il piacere, e questo non significa che ci sia qualcosa di “sbagliato” in lei. A volte, le esperienze sessuali passate con giudizi o pressioni possono amplificare questo stato, creando un circolo in cui la preoccupazione mentale ostacola la sensazione di piacere fisico.
Il disagio che descrive può rientrare in ciò che viene definito **anorgasmia o difficoltà orgasmica femminile**, ma più che una “diagnosi” rigida, è importante considerarlo come una difficoltà specifica di apprendimento e consapevolezza del proprio corpo e del proprio piacere. Esistono percorsi di accompagnamento che possono essere molto utili: il lavoro con uno/una psicologo/a sessuologo/a può aiutare a esplorare gradualmente il corpo, le sensazioni e le emozioni legate all’intimità, a ridurre l’ansia e a favorire la capacità di riconoscere e vivere il piacere sessuale.
Ci sono anche esercizi mirati alla consapevolezza corporea e alla sensibilizzazione sessuale, come il riconoscimento del piacere attraverso l’autoesplorazione o tecniche di respirazione e rilassamento. L’obiettivo non è forzare l’orgasmo, ma imparare a riconoscere e accogliere le sensazioni piacevoli, riducendo la tensione mentale.
È possibile ridurre o eliminare questo disagio, ma richiede tempo, pazienza e un accompagnamento rispettoso della sua esperienza. Lei non è sola in questo, e il fatto di aver riconosciuto il problema e di cercare informazioni è già un passo molto importante. Rimango a disposizione, un saluto!
Non è raro che, soprattutto nelle prime esperienze sessuali, questi vissuti si accompagnino a tensione, insicurezza o ansia da prestazione. Quando il corpo e la mente non riescono a “lasciarsi andare”, può risultare difficile percepire il piacere, e questo non significa che ci sia qualcosa di “sbagliato” in lei. A volte, le esperienze sessuali passate con giudizi o pressioni possono amplificare questo stato, creando un circolo in cui la preoccupazione mentale ostacola la sensazione di piacere fisico.
Il disagio che descrive può rientrare in ciò che viene definito **anorgasmia o difficoltà orgasmica femminile**, ma più che una “diagnosi” rigida, è importante considerarlo come una difficoltà specifica di apprendimento e consapevolezza del proprio corpo e del proprio piacere. Esistono percorsi di accompagnamento che possono essere molto utili: il lavoro con uno/una psicologo/a sessuologo/a può aiutare a esplorare gradualmente il corpo, le sensazioni e le emozioni legate all’intimità, a ridurre l’ansia e a favorire la capacità di riconoscere e vivere il piacere sessuale.
Ci sono anche esercizi mirati alla consapevolezza corporea e alla sensibilizzazione sessuale, come il riconoscimento del piacere attraverso l’autoesplorazione o tecniche di respirazione e rilassamento. L’obiettivo non è forzare l’orgasmo, ma imparare a riconoscere e accogliere le sensazioni piacevoli, riducendo la tensione mentale.
È possibile ridurre o eliminare questo disagio, ma richiede tempo, pazienza e un accompagnamento rispettoso della sua esperienza. Lei non è sola in questo, e il fatto di aver riconosciuto il problema e di cercare informazioni è già un passo molto importante. Rimango a disposizione, un saluto!
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