Buona sera, vi scrivo perchè da un pò di tempo mi porto un dubbio. Due anni fa ho svolto una psicote
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Buona sera, vi scrivo perchè da un pò di tempo mi porto un dubbio. Due anni fa ho svolto una psicoterapia a cui però non mi è stata voluta fare nessuna diagnosi, perchè "Non ti è utile", ora a distanza di anni mi chiedo e se fossi stata schizofrenica o bipolare o borderline ecc. e quindi avrei dovuto prendere dei farmaci, la diagnosi poteva lo stesso non essere riferita?
Vi ringrazio per l'attenzione.
Vi ringrazio per l'attenzione.
Buongiorno,
leggendo il suo messaggio non mi è chiaro se la Diagnosi è stata fatta ma non restituita o se si è proceduto senza una valutazione diagnostica.
Immagino che la scelta dello Psicoterapeuta che l'ha seguita è stata dettata da quanto emerso dai Vostri incontri, magari, se ha la possibilità di farlo, sarebbe opportuno chiedere direttamente al Suo Psicoterapeuta.
Di solito se si ritiene opportuno un sostegno farmacologico si procede in accordo con la persona per un'ulteriore valutazione, Psichiatrica, in modo da rendere il percorso più costruttivo.
Un saluto
Dott.ssa Meloni Federica Maura.
leggendo il suo messaggio non mi è chiaro se la Diagnosi è stata fatta ma non restituita o se si è proceduto senza una valutazione diagnostica.
Immagino che la scelta dello Psicoterapeuta che l'ha seguita è stata dettata da quanto emerso dai Vostri incontri, magari, se ha la possibilità di farlo, sarebbe opportuno chiedere direttamente al Suo Psicoterapeuta.
Di solito se si ritiene opportuno un sostegno farmacologico si procede in accordo con la persona per un'ulteriore valutazione, Psichiatrica, in modo da rendere il percorso più costruttivo.
Un saluto
Dott.ssa Meloni Federica Maura.
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Buongiorno, come mai a distanza di anni si fa questa domanda? Perché sente solo ora il bisogno di avere una risposta? Credo che questo sia il punto di partenza, ci rifletta.
Rimango a disposizione se ha bisogno.
Dott.ssa Federica Leonardi
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Dott.ssa Federica Leonardi
Salve, potrebbe chiedere direttamente al suo terapeuta. In genere, ai fini di una relazione psicoterapeutica, una diagnosi serve a ben poco. Di solito se il terapeuta lo ritiene necessario fa un invio da uno psichiatra (se pensa possa essere utile un sostegno farmacologico). A volte, può fare un invio ad un collega che fa psicodiagnosi, se si ha bisogno di una diagnosi (si usano più in ambito psichiatrico o giuridico o quando la diagnosi è strettamente necessario per l'avvio di un progetto terapeutico). Alcuni terapeuti, prima di iniziare un percorso, somministrano dei test di personalità per avere una diagnosi funzionale. Per quanto mi riguarda, consiglio di tenere separate le due cose.
Mi rendo disponibile per qualsiasi approfondimento.
Cordiali saluit,
Rosella Pettinari
Mi rendo disponibile per qualsiasi approfondimento.
Cordiali saluit,
Rosella Pettinari
Salve, come mai solamente adesso sente il bisogno di comprendere questi dubbi? Comunque, credo che sia più opportuno rivolgere questa domanda al terapeuta che l'ha seguita.
Buona giornata.
Dott. Fiori
Buona giornata.
Dott. Fiori
Gentile Signora vorrei spostare la sua attenzione sul motivo per cui scrive su un sito dove rispondono degli psicoterapeuti chiedendo le ragioni per cui in una relazione psicoterapeuta non le è stata fatta una diagnosi. Per prima cosa le faccio presente che se si trattava di una psicoterapia lo specialista ha sicuramente fatto una diagnosi, ovvero ha ritenuto utile per lei quel tipo di lavoro. Inoltre le faccio presente che in merito alle diagnosi esistono vari orientamenti e varie teorie di riferimento con non sono solo quelle nosografiche - descrittive. Le rappresento che le diagnosi sono un modo per comunicare solitamente per gli addette al settore e che possono essere eseguite anche con l'uso di strumenti psicometrici. Pertanto le rinnovo l'utilità di concentrare la sua attenzione sul motivo per cui pone questa domanda in questo contesto e sulle ragioni per cui non ha contattato al sua precedente psicoterapeuta per approfondire questo tema. Un cordiale saluto
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Certamente un nuovo percorso psicologico la aiuterebbe a fare chiarezza. La psicoterapia è prima di tutto un viaggio, un'esplorazione di noi stessi con la compagnia di qualcuno a cui affidarsi e su cui poter contare che può aiutarci a conoscerci meglio, a sondare parti di noi emozioni, pensieri, prospettive ancora sconosciuti che è arrivato il momento di incontrare. Le suggerisco di valutare l'inizio di un percorso di terapia con la compagnia di qualcuno che si sintonizzi al meglio con le sue necessità e aspettative, in caso mi trova disponibile ad riceverla (attraverso la video-consulenza online) e, se mi permette, la invito con piacere a ritagliarsi qualche minuto per leggere la mia descrizione presente su questa piattaforma e farsi una prima idea di me del mio approccio; se la lettura le piacerà e se la motiverà a mettersi in gioco (scegliere di affrontare il nostro dolore è una scelta molto coraggiosa e una scommessa su noi stessi!), mi troverà felice di accoglierla. Resto a sua disposizione e, se vuole, la aspetto. Un gentile saluto
Buonasera. Come mai questi dubbi vengono fuori dopo due anni? Cosa è successo? Chieda alla sua terapeuta questa Diagnosi, se ritiene di averne bisogno. Normalmente se un terapeuta ritiene sia necessaria una terapia farmacologica, si indirizza io paziente ad uno psichiatra di fiducia per lavorare insieme. Buona serata Chiara Tomassoni
Buonasera. Se le hanno somministrato dei test, c'è la restituzione, momento in cui si discute assieme delle evidenze emerse. Probabilmente lei a distanza di anni si è riconosciuta in qualcosa che ha letto, no capendo però bene dove collocarsi, forse perchè ha diversi disturbi che si sovrappongono in aree simili per contiguità. Personalmente credo che ogni domanda debba avere una risposta, la negazione non è una risposta alla sua domanda. Faccia una valutazione specifica, e troverà di certo le risposte che cerca. Certo è che talune problematiche, a certi livelli, rendono se stessi irriconoscibili alla propria immagine, per cui si, una terapia farmacologica avrebbe potuto giovarle per riacquisire il senso di avere la sua vita tra le sue mani. Le auguro di far luce sulla questione. Saluti. Dr.ssa Cristina Pizzi
Buongiorno,
Come suggerito dai colleghi è importante chiedere al terapeuta come mai ha ritenuto più opportuno per lei non dirle la diagnosi.
Come suggerito dai colleghi è importante chiedere al terapeuta come mai ha ritenuto più opportuno per lei non dirle la diagnosi.
Gentile utente di mio Dottore,
credo che i suoi dubbi vadano contenuti ed elaborati essi stessi in terapia, in quanto importanti elementi di lavoro.
Quale senso assume per Lei una diagnosi del tipo indicato, laddove non sussiste nessuna diagnosi di quel tipo?
Sono certo che il suo terapeuta le avrebbe rimandato tale aspetto qualora fosse emerso.
Saluti,
Dottore Diego Ferrara
credo che i suoi dubbi vadano contenuti ed elaborati essi stessi in terapia, in quanto importanti elementi di lavoro.
Quale senso assume per Lei una diagnosi del tipo indicato, laddove non sussiste nessuna diagnosi di quel tipo?
Sono certo che il suo terapeuta le avrebbe rimandato tale aspetto qualora fosse emerso.
Saluti,
Dottore Diego Ferrara
Buongiorno,
si rivolga al suo terapeuta per questa domanda. A volte la diagnosi non viene fatta per svariati motivi ma credo anche che, a seconda del tipo di disturbo, dare una restituzione sul funzionamento della persona può essere molto arricchente per il paziente!
Si rivolga a lui e vedrà che riuscirà a dissipare i suoi dubbi!
Cordialmente
Dott.ssa Stefania Romanelli
si rivolga al suo terapeuta per questa domanda. A volte la diagnosi non viene fatta per svariati motivi ma credo anche che, a seconda del tipo di disturbo, dare una restituzione sul funzionamento della persona può essere molto arricchente per il paziente!
Si rivolga a lui e vedrà che riuscirà a dissipare i suoi dubbi!
Cordialmente
Dott.ssa Stefania Romanelli
Gentile utente, mi chiedo come mai a distanza di anni si pone questo dubbio. Le è tornata forse qualche sintomatologia? All'epoca aveva chiesto informazioni più dettagliate al terapeuta? Ha pensato di ricontattarlo adesso? Saluti
Gent.ma utente, sarebbe importante capire la necessità dietro a tale interrogativo. Consideri che la diagnosi psicologica è un processo in continuo divenire e non una categorizzazione statica, la usa utilità nell'essere condivisa è proprio quella di poter aiutare il pz a capire come gli stati mentali possono cambiare o ripetersi in base al contesto. Cordialmente.
Generalmente nel primo o secondo incontro conoscitivo si propone al paziente un percorso terapeutico in base alle informazioni raccolte sulla vita del paziente, la sua anamnesi, le indagini cliniche eventualmente effettuate e da cui emerge il tipo di disagio da affrontare che non sempre corrisponde a una specifica diagnosi. Cmq . Consulti il suo terapeuta
Salve, quella della "sospensione" della diagnosi (potremmo chiamarla così) è una pratica appartenente a molti approcci nella cura della psiche. Aiuta a concentrare il lavoro terapeutico e a declinarlo in base alla particolarità del singolo paziente. Se si pone ancora domande e dubbi sulla diagnosi bisognerebbe capire se alcune difficoltà permangono in lei nonostante il percorso fatto o se si tratta, ad esempio, di una sorta di rimuginazione, per cui si ritrova a ripensare ad alcune circostanze del passato coltivando poi dei dubbi che hanno un limitato riscontro con la realtà del suo sentire ma rispecchiano un funzionamento del suo pensiero. Spero di esserle stata utile. Un saluto Marina Montuori
Buona sera, in situazioni di forte disagio nonchè durature nel tempo sarebbe importante rivolgersi ad uno specialista per poter meglio comprendere ed elaborare questa sua problemtica. Preferibilmente le consiglierei di rivolgersi ad uno psicologo psicoterapeuta così che possa intraprendere un percorso di terapia anche in videochiamata WhatsApp. Cordiali saluti, Dott.ssa Beatrice Planas. Psicologa psicoterapeuta per consulenze online
Buongiorno a lei, uno psicoterapeuta non ha l'obbligo di comunicare una diagnosi precisa al paziente, a meno che non vi siano motivazioni di altro ordine che rendono indispensabile una diagnosi. Se per lei è però importante chiarire tale questione, non esiti a contattare il suo terapeuta e a parlarne con lui. Un saluto cordiale, dott.ssa Margherita Maggioni.
Salve, le consiglierei di porre questa domanda al terapeuta che l’ha precedentemente seguita. Spesso ci sono dei motivi specifici per cui si decide di non condividere una diagnosi e sono certa che il terapeuta saprà risponderle in maniera esaustiva e colmare i suoi dubbi.
Per qualunque informazione o approfondimento sono a disposizione.
Buona giornata,
Dott.ssa Federica Turrà
Per qualunque informazione o approfondimento sono a disposizione.
Buona giornata,
Dott.ssa Federica Turrà
Impossibile rispondere a questo quesito per carenza di informazioni.
Interessante cercare le motivazioni che le innescano questo quesito.
Un caro saluto
Interessante cercare le motivazioni che le innescano questo quesito.
Un caro saluto
Buonasera,
il dubbio che porti è comprensibile, soprattutto se dentro di te è rimasta una sensazione di “non sapere davvero cosa ho”. Quando non viene data una diagnosi, a volte lo spazio viene riempito da ipotesi anche molto pesanti, come quelle che citi.
Provo a risponderti in modo chiaro.
Il fatto che la terapeuta non ti abbia dato una diagnosi non significa che stesse trascurando qualcosa di grave o che ti abbia “nascosto” un disturbo importante. In molti approcci, soprattutto quelli psicodinamici o relazionali, la diagnosi non viene sempre esplicitata perché può rischiare di essere vissuta come un’etichetta rigida, più che come uno strumento utile.
Allo stesso tempo, se ci fossero stati segnali evidenti di quadri clinici importanti — come una psicosi attiva o un disturbo dell’umore severo che richiede farmacoterapia — difficilmente sarebbero stati ignorati. In quei casi, di solito, il professionista sente la responsabilità di orientare anche verso una valutazione psichiatrica o un supporto farmacologico, proprio per tutelare la persona.
La frase “non ti è utile” può voler dire diverse cose. Potrebbe indicare che, in quel momento, il focus del lavoro non era tanto “darti un nome”, ma aiutarti a capire come funzionavi, cosa ti faceva stare male, come muoverti nella tua vita. Per alcune persone, sapere una diagnosi aiuta; per altre, soprattutto se c’è già una tendenza a preoccuparsi o a rimuginare, può diventare qualcosa che aumenta l’ansia invece di ridurla.
Mi colpisce però una cosa: le diagnosi che ti vengono in mente sono tutte molto forti. Questo fa pensare che il dubbio non sia solo informativo, ma abbia anche una componente di preoccupazione, forse di paura rispetto a “e se avessi qualcosa di grave e non lo sapessi?”.
In questo senso, più che la diagnosi in sé, potrebbe essere utile esplorare cosa rappresenta per te.
Ti darebbe sollievo sapere “cos’hai”? Oppure rischierebbe di diventare un altro punto su cui rimuginare e metterti in discussione?
Se senti ancora questo bisogno, è assolutamente legittimo chiedere una valutazione più esplicita a un professionista oggi. Può essere fatto in modo diverso, più condiviso, spiegandoti bene il senso di ciò che emerge.
Ma il fatto che non ti sia stata data una diagnosi non è, di per sé, un segnale che qualcosa di grave sia stato trascurato.
il dubbio che porti è comprensibile, soprattutto se dentro di te è rimasta una sensazione di “non sapere davvero cosa ho”. Quando non viene data una diagnosi, a volte lo spazio viene riempito da ipotesi anche molto pesanti, come quelle che citi.
Provo a risponderti in modo chiaro.
Il fatto che la terapeuta non ti abbia dato una diagnosi non significa che stesse trascurando qualcosa di grave o che ti abbia “nascosto” un disturbo importante. In molti approcci, soprattutto quelli psicodinamici o relazionali, la diagnosi non viene sempre esplicitata perché può rischiare di essere vissuta come un’etichetta rigida, più che come uno strumento utile.
Allo stesso tempo, se ci fossero stati segnali evidenti di quadri clinici importanti — come una psicosi attiva o un disturbo dell’umore severo che richiede farmacoterapia — difficilmente sarebbero stati ignorati. In quei casi, di solito, il professionista sente la responsabilità di orientare anche verso una valutazione psichiatrica o un supporto farmacologico, proprio per tutelare la persona.
La frase “non ti è utile” può voler dire diverse cose. Potrebbe indicare che, in quel momento, il focus del lavoro non era tanto “darti un nome”, ma aiutarti a capire come funzionavi, cosa ti faceva stare male, come muoverti nella tua vita. Per alcune persone, sapere una diagnosi aiuta; per altre, soprattutto se c’è già una tendenza a preoccuparsi o a rimuginare, può diventare qualcosa che aumenta l’ansia invece di ridurla.
Mi colpisce però una cosa: le diagnosi che ti vengono in mente sono tutte molto forti. Questo fa pensare che il dubbio non sia solo informativo, ma abbia anche una componente di preoccupazione, forse di paura rispetto a “e se avessi qualcosa di grave e non lo sapessi?”.
In questo senso, più che la diagnosi in sé, potrebbe essere utile esplorare cosa rappresenta per te.
Ti darebbe sollievo sapere “cos’hai”? Oppure rischierebbe di diventare un altro punto su cui rimuginare e metterti in discussione?
Se senti ancora questo bisogno, è assolutamente legittimo chiedere una valutazione più esplicita a un professionista oggi. Può essere fatto in modo diverso, più condiviso, spiegandoti bene il senso di ciò che emerge.
Ma il fatto che non ti sia stata data una diagnosi non è, di per sé, un segnale che qualcosa di grave sia stato trascurato.
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