Domande del paziente (8)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Il fatto che lei si stia ponendo questa domanda sembra indicare che, in questo momento, sente come se la dimensione sessuale e quella emotiva debbano essere separate o chiarite prima di poter dare un nome... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
La sua descrizione rappresenta un modo di stare nel mondo piuttosto equilibrato. In psicologia, la salute mentale passa spesso dalla capacità di distinguere ciò che è sotto il nostro controllo da ciò che... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Dal tuo racconto emerge quanto sia forte il desiderio di avere una relazione e quanta fatica stai mettendo nella sua ricerca. Allo stesso tempo, però, questa esperienza sembra assumere la forma di una... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, dal Suo racconto sembra che Lei viva due mezze relazioni: da una parte l’affetto pratico della Sua attuale compagna, dall’altra l’amore platonico per un’amica che non desidera andare oltre... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
il vissuto da Lei raccontato mi fa chiedere se la libertà che la Sua ragazza ha mostrato in ambito amoroso Le faccia temere di poterla perdere da un momento all’altro. È comprensibile provare...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
dal suo racconto emerge chiaramente quanto il tradimento della partner abbia avuto un impatto profondo su di lei e sul vostro rapporto. È naturale sentire il bisogno di fare chiarezza su quanto...
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Buongiorno Gent.mi Dottori,
vorrei un Vostro parere...non so come reagire, come comportarmi, mi trovo sempre impreparata...ho rivisto il mio ex stava parlando con suoi colleghi nel corridoio degli uffici, e siccome io dovevo attraversare per forza il corridoio (dove era fermo lui a parlare) per entrare in ufficio e lo spazio era stretto, non c'erano altre vie e gli sono dovuta passare affianco e quindi il mio braccio ha sfiorato il suo..lui non si è nemmeno spostato per farmi passare, come se non esistessi, un infantile.. so che avrei dovuto dire "permesso, scusate" per farlo spostare e farmi rispettare pero' non volevo rivolgere la parola a ne' a lui né agli altri...non capisco questi suoi dispetti dato che è stato lui a lasciarmi..Lavoriamo nella stessa università ma uffici distanti..
una altra volta mentre parlavo con un collega, mi sono accorta che camminava di fretta a testa bassa come se fossi invisibile, come se avessi la peste..(è come se volesse sottolineare che non mi vuole, di non iludermi ma di questo ne sono consapevole)
.il mio collega che lo conosce ma non sa la nostra situazione, gli ha dato una pacca sulla spalla in segno di saluto ed il mio ex sempre a testa bassa , ha detto un buongiorno forzato e se ne è andato di fretta..tempo fa trovandomelo di fronte, gli ho detto ciao e lui ha ricambiato con ciao (ma sembrava un ciao forzato) e ci siamo guardati negli occhi per qualche istante ma di sua iniziativa non saluta né mi rivolge sguardi..forse ha paura non so per quale motivo..nonostante per due anni non ci siamo visti né sentiti..ho evitato luoghi comuni..e nonostante io sappia che non ci potrà essere un futuro tra noi, dopo che lo incontro, sento dentro di me una agitazione, tremore, come se dentro stessi esplodendo tanto che dopo ho bisogno di sedermi..sono purtroppo timida. introversa, ansiosa e non so mai quale è il modo migliore di comportarmi con lui, mi sembra di sbagliare sempre..Grazie per i vostri pareri..Vi Auguro una Buona Pasqua.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentilissima,
dal suo racconto emerge la sofferenza che prova ancora per la rottura di questa relazione. Lasciarsi significa separarsi da un legame significativo che ci ha coinvolto profondamente e, in un certo senso, anche da una parte di noi.
Gli incontri sul luogo di lavoro, per quanto casuali, sembrano riattivare vissuti emotivi intensi e forse anche il bisogno di un confronto o di un chiarimento.
Rispetto ai comportamenti del suo ex partner, è comprensibile che lei li interpreti come segnali di rifiuto o di indifferenza; allo stesso tempo, è possibile che anche lui stia vivendo una forma di disagio o imbarazzo che lo porta ad evitare il contatto.
Più che concentrarsi su ciò che lui pensa o prova, può essere utile spostare l’attenzione su di sé: ciò che accade nel suo corpo (l’agitazione, il tremore, il bisogno di sedersi) è un segnale importante. Le sue emozioni stanno comunicando un bisogno che merita ascolto e comprensione.
Può essere utile chiedersi cosa si attiva dentro di lei in quei momenti: dolore, rabbia, senso di rifiuto, desiderio di riconoscimento? Dare un nome a queste esperienze è il primo passo per poterle elaborare.
Se lo ritiene possibile, e se sente che potrebbe aiutarla, anche un confronto diretto e rispettoso potrebbe favorire una maggiore serenità nella convivenza lavorativa. In alternativa, lavorare su questi vissuti in uno spazio personale potrebbe aiutarla a gestire con più sicurezza e tranquillità queste situazioni.
Un caro saluto e auguri di buona Pasqua.
Buongiorno, vivo in una città del nord da 21 anni, insieme a mio marito e 2 splendidi figli adolescenti.
Io e mio marito siamo, di un paesino del sud Italia
io ho una storia familiare non facile, mio padre assente, mia madre anaffettiva, controllante, giudicante
a 23 anni ho conosciuto mio marito, appena la nostra unione è diventata ufficiale, sono caduta in depressione, una brutta depressione che ho curato con farmaci e tanta psicoterapia..alla fine del percorso sono arrivata alla conclusione che per stare bene, dovevo scappare dai miei posti..così ho lasciato il lavoro e sono partita, lui con me...
nella città in cui viviamo sono stata benissimo da subito, ci siamo sistemati, sposati, abbiamo due lavori ottimi e due figli che ci danno grandi soddisfazioni, ci sono comunque delle cose di questa città che mi pesano, la considero non del tutto la mia città...mio marito non si è mai ambientato, infatti dice sempre che quando andrà in pensione trascorreremo periodi giù, dove abbiamo una splendida casa.
Abbiamo sempre paragonato la città in cui viviamo a quella vicina al nostro paese d'origine e sempre detto che la nostra vita ideale sarebbe stata lì, conducendo una vita come quella che facciamo ora ma con meno spese e più svaghi, nei fine settimana avremmo potuto goderci la casa, gli amici e i parenti al paese, complici il clima, il mare, i paesaggi, facendo tutte le cose che ora non facciamo, e avendo anche il supporto dei parenti
circa 10 anni fa abbiamo avuto l'occasione di poter rientrare definitivamente ma erano lavori precari, mio marito voleva tornare a tutti i costi, ma io sono di nuovo caduta in grave depressione, ricurata con farmaci. Abbiamo rinunciato
2 anni fa ennesima occasione, appagante per me, ma stavolta è mio marito a rinunciare, in preda all'ansia
ora io sono stata chiamata a colloquio tra un mese per un posto di lavoro al mio paese, un buon posto di lavoro, ci vorrei andare perchè vedo la vita che vorremmo, vivremo in città, io mi sposterei tutti i giorni in attesa di una destinazione più vicina, i ragazzi sono felici di un eventuale trasferimento, mio marito pure...ma io sono in ansia, dormo male, una volta lì penso che la mia mente vada a rivivere tutto il percorso depressivo della pre-partenza di 21 anni fa, il tutto accentuato dal fatto che non conosco bene la nuova città, temo di non riuscire ad ambientarmi e temo di lasciare ciò che ho perchè, in caso di fallimento, non posso poi tornare sui miei passi
sono cresciuta tanto, caratterialmente, emotivamente, lavorativamente, vorrei riuscire a gestire il tutto ma non so, ho bisogno di un parere
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, la sua storia colpisce molto. Si percepisce tutta la fatica con cui è riuscita, nel tempo, a sostenere se stessa e la sua famiglia. Ha avuto grande coraggio nel cambiare vita ed è riuscita a costruire, attraverso sacrifici, lavoro personale e psicologico, una realtà solida e significativa.
I cambiamenti importanti inevitabilmente smuovono qualcosa dentro di noi. Un trasferimento, dopo tanti anni, verso una città nuova (e in parte legata ai vissuti del passato) può riattivare emozioni profonde e creare destabilizzazione.
Mi chiedo se questo eventuale cambiamento rappresenterebbe davvero un ritorno al passato oppure il proseguimento della vita che oggi ha costruito insieme alla sua famiglia, con le risorse, la consapevolezza e la maturità che nel frattempo ha acquisito.
E forse vale anche la pena domandarsi se ciò che oggi teme come “ritorno” possa, in parte, rappresentare anche un’occasione diversa: non per rivivere il passato, ma per guardarlo da una posizione nuova.
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Gentile paziente,
certamente un'ernia potrebbe essere la causa del suo…