Domande del paziente (63)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Stefania La Rocca

    Buongiorno,
    Innanzitutto la ringrazio per la condivisione.
    La situazione che descrive sembra sicuramente molto faticosa e gravosa per Lei, come intuirà sarebbe riduttivo e anche non-veritiero affermare... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Stefania La Rocca

    Caro paziente, inizio con il ringraziarla per la condivisione di una parte di sé intima. La sessualità è una dimensione emotiva-relazionale e come tale fa parte della nostra identità. Rappresenta un modo... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Stefania La Rocca

    Buongiorno,
    innanzitutto la ringrazio per la condivisione. Le consiglio, per quanto riguarda il farmaco, di rivolgersi direttamente al suo medico curante che sicuramente saprà aiutarla a capire se ci... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Stefania La Rocca

    Buongiorno,
    tale diagnosi può essere chiesta ad uno Psicologo clinico specializzato in psicodiagnostica e che sappia utilizzare gli strumenti testistici adeguati. Ci sono diversi centri che se ne occupano.... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Stefania La Rocca

    Buongiorno,
    Innanzitutto grazie per la condivisione.
    Mi colpisce la descrizione che lei fa di se stessa "Mi sento una bambina capricciosa però allo stesso tempo mi sembra di soffocare", quando i sintomi... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Stefania La Rocca

    Buongiorno,
    Innanzitutto grazie per la condivisione.
    E' interessante l'utilizzo che fa della parola "scontro", se ci pensa attentamente sembra poco realizzabile l'idea che durante uno scontro qualcuno... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Stefania La Rocca

    Buongiorno,
    Innanzitutto grazie per la sua condivisione, dev'essere veramente doloroso convivere con questa sintomatologia.
    La situazione che descrive è sicuramente molto complessa e come ha già intuito... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Stefania La Rocca

    Buongiorno,
    innanzitutto la ringrazio per la condivisione; la situazione che lei descrive sembrerebbe rientrare nella sindrome da burnout in cui si possono sperimentare forti stati di ansia e senso di... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Stefania La Rocca

    Caro paziente,
    innanzitutto la ringrazio per la sua condivisione. Per risponderle, è utile partire da un interessante punto da lei stesso menzionato: la richiesta di consigli. Qui, è come se ci stesse... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Stefania La Rocca

    Gentile paziente,
    innanzitutto grazie per la condivisione. Ho notato nel suo racconto che c'è "tanto" del suo ragazzo e di come lui si sia sentito in questi anni, ma lei, cara? Cosa ne pensa? Come si... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Stefania La Rocca

    Gentile paziente,
    grazie innanzitutto per aver condiviso questa storia e le sue sensazioni a riguardo. Nulla vieta, nel corso della nostra vita, di intraprendere più percorsi di terapia. Spesso, infatti,... Altro


    Buonasera Gentili Dottori, Vi scrivo per chiedere consigli su come riprendere i rapporti almeno cordiali, con il mio ex , dato che lavoriamo nello stesso ambiente, anche se io ne sono ancora innamorata..ma mi sembra impossibile potergli dire anche solo buongiorno visto che lui prende le distanze, è freddo, cammina a testa bassa quando mi vede, neanche si avvicina a salutare i colleghi in comune se ci sono io, mi tratta come se fossi invisibile..non pensavo che qualcuno mai potesse avere così paura di me nonostante non sia mai stata aggressiva, violenta..anzi sempre dolce, sensibile..capisco che non voglia avere niente a che fare con me dato che è stato lui a lasciarmi l'anno scorso, poi è orgoglioso, permaloso però mi ferisce il suo atteggiamento, non mi ha mai più neanche guardata negli occhi..mi tratta da invisibile..penso che anche se lo lo chiamassi per nome farebbe finta di non sentire; se stessi per cadere neanche mi aiuterebbe, mi calpesterebbe, non esisto..mi fa solo piangere questo suo comportamento di evitamento e indifferenza..Vi ringrazio e Vi auguro una Serena Pasqua. Cordiali Saluti.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Stefania La Rocca

    Buongiorno,
    Capisco quanto questo atteggiamento possa ferirla, soprattutto perché, oltre al dolore della separazione, si aggiunge anche la difficoltà di condividere lo stesso ambiente di lavoro. Il comportamento del suo ex, per quanto doloroso, può rappresentare una modalità di gestione della distanza emotiva dopo la fine della relazione, più che un giudizio sul suo valore come persona. Purtroppo, non è sempre possibile ricostruire un rapporto cordiale quando l’altra persona sceglie di mantenere una forte distanza, soprattutto perché tale ricostruzione richiede una disponibilità reciproca che al momento sembra mancare.
    Può essere utile, nel frattempo, concentrarsi su ciò che è sotto il suo controllo: mantenere un atteggiamento professionale, rispettoso e neutro, senza forzare il contatto, tutelando al contempo il suo benessere emotivo. A volte, un semplice saluto, senza aspettarsi una risposta diversa da quella attuale, può già essere un modo per restare nel rispetto di sé. Se però questa situazione continua a farla soffrire intensamente, potrebbe esserle utile uno spazio psicologico in cui elaborare sia il legame ancora vivo sia l’impatto quotidiano di questa dinamica.


    Buongiorno, in seguito a un infortunio sul lavoro sono rimasta invalida e mi trovo impossibilitata a svolgere le cure quotidiane della mia famiglia. Inoltre, non essendo in grado di guidare la macchina, necessito dell'accompagnamento permanente alle visite e cure mediche. Tutto ciò mi crea un forte sentimento di colpa verso la mia famiglia, mi sento depersonalizzata e inutile, anzi, mi sento un peso inutile. È normale tutto questo?
    Grazie per un'eventuale risposta.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Stefania La Rocca

    Buongiorno,
    Quello che sta vivendo è una reazione comprensibile a un cambiamento così importante e improvviso. Sentimenti di colpa, di inutilità e di smarrimento sono frequenti quando si perde, anche parzialmente, la propria autonomia, soprattutto quando si era abituati, da sempre, ad averla. Questi vissuti, però, non definiscono il suo valore come persona: il fatto di non poter fare alcune cose non significa essere “un peso” o non poter mettere in campo altre risorse. Può essere utile, gradualmente, lavorare su nuove modalità di partecipazione e di presenza nella vita familiare.
    Se questi sentimenti diventano troppo intensi, un supporto psicologico può aiutarla ad attraversare questo momento così delicato della sua vita e rielaborare il cambiamento in modo più sostenibile.


    Buonasera scrivo perché purtroppo non sò come muovermi... Ho un compagno che amo ma da tempo inizio a sospettare che ci sia un problema.
    Quando l' ho conosciuto era un single che si divertiva a fare serate e bere (a volte troppo) tanto da "distruggere" il gruppo in cui suonava come batterista, perché era arrivato al concerto ubriaco e non riusciva a suonare... Da addormentarsi in macchina perché dopo un matrimonio aveva alzato il gomito e non sapevo dove fosse... Insomma "serate" ma pensavo che piano piano queste abitudini smettessero.
    Invece purtroppo ha iniziato a non bere solo nel weekend adesso beve tutta la settimana... Non torna a casa che non si regge in piedi, però dice sempre con orgoglio che fa' la dieta alcolica per dimagrire, fieramente dice che invece di pranzare al lavoro per non ingrassare beve 1/2 gin-tonic. Quando arriva a casa magari né beve un' altro, più l' amaro, in settimana... Nel weekend dà il meglio di sé è capace di bersi mezza bottiglia di gin da solo, associata a qualche bicchiere di vino e amaro. Quando torniamo a casa si arrabbia per ogni cosa, una luce lasciata accesa, perché gli dico di non avvicinarsi perché puzza di alcol e il suo sguardo mi spaventa e lì inizia ad insultarmi, litighiamo. Mi accusa di esagerare, di non rompere che non ha bevuto troppo.
    Purtroppo ho 3 figli e i 2 più grandi iniziano a guardarlo male, si vergognano quando esagera e mi chiedono del perché beva così tanto se sà che poi si riduce un straccio.
    Io non sò che fare... Vorrei separarmi perché quando affrontiamo il tema da sobrio, mi accusa di essere esagerata e che voglio trovare una scusa per portargli via i figli, ma non è una scusa... Mi dice che sapevo che ha sempre bevuto e che lo regge quindi vuole dire che non esagera. Di non parlargli di terapia perché lui non ha nessun problema ma sono io che non lo amo come prima.
    Questa situazione mi sta' distruggendo

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Stefania La Rocca

    Buongiorno,
    Quello che descrive è una situazione molto difficile e dolorosa, e la sua preoccupazione è assolutamente comprensibile, soprattutto per Lei e per i suoi figli. La situazione che sembra emergere dalle sue parole dipinge un quadro di abuso o di dipendenza dall'alcol, che è impensabile che possa essere gestito dal singolo, ma che richiede un trattamento sanitario (come qualsiasi altra dipendenza). Purtroppo, in questi casi è frequente che la persona non riconosca la difficoltà e rifiuti l’aiuto - aiuto che oltretutto non può essere imposto a persona maggiorenne costringendola a recarsi al SerD territoriale.

    È importante sottolineare che Lei non può “convincerlo” né cambiarlo se lui non è disponibile a mettersi in discussione, come avviene in qualsiasi altra dipendenza, in cui il processo di guarigione deve iniziare dalla consapevolezza della persona che ne è affetta.
    Può però proteggere sè stessa e i suoi figli, ponendo dei limiti chiari rispetto a ciò che è tollerabile, soprattutto quando il comportamento diventa offensivo o spaventante, senza sottovalutare la situazione.
    Potrebbe essere utile per lei confrontarsi singolarmente con un professionista o con i servizi territoriali (anche per i familiari di persone con problemi di alcol), così da avere uno spazio di supporto e orientamento. Se la situazione diventa insostenibile, valutare una presa di distanza non è una “colpa”, ma una forma di tutela.


    Buonasera dottori, parto dal presupposto che il mio non è un problema di salute in quanto tale, anche se mi sta mettendo in grosse difficoltà.
    Sono sposato da 4 anni ora ne ho 42 ma da quando avevo 10 anni amo immensamente vestire da donna.
    Nel corso degli anni ho spesso provato a smettere ma non sono mai riuscita a farne a meno.
    Non sono particolarmente attratta dagli uomini preferisco le donne ma ultimamente qualcosa è cambiato e avrei voglia di provare con qualche uomo però davvero la situazione è insostenibile.
    Da una parte la famiglia che amo dall' altra una forza fortissima che mi porta in segreto a mettere trucchi collant smalti gonne tacchi.
    Non mi vedo solo vestita ammetto che negli ultimi tempi mi vedo proprio donna.
    Ho più volte cominciato percorsi di psicoanalisi che però non mi hanno fatto uscire da questa situazione.
    Vorrei un vostro parere un consiglio qualcosa, so che online è molto difficile ma davvero non so più che pesci prendere.
    Sono costretta a nascondere tutto sotterfugi di ogni natura pur di portare avanti questo desiderio che è davvero fortissimo.
    Infine nell' ultimo periodo ho cambiato i miei gusti sia a livello personale che generale e delle donne da un po' non guardo più le classiche zone che piacciono agli uomini ma le invidio vedendole così ben vestite, invidio le loro borse,i loro capelli le loro unghie e mi sento sempre più vicina a loro .
    Datemi una mano se potete almeno qualche consiglio.

    Grazie anticipatamente

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Stefania La Rocca

    Grazie per aver condiviso un vissuto così personale. Da quello che racconta emerge soprattutto quanto sia pesante per lei vivere questo conflitto nell'intimo e dover nascondere una parte importante di sé. Penso sia utile distinguere tre aspetti che spesso si intrecciano per non fare confusione: espressione di genere, riguarda il piacere di vestirsi e presentarsi in modo femminile, identità di genere, riguarda il genere a cui una persona percepisce di appartenere; e l'orientamento affettivo-sessuale, riguarda verso chi prova attrazione. Queste dimensioni non devono necessariamente coincidere e possono anche evolvere o modificarsi nel tempo.
    Il punto centrale non sembra essere “eliminare” ciò che prova, ma comprendere in profondità questo vissuto e come integrarlo nella sua vita senza vivere costantemente nel senso di colpa.
    Potrebbe esserle utile intraprendere un percorso con uno/a psicologo/a o sessuologo/a con esperienza specifica nelle tematiche di identità ed espressione di genere, in modo da avere uno spazio sicuro dove esplorare questi aspetti senza giudizio e con maggiore chiarezza.
    Il fatto che lei stia chiedendo aiuto è già un passo molto importante.


    Buongiorno,
    vorrei provare a sottoporvi una domanda. Ho 37 anni e sono single da 4 anni.
    In questo periodo mi sono messa in gioco come potevo, sia tramite amici di amici sia tramite l'uso sporadico di app di dating. Queste ultime soprattutto ritengo essere state una grande perdita di tempo in quanto non arrivavo mai al secondo appuntamento o a volte nemmeno all'incontro. A dire la verità analizzando anche gli incontri avuti con persone conosciute dal vivo sono stati incontri dove non ho percepito un reale interesse nel conoscermi. Argomenti spesos superficiali, mi chiedevano dei miei ex, ma zero domande su chi fossi io mentre io a loro ne facevo per poi sparire poco dopo. Devo ammettere che sto cominciando a pensare di essere io una persona banale o che in qualche modo annoia gli altri. Spesso mi sentivo dire che non scattava la scintilla ma dubito possa scattare in 2 appuntamenti! Temo di dovermi rassegnare a rimanere single a vita e credo pure che oggi incontrare il vero amore sia solo questione di trovarsi al posto giusto al momento giusto.
    Questa singletudine mi pesa, ho solo amici accoppiati e ormai non ci si vede più. Sto provando a rimettermi in gioco ancora una volta ma negli ambienti vhe frequento le conoscenze faticano ad arrivare e così spesso esco anche da sola. Avrei voluto diventare madre, mi sono sempre immaginata con uno o due figli ma ormai temo di essere fuori tempo massimo.
    Se devo rassegnarmi lo farò ma vorrei capire cosa mi manca rispetto alle altre ragazze che finiscono una relazione e dopo qualche anno le vedi già con un altro e spesso sono ragazze assolutamente normali come me.
    Sono a chiedervi se puó essere possibile che certe persone non incontrino mai qualcuno che faccia al caso loro?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Stefania La Rocca

    Buongiorno,
    Dalle sue parole sembra emergere più una difficoltà nel trovare contesti e persone realmente disponibili a una conoscenza autentica, piuttosto che un limite personale - ma sappiamo poco anche della sua storia personale. La sensazione che “non scatti la scintilla” in tempi così brevi è condivisa da molte persone e non significa che non possa nascere qualcosa con il tempo.
    In generale, può essere utile spostare l’attenzione da un confronto con gli altri (“cosa hanno loro più di me”) a una maggiore chiarezza su ciò che Lei desidera davvero e sui contesti in cui è più probabile incontrare persone affini. Non esistono persone “destinate” a restare sole. Tuttavia, se questa situazione Le provoca sofferenza, un percorso di analisi personale potrebbe aiutarLa a esplorare questi vissuti, in base anche alla sua storia personale, e a individuare, se possibile, una modalità più funzionale per costruire relazioni significative.


    Salve soffro di ansia e attacchi da panico. Da qualche mese, ho intrapreso un percorso di psicoterapia d’ accordo con il mio dottore stiamo provando la tecnica dell’esposizione da qualche settimana, devo dire che psicologicamente a poco a poco mi sto sentendo meglio soprattutto non mi faccio prendere più dal panico, ma il corpo ahimè somatizza ancora e soprattutto la mattina appena sveglia l’ansia è molto forte e va scemando durante la giornata… vorrei sapere se tutto questo è normale e se ci voglia più tempo per far riprendere il mio corpo. Grazie.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Stefania La Rocca

    Buongiorno,
    Quello che descrive è assolutamente compatibile con il percorso che ha descritto. Nella gestione dell’ansia e degli attacchi di panico è frequente che il miglioramento cognitivo ed emotivo preceda quello corporeo.
    Il fatto che riesca a non farsi più travolgere dal panico è già un segnale positivo. Il corpo, invece, può impiegare più tempo a “disimparare” le risposte ansiose automatiche, soprattutto in momenti delicati come il risveglio, quando i livelli di attivazione fisiologica sono naturalmente più elevati.
    Con la prosecuzione dell’esposizione e del lavoro terapeutico, anche la componente somatica dovrebbe ridursi gradualmente.
    Se sente, però, che questo tema le crea ancora difficoltà, provi a condividerlo apertamente con il suo terapeuta: è parte integrante del lavoro che state facendo.


    Mia moglie è molto pessimista,emana molta negatività e si mette molto spesso,quasi sempre contro le mie idee,i miei pensieri e alle mie realizzazioni,riuscendo a demoralizzarmi e non farmi più essere di pensiero positivo. Come posso gestire questa situazione?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Stefania La Rocca

    Buongiorno,
    Quello che descrive può essere molto faticoso, soprattutto quando il partner tende a svalutare o a porsi in opposizione, influenzando anche lo stato emotivo dell’altro. È importante distinguere tra ciò che appartiene a sua moglie (il suo modo di vedere le cose, il suo atteggiamento) e ciò che invece riguarda lei. Cercare di “cambiare” direttamente l’altro spesso porta alla frustrazione; può essere più utile lavorare su come proteggere il suo spazio emotivo e comunicare in modo chiaro quando si sente demoralizzato. Se questa dinamica è molto radicata, un percorso di coppia o individuale può aiutare a comprendere meglio i meccanismi relazionali e a individuare modalità di interazione più funzionali.


    Buongiorno,
    vorrei sottoporvi una mia problematica. Ho 37 anni e fin da ragazzina ho avuto difficoltà nel relazionarmi.
    Quando andavo a scuola ho sofferto di bullismo, mi canzonavano per il mio aspetto (a loro dire, ero una racchia) e subito costanti angherie.
    Anche per questo motivo fino ai 19 anni non ho mai avuto alcuna esperienza sessuale o di amore giovanile ma da ragazzina non mi ponevo il problema, ho sempre avuto molte passioni e poche amicizie ed ero contenta così.
    Dai 20 ai 23 anni ho avuto la mia prima storia seria con una persona rivelatasi poi insicura e con la quale vi erano costanti litigi. Dopo quasi 3 anni decido di chiudere questa relazione e per un po' sono stata bene così da single. Il problema nasceva quando provavo a rimettermi in gioco, perchè incontravo puntualmente persone interessate solo a rapporti fisici.
    Dopo questa prima storia ho avuto altre 3 relazioni (tutte a distanza di anni l'una dall'altra) della durata di un anno. In queste relazioni sono stata sia lasciata (dicevano di non sentirsi pronti) e ino l'ho lasciato io. Il problema nasce dal fatto che spesso e volentieri mi sentivo una sorta di passatempo per loro, non ho mai percepito un interesse reale di voler costruire qualcosa.
    Ad oggi sono single da quasi 5 anni e comincio a pensare che forse o nemmeno io voglio costruire qualcosa o sono sfortunata. In questi anni ho provato spesso a rimettermi in pista ma non sono mai andata oltre 2 appuntamenti. E temo che l'interesse che gli uomini hanno sia solo di natura sessuale. Quando ci esco insieme li vedo distratti e sembra quasi che debba corteggiare solo io. Inoltre non mi spiego come mai per anni sono trascorsi mesi senza fsrr incontri nella vita quotidiana e mi sono dovuta abbassare ad usare le app di dating per poi rivelarsi un ricettacolo di mercenari.
    Quando esco trovo solo gente molto grande o già impegnata e non so più dove sbattere la testa.
    Sono sola da anni e temo di non riuscire a sopportare altrettanti anni da sola.
    Mi chiedo solo che cosa ho fatto per meritare un simile dolore quando tutte le ragazze trovano qualcuno.
    In questi anni ho cercato delle risposte ma non me trovo. Comincio a pemsare che semplicemente non sono il tipo di donna con la quale un uomo vorrebbe una relazione. Mi sento depressa e spesso esco a camminare per ore o anche senza meta. Tanti mi dicono: "meglio sola che male accompagnata". Ma cosa ne sanno del dolore? Di quel dolore che ti fa bagnare il cuscino di lacrime! Vorrei solo potermi rassegnare una volta per tutte e tenermi tutto magari sposandomi al lavoro. Ma non penso sia possibile non amare più
    Ti dicono "trovato un hobby ", beh ne ho una serie ma non bastano a colmare il vuoto perché la testa va a quel pensiero, il pensiero "ok, togliti dalla testa di avere un compagno!"
    Ho superato tanti momenti bui nella mia vita ma la solitudine perenne penso non sia accettabile per nessuno sopratutto se pensi che hai un cuore grande.
    Vi chiedo solo se esiste un modo per convivere con questo tarlo nel cervello.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Stefania La Rocca

    Buongiorno,
    Intanto la ringrazio per la condivisione sentita e delicata che ha scritto. Partirei col dirle che non c’è nulla che, arbitrariamente e oggettivamente, “non va” in lei: il dolore che descrive è comprensibile, soprattutto alla luce delle esperienze di rifiuto e svalutazione che racconta di aver vissuto nel tempo, a partire dal bullismo. Nel suo racconto emerge un profondo senso di solitudine e la fatica a sentirsi vista e scelta nelle relazioni. Queste esperienze possono, nel tempo, influenzare anche il modo in cui ci si percepisce e ci si pone negli incontri, senza che ciò significhi, in nessun modo, che lei “non sia adatta” a una relazione.
    Più che cercare una rassegnazione, può essere utile provare ad approfondire in che modo queste esperienze possano aver inciso sulla sua autostima e sulle aspettative relazionali, senza dover necessariamente convivere con questo “tarlo”. Conviverci, inoltre, non significa eliminarlo, bensì comprenderlo e trasformarlo, senza condizioni né limitare la sua quotidianità. Un percorso psicoterapico potrebbe aiutarLa a dare senso a questo dolore e a riaprire, gradualmente, uno spazio possibile per relazioni più soddisfacenti.


    Buongiorno,
    ho pensato molte volte di scrivere qui per ricevere un consiglio da parte di professionisti, e finalmente oggi (dopo quasi un anno) ho preso coraggio.
    Nel mese di giugno dell’anno precedente, a un evento della mia città dove mi trovavo con una mia amica, ho conosciuto quest’uomo. Inizio premettendo che lui è 20 anni più grande di me…
    Nonostante ciò, fin da subito ho sentito una leggera attrazione nei suoi confronti, non solo fisica - essendo molto affascinante - ma anche a livello caratteriale; fin da subito, chiacchierando con lui abbiamo notato molte cose in comune tra noi, insomma mi sembrava quasi di parlare con un mio coetaneo!
    Per non portarla alla lunga, io e lui abbiamo parlato tutta l’estate, sviluppando una vera e propria confidenza, e d’estate, verso luglio, ci siamo visti alcune volte (classiche esperienze estive, ma oltre al bacio non si è andato oltre.)
    Dopo qualche mese abbiamo spesso di parlare, ho troncato tutto io sia perché notavo da parte mia veri e propri sentimenti, sia perché ho provato ad iniziare una frequentazione con un mio coetaneo. Questa frequentazione - che si è tramutata in una relazione - è durata quasi mezzo anno, fino a quando le cose non sono iniziate ad andare male, e io in un forte periodo di stress (sia in questa relazione, che nella vita in generale, per degli eventi capitati) mi sono trovata nuovamente a pensare a quest’uomo, fino a quando non siamo tornati a chiacchierare/sentirci sporadicamente.
    So di star facendo una cosa relativamente sbagliata, parlare con una persona più grande di me non so che fine abbia, né da parte sua che da parte mia. Ma quando parlo con lui mi sento compresa, capita. Cosa che non ho mai visto nella mia ultima relazione.
    Ecco ora la mia domanda è: cosa c’è di sbagliato in me per trovarmi meglio con le persone con cui condivido una significativa differenza d’età?
    Mi sono sempre reputata una ragazza molto più matura della mia età anagrafica - sarà anche perché sono dovuta crescere molto in fretta, affrontando il divorzio dei miei genitori in tenera età e non avendo mai avuto una figura paterna presente, non lo vedo e non lo sento da dieci anni -, e noto spesso questa differenza di maturità proprio con i miei coetanei.
    Spero che la mia domanda (seppur molto lunga) non sia inopportuna, ma è un dubbio che mi tormenta da parecchio.
    Mi scuso anche per qualche errore di battitura!
    Grazie in anticipo.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Stefania La Rocca


    Buongiorno,
    Prima di tutto, grazie per aver trovato il coraggio di scrivere. Dopo aver letto il suo racconto, la vorrei rassicurare sul fatto che non necessariamente c’è “qualcosa di sbagliato” in Lei rispetto alle sensazioni che sta provando. Quello che descrive è un’esperienza piuttosto comprensibile e comune a molte persone: spesso ci si sente attratti da Altri con cui si percepisce una sintonia emotiva, ascolto e comprensione, indipendentemente dall’età.
    Nel suo racconto sembra centrale il bisogno di sentirti compresa e riconosciuta e chissà se parte della sua storia personale potrebbe rendere più significative le relazioni con persone percepite come più mature o accoglienti; ma questo non è di per sé un problema, semmai una curiosità che potrebbe decidere di approfondire in un percorso.
    Piuttosto, Le può essere utile chiedersi: cosa cerco davvero in una relazione? Quali bisogni emotivi si attivano con questa persona? E questi bisogni possono essere soddisfatti anche in relazioni con partner più paritari (in termini d’età)?
    Più che concentrarsi sull’età dell’altro, può essere importante osservare la qualità della relazione, il benessere percepito e la reciprocità. Se sente che questo tema le crea confusione o tensione, un percorso psicologico potrebbe aiutarla ad approfondire questi aspetti in modo più consapevole. Dott.ssa La Rocca


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