Domande del paziente (33)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Matilde Quagliotti

    Buongiorno,

    quello che sta vivendo è uno dei dolori più intensi che una persona possa attraversare: la perdita improvvisa di una relazione in cui aveva investito profondamente, con progetti di vita condivisi... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Matilde Quagliotti

    Buongiorno,

    la ringrazio per la cura e il coraggio con cui ha descritto la sua situazione: c'è già in queste righe una notevole capacità di osservazione e di onestà verso se stessa.
    Quello che sta vivendo... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Matilde Quagliotti

    Buongiorno,
    capisco quanto possa essere confusivo e doloroso interpretare questi segnali contrastanti.
    Il comportamento che descrivi — distacco verbale ma presenza sui social — è abbastanza comune dopo... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Matilde Quagliotti

    Buongiorno,
    Grazie per aver condiviso qualcosa di così personale e delicato.
    Si capisce quanto sia un momento difficile e confuso, e quanto tu stia cercando di fare la cosa giusta nonostante il dolore.
    In... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Matilde Quagliotti

    Buongiorno,
    da quello che racconta emerge una situazione emotivamente molto faticosa.
    Quando una relazione finisce ma il legame rimane in qualche forma (amicizia, frequentazione, contatti), può diventare... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Matilde Quagliotti

    Buongiorno,
    dal suo racconto emerge una grande sofferenza e un forte senso di frustrazione.
    Quello che descrive non riguarda soltanto la gestione di sua figlia, ma anche il modo in cui lei si sente riconosciuto... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Matilde Quagliotti

    Buongiorno,
    da ciò che descrive sembra esserci tra voi una relazione che, almeno nei comportamenti, assume a tratti caratteristiche di una certa intimità pur essendo stata definita esplicitamente da lei... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Matilde Quagliotti

    Buongiorno,
    dal suo racconto emerge una grande capacità di riflessione su ciò che è accaduto nella relazione e sui propri vissuti.
    Non è semplice guardare con questa lucidità alle dinamiche di una storia... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Matilde Quagliotti

    Buongiorno,
    da quello che racconta emerge quanto tenga alla sua relazione e quanto sia importante per lei.
    Proprio per questo è comprensibile che alcuni pensieri o comportamenti che percepisce come incoerenti... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Matilde Quagliotti

    Salve,
    da come scrive, si percepisce molta attenzione e rispetto da parte sua ed è un elemento importante.
    L’episodio che racconta, pur essendo stato accidentale, sembra aver avuto per lei un forte impatto... Altro


    Salve, chiedo consiglio a voi per una "situationship" (perdonatemi il termine ma non saprei come chiamarla), che va avanti da ormai 5 mesi. Stiamo molto bene insieme, ci si diverte, si fa tanto sesso e si hanno momenti romantici. Insomma, vista da fuori potrebbe sembrare una relazione. Relazione che però nella realtà non è poiché pecca di etichetta, ovvero io e lui nel concreto non siamo fidanzati. Ho un piccolo dubbio però che mi sorge spesso quando siamo insieme, io noto che molto spesso io cerco il bacio a stampo casuale, ad esempio: l'altro giorno eravamo su questa panchina di fronte ad un bellissimo panorama, io avevo tanta voglia di baciarlo, ma noto che quando provo a dargli un bacio a stampo, lui, me lo da, ma comunque lo vedo un po' "restio" nel darmelo. Al contrario, lui molto spesso mi da dei baci sulla fronte, sulla guancia, ma poco sulle labbra, è molto fisico ma nei baci è sempre strano. E questo suo comportamento mi fa sorgere i dubbi perché penso "Se gli piaccio perché non mi da baci? Quindi non gli piaccio?" e quindi poi svariate volte io evito di dargli baci per "paura" che lui me li eviti o me li dia così come "contentino"
    Io so per certo che lui tiene a me, ma non riesco a capire se davvero non mi vede oltre ad un'amica a cui tiene tanto e nel mentre fa del sesso.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Matilde Quagliotti

    Buonasera,
    la situazione che descrive è abbastanza comune nelle relazioni che nascono e si sviluppano senza una definizione chiara.
    Quando c’è intimità, complicità e momenti romantici ma manca un accordo esplicito su cosa si è l’uno per l’altra, è naturale che emergano dubbi su come interpretare alcuni comportamenti dell’altra persona.
    Nel suo caso, sembra che il punto che la fa riflettere maggiormente sia il modo in cui lui esprime l’affetto attraverso i baci.
    È importante ricordare che le persone possono avere modalità diverse di esprimere la vicinanza e l’intimità: alcuni sono più spontanei nei baci sulle labbra altri invece mostrano affetto con gesti differenti come il contatto fisico, gli abbracci o, come nel caso che descrive, baci sulla fronte o sulla guancia. Questo non sempre indica un minore coinvolgimento ma può semplicemente riflettere uno stile personale nel modo di vivere la tenerezza o l’intimità.
    Allo stesso tempo, il fatto che lei inizi a trattenersi dal dare baci per paura di essere rifiutata mostra che questo dubbio sta iniziando a influenzare il suo comportamento e il modo in cui vive il rapporto.
    Spesso, quando non si ha chiarezza su cosa rappresenta la relazione per entrambi, anche piccoli gesti possono essere interpretati come segnali molto significativi.
    Potrebbe essere utile provare a spostare l’attenzione non solo su questo singolo comportamento, ma sull’insieme della relazione: come si comporta con lei nel tempo, quanto spazio le dedica, come parla del rapporto tra voi. Se sente che questo dubbio continua a tornare, potrebbe anche essere utile trovare un momento tranquillo per parlarne con lui in modo semplice, non accusatorio, magari condividendo come si sente quando percepisce questa distanza nei baci.
    A volte chiarire le aspettative reciproche può aiutare molto a ridurre le interpretazioni e a vivere la relazione con maggiore serenità.
    Un cordiale saluto.


    salve dottori, ho un problema con la mia attuale ragazza che non mi fa vivere bene la relazione, siamo io e 2 miei amici a una serata in discoteca e noto questa ragazza la serata finisce lì, solo che il mio amico manda la richiesta su instagram a lei senza però scriverle, passano 4 giorni e il mio amico letteralmente le scrive un messaggio rispondendo a una nota di vederci in gruppo una sera, la sera stessa appena conosciuti tutti e presentati lei però si bacia con lui si frequentano 1 settimana finiscono anche in macchina insieme post serata però senza avere rapporti perché a detta sua lei non voleva, (anche se per me per andarci in macchina l’intenzione c’è) fatto sta che dopo io e lei ci avviciniamo inizialmente in amicizia ma poi scatta qualcosa in ambito sentimentale e lei diventa pazza di me arrivando pure a venire sotto casa mia più volte nonostante i miei rifiuti, ora io non so che fare perché ci sto benissimo con questa ragazza ma l’idea che non mi abbia scelto inizialmente mi logora dentro e mi fa stare male, poi aggiungo anche il fatto che per me lei è una facile perché si è baciata con lui appena conosciuti e ha avuto rapporti con uno dopo solo 2 uscite e non è quello che cerco in una ragazza ma ormai ci tengo troppo, io ne ho parlato con lei di tutto e dice che inizialmente preferiva me al mio amico, ma la sua amica era interessa a me e quindi non ha voluto interferire, anche se non ha molto senso perché mi ha sempre dato versioni diverse e in più non c’era motivo di lasciarmi alla sua amica, lei dice che ha sempre puntato me e che tuttora vuole solo me e me lo dimostra sinceramente, non so che fare perché io ci sto male perché non è quello che cerco in una ragazza, il fatto che sia stata facile lei lo giustifica dicendo che era appena uscita da un ex tossico e voleva divertirsi, ma per me ha poca differenza perché non siamo animali e si pensa prima di agire

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Matilde Quagliotti

    Buonasera,
    da quello che racconta sembra che la difficoltà principale non riguardi tanto il presente della relazione quanto il significato che lei attribuisce a ciò che è accaduto all’inizio tra la sua ragazza e il suo amico.
    Anche se ora dice di stare bene con lei e di percepire il suo interesse, il pensiero di non essere stato scelto inizialmente e il modo in cui interpreta quei comportamenti continuano a generarle disagio.
    È comprensibile che quando iniziamo una relazione alcune informazioni sul passato dell’altra persona possano attivare dubbi o confronti tuttavia è importante distinguere tra ciò che è accaduto prima che tra voi nascesse un legame e ciò che invece caratterizza la relazione nel presente.
    Nelle fasi iniziali di conoscenza è abbastanza comune che le persone possano frequentarsi o conoscersi in modo più libero, senza che questo definisca necessariamente il loro modo di vivere una relazione stabile successivamente.
    Dal suo racconto sembra anche emergere una certa tensione tra due aspetti: da una parte il fatto che con questa ragazza si trova bene e percepisce il suo interesse, dall’altra l’idea che alcuni suoi comportamenti passati non corrispondano all’immagine di partner che lei vorrebbe accanto: quando queste due dimensioni restano in conflitto, può diventare difficile vivere la relazione con serenità.
    Potrebbe essere utile chiedersi cosa la ferisce maggiormente in questa situazione: il sentirsi “seconda scelta”, il modo in cui interpreta i comportamenti della sua ragazza o la difficoltà a fidarsi pienamente delle spiegazioni che ha ricevuto.
    Comprendere meglio questo aspetto può aiutarla a capire se il disagio è qualcosa che può essere elaborato nel tempo oppure se riguarda valori e aspettative relazionali per lei molto importanti.
    Una relazione, per poter essere vissuta in modo sereno, richiede una certa disponibilità a riconoscere l’altro per ciò che è oggi, non solo per ciò che è accaduto prima che il rapporto iniziasse. Allo stesso tempo è legittimo interrogarsi su ciò che per lei è davvero fondamentale in una relazione e su quanto riesca a sentirsi in pace con questa situazione.
    Un cordiale saluto


    Salve dottori vi vorrei porre una domanda ma quando una persona è normale e quando no? Quando una cosa è normale e quando è patologica ? Mi spiego meglio io ad esempio sono molto sereno della mia vita affronto anche le difficoltà che mi presentono con molta calma e serenità , ad esempio anche con la memoria io credo di avere una buona memoria mi ricordo molte cose anche sé altre e me li dimentico volevo sapere quando è normale e quando è patologico , e in ultimo io leggo molti forum di psicologia ma ancora non sono mai andato da un professionista a volte mi confronto con un amico psicologo ma molto informale so che un professionista è molto d aiuto ma io non è ho mai sentito la necessità questo è un errore ? Dovrei andare ogni volta da un professionista per qualsiasi minimo dubbio? Perché io li risolvo le cose ma non è un metodo che forse usate voi professionisti grazie per un vostro chiarimento

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Matilde Quagliotti

    Buonasera,
    la domanda che pone è molto interessante perché il confine tra ciò che è “normale” e ciò che è “patologico” in psicologia non è sempre netto come spesso si pensa.
    A differenza di altre aree della medicina, il funzionamento psicologico si colloca generalmente su un continuum: molti pensieri, emozioni o comportamenti possono essere presenti in tutte le persone ma diventano problematici solo quando assumono determinate caratteristiche.
    Per fare un esempio legato alla memoria che citava: dimenticare alcune cose è assolutamente normale e fa parte del funzionamento della memoria di tutti; può diventare un problema solo se le difficoltà sono molto frequenti, peggiorano nel tempo o interferiscono in modo significativo con la vita quotidiana.
    Dal modo in cui descrive la sua situazione sembra che lei si percepisca come una persona generalmente serena, capace di affrontare le difficoltà e di trovare soluzioni ai propri dubbi.
    In questi casi non è affatto necessario rivolgersi a uno psicologo per ogni interrogativo o in assenza di una reale difficoltà.
    Il supporto psicologico è una risorsa, non un obbligo: molte persone vi si rivolgono quando attraversano un periodo particolarmente complesso, mentre altre scelgono di farlo anche per approfondire la conoscenza di sé ma non è una condizione indispensabile per stare bene.
    Il fatto che lei riesca a gestire i suoi dubbi e a sentirsi complessivamente sereno non è affatto un errore: indica piuttosto che possiede buone risorse personali.
    La consulenza psicologica diventa utile quando si sente il bisogno di un supporto in più, non necessariamente per ogni piccolo dubbio.

    Un cordiale saluto.


    salve, scrivo per parlare brevemente di un disagio parecchio invasivo, non è chissà che dramma, ma mi reca fastidio.
    ho delle fantasie erotiche riguardo i tradimenti dei miei partner, non so perché questa cosa accada, ovviamente nella realtà mi farebbe schifo, ma nel momento d eccitazione non riesco a provare piacere se non pensando ad un tradimento, anche durante i rapporti spesso.
    ci sono modi per cercare di evitare?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Matilde Quagliotti

    Buongiorno,
    comprendo che ciò che descrive può creare disagio ma è più comune di quanto si pensi e non indica di per sé qualcosa di “sbagliato” o patologico.
    Le fantasie sessuali spesso non coincidono con ciò che desidereremmo davvero nella realtà: possono avere una funzione simbolica, legata all’eccitazione, al controllo, alla trasgressione o all’intensità emotiva, senza riflettere un reale desiderio di vivere quelle situazioni.
    Nel suo caso sembra esserci una distinzione abbastanza chiara: a livello razionale ed emotivo il tradimento le provocherebbe rifiuto mentre nella fantasia diventa un elemento che attiva l’eccitazione: questo “scarto” è qualcosa che in ambito sessuale capita frequentemente.
    Il punto che diventa rilevante è quello che lei stesso sottolinea ossia il fatto che questa fantasia sia diventata quasi necessaria per provare piacere e quindi un po’ invasiva. Quando succede, può essere utile comprendere la funzione di questa fantasia e, allo stesso tempo, ampliare il repertorio dell’eccitazione.
    L’obiettivo non è “bloccare” quel pensiero ma rendere meno rigido il legame tra quella fantasia e l’eccitazione.
    Se sente che questa dinamica le crea molta difficoltà o limita la sua vita sessuale, un confronto con uno psicologo può aiutarla a esplorare in modo più approfondito questi aspetti, senza giudizio, e a trovare modalità più libere e soddisfacenti di vivere la propria sessualità.
    Un cordiale saluto.


    Domande su psicoterapia

    Buongiorno,
    sono passati 7 mesi da quando ho tradito la mia ragazza. Non voglio scuse e non voglio cercare alibi. Ho baciato un'altra ragazza durante una serata, per pochi secondi ma abbastanza da rovinare tutto. Erano quasi 3 anni che stavo con la mia ragazza, indescrivibili. Venivo da una relazione lunga 8 anni in cui non mi ci trovavo più. Dopo un po' ho trovato lei, quello che ho provato in questi ultimi 3 anni non so neanche come descriverlo. Non sono mai stato cosi affettuoso con una persona, non ho mai dato così tanto amore... Lei con me era dolcissima, ogni volta che mi guardava sorrideva. Solo a ripensarci sto male. Ho rovinato tutto. Stavamo passando un periodo di crisi dato da alcune incomprensioni e dalla distanza. Sarei dovuto andare per lavoro da lei per 6 mesi, ma lei mi aveva comunicato che non ci sarebbe stata. Pochi mesi prima avevamo avuto una discussione in cui si era lamentata della persona che ero e del tipo di uomo che lei avrebbe voluto accanto. Mi aveva fatto venire i dubbi. Io avevo forse vissuto un'altra relazione? la situazione sembrava essere rientrata, ne avevamo parlato e lei mi aveva confessato di aver esagerato un po'. Probabilemente non l'avevo ancora superata. Prima di partire ho avuto paura, non volevo più andare. Sarei dovuto andare dall'altra parte del mondo, da solo. Non era come l'avevo immaginata. Stavo lasciando il lavoro, la famiglia, gli amici... Per provare ad avvicinarmi, per provare a fare quel passetto in più verso di lei. Ma lei era corsa dall'altra parte. Pochi giorni prima della partenza ho baciato questa ragazza conosciuta durante una serata. Rappresentava il rimanere lì, completamente diversa rispetto a lei. Era forse la mia risposta nel non voler andare. Quando ci siamo visti ho dovuto dirglielo. Appena arrivato, mi ha completamente spiazzato. Lei era disposta a rimanere, a venirmi incontro perchè aveva visto quanti passi avessi fatto verso di lei in questo tempo. Era disposta a cambiare le cose che non andavano, pur di stare con me. Io non sono riuscito a non dirglielo, mi sarei sentito troppo in colpa. Lei avrebbe cambiato tutto per me ed io avevo calpestato la sua fiducia. Bene. Sono passati 6 mesi di distanza, in cui abbiamo cercato di parlare provando a sistemare. Mancavano 10 giorni al mio rientro, ci saremmo visti. Avremmo trovato quella normalità, io e lei. Invece lei mi ha detto che mi odia, non vuole più vedermi e che le ho rovinato la vita. Io mi sento uno schifo, mi sento in colpa. Mi sento colui che ha rovinato tutto. Non riesco a pensare al fatto che ho rovinato tutto e che ho rovinato una persona. Mi ha detto che sta prendendo antidepressivi. Piango solo al pensiero. Non volevo farle del male. Non a lei. Non ci sentiamo più da una decina di giorni, vorrei scriverle perchè sto veramente male. Io pensavo che potessimo superarla insieme, ne eravamo capaci. Invece ho paura a scriverle o a vederla. Ho paura di incrociare quello sguardo e non vedere piu quel sorriso. Ma trovare solo odio. Disprezzo. Mi sento un verme. Ho rovinato tutto perchè non sono stato all'altezza. Vi prego ditemi come fare perchè io non riesco ad andare avanti con questo odio nei miei confronti. Ho paura nel scriverle, perchè magari lei sta meglio ora senza di me. Non voglio causarle altro dolore, non se lo merita. Preferisco stare peggio io se lei può stare meglio.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Matilde Quagliotti

    Buongiorno,
    quello che emerge dal suo racconto è un dolore molto intenso ma anche una forte capacità di assumersi la responsabilità di ciò che è accaduto.
    Non sta cercando scuse e questo è un punto importante.
    Allo stesso tempo sembra che si sia collocato in una posizione molto dura verso sé stesso, come se l’errore definisse completamente chi è.
    è vero che ha compiuto un gesto che ha fatto male alla sua ragazza ma questo non significa che lei sia solo quell’errore. Se resta bloccato in questa equivalenza “ho sbagliato quindi sono un verme” il rischio è di rimanere intrappolato nel senso di colpa senza trasformarlo in qualcosa di utile.
    Da quello che racconta, quel gesto non è nato “dal nulla”, ma in un momento di grande confusione, paura, cambiamento e ambivalenza. Questo non lo giustifica, ma lo rende comprensibile. Comprendere non serve a scusarsi ma a non ridurre tutto a una condanna totale di sé.
    Un altro punto importante è questo: lei sente di aver “rovinato lei” e la sua vita.
    È comprensibile sentirsi così ma è anche importante distinguere le responsabilità.
    Lei ha contribuito a una ferita, sì, ma non è l’unico responsabile dello stato emotivo dell’altra persona, né del suo percorso attuale. Ognuno, anche nel dolore, ha una propria traiettoria. Se si attribuisce tutto il peso rischia di caricarsi di qualcosa che va oltre ciò che realmente può gestire.
    rispetto all'idea di contattarla, il fatto che lei le abbia detto di non volerla vedere e che provi rabbia indica che in questo momento ha bisogno di distanza. Scriverle ora potrebbe essere vissuto più come una riapertura della ferita che come un gesto riparativo. A volte, il modo più rispettoso di prendersi cura dell’altro è fermarsi anche se dentro si ha il bisogno fortissimo di rimediare.
    Un saluto.


    Buongiorno, sono una ragazza di 25 anni. Ultimamente sto vivendo un periodo di stress e ansia dovuto al fatto che non ho mai cose da fare, specialmente nel weekend.
    Ho i miei amici, pochi ma buoni ma li ho. Il problema é dato dal fatto che non ho una compagnia con cui uscire: tutti I miei amici Hanno qualche altro gruppetto con cui solitamente escono, oppure escono con I propri partner e le loro compagnie.
    Io sono fidanzata ma il mio compagno lavora nel weekend perció non organizziamo mai niente di che.
    Questa situazione mi sta creando disagio perché vorrei vivermi la mia gioventú di piú, divertirmi, fare delle belle uscite in compagnia, e invece mi ritrovo a fare una vita da sessantenne con mia mamma.
    Tutto ció mi crea disagio perché poi mi viene da pensare che io non abbia una compagnia perché sono sbagliata Io, o perché non sono abbastanza intraprendente o non abbia abbastanza amici e automaticamente mi viene da pensare che io sia sfigata.
    Mi sono domandata perché io possa essere finita in questa situazione e probabilmente é perché ho vissuto un anno fuorisede e i miei amici si sono creati i propri equilibri e le proprie compagnie. Oppure questa sensazione potrebbe essere dovuta al fatto che non sto lavorando ne studiando al momento e quindi mi ritrovo a passare tutte le giornate a casa (spero quindi appena inizieró a lavorare di non sentirmi piú cosí).
    Peró insomma mi sento molto appiattita e ho paura che questa situazione con il passare del tempo non possa che peggiorare. Vorrei anche solo cercare di cambiare il mio pensiero a riguardo per vivermela meglio e accettare che ci siano periodi piú piatti rispetto ad altri, senza vivere con l'ansia e la fomo che mi perseguita.
    Grazie per le vostre eventuali risposte.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Matilde Quagliotti

    Buongiorno,
    quello che descrive è un vissuto molto più diffuso di quanto sembri soprattutto in alcune fasi della vita come quella che sta attraversando ora.
    Da quello che racconta, non è isolata dal momento che ha amici e una relazione sentimentale tuttavia manca una dimensione di gruppo stabile, soprattutto nei momenti socialmente più “carichi” come il weekend; in più si trova in un periodo senza lavoro/studio quindi con molto tempo vuoto.
    Questi elementi insieme possono amplificare molto la sensazione di essere “ferma” mentre gli altri vanno avanti.
    Tuttavia, il rischio è che da una situazione concreta (in questo periodo esco poco) si passi a una conclusione su di sé (“sono sbagliata”, “sono sfigata”).
    Questo passaggio è quello che genera più sofferenza.
    È comprensibile che accada soprattutto quando si attiva la FOMO (la paura di perdersi qualcosa), che porta a immaginare che gli altri abbiano sempre una vita più piena, più divertente, più soddisfacente.
    Nella realtà però, spesso le cose sono molto più sfumate di così.
    Se sente il desiderio di avere più vita sociale, può essere utile fare piccoli passi attivi:
    proporre lei uscite, anche a piccoli gruppi, agganciarsi a contesti nuovi (corsi, attività, sport, volontariato)...non aspettare necessariamente la “compagnia perfetta”, ma creare occasioni.
    Infine, una considerazione importante: non tutti i periodi della vita hanno lo stesso ritmo sociale. Ci sono fasi più piene e fasi più vuote. Il problema nasce quando interpretiamo quelle più vuote come un segnale di valore personale.
    Il fatto che lei abbia consapevolezza di ciò che le manca e desiderio di cambiarlo è già un punto di movimento, non di staticità.
    Se sente che l’ansia e questi pensieri diventano molto insistenti, parlarne con uno psicologo potrebbe aiutarla a lavorare proprio su questi meccanismi di confronto e autosvalutazione, così da vivere questa fase con più leggerezza.
    Un cordiale saluto.


    Buon pomeriggio
    Una ragazza, amica e collega, con la quale c'era molto contatto fisico ,quasi intimo, mi ha raccontato una menzogna.
    Per Pasquetta è uscita con dei suoi amici maschi, è andata a ballare ed ha preso l'influenza.
    I giorni seguenti a lavoro stava male, non dormiva la notte e si lamentava.
    Le chiedevo se era stata da qualche parte, se aveva preso freddo così per aiutarla e capire... Ha negato tutto ed ha detto anche che quel giorno era stata a casa e non capiva come poteva aver preso l'influenza.
    Venerdì scorso ho scoperto proprio la verità, gliel'ho detto e lei ha visualizzato e non ha risposto.
    Chiaramente ha contagiato anche me perché in quei giorni le sono stato vicino (purtroppo).
    Oggi a lavoro, silenzio totale, zero parole.
    Come dovrei comportarmi?
    Cosa devo pensare?
    Sicuramente credo che non abbia interesse altrimenti non si sarebbe comportata e non si comporterebbe così.
    Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Matilde Quagliotti

    Salve,
    la situazione che descrive può risultare confusa e anche un po’ spiacevole perché non riguarda solo la bugia in sè e per sè ma il significato che lei attribuisce a quel comportamento dentro una relazione che percepiva come più vicina e quasi intima.
    Partiamo da un punto: la bugia c’è stata, ed è comprensibile che questo la faccia interrogare. Tuttavia, il motivo per cui una persona mente in un contesto del genere non è sempre legato a mancanza di interesse. Spesso può avere a che fare con il desiderio di evitare giudizi o domande, il bisogno di tenere separati alcuni ambiti della propria vita o una certa difficoltà a gestire la trasparenza quando il rapporto è ambiguo.
    Da quello che racconta, tra voi c’era molta vicinanza fisica ma non necessariamente una definizione chiara del rapporto. In queste situazioni è più facile che una delle due persone senta il bisogno di “proteggere” i propri spazi, anche in modo poco diretto.
    Se sente il bisogno di chiarezza, può valutare la possibilità di uno spazio per un confronto, magari centrato su come si è sentito più che su “accusare” lei.
    Infine, il fatto che lei concluda “non ha interesse” è una possibile interpretazione, ma non l’unica. In questo momento ci sono pochi elementi chiari, e il suo comportamento potrebbe dire più di una difficoltà a gestire la situazione che di una mancanza totale di interesse.
    Un cordiale saluto.


    Salve, quando passo davanti a un parco dove mi portavano da piccolo, mi viene a volte una stretta al petto o nella zona fra il petto e il diaframma. A volte è un po' più forte, però non mi viene da scappare, cioè c'è e mi viene anche il respiro un po più lungo però non mi viene da andarmene ma anzi di rimanerci. Che cosa vuol dire? Sono sintomi di un luogo che è stato positivo per me oppure no?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Matilde Quagliotti

    Buongiorno,
    quello che descrive è un’esperienza molto significativa.
    Le sensazioni fisiche che prova quando passa in un luogo legato alla sua infanzia sono spesso il modo in cui il corpo “ricorda” qualcosa, anche senza che ci sia un pensiero chiaro o consapevole.
    Il nostro sistema emotivo collega luoghi, odori, immagini a vissuti passati, e a volte queste memorie si riattivano proprio attraverso il corpo, più che con ricordi precisi.
    Il fatto che lei non senta il bisogno di allontanarsi, ma anzi una certa spinta a rimanere, è un elemento importante. Di solito, quando un luogo è associato a esperienze fortemente negative o minacciose, tende ad attivarsi un impulso di evitamento.
    Nel suo caso sembra esserci piuttosto una attivazione emotiva intensa ma non respingente.
    Quella “stretta” potrebbe quindi non indicare qualcosa di negativo in senso stretto, ma piuttosto una emozione complessa, che può includere nostalgia ,tenerezza, una forma di malinconia oppure il contatto con una parte più profonda e “antica” di sé.
    A volte anche i ricordi positivi, soprattutto se legati all’infanzia, possono avere una componente emotiva forte perché ci mettono in contatto con qualcosa che non c’è più nello stesso modo.
    Il fatto che il respiro cambi e diventi più profondo può essere proprio una risposta del corpo a questa attivazione emotiva.
    Se dovesse notare che la sensazione diventa molto intensa o fastidiosa, allora potrebbe avere senso approfondirla in un contesto più strutturato ma, per come la descrive, sembra più un segnale di connessione emotiva con un luogo importante della sua storia.
    Un cordiale saluto.


    Salve sono la nonna paterna di una bimba di 30 mesi che da sempre mi adora e profondamente amo!, al punto che quando insieme preferisce un rapporto esclusivo con me preferendomi in quei momenti ai genitori e questo provoca gelosie da perte di mio figlio , la cosa mi mette profondamente a disagio poiché’ mi fa sentire di troppo ! Questo di contro non avviene con la nonna materna con la quale è costretta a stare dopo l’asilo nido . Ultimamente a scuola presenta un po’ di aggressività’ , potrebbe esserci correlazione con il tipo di rapporti con i nonni , premesso che ha ottimi rapporti genitoriali ed e’ figlia unica come mio figlio d’altronde.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Matilde Quagliotti

    Buongiorno,
    quello che descrive è una situazione delicata ma anche molto comune nelle famiglie con bambini piccoli.
    Il fatto che sua nipote la cerchi con così tanto entusiasmo non è un problema in sé, anzi, è il segnale di un legame affettivo forte e sicuro.
    A 30 mesi i bambini vivono ancora le relazioni in modo molto “intenso” e non distribuito: possono preferire una persona in un momento e un’altra in un altro, senza che questo tolga nulla al legame con i genitori.
    Il fatto che con lei cerchi un rapporto quasi esclusivo è tipico di questa fase soprattutto quando c’è una relazione molto affettuosa e coinvolgente.
    Capisco però il suo disagio, perché entra in gioco la reazione di suo figlio.
    È possibile che per lui, in alcuni momenti, questo comportamento della bambina venga vissuto come una forma di “competizione” o di esclusione, anche se non è intenzionale.
    Qui il punto non è che lei stia facendo qualcosa di sbagliato, ma piuttosto come si struttura l’equilibrio tra gli adulti attorno alla bambina.
    Per quanto riguarda l’aggressività a scuola:
    a questa età è abbastanza frequente osservare comportamenti come spintoni, difficoltà nella condivisione o reazioni impulsive: spesso non indicano un problema specifico, ma fanno parte dello sviluppo emotivo e relazionale.
    Detto questo, può essere utile fare attenzione a un aspetto:
    quando è con lei, se la bambina percepisce un rapporto molto esclusivo, potrebbe poi fare più fatica a gestire contesti in cui deve condividere l’attenzione (come il nido).
    Non è una causa diretta, ma un elemento da tenere in considerazione.
    Infine, rispetto al suo sentirsi “di troppo”:
    questo sembra più legato alla dinamica con suo figlio che al comportamento della bambina. Potrebbe essere utile, se possibile, avere con lui un confronto sereno, centrato non su “chi preferisce la bambina” ma su come collaborare insieme nel suo benessere.
    Il fatto che lei si ponga queste domande dimostra molta sensibilità. Con qualche piccolo accorgimento nell’equilibrio tra adulti, questa relazione può rimanere una grande risorsa per sua nipote.
    Un cordiale saluto.


    Salve dottori, sono una ragazza di 26 anni, mi sono lasciata da circa qualche mese, abbiamo 22 anni di differenza, stavamo insieme da 3 anni circa, diciamo che da circa inizio anno ho iniziato a risentire un mio amico con cui mi frequentavo a distanza diciamo circa prima del mio ex, con lui mi sono sempre sfogata, sentita capita e forse questo, che non trovavo nel mio ex, mi ha fatto avvicinare a lui, e tutt'ora ho un non so quale sentimento nei suoi confronti, con lui oltretutto ci dobbiamo rivedere in questi giorni, dopo esserci visto un mese fa già, in amicizia anche se c'è stato qualche bacio. Inoltre però col mio ex ci continuavamo a vedere perché io non riuscivo a distaccarmi, a lasciarlo andare, nonostante continuassi a non vedere cambiamenti da parte sua, nonostante continuassimo a discutere, a vedere cose che non mi stavano bene..con questo amico ora mi devo rivedere ma ho paura, perché in questo periodo ho di nuovo riprovato qualcosa per lui, ma è come se andassi a periodi, non so come sentirmi, come riconoscere ciò che provo..mi piace ma allo stesso tempo voglio essere libera o comunque ho paura che poi ci sono atteggiamenti o comportamenti anche banali che non mi piacciono..quindi ritorno sui miei passi e non mi piace più, ma è ovvio che se lo vedo magari vorrei baciarlo, parlare, stare insieme ecc..mi spaventa questo perché non so come riconoscere il tutto, cosa fare, lasciare che le cose vadano da se e vedere come va oppure cosa? non riesco a dare un nome a tutto ciò, a come mi sento...a cosa provo, ho paura di non so neanche cosa, di vederlo e non sapere cosa fare per paura..non lo so

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Matilde Quagliotti

    Buongiorno,
    da ciò che scrive sembra che in questo momento stia vivendo una fase emotiva in cui convivono contemporaneamente bisogno di vicinanza, desiderio di libertà, paura di soffrire e difficoltà a capire cosa prova davvero.
    È una condizione che può generare molta confusione soprattutto quando si esce da una relazione importante e il distacco non è ancora stato realmente elaborato.
    In situazioni così, è abbastanza comune vivere sentimenti “altalenanti”. A volte il desiderio di vicinanza e coinvolgimento emerge molto forte, altre volte invece prevalgono il bisogno di autonomia, la paura di rimanere delusi o il timore di ritrovarsi in dinamiche che fanno stare male. Questo non significa necessariamente che ciò che prova non sia autentico ma che probabilmente dentro di lei ci sono bisogni diversi che stanno cercando spazio contemporaneamente.
    Mi colpisce il fatto che lei dica più volte: “non so cosa provo”, “non riesco a dare un nome a quello che sento”.
    A volte cerchiamo di trovare subito una definizione chiara (“mi piace”, “lo amo”, “non provo nulla”), ma le emozioni, soprattutto dopo una relazione intensa e non del tutto chiusa emotivamente, possono essere molto più sfumate.
    Non sempre serve decidere immediatamente cosa sarà un rapporto.
    A volte lasciare che le cose si sviluppino con gradualità, senza forzarsi a dare subito un’etichetta o una direzione definitiva, permette di ascoltarsi meglio.
    Allo stesso tempo, potrebbe essere importante riconoscere che forse una parte della confusione deriva anche dal fatto che il legame con il suo ex non sembra ancora davvero concluso emotivamente.
    Finché una relazione rimane “aperta dentro”, può essere difficile vivere serenamente una nuova vicinanza.
    Potrebbe aiutarla provare a rallentare un po’, senza obbligarsi a capire tutto subito. Osservare cosa accade quando vi vedete, come si sente nel corpo e nelle emozioni, senza cercare immediatamente una risposta definitiva, può darle informazioni molto più autentiche di tanti ragionamenti fatti in anticipo.
    Un cordiale saluto.


Domande più frequenti

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