Domande del paziente (10)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
è importante che rivolga questa domanda specifica sugli psicofarmaci ad un medico psichiatra.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
per avere informazioni in merito a psicofarmaci e loro effetti è importante chiedere informazioni a medici psichiatri (gli psicologi, seppure formati in psicofarmacologi, non sono gli specialisti...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Provi ad informarsi in merito alla terapia con EMDR.
Buone cose.
MT
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Continui con la psicoterapia, sarà proprio la relazione terapeutica che le consentirà di stare meglio e a riuscire di nuovo ad instaurare relazioni durature e sane.
Buone cose.
Salve, mia moglie dopo 17 anni di matrimonio ha deciso di lasciarmi. Mi ha detto che ho commesso troppi sbagli, si sente triste con me, nn si sentiva amata abbastanza e le interazioni negative dei miei genitori la hanno soffocata. Andrà a stare in una nuova casa in affitto, e in attesa della sistemazione della nuova casa, resterà ancora con me per almeno un'altro mese. Io l'amo ancora perdutamente ma nn ha voluto sentire ragioni, e mi tratta giustamente con freddezza e distacco. Rispetto cmq la sua decisione e sto limitando il piu possibile i rapporti con lei ( come anche da suggerimenti altrui). Giorno dopo giorno sto cercando ad imparare, gestire e nascondere le mie emozioni tenendomi impegnato con la gestione della casa e tutto il resto, ora ricaduto quasi interamente su di me. Mi è vi chiedo, in speranza di una riappacificazione futura, ma lo stare forzatamente assieme tutto questo mese, in uno stato ibrido di distacco, fatto per lo più di abitudinaria tristezza ed indifferenza( tranne i momenti dedicati alla bimba) non rischia di danneggiare ulteriormente il nostro rapporto? Potrebbe confermarle e darle la convinzione ulteriore di essere triste quando ė con me? Sarebbe il caso che andassi via io in questo mese? Come posso sfruttare questi pochi giorni che staremo ancora assieme in modo produttivo alla relazione ( esempio dimostrando impegno e propensione al cambiamento di alcuni miei comportamenti sbagliati? ) o devo attendere passivamente tutto questo sino a che nn andrà via? Grazie di cuore
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Caro Paziente Anonimo, da ciò che leggo sua moglie ha preso una decisione chiara e ha già pianificato il suo alloggio presso un'altra abitazione. Non mi sembra di intuire (dalle informazioni che ha condiviso) dubbi o possibilità di un cambio di idea da parte sua. Sarà molto importante in questo mese preparare vostra figlia (la persona più vulnerabile, in questo momento, all'interno della famiglia - perchè ancora bambina) al nuovo assetto famigliare. Proprio per questo, l'atteggiamento di distacco e freddezza, forse potrebbe non essere il più funzionale all'obiettivo.
Le auguro di affronatre al meglio questa separazione.
Salve. Io e il mio ragazzo stiamo insieme da due anni e mezzo, ma ora per la seconda volta ha provato a chiudere la nostra relazione. Questo è avvenuto entrambe le volte dopo un momento di incomprensione in cui diceva di sentirsi giudicato. Il fatto è che non sa darmi motivazioni “concrete” e molte cose che dice appaiono discordanti (“dobbiamo pensare al futuro perché è ora..”, “non so cosa voglio dal futuro”, poi mi parla di figli). Ha preso una settimana di tempo per riflettere su di noi, tempo che forse sta giovando più a me che a lui nonostante mi pesi non sentirlo. Mi sento positiva e sento che mi ama, magari meno di prima ma, attenendomi ai fatti più che alle sue parole (e paure), non vedo un vero distacco. Forse mi sto sbagliando.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Paziente Anonimo, le suggerisco di cogliere l'occasione di questa settimana "di pausa" per fare consapevolezza su di sè e su ciò che desidera in una relazione intima a lungo termine e, successivamente, decida lei se le caratteristiche della relazione attuale corrispondono alle sue aspetattive.
Salve, volevo chiedere un consiglio a voi dottori che siete sicuramente più esperti di me. Voglio iniziare un percorso di psicoterapia e per questo è da giorni che cerco di informarmi sui professionisti presenti nella mia zona o in zone comunque facilmente raggiungibili, cercando di capire dalle recensioni e dai loro profili chi possa essere più adatto a me e alle mie esigenze. Alcuni profili che ho trovato sono di psicologi che stanno finendo la scuola di psicoterapia, alcuni infatti si presentano come "psicologo e psicoterapeuta in formazione". Tra i vari profili, devo ammettere che mi hanno un po' convinta due in particolare che si definiscono in questo modo. Il problema però è che ho appunto il dubbio che, non essendo ancora psicoterapeuti a tutti gli effetti, non possano essere di aiuto per me. Secondo voi, fare delle sedute con psicologi specializzandi in psicoterapia può essere utile/andar bene oppure no? Voi cosa ne pensate? Perché sono davvero indecisa se provare lo stesso a fare delle sedute con professionisti ancora in formazione oppure lasciar perdere e cercare psicologi che siano psicoterapeuti già formati. Ringrazio in anticipo per le risposte!
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Paziente Anonimo,
capisco il dubbio, ed è una domanda molto sensata.
Provo a darle una risposta equilibrata da “addetta ai lavori”.
Uno psicologo che frequenta una scuola di psicoterapia non è “improvvisato”: è già laureato, abilitato, iscritto all’Ordine e può svolgere colloqui psicologici e percorsi di supporto psicologico. Inoltre, durante la specializzazione, sta già facendo una formazione clinica molto intensa, con supervisione, tirocinio e studio continuo.
Detto questo, c’è una differenza tra un professionista in formazione e uno con anni di esperienza clinica alle spalle. Non riguarda necessariamente la “bravura umana”, ma l’esperienza nel leggere situazioni complesse, gestire alcuni tipi di sofferenza o orientare il percorso terapeutico nel tempo.
Nella pratica, però, non è affatto detto che un professionista giovane o in formazione sia meno efficace. A volte può essere molto preparato, aggiornato, motivato e capace di creare una buona alleanza terapeutica, che è uno degli elementi più importanti perché una terapia funzioni.
Più che fermarsi all’etichetta “specializzando” o “psicoterapeuta”, le suggerirei di osservare alcuni aspetti:
come si sente durante i primi colloqui;
se si sente ascoltata e compresa;
se il professionista le sembra chiaro, rispettoso e competente;
se percepisce un metodo di lavoro serio;
se il tipo di approccio proposto le risuona.
Salve, volevo chiedere cosa ne pensate del Doc da relazione, esiste? ultimamente vivo un loop in cui ogni giorno sono tormentata costantemente da dubbi riguardanti il mio fidanzato, dubbi nati un po’ a caso che mi tartassano tutto il giorno e mi provocano una forte ansia e angoscia incontrollabile perché non voglio sia così e non riesco più a capire se siano veri o meno..continuo ad analizzarmi a controllare cosa sento ogni piccolo dettaglio lo prendo come un potenziale dubbio e non sto più vivendo bene, non riesco a controllare questi pensieri giorno e notte devo pensarli per forza..il mio ragazzo è bravissimo mi tratta benissimo e gli ho parlato di questi dubbi tanto mi sentivo in colpa a provarli…non so cosa pensare preciso sia la mia prima relazione seria. Grazie a chi mi darà un parere.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che descrivi può essere molto doloroso e spaventante, soprattutto perché i pensieri sembrano “andare contro” ciò che desideri davvero vivere nella relazione.
Il cosiddetto “DOC da relazione” non è una diagnosi ufficiale a sé stante, ma è un’espressione che viene spesso usata per descrivere una modalità ossessiva centrata sulla relazione o sui sentimenti verso il partner. In questi casi la persona entra in un circolo fatto di:
* dubbi continui (“lo amo davvero?”, “è la persona giusta?”),
* controllo costante delle emozioni e delle sensazioni,
* ricerca di conferme,
* analisi infinita di dettagli e reazioni interne,
* forte ansia e bisogno di arrivare a una certezza assoluta.
Paradossalmente, più si cerca di controllare o “verificare” quello che si prova, più il dubbio aumenta.
Dal tuo racconto, mi colpisce soprattutto la sofferenza e il senso di intrappolamento nel pensiero (“devo pensarli per forza”), più che il contenuto specifico dei dubbi.
Va anche detto che avere dubbi, soprattutto nella prima relazione significativa, è umano e normale. Una relazione importante attiva spesso paure profonde: paura di sbagliare, di perdere libertà, di ferire o essere feriti, di fare una scelta “definitiva”. Il problema non è il dubbio in sé, ma quando il dubbio diventa totalizzante e porta a monitorarsi continuamente fino a perdere spontaneità e serenità.
Il fatto che tu riesca a parlarne con il tuo ragazzo e che lui sia accogliente è una risorsa importante. Allo stesso tempo, però, se questa situazione sta occupando gran parte delle tue giornate e ti provoca angoscia costante, potrebbe esserti utile confrontarti con uno psicoterapeuta, per capire meglio:
* come funziona questo meccanismo nella tua storia personale,
* cosa alimenta il bisogno di controllo e certezza,
* come interrompere il circolo ansia–controllo–dubbio.
Con un lavoro terapeutico adeguato, queste situazioni si possono comprendere e trattare in modo efficace.
Buonasera dottori, volevo chiedervi un parere/consiglio. Secondo voi è utile fare sedute di psicoterapia con uno psicologo che sta terminando la scuola di specializzazione oppure è meglio rivolgersi a professionisti la cui formazione è già completa?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
È una domanda molto legittima.
Uno psicologo “in formazione in psicoterapia” è comunque un professionista già laureato, abilitato e iscritto all’Ordine. La scuola di specializzazione dura anni e prevede tirocinio, supervisione e formazione clinica continua.
Ovviamente c’è differenza tra chi è ancora in formazione e chi ha molti anni di esperienza, soprattutto nella gestione di situazioni più complesse. Però questo non significa che uno specializzando non possa essere d’aiuto: molti sono preparati, aggiornati e molto motivati.
Secondo me, più del titolo in sé conta:
come si sente nei primi colloqui;
se si sente compresa e a suo agio;
se percepisce serietà, chiarezza e competenza.
Può anche chiedere tranquillamente che esperienza ha e come lavora. Un buon professionista accoglie queste domande senza problemi.
La relazione terapeutica conta spesso più del “titolo perfetto” sul profilo.
Salve. Oggi pomeriggio la mia ragazza ha sognato che io morivo. Poche ore prima avevamo fatto una visita di lutto a casa di un mio caro amico scomparso ieri. Il suo sogno può essere legato alla situazione esterna in cui mi sto trovando da un paio di giorni?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
sì, è assolutamente possibile che il sogno della sua ragazza sia collegato alla situazione emotiva vissuta nelle ore precedenti.
I sogni non vanno letti come segnali premonitori, ma spesso come una forma di rielaborazione emotiva di ciò che la persona ha vissuto, visto o sentito. Una visita di lutto, soprattutto quando riguarda una persona vicina al proprio partner, può attivare emozioni intense: tristezza, paura della perdita, senso di vulnerabilità, angoscia legata alla morte e alla separazione.
Durante il sonno la mente continua a “lavorare” sulle esperienze emotivamente significative. Per questo può accadere che un evento esterno recente — come la morte di una persona conosciuta o la vicinanza al dolore di qualcuno — venga ripreso nel sogno, anche attraverso immagini forti o spaventose.
Da un punto di vista relazionale, il sogno può anche parlare del legame tra voi: la sua ragazza potrebbe aver percepito il dolore, la fragilità o la preoccupazione presenti in questi giorni e averli trasformati, nel sogno, nella paura di perdere lei.
Più che cercare un significato preciso del sogno, può essere utile chiedersi: “che emozione ci ha lasciato?”. Paura, tristezza, bisogno di vicinanza, senso di protezione? Parlarne insieme può diventare un’occasione per condividere ciò che questo lutto ha mosso in entrambi.
In sintesi: sì, il sogno può essere legato alla situazione esterna e al clima emotivo di questi giorni. Non indica che accadrà qualcosa, ma può essere una normale espressione del modo in cui la mente cerca di elaborare un’esperienza di perdita. Se invece dovessero comparire ansia intensa, pensieri intrusivi, insonnia o immagini ricorrenti, può essere utile confrontarsi con un professionista.
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Gentile paziente,
certamente un'ernia potrebbe essere la causa…