Domande del paziente (2463)

    Salve, volevo chiedere informazione dal punto di vista nutrizionale sulle birre zero alcol (non 0) e vini dealcolati o zero alcol.
    Volevo sapere se queste bevande hanno calorie o possono essere comparate alle bevande 0 in che quantità e quali momenti possono essere utilizzati.
    Grazie mille per le risposte

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Luca Agostini

    Buongiorno,
    le bevande analcoliche o dealcolate contengono meno calorie rispetto alle versioni alcoliche, ma non sono prive di calorie.

    L’alcol viene ridotto o rimosso, ma restano spesso zuccheri residui.
    Non sono quindi paragonabili alle bevande “zero zuccheri”, che non apportano calorie.

    Possono essere consumate occasionalmente, ad esempio in contesti sociali, come alternativa all’alcol, ma non vanno considerate bevande “libere” da un punto di vista nutrizionale.

    Distinti saluti,
    Dr Luca Agostini


    Gentili dottori,
    voglio risolvere una mia curiosità.
    Spesso sentiamo dire che un abbuffata (per eventi sociali) non compromette lo stato di salute di una persona, ma anzi che questa posso fare anche bene.
    Volevo chiedere cio:
    1) Sappiamo che per prendere peso il surplus calorico deve essere prolungato nel tempo, allora le calorie di quell'abbuffata che fine fanno, come le immagazzina in nostro corpo?
    2) Il discorso di una giornata libera che faccia bene, diciamo, può essere valida solo per chi fa sport o anche per chi segue solamente una dieta bilanciata?
    Grazie mille per le risposte

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Luca Agostini

    Buongiorno,
    un’abbuffata occasionale non determina automaticamente aumento di grasso corporeo.

    Le calorie in eccesso vengono inizialmente:
    utilizzate come energia,
    immagazzinate come glicogeno (muscoli e fegato),
    solo se l’eccesso è ripetuto nel tempo, convertite in grasso.
    Il “giorno libero” può avere senso perché migliora la sostenibilità del piano alimentare. Non è riservato solo a chi fa sport: può essere utile anche a chi segue un’alimentazione equilibrata, purché resti occasionale e gestito.

    Distinti saluti,
    Dr Luca Agostini


    Buongiorno dottori,
    In un discorso di ripresa di massa muscolare sappiamo che per mettere muscolo ci debba essere un surplus calorico.
    I miei dubbi sono:
    - Oltre ai vari calcoli del fabbisogno giornaliero bisogna aggiungere anche l'eventuale attività fisica?
    - Per il surplus calorico c'è un target minimo da rispettare? Se si di quanto deve essere cio?
    - Per rimaner in un target calorico di mantenimento fin quanto ci possiamo spingere sia in minus che surplus calorico rispetto al nostro target di mantenimento in calorie?
    Grazie per chi risponde e spero di essere stato chiaro

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Luca Agostini

    Buongiorno,
    per aumentare la massa muscolare è corretto prevedere un surplus calorico, ma con alcune precisazioni:

    Il fabbisogno giornaliero (TDEE) include già l’attività fisica: se è calcolato correttamente, non va aggiunta a parte.
    Un surplus efficace è generalmente moderato, circa +200–300 kcal al giorno. Non esiste un minimo “obbligatorio”, ma surplus troppo bassi rallentano i progressi, mentre surplus elevati favoriscono soprattutto l’aumento di massa grassa.
    Il mantenimento non è un numero fisso: si può oscillare indicativamente di ±100–150 kcal senza effetti significativi sul peso nel breve periodo.

    Distinti saluti,
    Dr Luca Agostini


    la spirulina in capsule interrompe un digiuno di soli liquidi sono al terzo giorno

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Luca Agostini

    Buongiorno,
    sì, la spirulina in capsule interrompe un digiuno, anche se in modo “minimo”.

    La spirulina è a tutti gli effetti un alimento (ricco di proteine, aminoacidi e micronutrienti), quindi:

    apporta calorie, seppur poche;
    stimola una risposta metabolica (in particolare insulinica, anche se contenuta).

    Questo significa che un digiuno “di soli liquidi” in senso stretto viene tecnicamente interrotto.

    Detto ciò, l’impatto è modesto: se l’obiettivo è un digiuno più “metabolico” o flessibile, può non cambiare molto; se invece si punta a un digiuno rigoroso (es. autofagia), allora è preferibile evitarla.

    Considerando che è al terzo giorno, le suggerisco comunque cautela: digiuni prolungati dovrebbero essere monitorati da un professionista, per evitare carenze o effetti indesiderati.

    Distinti saluti,
    Dr Luca Agostini


    Buongiorno ho 75 anni sono 1 donna in sovrappeso di 10 kg cammino molto e sono molto giovanile. Purtroppo ho accumulo di gr
    Soffro di colon irritabile.
    asso sulla pancia e la parte alta delle gambe.Avrei bisogno di sapere come migliorare. Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Luca Agostini

    Buongiorno,
    la situazione che descrive è molto comune e si può migliorare con un approccio mirato ma graduale.

    1) Distribuzione del grasso
    L’accumulo su addome e parte alta delle gambe è frequente con l’età, anche per cambiamenti ormonali e della composizione corporea. Non esistono dimagrimenti “localizzati”, ma lavorando su alimentazione e attività fisica si può ridurre progressivamente.

    2) Colon irritabile (Sindrome dell’intestino irritabile)
    È importante scegliere alimenti ben tollerati:

    preferire cotture semplici e pasti regolari;
    limitare alimenti che possono fermentare (alcuni legumi, cipolla, latticini se sensibile);
    valutare, se necessario, un approccio tipo low FODMAP guidato da un professionista.

    3) Alimentazione pratica

    Colazione: yogurt o latte (se tollerati) + cereali semplici o pane + frutta
    Pranzo: porzione moderata di carboidrati (pasta/riso/pane) + proteine (pesce, pollo, uova) + verdure cotte
    Cena: proteine + verdure + piccola quota di carboidrati se necessario
    Spuntini: frutta o yogurt

    L’obiettivo è un leggero deficit calorico, senza restrizioni drastiche.

    4) Attività fisica
    Camminare è ottimo: continui così. Può aggiungere, se possibile,

    esercizi leggeri di tonificazione (anche a corpo libero), utili per migliorare metabolismo e tonicità.

    5) Aspetti chiave

    regolarità dei pasti
    idratazione adeguata
    attenzione alla tolleranza individuale degli alimenti

    Con costanza, anche una perdita di 2–3 kg può già migliorare molto la circonferenza addominale e il benessere intestinale.

    Se possibile, le consiglio una valutazione personalizzata per adattare il piano alle sue esigenze specifiche.

    Distinti saluti,
    Dr Luca Agostini


    Buonasera volevo sapere se l augumentin interrompe il digiuno intermittente

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Luca Agostini

    Buonasera,
    sì, Augmentin interrompe il digiuno intermittente, perché:


    contiene principi attivi e eccipienti che attivano la risposta digestiva;


    spesso è consigliato assumerlo durante o dopo i pasti per ridurre possibili effetti gastrointestinali.


    Detto questo, l’aspetto più importante è la terapia antibiotica, che va seguita correttamente: durante un trattamento è assolutamente prioritario rispettare modalità e tempi di assunzione, anche a costo di sospendere temporaneamente il digiuno intermittente.
    Una volta terminata la terapia, potrà riprendere il digiuno senza problemi.
    Distinti saluti,
    Dr Luca Agostini


    Salve, volevo chiedere un parere sul digiuno intermittente a medici e nutrizionisti specializzati. Voglio perdere peso e sento molti che ne parlano bene

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Luca Agostini

    Buongiorno,
    il digiuno intermittente è una strategia che può aiutare a dimagrire, ma non è una soluzione “magica”.

    Funziona perché, se ben impostato, facilita un deficit calorico e può migliorare la gestione della fame in alcune persone. Tuttavia:

    non è superiore ad altre strategie se le calorie totali sono le stesse;
    non è adatto a tutti (ad esempio in caso di alcune condizioni cliniche o rapporto complicato con il cibo);
    deve essere sostenibile nel tempo.

    Se si decide di provarlo, è importante:

    mantenere comunque un’alimentazione equilibrata e completa;
    evitare restrizioni eccessive nelle ore di digiuno;
    adattarlo al proprio stile di vita.

    In sintesi, può essere uno strumento utile, ma la chiave resta sempre un approccio personalizzato e sostenibile.

    Distinti saluti,
    Dr Luca Agostini


    Buongiorno, assumendo vitamina D da 1000 u.i al giorno o da 2000 u.i al giorno, l'integrazione da 100 ug di vitamina k2 è corretta in entrambi i dosaggi giornalieri?
    Ho avuto carenza grave a 7,8 di vitamina D,dopo aver preso Annister da 50.000 ogni 15 GG per tre mesi la vitamina è salita a 31.95. a quel punto mi è stato dato il mantenimento da 25.000 mensile che a quanto pare non è bastato e in due mesi la vitamina D è scesa a 22,96. Ora sto assumendo 1000 u.i giornalieri. Basteranno ? O sarà necessario prendere 2000 u.i giornalieri? In più vorrei associare alla vitamina D anche la vitamina k2, è esatto l assunzione da 100 ug sia per vitamina D da 1000 u.i al die che da 2000 u.i al die? E soprattutto si possono assumere a pranzo insieme? Grazie a chi cortesemente mi rispondesse

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Luca Agostini

    Buongiorno,
    nel suo caso emerge una tendenza a livelli bassi di vitamina D, quindi il mantenimento va personalizzato.

    Una dose di 1000 UI/die può essere sufficiente in alcuni soggetti, ma nel suo caso (dato il recente calo) potrebbe risultare un po’ bassa. Spesso si utilizzano 1500–2000 UI/die, sempre sotto indicazione medica e con monitoraggio.
    L’associazione con vitamina K2 (circa 100 mcg) è generalmente adeguata e può essere utilizzata sia con 1000 che con 2000 UI di vitamina D.
    Possono essere assunte insieme, durante un pasto (meglio se contenente una quota di grassi), per favorirne l’assorbimento.

    Dato il suo andamento, le consiglio di ricontrollare i livelli dopo 2–3 mesi e valutare con il medico un eventuale aggiustamento della dose.

    Distinti saluti,
    Dr Luca Agostini


    Buongiorno, colazione con yogurt greco e wasa tutti i giorni? Integrando con frutta o cereali o frutta secca.
    Sto riprendendo la dieta ma facendo colazione alle 6 con 4 biscotti e una tazza di caffè con un goccio di latte, alle otto sono già affamata e non mi basta il frutto a mezza mattina.
    Grazie.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Luca Agostini

    Buongiorno,
    sì, una colazione con yogurt greco + wasa può essere una buona base, soprattutto se l’obiettivo è avere maggiore sazietà rispetto a biscotti e caffè.
    Il fatto che alle 8 abbia già fame è normale: una colazione con soli biscotti apporta soprattutto zuccheri semplici, che danno energia immediata ma poco duratura.
    Per migliorare la sazietà, la colazione dovrebbe contenere:


    proteine (es. yogurt greco)


    carboidrati complessi (es. wasa o cereali integrali)


    grassi buoni (es. frutta secca)


    Esempio pratico:


    yogurt greco + 2 wasa + una manciata di frutta secca


    oppure yogurt + cereali + frutta fresca


    In questo modo si rallenta la digestione e si mantiene più stabile la fame fino allo spuntino.
    Se fa colazione molto presto (alle 6), può anche essere utile prevedere uno spuntino a metà mattina più strutturato, ad esempio:


    yogurt, oppure


    pane + una fonte proteica, oppure


    frutta + frutta secca


    L’obiettivo non è “resistere alla fame”, ma gestirla in modo intelligente durante la giornata.
    Distinti saluti,
    Dr Luca Agostini


    Salve gentili nutrizionisti ..
    vorrei chiedere cortesemente quali sono le proteine nobili ... le fonti proteiche più alte .
    ovviamente io so che ci sono la carne , il pesce le uova super ok.. ma più nel dettaglio vorrei sapere come va strutturata una dieta iperproteica.
    ci devono essere tutte le proteine anche quelle vegetali tipo i legumi giusto : ceci , fagioli , lenticchie tec...
    io ho fatto by pass gastrico e sto seguendo una dieta super proteica con tante uova durante la settimana , ricotta , pesce un po la carne etc...
    e ho perso ad oggi 38 kg
    ovviamente il fatto che devo dare priorità alle proteine mi è stato consigliato dal chirurgo barbarico .
    io però vorrei strutturarla ancora più proteica la dieta ..
    mi date un consiglio ..
    grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Luca Agostini

    Buongiorno,
    complimenti per il percorso: dopo un bypass gastrico è corretto dare priorità alle proteine, ma è altrettanto importante farlo in modo equilibrato e sostenibile.

    Proteine “nobili”: cosa significa
    Si definiscono così le proteine con alto valore biologico, cioè contenenti tutti gli aminoacidi essenziali nelle giuste proporzioni. Le principali fonti sono:

    uova
    pesce
    carne (meglio magra)
    latticini (ricotta, yogurt greco, formaggi freschi)

    E le proteine vegetali?
    Sono molto utili, ma spesso non complete singolarmente. Tuttavia, combinandole (es. legumi + cereali) si ottiene un profilo aminoacidico completo. Dopo bypass, però, possono risultare meno tollerate o più difficili da gestire in grandi quantità.

    Come strutturare una dieta iperproteica (nel suo caso)
    Dopo chirurgia bariatrica l’obiettivo non è “più proteine possibile”, ma proteine adeguate e ben distribuite:

    inserire una fonte proteica ad ogni pasto
    dare priorità a proteine facilmente digeribili e ad alta qualità (uova, pesce, latticini)
    variare le fonti (non solo uova, ma anche pesce, carni bianche, latticini)
    integrare, se tollerati, anche legumi in piccole quantità

    Attenzione a non esagerare
    Un eccesso proteico:

    non porta ulteriori benefici sul dimagrimento;
    può affaticare la digestione;
    nel lungo periodo va valutato con attenzione (soprattutto dopo bypass).

    Spesso, nei pazienti bariatrici, il fabbisogno si aggira intorno a 1,0–1,5 g/kg di peso ideale, ma va personalizzato.

    Consiglio pratico
    Più che aumentare ancora le proteine, lavori su:

    distribuzione nella giornata
    qualità delle fonti
    tolleranza individuale

    Se necessario, si possono valutare anche proteine in polvere specifiche per pazienti bariatrici, ma solo sotto indicazione professionale.

    Ha già fatto un ottimo lavoro: ora la chiave è ottimizzare, non estremizzare.

    Distinti saluti,
    Dr Luca Agostini


    Salve chiedo se i bisosfonati possono essere sostituiti da integratori per osteoporosi t score - 2.6 già prendo vit d3 e k2 grazie a chi mi risponderà

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Luca Agostini

    Buongiorno,
    con un T-score di -2,6 siamo nel range di osteoporosi (Osteoporosi), quindi la gestione va fatta con attenzione.

    I bisfosfonati sono farmaci con efficacia dimostrata nel ridurre il rischio di fratture.
    Gli integratori (come vitamina D3 e K2) sono utili, ma non possono sostituire i farmaci quando indicati.

    In pratica:

    Vitamina D3 e K2 → supportano il metabolismo osseo
    Calcio (se necessario) → contribuisce al fabbisogno giornaliero
    Bisfosfonati → agiscono direttamente nel ridurre la perdita di massa ossea

    Sostituire i bisfosfonati solo con integratori significa ridurre la protezione sulle fratture, soprattutto in presenza di osteoporosi già diagnosticata.

    Detto questo, la terapia va sempre personalizzata:

    età, rischio di frattura, eventuali effetti collaterali
    stile di vita (attività fisica, alimentazione)

    Il consiglio è di confrontarsi con il medico curante o lo specialista per valutare benefici e rischi, ma in generale gli integratori da soli non sono sufficienti in questi casi.

    Distinti saluti,
    Dr Luca Agostini


    Buongiorno, ho problemi di gonfiore, stanchezza, perdita di concentrazione ecc.. da diversi anni. Nel 2024 ho fatto colonscopia e scoperto di avere un dolicocolon convoluto e una flogosi cronica. Mi è stato detto che è semplice colon irritabile. Non convita ho fatto altri esami e ho scoperto di avere:
    - intestino permeabile (esame zonulina sierica)
    - disbiosi fermentativa grave
    - SIBO (IMO).
    Premessa: nel 2010 avevo reflusso e mediante gastroscopia mi è stata diagnosticata una beanza cardiale. Invece di consigliarmi di affrontarla modificando qualche abitudine alimentare e di dormire un po' rialzata, mi hanno dato gastroprotettori che ho assunto per parecchio tempo con il risultato di aver preso nel 2013 l'helicobacter Pilory e gastrite cronica (Curata).
    Da ottobre 2025 sono stata seguita da una biologa nutrizionista con la quale abbiamo intrapreso una dieta low fodmap, cura antibiotica con normix di 2 settimane, abbiamo capito che avessi anche un'ipercloridria (sto ancora assumendo 1 capsula di betaina hcl), abbiamo reintrodotto tutto a febbraio perchè il gonfiore non migliorava. E' migliorato qualcosa sulle evacuazione (prima avevo quasi ogni giorno feci liquide), ora 1 volta e spesso devo aiutarmi a evacuare (stipsi) per poi evacuare normalmente ma il gonfiore persiste e aumenta, spesso mi sveglio già così. Lei non sa più come aiutarmi e ho avuto pessime esperienza con 2 gastroenterologi. Ho iniziato un percorso con uno psicanalista ma in realtà non credo sia lì il problema, credo si sia innescato un circolo vizioso, se non miglioro la stitichezza la fermentazione non potrà mai migliorare.
    Sotto consiglio di una omeopata sto seguendo da 2 settimane una dieta detox + low fodmap, evitando alcuni tipi di cottura (come grigliata, al vapore e lessa), evitando le solanacee, i latticini e derivati, glutine, lievitati ecc ecc... Devo seguirla per 40 giorni e prendo anche il butirrato di sodio + iNatal ma purtroppo non vedo miglioramento. Cosa sbaglio? Come posso migliorare questa situazione?
    Non vorrei più fare cure antibiotiche.
    Grazie mille

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Luca Agostini

    Buongiorno,
    la sua situazione è complessa ma tutt’altro che rara: quando convivono diagnosi come Sindrome dell’intestino irritabile, SIBO e rallentamento del transito (dolicocolon), è facile entrare in un circolo vizioso tra gonfiore, fermentazione e stipsi.

    Provo a darle alcuni punti chiave, in modo pratico.

    1) Attenzione alle restrizioni eccessive
    Diete troppo restrittive (low FODMAP prolungata, “detox”, esclusione di molti gruppi alimentari) nel tempo possono:

    peggiorare la disbiosi,
    ridurre la varietà del microbiota,
    rallentare ulteriormente l’intestino.

    La low FODMAP è utile solo per periodi limitati, seguita da una reintroduzione guidata (che avete già fatto, correttamente).

    2) Il nodo principale: la motilità intestinale
    Ha centrato un punto fondamentale: se l’intestino è lento, la fermentazione aumenta.
    È quindi prioritario lavorare su:

    regolarità evacuativa (anche quotidiana);
    introduzione graduale di fibre tollerate (non tutte insieme);
    adeguata idratazione;
    movimento (anche camminata quotidiana, già positiva).

    In alcuni casi servono strategie mirate (anche farmacologiche o integrative) per migliorare la motilità, da valutare con uno specialista.

    3) “Intestino permeabile” e test
    Il valore di zonulina è ancora dibattuto scientificamente e non sempre utile per guidare la terapia. Il rischio è focalizzarsi su test poco specifici e perdere di vista la gestione pratica dei sintomi.

    4) Integratori

    Il butirrato può aiutare, ma non è risolutivo da solo.
    La betaina HCl va usata con cautela, soprattutto con storia di gastrite e reflusso.
    I probiotici non sono tutti uguali: in caso di SIBO alcuni possono peggiorare il gonfiore.

    5) Approccio più efficace (in sintesi)

    Ridurre le restrizioni inutili → tornare gradualmente a un’alimentazione più varia e sostenibile
    Lavorare sulla motilità intestinale (priorità assoluta nel suo caso)
    Personalizzare le fibre (es. alcune solubili possono aiutare più delle insolubili)
    Valutare un approccio integrato (nutrizionale + gastroenterologico realmente esperto in questi disturbi)

    6) Aspetto mente-intestino
    Capisco il suo scetticismo, ma il collegamento intestino–sistema nervoso è reale: non significa che “è tutto psicologico”, ma che lo stress può amplificare i sintomi. Il percorso intrapreso può comunque essere un supporto utile, senza essere l’unica soluzione.

    Conclusione
    Non sta “sbagliando tutto”: probabilmente sta seguendo un approccio troppo restrittivo e poco focalizzato sulla motilità.
    Il miglioramento passa più da equilibrio e personalizzazione che da ulteriori eliminazioni o protocolli rigidi.

    Se possibile, le consiglio di affidarsi a un professionista con esperienza specifica in IBS/SIBO per riorganizzare il percorso in modo più mirato.

    Distinti saluti,
    Dr Luca Agostini


    Buonasera. Sono una ragazza di 28 anni, alta 160 cm e peso 64. Premetto che anni fa partivo da una condizione di obesità, con vari percorsi sono riuscita a perdere peso anche se non in maniera definitiva. Negli ultimi anni, seguita da nutrizionisti e dietisti, ho fatto la cheto ma mi rendo conto che non riesco più a seguirla e soprattutto perdo inizialmente qualche chilo ma poi mi blocco. Chiedo quindi consigli su quale approccio utilizzare considerando che vorrei arrivare a quello che è da sempre il mio obiettivo ovvero 59 kg. Il mio metabolismo basale è di 1350 kcal, dovrò per forza stare al di sotto di questo pur praticando camminata da 7/9 km al giorno e circuiti di 20 minuti con pesi ed elastici? Grazie a chi mi darà qualche Consiglio

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Luca Agostini

    Buonasera,
    prima di tutto complimenti per il percorso fatto: passare da una condizione di obesità a 64 kg con attività fisica costante è già un risultato importante.

    Nel suo caso, probabilmente il problema non è “fare abbastanza”, ma trovare un approccio più sostenibile nel lungo periodo.

    La dieta chetogenica può funzionare inizialmente, ma non è adatta a tutti nel mantenimento:

    spesso porta a rapide perdite iniziali (anche di liquidi);
    può diventare difficile da seguire;
    nel tempo aumenta il rischio di “stallo” e frustrazione.

    Per arrivare a 59 kg non è necessario stare sotto il metabolismo basale.
    Il metabolismo basale (~1350 kcal) rappresenta l’energia minima necessaria al corpo a riposo: mangiare stabilmente al di sotto può essere controproducente, soprattutto considerando che:

    cammina molto (7–9 km/die);
    svolge allenamenti con pesi ed elastici.

    Più utile sarebbe lavorare su:

    un deficit calorico moderato;
    alimentazione equilibrata con carboidrati ben gestiti, proteine adeguate e grassi di qualità;
    continuità e sostenibilità.

    Inoltre, vicino al normopeso il dimagrimento tende fisiologicamente a essere più lento: perdere gli ultimi chili richiede spesso più pazienza che restrizione.

    Le suggerirei di:

    evitare approcci troppo rigidi;
    valutare anche la composizione corporea e non solo il peso;
    dare importanza alla massa muscolare, che aiuta metabolismo e tonicità.

    Con l’attività che già svolge, un approccio più bilanciato potrebbe darle risultati migliori rispetto a restrizioni molto severe.

    Distinti saluti,
    Dr Luca Agostini


    Buongiorno,
    Volevo porvi delle domande.
    La prima è in una dieta da ripresa di peso come consigliate di dividere i macronutrienti? Io pensavo ad un 45% carboidrati 35% proteine resto in grassi. Ha senso?
    In tale contesto, decido cosa mangiare durante i pasti al momento, se per cena mi mancano tot calorie totali (avendo già fatto i pasti precedenti) vado ad aumentare le quantità di cibo o meglio dividere facendo magari un pasto pre nanna? (O prendo come dato il petto di pollo, se lo sostituisco con il nasello magari aumento quest ultimo anche a 300gr)
    Grazie per chi mi risponde

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Luca Agostini

    Buongiorno,
    in una dieta finalizzata alla ripresa di peso e della massa muscolare, la distribuzione dei macronutrienti deve essere soprattutto equilibrata e sostenibile.

    La ripartizione che propone (45% carboidrati, 35% proteine, 20% grassi) può funzionare in alcuni casi, ma il 35% di proteine è spesso più alto del necessario. Generalmente è più utile:

    mantenere un buon apporto proteico, ma senza eccessi;
    dare spazio anche ai carboidrati, fondamentali per energia, allenamento e recupero.

    Una distribuzione più comune potrebbe essere indicativamente:

    45–55% carboidrati
    20–30% proteine
    20–30% grassi

    Naturalmente dipende da peso, attività fisica e obiettivi.

    Per quanto riguarda i pasti:

    non è obbligatorio “chiudere i conti” aumentando enormemente la cena;
    spesso è più comodo e digeribile distribuire le calorie nella giornata con uno spuntino serale/pre nanna, soprattutto se il fabbisogno è elevato.

    Ad esempio:

    yogurt greco e frutta secca;
    pane e ricotta;
    latte/yogurt e cereali.

    Sul discorso delle sostituzioni: sì, ha senso adattare le quantità in base all’alimento scelto. Ad esempio il nasello è più magro del pollo, quindi può essere necessario aumentarne la quantità per raggiungere proteine e calorie simili.

    L’aspetto più importante resta:

    raggiungere il fabbisogno totale;
    distribuire bene proteine ed energia durante la giornata;
    evitare pasti troppo abbondanti e difficili da gestire.

    Distinti saluti,
    Dr Luca Agostini


    Salve, ho disbiosi intestinale riscontrata dal 31 marzo, con indicano a 54, il gastroenterologo mi ha dato a colazione e cena butyrose per un mese e un altro mese solo a colazione, per 20 giorni gastrozen e sto prendendo omega 3 durante il pranzo, ho seguito già da 4 settimane (con oggi concludo la 4º settimana) la dieta lowfodmap ma non vedo risultati, è migliorato solo l’alvo in quanto prima con stipsi alternata a diarrea, ora invece ogni giorno anche se non sempre regolarek, ma il gonfiore addominale persiste dopo i pasti soprattutto pranzo e cena e a volte senso di peso addominale. Considerando che sono già magra e ho perso 3kg in questi mesi (assumo porzioni ad esempio: 90 gr di riso 150 proteine e 150 verdure) cosa posso introdurre? (Sto mangiando ad esempio pasta senza glutine e riso da 4 settimane, pollo tacchino pesce bianco, burro chiarificato, mandorle, pane a lievitazione naturale sempre tostato)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Luca Agostini

    Buongiorno,
    dal quadro che descrive sembra che qualcosa stia già migliorando (soprattutto l’alvo), ma probabilmente il problema principale ora è la persistenza del gonfiore e della sensibilità intestinale.
    Ci sono alcuni aspetti importanti da considerare:


    La dieta low FODMAP non sempre porta benefici immediati sul gonfiore, soprattutto se protratta troppo rigidamente. Dopo circa 4–6 settimane, in assenza di miglioramenti significativi, è corretto rivalutare il percorso.


    Il fatto che abbia perso peso pur essendo già magra suggerisce di evitare ulteriori restrizioni inutili.


    Inoltre, alimenti teoricamente “consentiti” possono comunque risultare fermentativi o difficili da tollerare individualmente:


    frutta secca (mandorle)


    grandi quantità di fibre


    pane tostato anche se a lievitazione naturale


    eccesso di riso/pasta senza glutine molto raffinati


    Anche il modo in cui si mangia può incidere molto:


    pasti troppo abbondanti


    mangiare velocemente


    stress o tensione addominale
    possono aumentare gonfiore e senso di peso.


    Più che togliere ulteriori alimenti, spesso è utile:


    lavorare sulla varietà graduale;


    inserire piccole quantità di alimenti ben tollerati;


    valutare fibre solubili delicate (se indicate dal professionista);


    controllare che non ci sia un importante rallentamento della motilità intestinale.


    Attenzione anche al rischio di focalizzarsi eccessivamente sulla dieta: quando l’intestino resta molto sensibile, restrizioni sempre maggiori possono peggiorare la qualità di vita senza reali benefici.
    Vista la perdita di peso e la durata dei sintomi, le consiglierei una rivalutazione con un professionista esperto in disturbi funzionali intestinali per capire se il focus debba spostarsi meno sulla restrizione e più sulla gestione della motilità, del microbiota e della tolleranza individuale.
    Distinti saluti,
    Dr Luca Agostini


    Buongiorno, non riesco a capire se sono intollerante al lattosio.
    I miei risultati:
    T0 -28,32
    T90 -26,99
    RECUPERO PERCENTUALE 13,3
    leggevo che il T0 dovrebbe essere più basso.. che ne pensate? Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Luca Agostini

    Buongiorno,
    dal valore che riporta sembra si tratti di un test legato al metabolismo del lattosio, probabilmente un Breath Test al lattosio.

    In generale, per interpretare correttamente il risultato non basta guardare solo il valore del T0: è importante valutare:

    andamento dei valori nel tempo;
    eventuale aumento di idrogeno/metano;
    sintomi comparsi durante il test;
    range di riferimento del laboratorio.

    Un T0 “alto” può dipendere da diversi fattori, ad esempio:

    preparazione non ottimale al test;
    fermentazioni intestinali;
    disbiosi o SIBO;
    alimentazione dei giorni precedenti.

    Il dato che riporta (“recupero percentuale 13,3”) da solo non permette di confermare o escludere con certezza una Intolleranza al lattosio.

    La cosa più importante è correlare il test ai sintomi:

    gonfiore, diarrea, crampi o nausea dopo latte e latticini possono essere indicativi;
    se invece tollera alcuni latticini (es. stagionati o yogurt), potrebbe trattarsi di una sensibilità parziale.

    Le consiglio di far interpretare il referto completo al professionista che ha prescritto l’esame, evitando eliminazioni drastiche senza una diagnosi chiara.

    Distinti saluti,
    Dr Luca Agostini


    Attualmente faccio uno spuntino pomeridiano con
    40-50 gr di pane e 20 gr burro arachidi.
    Dal punto di vista nutrizionale e completo?
    Poi potete darmi un paio di alternative sulle 250 calorie ds poter consumare?
    Grazie e buona giornata

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Luca Agostini

    Buongiorno,
    il suo spuntino è nel complesso ben strutturato:

    il pane apporta carboidrati utili come fonte energetica;
    il burro d’arachidi fornisce grassi buoni e una piccola quota proteica, aumentando la sazietà.

    Per uno spuntino da circa 250 kcal può quindi andare bene, soprattutto se inserito in un’alimentazione equilibrata.

    Se volesse renderlo ancora più completo dal punto di vista nutrizionale, potrebbe aggiungere occasionalmente una piccola quota proteica o di fibra, ad esempio:

    frutta fresca;
    yogurt;
    qualche frutto secco.

    Alcune alternative equilibrate sulle 200–250 kcal possono essere:

    yogurt greco + frutta fresca + poca frutta secca
    2–3 gallette o wasa con ricotta o formaggio spalmabile
    pane + bresaola/tacchino
    banana piccola + mandorle
    yogurt e cereali semplici
    toast piccolo con pane integrale e crema 100% arachidi

    L’aspetto più importante è che lo spuntino sia:

    saziante;
    pratico;
    sostenibile nel tempo;
    coerente con il suo fabbisogno giornaliero.

    Distinti saluti,
    Dr Luca Agostini


    Buonasera, da circa 4 mesi mi è stato diagnosticato colon irritabile senza colonscopia. Non diarroico ma gonfiore addominale soprattutto il pomeriggio, gas intestinali, rutti a digiuno e dopo i pasti, dolori sparsi altezza spalle e altezza reni. Ecografia addominale completa negativa. Feci una volta al giorno solo la mattina escono insieme alla pipi, morbide spugnose. Per 2 mesi debridat e vls3 senza miglioramenti. Ora sono seguita da un nutrizionista mi ha consigliato per una settimana normix da abbinare kijimea colon pro. Kijimea continuare per almeno 2 mesi. Che ne pensate?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Luca Agostini

    Buonasera,
    i sintomi che descrive sono compatibili con una Sindrome dell’intestino irritabile, anche se la diagnosi dovrebbe sempre essere valutata nel contesto clinico completo.

    Il fatto che:

    ecografia sia negativa;
    alvo sia quotidiano;
    non ci siano miglioramenti importanti con antispastici e probiotici,

    fa pensare a un disturbo funzionale intestinale in cui il gonfiore e la fermentazione hanno un ruolo importante.

    L’associazione di Normix con Kijimea viene spesso utilizzata proprio in questi casi, soprattutto quando si sospetta una componente fermentativa o una possibile SIBO.

    Tuttavia è importante sapere che:

    i risultati non sono immediati;
    il miglioramento può richiedere settimane;
    alimentazione, stress e motilità intestinale incidono molto sui sintomi.

    Un altro aspetto importante è evitare restrizioni alimentari troppo drastiche senza una reale necessità.

    Se i sintomi dovessero persistere nonostante il percorso intrapreso, potrebbe essere utile approfondire con il gastroenterologo l’eventuale presenza di disbiosi o SIBO.

    Distinti saluti,
    Dr Luca Agostini


    Buongiorno, dovrei perdere peso e per problemi di lavoro non riesco a seguire una dieta. Vomevo chiedere se quei frullati di frutta come pasto sostitutivo a colazione e pranzo sono buoni e salutari e validi come risultato. Io prendo la pasticca per il diabete tipo 2.
    Nel caso che marca mi consigliate?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Luca Agostini

    Buongiorno,
    i frullati sostitutivi del pasto possono essere una soluzione pratica in alcuni periodi, ma non dovrebbero diventare l’unica strategia per dimagrire.

    Nel suo caso, avendo Diabete di tipo 2, è importante fare attenzione perché molti prodotti contengono:

    zuccheri aggiunti;
    carboidrati rapidamente assorbibili;
    scarso potere saziante.

    Un pasto sostitutivo dovrebbe essere:

    bilanciato;
    ricco di proteine e fibre;
    con carboidrati controllati.

    Più che scegliere “la marca migliore”, è fondamentale leggere la composizione nutrizionale e valutare il prodotto insieme al proprio medico o nutrizionista, soprattutto se si assumono farmaci per il diabete.

    In generale, quando possibile, è preferibile organizzare pasti semplici ma reali (es. yogurt greco, pane integrale, proteine magre, frutta) piuttosto che affidarsi esclusivamente ai frullati.

    Distinti saluti,
    Dr Luca Agostini


    Buongiorno, scrivo per mio marito 51enne, normopeso....dagli esami del sangue di qualche giorno fa, risultano i seguenti valori alterati: glucosio 103 e colesterolo cattivo a 148...avremmo bisogno di un parere e qualche consiglio soprattutto nutrizionale, grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Luca Agostini

    Buongiorno,
    i valori che riferisce meritano attenzione ma non devono allarmare eccessivamente.

    Una glicemia di 103 mg/dl rientra in un quadro di possibile alterata glicemia a digiuno (“prediabete lieve”), soprattutto se confermata nel tempo.
    Un valore di colesterolo LDL (“cattivo”) di 148 mg/dl è superiore ai livelli considerati ottimali, soprattutto in presenza di altri fattori di rischio cardiovascolare.

    Essere normopeso è sicuramente positivo, ma non esclude la necessità di intervenire sullo stile di vita.

    Dal punto di vista nutrizionale, i consigli principali sono:

    ridurre zuccheri semplici e prodotti molto raffinati;
    limitare insaccati, fritti e grassi saturi;
    aumentare verdura, legumi, pesce e fibre;
    preferire cereali integrali;
    utilizzare olio extravergine d’oliva come principale fonte di grassi;
    mantenere attività fisica costante.

    Anche il consumo di alcol, stress, sonno e sedentarietà possono influire sia sulla glicemia che sul profilo lipidico.

    In molti casi, con un’alimentazione equilibrata e movimento regolare, questi valori possono migliorare significativamente senza necessità di terapia farmacologica, ma sarà importante monitorarli nel tempo insieme al medico curante.

    Distinti saluti,
    Dr Luca Agostini


Domande più frequenti

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