Domande del paziente (107)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Gabriella Elmo

    buongiorno
    personalmente ritengo che nell'igiene si può migliorare sempre, ma mi sembra che Lei tema di essere come contaminata dalla "sporcizia" del Suo compagno, come se Le trasmettesse qualcosa di sbagliato... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Gabriella Elmo

    Buongiorno
    credo sia necessario fare luce nei propri vissuti, proprio perché sta attraversando un periodo difficile. Ho l'impressione che sul piano sentimentale abbia preso delle decisioni troppo frettolose,... Altro


    Domande su colloquio psicologico

    Salve io sono un uomo di 42 anni 2 mesi fa ho fatto venire qui da me una ragazza ucraina e sua figlia.
    Adesso ho un serio problema lei è diventata sempre più arrabbiata con me perché dice che io sono un leone nei suoi confronti e non si fida di nessuno neanche dei medici qui nella mia città Alessandria.
    In questo momento stiamo affrontando una settimana difficile perché abbiamo scoperto che lei è incinta e ha voluto interrompere la gravidanza ieri ha preso la prima pillola ed oggi ha avuto un attacco di rabbia nei miei confronti dicendomi che sono uno stupido un leone che con me nessuno sarà mai felice....io non le ho mai fatto mancare niente ma è da molti giorni che non parliamo più stiamo in silenzio tutto il giorno gli unici momenti che parliamo è quando lei ha questi attacchi di rabbia ...ieri si è arrabbiata perché le ho chiesto come si sentiva fisicamente dopo aver preso la prima pastiglia...
    Vi prego aiutatemi a capire come comportarmi e come aiutarla

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Gabriella Elmo

    Buonasera è difficile da parte miadarLe un parere su una situazione così dolorosa. La Sua compagna sta riversando penso su di Lei la rabbia di un'intera esistenza che l'ha fatta soffrire moltissimo. La nazionalità straniera, le difficoltà incontrate in un paese in cui non è nata probabilmente hanno inciso negativamente su questa donna. Lei, credo, sta facendo tutto quello che può per stare vicino alla Sua compagna, ma penso che dovrebbe fare una psicoterapia e non solo prendere farmaci per alleviare sintomi fisici. Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo


    Buonasera Gentili Dottori, Vi scrivo per chiedere consigli su come riprendere i rapporti almeno cordiali, con il mio ex , dato che lavoriamo nello stesso ambiente, anche se io ne sono ancora innamorata..ma mi sembra impossibile potergli dire anche solo buongiorno visto che lui prende le distanze, è freddo, cammina a testa bassa quando mi vede, neanche si avvicina a salutare i colleghi in comune se ci sono io, mi tratta come se fossi invisibile..non pensavo che qualcuno mai potesse avere così paura di me nonostante non sia mai stata aggressiva, violenta..anzi sempre dolce, sensibile..capisco che non voglia avere niente a che fare con me dato che è stato lui a lasciarmi l'anno scorso, poi è orgoglioso, permaloso però mi ferisce il suo atteggiamento, non mi ha mai più neanche guardata negli occhi..mi tratta da invisibile..penso che anche se lo lo chiamassi per nome farebbe finta di non sentire; se stessi per cadere neanche mi aiuterebbe, mi calpesterebbe, non esisto..mi fa solo piangere questo suo comportamento di evitamento e indifferenza..Vi ringrazio e Vi auguro una Serena Pasqua. Cordiali Saluti.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Gabriella Elmo

    Gentile Sig.ra il suo ex marito si difende da se stesso, evitando di salutarLa davanti agli altri. Anche la colpa gioca un ruolo importante nell'atteggiamento del Suo ex che ha agito la separazione, come Lei ha detto. E' un uomo che soffre e non vuole darlo a vedere agli altri. Mi rendo conto che Lei si sente mortificata ogni volta che La ignora, ma bisogna accettare anche l'indifferenza che ci mostrano le persone che hanno detto di amarci, pensando di più a se stessi e non facendosi condizionare dagli atteggiamenti distruttivi degli altri. Forse sarebbe utile che Lei comprenda fino in fondo che la Sua unione con quest'uomo è finita e che sia arrivato il momento di costruire la propria vita in modo più autentico e indipendente. Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo


    Buonasera,
    Sto passando un periodo di stress che sfogo in ansia/attacchi di panico. Ho due bimbi di 10 mesi e due anni. Sono anche anemica (ripeterò a breve analisi compreso tsh) . Soffro da sempre di reflusso e cardias incontinente. Ho spesso fastidi allo stomaco e al petto/ dietro la schiena alta e sono spesso stanca.. il che ovviamente mi fa andare in panico e così il cerchio continua. È un cane che si morde la coda che non so come risolvere. (Oggi ho iniziato terapia per reflusso e ferro) . A gennaio ho fatto visita cardiologica+ecg risultati nella norma, il mio medico di base mi ha visitato due giorni fa e cuore e torace risultano nella norma. Ho sempre paura che sia il cuore e mi faccio venire l'ansia da sola... mi date un parere? Grazie.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Gabriella Elmo

    Buonasera gentile signora
    è evidente che sta sviluppando una sindrome psicosomatica importante che La fa preoccupare moltissimo. Penso sia opportuno iniziare una psicoterapia che Le consenta di capire e contestualizzare le ragioni del Suo stress, ridando un senso alla Sua esistenza più forte e coeso di prima. Spesso la mente non sostiene alcune emozioni associate aesperienze di vita dolorose e rigetta tutto questo sul corpo, facendo scaturire sintomi a loro volta ingovernabili e dolorosi. Vedrà che riuscirà a stare meglio e a non sentirsi soffocata sempre dalla paura. Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo


    Salve dottori ma secondo voi esiste un metodo giusto per vivere la vita ? Io mi sento sereno e felice della mia vita anche se qualche giorno fa mi è venuto un dubbio sul fatto che io di psicologia so ben poco e non so se sto vivendo veramente come dovrei vivere , se il mio vivere è in linea con i vari metodi della psicologia grazie per una risposta

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Gabriella Elmo

    Buonasera
    potrebbe scoprire cose che neanche immagina di sé, facendo una psicoterapia. Si tratta di un'avventura davvero unica ed ineguagliabile, un viaggio all'interno di sé stesso alla ricerca di nuove prospettive psichiche con cui vivere le proprie emozioni. Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo


    Buongiorno, in seguito a un infortunio sul lavoro sono rimasta invalida e mi trovo impossibilitata a svolgere le cure quotidiane della mia famiglia. Inoltre, non essendo in grado di guidare la macchina, necessito dell'accompagnamento permanente alle visite e cure mediche. Tutto ciò mi crea un forte sentimento di colpa verso la mia famiglia, mi sento depersonalizzata e inutile, anzi, mi sento un peso inutile. È normale tutto questo?
    Grazie per un'eventuale risposta.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Gabriella Elmo

    Buonasera gentile sig.ra
    certamente comprendo quanto sia difficile chiedere aiuto agli altri dopoché che Lei ha aiutato tutta la famiglia per tutta la vita. E' normale che Lei si senta "depersonalizzata ed inutile" come scrive, ma la Sua vita mi sembra di capire è cambiata molto rispetto a prima sulle cose concrete intendo. Tuttavia può continuare ad essere un punto di riferimento per la Sua famiglia, prestando ascolto alle emozioni ed alle esperienze dei Suoi cari, consigliandoli se se la sente ed empatizzando con loro. Se poi vuole fare una psicoterapia personale, penso sia un'ottima idea per ritrovare un nuovo equilibrio di vita. Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo


    Buonasera scrivo perché purtroppo non sò come muovermi... Ho un compagno che amo ma da tempo inizio a sospettare che ci sia un problema.
    Quando l' ho conosciuto era un single che si divertiva a fare serate e bere (a volte troppo) tanto da "distruggere" il gruppo in cui suonava come batterista, perché era arrivato al concerto ubriaco e non riusciva a suonare... Da addormentarsi in macchina perché dopo un matrimonio aveva alzato il gomito e non sapevo dove fosse... Insomma "serate" ma pensavo che piano piano queste abitudini smettessero.
    Invece purtroppo ha iniziato a non bere solo nel weekend adesso beve tutta la settimana... Non torna a casa che non si regge in piedi, però dice sempre con orgoglio che fa' la dieta alcolica per dimagrire, fieramente dice che invece di pranzare al lavoro per non ingrassare beve 1/2 gin-tonic. Quando arriva a casa magari né beve un' altro, più l' amaro, in settimana... Nel weekend dà il meglio di sé è capace di bersi mezza bottiglia di gin da solo, associata a qualche bicchiere di vino e amaro. Quando torniamo a casa si arrabbia per ogni cosa, una luce lasciata accesa, perché gli dico di non avvicinarsi perché puzza di alcol e il suo sguardo mi spaventa e lì inizia ad insultarmi, litighiamo. Mi accusa di esagerare, di non rompere che non ha bevuto troppo.
    Purtroppo ho 3 figli e i 2 più grandi iniziano a guardarlo male, si vergognano quando esagera e mi chiedono del perché beva così tanto se sà che poi si riduce un straccio.
    Io non sò che fare... Vorrei separarmi perché quando affrontiamo il tema da sobrio, mi accusa di essere esagerata e che voglio trovare una scusa per portargli via i figli, ma non è una scusa... Mi dice che sapevo che ha sempre bevuto e che lo regge quindi vuole dire che non esagera. Di non parlargli di terapia perché lui non ha nessun problema ma sono io che non lo amo come prima.
    Questa situazione mi sta' distruggendo

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Gabriella Elmo

    Buonasera gentile Sig.ra
    immagino quanto possa essere dolorosa la Sua situazione accanto a un compagno dipendente dall'alcol ed incapace di riconoscere i propri problemi. Se Lei pensa di non amare più quest'uomo forse potrebbe ricorrere alla separazione e iniziare a ricostruire la Sua vita su basi più solide e stabili. L'alcolismo del Suo compagno andrebbe affrontato in un gruppo di mutuo aiuto, giacché per questo tipo di dipendenze i gruppi funzionano meglio dei singoli terapeuti, ma il problema è che quest'uomo non ammette di avere bisogno di aiuto e se la prende con Lei. Forse la psicoterapia potrebbe essere più utile per Lei, per rafforzare se stessa e le proprie convinzioni in un momento in cui si sente ingiustamente accusata di volere togliere i figli al Suo compagno. La psicoterapia potrebbe aiutare Lei a fare una scelta adulta ed a cambiare pagina definitivamente. Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo


    Vado da uno psicoterapeuta (anche psichiatra) da quando ho 19 anni, ora ne ho 33. All'inizio non uscivo di casa e mi coricavo alle 4 per poi alzarmi tardi, avevo molti pensieri e impiegavo tanto tempo per vestirmi perché pensavo.
    Ora continuo a non vedermi sciolto, certo non è come prima, ma le difficoltà nelle relazioni sono evidenti, la rigidità si vede anche quando mi muovo: cerco sempre di non far spostare i vestiti specialmente quando mi abbasso per esempio per prendere qualcosa.
    Anche il rimuginio si è ridotto, ma continua a non farmi stare sereno.
    All'ultimo appuntamento ho chiesto esplicitamente un piano operativo, degli esercizi pratici tra una seduta e l'altra.
    Il terapeuta dice che per la rigidità non c'è un esercizio ma una volontà di lasciar andare determinati pensieri.
    Poi ha fatto questo discorso: da un lato devo rispettare chi sono (di essere in un certo modo). La rigidità non la devo cambiare ma modellare perché non è sbagliata, mi aiuta a raggiungere degli obiettivi che le persone che non sono così rigide non riescono ad ottenere.
    Poi ha detto che molte volte ho perso occasioni per la mia rigidità e ha fatto un esempio: se esco con gli amici e vanno a ballare in discoteca e fanno le 3 di notte, ovviamente ho replicato che poi mi rovinerei il giorno dopo e dunque uscirei e me ne tornerei prima. Secondo lui potrei anche tornare all'una a casa, come se non riuscisse a rendersi conto che se mi corico tardi, anche solo una volta, il giorno dopo non riesco a fare niente, nemmeno andare in palestra.
    Non ho mai capito perché omologarmi possa farmi risolvere i miei problemi che mi hanno portato dallo psicoterapeuta.
    Ho come la sensazione che continuare con l'attuale terapeuta non potrà mai portarmi ad un cambiamento perché mi viene chiesto ciò che è impossibile.
    Non capisco cosa devo fare per cambiare quella che definisco rigidità.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Gabriella Elmo

    Buongiorno comprendo la Sua difficoltà del momento in terapia, ma forse bisognerebbe chiarire meglio con il Suo terapeuta il tema dell'omologazione che sembra esserLe stato rimandato in terapia dal professionista che La segue. Non deve , a mio parere, assolutamente omologarsi a nessuno, ma se ha sentito un invito a farlo è bene parlarne in terapia e chiedere chiarimenti ulteriori. Quanto al tema della rigidità, esso mi sembra un pò riduttivo di altre problematiche psicologiche che sento affiorare nelle parole che scrive: paura della solitudine per es., difficoltà ad accettare il Suo modo di essere, forse bassa autostima? La inviterei quindi a chiarire meglio in terapia ciò di cui ha scritto, cercando di spiegare all'analista e a se stesso i motivi della Sua perplessità. Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo


    Salve, sono una ragazza di meno di trent'anni e sto facendo un percorso di psicoterapia da molti anni ormai.
    Soffro di ansia, DOC e ipocondria.
    Sono in un periodo in cui nonostante conosca i meccanismi che mi portano a sviluppare i sintomi e i pensieri ossessivi mi sento bloccata e spesso sono in balia delle mie paranoie. Mi viene istintivo chiedere rassicurazioni mediche perché ho troppa paura di morire o di poter far male agli altri senza volerlo.
    Queste paranoie mi stanno cambiando la vita e non so come affrontarle. Avete dei consigli da darmi? So che non è facile con un consulto a distanza, ma qualsiasi spunto potrebbe essermi utile.
    Come posso fare per uscire dal circolo vizioso delle rassicurazioni mediche? Questa è la cosa che mi sta dando più problemi in assoluto. Spesso penso che delle abitudini normali che ho o cose che ho fatto in passato possano mettere a rischio la mia salute attuale (ad esempio aver usato prodotti chimici anni fa senza protezioni, oppure la muffa in casa), solo che il pensiero non si risolve rassicurandomi con l'assenza di sintomi, ho sempre bisogno di cercare spiegazioni sempre più cavillose per potermi preoccupare di qualcosa che in quel momento fa più presa su di me. Quando analizzo un pensiero ossessivo e mi tranquillizzo questo passa, ma poi me ne viene un altro poco dopo. Non sono mai veramente tranquilla e ho paura che questo possa davvero farmi ammalare.
    Avreste dei consigli da darmi? Io davvero non so più cosa fare. Le persone intorno a me cercano di rassicurarmi ma ovviamente non basta, non basta nemmeno farmi esami e vedere che non ho nulla di evidente perché ho paura di qualcosa di nascosto. Secondo voi ha senso ricercare danni nascosti in assenza di sintomi o è del tutto inutile? Una delle cose che più mi terrorizzano sono i danni silenti a lungo termine.
    Scusate se posso sembrare paranoica ma spero di aver reso l'idea di quale sia la mia situazione psicologica. Aggiungo che non sono in terapia farmacologica.
    Grazie per il vostro tempo.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Gabriella Elmo

    Buongiorno
    credo che sarebbe utile una terapia farmacologica almeno per contenere l'ansia scatenata dai sintomi ipocondriaci che sono altamente pervasivi e che inducono certamente grande sofferenza in chi li vive. La letteratura psicoanalitica (Kohut) e l'esperienza clinica collegano l'ipocondria ad un pericolo di "frammentazione" del proprio Sè, accompagnato da senso di schiacciamento psichico e di solitudine estrema in molti casi. Comprendo e sento quanto Lei possa stare male, ma occorre approfondire meglio in terapia i conflitti e le angosce che hanno accompagnato sin'ora la Sua vita unitamente alla necessità di affiancare a questo lavoro un progetto di vita futura a partire dalle Sue inclinazioni e dai Suoi desideri, forse mai veramente ascoltati e compresi. Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo


    Salve, grazie in anticipo delle risposte.

    Recentemente ho subito una rottura di 5 anni di relazione con la mia compagna (ha voluto interrompere lei), che a parte i soliti sintomi post-rottura moltiplicati esponenzialmente, mi sta portando ad una fase di analisi della mia vita. In questi recenti mesi infatti ho avuto:

    - Dipendenza emotiva totale dalla relazione
    - picchi di ansia /depressione /apatia dovuta a insoddisfazione cronica
    - pensieri ricorrenti di suicidio
    - annullamento del desiderio sessuale
    - confusione continua su direzione di vita e lavoro
    - autostima pessima

    Vorrei capire visto l'insieme qual'è la terapia che consigliate migliore per la mia situazione e chi può svolgerla (psicologo, psicoterapeuta, psichiatra, ecc.),
    Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Gabriella Elmo

    Buongiorno e grazie del messaggio. Penso che una psicoterapia di tipo psicodinamico sia molto indicata nei casi d'ansia/depressione, per chiarire le cause di tali stati d'animo. Potrebbe ridare un senso nuovo alla Sua vita, ricontestualizzando i motivi e le origini di una condizione così dolorosa, quale è quella in cui vive da molto tempo e accrescere soprattuto la propria autonomia emotiva e la propria autostima. Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo


    Buongiorno,

    ho 38 anni, donna, e sette mesi fa mi è stata diagnosticata positività a hpv18. Ho avviato tutto l'iter di vaccini, colposcopie, pap test, fermenti e chi più ne ha. Il problema adesso resta relazionale. Ho 38 anni e sono single. Mi chiedevo come si comunica una cosa del genere (perché si deve comunicare e siamo d'accordo su questo) a un'eventuale conoscenza, sapendo che al 99 percento quella persona si rifiuterà di avere una qualsivoglia relazione sessuale e quindi relazionale, dal momento che l'hpv si trasmette anche con preservativo? Devo smettere di conoscere gente finché non mi negativizzo? La gente oggi come oggi, durante gli incontri sparisce per molto molto meno. Grazie a chiunque mi risponderà

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Gabriella Elmo

    Buongiorno, credo che dovrebbe concedersi del tempo per guarire e ritrovare il proprio equilibrio psico-fisico. Potrebbe ricorrere ad una psicoterapia di tipo psicodinamico che Le consenta nel frattempo di conseguire maggiore sicurezza verso se stessa ed alimentare aree di interesse non legate unicamente alla sfera sessuale. Sento nelle parole che scrive l'ansia di guarire più in fretta possibile e Le sono vicina in questo, ma penso che occorra darsi il tempo di curarsi nel modo più adeguato possibile, migliorando le relazioni quotidiane ed affrontando un percorso che Le consenta di raggiungere un'autostima più sentita. Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo


    Buongiorno,
    devo iniziare una terapia di coppia e non so valutare la differenza tra i vari specialisti né tra i diversi approcci.

    Sono sicuramente molto confuso nell'avvicinarmi a un sistema che non conosco e che ha una grande varietà di scuole di pensiero diverse. Solo su Wikipedia vengono indicati 8 orientamenti teorici principali più altri secondari. Ho iniziato a informarmi ma non sono in grado di scegliere quale scuola di pensiero sarebbe più efficace o attualmente reputata valida o adatta al mio scopo.

    Sempre secondo Wikipedia: “la legge … non fornisce una definizione univoca del termine psicoterapia, dei suoi contenuti, delle metodologie o dell’ambito di applicazione teorico-clinico” e ancora “l’assenza di una definizione esplicita lascia spazio ad ambiguità interpretative, che si riflettono sia nel dibattito scientifico sia nella prassi clinica. In quest’ultima, infatti, il termine psicoterapia può assumere significati non sempre univoci”. Anche questo mi lascia perplesso.

    Mi immagino di ricevere risposte come: “scegli uno specialista e se vedi che non funziona cambia” ma mi sembra assurdo scegliere a caso e troppo laborioso passare da uno all’altro finché non trovo quello giusto. Porterebbe inoltre al rischio di scegliere chi mi dice quello che voglio sentirmi dire. E trattandosi di terapia di coppia la cosa potrebbe non andare bene solo a uno dei due, al ché l’altro si sentirebbe legittimato a dirgli “non stai ascoltando quello che ti viene detto, non ti impegni”.

    Per esempio leggo in un intervento di un terapeuta: "non posso che raccomandarle un percorso di psicoterapia analitica junghiana" che mi sembra proporre un percorso estremamente specifico, probabilmente quello si cui si occupa chi l'ha scritto.
    Non so se devo rivolgermi di preferenza a uno psicoterapeuta o se anche uno psicologo va bene. Leggo nei curricula frasi come “credo in un approccio xxx, in un percorso yyy, in una terapia zzz” e sono confuso da un linguaggio in cui alcuni professionisti credono (come se stessimo parlando di religione?) in una cosa e la scrivono esplicitamente lasciandomi immaginare che così facendo si differenziano da altri professionisti che in quelle cose non credono e agiscono diversamente.

    Ho letto altresì che il diverso orientamento teorico non cambia l’efficacia della terapia ma non sono convinto di ciò. E’ chiaro che la bravura di un terapista non dipende dal sesso o dall’età ma mi dico anche che non può essere indifferente.

    Ho ricevuto alcuni contatti da una terapeuta (non la conosco, né lei conosce il nostro caso). Ha consigliato dei colleghi che stima del suo stesso indirizzo ma questo non risolve i miei dubbi sulle metodologie. Mi ha anche stupito che una delle poche informazioni che ha offerto sia l’età del terapista.

    Nella zona in cui vivo ci sono centinaia di terapisti (molti anche molto giovani) e i loro curricula sono difficili da interpretare. Come scegliere?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Gabriella Elmo

    Buongiorno
    per la terapia di coppia Le suggerirei un terapeuta sistemico-relazionale. Mi sembra l'indirizzo più indicato per analizzare ed affrontare i rapporti di coppa secondo la mia esperienza personale. Si tratta di un indirizzo psicoterapeutico che Le consentirebbe di ricostruire il senso più profondo delle relazioni di coppia, nonche' la storia famigliare di ciascuno di voi due, i meccanismi proiettivi messi in gioco quotidianamente rispetto ai ruoli che si assumono di fronte alle diverse problematiche che la vita ci pone di fronte. Sono convinta che un approccio sistemico-relazionale potrebbe certamente giovarvi nel riflettere su ciascuno di voi due separatamente e in coppia. Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo


    Buongiorno, sono una ragazza di 27 anni e sono fidanzata con un ragazzo di 25 anni da ormai quasi 3 anni.
    Vi scrivo in seguito a un episodio avvenuto ieri sera che mi ha mandata abbastanza in crisi.
    Eravamo a letto, io ero buttata sopra di lui e stavo guardando il cellulare, ho fatto una battuta davvero di cattivo gusto sul fatto di andare a letto con un altro ragazzo, me ne stavo pentendo già mentre la facevo ma non so spiegarvi perchè ma mi piace stuzzicarlo e infastidirlo per ottenere attenzioni (questo da sempre).
    Lui, che era sotto di me sul letto, ha reagito dandomi uno schiaffetto sul viso in segno di rimprovero. Non era forte però l'ho sentito e il gesto in se mi ha fatta infuriare.
    So per certo che non era sua intenzione farmi del male, quando litighiamo non ha mai nemmeno accennato a segni di violenza anzi, solitamente sono io quella che sbrocca di più (mai fisicamente).
    Però lui ha sempre avuto questo vizio di dare queste schiaffette sul viso per rimprovero, non lo fa sempre ma ogni tanto capita.
    Mi sento ancora più stupida perchè sono io la prima a farlo.. nel senso che anch'io per scherzo o per rimprovero a volte gli do questi buffetti sul viso.
    Però ieri, siccome l'ho sentito, mi sono preoccupata.
    E' secondo voi un campanello allarmante?
    Quando gli ho fatto notare che non mi piace, per l'ennesima volta, che mi aveva fatto male e dicendogli più volte che è scemo, lui ha detto che io sono scema a fare battute del genere, che gli schiaffetti li do anch'io e che era uno schiaffetto e non uno schiaffo.
    Ho tenuto il muso per tutta le sera e tutta la notte, lui è molto affettuoso e ha cercato più volte le coccole che io non gli ho fatto.
    Questa mattina gli ho detto che avrebbe dovuto chiedermi scusa e lui l'ha fatto ma ha ribadito nuovamente che non era uno schiaffo e mi ha chiesto di chiedergli scusa per la battuta che ho fatto.
    Scusatemi se mi sono dilungata ma ci penso da tutto il giorno e non so come analizzare la situazione.
    Sto esagerando io?
    Grazie mille sin da ora

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Gabriella Elmo

    Buongiorno, mi sembra che il vostro rapporto sia centrato sul battibecco e sulla richiesta esplicita di attenzioni dell'uno vero l'altra Perchè provoca il Suo fidanzato? Forse per avere ogni volta conferma che Lei è importante per lui? Non credo che ciò La porti a stare meglio e credo che questi "schiaffetti" come Lei li definisce siano come dei richiami da parte del Suo ragazzo a non oltrepassare dei confini interni che Lui sente calpestati ogni volta che Lei lo provoca. Forse potreste limitarvi a vivere il presente senza troppe aspettative, godendo delle cose belle che avete, senza arrivare a molestie fisiche che danneggiano solamente i vostri momenti insieme. Cordiali saluti
    dott.ssa G.Elmo


    Salve , ho una situazione con una ragazza che lavora che mi fa male. Dal giorno 1 eravamo vicini, connessi, sempre a parlare e c'erano di interesse foete da entrambe le parti. Col tempo, anche dopo qualche uscita, tutto e svanito. Quando le dissi che mi piaceva tanto, mi disse che mi vedeva come un fratellino avendo 6 anni in piu di me. Fatto sta che i rapporti erano sempre buoni, fino a che ho avuto un periodo molto buio tra gennaio e marzo dove avevo scoperto che aveva detto di questa mia confessione in giro con amici nostri. Questa cosa mi ha fatto arrabbiare, le ho levato il saluto e non abbiamo piu avuto contatti a parte visivi dato che ci vediamo tutti i giorni a lavoro. Io sto male, non so più che fare e credo di averla trattata male. Mi manca tuttoo, vorrei solo prenderla e abbracciarla e dirle che e tutta colpa mia, che lei è unica e che io le voglio bene ma è.come se avessi preso l abitudine di non calcolarla. cosa faccio?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Gabriella Elmo

    Buongiorno
    potrebbe fare ciò che scrive nella Sua email e cioè abbracciare questa ragazza e parlarle chiaramente, ma sento che vedrebbe questo come una perdita della propria autostima. Inoltre ha timore di essere di nuovo respinto e non riconosciuto nei Suoi tentativi di chiarire come si sente. Tuttavia penso che dovrebbe provare a parlare con schiettezza. Si potrebbe certamente sentire meglio dopo e ciò Le consentirebbe di acquisire maggiore sicurezza i se stesso. Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo


    Buonasera Cari Dottori, Vi scrivo per chiederVi pareri..sto seguendo un corso per la seconda volta perché non mi sentivo pronta per l'esame..ma il professore quando fa domande riguardanti gli argomenti di lezione, le mie risposte seppur giuste è come se non andassero mai bene perché il professore dice "non sei stata precisa" oppure "non devi essere troppo precisa", altra volta "ho capito, ma quale è il perché?" . Ieri, ho sbagliato una risposta e lui ha detto"non dovete rispondere a caso " "voi non vi chiarite i dubbi"in realtà mi sono sentita offesa anche se ha parlato al plurale.. quando rispondo è perché ho delle conoscenze di altri esami , non parlo per aprire bocca ma non ho potuto difendermi, replicare, fargli capire che non è come pensa lui..non mi ha mai detto brava come mi è stato detto da alcuni altri docenti eppure l'anno scorso ad un convegno mi ha salutata dicendomi che avevo fatto bene a partecipare ..non capisco questo cambiamento di comportamento..mi sento svalutata..già di mio ho una bassa autostima, sono sensibile, introversa, timida ed il fatto di rispondere alle lezioni mi ha sempre aiutato, mi dà più forza, stimolo anche se prima di rispondere sento il cuore che batte, a volte tremo, imbarazzo..però con questo professore mi sembra di non essere compresa, a volte è come se io dicessi "A" e lui "B".. Grazie per i vostri consigli. Buona Serata.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Gabriella Elmo

    Buongiorno
    mi sembra di cogliere nella Sua e mail un senso di bassa autostima personale e la necessità di essere sempre performativa e di aspettarsi riconoscimenti che non arrivano come Lei vorrebbe e che La fanno sentire frustrata e inadeguata. Sembra inoltre che Lei debba dimostrare a questo professore le proprie conoscenze, forse pure quando non ne ha voglia. Il fatto che il prof Le dica di rispondere in modo più preciso alle domande non vuol dire che consideri la Sua preparazione non all'altezza Le sue(quelle del prof) sono osservazioni di metodo che Lui è tenuto a fare. Tuttavia Lei si offende e non si sente accolta e stimata. Credo che sarebbe opportuno considerare che forse Lei proietta in questa persona delle aspettative di approvazione eccessive, forse quelle che non ci sono state in passato nella Sua famiglia. A questo riguardo potrebbe essere utile fare un percorso di psicoterapia individuale per comprendere le cause dei Suoi risentimenti più profondi. Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo


    Ho appena terminato una relazione con una ragazza di 26 anni, di cui sono innamorato perso. (Io ne ho 12 in più )
    Ed a suo dire anche lei, 3 settimane fa abbiamo prenotato le ferie estive insieme, la settimana scorsa mi ha presentato tutti i suoi parenti, e due settimane fa mi lasciava bigliettini per casa dicendomi che mi ama, che mi scieglierebbe ogni giorno, che nei momenti bui sono la sua luce e che sono il suo tutto eccetera.
    Ora, a distanza di una settimana mi dice che il sentimento è cambiato, che non sa più quello che vuole, che prima era sicura di volere una famiglia, ora no. Che vuole stare sola, che non è mai stata sola in vita sua, e che ha bisogno di tempo per sé!
    Da un giorno all’altro, senza spiegazioni, senza litigate, dalla mattina alla sera.
    Non riesco a darmi spiegazioni

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Gabriella Elmo

    Forse questa ragazza ha solamente paura dei propri sentimenti e teme di trovarsi in una condizione di dipendenza affettiva che non sa al momento come gestire. La vedo come una ragazza giovane che oscilla tra la sicurezza dei propri affetti famigliari e la spinta a crescere e diventare una donna dall'altra parte. Capisco che Lei si senta disorientato in questo momento ma forse occorre dare più empo all'altra persona per maturare i propri stati d'animo. Cordiali salui
    dott.ssa G.Elmo


    ho perso 40 kg con il by pass gastrico fatto il 14 ottobre 2025 .
    però ovviamente ci tengo a sottolineare che a livello gastrico la fame è contenuta perchè la capienza di cibo nello stomaco è decisamente minore rispetto a prima .
    sono molto felice di aver perso peso ok.. ma comunque la fame emotiva è ancora viva e le emozioni sono ancora intense talmente tanto che delle volte mangio un pochettino in più , non come prima ma ci sono ovviamente quei momenti .
    allora io oggi scrivo qui 1 perchè penso che tutto si può risolvere nella vita . Questi disturbi purtroppo sono dei disturbi dell animo più che della mente .. dell animo perchè dal mio punto di vista chi mangia tanto , chi si abbuffa nasconde dentro di sè un mondo molto caotico , pieno di incomprensioni , a volte a mio parere anche strano perchè non viene capito da nessuno .
    pensate che io che per anni ho combattuto contro il mostro dell obesità , io che per tanto tempo mi sono odiata allo specchio e disprezzata ... mi sento certe volte ancora quella di prima .
    ho una famiglia molto malsana che nonostante ciò mi vuole bene ok ma è letteralmente malsana e disfunzionale .
    mia mamma non accetta il mio cambiamento fisico , a primo impatto penso che sia gelosa .
    ATTENZIONE , NON DICO CHE È GELOSA PERCHÈ È CATTIVA .. CI MANCHEREBBE , È MIA MADRE , ma secondo me dato che è stata per molto tempo abituata a vedermi in un certo modo con una coperta di grasso metaforicamente parlando che nascondeva la mia vera personalità , ora mi vede diversa , solare , energica , positiva etc... e quindi lei riflettendoci bene non è che non mi accetta ma ancora non deve abituarsi a questa nuova immagine di me cambiata , diversa ma non del tutto perchè nonostante il mio dimagrimento io sono sempre silvana .. silvana che ha delle passioni , silvana che ha degli interessi , degli obiettivi di vita importanti che vuole raggiungere .
    Il rapporto tra me e mia madre non è mai stato dei migliori , tra me e lei è stato presente sempre un grande conflitto . Ricordo ancora che quando ero molto piccola lei mi diceva di non mangiare troppo , di stare attenta alla linea , parlava sempre del fisico magro e asciutto perchè anche lei è stata sempre fissata con la linea ... sempre .
    mio padre è diversi da mamma , è più positivo , prende la vita più con il sorriso ma secondo me si lascia influenzare parecchio dalla negatività di mamma ...
    mamma purtroppo non cambierà mai , questo lo devo accettare .
    però quello che voglio dire è che non posso cambiare io chi non vuole cambiare , ognuno deve assumersi la propria responsabilità al cambiamento ma prima ancora deve avere consapevolezza di avere un Problema e mia mamma non ha questa consapevolezza e a me non frega perchè io voglio godermi la mia rinascita e pensare a me stessa , alla mia vita e ai miei obiettivi
    via le persone negative ....

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Gabriella Elmo

    Buongiorno credo che debba dare a se stessa e a Sua madre il tempo di maturare questo enorme cambiamento fisico intervenuto dopo l'operazione. E' importante che Lei si senta soddisfatta di ciò che ha fatto per sé e che si senta soprattutto bene con se tessa. e' naturale che Sua mamma senta di non avere più il controllo su di Lei e sulla Sua salute. Ciò potrebbe mettere sua mamma in difficoltà, ma credo che sia proprio questo il punto: è Lei la padrona del proprio corpo e della Sua salute fisica e ciò fa sentire la mamma in crisi e disorientata, come se stesse di fronte ad una sconosciuta. Credo sia utile affrontare queste emozioni insieme e parlarne il più possibile, affinchè il vostro rapporto maturi e si evolva in positivo. Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo


    Salve, scrivo per cercare di capire come vede, dall’esterno, la mia situazione un professionista.
    Premetto che sono single, sono un ragazzo, ho 25 anni, esattamente come la ragazza di cui parlerò.
    Un paio di mesi fa incontrai questa ragazza in una discoteca fuori dalla mia città, dove io lavoro. Era lì con dei suoi amici per puro caso.
    Durante la serata non ci siamo mai parlati nonostante sapevamo entrambi chi eravamo, ovvero che ci vedevamo tantissime volte in altri locali della nostra città ma non ci siamo mai parlati.
    Io l’ho sempre conosciuta, per le voci che giravano, come una alla ricerca costante di lusso, hype social e soldi. Come una che era uscita da 2 anni da una relazione di 5vanni tossica, con il suo ex che la comandava, manipolava, ricattava ecc. (lei stessa mi racconterà tutto ciò in seguito)
    Dopo la serata lei inizia a seguirmi su qualsiasi social e mi scrive; curioso che mi scrisse inizialmente per risolvere un problema sentimentale che aveva con un suo amico e mi volesse parlare come se ci conoscessimo da sempre.
    La aiutai, in quanto il suo amico era anche mio, ma nei giorni successivi lei tornò molto insistente nel cercarmi.
    Per farla breve, nel giro di una settimana inizia una frequentazione importante. Ci scriviamo dal buongiorno alla buonanotte ogni giorno. Complimenti su complimenti, parole dolci, chiamate infinite per farci compagnia di notte ecc. Tutto perfetto e magico.
    Dopo 2 settimane cosi, si fida anche di salire in auto con me (e dico “si fida” perchè non sale mai con nessun ragazzo per paura di eventuali “secondi fini”) per andare a ballare insieme. È una passione che abbiamo entrambi, ci piace e abbiamo le rispettive compagnie di amici che condividono con noi tutto questo. Ci andiamo 4 volte a settimana, giusto per far capire la frequenza.
    Continua tutto così per circa 1 mese. Sembra tutto perfetto, ripeto, lei mi sta vicina, si affida totalmente a me, comincio ad andare in casa sua, usciamo anche da soli svariate volte, ci scriviamo sempre h24, ci baciamo appassionatamente e dopo una serata abbiamo pure avuto un rapporto sessuale che si è poi ripetuto in altre svariate occasioni durante il giorno normalmente.
    Un sera, di punto in bianco, andiamo in un evento da soli e comincia a ignorarmi parecchio; flirta con svariati ragazzi, si lascia spalpazzare, sparisce lasciandomi da solo per poi riapparire dopo un po’ di tempo con un ragazzo a mano, parla e balla poco con me.
    La cosa si ripete per le successive serate (almeno 4/5) finchè io le comincio a chiedere spiegazioni a riguardo, del tipo: spiegami perchè mi dici che sono “la tua luce”, “il ragazzo che non ha mai avuto” e poi quando entriamo in un locale ultimamente cerchi altri e mi ignori, mi sento leggermente sfruttato e non un amico.
    Da quella mia richiesta di spiegazioni, ha iniziato a vedere tutto quello che le dicessi come un attacco ed una privazione della sua libertà. Ha cominciato a dirmi di non comportarmi cosi perchè le stavo facendo rivivere l’incubo dell’ex.
    Siamo solo amici, è vero, ma il fatto che ci stiamo sentendo e che ti porti io in un locale presuppone che tu voglia stare con me; non che io ti porti e poi tu faccia quello che vuoi, parere mio eh.
    Le incomprensioni continuano praticamente ad ogni serata perchè le ho dato spesso dell’incoerente e della persona poco rispettosa; finchè lei arriva al punto di dirmi: “senti io sono fatta cosi; quando andiamo a ballare un po’ mi annoio e ricerco dell’adrenalina, io ferma a ballare non ci sto. Ho bisogno di attenzioni, di essere sempre al centro e di sentirmi adorata. Per questo vado anche da altri ragazzi a fare magari dei complimenti o a mostrarmi, solamente perchè ho bisogno di farmi vedere e di validazione”.
    Comprendo la cosa e inizio un po’ a confrontarmi con i miei amici, mossa maledetta perchè lei ha cominciato a ribaltarmi l’accusa di incoerenza contro di me, per il fatto che giro con amici a loro volta incoerenti, sfruttatori ecc ecc.
    Va avanti in qualche modo tutto cosi, fino all’altro ieri: dopo una settimana di litigi (sempre riguardanti il fatto che lei si sente oppressa, limitata da me e in dovere di spiegare ogni suo comportamento), mi scrive: “senti, vieni alla serata di stasera? Ho bisogno assoluto della tua presenza. Senza di te non vado. A me di ignorarti a tratti, come abbiamo fatto questa settimana passata, non piace. Quindi vieni che andiamo insieme se vuoi, ti aspetto”.
    Decido di andare.
    Completamente a caso, a metà serata comincia a isolarsi e a schifarmi in tutto quello che io faccia o dica; non c’era nessun motivo, eravamo molto tranquilli e felici, secondo me. arriva, proprio vicino a dove eravamo, un ragazzo con la quale lei si sente e conosce da anni; immediatamente cominciano a limonare e stare vicinissimi e abbracciati. E lei stava lì con lui abbracciata (guardandomi) proprio mentre io ero rimasto a qualche metro da loro, con un amico incontrato lì. Non tornerà mai più con me, continueranno a baciarsi per tutta la sera e alla fine andrà a casa con lui mano nella mano, SENZA NEMMENO SALUTARMI (ma incrociando gli sguardi mi ha detto “cosa vuoi?” in modo un po’ arrogante). E sottolineo che è quest’ultima parte ad avermi infastidito parecchio, non il fatto che si sia baciata quell’altro (è single e lo può fare).
    Ora è proprio da 3 giorni che sembra sparita totalmente. Non mi scrive. Non mi risponde a messaggi (normalissimi che ci mandavamo sempre). Non mi risponde alle chiamate. Non risponde ai miei amici. Però le storie instagram me le guarda e continua a pubblicare regolarmente anche lei. Quindi che devo fare ora? Le ho scritto proprio il giorno dopo: “ciao, come stai? Perchè non mi hai salutata ieri sera? È successo qualcosa?”.
    Che devo fare? Devo insistere? io ho bisogno di spiegazioni. Sto piangendo da giorni e ho perso pure l’appetito dimagrendo 5kg.
    Molti mi suggeriscono il silenzio ma non ci riesco. Devo sentire la sua voce, i suoi pensieri, cosa effettivamente è successo. Perchè giuro non riesco a comprendere.
    Odio il ghosting. Lei l’ha messo in pratica varie volte dopo i litigi con me ed io con lei 1 volta. Ma dopo 1 giorno ci chiarivamo ed era tutto ok. Ora il fatto che siano già 3 giorni di no contact mi preoccupa parecchio. io non voglio e non la devo perdere così; se lei mi spiegasse e volesse allontanarsi almeno lo saprei e se ne potrebbe parlare. Ma volatilizzarsi cosi dal nulla pur mantenendo una presenza social costante, mi fa male malissimo.
    Chiudo dicendo che non ho mai avuto l’intenzione di volerla come fidanzata eh; questo gliel’ho sempre detto e pure lei nei miei confronti. Semplicemente un’amicizia profondissima e anche un po’ intima quasi da fratello e sorella capito?
    Lei mi ha sempre detto “quello che siamo noi, lo sappiamo solo noi”.
    Questo deve essere chiaro ed è fondamentale secondo me.
    In attesa di una risposta, grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Gabriella Elmo

    Buongiorno comprendo benissimo il coinvolgimento che Lei ha provato con questa ragazza, ma è evidente che entrambi avete una grande paura di legarvi. Innanzitutto mi sembra che Lei debba chiarire meglio a se stesso i Suoi sentimenti, rispetto ai quali colgo numerose contraddizioni. Forse questa ragazza avrebbe voluto da parte Sua un coinvolgimento emotivo maggiore, ma mi sembra che Lei invece voglia il rapporto senza troppo coinvolgersi. Forse avete paura entrambi in questo momento di ammettere i vostri bisogni, cioè di farvi vedere in difficoltà dall'altro; è come se stesse lotando per essere più forti di ciò che siete, alimentando l'orgoglio e il risentimento. Credo che sia utile per Lei continuare a coltivare le cose che Le piacciono, senza far dipendere da questa persona o da altri il proprio umore. Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo


    Buongiorno è da circa un anno che sto andando dallo psicologo per un cambiamento che volevo attuare nella mia vita, fino a dicembre andava tutto bene e mi sembrava di aver fatto progressi, ma da febbraio dopo ogni seduta non mi sento meglio.... anzi mi sento più confusa e persa e in agitazione,
    in particolare nelle ultime sedute mi sono sentita attaccata perché non stavo facendo nulla di pratica per cambiare (però stavo vivendo un periodo di stanchezza emotiva e fisica veramente difficile) e sentirmi dire che se non mi fossi decisa a fare qualcosa non avrei concluso niente, sarei stata infelice etc mi sono sentita veramente male; ho sentito che c'erano su di me aspettative che avevo deluso, deadline non rispettate etc ma io in quel periodo mi sentivo proprio immobile e non nello stato mentale per cambiare.
    Quando le ho esposto il mio stato d'animo riguardo le sue pressioni mi ha detto che l'aveva fatto per istigarmi, per smuovermi un po' ma io mi son sentita attaccata, non sicura e forzata a fare cose che nel momento non riuscivo, inoltre poi parlando di altre cose che avevo scoperto su di me in questo periodo etc mi ha chiesto se le parole che dicevo erano mie o di altri e questo mi ha fatto sentire umiliata e messa in dubbio (durante il percorso ci sono state anche alcune occasioni in cui non percepito di esser compresa appieno)
    inoltre sento di non riuscire più a dire certe cose perché percepisco la sua agitazione
    per il resto non ci sono stati atteggiamenti sbagliati nei miei confronti, mi appare comunque come una persona disponibile e aperta all'ascolto
    ma dopo queste sedute io continuo a ripensare alle sue parole e sento che metto in dubbio in me stessa, e mi agito
    l'idea di proseguire mi mette agitazione perché temo di sentirmi di nuovo male e giudicata, mi sento osservata e sotto esame
    e invece il pensiero di cambiare terapeuta mi fa sentire meglio
    spero di essermi spiegata,
    cosa dovrei fare?
    Vi ringrazio

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Gabriella Elmo

    buongiorno credo che debba spiegare al Suo terapeuta ciò che sente in seduta e cioè il senso di rimprovero e di coercizione che Le arriva dalle parole del Suo analista. Si tratta di ridimensionare meglio il campo terapeutico, prendendosi uno spazio più adeguato ed autentico. L'analisi deve creare per il paziente un luogo sicuro di crescita, se invece Lei si sente attaccata forse sono in atto delle proiezioni di sé sul terapeuta che dovrebbe portare alla luce, parlandone il più possibile con chi La segue per migliorare la Vostra relazione terapeutica. Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo


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