Domande del paziente (10)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Filomena Petrone

    Ciao,
    si sente tutta la fatica e l’intensità di quello che stai vivendo. Quando si attraversa una crisi, soprattutto con una paura così forte di essere lasciati soli, anche l’attesa di una risposta può... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Filomena Petrone

    Salve caro/a,

    da quello che racconti, è comprensibile che tu ti senta così: anche se le dosi erano piccole, se c’era una certa continuità il corpo può comunque reagire con sintomi di astinenza.

    Il fatto... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Filomena Petrone

    Ciao,
    iniziare un percorso di consapevolezza di sé significa, prima di tutto, imparare a conoscersi meglio: capire come funzionano le tue emozioni, cosa attiva l’ansia, quali sono i tuoi punti di forza... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Filomena Petrone

    Gentile Signora,
    capisco quanto questi episodi possano spaventare, soprattutto, quando arrivano all’improvviso e fanno temere qualcosa di grave. È molto comune che, dopo uno “sbandamento”, si attivi l’ansia... Altro


    Salve dottori ma secondo voi esiste un metodo giusto per vivere la vita ? Io mi sento sereno e felice della mia vita anche se qualche giorno fa mi è venuto un dubbio sul fatto che io di psicologia so ben poco e non so se sto vivendo veramente come dovrei vivere , se il mio vivere è in linea con i vari metodi della psicologia grazie per una risposta

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Filomena Petrone

    Salve,
    la domanda che fai è molto più comune di quanto sembri

    Ti rispondo in modo semplice: non esiste un “metodo giusto” universale per vivere la vita. La psicologia non serve a dirti come dovresti vivere, ma piuttosto ad aiutarti a capire cosa fa stare bene te, nelle tue relazioni e nella tua quotidianità.

    Il fatto che tu dica di sentirti sereno e felice è già un indicatore molto importante. Più che seguire regole “giuste”, spesso il punto è proprio questo: sentirsi in equilibrio con sé stessi e con gli altri.

    Quel dubbio che ti è venuto può essere visto anche come qualcosa di positivo: un momento in cui ti stai facendo domande su di te. Ma non significa che stai sbagliando strada.

    In breve: se stai bene, probabilmente stai già trovando il tuo modo, ed è quello che conta davvero


    Buonasera sono un ragazzo di 28 anni e mi sento inferiore e in ritardo rispetto agli altri, sento una forte rabbia e frustrazione perché non ho mai avuto una relazione con una ragazza e non ho amici, purtroppo sto h 24 nel negozio che voglio vendere al più presto, mi da fastidio sentire le solite frasi ognuno ha i suoi tempi perché i miei tempi non arrivano mai se non mi do da fare, la cosa strana e che la rabbia è tanta ma tanta che sono diventato autodistruttivo come se mi odiassi quindi non mi va più di fare nulla su questo, ad agosto compio 29 anni i ragazzi di 18/20 anni stanno più avanti di me io ho bruciato i migliori anni perché a 28 anni se caso remoto succede non posso fare il bambino di 15 anni, ma comunque detto questo con il negozio non ho libertà e poco utile economico, non mi va di rialzarmi perché mi sento molto stanco e nervoso faccio cattivi pensieri, preferisco piuttosto che vivere nel umiliazione! Solo io sono inferiore o gli sfigati come me. Grazie a chi mi darà un consiglio.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Filomena Petrone

    Buonasera,
    da quello che racconti si sente quanta rabbia, stanchezza e frustrazione stai portando avanti da tanto tempo… e quanto ti faccia male sentirti “indietro” rispetto agli altri.

    Ti dico una cosa importante: non sei “inferiore” né uno “sfigato”. Quando una persona arriva a sentirsi così, di solito è perché è rimasta troppo tempo da sola dentro una situazione che la blocca (come il negozio, l’isolamento, la mancanza di relazioni), non perché “vale meno”.

    Capisco anche il fastidio per frasi tipo “ognuno ha i suoi tempi”: dette così suonano vuote. Ma il punto non è aspettare… è creare le condizioni perché qualcosa cambi, e farlo da soli, quando si è così arrabbiati e stanchi, è davvero difficile.

    La cosa che mi colpisce di più è quando dici che stai diventando autodistruttivo e pieno di cattivi pensieri: questo è un segnale importante, non da ignorare. Più che “darti da fare”, qui serve non restare da solo con tutto questo.

    Un primo passo concreto potrebbe essere proprio quello di parlarne con un professionista, per avere uno spazio dove non sentirti giudicato e iniziare a rimettere ordine, un pezzetto alla volta.

    Non sei bloccato per sempre, anche se adesso ti sembra così. Ma uscirne da soli, in queste condizioni, è davvero troppo pesante.

    Scrivere è stato il primo passo...ora c'è bisogno di uno spazio sicuro dove portare tutto ciò che vivi.

    Un caro saluto,

    Dott.ssa Filomena Petrone


    Buonasera scrivo perché purtroppo non sò come muovermi... Ho un compagno che amo ma da tempo inizio a sospettare che ci sia un problema.
    Quando l' ho conosciuto era un single che si divertiva a fare serate e bere (a volte troppo) tanto da "distruggere" il gruppo in cui suonava come batterista, perché era arrivato al concerto ubriaco e non riusciva a suonare... Da addormentarsi in macchina perché dopo un matrimonio aveva alzato il gomito e non sapevo dove fosse... Insomma "serate" ma pensavo che piano piano queste abitudini smettessero.
    Invece purtroppo ha iniziato a non bere solo nel weekend adesso beve tutta la settimana... Non torna a casa che non si regge in piedi, però dice sempre con orgoglio che fa' la dieta alcolica per dimagrire, fieramente dice che invece di pranzare al lavoro per non ingrassare beve 1/2 gin-tonic. Quando arriva a casa magari né beve un' altro, più l' amaro, in settimana... Nel weekend dà il meglio di sé è capace di bersi mezza bottiglia di gin da solo, associata a qualche bicchiere di vino e amaro. Quando torniamo a casa si arrabbia per ogni cosa, una luce lasciata accesa, perché gli dico di non avvicinarsi perché puzza di alcol e il suo sguardo mi spaventa e lì inizia ad insultarmi, litighiamo. Mi accusa di esagerare, di non rompere che non ha bevuto troppo.
    Purtroppo ho 3 figli e i 2 più grandi iniziano a guardarlo male, si vergognano quando esagera e mi chiedono del perché beva così tanto se sà che poi si riduce un straccio.
    Io non sò che fare... Vorrei separarmi perché quando affrontiamo il tema da sobrio, mi accusa di essere esagerata e che voglio trovare una scusa per portargli via i figli, ma non è una scusa... Mi dice che sapevo che ha sempre bevuto e che lo regge quindi vuole dire che non esagera. Di non parlargli di terapia perché lui non ha nessun problema ma sono io che non lo amo come prima.
    Questa situazione mi sta' distruggendo

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Filomena Petrone

    Buonasera,
    si sente quanto tu sia stanca, spaventata e anche sola nel gestire tutto questo… e quanto tu stia cercando di tenere insieme la relazione, proteggere i tuoi figli e capire cosa fare.

    Da quello che descrivi, il problema non è “esagerare ogni tanto”: c’è un uso di alcol che sta diventando costante, con conseguenze sul comportamento, sulle discussioni e sul clima in casa. E il fatto che lui minimizzi e ribalti su di te rende tutto ancora più faticoso.

    È comprensibile che tu sia arrivata a pensare alla separazione: più che una “scusa”, sembra un modo per proteggerti e proteggere i tuoi figli, che già stanno percependo e soffrendo la situazione.

    Purtroppo, se lui non riconosce il problema, non puoi cambiarlo da sola. Quello che però puoi fare è non restare tu senza supporto: avere uno spazio tuo (anche terapeutico) può aiutarti a fare chiarezza e prendere decisioni più solide, senza sentirti sbagliata.

    Quello che stai vivendo è pesante, e ha senso che ti stia “distruggendo”. Non devi affrontarlo da sola.

    Un caro saluto,

    Dott.ssa Filomena Petrone


    Ho appena terminato una relazione con una ragazza di 26 anni, di cui sono innamorato perso. (Io ne ho 12 in più )
    Ed a suo dire anche lei, 3 settimane fa abbiamo prenotato le ferie estive insieme, la settimana scorsa mi ha presentato tutti i suoi parenti, e due settimane fa mi lasciava bigliettini per casa dicendomi che mi ama, che mi scieglierebbe ogni giorno, che nei momenti bui sono la sua luce e che sono il suo tutto eccetera.
    Ora, a distanza di una settimana mi dice che il sentimento è cambiato, che non sa più quello che vuole, che prima era sicura di volere una famiglia, ora no. Che vuole stare sola, che non è mai stata sola in vita sua, e che ha bisogno di tempo per sé!
    Da un giorno all’altro, senza spiegazioni, senza litigate, dalla mattina alla sera.
    Non riesco a darmi spiegazioni

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Filomena Petrone

    Capisco quanto questo cambiamento improvviso possa destabilizzare. Quando fino a pochi giorni prima c’erano progetti, parole importanti e vicinanza, è naturale sentirsi confusi e cercare una spiegazione.

    Quello che descrivi succede più spesso di quanto sembri: a volte una persona può vivere sentimenti intensi e sinceri, ma allo stesso tempo entrare in una fase di dubbio o di bisogno di autonomia. Questo non rende falso ciò che ti ha detto prima, ma indica che dentro di lei qualcosa è cambiato o si è attivato.

    Il punto difficile da accettare è che non sempre c’è una spiegazione chiara e lineare. E soprattutto, non sempre è qualcosa che dipende da te o da ciò che hai fatto.

    In questo momento, più che trovare subito una risposta, può essere importante stare su ciò che provi tu: il dolore, lo smarrimento, anche il senso di perdita. Sono reazioni comprensibili.

    Se lei chiede spazio, rispettarlo è spesso la scelta più utile, anche se faticosa. Nel frattempo, prova a non restare solo dentro le domande senza risposta: parlarne, confrontarti o prenderti cura di te può aiutarti a reggere meglio questo momento.

    A volte le risposte arrivano con il tempo, ma intanto è importante non perdere di vista te stesso.

    Dott.ssa Filomena Petrone


    Salve a tutti, ho un dubbio su come muovermi. Ho un fratello di quasi 21 anni, che è nato con un cuore uno ventricolare destro, ha subito vari interventi nel corso degli anni. Questa sua condizione ha influenzato enormemente il suo stile di vita e oggi a 21 si ritrova isolato per scelta sua, non lavora, ha lasciato gli studi a metà per cui non ha neanche un diploma, sta chiuso in casa tutti i giorni tutto il giorno a giocare al pc, ha iniziato da dopo il covid a soffrire di attacchi di ansia e/o panico. Lui non si rende conto di questa sua condizione e ha un umore molto altalenante, che influenza molto anche lo stile di vita di tutti noi familiari. Non sappiamo come comportarci, ho provato più volte a convincerlo a intraprendere almeno un percorso di psicoterapia per cercare di modificare alcune sue condizioni ma lui non ha forza di volontà e nè di iniziativa. Stavo pensando di prenotare una prima visita con un esperto ma non saprei neanche bene a chi rivolgermi se a uno psicologo o a uno psichiatra, tant’è che non saprei neanche quale approccio potrebbe andare bene per lui. È anche molto molto testardo e convincerlo è veramente difficile ma noi in casa non viviamo più a causa di questa sua condizione mentale. Spero che qualcuno mi possa dare qualche suggerimento in più, grazie a chi risponderà.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Filomena Petrone

    Capisco quanto questa situazione sia pesante da vivere, soprattutto quando si vuole aiutare qualcuno che però non riesce ad accettare aiuto.

    Da quello che descrivi, tuo fratello sta probabilmente vivendo un disagio profondo: l’isolamento, l’ansia e gli sbalzi d’umore non sono “mancanza di volontà”, ma segnali di fatica.

    Rispetto a chi rivolgersi: sia psicologo/psicoterapeuta sia psichiatra possono andare bene. Lo psicologo aiuta a lavorare su ansia e ritiro con un percorso psicologico individuale o familiare, lo psichiatra valuta se serve, anche, un supporto farmacologico.

    Se lui non è disponibile, potete iniziare voi familiari con un professionista: vi aiuterà a capire come avvicinarlo senza forzarlo e come gestire la situazione in casa. Si possono fare degli incontri a "domicilio" in casi eccezionali.

    Con lui, spesso è più utile un atteggiamento di ascolto (“vedo che stai male, ci sono”) piuttosto che cercare di convincerlo (che rischia una ulteriore chiusura).

    È una situazione difficile, ma non siete soli e qualche primo passo è possibile.


    Buonasera, purtroppo quasi 2 mesi fa mia mamma e' morta improvvisamente per un infarto, ero a casa con lei , ad un certo punto si e' accasciata a terra, ho provato a farle il massaggio cardiaco in attesa dei soccorsi, hanno provato a rianimarla in tutti i modi ma invano. E' stato uno shock, ho sempre dei flashback di quella giornataccia, oltre al.dolore e tristezza della perdita di.mia mamma, vivevo ancora con lei. Sento tanto vuoto senza di lei, non ero preparata, si e' svolto tutto in maniera improvvisa, al mattino l' ho vista, mi ha detto che si sentiva stanca e le girava la testa e dopo si e' accasciata, nel giro di poco me la sono ritrovata in una bara. Ho iniziato a seguire una terapia con una psicologa e nelle ultime sedute mi ha consigliato di sentire uno psichiatra per una terapia farmacologica,in quanto per lei ottimizzerebbe la terapia che sto seguendo. Penso sempre a mia mamma e a quei momenti, ho impresso.il rumore di quando e' caduta oltre il senso di colpa per non essere riuscita a salvarla. Ho perso anche mio papa' qualche anno fa ma forse per lui ero psicologicamente piu' preparata essendo malato di tumore ma per mia mamma la rapidita' degli eventi non mi permette di fare i conti con il distacco.Ringrazio in anticio chi mi rispondera'. Cordiali saluti

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Filomena Petrone

    Buonasera,
    mi dispiace davvero per quello che ha vissuto… è stato qualcosa di molto forte e improvviso, e il modo in cui lo racconta fa capire quanto sia ancora tutto molto vivo dentro di lei.

    Quelli che descrive — i flashback, i suoni, le immagini che tornano — non sono “strani”: succede spesso quando una perdita è così traumatica e rapida. Non c’è stato il tempo di prepararsi, e una parte di lei è rimasta lì, a quel momento.

    Sul senso di colpa… è comprensibile che ci sia, ma non significa che lei abbia sbagliato qualcosa. In situazioni come queste, purtroppo, anche facendo tutto il possibile, non sempre si riesce a salvare una persona. Lei c’era, ha provato ad aiutarla, e questo conta.

    Il fatto che abbia iniziato un percorso con una psicologa è importante. Anche il suggerimento di valutare un supporto farmacologico può essere un aiuto in più, soprattutto per alleggerire un po’ il peso dei pensieri e delle immagini che tornano.

    È un dolore grande, e anche il vuoto che sente è parte di questo. Ci vuole tempo, e piano piano si può trovare un modo per stare un po’ meglio dentro tutto questo.

    Un caro saluto,

    Dott.ssa Filomena Petrone


Domande più frequenti

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