Domande del paziente (14)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Claudia Romani

    Gent.ma, ciò di cui parla potrebbe essere una forma di ansia da prestazione che solitamente si manifesta quando la pressione e le aspettative dei risultati nei confronti di una determinata situazione causano... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Claudia Romani

    Gent.ma, l emdr è un ottimo strumento in psicoterapia, nasce per elaborare traumi in cui si teme per l incolumità propria o delle persone e più prossime ma anche per elaborare i traumi dell attaccamento;... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Claudia Romani

    Gentile, per le condizioni cui accenna credo che la psicoterapia sia da prediligere (sicuramente insieme all alttivita fisica e alla mindfulness). Comprendo che le esperienze negative sono demotivanti... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Claudia Romani

    Gent.ma, credo che potrebbe essere molto utile per lei tracciare una mappa di apprendimenti che nel corso della sua storia l'ha portata ai pensieri e alle reazioni emotive (fobie) che ha nel presente,... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Claudia Romani

    Gent.mo, siamo sicuramente nella sfera dei disturbi d'ansia ma direi che a prescindere dalla specifica diagnosi credo che sia molto utile iniziare a lavorare sui vissuti dolorosi che riporta e sulle relative... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Claudia Romani

    Gent.ma signora, posto che non è possibile fare una diagnosi in un contesto così rapido e privo di un colloquio esaustivo mi sembra di capire da ciò che scrive che esiste in lei una preoccupazione eccessiva... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Claudia Romani

    Gent.mo Marco, la collega ha sicuramente agito per dare a lei un senso di chiusura del percorso fino ad ora attuato e lasciarle aperta la porta qualora, in futuro, dovesse sentire l esigenza di tornare.... Altro


    Seguo uno psicoterapeuta da 15 anni, ciò che è rimasto: rimuginio, non sono "sciolto", difficoltà nelle relazioni, rigidità, i fastidi relativi a sensazioni comuni sono attenuati ma alcuni risultano molto limitanti, per esempio se uso cuffie o auricolari mi solleticano le orecchie mi gratto spesso e non riesco ad ascoltare la musica, infatti la ascolto con lo stereo.
    All'ultimo appuntamento ho chiesto come devo cambiare la rigidità e il terapeuta ha risposto che l'obiettivo è di smussarla partendo dal non andarsene prima rispetto agli altri del gruppo quando esco, lo ha già ripetuto altre volte.
    Ho fatto notare che non ci riesco ma secondo lui è questione di abitudine e ha citato il cambiamento dei vestiti che in passato ho realizzato.
    Non capisco perché confronta i fastidi con l'orario, sono due cose diametralmente opposte, i fastidi li volevo eliminare perché sarebbe andato solo a mio vantaggio, coricarsi dopo la mezza notte non può portare a nessuna conseguenza positiva.

    Per far capire se vado a letto alle 23 sto bene già se arrivo a mezzanotte il giorno dopo mi sento stanco. L'ultima volta che ho fatto tardi ero uscito mi avevano dato il passaggio dunque non potevo tornare prima. Uscimmo da un locale per andare in un altro a giocare a scala 40 senza soldi e alla fine tornai a casa alle 1.30. Già nel locale verso le 23.40 ero così stanco che quando parlavo dicevo poco e niente, mi dimenticavo di continuo le regole e alla fine mi stancai anche di giocare di nuovo rimanendo seduto a guardare in silenzio.
    Il giorno dopo mi bruciavano gli occhi che non potevo accendere la luce in stanza e ci sono volute le gocce, non sono riuscito a studiare, nemmeno a lavorare con papà (anche se era domenica), mi sentivo senza alcuna energia, non riuscivo a guardare lo schermo dello smartphone. Non sono neanche riuscito ad andare in palestra la mattina, cosa che mi fa sentire vivo e attivo.
    Alle 17 visto che ormai la giornata l'avevo buttata nel cestino ho pensato di masturbarmi ma non riuscivo a mantenere l'erezione (mi capita ogni volta che dormo troppo poco), mi stavo per addormentare. E come succede sempre quando vado a letto dopo l'una, nonostante tutto, non arrivo all'eiaculazione.
    Poi a mangiare la pizza da Zia ci siamo andati lo stesso ma non ho parlato quasi.
    Ne parlammo già io e il terapeuta.
    Mi chiedo, a prescindere dal malessere che provocano agli altri le ore piccole, che senso ha continuare a fare gli orari degli altri se mi fa stare così male?
    Se secondo la scienza coricarsi tardi è dannoso come è possibile che per sbloccare la situazione attuale debba proprio fare le ore piccole?
    Visto che il terapeuta mi dice di non tornare a casa prima come se fosse una condizione necessaria affinché possa diventare più spigliato come è possibile che esistano persone che non hanno bisogno di uno psicoterapeuta e si coricano al mio stesso orario?
    Grazie per le risposte.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Claudia Romani

    Buongiorno, da ciò che racconta emerge una forte difficoltà nel conciliare il desiderio di adattarsi a determinati contesti sociali con il rispetto dei propri limiti psicofisici.
    La privazione di sonno può avere effetti molto significativi su energia, concentrazione, regolazione emotiva, funzionamento fisico e benessere generale, e alcune persone possono esserne particolarmente sensibili.
    Il punto centrale sembra riguardare il delicato equilibrio tra il lavorare su eventuali aspetti di evitamento o rigidità personale e il riconoscere realisticamente ciò che il proprio organismo tollera senza andare incontro a un forte peggioramento del benessere.
    In psicoterapia, talvolta, alcune indicazioni possono avere l’obiettivo di ampliare gradualmente la flessibilità comportamentale, ma questo dovrebbe sempre avvenire in modo sostenibile e calibrato sulla persona, senza trascurare il costo psicofisico.
    Non tutte le persone hanno le stesse necessità, vulnerabilità o obiettivi terapeutici: ciò che per qualcuno è naturale, per un altro può richiedere un lavoro più approfondito.
    Condividere apertamente con il proprio terapeuta queste riflessioni e il livello di sofferenza sperimentato può essere molto utile per ridefinire insieme strategie più equilibrate, che tengano conto sia della crescita personale sia della tutela del proprio benessere.


    Salve ho iniziato da poco una terapia di tipo schema therapy con l'obiettivo di uscire dai miei schemi psicologici radicali dopo aver affrontato CCT, soffro di umore tendente al basso con stati depressivi ed ansia generalizzata, difficolta a socializzare,autostima bassa, mancanza di motivazione, procrastinazione, ecc. Vorrei però provare ad iniziare un percorso
    parallelo di trattamento di adhd con un altro/a terapeuta, perchè la mancanza di motivazione mi sta creando gravi ripercussioni. La mia attuale terapeuta non si occupa di adhd. Ma non so neanche, se i miei gravi problemi motivazionali siano legati al disturbo adhd o come conseguenza di anni ed anni di montagne russe di stati emotivi. Ho effettuato già in passato un test adhd, ma non ho potuto avere la conferma di disturbo, perché né io né i miei parenti hanno ricordi precisi sulla mia prima infanzia, perciò il test(ufficiale) è risultato poter corrispondere alla diagnosi di adhd senza però conferma definitiva. Non mi interessa nenache avere conferma, ma curare il sintomo, vorrei che qualcuno mi aiutasse a migliorare la motivazione e intraprendere un percorso di costanza. È possibile che il disturbo motivazionale sia solo conseguenza di stati depressivi e quindi riuscirei ad uscirne anche solo con la schema therapy oppure avrei bisogno di un trattamento specifico? E se si, al trattamento di adhd specifico, potrei fare due psicoterapie contemporaneamente e che tipo di psicoterapia per adhd? Grazie per la vostra risposta

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Claudia Romani

    Buongiorno, la situazione che descrive è complessa e merita una valutazione approfondita, poiché difficoltà motivazionali, procrastinazione, bassa autostima, ansia e umore depresso possono derivare da fattori differenti e talvolta sovrapposti.
    In alcuni casi tali sintomi possono essere collegati a un disturbo dell’attenzione, mentre in altri possono rappresentare la conseguenza di vissuti depressivi, schemi disfunzionali radicati o di una lunga storia di sofferenza emotiva.
    Proprio per questo, distinguere l’origine prevalente delle difficoltà può essere utile per orientare meglio il trattamento.
    La Schema Therapy può lavorare in profondità sugli schemi emotivi e relazionali di lunga durata, mentre un percorso specifico orientato all’ADHD (psicologico o psichiatrico, a seconda delle necessità) potrebbe offrire strumenti più mirati su organizzazione, attenzione, gestione della motivazione e costanza.
    In alcuni casi può essere possibile integrare più percorsi, purché vi sia chiarezza negli obiettivi terapeutici e una buona coordinazione tra i professionisti coinvolti.
    Confrontarsi apertamente con la terapeuta attuale rispetto a questi dubbi potrebbe essere un passaggio importante, così da valutare insieme l’assetto più funzionale.
    Il punto centrale non è soltanto ottenere un’etichetta diagnostica, ma comprendere con precisione i meccanismi che mantengono la sofferenza, così da costruire un intervento realmente efficace e personalizzato


    Buonasera, da 25 anni soffro di Sindrome di Menière in modo importante, dopo 3 anni ho dovuto fare un'intervento di infiltrazione di gentamicina per annullare la funzione del labirinto sx, nel corso degli anni la situazione si è stabilizzata ma il filo conduttore è l'incertezza perché ogni santo giorno mi alzo e verifico se sto in piedi oppure no, ma nonostante questa situazione ho sempre cercato di vivere abbastanza nella normalità. Da alcuni anni mi succede che ho paura ad allontanarmi da casa per serate con amici o simili, negli ultimi mesi si è accentuata in modo significativo e il solo pensiero mi crea disturbi intestinali, palpitazioni, febbre, credo che questi siano gli effetti e non la causa, penso che 26 anni di insicurezza quotidiana a causa della Menière, da 5 anni una bruttissima psoriasi e da alcuni mesi anche un'angina possano "giustificare" il fatto che si sia creata questa mancanza di coraggio per uscire... grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Claudia Romani

    Gent.ma, il suo racconto descrive una storia lunga e complessa, caratterizzata da anni di adattamento a una condizione medica impegnativa e imprevedibile. Vivere così a lungo con l’incertezza quotidiana rispetto al proprio equilibrio fisico può generare nel tempo un importante stato di allerta, vulnerabilità e bisogno di controllo.
    È comprensibile che, dopo molti anni di esposizione a questa instabilità, possano svilupparsi paure legate agli spostamenti, all’allontanarsi da contesti percepiti come sicuri o alla possibilità di trovarsi in situazioni difficili da gestire. I sintomi che descrive possono essere compatibili con una componente ansiosa significativa, che tende ad amplificarsi proprio quando si teme di perdere controllo o sicurezza.
    Questo non significa che manchi coraggio, ma piuttosto che il suo sistema emotivo potrebbe essere sottoposto da molto tempo a uno stress cronico importante.
    Un supporto psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio questi meccanismi, ridurre l’ansia anticipatoria e recuperare progressivamente maggiore libertà nelle sue attività quotidiane.
    La sofferenza psicologica che accompagna condizioni fisiche croniche è reale e merita attenzione tanto quanto quella organica.”


    Buongiorno, mi hanno cambiato la cura due giorni fa perché non riesco a star al lavoro e sono sempre con ansia e attacchi. Mi ha aggiunto questo medicinale Pregabalin eg stada italia insieme a xanax mg e zarelis da prendere a colazione e dopo pranzo.
    La sera ho solo lo xanax ..
    Volevi chiedere se è normale aver giramenti di testa, sonnolenza e essere un po stordita ecc.
    Perché non ho mai preso il Pregabalin e con questa combinazione di medicinali mi farà effetto dopo quanto?
    E in piu volevo chiedere è meglio non fare neanche un aperitivo?
    Grazie Cordiali Saluti

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Claudia Romani

    Buongiorno, gli effetti che descrive possono comparire soprattutto nei primi giorni di assunzione o modifica di una terapia psicofarmacologica, poiché l’organismo necessita spesso di un periodo di adattamento. Sonnolenza, lieve stordimento o giramenti possono essere effetti collaterali iniziali, ma è fondamentale confrontarsi sempre con il medico curante o lo specialista che ha prescritto la terapia per una valutazione personalizzata.
    Per quanto riguarda i tempi di efficacia, possono variare in base al farmaco, al dosaggio e alla risposta individuale.
    In generale, durante l’assunzione di psicofarmaci è prudente evitare il consumo di alcol, poiché potrebbe aumentare effetti sedativi o interferire con la terapia.
    Resto dell’idea che ogni modifica o dubbio farmacologico debba essere gestito con il proprio medico di riferimento, così da garantire sicurezza ed efficacia del trattamento.


    Una persona stupida o più precisamente scema, può rendersi conto di esserlo? Può capire di essere una persona di intelligenza limitata, attraverso il modo in cui viene trattata dal prossimo, come viene considerata da chi la circonda, nell'avere difficoltà a capire o risolvere cose che generalmente vengono ritenute semplici e dal mancato raggiungimento dei propri obiettivi?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Claudia Romani

    Il concetto di intelligenza è molto più complesso di etichette svalutanti come ‘stupido’ o ‘scemo’, che spesso riflettono giudizi esterni o vissuti personali di sofferenza più che una reale valutazione delle capacità cognitive.
    Molte persone possono sviluppare insicurezze profonde a causa di esperienze relazionali, difficoltà emotive, bassa autostima o contesti invalidanti, arrivando a mettere in dubbio il proprio valore personale. Le difficoltà nel raggiungere obiettivi o nel sentirsi compresi non definiscono necessariamente il livello di intelligenza di una persona.
    Un percorso psicologico può essere utile per comprendere meglio la propria percezione di sé, rafforzare l’autostima e distinguere il giudizio personale o sociale dalle proprie reali risorse. Un caro saluto


    Salve a tutti, sono una ragazza di 21 anni, da circa luglio 2025 ho iniziato a sviluppare un'ansia incontrollabile. E' iniziato tutto da una semplice settimana a casa da sola in quanto i miei in vacanza, dove avevo la costante paura che dei ladri potessero entrarmi in casa, e da lì per una settimana andavo a dormire alle 6 di mattina per accertarmi che durante la notte nessuno cercasse di entrare in casa, a termine di questa settimana mi viene un forte dolore al braccio, vado in ps e mi dicono semplicemente di calmarmi, facendomi un’elettriocardiogramma in cui era tutto ok. Passa l’estate, torno nella mia città dove vivo da fuorisede, e resto sola di nuovo per due settimane, in cui di nuovo vivo con angoscia la cosa, avendo mille paure, nonostante non fosse la prima volta che fossi sola. A termine di queste sue settimane di nuovo mi viene dolore la braccio sinistro per giorni, sono molto preoccupata, vado in ps ed è tutto ok, analisi ed elettrocardiogramma. Da quel momento in poi inizio a sviluppare continua ansia per ogni sensazione del mio corpo, più mi informo e più sto male, ho paura di qualsiasi cosa, questo va a peggiorare anche il mio rapporto sentimentale. A febbraio litigo pesantemente con il mio ragazzo, finendo per avere un attacco di panico con tremore, conati di vomito, dolore braccio sinistro e confusione, vado in ps, tutto okay come al solito e mi danno semplicemente un tranquillante. Un mese dopo torno al ps per emorroidi, le quali non avendole mai avute e avendo una certa perdita di sangue mi hanno fatto preoccupare. Tralasciando queste varie esperienze in questi mesi ho fatto vari elettrocardiogrammi, ecografie, hotler, analisi del sangue, tutto ok, ma ho sempre ansia. Ieri ho litigato di nuovo col mio ragazzo e di nuovo stessi sintomi di attacchi di panico, sto male, è difficile riprendersi. Io non so più cosa fare, non so se può essere correlato ma ho un ritardo del ciclo di 10 gg (uso precauzioni) e al posto del ciclo ho perdite marroni, non vorrei fosse collegato allo stess, non so cosa fare e non riesco nemmeno a parlarne con i miei, il mio ragazzo soffre anche lui per tutte le mie ansie e attacchi di panico, avrei bisogno di un consiglio, grazie in anticipo

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Claudia Romani

    Buongiorno, da ciò che racconta emerge una condizione di forte ansia che sembra essersi progressivamente amplificata nel tempo, portandola a sviluppare una costante iperattenzione verso i segnali corporei e una preoccupazione intensa per la propria salute.
    Quando l’ansia diventa così pervasiva, può generare sintomi fisici molto reali e spaventosi, come dolore, tremori, confusione, tachicardia o attacchi di panico, alimentando un circolo che aumenta ulteriormente la paura.
    Il fatto che gli accertamenti medici abbiano escluso problematiche organiche rappresenta un elemento importante, ma non riduce il disagio che sta vivendo, che merita comunque attenzione e supporto.
    In questi casi può essere molto utile intraprendere un percorso psicologico, finalizzato a comprendere i fattori che mantengono l’ansia, imparare strategie di gestione emotiva e interrompere il meccanismo di allarme costante.
    Anche stress emotivo e psicologico possono influenzare il ciclo mestruale, ma per ogni dubbio specifico resta sempre opportuno confrontarsi con il proprio medico o ginecologo.
    Chiedere aiuto è un passo importante: affrontare precocemente queste difficoltà può fare una grande differenza nel recuperare serenità e qualità di vita.


    Buongiorno per ansia e attacchi di panico la terapia cognitivo comportamentale va bene?
    E in cosa consiste,il metodo?
    Grazie Cordiali Saluti

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Claudia Romani

    Buongiorno, la terapia cognitivo-comportamentale (TCC) è uno degli approcci psicologici maggiormente utilizzati e supportati dalla ricerca scientifica per il trattamento di ansia, attacchi di panico e molte difficoltà emotive.
    Questo percorso si concentra sull’identificazione dei pensieri disfunzionali, dei meccanismi che alimentano l’ansia e dei comportamenti che possono mantenerla nel tempo, aiutando gradualmente la persona a sviluppare strategie più efficaci di gestione.
    Il lavoro terapeutico può includere:
    riconoscimento dei pensieri automatici negativi
    tecniche di regolazione dell’ansia
    esposizione graduale alle situazioni temute
    potenziamento delle risorse personali
    L’obiettivo è ridurre il sintomo, migliorare la qualità della vita e favorire una maggiore sensazione di controllo.
    Naturalmente ogni percorso viene personalizzato sulla base della storia, dei bisogni e delle caratteristiche individuali della persona


Domande più frequenti

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