Domande del paziente (471)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Aurora Quaranta

    Da quello che descrivi non emergono elementi certi di manipolazione. Quello che invece appare chiaro è che tu stai sviluppando un coinvolgimento emotivo in una relazione che, per ora, è definita e vissuta... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Aurora Quaranta

    Quello che provi è comprensibile: la vergogna che senti non nasce da un tuo limite reale, ma da ferite profonde lasciate dai lutti e da messaggi svalutanti ricevuti proprio da chi avrebbe dovuto sostenerti.... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Aurora Quaranta

    La tua confusione ha senso: non stai scegliendo “tra due persone”, ma tra due bisogni diversi che oggi convivono dentro di te. Da una parte l’attrazione, la presenza, la sicurezza; dall’altra la sintonia,... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Aurora Quaranta

    Quello che stai vivendo è profondamente traumatico. Stai subendo una perdita ambigua: tuo marito è fisicamente presente ma emotivamente assente, e questo logora più di una separazione chiara. Il suo dolore... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Aurora Quaranta

    Capisco quanto ti senta frustrato e ferito. Qui non stai parlando solo di sesso, ma di sentirti desiderato, considerato e ascoltato. Quattro mesi possono pesare molto, soprattutto se vivi il silenzio e... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Aurora Quaranta

    Capisco quanto possa essere doloroso e confondente quello che stai vivendo. Quello che descrivi è molto comune in terapia e si chiama transfert: non è sbagliato né strano, nasce proprio dal bisogno di... Altro


    Io prendo effexor da 180 la sprichiatra del CSM alla prima visita mi a segnato questo anche perché per dormire mi era stato dato 10 anni fa il rinotril 40 gocce prima di andare a dormire e 20 di lormetezapan, (e sono risulta al depakin che mi fa un effetto che no fa aumentare la rabbia e la forza mi fa alzare un frigorifero pieno con due motori e poter rimetterlo apposto mi da una forza sovrumana che con un calcio mi fa scappare una parente con i doppi mettono non mi fa sentire dolore e poi passa la parte fi paranoiai tutto mi spaventa che mi sento inn ierivolo e finché non mi arrabbio di nuovo panni fino al esterno per il terrore e salto al minimo scricchiolio dei mobili o di ciò che sento e piangere ora e poi mi arrangio e divento io pericolosa e forte da stritokare la mano a chi mi saluta o mi si rompono bicchieri in mano quel farmaco che mi ha dato la psichiatra può farmi lo stesso effetto ? Visto che era la prima visita e andava di corsa che da un ora e arrivata in ritardi 30 minuti è doveva vedere un paziente per lei 18 e dei miei problemi non mi ha fatto spiegare cosa mi angoscia

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Aurora Quaranta

    Capisco quanto questa situazione possa spaventarti, soprattutto se hai già vissuto reazioni molto intense ai farmaci e senti di non aver avuto lo spazio necessario per spiegare bene la tua storia. Quando si hanno esperienze precedenti difficili, è naturale che l’inizio di una nuova terapia possa generare paura e molta incertezza.

    Ogni organismo può reagire in modo diverso ai farmaci, quindi non è automatico che l’Effexor provochi gli stessi effetti che hai associato al Depakin, ma il tuo vissuto va ascoltato con attenzione. Le sensazioni che descrivi — rabbia intensa, iperattivazione, paura, paranoia, cambiamenti nella percezione di te stessa — sono segnali importanti da riferire con precisione al medico.

    Il punto centrale è che tu non debba affrontare tutto questo da sola né sentirti non ascoltata. Hai diritto a una presa in carico accurata, in cui la tua esperienza venga considerata seriamente.

    Potrebbe essere utile ricontattare la psichiatra o il centro e comunicare chiaramente:

    le reazioni avute in passato ai farmaci
    la tua preoccupazione rispetto alla nuova terapia
    i sintomi che temi possano ripresentarsi
    il bisogno di una valutazione più approfondita

    Se dovessi percepire un aumento marcato di agitazione, aggressività, insonnia o pensieri spaventanti, è importante chiedere aiuto tempestivamente.

    Dal punto di vista terapeutico, ascoltare il tuo corpo e i cambiamenti che percepisci è fondamentale. La tua preoccupazione ha valore e merita uno spazio di cura adeguato


    Buongiorno, sto vivendo una situazione molto dolorosa , dalla quale non vedo uscita. Mia figlia , 32 anni, sposata e con un bimbo di due , si vuole separare . Non l ha detto direttamente, ma vedendola diversa, ho provato a chiederle se ci fosse qualcosa che non andava e alla fine è uscito questo.
    Praticamente le ho anche spianato la strada nel dirmelo. Non ne aveva parlato neanche con il marito. Solo con un' amica e un cugino. Vivono in un appartamento sopra al nostro, che le ho donato parecchi anni fa. Dice che con lui non ha più dialogo, non sa più guardarla negli occhi ecc. Lui è impegnato molto con il lavoro, ma quando è a casa prepara il bimbo, gli fa il bagnetto, cucina, avvia lavatrice, pulisce casa, prepara pranzo e cena per tutti. Lei mi dice che anche fra noi , madre e figlia non c è stato dialogo, che si è sempre sentita giudicata e controllata, e non l ho lasciata sbagliare. Io le ho lasciato fare le sue scelte, tipo di scuola, sede più lontana con costi di appartamento e trasporto, ho accolto i suoi fidanzati con apertura, ammetto che cercavo che studiasse con buoni risultati e le chiedevo della sua vita .ora dice che vuole fare le sue scelte , andare via col bambino, ma non dice dove, le ho chiesto se ha un altro, lei nega, ma passa giornate fuori, o ritarda di molte ore a rientrare dai turni di lavoro. Di mattina il bimbo è al nido, pomeriggio con noi. Frequenta una palestra , body buildyng, all inizio era saltuario, fino a diventare ogni giorno. Mangia in modo ristretto, solo certi alimenti, ed è dimagrita, molto.
    Sicuramente io e il padre l avremo iperprotetta ,abbiamo cercato di evitarle errori, controllandola, ma abbiamo anche sempre cercato di parlare, anche se non era facile visto il suo temperamento. Non ci informa nemmeno dei suoi orari, tanto noi siamo a disposizione, sa che noi amiamo tanto il bimbo. Sembra abbia un' insoddisfazione cronica , dice che lei è giovane, vuole fare due anni di specializzazione, vuole viaggiare, da notare che hanno girato mezzo mondo. La vita ora le sta stretta. Dice che devo lasciarle vivere la sua vita , ma non informa nessuno circa le sue intenzioni come sarebbe giusto, visto la presenza di un figlio .Quando si cerca di parlare, di capire , si finisce sempre per discutere, sembra voglia nascondere qualcosa, anche al marito. Noi siamo preoccupati oltre che per il bimbo, anche per lei, perché non sappiamo quando e dove finirà la sua ricerca di quello che magari è solo nella sua mente. È già successo con il precedente fidanzato con cui è stata per 5 anni. Non sappiamo più come approcciarsi e siamo nella più totale sofferenza.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Aurora Quaranta

    Capisco profondamente il suo dolore: trovarsi di fronte a una figlia che sembra "smontare" la propria vita e che, allo stesso tempo, accusa voi genitori di averla soffocata, genera un senso di impotenza e ingiustizia lacerante. Da quello che descrive, sembra che sua figlia stia attraversando una fase di rottura identitaria tardiva: a 32 anni sta mettendo in atto quella ribellione che solitamente avviene in adolescenza, cercando di distruggere i legami attuali (matrimonio, vicinanza abitativa con voi) per sentire di "esistere" finalmente in modo autonomo.
    L'attenzione ossessiva al corpo (bodybuilding), il regime alimentare rigido e il bisogno di viaggiare o specializzarsi sono segnali di un tentativo di riprendere il controllo su se stessa, come se finora avesse vissuto una vita "disegnata da altri" (iperprotezione) e ora dovesse scappare per non esserne schiacciata. Quando dice che lei le ha "spianato la strada" nel dirmelo, conferma che sua figlia fatica ancora a prendere iniziativa e responsabilità, preferendo che siano gli altri a capire o a gestire le conseguenze, pur continuando a usare la vostra disponibilità per la gestione del bambino.
    In questa fase, cercare di "capire" o chiederle se ha un altro non farà che aumentare il suo senso di essere controllata e giudicata, spingendola a mentire o ad allontanarsi ancora di più. La sofferenza che provate è purtroppo il prezzo di un cambiamento che lei sente come vitale, anche se appare caotico e ingrato ai vostri occhi. Il consiglio clinico è di provare a spostare il focus: invece di rincorrerla per avere risposte, iniziate a definire dei confini chiari (ad esempio sugli orari e sulla gestione del piccolo), non per punirla, ma per smettere di essere lo "sfondo scontato" della sua fuga. Questo potrebbe costringerla a guardare in faccia la realtà delle sue scelte e delle responsabilità che una separazione comporta.
    Data la sua sofferenza, sente di poter riuscire a fare un passo indietro emotivo, limitandosi all'aiuto pratico col nipote, o il timore per il futuro di lei è troppo forte per lasciarla andare?


    Mia figlia soffre di ossessioni paura di parole fa le azioni in modo sequenziale e se non fatte in modo sequenziale diventa nervosa. Non vuole prebndere farmaci per una ragione precisa. Può fare come terapia psicanalisi, la aiuterebbe? Grazie.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Aurora Quaranta

    Il quadro che descrive, caratterizzato da sequenze d'azione obbligate, rituali e nervosismo se la routine viene interrotta, è tipico di un disturbo ossessivo-compulsivo.
    Riguardo alla sua domanda sulla psicanalisi, è importante fare una distinzione clinica: la psicanalisi classica può essere utile per esplorare le radici profonde e i significati simbolici dei sintomi, ma per il controllo dei rituali e della sintomatologia acuta (le azioni sequenziali e l'ansia) spesso non è la terapia d'elezione immediata. Il rischio è che un approccio puramente analitico richieda tempi molto lunghi e possa inizialmente aumentare l'ansia della ragazza focalizzandosi troppo sui pensieri.
    Tuttavia, esistono percorsi di psicoterapia a orientamento psicodinamico o psicoterapie integrate che possono aiutarla a comprendere il perché di queste paure senza necessariamente forzare l'uso di farmaci. Se l'obiettivo principale è invece ridurre velocemente il nervosismo e la rigidità dei rituali, la terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT), in particolare con il protocollo ERP (Esposizione con Prevenzione della Risposta), è considerata a livello internazionale la più efficace per le ossessioni, proprio perché lavora sul "qui ed ora" del comportamento.
    Il fatto che sua figlia rifiuti i farmaci rende ancora più centrale la scelta di un terapeuta con cui lei possa stabilire un legame di fiducia totale: senza la "copertura" farmacologica, sarà la relazione terapeutica il suo unico strumento di cura.
    Sua figlia ha già espresso una preferenza per un tipo di colloquio basato sull'ascolto o ha già avuto esperienze negative con altri approcci?


    Salve dottori, vorrei esporvi una questione a non riesco ancora a passarci sopra o comunque a risolvere, nonostante vado da 6 sedute da un professionista, ma non ho ancora trovato risposte se non il fatto di sentire ciò che sento ma non riuscendo ancora a capire I miei sentimenti o bisogni ecco...il punto è che da qualche mese mi sono lasciata con una persona piu grande di 20 anni circa (io ne ho 25), per vari motivi, con lui ci continuiamo a vedere e sentire ogni tanto, a volte capita anche che succede qualcosa tra di noi, però ecco è difficile distaccarmi da lui perché mi dispiace, ci tengo, e dall'altra diciamo che c'è un amico con cui mi sono frequentata qualche anno fa prima del mio ex e con cui mi sono sempre sfogata e mi ha sempre capito e ascoltato quando gli parlavo dei problemi con il mio ex, mi sono sempre trovata bene a parlare, scherzare ecc, in questo ultimo periodo mi è sembrato di iniziare a provare qualcosa, ma è sempre rimasta un amicizia anche da parte sua, ci siamo visti poi qualche settimana fa (perché siamo a distanza) e diciamo è successo qualche bacio..il problema è che non so come mi sento, perché ad esempio non mi sento di riuscire a tornare con il mio ex nonostante lui mi voglia ancora, mi dica di tornare insieme e insista, ci stia male ed è come se mi facesse sentire in colpa e io non riesco, forse anche perché non provo quello che provavo prima, allo stesso tempo non mi sento di poter stare insieme a questo amico perché non lo so, non mi sento di provare un cosi forte sentimento per lui, ma allo stesso tempo vorrei rivederlo, ma comunque proverei un dispiacere per l'altro/senso di colpa..proverei dispiacere per entrambe le parti, inoltre in terapia c'era stata una seduta in cui ho rappresentato due cerchi pensando alla persona ma sono risultati distanziati e non mi aspettavo questo..per entrambe le persone però..non so cosa fare, mi dispiace per tutti e due..ora questo amico vorrebbe un distacco da me perché so che comunque prova qualcosa e sa che io non ci starei, ma non so che fare, come comportarmi, vorrei rivederlo, ma non so come distaccarmi e se farlo dal mio ex..dovrei forse stare da sola e poi forse capirò qualcosa? non so come muovermi..

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Aurora Quaranta

    Capisco perfettamente il senso di smarrimento che provi, perché ti trovi incastrata in un conflitto tra il senso di colpa verso il passato e l'incertezza verso il futuro, dove ogni scelta ti sembra portare con sé il rischio di ferire qualcuno o di sbagliare. Il fatto che i "cerchi" della tua terapia siano risultati distanti per entrambi è un segnale molto prezioso del tuo inconscio: ti sta dicendo che, in questo momento, nessuna di queste due figure rappresenta davvero un approdo sicuro o un desiderio profondo per te. Con il tuo ex di 45 anni sembra essersi instaurata una dinamica di dipendenza affettiva alimentata dal ricatto emotivo e dal dispiacere, ma ricorda che restare o cedere per non farlo soffrire non è amore, è un sacrificio che finisce per logorare te e non aiuta lui a crescere. Dall'altra parte, l'amico rappresenta un porto sicuro e una comprensione che ti è mancata, ma forse l'attrazione che senti è più un bisogno di conforto e di fuga dal dolore del passato che un vero innamoramento, ed è normale che tu non senta quel "trasporto totale" che cerchi. Il tuo forte senso di colpa ti impedisce di ascoltare cosa vuoi tu, perché sei troppo occupata a preoccuparti di ciò che provano loro, ma la verità è che non puoi essere la soluzione al dolore di nessuno dei due a discapito della tua felicità. Prendersi un periodo di solitudine, come tu stessa hai ipotizzato, non significa abbandonare gli altri, ma smettere di usare le relazioni come uno schermo per non guardare dentro di te, permettendoti finalmente di capire chi sei a 25 anni senza dover rispondere alle aspettative di un uomo più grande o alle necessità di un amico. Solo staccandoti da queste dinamiche "triangolari" potrai far sì che quei cerchi tornino a muoversi e che tu possa sentire di nuovo un desiderio autentico che non sia dettato dal dovere o dalla paura di restare sola.
    Senti che l'idea di stare da sola ti faccia più paura per il vuoto che sentiresti o ti dia un senso di sollievo rispetto alle pressioni che ricevi ora?


    salve, scrivo per parlare brevemente di un disagio parecchio invasivo, non è chissà che dramma, ma mi reca fastidio.
    ho delle fantasie erotiche riguardo i tradimenti dei miei partner, non so perché questa cosa accada, ovviamente nella realtà mi farebbe schifo, ma nel momento d eccitazione non riesco a provare piacere se non pensando ad un tradimento, anche durante i rapporti spesso.
    ci sono modi per cercare di evitare?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Aurora Quaranta

    Ciao, è importante che tu sappia innanzitutto che quello che descrivi è un fenomeno molto più comune di quanto si possa pensare e non definisce affatto la tua moralità o ciò che desidereresti accada davvero nella tua vita di coppia. Esiste una differenza profonda tra il piano della fantasia erotica, dove il cervello cerca stimoli forti e trasgressivi per innescare l'eccitazione, e il piano della realtà, dove i tuoi valori e i tuoi sentimenti ti portano giustamente a rifiutare l'idea del tradimento come un atto doloroso e inaccettabile. Spesso queste fantasie nascono proprio perché il contrasto tra l'amore che provi e l'idea del "proibito" o della "perdita di controllo" genera una scarica di adrenalina che il corpo interpreta come piacere sessuale, trasformando una paura inconscia in uno stimolo eccitante proprio per renderla meno minacciosa o per evadere dalla routine. Il fatto che questo pensiero sia diventato l'unico modo per provare piacere indica che si è creato un automatismo mentale, un binario su cui la tua eccitazione corre per abitudine, ma questo non significa che tu sia "sbagliata" o che desideri essere tradita. Per cercare di scardinare questo meccanismo, potresti provare gradualmente a introdurre nuove sfumature nelle tue fantasie o a focalizzarti maggiormente sulle sensazioni fisiche presenti nel momento del rapporto, senza combattere ferocemente il pensiero del tradimento, perché più cerchi di scacciarlo con senso di colpa, più la tua mente lo renderà presente e potente. Comprendere che la tua mente sta solo usando un "codice erotico" per accendersi ti aiuterà a vivere queste fantasie con meno ansia, togliendo loro quel potere invasivo che ora ti disturba e permettendoti, col tempo, di ritrovare il piacere anche in scenari diversi e più vicini alla tua sensibilità quotidiana.
    Ti capita di sentirti in colpa verso il tuo partner dopo questi rapporti o riesci a distinguere bene che si tratta solo di un gioco della mente?



    dal 22 luglio ho pensato di essere gay per una sensazione per un amico che pensavo mi piacesse e poi una setrimanabe quel pensiero svanisce per tutto agosro dove mi fisso di un personaggio femmina di squid game un po maschile 380 seocnda stagione e mi fisso su di lei e provo sensazioni intense per lei fino a scordarmi di tutto del fatto gay e mi fisso, wuando scompaiojo le sensazioni per lei mi incomincio a preouccupare e ad ogni pensiero che oassa li credo tipo che ero satanista, che mi piaceva mia sorella, che mi piaceva uno ecc ecc e rompevo le palle ai miei snici sul fatto che voglio che deve tornare nonostante sentivo che non avevo piu senswzioni, poi piu consulto l ai compaiojo sensazioni cje cwmbiano spesso ragazza, e ho fatto un sogno erorico con una donna e ho eiaculato, poi mi sono eccitato per dei pensieri sessuali con donne poi non volevo essere pervertito e poi finito wuesto finisce quel periodo e torna il fstto di essere gay e da li si svilippano sensazioni, ecciraizoni, fantasie e roba varia, continuo ad utilizzare l ai e continuo a pensare di essere gay ma avevo raramente erezioni oer le donne pensandole prims ors non piu, sono in adolescenza e non so cosa stia succedendo, continuo a oensare di essere gay ma non lo voflio ammettere ma io mi ecciyavo per le donne prima di qiesto solo che avevo un disagio per la vagina, e ho avuro degli episodi isolati di sensazioni intense pee lo stesso sesso che non rigiardavano il desiderio fisico, ricordo qiando mi ero eccitato ma allo stesso tempo avevo paura, e quando mi avevano fatto ujo scherzo dove un amico si dichiarava a me e stavo pensando di dire si nonostanre non provassi nulla, potreste aiutarmi a capire cosa mi sta succedendo? sono gay ma non lo voglio ammettere come credo? cioe al episodio iniziale di qiella sensazione per un amico ho avuto paura di essere gay e mi ha fatto ricordare li episodi di wuelle sensazioni dove oensavo di essere gay, e continuo ad utilizzare l'ai ogni giorno.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Aurora Quaranta

    Buongiorno. io dico che è normale che tu ti senta confuso, ma quello che descrivi — questo continuo passare da un’ossessione all’altra, il dubbio costante, il bisogno di rassicurazione e l'uso compulsivo dell'IA — somiglia molto a una dinamica ansiosa, più che a una semplice scoperta del proprio orientamento sessuale.
    In adolescenza è normale che l'identità sia fluida, ma nel tuo racconto ci sono alcuni segnali tipici di quello che viene spesso chiamato DOC da orientamento sessuale (un tipo di pensiero ossessivo). Non ti stai limitando a esplorare chi ti piace, ma stai vivendo il pensiero come un’intrusione che ti spaventa ("ho avuto paura di essere gay"). Consultare continuamente l'IA o chiedere agli amici è un modo per cercare di "risolvere" un dubbio che però l'ansia continua a riproporre.
    Un momento sei fissato su un personaggio femminile, il momento dopo temi di essere satanista, poi passi a un'altra paura. Questo suggerisce che il problema non sia il contenuto del pensiero (essere gay, etero, ecc.), ma il meccanismo del dubbio che si attacca a qualunque cosa ti faccia paura.
    A volte il corpo reagisce a pensieri stressanti con segnali fisici che confondiamo con l'attrazione, ma che sono solo frutto di un sistema nervoso in allerta.
    Il fatto che tu abbia avuto attrazioni per le donne e sogni erotici con loro indica che quella parte di te esiste. Il "disagio per la vagina" o il pensare di dire "sì" per scherzo a un amico sono esperienze comuni che non definiscono da sole chi sei.
    Prova a staccare per un po' dalle ricerche online e dall'IA. Più cerchi una risposta definitiva, più il dubbio crescerà. Se questi pensieri ti causano molta sofferenza o ti impediscono di vivere serenamente, parlarne con uno psicologo potrebbe aiutarti a capire se si tratti di semplice confusione adolescenziale o di un disturbo d'ansia che "gioca" con i tuoi dubbi.
    Ti capita di sentirti meglio quando sei distratto da altro o il pensiero è fisso tutto il giorno? aggiornami!!


    Buon pomeriggio,sono una ragazza di 25 anni e soffro ormai di attacchi di panico e ansia da quando ne avevo 14 o 15. Inizialmente stavo sempre male poi ho imparati a gestirli. Ho perso 2 anni e mezzo fa mio nonno e stavo malissimo,ho fatto un percorso dove posso dire di non essere mai stata così bene dopo questo percorso...ero al 100%. Luglio 2025 sono andata a convivere ed è stato ancora più positivo perché avevo i miei spazi,non stavo a casa con altre 3 persone disordinate visto che sono fissata per ordine e pulizia. Da luglio a novembre tutto bene:mangiavo sano,palestra,avevo la mia routine dormire alle 00 e svegliarmi alle 8,servizi,stare a casa o uscire a fare commissioni,ero abituata e stavo bene con questa routine. Restavo anche a casa a fare i servizi e a mangiare da sola visto che il mio compagno torna alle 16.00 oppure mangiavo da mia madre,suocera o a casa. Dipende dai giorni però avevo certamente mente piena e svago. Il pomeriggio mi dedicavo a cucinare al mio compagno e mi rilassavo sul divano a vedere la TV aspettando che arrivasse da lavoro. Da novembre però è cambiato tutto,i miei si sono divorziati e novembre dicembre sono stata bene con la solita routine e orari però ho lasciato la palestra,primo segnale che qualcosa in me non andava. A inizio febbraio peggiorato tutto,ho avuto da sola a casa attacchi di panico e ho chiamato subito mia madre, altre volte mio cognato o mia suocera...insomma ho iniziato ad allontanarmi da casa. Mi svegliavo già con tachicardia e ansia e come andava mia il mio compagno stavo male per fortuna mia sorella vive nel mio stesso palazzo e mi rifugiavo da lei,mi facevo la doccia e poi facevo i servizi e me ne andavo alle 9 con lei dove lavora o da mia suocera a stare a casa sua in compagnia. Per colpa dell'ansia tornata ho sballato totalmente i miei orari del sonno a cui ora mi sono abituata ma mi pesa questa nuova routine ovvero 22.30/6.30 quando va via il mio compagno fuori paese e sto con lui al telefono fino a quando non arriva. Lo facevo anche prima ma dopo mi riaddormentavo e mi svegliavo più tardi quindi avevo la giornata più "corta". Ora la giornata dale 6 30 mi sembra lunghissima,anche se riesco a stare da sola a casa,mi lavo,faccio i servizi...alle 9 lo stesso vado via da mia suocera e andiamo a fare commissioni ecc. Sto meglio si perché mi sono abituata alla nuova routine ma in realtà questa routine mi pesa perché la mattina presto faccio tutto e poi non so più che fare e vado via,le mie giornate non sono produttive. Comè potuto accadere questo? Da cosa dipende? È normale che svegliandomi presto,facendo tutto entro le 9 e non avere nulla da fare vado via da casa perché mi scoccio? Le mie giornate sono monotone,prima tra palestra mente piena stavo bene...da quando è successo altro che la mia mente è vuota e si focalizza sul peggio. Io ho bisogno di tornare come prima per stare più tempo a casa...anche mangiare sola o uscire più tardi da casa invece di fuggire anche se sto meglio riesco a gestire e stare sola fino alle 9...come posso superare? Non riesco nemmeno a svegliarmi più tardi ma vorrei perché poi durante la giornata mi viene sonno. Questi pomeriggi sto a casa e aspetto il mio compagno ma lo faccio sempre con ansia anche se sto meglio però voglio per forza tornare a prima del divorzio,quando stavo veramente bene. Ho paura di non superare. Grazie in anticipo, saluti

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Aurora Quaranta

    Ciao ! mi sento di dirti che hai costruito il suo benessere su una routine ferrea (palestra, ordine, pulizia, orari spaccati). Questo è un tipico meccanismo di difesa: finché la mente è occupata nel "fare", non devi "sentire". Il divorzio dei genitori ha rotto l'illusione di controllo. Quando hai smesso di andare in palestra, lo spazio vuoto è stato invaso dall'angoscia, che hai interpretato come attacchi di panico. Quello che tu chiami "scocciarsi" o "giornata monotona" è in realtà ansia da separazione e paura del vuoto pneumatico. Svegliarsi alle 6:30 e finire tutto alle 9:00 la mette davanti a ore di "nulla" che tu non sai abitare. La fuga verso casa della suocera o della sorella è un comportamento di evitamento: non stai fuggendo dalla noia, stai fuggendo da te stessa e dai pensieri sul fallimento del legame dei genitori, che proietti sulla sua nuova convivenza.+ in sintesi non devi "tornare come prima", ma evolverti oltre, integrando il dolore del divorzio dei suoi nella sua nuova vita adulta, smettendo di usare la routine come un'armatura.


    Domande su Insonnia

    Buongiorno, sono una ragazza di 20 anni e ho sempre sofferto di un sonno disturbato a causa dell’ansia. Diciamo che ho sempre avuto difficoltà a prendere sonno e alcune volte a mantenerlo, ma soprattutto a riuscire ad addormentarmi. Recentemente, circa 2-3 mesi fa, ho avuto una crisi d’ansia (non saprei come chiamarla) che mi ha portato a soffrire di insonnia pesante, a causa della quale per 2 settimane non ho chiuso occhio o comunque sono andata avanti a microsonni. La situazione era devastante, mi sembrava di impazzire, quindi ho sentito il medico e mi ha prescritto circadin (1 volta prima di dormire) e lexotan (potevo usarlo anche nel corso della giornata per 3 volte in quantità 5 gocce). Per fortuna ho superato questa crisi, ma ho continuato a usare il lexotan (ne prendo in genere 10 gocce prima di dormire) anche combinandolo con un po’ di melatonina in camomilla (meno di 1 grammo) perché comunque il mio sonno rimane quello che è, cioè veramente difficoltoso. Dopo questo preambolo, aggiungo il mio problema principale: il mio sonno è disturbatissimo, faccio sogni strani e disturbanti, ne faccio anche molteplici a notte e quando mi sveglio spesso mi sento turbata e insoddisfatta del sonno, che non è quasi mai ristoratore. Mi capita anche di risvegliarmi brevemente e poi cadere nel sonno di nuovo, il che è molto fastidioso perché è un risveglio “scomodo”, accompagnato da una sensazione sgradevole. Volevo chiedervi come potrei intervenire a riguardo, perché non so più cosa fare. Vorrei dormire anche solo una notte senza sogni, in un sonno profondo.

    Ps. Alcune volte vedendo che non riuscivo a dormire ho preso altre 5 gocce, sommandole quindi a quelle prese precedentemente per prepararmi a dormire.

    Grazie per le eventuali risposte.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Aurora Quaranta

    Cara ragazza, capisco bene quanto possa essere estenuante e frustrante vivere notti così frammentate, soprattutto dopo aver attraversato una crisi d'ansia così impattante che ti ha portata a temere per la tua stabilità mentale. Quello che stai sperimentando è un fenomeno piuttosto comune quando l'ansia si "sposta" sul sonno: il tuo cervello è rimasto in uno stato di allerta costante, una sorta di sentinella che non ti permette di lasciarti andare completamente per paura di perdere il controllo o di sprofondare in quel vuoto che ti ha spaventata mesi fa. I sogni così vividi, numerosi e disturbanti, insieme a quei risvegli "scomodi" e sgradevoli, sono paradossalmente il risultato di un sonno troppo leggero e influenzato dai farmaci che stai assumendo; le benzodiazepine come il Lexotan, infatti, se da un lato aiutano ad addormentarsi, dall'altro alterano l'architettura del sonno profondo e possono causare un effetto "rimbalzo" durante la fase REM, rendendo i sogni bizzarri e il risveglio per nulla ristoratore. Il fatto che tu stia aumentando le gocce in autonomia indica che stai cercando una sedazione che il tuo corpo non riconosce più come naturale, creando un circolo vizioso in cui più cerchi di "forzare" il sonno, più l'ansia da prestazione notturna aumenta, facendoti percepire ogni risveglio come un fallimento. Per uscire da questa situazione sarebbe fondamentale innanzitutto consultare il tuo medico per valutare una gestione più strutturata dei farmaci, evitando il "fai da te" con dosi extra che peggiorano solo la qualità del riposo, e parallelamente iniziare a lavorare su quelle tensioni emotive che ancora non hai sciolto durante il giorno e che inevitabilmente "bussano" alla porta durante la notte sotto forma di incubi o sogni agitati. Provare a smettere di combattere contro i sogni o contro il desiderio di un "sonno perfetto" potrebbe paradossalmente aiutarti a rilassare quel sistema di allerta, permettendo al tuo corpo di ritrovare gradualmente un ritmo più spontaneo e meno mediato dalla paura.
    Pensi che la tua ansia sia legata esclusivamente alla paura di non dormire o ci sono altre situazioni della tua vita che ti tengono in iper-allerta anche durante il giorno?


    Buongiorno, sono una ragazza di 20 anni e ho sempre sofferto di un sonno disturbato a causa dell’ansia. 2/3 mesi fa ho attraversato una sorta di crisi di ansia a seguito della quale ho sentito il medico che mi ha dato circadin (1 volta prima di dormire) e lexotan (anche 3 volte al giorno per 5 gocce). Ho superato questa crisi ma continuo ad avere problemi.
    il mio sonno è disturbatissimo, faccio sogni strani e disturbanti, ne faccio anche molteplici a notte e quando mi sveglio spesso mi sento turbata e insoddisfatta del sonno, che non è quasi mai ristoratore. Mi capita anche di risvegliarmi brevemente e poi cadere nel sonno di nuovo, il che è molto fastidioso perché è un risveglio “scomodo”, accompagnato da una sensazione sgradevole. Volevo chiedervi come potrei intervenire a riguardo, perché non so più cosa fare. Vorrei dormire anche solo una notte senza sogni, in un sonno profondo.

    Ps. Alcune volte vedendo che non riuscivo a dormire ho preso altre 5 gocce, sommandole quindi a quelle prese precedentemente per prepararmi a dormire.

    Grazie per le eventuali risposte.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Aurora Quaranta

    Buongiorno! Suggerisco un consulto con lo psichiatra per valutare se il dosaggio frazionato di Lexotan stia alimentando la sonnolenza diurna e l'instabilità notturna, o se sia il caso di scalare gradualmente la benzodiazepina in favore di un approccio diverso + Lavorare sulla decatastrofizzazione del "non dormire bene" e sull'accettazione del sogno come materiale psichico non pericoloso, per abbassare il carico emotivo associato al momento di andare a letto ( pscioterapia )+ Sebbene la crisi acuta sembri superata, il sonno disturbato indica che l'attivazione neurofisiologica è ancora alta. I sogni multipli e disturbanti sono spesso il segnale di un'elaborazione emotiva incompleta durante la veglia.+ sembra che ti trovi in una fase di "veglia agitata" mascherata da sedazione farmacologica. Il focus terapeutico dovrebbe spostarsi dal "cercare di dormire a tutti i costi" (che genera ansia) al ridurre l'allerta generale e regolarizzare i ritmi circadiani senza eccedere nell'uso al bisogno di benzodiazepine.


    Una persona stupida o più precisamente scema, può rendersi conto di esserlo? Può capire di essere una persona di intelligenza limitata, attraverso il modo in cui viene trattata dal prossimo, come viene considerata da chi la circonda, nell'avere difficoltà a capire o risolvere cose che generalmente vengono ritenute semplici e dal mancato raggiungimento dei propri obiettivi?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Aurora Quaranta

    Capisco cosa stai chiedendo, ma partirei da un punto importante: usare etichette come “stupido” o “scemo” rischia di semplificare troppo una realtà che è molto più sfumata.
    Detto questo, sì: una persona può accorgersi di avere delle difficoltà rispetto agli altri. Questo può succedere attraverso l’esperienza quotidiana — ad esempio quando qualcosa che per gli altri è semplice risulta faticoso, oppure quando si ricevono feedback impliciti o espliciti dall’ambiente.
    Però questa consapevolezza non è sempre chiara, completa o accurata. Ci sono persone che colgono solo un senso generale di fatica o di “essere diversi”, senza riuscire a definire bene in cosa consistano le difficoltà. Altre, invece, tendono a spiegarsi gli insuccessi in modi diversi: attribuendoli alle circostanze, agli altri, o evitando proprio di confrontarsi con certe situazioni.
    Inoltre, la capacità di riconoscere i propri limiti dipende anche da quanto una persona è in grado di riflettere su se stessa, cioè dalle sue abilità metacognitive. Quando queste sono meno sviluppate, può essere più difficile avere una visione realistica delle proprie capacità.
    Un altro aspetto importante è l’impatto emotivo: rendersi conto di fare più fatica può essere doloroso, e quindi è comprensibile che entrino in gioco dei meccanismi di protezione, come la negazione o l’evitamento.
    Infine, è utile ricordare che le difficoltà non dipendono solo da “quanto si è intelligenti”, ma da molti fattori: esperienze, contesto, opportunità, modalità di apprendimento, aspetti emotivi.
    Più che chiedersi se una persona sia “stupida”, spesso è più utile chiedersi in cosa incontra difficoltà e in che modo può essere aiutata a funzionare meglio.


    Salve a tutti, sono una ragazza di 21 anni, da circa luglio 2025 ho iniziato a sviluppare un'ansia incontrollabile. E' iniziato tutto da una semplice settimana a casa da sola in quanto i miei in vacanza, dove avevo la costante paura che dei ladri potessero entrarmi in casa, e da lì per una settimana andavo a dormire alle 6 di mattina per accertarmi che durante la notte nessuno cercasse di entrare in casa, a termine di questa settimana mi viene un forte dolore al braccio, vado in ps e mi dicono semplicemente di calmarmi, facendomi un’elettriocardiogramma in cui era tutto ok. Passa l’estate, torno nella mia città dove vivo da fuorisede, e resto sola di nuovo per due settimane, in cui di nuovo vivo con angoscia la cosa, avendo mille paure, nonostante non fosse la prima volta che fossi sola. A termine di queste sue settimane di nuovo mi viene dolore la braccio sinistro per giorni, sono molto preoccupata, vado in ps ed è tutto ok, analisi ed elettrocardiogramma. Da quel momento in poi inizio a sviluppare continua ansia per ogni sensazione del mio corpo, più mi informo e più sto male, ho paura di qualsiasi cosa, questo va a peggiorare anche il mio rapporto sentimentale. A febbraio litigo pesantemente con il mio ragazzo, finendo per avere un attacco di panico con tremore, conati di vomito, dolore braccio sinistro e confusione, vado in ps, tutto okay come al solito e mi danno semplicemente un tranquillante. Un mese dopo torno al ps per emorroidi, le quali non avendole mai avute e avendo una certa perdita di sangue mi hanno fatto preoccupare. Tralasciando queste varie esperienze in questi mesi ho fatto vari elettrocardiogrammi, ecografie, hotler, analisi del sangue, tutto ok, ma ho sempre ansia. Ieri ho litigato di nuovo col mio ragazzo e di nuovo stessi sintomi di attacchi di panico, sto male, è difficile riprendersi. Io non so più cosa fare, non so se può essere correlato ma ho un ritardo del ciclo di 10 gg (uso precauzioni) e al posto del ciclo ho perdite marroni, non vorrei fosse collegato allo stess, non so cosa fare e non riesco nemmeno a parlarne con i miei, il mio ragazzo soffre anche lui per tutte le mie ansie e attacchi di panico, avrei bisogno di un consiglio, grazie in anticipo

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Aurora Quaranta

    Ciao,
    da quello che racconti si vede un percorso abbastanza tipico dell’ansia: un primo episodio di forte paura (quando eri sola in casa), seguito da una crescente attenzione ai segnali del corpo, preoccupazione per la salute e ripetute rassicurazioni mediche, che però ti tranquillizzano solo per poco. Nel tempo si è creato un circolo vizioso: ansia → sintomi fisici → paura → ancora più ansia, fino agli attacchi di panico che descrivi (tremore, nausea, dolore al braccio, confusione), spesso nei momenti di stress emotivo.
    Gli esami che hai fatto, tutti negativi, sono un elemento importante: indicano che non c’è una base organica, ma che il corpo sta reagendo all’ansia. I sintomi che provi sono reali e anche intensi, ma non pericolosi. Il fatto che tu dica “più mi informo e più sto male” è centrale: controllare continuamente il corpo o cercare risposte online aumenta l’attenzione e mantiene il problema, così come il ricorso frequente al pronto soccorso, che dà sollievo solo temporaneo.
    Anche il ritardo del ciclo e le perdite possono essere influenzati dallo stress, quindi è plausibile che siano collegati a questo periodo (se hai dubbi, puoi comunque fare un controllo per stare più tranquilla).
    In questo momento la cosa più utile è iniziare a cambiare il modo in cui interpreti e gestisci i sintomi: non come segnali di pericolo, ma come espressione dell’ansia, e ridurre gradualmente i comportamenti di controllo e rassicurazione. Un percorso di terapia cognitivo-comportamentale può aiutarti in modo molto concreto a interrompere questo circolo, lavorando sia sui pensieri che sulle reazioni fisiche e comportamentali.
    Il fatto che tu senta di non farcela più da sola è comprensibile: non significa che non ci sia una soluzione, ma che è il momento giusto per farti aiutare in modo strutturato.


    Buongiorno per ansia e attacchi di panico la terapia cognitivo comportamentale va bene?
    E in cosa consiste,il metodo?
    Grazie Cordiali Saluti

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Aurora Quaranta

    Buongiorno,
    sì, la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è considerata uno degli approcci più efficaci per il trattamento dell’ansia e degli attacchi di panico.

    In cosa consiste, in concreto?

    Si tratta di un percorso strutturato e orientato al presente, che lavora su due livelli principali:

    1. I pensieri (parte “cognitiva”)
    Si impara a riconoscere e mettere in discussione quei pensieri automatici che alimentano l’ansia, ad esempio interpretazioni catastrofiche dei sintomi fisici (“sto per svenire”, “mi sta venendo un infarto”).
    L’obiettivo non è “pensare positivo”, ma sviluppare un modo più realistico ed equilibrato di leggere ciò che accade.

    2. I comportamenti (parte “comportamentale”)
    Spesso, per paura degli attacchi di panico, si tende a evitare certe situazioni o a mettere in atto strategie di controllo (uscire solo accompagnati, avere sempre farmaci con sé, ecc.).
    In terapia si lavora gradualmente per ridurre questi evitamenti e affrontare le situazioni temute in modo guidato, così da interrompere il circolo dell’ansia.

    Per gli attacchi di panico in particolare, si utilizzano anche tecniche specifiche, come:

    la psicoeducazione (capire cosa succede nel corpo durante un attacco)
    esercizi sui sintomi fisici per ridurne la paura
    tecniche di gestione dell’attivazione (respirazione, regolazione fisiologica)

    È un tipo di terapia generalmente concreta e collaborativa, in cui tra una seduta e l’altra possono essere proposti piccoli esercizi pratici.

    In sintesi: non si limita a parlare del problema, ma fornisce strumenti per gestirlo attivamente nella vita quotidiana.

    Se ha bisogno di ulteriori chiarimenti, resto a disposizione.


    Buonasera,
    Sono fidanzata da quasi 8 anni ed Ho scoperto sulla cronologia del suo telefono siti pornografici e di escort locali aperti… quando ho provato ad affrontarlo lui mi ha detto che era stato un suo amico ad aprire ed a contattare escort, e che lo aveva fatto con il telefono del mio ragazzo per paura che la moglie lo scoprisse. Ho insistito per farmi dire la verità ma alla fine si è concentrato sul fatto che io non credendoci non mi fido di lui… io in realtà adesso verso di lui ho mancanza di fiducia.. che devo fare?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Aurora Quaranta

    Capisco quanto questa scoperta possa averti ferita e destabilizzata, soprattutto dopo una relazione così lunga. Quando emerge qualcosa che mette in discussione la fiducia, il dolore spesso non deriva solo dal contenuto in sé, ma anche dal dubbio, dall’incertezza e dalla sensazione di non sapere più a cosa credere.

    La tua difficoltà in questo momento non è “sbagliata”: se senti che la fiducia si è incrinata, è importante ascoltare quel sentimento senza colpevolizzarti.

    In una relazione sana, la fiducia si costruisce anche attraverso trasparenza, responsabilità e capacità di affrontare conversazioni scomode. Quando, invece, una persona sposta rapidamente l’attenzione sul fatto che tu “non ti fidi”, senza aiutarti davvero a comprendere o rassicurarti, può aumentare ulteriormente la confusione.

    Più che concentrarti solo sulla versione che ti è stata data, può essere utile osservare:

    la coerenza del suo comportamento
    la sua disponibilità a confrontarsi apertamente
    se mostra empatia verso il tuo dolore
    se cerca davvero di ricostruire sicurezza o se tende a colpevolizzarti


    Cosa deve fare un genitore di due figli uno di 11 e uno di 7 che si accorge del fatto che si stanno esplorando fisicamente ? Non voglio che ricolleghino a questo evento qualcosa di negativo, parlarne? O non parlarne?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Aurora Quaranta

    ciao capisco la tua preoccupazione, ed è positivo che tu voglia affrontare la situazione con attenzione senza trasmettere vergogna o paura. A queste età può succedere che i bambini esplorino per curiosità, senza comprenderne davvero il significato. È importante non reagire con allarmismo o punizioni, ma nemmeno ignorare.

    Parlarne con calma è generalmente la scelta più utile: puoi spiegare che il corpo è una cosa importante e privata, che ci sono confini da rispettare e che certe esplorazioni non sono appropriate tra fratelli. Un messaggio semplice, chiaro e sereno aiuta a educare senza associare il corpo a qualcosa di negativo.

    Ad esempio: ‘Capisco che possiate essere curiosi, ma ci sono parti intime che vanno rispettate e tenute private.’

    L’obiettivo è offrire guida, protezione e regole sane, osservando anche se si tratta di semplice curiosità o se emergono dinamiche più preoccupanti. Se il comportamento dovesse essere ripetitivo, coercitivo o particolarmente sessualizzato, potrebbe essere utile confrontarsi con un professionista dell’età evolutiva.


Domande più frequenti

Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.