Domande del paziente (5)

    Buongiorno, ho una figlia che soffre di binge eating da moltissimi anni, ora è due anni che convive e io la vedo poco, ma ogni volta che la vedo noto chiaramente (e non solo io) che mette sempre più peso. Ormai sarà oltre i 100 kg. Non so proprio da dove iniziare per aiutarla. Nel passato abbiamo provato psicoterapia, psichiatria, farmaci di tutto, ma dopo pochissime sedute si mollava. E’ arrivata a dirmi stop, attraverso una terapeuta che mi ha chiamata e abbiamo fatto colloquio insieme, mi hanno chiesto di lasciarla stare. Da lì ho mollato. Mi sono arresa. Peccato che a distanza di un anno e mezzo la sua situazione sia decisamente peggiorata. Grazie a chi mi risponderà.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Alice Tesi

    Cara utente,
    sento la sua preoccupazione e il dolore di non riuscire ad aiutare qualcuno che amiamo così profondamente.

    Lei racconta dell'aspetto fisico di sua figlia, che la preoccupa e le fa intuire che la situazione sia peggiorata da un punto di vista alimentare.
    Credo che potremmo però fare lo sforzo di concentrare la nostra attenzione lontano dal corpo, per un momento, e chiederci se ha visto sua figlia felice e soddisfatta della sua vita. Se ha avuto occasione di parlare con lei rispetto a come si sente nella convivenza, cosa le piace, cosa le dà gioia. Si è preoccupata per l'aumento di peso o perché ha constatato che sua figlia è in difficoltà, emotivamente?

    Sua figlia, da quello che racconta, ha deciso di mettere un confine, ha chiesto che questo aspetto della sua vita non venga più attenzionato da un punto di vista medico o terapeutico. Per quanto per una madre avere a che fare con un confine simile sembri davvero un taglio netto, un'incomprensione di nostro figlio del nostro desiderio di aiutarlo, siamo tenuti a rispettare quel confine.

    Al contempo mi chiedo se per lei potrebbe essere nutriente coltivare la relazione con sua figlia da tutti gli altri punti di vista: può interessarsi a lei in quello che fa, in quello che desidera, in quello che ha voglia di condividere. Può anche, delicatamente, portare la sua difficoltà nel sapere di non poterla aiutare, di sentirsi impotente.

    Tutti questi nodi, tutte le fatiche che lei come madre ha vissuto rispetto a questo, sono degne di essere accolte e ascoltate.

    Le consiglierei di provare a continuare a farsi domande su come vorrebbe che fosse il rapporto con sua figlia, e di cosa potreste coltivare insieme, meglio se con l'accompagnamento di un professionista che la possa guidare in questo.

    Resto a sua disposizione
    Cordialmente
    Dott.ssa Alice Tesi
    Psicologa Clinica
    Online e Pistoia


    Domande su Tossicodipendenza

    Buonasera il mio ex compagno se nè andato di casa dicendo che lo stare male lo portava a fare uso...precisiamo che 5 anni fa avevo trovato qualche traccia sporadica ma mi ha confessato che dalla morte di sua mamma (giugno 2025) è passato da 1,5 gr alla settimana a 8/10gr alla settimana...di preciso l'aumento non so quando è avvenuto ma credo settembre...è 4 settimane fuori casa e dice che non ha più toccato nulla (so che ha anche debiti)...mi chiedevo...possibile che con quella quantità assunta uno smetta così? Non so se crederci...so anche che diventano molto bugiardi...grazie della risposta

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Alice Tesi

    Carissima,
    comprendo la sua preoccupazione per una persona a cui è indubbiamente legata. Al contempo, mi chiedo insieme a lei quale sia il significato della sua richiesta. Il problema di uso di sostanze che lei riporta riguarda quello che ormai, come lei dice, è il suo ex-compagno. Cosa la spinge ad essere ancora così coinvolta nella vita di quest'uomo?

    Su di lui possiamo soltanto fare delle speculazioni, potremmo fidarci o meno; il punto principale mi sembra sia che lei non si fidi di quello che lui le ha detto.
    Vorrebbe riporre nuovamente la sua fiducia in questa persona? Desidererebbe ristabilire un contatto con lui? State valutando di tornare insieme? Ci sono molti interrogativi che possiamo aprire.

    Insieme a queste riflessioni voglio dirle anche che avere una relazione con una persona con dipendenza da sostanze (se di questo si tratta) può essere molto faticoso. La invito a continuare ad aprirsi, anche con un professionista che possa supportarla qualunque sia la sua decisione in merito alla sua relazione.
    Cordialmente
    Dott.ssa Alice Tesi
    Psicologa Clinica
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    Sono al primo anno fuori corso di giurisprudenza. Ho sempre fatto tutti gli esami in regola ma da un anno quasi studio con difficoltà e lentezza. Amo la mia facoltà e non vedo l’ora di iniziare a lavorare, ma mi sento bloccata. Come posso risolvere questa situazione?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Alice Tesi

    Cara utente,
    il percorso universitario talvolta può diventare insidioso e il suo blocco potrebbe essere dovuto a molti fattori. Trovando il coraggio di scrivere qui la sua domanda, ha intanto aperto uno spazio di riflessione in cui possiamo mettere uno sguardo su questo blocco. A volte, legati allo studio ci sono aspettative molto alte, sensazione di dover performare, solitudine, difficoltà nel trovare il metodo di studio migliore per sé.
    C'è paura, ansia, insoddisfazione?
    Cos'è che richiede adesso la nostra attenzione? Provi a porsi questa domanda guardando attentamente dentro di sé.
    Nel frattempo, un supporto psicologico potrebbe guidarla nel riuscire a sbrogliare questo nodo e lei ha già fatto il primo passo portando qui la sua esperienza: non le resta che continuare.

    Dott.ssa Alice Tesi
    Psicologa Clinica
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    Buonasera, dopo quanto si può fare diagnosi di disturbo ossessivo compulsivo? Posso fidarmi di una specialista che dopo solo una seduta ha già diagnosticato e detto apertamente che soffro di DOC?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Alice Tesi

    Caro utente,
    il disturbo ossessivo compulsivo richiede una serie di criteri per essere diagnosticato, come dal Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali attualmente in uso (DSM-5-TR). Se nella prima seduta sono state indagate: presenza di ossessioni, compulsioni o entrambe (pensieri, impulsi, immagini ricorrenti e intrusivi che causano disagio e tentativi di ignorarli o neutralizzarli con altri pensieri/azioni), comportamenti ripetitivi o atti mentali (es., contare, ripetere parole, pregare) che si sente obbligato a eseguire per prevenire ansia/disagio; se questi sintomi richiedono molto tempo o causano compromissione in aree importanti del suo funzionamento (sociale, lavorativo, ecc.) allora è possibile che la diagnosi della collega sia corretta.

    Se ritiene che queste aree non siano state indagate a sufficienza, la invito a rivolgersi alla sua psicologa per un confronto. Può apertamente manifestare i suoi dubbi riguardo alla diagnosi, nel caso ne avesse. Sono certa che la collega saprà accogliere le sue perplessità e la sua apertura in merito.

    Resto a sua disposizione
    Cordialmente

    Dott.ssa Alice Tesi
    Psicologa Clinica
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    Domande su consulenza psicologica

    Salve,
    scrivo per chiedere un consiglio su una situazione che sto vivendo da circa due settimane.

    Sono stata per sei anni in una relazione importante: convivevamo, avevamo progetti comuni e anche un cane. Tuttavia, nel tempo ci sono stati molti litigi. Ho scoperto che durante la relazione lui utilizzava Tinder quando era in trasferta e usciva con altre donne. Inoltre, ho scoperto che si era risentito con la sua ex e aveva persino progettato di tornare con lei, facendole credere che tra noi fosse finita, cosa non vera. Successivamente ha interrotto anche quella relazione, dicendo di amarmi.
    Dopo anni segnati da tradimenti e conflitti, a gennaio ha deciso di lasciarmi, sostenendo di non riuscire più a sostenere le continue discussioni. Questo è avvenuto poco dopo aver acquistato una casa, anche in prospettiva di costruire una famiglia insieme.
    Nei tre mesi successivi ho cercato in tutti i modi di recuperare il rapporto, ma lui è sempre stato fermo nella sua decisione. Poi, improvvisamente, è tornato da me chiedendomi di ricominciare. Ho accettato, ma con molta esitazione, soprattutto per il cambiamento improvviso e apparentemente immotivato.
    Da due settimane si comporta come una persona estremamente innamorata e presente. Tuttavia, non riesco a comprendere questa trasformazione così repentina. Gli ho chiesto sincerità e trasparenza, e mi ha promesso che non mi mentirà più. Nonostante ciò, continuo a provare un forte senso di dubbio e la sensazione che ci sia qualcosa di poco chiaro.
    Non so se i miei dubbi siano autosabotaggio o un segnale sano di protezione.
    Mi chiedo se dovrei lavorare sulla fiducia oppure ascoltare questo disagio come un campanello d’allarme, considerando ciò che è successo tra noi.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Alice Tesi

    Cara utente,
    la situazione che riporta non è affatto banale. Le sue preoccupazioni e la sua esitazione mi sembrano perfettamente in linea con gli eventi che hanno segnato la vostra relazione. Sento che è confusa, disorientata dal comportamento contraddittorio del suo compagno.

    Il tradimento dentro alle relazioni diventa a volte una ferita che non possiamo ignorare: se la lasciamo senza cure e bendaggi, finirà per infettarsi. Possiamo e dobbiamo prenderci cura della sua ferita, aprendo lo spazio ai suoi dubbi rispetto alla veridicità del possibile cambiamento del suo compagno.

    Da quello che leggo, anche il suo compagno mi sembra aver avuto incertezza e confusione rispetto a quali fossero i suoi desideri reali; tuttavia, è lei che ha trovato il coraggio di scrivere qui e di lei ci possiamo occupare.

    Desidera riprendere la sua relazione? Desidera un chiarimento rispetto ai fatti accaduti? Cosa vorrebbe per sé stessa?

    Ci sono molti temi e molti nodi da sciogliere in quello che racconta, le consiglio di usare la sua apertura e il suo coraggio per affidarsi ad un professionista che la accompagni in questo momento di difficoltà, per cercare di focalizzarsi su sé stessa e i suoi bisogni.

    La domanda che si fa, su se i suoi dubbi siano autosabotaggio o un segnale sano di protezione mi sembra buona, aggiungerei però: è autosabotaggio desiderare di proteggersi da qualcuno che mi ha ferito? Posso restare con qualcuno che mi ha ferito accettando quella ferita e prendendomene cura?

    Resto a sua disposizione
    Cordialmente
    Dott.ssa Alice Tesi
    Psicologa Clinica
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Domande più frequenti

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