Domande del paziente (40)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Capisco la sua preoccupazione, soprattutto perché ha ricevuto indicazioni un po’ diverse: è una situazione che può creare confusione, ma quello che descrive rientra in un quadro abbastanza frequente... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve e buongiorno, dopo un intervento di artrodesi cervicale C5–C6 nella maggior parte dei casi si ottiene un ottimo miglioramento dei sintomi, ma è importante chiarire che non si parla sempre di “guarigione... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve, capisco bene la difficoltà: quando l’anca è ormai da operare, il dolore può diventare continuo e limitante, soprattutto con un lavoro che obbliga a stare in piedi molte ore.
Per arrivare all’intervento...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, capisco bene la sua difficoltà: la paura degli aghi è molto più comune di quanto si pensi, e non va sottovalutata.
Il farmaco che le è stato prescritto, Difosfonal (un bifosfonato), viene...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Sì, la malattia di Paget dell’osso si può trattare in modo molto efficace, anche se di solito non si elimina definitivamente.
È una malattia in cui l’osso si rinnova in modo disordinato: invece di essere...
Altro
Buongiorno,
scrivo in seguito ad una risonanza a coscia e bacino che ho fatto di recente con il seguente referto
- Tendinosi degli ischio-crurali a sinistra in assenza di evidenti lesioni associate. Nei limiti le restanti strutture miotendinee esaminate. - Minima soffusione fluida della borsa trocanterica bilateralmente.
- Non alterazioni di segnale delle strutture scheletriche indagate con significato patologico attuale.
- Minuta alterazione distrofico-cistica sottocorticale del grande trocantere a destra, in corrispondenza dell'inserzione della cuffia glutea.
- Nei limiti le coxo-femorali, la sinfisi pubica e le sacro-iliache.
- Netto assottigliamento e disidratazione del disco intersomatico L5-S1.
I miei sintomi principali sono blocco della gamba dx (non riesco a flettere il ginocchio specialmente insieme all'anca) e dolore e instabilità schiena e bacino, per cui non riesco praticamente a camminare.
Ho avuto una FAVd (trattata due anni fa) che mi aveva causato una mielopatia cervicale (c2-c6), pertanto si è sempre pensato che i sintomi fossero collegati solo a problemi neurologici, nonostante l'astenia sia regredita completamente ma siano aumentati le difficoltà nella mobilità. Inoltre, in seguito a EMG dinamica non si sono riscontrati sintomi neurologici nell’area della risonanza, ma solo cloni a sx e a dx dal ginocchio in giù. Infatti, il trattamento botulinico mi ha totalmente paralizzato la gamba dx. Alla luce di quanto riferisco, e sulla base del referto rm, sarebbe il caso di indagare meglio i sintomi anche dal punto di vista ortopedico? Il risultato della rm giustifica almeno parte dei miei sintomi?
Grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
dal referto della risonanza non emergono alterazioni particolarmente gravi. La tendinosi degli ischio-crurali, la lieve borsite trocanterica e la degenerazione del disco L5-S1 possono sicuramente causare dolore, ma difficilmente spiegano da sole una difficoltà così marcata nel camminare o nel flettere la gamba destra.
Per questo motivo penso che sia corretto approfondire il problema anche dal punto di vista ortopedico. La risonanza mostra alcuni elementi che possono contribuire ai sintomi, ma non sembra giustificare completamente il quadro che descrive.
Considerata inoltre la sua storia neurologica, è probabile che la situazione richieda una valutazione complessiva che tenga conto sia degli aspetti ortopedici sia di quelli neurologici.
Non esiti a contattarmi per inquadrare il problema in tempi brevi, aspetto molto importante per capire quali siano le reali cause della sua limitazione e individuare il trattamento più adeguato.
Cordiali saluti.
Buongiorno, ho fatto mia prima Moc,ho quasi 49 anni .
Ne è uscito fuori in zona lombare un T- score Totale di -2,6( in L4 -3,1) e in zona Femorale un T- score Totale di -2,7( in ward -2,9) . Da quasi 5 anni pratico corsa alternata (3 minuti di corsa e 3 di cammina veloce) , yoga e esercizi hiit. Posso riniziare a praticarli? Sono ferma da un anno perché ho avuto una grave carenza di vitamina D da 7,8 che mi ha incasinato tutto il sistema immunitario,curata con Annister da 50.000 ogni 15 GG per tre mesi. Ora sto decisamente meglio ,la vitamina D è salita a 31,95 e anche i valori di calcio, fosforo, magnesio e potassio sono nella norma. Ho iniziato subito con la terapia di mantenimento con Annister da 25.000 mensili e da qualche giorno sono passata Balavita (4 gocce al giorno giornaliere. 1 goccia è di 200 u.i , quindi 800 u.i al giorno= 24.000). Per voi sono sufficienti? E sto integrando il calcio con l alimentazione e bevendo 1litro e mezzo di acqua sangemini al giorno per arrivare a 1200 mg di calcio giornaliero. Con vitamina D,calcio e sport posso migliorare la densità ossea?
Sono amareggiata perché mi dispiacerebbe non poter più correre,e mi domando come mai essendo comunque giovane e facendo sport sia in principio di osteoporosi.Grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
i valori che riporta (**T-score lombare -2,6 e femorale -2,7**) rientrano già nel range dell'osteoporosi e non della semplice osteopenia. Considerata la sua età, è importante capire **perché** si sia sviluppata una riduzione così significativa della densità ossea, soprattutto se ha sempre mantenuto uno stile di vita attivo.
La grave carenza di vitamina D che riferisce può certamente aver contribuito, ma difficilmente è l'unica spiegazione. Per questo motivo è fondamentale che venga eseguito un corretto inquadramento delle possibili cause secondarie di osteoporosi (assetto ormonale, menopausa precoce, patologie endocrine, gastrointestinali, autoimmuni, eventuali farmaci assunti nel tempo, ecc.).
Per quanto riguarda l'attività fisica, in linea generale esercizi con carico, cammino veloce, corsa moderata, rinforzo muscolare e attività come yoga possono essere utili per la salute dell'osso. Tuttavia, prima di riprendere attività ad alto impatto o allenamenti HIIT, sarebbe opportuno che uno specialista valutasse il quadro complessivo e l'eventuale rischio di fratture da fragilità, soprattutto a livello vertebrale.
La buona notizia è che la densità ossea può migliorare. Correggere la vitamina D, garantire un adeguato apporto di calcio, praticare attività fisica appropriata e, se necessario, impostare una terapia specifica per l'osteoporosi possono contribuire a stabilizzare o aumentare la massa ossea nel tempo. Non bisogna quindi pensare che la situazione sia irreversibile.
Per quanto riguarda il dosaggio della vitamina D, il valore attuale di circa 32 ng/mL è certamente migliore rispetto alla grave carenza iniziale. Tuttavia, l'adeguatezza della terapia di mantenimento deve essere valutata dal medico sulla base dei controlli periodici ematochimici e del suo quadro clinico complessivo.
Considerati i valori della MOC, la giovane età e il desiderio di tornare a correre in sicurezza, non esiti a contattarmi per inquadrare il problema in tempi brevi, aspetto molto importante per identificare le cause dell'osteoporosi e definire il percorso terapeutico più adatto per proteggere il patrimonio osseo e consentirle di riprendere l'attività fisica nelle migliori condizioni possibili.
Cordiali saluti.
buongiorno. mi sono operata all'alluce valgo 9 settimane fa. ad oggi ho dolore ad appoggiare la parte sotto dell'alluce, il che mi rende difficile camminare, oltre che ad ogni passo ho forte dolore al tendine (almeno questa è la mia percezione) perchè l'alluce è rimasto rigido e con la fisio ho recuperato solo poco. il problema comunque per e non è la rigidità ma questo dolore forte al piegar eil dito che ho ad ogni passo. ho fatto una radiografia a distanza di 2 mesi e l'osso ancora non si era ricostruito (mi hanno detto però che era presto). il radiologo dice che avrebbe dovuto già formarsi (ho 44 anni), l'ortopedico minimizza (come ha sempre fatto). adesso dice che saranno le aderenze ma esteticament eno ne ho nemmeno una e la sensazione non è che mi tiri ma che si proprio bloccato. quanto è normale tutto ciò? che prospettive ci sono?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
a 9 settimane dall'intervento per alluce valgo è possibile avere ancora rigidità, gonfiore residuo e qualche difficoltà nella deambulazione. Tuttavia, un dolore importante a ogni passo, localizzato sotto l'alluce e associato a una marcata limitazione del movimento, merita un approfondimento e non dovrebbe essere semplicemente liquidato come un normale decorso post-operatorio.
Le aderenze possono certamente contribuire alla rigidità e alla sensazione di blocco, ma non sono l'unica possibile spiegazione. Anche una persistente infiammazione articolare, una sofferenza dei tessuti periarticolari, un ritardo di consolidazione ossea o altre problematiche meccaniche possono causare sintomi simili.
Per quanto riguarda la radiografia, a due mesi la consolidazione può non essere ancora completa, soprattutto a seconda della tecnica utilizzata e delle caratteristiche individuali del paziente. Tuttavia, se il dolore è importante e non mostra un chiaro trend di miglioramento, è opportuno correlare sempre il quadro radiografico con l'esame clinico.
La prospettiva dipende molto dalla causa del dolore. Se il problema è legato prevalentemente alla rigidità articolare e ai tessuti molli, spesso si osservano ulteriori miglioramenti nei mesi successivi. Se invece esiste una problematica meccanica o un ritardo di guarigione, è importante identificarla precocemente.
Considerato che a oltre due mesi dall'intervento continua ad avere dolore significativo durante il passo e che percepisce una sensazione di blocco dell'alluce, non esiti a contattarmi per inquadrare il problema in tempi brevi, aspetto molto importante per capire se il decorso rientri nella norma o se sia necessario eseguire ulteriori accertamenti e modificare il percorso terapeutico.
Cordiali saluti.
Buongiono,
A seguito di una MOC mi è stata rilevata un osteopenia moderata ( t-score colonna -1.5 , t-score femore -1.4 ) probabilmente causata dalla celiachia e relativo malassorbimento.
Adesso sto assumendo colecalciferolo per 3 mesi per la vitamina D bassa ( 16 ) e pi dovrò ricontrollarla, meltre per la MOC mi è stato detto di rifarla tra un anno.
Quello che non capisco è, questo tipo di osteopenia, causata da un malassorbimento, può guarire assumendo vitamina D e con la dieta? o l'osso non potrà mai tornare come prima e dovrà quindi essere tenuto sotto controllo per non peggiorar la situazione?
Con questi valori ci sono rischi di frattura? Io pratico uno sport di contatto dove ci sono molte cadute, potrebbe essere un problema?
Grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
i valori che riporta indicano una **osteopenia lieve-moderata**, non un'osteoporosi. Se la causa è realmente legata alla celiachia e al malassorbimento, la buona notizia è che, correggendo la carenza di vitamina D e seguendo rigorosamente la dieta priva di glutine, la densità ossea può migliorare nel tempo. Soprattutto nei soggetti più giovani, il recupero della massa ossea è possibile, anche se l'entità del miglioramento varia da persona a persona.
Non è quindi detto che l'osso rimanga per sempre nelle condizioni attuali. Proprio per questo è corretto monitorare l'evoluzione con una nuova MOC tra circa un anno, per verificare se la terapia e il controllo della celiachia stanno producendo un recupero della densità minerale ossea.
Con T-score di -1,5 alla colonna e -1,4 al femore il rischio di frattura è generalmente basso e molto inferiore rispetto a chi presenta una vera osteoporosi. Naturalmente il rischio dipende anche da età, sesso, peso corporeo, eventuali terapie assunte e presenza di precedenti fratture.
Per quanto riguarda lo sport di contatto, questi valori da soli non rappresentano generalmente una controindicazione assoluta. Tuttavia, se si tratta di una disciplina con cadute frequenti o traumi importanti, è opportuno valutare il quadro complessivo e monitorare l'evoluzione della densità ossea nel tempo.
Considerato che la causa sembra essere una patologia potenzialmente correggibile come la celiachia, non esiti a contattarmi per inquadrare il problema in tempi brevi, aspetto molto importante per valutare il reale rischio osseo e impostare un programma di prevenzione e monitoraggio adeguato.
Cordiali saluti.
Buongiorno ho una protusione discale che interessa il sacco durale l4/l5, so di mettermi in cura da ortopedico ma volevo sapere se potrei utilizzare qlc integratore specifico visto che mi porta dolori lombali che interessano anche la zona genitali e quindi le erezioni....
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
una protrusione discale L4-L5 che impronta il sacco durale può certamente causare lombalgia e, in alcuni casi, dolore irradiato agli arti inferiori. Tuttavia, il coinvolgimento della regione genitale e le difficoltà erettili non sono sintomi tipicamente correlati a una protrusione L4-L5 e meritano un approfondimento specifico per comprenderne l'origine.
Per quanto riguarda gli integratori, purtroppo non esistono prodotti che siano in grado di "curare" una protrusione discale. Alcuni integratori con vitamine del gruppo B, palmitoiletanolamide (PEA) o altre sostanze ad azione neurotrofica possono talvolta essere utilizzati come supporto nei dolori neuropatici, ma l'efficacia è variabile e non sostituisce una corretta diagnosi e un adeguato percorso terapeutico.
Il punto più importante, nel suo caso, è capire se i sintomi genitali siano realmente collegati alla colonna vertebrale oppure abbiano un'altra causa. Per questo motivo le consiglio una valutazione specialistica accurata, eventualmente integrata da esami strumentali e, se necessario, da un consulto neurologico o andrologico.
Considerata la presenza di sintomi che coinvolgono anche la sfera sessuale, non esiti a contattarmi per inquadrare il problema in tempi brevi, aspetto molto importante per identificare correttamente la causa dei disturbi e impostare il trattamento più appropriato.
Cordiali saluti.
Ho 72 anni. Il 7 ottobre 25 operato per plicectomia in artroscopia dopo 10 mesi da inizio dolore. Ho avuto un ematoma mediale con una fistola sottocutanea mediale. Emarginata tot. verso i primi di dicembre. Fatto fisio con modesti risultati per dolore al ginocchio . In sintesi da RM con cont. dd 6/2 edema hoffa e modesti fenomeni di algodistrofia e modesti fenomeni degenerazione adiposa. Fatto 16 iniezioni di nerixia.Da ecografia: non versamenti articolari e fibrosi corpo hoffa.
Da sdraiato quasi nessun problema in posizione retta ,anche con stampelle ,sento subito dolore ed il ginocchio diventa subito tutto rosso. Rossore che sparisce subito da sdraiato (da visita vascolare no problemi di flussi venosi e arteriosi). Se premo vicino al portale con ex fistola interno ginocchio sento
una scossa sul lato esterno del ginocchio come se ci fosse una lamina. Il rossore è più concentrato dove c era fistola. Inoltre ho dolore appena sotto la rotula (Hoffa?)
e tra i ex portali.
Fatto tac rotula ok resto piccoli fenomeni
(consigliato MOC). Da visita ortopedica non sanno motivo del dolore e del
rossore. Fatto fattore reumatoide e pcr a posto .Ora sto completando resto esami per artrite ma da visita reumatologica non dovrebbe esserci atriti.
Vi ringrazio in anticipo.
Cordiali saluti.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
da quanto descrive, non sembra una normale evoluzione dopo un intervento di plicectomia. Il fatto che il ginocchio diventi rosso appena si mette in piedi, che il dolore persista dopo molti mesi e che avverta una sorta di scossa premendo vicino alla vecchia fistola suggerisce che ci sia ancora qualcosa da chiarire.
L'edema e la successiva fibrosi del corpo di Hoffa potrebbero spiegare almeno in parte il dolore sotto la rotula, mentre la sensazione di scossa potrebbe essere legata a un'irritazione di piccole terminazioni nervose nella zona dell'intervento. Anche i fenomeni algodistrofici avuti in passato potrebbero avere un ruolo nei sintomi che ancora avverte.
Il fatto che gli esami vascolari, infiammatori e reumatologici siano sostanzialmente nella norma è rassicurante, ma non spiega completamente il quadro clinico.
A mio parere è necessario un ulteriore approfondimento specialistico, perché dopo così tanto tempo non dovrebbe trovarsi ancora in queste condizioni senza una diagnosi precisa.
Non esiti a contattarmi per inquadrare il problema in tempi brevi, aspetto molto importante per capire l'origine del dolore e del rossore e valutare le possibili soluzioni terapeutiche.
Cordiali saluti.
Salve ho 46anni ho sempre camminato facendo i 10km poi con il tempo ho iniziato dei trekking senza pensarci 20km con la scarpa dello stesso num dopo vari mesi ho riscontrato un dolore al ginocchio e ortopedico mi ha trovato una gonalgia laterale dx da iniziale condropatia femoro rotula, ovviamente mi ha consigliato un plantare e di diminuire i km infatti ne faccio 7 con i bastoncini e mi trovo benissimo ma faccio una domanda "non è che col tempo mi rovino il ginocchio o posso stare serena??" Spero in una vostra risposta grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
da quanto racconta, direi che può essere ragionevolmente serena. L'iniziale condropatia femoro-rotulea non significa necessariamente che il ginocchio sia destinato a peggiorare rapidamente o che debba rinunciare all'attività fisica.
Anzi, il fatto che abbia ridotto i chilometri, utilizzi i bastoncini e si trovi bene è un segnale positivo. In generale, un'attività fisica regolare e ben dosata è benefica per il ginocchio, mentre sono più problematici i sovraccarichi, soprattutto se si passa in poco tempo da 10 km a trekking di 20 km o più.
Il dolore è spesso un buon indicatore: se durante e dopo le camminate il ginocchio non si gonfia eccessivamente e il dolore rimane contenuto, significa che il carico è probabilmente compatibile con la sua situazione. Naturalmente è importante utilizzare calzature adeguate, seguire le indicazioni ricevute per il plantare e mantenere una buona muscolatura degli arti inferiori.
Considerata la diagnosi di condropatia, è comunque opportuno monitorare l'evoluzione nel tempo e intervenire precocemente in caso di peggioramento dei sintomi. Non esiti a contattarmi per inquadrare il problema in tempi brevi, aspetto fondamentale per valutare lo stato della cartilagine e impostare le strategie più adatte per continuare a camminare in sicurezza e senza dolore.
Cordiali saluti.
Buon pomeriggio
ho avuto 10 crolli vertebrali causa cortisone ed oggi soffro di dolori lombari, in particolare dopo una lunga seduta. Sono due anni che prendo l'oseffyl e il dincrel.
Ho fatto una RM, che riporto di seguito, in quanto richiestomi essendo il lista per il trapianto dei polmoni.
Nella mia ignoranza ritengo di non avere una situazione accettabile. Cosa posso fare per recuperare, se è fattibile il recupero?
Grazie
Giovanni
Per quanto apprezzabile, dato il posizionamento in clinostatismo del paziente, si documenta riduzione della
fisiologica lordosi.
Nota diffusa riduzione in altezza di tutti i metameri lombari e anche di D11 e D12 con evidenza nelle
sequenze STIR di modesto edema osseo intraspongioso unicamente della limitante somatica superiore di L4
che appare avvallata, pertanto verosimilmente recente.
Modesto edema osseo intraspongioso degli spigoli somatici posteriori contrapposti in L1-L2,
verosimilmente in rapporto ad alterazioni osteocondrosiche.
Fenomeni edemigeni nei dischi intersomatici in L1-L2 e L2-L3.
Diffuse alterazioni spondilosiche ed alterazioni degenerative dei processi spinosi.
Ernia di Schmorl della limitante somatica superiore di L3.
Multiple modeste protrusioni discali circonferenziali nel tratto compreso in L1-L5 che improntano la parete
ventrale del sacco durale ed impegnano i recessi laterali dei forami di coniugazione bilateralmente.
Regolare per morfologia ed intensità di segnale il cono midollare con estremità distale apprezzabile a livello
di D12-L1.
Canale vertebrale di ampiezza regolare. Diffusa pseudoipertrofia degenerativa dei legamenti flavi.
Non listesi vertebrali.
Diffusa ipotrofia dei muscoli paraspinali.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno Giovanni,
la risonanza descrive una colonna che ha effettivamente subito importanti conseguenze dell'osteoporosi da cortisone, con multipli crolli vertebrali pregressi e segni che fanno pensare a un cedimento relativamente recente a livello di L4. Sono inoltre presenti alterazioni degenerative dei dischi e delle articolazioni vertebrali, oltre a una marcata ipotrofia della muscolatura paravertebrale.
Detto questo, non ritengo che il quadro debba essere interpretato come "senza possibilità di recupero". Quando sono presenti numerosi crolli vertebrali, l'obiettivo spesso non è tanto riportare la colonna alla situazione precedente, quanto ridurre il dolore, migliorare la funzione e prevenire ulteriori cedimenti.
La perdita di forza e volume dei muscoli paraspinali descritta dalla RM potrebbe contribuire in modo significativo ai dolori che avverte dopo essere rimasto seduto a lungo. Per questo motivo, oltre alla terapia farmacologica per l'osteoporosi, è spesso fondamentale impostare un percorso riabilitativo mirato al rinforzo muscolare, alla correzione posturale e al recupero della resistenza funzionale, compatibilmente con le sue condizioni generali e con il percorso per il trapianto polmonare.
Sarebbe inoltre importante capire se il dolore attuale sia legato prevalentemente agli esiti dei vecchi crolli, al possibile recente interessamento di L4 o alle alterazioni degenerative associate, perché le strategie terapeutiche possono essere differenti.
Considerata la complessità del quadro e la presenza di una vertebra che mostra segni di edema osseo recente, ritengo importante una valutazione specialistica mirata. Non esiti a contattarmi per inquadrare il problema in tempi brevi, aspetto fondamentale per comprendere l'origine dei sintomi e impostare il trattamento più appropriato.
Cordiali saluti.
ho un problema di di epitrocleite da almeno 5 anni con un primo episodio traumatico di lesione ai flessori, trattato con PRP onde d'urto e laser terapia. sembrava migliorato me dopo un paio d'anni si è ripresentata la lesione ed ho eseguito un altro ciclo di PRP e onde d'urto. La recente Risonanza evidenzia la lesione di 9mm inserzionale e un versamento articolare. Fatta un'infiltrazione di cortisone per il versamento e ciclo di collagene e Onde d'urto ma non vedo ancora la luce. Come mai nessuno mi propone un intervento risolutivo?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
la sua domanda è assolutamente comprensibile. Dopo 5 anni di sintomi, una lesione inserzionale ancora presente alla risonanza e numerosi trattamenti conservativi già effettuati senza un miglioramento stabile, è lecito chiedersi se non sia arrivato il momento di considerare la chirurgia.
Il motivo per cui probabilmente nessuno le ha ancora proposto un intervento è che l'epitrocleite cronica viene trattata chirurgicamente solo in casi selezionati, dopo aver verificato che il dolore dipenda effettivamente dalla lesione tendinea e non da altre problematiche del gomito. Inoltre, non esiste un intervento che garantisca con certezza la completa risoluzione dei sintomi.
Detto questo, nel suo caso ritengo che una valutazione chirurgica specialistica sia assolutamente ragionevole. La presenza di un versamento articolare, infatti, merita anche di essere approfondita perché non sempre è spiegata dalla sola sofferenza inserzionale dei flessori e potrebbe indicare la presenza di problematiche associate all'interno dell'articolazione.
Considerata la durata dei sintomi, il fallimento delle terapie conservative e la persistenza della lesione documentata alla risonanza, non esiti a contattarmi per inquadrare il problema in tempi brevi, aspetto fondamentale per capire se esistano reali indicazioni chirurgiche o se vi siano ulteriori cause del dolore che meritano di essere indagate.
Cordiali saluti.
Salve a tutti, circa un anno fa, 3 giugno 2025, ho riportato una lesione al collaterale mediale interno, con leggero interessamento del menisco e del PAPE, e un importante edema osseo sul condilo femorale tibiale esterno.
Dopo aver fatto tutta la prassi di riabilitazione ritorno ad allenarmi al campo dopo 5 mesi, al primo saltello prendo una storta che mi fa stare fermo altri 2 mesi più per paura credo che per altro, considerato che gonfiore e dolore sono svaniti dopo 4-5 giorni.
Rientro quasi a pieno regime a febbraio/marzo, giusto in tempo per una partita.
In un episodio recente capita che sempre con un saltello ( non stavo facendo una partita, stavamo giocando così in maniera banale in una mangiata) sento dolore e subito riecco gonfiore.
Ah, specifico che la lesione era di 2/3 grado, ma per il mio fisioterapista di fiducia invece il collaterale era rotto completamente.
Comunque, adesso faccio un’altra visita dove mi viene detto che il mio ginocchio è molto instabile, internamente non tiene per niente, mi viene CALDAMENTE sconsigliato di giocare in queste condizioni, e mi viene raccomandato di informarmi su tecnica PRP, solo che tutti quelli a cui ho chiesto mi dicono che dopo 1 anno è molto difficile sistemare le cose, e che ci vorrebbe un intervento chirurgico isolato al collaterale.
Qualcuno mi sa dire qualche pensiero? Ovvio che così non si capisca molto, ho cercato di spiegare il meglio possibile
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
da quanto descrive, il dato più importante non è tanto il singolo episodio di dolore o gonfiore, quanto il fatto che, a distanza di circa un anno dal trauma, durante la visita le sia stata riscontrata una significativa instabilità del compartimento mediale del ginocchio. Se il legamento collaterale mediale è effettivamente guarito in modo insufficiente o presenta una lassità residua importante, è possibile che il ginocchio continui a cedere durante cambi di direzione, salti o attività sportive, predisponendo a nuovi episodi traumatici.
In questi casi il PRP può talvolta essere proposto come trattamento biologico per alcune lesioni legamentose, ma quando esiste una vera instabilità meccanica cronica a distanza di un anno dall'infortunio, i risultati sono generalmente meno prevedibili. Il PRP non è in grado di "ricostruire" un legamento che sia guarito in posizione non corretta o che presenti una marcata insufficienza strutturale.
Prima di prendere qualsiasi decisione terapeutica, ritengo fondamentale eseguire una nuova valutazione specialistica con un chirurgo del ginocchio, correlandola a una risonanza magnetica aggiornata e a un accurato esame clinico. Talvolta l'instabilità mediale cronica può associarsi anche a lesioni residue di altre strutture stabilizzatrici, che meritano di essere valutate nel loro insieme.
Se viene confermata una significativa instabilità mediale e il desiderio è quello di tornare a praticare sport con salti, cambi di direzione e contatto, il trattamento chirurgico ricostruttivo può effettivamente entrare in considerazione. Al contrario, se la lassità è modesta e il problema principale è la debolezza muscolare o la scarsa fiducia nel ginocchio, può esserci ancora spazio per un percorso riabilitativo mirato.
Il consiglio è quindi di non basare la scelta sul solo PRP o sulle opinioni raccolte informalmente, ma di ottenere una diagnosi precisa dell'entità dell'instabilità attuale. È proprio questo elemento che permette di capire se il problema sia ancora trattabile in modo conservativo o se una ricostruzione legamentosa possa offrire maggiori garanzie di stabilità e ritorno allo sport.
Cordiali saluti.
Acido neridronico e Plavix 75 sono compatibili? Che effetti può causare?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
in linea generale non sono note interazioni clinicamente rilevanti tra il neridronato (acido neridronico) e il Plavix (clopidogrel), pertanto i due farmaci possono essere utilizzati contemporaneamente quando prescritti dal medico.
Gli effetti indesiderati del neridronato sono generalmente legati soprattutto alla somministrazione e possono includere sintomi simil-influenzali, febbre, dolori muscolari o articolari, stanchezza e, più raramente, alterazioni dei valori del calcio nel sangue. Il clopidogrel, invece, aumenta il rischio di sanguinamento e può favorire la comparsa di lividi o sanguinamenti più prolungati.
Naturalmente, la compatibilità terapeutica va sempre valutata nel contesto clinico complessivo e in presenza di altre terapie o patologie concomitanti. Se il neridronato le è stato prescritto e assume già clopidogrel, è comunque opportuno che il medico prescrittore sia a conoscenza di tutta la terapia in corso.
Cordiali saluti.
Differenza tra intervento tradizionale e endoscopico per sindrome tunnel carpale? Grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
sia l'intervento tradizionale (a cielo aperto) sia quello endoscopico hanno lo stesso obiettivo: sezionare il legamento trasverso del carpo per decomprimere il nervo mediano e risolvere i sintomi della sindrome del tunnel carpale.
L'intervento tradizionale prevede una piccola incisione sul palmo della mano che consente al chirurgo una visione diretta delle strutture anatomiche. È la tecnica più consolidata e utilizzata, con risultati generalmente molto affidabili e un basso tasso di complicanze.
L'intervento endoscopico viene eseguito attraverso una o due incisioni più piccole, utilizzando una telecamera che guida la sezione del legamento dall'interno. Il vantaggio principale è spesso una minore dolorabilità della cicatrice e un recupero più rapido delle attività quotidiane nelle prime settimane post-operatorie. Tuttavia, richiede una specifica esperienza chirurgica e non è indicato in tutti i casi.
Nel medio-lungo termine, i risultati delle due tecniche in termini di miglioramento dei sintomi e recupero della funzione sono generalmente sovrapponibili. La scelta dipende dalle caratteristiche del paziente, dall'anatomia locale, dall'eventuale presenza di interventi precedenti e dall'esperienza del chirurgo.
Cordiali saluti.
Buonasera. Ho effettuato ad agosto 2025 un intervento per la correzione dell'alluce valgo al piede dx con tecnica percutanea mininvasiva senza ferri di stabilizzazione. Dopo un mese dall' intervento ho tolto la scarpa post operatoria ed ho ripreso a camminare con scarpe basse e comode. A novembre ho effettuato una RX a causa della persistenza del dolore ed è risultata algodialstrofia trattata, fino a gennaio 2026, con iniezioni intramuscolo e magnetoterapia. Sono seguite RX e visita di controllo durante la quale, l'ortopedico, ha ritenuto fosse tutto risolto. Ad oggi non riesco a flettere l'alluce e il secondo dito mi fa male, sia in flessione che estensione. Temo di aver fatto un guaio ad operarmi. La "cipolla" c'è ancora anche se non mi fa male, credo sia tessuto cicatriziale. Cosa mi consigliate? Qualche terapia manuale o rassegnarmi alla nuova condizione? Grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
comprendo la sua preoccupazione, ma da quanto descrive non è possibile concludere che l'intervento sia stato un errore o che abbia "fatto un guaio". L'intervento per alluce valgo, soprattutto quando complicato da una successiva algodistrofia (o sindrome dolorosa regionale complessa), può richiedere tempi di recupero molto più lunghi del previsto e lasciare per diversi mesi rigidità articolare, dolore e limitazione funzionale.
La difficoltà a flettere l'alluce e il dolore al secondo dito meritano tuttavia un nuovo controllo specialistico. Potrebbero essere legati a una rigidità articolare residua, ad aderenze cicatriziali, a un'alterazione della biomeccanica dell'avampiede oppure agli esiti dell'algodistrofia stessa. Anche la persistenza di una prominenza nella sede dell'alluce non è necessariamente dovuta a una recidiva della deformità e potrebbe effettivamente corrispondere a tessuti cicatriziali o a un residuo rimodellamento osseo.
Prima di rassegnarsi alla situazione attuale, ritengo opportuno eseguire una nuova valutazione ortopedica, eventualmente associata a radiografie aggiornate. In molti casi un percorso di fisioterapia mirata, con mobilizzazioni articolari manuali e specifici esercizi di recupero della mobilità dell'alluce, può ancora portare benefici anche a distanza di mesi dall'intervento.
Pertanto non considererei il quadro come definitivo senza un ulteriore approfondimento. La presenza di dolore e la marcata limitazione della flessione dell'alluce suggeriscono che vi sia ancora margine per comprendere meglio la causa dei sintomi ed eventualmente intervenire con un trattamento mirato.
Cordiali saluti.
Buonasera, sono una ragazza di 32 anni a cui 5 anni fa é stata diagnosticata una condropatia rotulea bilaterale. Dopo mesi di dolori, rx e rm l'ho inizialmente curata con fisioterapia, tecar, ginnastica, bendaggi allo zinco ed infine con infiltrazioni di acido ialuronico ma nonostante questo ultimamente avverto di nuovo dolori, spesso pungenti, ginocchia che sembrano sassi da come le sento pesanti e gonfiore.
Vorrei capire se é normale che con il caldo mi aumentano i dolori? E se ci fosse un rimedio.
Qualche anno fa, dopo una settimana di vacanza al mare, tra caldo e spiaggia sono rientrara con dolori tremendi.
Grazie mille
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
la condropatia rotulea è una condizione che può avere un andamento altalenante, con periodi di relativo benessere alternati a fasi di riacutizzazione dei sintomi. Non tutte le persone riferiscono un peggioramento con il caldo, ma alcuni pazienti notano un aumento della sensazione di pesantezza, gonfiore e dolore durante i mesi estivi, soprattutto in presenza di vasodilatazione, ritenzione di liquidi, riduzione dell'attività fisica abituale o dopo lunghe camminate su terreni irregolari come la sabbia.
È quindi possibile che il caldo contribuisca ad accentuare i sintomi, anche se non rappresenta generalmente la causa principale del problema. Considerando che i disturbi sono ricomparsi e che riferisce dolore pungente, sensazione di ginocchia pesanti e gonfiore, potrebbe essere utile una nuova valutazione specialistica per verificare l'evoluzione del quadro cartilagineo e l'eventuale presenza di altre condizioni associate, come fenomeni infiammatori o alterazioni del corretto scorrimento rotuleo.
Nel frattempo può essere utile evitare sovraccarichi, limitare le attività che aumentano il dolore, mantenere una regolare attività fisica a basso impatto, come bicicletta o nuoto, ed eseguire esercizi mirati al rinforzo e al controllo della muscolatura dell'arto inferiore, se già prescritti in passato. Nei periodi di maggiore infiammazione può inoltre trovare beneficio dall'applicazione di ghiaccio per brevi periodi dopo l'attività fisica.
Se non esegue controlli da tempo, una visita ortopedica con eventuale aggiornamento degli esami strumentali potrebbe aiutare a comprendere l'origine dell'attuale peggioramento e a impostare il trattamento più adeguato.
Cordiali saluti.
Buongiorno, ho 59 anni e ho subito una brutta rottura al polso: una frattura scomposta pluriframmentaria articolare parziale del radio distale del polso sinistro - ho subito un intervento di riduzione cruenta ed osteosintesi con placca e viti Synthes in data 16/04
Ho iniziato fisioterapia circa due settimane dall'intervento, ho già miglioramenti nei movimenti ma continuo ad avere costanti dolori, soprattutto di notte, non dormo praticamente mai. La cosa che in assoluto mi da più fastidio e dolore è la vite, io sono molto magra e dalle radiografie si vede molto chiaramente che è stata utilizzata una vite troppo lunga, infatti si vede sotto pelle e si sente benissimo al tatto.
Questi dolori costanti mi stanno demoralizzando molto, è tutto normale? cosa si può fare per alleviare questo dolore e gonfiore (il gonfiore non c'è sempre solo alcuni momenti della giornata)?
per quanto riguarda la vite esposta, prima o poi smetterò di sentirla?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
la frattura che descrive è stata importante e il decorso post-operatorio può essere piuttosto lungo. A poche settimane dall'intervento è normale avvertire ancora dolore, rigidità e avere episodi di gonfiore variabile nel corso della giornata, soprattutto durante la ripresa dei movimenti con la fisioterapia.
Detto questo, il dolore intenso e persistente, in particolare se le impedisce di dormire, merita una valutazione da parte dell'ortopedico che l'ha operata. Per quanto riguarda la sensazione della vite sotto la pelle, nelle persone molto magre può capitare di percepire il materiale di sintesi, soprattutto nella fase iniziale quando i tessuti sono ancora infiammati e gonfi. Tuttavia, non è possibile stabilire a distanza se la vite sia effettivamente troppo lunga o se si tratti semplicemente della normale prominenza del materiale di osteosintesi. Se dalle radiografie emerge il sospetto che una vite sia eccessivamente lunga o stia irritando i tessuti circostanti, il chirurgo potrà valutarne attentamente la posizione.
Con il passare delle settimane, una parte del fastidio legato alla presenza della placca e delle viti tende spesso a ridursi, ma se il materiale dovesse risultare realmente prominente o responsabile dei sintomi, potrebbe essere necessario un trattamento specifico e, in alcuni casi selezionati, una successiva rimozione del mezzo di sintesi dopo la completa consolidazione della frattura.
Nel frattempo continui la fisioterapia secondo le indicazioni ricevute, mantenga l'arto elevato quando possibile e si confronti con il suo medico riguardo alla terapia antidolorifica più appropriata. Considerata l'entità del dolore notturno e la sua preoccupazione per la vite palpabile, le consiglierei comunque di anticipare un controllo ortopedico se non ne ha già uno programmato a breve.
Cordiali saluti.
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