Tcc e psicoterapia psicodinamica, psicoanalitica, psicodramma, emdr ecc., tutte già provate. Per

20 risposte
Tcc e psicoterapia psicodinamica, psicoanalitica, psicodramma, emdr ecc., tutte già provate.

Per la dermatillomania non c'è cura vero?
Ci convivo da quando sono nata.
Già provati antistress ecc.
Per non grattarmi devo sfogarmi con il cibo, ma finisco per farmi male in ogni caso alla fine, cambia solo il modo.
Non riesco a stare proprio ferma anche solo guardando un film il fine settimana.
Dott. Michele Iannelli
Omeopata, Agopuntore, Psicoterapeuta
Roma
Visto che ha provato varie forme di psicoterapia senza risolvere utilmente il suo problema, le suggerisco, pertanto, di rivolgersi a un medico esperto in NeuroRiflessoTerapia personalizzata. Si tratta di una cura veramente efficace in quanto innovativa, completa poiché somato-psichica/psico-somatica, innocua perché usa tecniche non intossicanti, integrabile con rimedi naturale. La NeuroRiflessoTerapia è una metodologia curativa personalizzata in quanto è il paziente stesso a indicare la zona in cui si trovano i punti su cui agire; si utilizzano contemporaneamente varie tecniche riflessogene ; gli stimoli raggiungono in tempo reale il cervello e le altre strutture del corpo; subito si mette in atto un’autoproduzione di molecole fisiologiche e di un riassestamento bioenergetico naturale ed è, perciò, priva di qualsiasi controindicazione ed effetto collaterale negativo. La NeuroRiflessoTerapia personalizzata è, in ultima analisi, una cura medico-psicologica veloce, efficace, ampia e duratura, poiché altamente personalizzata, ingegnosa, flessibile, creativa, olistica, naturale, ecologica, economica e innocua. Io pratico questa metodologia terapeutica a Roma, ma le posso segnalare colleghi che la svolgono in altre parti di Italia. Nel salutarla la informo che sono disponibile telefonicamente o tramite messaggio per ulteriori informazioni. Salve!

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Dott. Valeriano Fiori
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Salve, cosa è emerso dalle terapie precedenti?
Buona serata.
Dott. Fiori
Dr. Ugo Ungaro
Psicologo, Psicoterapeuta
L'Aquila
Gentile Signora se le varie forme di terapia sono state iniziate e terminate nel rispetto delle rispettive tecniche e metodologie è difficile darle una indicazione. Diversamente se sono state interrotte forse può essere una buona possibilità riprendere questo tipo di lavoro. Un cordiale saluto
Dott. Massimiliano La Paglia
Psicologo, Psicologo clinico, Professional counselor
Pescara
Salve, la domanda che intravedo è : se ci si cura si guarisce? Fermo restando che vanno specificati i concetti di cura e di guarigione per cogliere se vi è un accordo sulle specifiche, di fatto se si vuole fallire le strade sono tante e a volte, involontariamente, si cerca di fallire per far vincere l'ipotesi 'avevo ragione'. Non so magari è uno spunto di riflessione.
In bocca al lupo
Massimiliano
Dott.ssa Anna Paolantonio
Psicologo, Psicoterapeuta, Posturologo
Roma
Salve.
Sarebbe importante approfondire ciò che è alla base del suo disturbo.
Come si pone nei confronti della vita? Quanto si sente viva e vitale?
Come è il suo rapporto con la rabbia?
Un consulto con uno psicoterapeuta bioenergetico che lavora sull'integrazione mente corpo, potrebbe esserle utile.
Sono disponibile per approfondimenti, anche on line.
Buongiorno, "in ogni caso finisce per stare male" e " non riesce a stare ferma". Mi chiedo cosa ci sia dietro al bisogno impulso di farsi del male e all'impossibilità di fermarsi o alla necessità di passare da un rimedio all'altro, da un professionista all'altro. Mi chiedo tante cose e soprattutto se la sua sia una sentenza verso se stessa di malata cronica senza possibilità di cura ("Non c'è cura vero?" ). Il termine cura ha anche un altro significato (non solo eliminazione del sintomo), quello di interessamento, curiosità, interesse verso. Mi chiedo se ha per sè queste sollecitudini, la voglia di incuriosirsi verso se stessa e di affidarsi veramente a qualcuno che possa aiutarla in questa "cura di sè".
Buona fortuna,
Rosella Pettinari
Dott.ssa Rebecca Silvia Rossi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Usmate Velate
Gentile signora, sarebbero da indagare i motivi per i quali le altre terapie non sono funzionate.. come mai sono finite? per quanto tempo sono state effettuate? ne ha mai tratto beneficio? quanto tempo fa? Sono tutte domande da affrontare per poter davvero dire che non abbiano funzionato..Così come sarebbero da affrontare le questione che qui pone: cosa significa che finisce sempre col farsi male? e che nonn riesce a stare ferma? All'interno della sua storia di vita si potrebbero rintracciare le cause di tutto ciò e da li partire per farla stare meglio. Saluti
Dott.ssa Ilaria Pallagrosi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Cara utente,
è possibile che abbia fatto questi tentativi quando ancora non era predisposta e "pronta" ad effettuare una terapia?
Ognuno di noi prova a "farcela da solo" forse lei ancora desidera provare questa strada. Quando desidererà un aiuto, può provare a riprendere la terapia con il collega con cui ha instaurato un buon legame, o a contattarne un altro qualora non fosse riuscita a percepire una buona sintonia con nessuno di loro.
Un caro saluto
Dott.ssa Ilaria Pallagrosi

Dott.ssa Beatrice Planas
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Firenze
Buona sera, in situazioni di forte disagio nonchè durature nel tempo sarebbe importante rivolgersi ad uno specialista per poter meglio comprendere ed elaborare questa sua problemtica. Preferibilmente le consiglierei di rivolgersi ad uno psicologo psicoterapeuta così che possa intraprendere un percorso di terapia anche in videochiamata WhatsApp. Cordiali saluti, Dott.ssa Beatrice Planas. Psicologa psicoterapeuta per consulenze online
Dott.ssa Laura Castellani
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buongiorno, forse la ricerca è di un nuovo adattamento, che valga oggi, per quello che è lei oggi e la sua vita, i suoi desideri, sogni. Siamo in genere più bravi di quanto pensiamo ad adattarci. Allo stesso tempo, "disaddatarci" ci offre una possibilità di cambiamento. Da capire quale. Si fermi, si ascolti, se non si grattasse, se non mangasse per taciare il prurito, cosa farebbe?
La pelle è il nostro organo sensoriale per eccellenza, ci mette in contatto con il mondo, ci protegge ed espone allo stesso tempo. Proprio per questo è considerato anche l'organo della relazione, ci permette di contatte gli altri, di dialogare con l'ambiente. Quello che spetta a noi è decodificare il messaggio e permettergli di arrivare a destinazione.
Buona ricerca, buona scoperta.
Dott.ssa Susanna Fontani
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Borgo San Lorenzo
Buonasera, sarebbe opportuno che lei si rivolgesse al suo medico di base che la conosce e che le potrà indicare il percorso da seguire
Dott.ssa Francesca Tardio
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Torino
Cara utente, mi dispiace molto per la sofferenza che le reca la dermotillomania. Nelle precedenti terapie avete provato ad esaminare le condizioni interne ed esterne che hanno costruito questo funzionamento?
Potrebbe essere realistico cercare di trovare un compromesso che le permetta di vivere una vita il più serena possibile.
Con i precedenti professionisti avete pensato di introdurre la terapia farmacologica accompagnata alla psicoterapia?
Resto a disposizione. Dott.ssa Francesca Tardio
Dott.ssa Sara Buttiglione
Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo
Gioia del Colle
Buonasera, la Terapia Strategica Breve risulta particolarmente efficace per la cura di tali disturbi. Bisognerebbe capire come “funziona” il suo sintomo ed interrompere le sue “tentate soluzioni” inefficaci a risolvere il problema. È proprio questo che viene fatto attraverso la Terapia Strategica (per altro in tempi brevi).
Dott.ssa Chiara Pavia
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Buona sera, i disturbi focalizzati sul corpo in genere hanno base regolatrice di alcuni stati d'animo. M apenso che già lo saprà.... Dopo quanto ha interrotto le terapie menzionate ? Un approfondimento, anche in merito alle sue aspettative circa le terapie, è molto importante.
Rimango a disposizione

Dott.ssa Chiara Pavia
Dott. Renato Bertone
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Magliano Alpi
Buongiorno, come lei ben saprà fare una diagnosi soltanto sulla base delle cose scritte non sarebbe corretto, ma da quando scrive
Condivido quanto detto dalla collega Buttiglione; che la terapia breve strategica da ottimi risultati in questo tipo di disturbi.
Personalmente negli anni ho avuto pazienti con sintomi analoghi e applicando le strategie specifiche per quel tipo di disturbo la situazione si è risolta in poco tempo.
Cordiali Saluti
dott. Bertone Renato
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Gentile utente di mio dottore,

la psicoterapia sistemico-relazionale risulta particolarmente efficace per la cura di tali disturbi. Qualora stesse cercando uno specialista non esiti a contattarmi in privato.

Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott.ssa Eugenia Cardilli
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Roma
Buonasera, dato che come lei scrive ha provato tutte le terapie e se lei le ha portate a compimento e non ha trovato nessuna risoluzione, proverei una visita da uno psichiatra che la potrebbe aiutare con dei farmaci dati con cautela nella maniera giusta, forse potrebbe trovare un aiuto che la potrebbe tranquillizzare per poter intraprendere una terapia giusta per lei, cordiali saluti, dott. Eugenia Cardilli.
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Dott.ssa Lydia Chiovari
Psicologo, Psicoterapeuta
Padova
Gentile signora, visto che i precedenti tentativi di cura attraverso un approccio unicamente psicologico sono falliti, io le consiglierei di indirizzarsi su una cura medica (diagnosi psichiatrica) dove le verrà proposto un trattamento farmacologico che sia in grado di ridurre, se non di azzerare, l'impulso a grattarsi. Un approccio integrato tra un percorso terapeutico che indaghi i motivi di tutti questi fallimenti, e un percorso farmacologico, mirato a ridurre l'impulso, potrebbe essere una strada percorribile. L'importante è iniziare , ma soprattutto fidarsi di chi la sta aiutando, che forse è quello che le è mancato. In bocca al lupo!
Dr. Alessandro Crescentini
Psicoterapeuta, Psicologo
Pesaro
Dopo tutti questi percorsi terapici, lei può spiegare cosa sottende la sua compulsione?
Se non lo sa spiegare, c’è qualcosa che non torna nel suo pellegrinaggio terapeutico.
E non necessariamente nei modelli terapici da lei indicati: ci rifletta....o si faccia aiutare in questa riflessione.
Un caro saluto
Dott.ssa Giovanna Costanzo
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Comprendo profondamente il senso di stanchezza e di scetticismo che traspare dalle Sue parole; dopo aver attraversato così tanti approcci diversi senza trovare un sollievo duraturo, è naturale nutrire il dubbio che una soluzione non esista affatto. La dermatillomania, vissuta fin dalla nascita, non è un semplice "vizio" o una mancanza di volontà, ma un linguaggio del corpo molto potente. Quando il bisogno di stuzzicare la pelle o di sfogarsi sul cibo diventa incoercibile, ci troviamo di fronte a una necessità di scarica di tensioni interne che non riescono a trovare una via d'uscita attraverso la parola o il pensiero.

In una prospettiva psicodinamica e gruppale, questo continuo "farsi male" può essere letto come il tentativo estremo di sentire i propri confini, di darsi un limite fisico laddove quello emotivo o relazionale appare troppo fragile o invaso. Il fatto che il sintomo si sposti dal grattarsi al cibo suggerisce che la radice del problema non sia nell'azione in sé, ma in una matrice di ansia profonda che ha bisogno di essere evacuata nel corpo per non diventare intollerabile. Spesso, queste dinamiche affondano le radici nella nostra storia familiare e nel modo in cui abbiamo introiettato la capacità di gestire le emozioni forti all'interno delle nostre relazioni primarie.

La psicoterapia, in questo caso, non dovrebbe accanirsi sulla scomparsa del sintomo come se fosse un guasto da riparare, ma dovrebbe porsi l'obiettivo di comprendere quale funzione vitale quel comportamento stia svolgendo per Lei in questo momento. Lavorare sull'identità come processo relazionale significa esplorare come Lei abita il Suo corpo e come i Suoi confini siano stati definiti nel tempo attraverso il legame con gli altri. Un approccio che integri l'analisi del profondo e la dimensione del sentire può aiutare a trasformare questa scarica impulsiva in una forma di consapevolezza differente. Non si tratta di "stare ferma" per forza, ma di arrivare a un punto in cui il corpo non debba più gridare per essere ascoltato. Considerare un percorso che non sia orientato solo alla tecnica, ma alla cura del Suo mondo interno e dei Suoi significati simbolici, potrebbe aprire una strada nuova, proprio laddove le altre sembrano essersi interrotte.
Un saluto
Dott.ssa
Giovanna Costanzo

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