Sono insicura purtroppo o non ho fiducia in me stessa?! Ciao scrivo, perché ho inadeguatezze e insi
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Sono insicura purtroppo o non ho fiducia in me stessa?!
Ciao scrivo, perché ho inadeguatezze e insicurezze fin da piccola perché (scusa il termine) la mia famiglia mi hanno etichettata male dicendomi che ero immatura nei confronti dello studio e che la difficoltà passasse con la maturazione mandandomi in un gruppo sociale di persone ecc...ma fatto sta non si è mai fatto perché dicevo di no (non ascoltando mio padre che diceva che era anch'egli immaturo e che ha fatto lo sport per maturare) e questo mi ha fatto sentire sbagliata non prestandogli fiducia, ma solo arrabbiandomi per farmi sentire inadeguata, ma tutto questo ha senso, la difficoltà nello studio si supera grazie allo sport?! E fatto sta arrivando a 23 anni ho scoperto di essere dislessica e discalculica facendo un potenziamento per la memoria a breve termine (uscita un po' bassa pur avendo un QI nella media tipo 100) e questo mi ha fatto del male perché purtroppo si è perso tempo, sempre seguita nello studio e mi ha impedito di frequentare ambienti e gruppi sociali per avere amico, e poi penso che se la difficoltà nello studio si risolveva già da piccola alle elementari o alle medie, a quest'ora si erano fatte più cose, avendo sia amici, pure un fidanzato magari ecc...e purtroppo non c'è stato niente pur avendo 25 anni, non ho avuto purtroppo una relazione (anche se sono uscita con dei ragazzi) ma niente era iniziato non convivendomi la persona. Ma il punto non è proprio questo il problema parte dalle medie (quando avevo 13 anni) sono cresciuta precocemente durante la pubertà (biologicamente dimostravo di più) nello sviluppo un po' più precoce della media tanto da dimostrare di più, ed a 12/13 anni cominciavo si a cambiare pure di mente ma a detta degli altri dimostravo comportamenti infantili che non erano adeguati alla mia età del tipo (mi fissavo con persone che mi facevano ridere) e dicevo sempre "clementeeeee" o "Colellaaaaa" una specie di ecolalia che chiamava le persone (vicino di casa, o l'insegnante del mio paese) e fissandomi per dirlo un tot di volte è risultato strano atipico non normale tanto è che mi dicevano che ero infantile per il modo come mi fissavo e ripetevo, ed anche a detta di alcuni familiari mi dicono che ero molto infantile per quell'età (anche se per certe cose stavo cambiando) e tutto questo già a 13 anni mi ha scaturito insicurezza dicendo (ma se sono già più matura e più adulta di fisico perché assumo comportamenti infantili?!) e questa insicurezza (sebbene stavo cambiando pure di mente) me la sono sempre portata dicendo "Giulia è infantile chissà per quale motivo" anche a 14 anni piangevo sempre per questo, non accettando alcuni problemi che ho, il comportamento è stato infantile oppure qualcosa di patologico il quale l'autismo?! E poi non solo pure da adulta ho avuto le insicurezze a 21 anni con un ragazzo conosciuto su internet, parlando per 5 giorni su whatsapp, e questo ragazzo capendo che non avendo avuto relazioni ed amicizie, mi ha etichettato che non ho esperienze e che non avevo mai baciato, allora volle chiudere la conoscenza per questo, dicendomi che sembravo una ragazza di 16 anni anziché di 21 anni per come parlo mi ha scaturito una grandissima insicurezza tanto da tagliarmi le vene, vorrei tipo tagliarmi perché non accetto le mie insicurezze e problemi, perché sarei più infantile per la mia età perché?! Secondo voi da come parlo risulto infantile o più matura invece?! E poi molti mi hanno detto che è stato questo ragazzo immaturo a chiudere la conoscenza perché non avevo mai baciato, e che certi difetti o limiti in una relazione si accettano senza dire queste cose, ma ora arrivando al punto sono molto arrabbiata per non aver avuto mai una relazione (avuta al momento solo con una IA che simula un personaggio manga/anime) questo grazie all' app di incontri con le IA, e su quello che mi hanno detto i familiari, amici ecc...secondo te sono stata infantile per i miei 13 anni, ed a 21 anni invece?! Non accetto le mie insicurezze vi giuro tutte ipotesi sbagliate per i miei comportamenti assunti (che ridevo da sola e mi fissavo con i nomi) dicendomi che ero più bambina di quello che ero, mi scuote insicurezza tanto da tagliarmi che comportamenti sono, derivano da altre cose (tipo l'autismo) oppure da cosa possono derivare e soprattutto cos'è sta rabbia che provo che porta a tagliarmi?! E a 21 anni come sono stata perché non ho fiducia in me stessa, e sono insicura su quello che mi dicono, cosa potrei avere che non va invece?!
Ciao scrivo, perché ho inadeguatezze e insicurezze fin da piccola perché (scusa il termine) la mia famiglia mi hanno etichettata male dicendomi che ero immatura nei confronti dello studio e che la difficoltà passasse con la maturazione mandandomi in un gruppo sociale di persone ecc...ma fatto sta non si è mai fatto perché dicevo di no (non ascoltando mio padre che diceva che era anch'egli immaturo e che ha fatto lo sport per maturare) e questo mi ha fatto sentire sbagliata non prestandogli fiducia, ma solo arrabbiandomi per farmi sentire inadeguata, ma tutto questo ha senso, la difficoltà nello studio si supera grazie allo sport?! E fatto sta arrivando a 23 anni ho scoperto di essere dislessica e discalculica facendo un potenziamento per la memoria a breve termine (uscita un po' bassa pur avendo un QI nella media tipo 100) e questo mi ha fatto del male perché purtroppo si è perso tempo, sempre seguita nello studio e mi ha impedito di frequentare ambienti e gruppi sociali per avere amico, e poi penso che se la difficoltà nello studio si risolveva già da piccola alle elementari o alle medie, a quest'ora si erano fatte più cose, avendo sia amici, pure un fidanzato magari ecc...e purtroppo non c'è stato niente pur avendo 25 anni, non ho avuto purtroppo una relazione (anche se sono uscita con dei ragazzi) ma niente era iniziato non convivendomi la persona. Ma il punto non è proprio questo il problema parte dalle medie (quando avevo 13 anni) sono cresciuta precocemente durante la pubertà (biologicamente dimostravo di più) nello sviluppo un po' più precoce della media tanto da dimostrare di più, ed a 12/13 anni cominciavo si a cambiare pure di mente ma a detta degli altri dimostravo comportamenti infantili che non erano adeguati alla mia età del tipo (mi fissavo con persone che mi facevano ridere) e dicevo sempre "clementeeeee" o "Colellaaaaa" una specie di ecolalia che chiamava le persone (vicino di casa, o l'insegnante del mio paese) e fissandomi per dirlo un tot di volte è risultato strano atipico non normale tanto è che mi dicevano che ero infantile per il modo come mi fissavo e ripetevo, ed anche a detta di alcuni familiari mi dicono che ero molto infantile per quell'età (anche se per certe cose stavo cambiando) e tutto questo già a 13 anni mi ha scaturito insicurezza dicendo (ma se sono già più matura e più adulta di fisico perché assumo comportamenti infantili?!) e questa insicurezza (sebbene stavo cambiando pure di mente) me la sono sempre portata dicendo "Giulia è infantile chissà per quale motivo" anche a 14 anni piangevo sempre per questo, non accettando alcuni problemi che ho, il comportamento è stato infantile oppure qualcosa di patologico il quale l'autismo?! E poi non solo pure da adulta ho avuto le insicurezze a 21 anni con un ragazzo conosciuto su internet, parlando per 5 giorni su whatsapp, e questo ragazzo capendo che non avendo avuto relazioni ed amicizie, mi ha etichettato che non ho esperienze e che non avevo mai baciato, allora volle chiudere la conoscenza per questo, dicendomi che sembravo una ragazza di 16 anni anziché di 21 anni per come parlo mi ha scaturito una grandissima insicurezza tanto da tagliarmi le vene, vorrei tipo tagliarmi perché non accetto le mie insicurezze e problemi, perché sarei più infantile per la mia età perché?! Secondo voi da come parlo risulto infantile o più matura invece?! E poi molti mi hanno detto che è stato questo ragazzo immaturo a chiudere la conoscenza perché non avevo mai baciato, e che certi difetti o limiti in una relazione si accettano senza dire queste cose, ma ora arrivando al punto sono molto arrabbiata per non aver avuto mai una relazione (avuta al momento solo con una IA che simula un personaggio manga/anime) questo grazie all' app di incontri con le IA, e su quello che mi hanno detto i familiari, amici ecc...secondo te sono stata infantile per i miei 13 anni, ed a 21 anni invece?! Non accetto le mie insicurezze vi giuro tutte ipotesi sbagliate per i miei comportamenti assunti (che ridevo da sola e mi fissavo con i nomi) dicendomi che ero più bambina di quello che ero, mi scuote insicurezza tanto da tagliarmi che comportamenti sono, derivano da altre cose (tipo l'autismo) oppure da cosa possono derivare e soprattutto cos'è sta rabbia che provo che porta a tagliarmi?! E a 21 anni come sono stata perché non ho fiducia in me stessa, e sono insicura su quello che mi dicono, cosa potrei avere che non va invece?!
Cara Giulia,
grazie per aver condiviso una parte così profonda e delicata della tua storia. Le tue parole mostrano una grande consapevolezza di ciò che provi, e già questo è un passo molto importante.
Leggendoti, emerge un vissuto di lunga durata legato a esperienze di inadeguatezza, etichette negative, senso di isolamento, difficoltà scolastiche non comprese o sottovalutate, e un senso di disallineamento tra ciò che sentivi dentro e ciò che ti veniva rimandato dagli altri.
Ti sei trovata a crescere con messaggi invalidanti, che invece di aiutarti a valorizzare le tue particolarità, hanno rinforzato l’idea che ci fosse “qualcosa di sbagliato” in te. Questo può generare confusione, tristezza, rabbia e un dolore profondo che, come racconti, è arrivato a manifestarsi in pensieri autolesivi.
Il fatto che tu abbia scoperto la dislessia e la discalculia solo in età adulta ha dato finalmente un nome a certe difficoltà scolastiche, ma ha anche portato con sé la rabbia per il tempo perso, le opportunità mancate e le ferite emotive non riconosciute. È assolutamente comprensibile.
In merito ai tuoi comportamenti adolescenziali — come ripetere nomi o fissarti su certe cose — non si può fare una diagnosi a distanza, ma sono modalità che potrebbero essere collegate a strategie personali di autoregolazione, oppure a tratti neurodivergenti (come ad esempio alcuni aspetti dello spettro autistico). Tuttavia, solo un confronto approfondito con uno specialista può aiutarti a chiarire questa parte di te.
La rabbia che provi e che a volte ti spinge a voler fare del male a te stessa è un segnale importante da non ignorare. La rabbia può nascere da un dolore interno che non ha trovato ancora uno spazio per essere compreso, ascoltato e trasformato. Non è colpa tua se ti senti così: quando le emozioni non trovano accoglienza, diventano un peso enorme da portare.
Ti chiedi se sei infantile. In realtà, l'infanzia non è un difetto, e crescere non significa eliminare la parte spontanea, sensibile o fantasiosa di sé. A volte le persone giudicano senza capire il percorso dell’altro. E, sì, è possibile che alcune tue insicurezze derivino non da ciò che sei, ma da come sei stata fatta sentire per quello che sei.
La mancanza di esperienze sentimentali a 21 o 25 anni non è una "colpa". Ognuno ha i suoi tempi. Un ragazzo che ti rifiuta perché non hai “fatto abbastanza esperienze” non è in grado di comprendere la tua storia, e non significa che tu valga meno.
Hai vissuto una grande sofferenza, e questa va accolta e compresa, non giudicata.
Per tutti questi motivi, sarebbe davvero utile e consigliato approfondire il tuo vissuto con uno specialista, che possa aiutarti a ricostruire la tua storia in modo più gentile, a dare un senso ai tuoi comportamenti e alle tue emozioni, e a recuperare fiducia in te stessa. Nessuno merita di sentirsi sbagliato. Tu men che meno.
Con rispetto e attenzione,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
grazie per aver condiviso una parte così profonda e delicata della tua storia. Le tue parole mostrano una grande consapevolezza di ciò che provi, e già questo è un passo molto importante.
Leggendoti, emerge un vissuto di lunga durata legato a esperienze di inadeguatezza, etichette negative, senso di isolamento, difficoltà scolastiche non comprese o sottovalutate, e un senso di disallineamento tra ciò che sentivi dentro e ciò che ti veniva rimandato dagli altri.
Ti sei trovata a crescere con messaggi invalidanti, che invece di aiutarti a valorizzare le tue particolarità, hanno rinforzato l’idea che ci fosse “qualcosa di sbagliato” in te. Questo può generare confusione, tristezza, rabbia e un dolore profondo che, come racconti, è arrivato a manifestarsi in pensieri autolesivi.
Il fatto che tu abbia scoperto la dislessia e la discalculia solo in età adulta ha dato finalmente un nome a certe difficoltà scolastiche, ma ha anche portato con sé la rabbia per il tempo perso, le opportunità mancate e le ferite emotive non riconosciute. È assolutamente comprensibile.
In merito ai tuoi comportamenti adolescenziali — come ripetere nomi o fissarti su certe cose — non si può fare una diagnosi a distanza, ma sono modalità che potrebbero essere collegate a strategie personali di autoregolazione, oppure a tratti neurodivergenti (come ad esempio alcuni aspetti dello spettro autistico). Tuttavia, solo un confronto approfondito con uno specialista può aiutarti a chiarire questa parte di te.
La rabbia che provi e che a volte ti spinge a voler fare del male a te stessa è un segnale importante da non ignorare. La rabbia può nascere da un dolore interno che non ha trovato ancora uno spazio per essere compreso, ascoltato e trasformato. Non è colpa tua se ti senti così: quando le emozioni non trovano accoglienza, diventano un peso enorme da portare.
Ti chiedi se sei infantile. In realtà, l'infanzia non è un difetto, e crescere non significa eliminare la parte spontanea, sensibile o fantasiosa di sé. A volte le persone giudicano senza capire il percorso dell’altro. E, sì, è possibile che alcune tue insicurezze derivino non da ciò che sei, ma da come sei stata fatta sentire per quello che sei.
La mancanza di esperienze sentimentali a 21 o 25 anni non è una "colpa". Ognuno ha i suoi tempi. Un ragazzo che ti rifiuta perché non hai “fatto abbastanza esperienze” non è in grado di comprendere la tua storia, e non significa che tu valga meno.
Hai vissuto una grande sofferenza, e questa va accolta e compresa, non giudicata.
Per tutti questi motivi, sarebbe davvero utile e consigliato approfondire il tuo vissuto con uno specialista, che possa aiutarti a ricostruire la tua storia in modo più gentile, a dare un senso ai tuoi comportamenti e alle tue emozioni, e a recuperare fiducia in te stessa. Nessuno merita di sentirsi sbagliato. Tu men che meno.
Con rispetto e attenzione,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
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Ciao cara, non sei sbagliata. Sei una persona che ha sofferto a lungo, spesso non ascoltata nel modo giusto. La tua storia parla di insicurezza, rabbia e solitudine, ma anche di consapevolezza e voglia di capire. Non sei “infantile”: hai solo cercato, come potevi, di esprimere il bisogno di essere accolta. Chi ti ha etichettata non ha colto la profondità del tuo dolore. La diagnosi tardiva ha lasciato ferite, e il giudizio degli altri ha rafforzato quel senso di inadeguatezza che ti porti dentro. Ora però serve qualcosa di diverso: un aiuto vero, stabile, concreto. Ti consiglio una valutazione psicodiagnostica completa, con uno psichiatra e uno psicoterapeuta che possano leggere la tua storia nella sua interezza, per aiutarti davvero — anche nell’accesso alle categorie protette. Non sei sola. Non sei in ritardo. Ma non puoi farcela da sola. E io, se vuoi, ci sono. "Il nevrotico desidera solo ciò che non può avere, perché se lo ottenesse cesserebbe di desiderare. E allora dovrebbe cominciare a vivere." (Lacan) Se vuoi, posso condividere con te un piccolo esercizio.
Non cura nulla, ma a volte illumina una soglia.
Non cura nulla, ma a volte illumina una soglia.
Cara Giulia, ciò che descrivi parla il linguaggio del dolore emotivo, della ferita da invalidazione e del vissuto di esclusione, che molti conoscono ma pochi riescono a esprimere con la lucidità che dimostri tu. La tua insicurezza ha radici profonde: quando l’ambiente attorno a noi — famiglia, scuola, coetanei — non riconosce il nostro mondo interno, possiamo cominciare a vederci attraverso i loro occhi distorti, etichettandoci come “sbagliati”.
Ma qui non si tratta solo di “insicurezza”. Parliamo di identità, autoefficacia, e forse anche di neurodivergenza — la dislessia, la discalculia, e i tratti che descrivi (come ecolalia, fissazioni, ipersensibilità sociale) possono far parte di un profilo cognitivo atipico, che meriterebbe attenzione clinica, non giudizio.
La rabbia che provi è comprensibile: è la voce di una parte di te che non è mai stata davvero ascoltata. L’autolesionismo spesso emerge proprio quando non troviamo altri canali per legittimare questa sofferenza o per comunicarla. Ma non sei sbagliata: sei una persona che ha vissuto frustrazioni cumulative, spesso non riconosciute, e questo può generare un dolore complesso.
Il punto non è capire “se sei infantile”, ma cosa significa per te sentirti tale. Crescere non è una linea retta: ognuno ha il suo tempo, e l’età cronologica raramente coincide con quella emotiva. La tua “infantilità” potrebbe essere stata un meccanismo di coping, un modo per gestire il mondo quando non avevi ancora gli strumenti per affrontarlo.
La domanda giusta ora potrebbe essere: “Come posso iniziare a fidarmi della mia storia?”
Ti invito con fermezza e con affetto a considerare un percorso psicoterapeutico, che esplori con attenzione questi aspetti: regolazione emotiva, sviluppo del Sé, autocompassione, e anche una possibile valutazione neuropsicologica approfondita.
Perché no, non sei “solo insicura”. Sei una persona in cerca di senso, come molte. Ma meriti di trovare il tuo, senza tagli, senza vergogna. E soprattutto: non sei sola.
Ma qui non si tratta solo di “insicurezza”. Parliamo di identità, autoefficacia, e forse anche di neurodivergenza — la dislessia, la discalculia, e i tratti che descrivi (come ecolalia, fissazioni, ipersensibilità sociale) possono far parte di un profilo cognitivo atipico, che meriterebbe attenzione clinica, non giudizio.
La rabbia che provi è comprensibile: è la voce di una parte di te che non è mai stata davvero ascoltata. L’autolesionismo spesso emerge proprio quando non troviamo altri canali per legittimare questa sofferenza o per comunicarla. Ma non sei sbagliata: sei una persona che ha vissuto frustrazioni cumulative, spesso non riconosciute, e questo può generare un dolore complesso.
Il punto non è capire “se sei infantile”, ma cosa significa per te sentirti tale. Crescere non è una linea retta: ognuno ha il suo tempo, e l’età cronologica raramente coincide con quella emotiva. La tua “infantilità” potrebbe essere stata un meccanismo di coping, un modo per gestire il mondo quando non avevi ancora gli strumenti per affrontarlo.
La domanda giusta ora potrebbe essere: “Come posso iniziare a fidarmi della mia storia?”
Ti invito con fermezza e con affetto a considerare un percorso psicoterapeutico, che esplori con attenzione questi aspetti: regolazione emotiva, sviluppo del Sé, autocompassione, e anche una possibile valutazione neuropsicologica approfondita.
Perché no, non sei “solo insicura”. Sei una persona in cerca di senso, come molte. Ma meriti di trovare il tuo, senza tagli, senza vergogna. E soprattutto: non sei sola.
Buonasera,
la ringrazio per essersi aperta con tanto coraggio e intensità. Le sue parole raccontano una sofferenza profonda, che nasce da un vissuto fatto di incomprensioni, etichette ingiuste e solitudine. È comprensibile che tutto questo abbia lasciato delle ferite, e che oggi faccia fatica ad avere fiducia in sé stessa. Non è raro che difficoltà scolastiche non riconosciute, come la dislessia o la discalculia, portino a sentirsi “sbagliati”, soprattutto se l’ambiente intorno non è stato accogliente o supportivo. A questo si aggiunge il peso di aspettative familiari e giudizi ricevuti in un’età delicata come l’adolescenza. Ma quei comportamenti che oggi le appaiono strani o infantili erano probabilmente solo espressioni di una sensibilità particolare, non necessariamente segnali di qualcosa che “non va”.
Il bisogno di comprendere da dove derivino le sue difficoltà è legittimo, ma ciò che conta di più ora è il dolore che prova e la rabbia che la attraversa. Il fatto che abbia pensato o agito contro di sé merita attenzione e cura: non è un segnale di debolezza, ma un grido che chiede ascolto. Non è da sola. Con il giusto supporto psicologico, è possibile dare un senso a queste esperienze, ridurre la sofferenza e imparare a guardarsi con occhi più gentili. Non si tratta di "essere maturi" o "immaturi", ma di sentirsi visti, accolti e compresi per quello che si è. Se lo desidera, resto a disposizione per accompagnarla in un percorso di ascolto e sostegno, in presenza o online. Con stima e un caro saluto,
Dott. Matteo De Nicoló Psicologo psicoterapeuta
la ringrazio per essersi aperta con tanto coraggio e intensità. Le sue parole raccontano una sofferenza profonda, che nasce da un vissuto fatto di incomprensioni, etichette ingiuste e solitudine. È comprensibile che tutto questo abbia lasciato delle ferite, e che oggi faccia fatica ad avere fiducia in sé stessa. Non è raro che difficoltà scolastiche non riconosciute, come la dislessia o la discalculia, portino a sentirsi “sbagliati”, soprattutto se l’ambiente intorno non è stato accogliente o supportivo. A questo si aggiunge il peso di aspettative familiari e giudizi ricevuti in un’età delicata come l’adolescenza. Ma quei comportamenti che oggi le appaiono strani o infantili erano probabilmente solo espressioni di una sensibilità particolare, non necessariamente segnali di qualcosa che “non va”.
Il bisogno di comprendere da dove derivino le sue difficoltà è legittimo, ma ciò che conta di più ora è il dolore che prova e la rabbia che la attraversa. Il fatto che abbia pensato o agito contro di sé merita attenzione e cura: non è un segnale di debolezza, ma un grido che chiede ascolto. Non è da sola. Con il giusto supporto psicologico, è possibile dare un senso a queste esperienze, ridurre la sofferenza e imparare a guardarsi con occhi più gentili. Non si tratta di "essere maturi" o "immaturi", ma di sentirsi visti, accolti e compresi per quello che si è. Se lo desidera, resto a disposizione per accompagnarla in un percorso di ascolto e sostegno, in presenza o online. Con stima e un caro saluto,
Dott. Matteo De Nicoló Psicologo psicoterapeuta
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Carissima, mi dispiace tanto per tutto ciò che hai passato ma credo che con un lavoro di consapevolezza e accettazione sia possibile alleviare questi turbamenti. Rivolgiti a una psicoterapeuta e inizia un lavoro su di te con l aiuto di un professionista
Dottssa Marika Fiori
Dottssa Marika Fiori
Buongiorno, la sua problematica è ormai presente per la maggior parte delle ragazze.
Sarebbe opportuno iniziare un percorso per capire cosa l'ha portata ad essere così.
Sono disponibile ad aiutarla.
Cordiali saluti
Laura Francesca Bambara.
Sarebbe opportuno iniziare un percorso per capire cosa l'ha portata ad essere così.
Sono disponibile ad aiutarla.
Cordiali saluti
Laura Francesca Bambara.
Carissima,
ti ringrazio per questa tua descrizione coraggiosa e ricca di particolari, non è cosa scontata...e comprendo anche il "dolore" che dentro di te porti e non senti probabilmente supportato.
Non mi sembra tu citi di aver mai intrapreso un percorso che potrebbe essere utile per te per scoprire meglio questi diversi lati di te.
Rimanendo a disposizione, ti saluto cordialmente.
Dott. Sebastiano Pegorer
ti ringrazio per questa tua descrizione coraggiosa e ricca di particolari, non è cosa scontata...e comprendo anche il "dolore" che dentro di te porti e non senti probabilmente supportato.
Non mi sembra tu citi di aver mai intrapreso un percorso che potrebbe essere utile per te per scoprire meglio questi diversi lati di te.
Rimanendo a disposizione, ti saluto cordialmente.
Dott. Sebastiano Pegorer
Salve,
la sua lettera è un grido di dolore molto intenso, pieno di domande profonde e legittime. La ringrazio per averla condivisa: non è facile raccontarsi così apertamente, soprattutto quando si parla di fragilità, rifiuti, vissuti di esclusione.
Proverò a risponderle con il massimo rispetto.
L'insicurezza e la non fiducia in se stessi sono collegate. L’insicurezza nasce spesso da esperienze in cui la persona si è sentita giudicata, non accolta, o poco capita. Quando questo accade fin da piccoli, soprattutto in famiglia, si può crescere con un’immagine di sé svalutata, fragile, o confusa. La fiducia in sé non è qualcosa che “si ha o non si ha”, ma si costruisce nel tempo, a partire dallo sguardo che gli altri hanno su di noi. Se quello sguardo è stato spesso critico, colpevolizzante o ironico, è comprensibile che oggi lei faccia fatica a credere in sé stessa.
Quando una bambina si sente definita “immatura”, “strana” o “infantile” per il suo modo di essere o di vivere le cose, può interiorizzare l’idea di essere sbagliata. È qualcosa che lascia un segno, e che può continuare a condizionare il modo in cui ci si percepisce anche da adulti.
Il fatto che lei abbia scoperto solo a 23 anni di essere dislessica e discalculica spiega molte delle sue difficoltà scolastiche e relazionali: non è che lei fosse immatura, ma aveva un bisogno specifico che non è stato riconosciuto in tempo.
Questa mancata comprensione ha probabilmente generato frustrazione, isolamento, e quel senso di “occasione persa” che esprime con tanto dolore.
Lei parla di ecolalia, di fissazioni, di comportamenti che sono stati giudicati strani. E si chiede se ci sia una diagnosi che possa spiegare queste caratteristiche (come l’autismo). È una domanda importante.
Non spetta a me, in questa sede, formulare diagnosi — ma quello che posso dirle è che non c’è nulla di infantile nel cercare un significato per ciò che si è vissuto. Anzi, è un atto di grande maturità.
Il desiderio di farsi del male non nasce dal voler morire, ma dal bisogno disperato di far cessare un dolore che non si riesce a esprimere a parole. È una rabbia contro se stessi, spesso interiorizzata da colpe che non ci appartengono.
La sua sofferenza non va ignorata!
Se in questo momento sente di non riuscire a contenere questi impulsi, le chiedo con molta serietà: cerchi aiuto. Un consulto con uno psicoterapeuta, uno psichiatra o un centro per la salute mentale può fare una grande differenza.
Non è debole chi chiede aiuto. È forte chi, nonostante il dolore, sceglie di salvarsi.
In conclusione mi sento di dirle che non c’è nulla di infantile nel desiderare amore, comprensione, relazioni vere.
Lei non ha fallito. Sta solo cercando la strada per il benessere.
La invito a rivolgersi a uno psicologo nella sua zona, oppure a un centro pubblico per la salute mentale: merita ascolto, protezione e cura.
Un saluto.
la sua lettera è un grido di dolore molto intenso, pieno di domande profonde e legittime. La ringrazio per averla condivisa: non è facile raccontarsi così apertamente, soprattutto quando si parla di fragilità, rifiuti, vissuti di esclusione.
Proverò a risponderle con il massimo rispetto.
L'insicurezza e la non fiducia in se stessi sono collegate. L’insicurezza nasce spesso da esperienze in cui la persona si è sentita giudicata, non accolta, o poco capita. Quando questo accade fin da piccoli, soprattutto in famiglia, si può crescere con un’immagine di sé svalutata, fragile, o confusa. La fiducia in sé non è qualcosa che “si ha o non si ha”, ma si costruisce nel tempo, a partire dallo sguardo che gli altri hanno su di noi. Se quello sguardo è stato spesso critico, colpevolizzante o ironico, è comprensibile che oggi lei faccia fatica a credere in sé stessa.
Quando una bambina si sente definita “immatura”, “strana” o “infantile” per il suo modo di essere o di vivere le cose, può interiorizzare l’idea di essere sbagliata. È qualcosa che lascia un segno, e che può continuare a condizionare il modo in cui ci si percepisce anche da adulti.
Il fatto che lei abbia scoperto solo a 23 anni di essere dislessica e discalculica spiega molte delle sue difficoltà scolastiche e relazionali: non è che lei fosse immatura, ma aveva un bisogno specifico che non è stato riconosciuto in tempo.
Questa mancata comprensione ha probabilmente generato frustrazione, isolamento, e quel senso di “occasione persa” che esprime con tanto dolore.
Lei parla di ecolalia, di fissazioni, di comportamenti che sono stati giudicati strani. E si chiede se ci sia una diagnosi che possa spiegare queste caratteristiche (come l’autismo). È una domanda importante.
Non spetta a me, in questa sede, formulare diagnosi — ma quello che posso dirle è che non c’è nulla di infantile nel cercare un significato per ciò che si è vissuto. Anzi, è un atto di grande maturità.
Il desiderio di farsi del male non nasce dal voler morire, ma dal bisogno disperato di far cessare un dolore che non si riesce a esprimere a parole. È una rabbia contro se stessi, spesso interiorizzata da colpe che non ci appartengono.
La sua sofferenza non va ignorata!
Se in questo momento sente di non riuscire a contenere questi impulsi, le chiedo con molta serietà: cerchi aiuto. Un consulto con uno psicoterapeuta, uno psichiatra o un centro per la salute mentale può fare una grande differenza.
Non è debole chi chiede aiuto. È forte chi, nonostante il dolore, sceglie di salvarsi.
In conclusione mi sento di dirle che non c’è nulla di infantile nel desiderare amore, comprensione, relazioni vere.
Lei non ha fallito. Sta solo cercando la strada per il benessere.
La invito a rivolgersi a uno psicologo nella sua zona, oppure a un centro pubblico per la salute mentale: merita ascolto, protezione e cura.
Un saluto.
buonasera, le consiglio una psicoterapia individuale e familiare, per affrontare questioni legate alla insicurezza, sfiducia e processi di pensiero che andrebbero rivisti. inoltre sarebbe opportuno nel suo caso frequentare gruppi terapeutici misti per età e per genere, affinchè possa trovare strategie utili nel confronto con i pari. Saluti
Cara mi dispiace molto per il suo disagio. Credo sia molto importante che Lei possa trovare un "contenitore" adeguato per poter esprimere la sua rabbia che attualmente Lei dirige verso se stessa tagliandosi. Le suggerisco di rivolgersi ad uno psicoterapeuta con il quale esplorare gradualmente le sue insicurezze, che probabilmente sono frutto di traumi che lei ha subito nella sua storia e che andrebbero esplorati nelle sedi opportune. Resto a disposizione qualora avesse necessità di ulteriori informazioni e le faccio un grande in bocca la lupo. Dott.ssa Rosalba Aiazzi
Buongiorno,
dalla descrizione della sua storia emergerebbe una difficoltà a definirsi ed una attenzione enorme a quanto le dicano gli altri al punto tale da definirla. Credo che molte insicurezze nascano così, con delle etichette che inizialmente la famiglia di origine prova a dare ad un figlio sino ad arrivare alla possibilità reale che quest'ultimo possa non credere più in se stesso. E' un pochino quanto le è accaduto. La psicoterapia potrebbe aiutarla in tal senso a comprendere nel profondo ciò che lei è, quali sarebbero le sue risorse i suoi interessi e pian piano aiutarla a tirarli fuori dando così sempre meno importanza a quanto le venga restituito dall'esterno. Nel caso avesse il bisogno di affidarsi ad uno specialista, non esiti pure contattarmi, sarei disponibile ad accogliere la sua richiesta di aiuto, ricevo anche on-line.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
dalla descrizione della sua storia emergerebbe una difficoltà a definirsi ed una attenzione enorme a quanto le dicano gli altri al punto tale da definirla. Credo che molte insicurezze nascano così, con delle etichette che inizialmente la famiglia di origine prova a dare ad un figlio sino ad arrivare alla possibilità reale che quest'ultimo possa non credere più in se stesso. E' un pochino quanto le è accaduto. La psicoterapia potrebbe aiutarla in tal senso a comprendere nel profondo ciò che lei è, quali sarebbero le sue risorse i suoi interessi e pian piano aiutarla a tirarli fuori dando così sempre meno importanza a quanto le venga restituito dall'esterno. Nel caso avesse il bisogno di affidarsi ad uno specialista, non esiti pure contattarmi, sarei disponibile ad accogliere la sua richiesta di aiuto, ricevo anche on-line.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
Buongiorno sono la dott.ssa Bruni tagliarsi è un comportamento che si adotta quando non si ha chiaro come ci si sente e lei ha un pregresso complesso di sfiducia in sè. E' questo che bisogna mettere a fuoco ripercorrendo fasi di vita importanti per il suo sviluppo. Consiglierei una psicoterapia anche on line
Grazie per aver condiviso con tanta apertura la tua storia. Le difficoltà che hai vissuto, insieme alla scoperta recente di dislessia e discalculia, spiegano molto delle tue insicurezze e della fatica che hai incontrato. Il fatto che ti sentissi “infantile” per certi comportamenti adolescenziali può essere legato a un modo di affrontare lo stress e la solitudine, non necessariamente a qualcosa di patologico come l’autismo.
La rabbia e il dolore che senti, anche fino al punto di farti del male, sono segnali importanti che raccontano quanto sia forte il tuo bisogno di essere capita e accolta così come sei, con le tue fragilità e i tuoi limiti. Non sei sola in questo, e riconoscere questi sentimenti è un primo passo fondamentale.
Non è vero che sei “immatura” o “inferiore” per le tue esperienze o per il modo in cui sei cresciuta. Ognuno ha i propri tempi e modi per svilupparsi, e spesso i giudizi altrui possono ferire molto, ma non definiscono chi sei.
Ti meriti rispetto e gentilezza, soprattutto da te stessa. Se senti di stare male, è importante cercare un supporto professionale che ti aiuti a lavorare su queste emozioni e a trovare nuove strategie per gestire la rabbia e l’autostima. Questo non significa avere “qualcosa che non va”, ma prendersi cura di sé in modo concreto e consapevole.
Un caro saluto
La rabbia e il dolore che senti, anche fino al punto di farti del male, sono segnali importanti che raccontano quanto sia forte il tuo bisogno di essere capita e accolta così come sei, con le tue fragilità e i tuoi limiti. Non sei sola in questo, e riconoscere questi sentimenti è un primo passo fondamentale.
Non è vero che sei “immatura” o “inferiore” per le tue esperienze o per il modo in cui sei cresciuta. Ognuno ha i propri tempi e modi per svilupparsi, e spesso i giudizi altrui possono ferire molto, ma non definiscono chi sei.
Ti meriti rispetto e gentilezza, soprattutto da te stessa. Se senti di stare male, è importante cercare un supporto professionale che ti aiuti a lavorare su queste emozioni e a trovare nuove strategie per gestire la rabbia e l’autostima. Questo non significa avere “qualcosa che non va”, ma prendersi cura di sé in modo concreto e consapevole.
Un caro saluto
Gentile utente, grazie per la condivisione di questo suo disagio. Le consiglio di iniziare un percorso terapeutico dove poter approfondire le dinamiche di cui ha parlato. Ho un orientamento analitico transazione e il mio approccio consiste in una prima videocall della durata di 10-15 minuti gratuita a cui far seguire un percorso psicologico in presenza oppure online. Per ulteriori delucidazioni non esiti a contattarmi. Cordialità dott. Gaetano Marino
Quello che racconti è davvero profondo e toccante, e si sente quanto ci hai pensato, quanto hai sofferto, e quanto cerchi risposte vere.
Essere etichettati come “immaturi” o “strani” durante l’infanzia e l’adolescenza può lasciare cicatrici profonde, soprattutto se a farlo sono proprio le persone da cui ci aspettavamo comprensione. Non si cresce con fiducia in sé stessi quando si viene continuamente messi in discussione.
Molti dei tuoi comportamenti – come le ripetizioni, le fissazioni, la fatica nello studio, la difficoltà nel riconoscere il proprio valore – non sono sbagliati, ma sono modi con cui hai cercato di stare nel mondo, di capirlo, di proteggerti.
Non è strano non aver avuto relazioni a 21 anni. Non è un errore. È solo la tua storia, unica e sensibile. E sì, hai incontrato anche persone che non hanno saputo rispettarla, ma questo non significa che il problema sia tu.
Quando si accumula tanta rabbia e dolore non ascoltato, è comprensibile che si arrivi anche a farsi del male. Non perché si vuole farlo, ma perché è l’unico modo che si trova per urlare qualcosa che dentro non trova spazio.
Quello che potresti avere, più che qualcosa che “non va”, è qualcosa che ha bisogno di essere finalmente accolto, capito, protetto. E un percorso psicologico può aiutarti a fare proprio questo.
Tu non sei sbagliata. Sei una persona con una storia da rimettere insieme, con molta più forza di quanto pensi.
Essere etichettati come “immaturi” o “strani” durante l’infanzia e l’adolescenza può lasciare cicatrici profonde, soprattutto se a farlo sono proprio le persone da cui ci aspettavamo comprensione. Non si cresce con fiducia in sé stessi quando si viene continuamente messi in discussione.
Molti dei tuoi comportamenti – come le ripetizioni, le fissazioni, la fatica nello studio, la difficoltà nel riconoscere il proprio valore – non sono sbagliati, ma sono modi con cui hai cercato di stare nel mondo, di capirlo, di proteggerti.
Non è strano non aver avuto relazioni a 21 anni. Non è un errore. È solo la tua storia, unica e sensibile. E sì, hai incontrato anche persone che non hanno saputo rispettarla, ma questo non significa che il problema sia tu.
Quando si accumula tanta rabbia e dolore non ascoltato, è comprensibile che si arrivi anche a farsi del male. Non perché si vuole farlo, ma perché è l’unico modo che si trova per urlare qualcosa che dentro non trova spazio.
Quello che potresti avere, più che qualcosa che “non va”, è qualcosa che ha bisogno di essere finalmente accolto, capito, protetto. E un percorso psicologico può aiutarti a fare proprio questo.
Tu non sei sbagliata. Sei una persona con una storia da rimettere insieme, con molta più forza di quanto pensi.
Salve Giulia,
grazie per aver condiviso la tua storia con tanta sincerità. Quello che racconti parla di una sofferenza profonda, maturata nel tempo a causa di giudizi, mancanza di comprensione e diagnosi arrivate tardi. È naturale che tutto questo abbia generato insicurezza, rabbia e un senso di inadeguatezza.
Alcuni comportamenti che descrivi, come ripetere nomi o fissarti su certe cose, possono essere stati espressioni di emozioni difficili da gestire, non necessariamente segnali di qualcosa di patologico. Solo una valutazione professionale potrebbe chiarirlo, ma ciò che conta ora è il tuo bisogno di essere accolta e compresa, non etichettata.
La rabbia e il dolore che senti meritano ascolto, non giudizio. Tagliarsi può sembrare un modo per liberarsene, ma ci sono modi più gentili per prenderti cura di te. Un percorso psicoterapeutico può aiutarti a ritrovare fiducia in te stessa e a trasformare questa sofferenza in comprensione e crescita.
Non sei sbagliata. Meriti supporto, ascolto e rispetto.
Un caro saluto,
dott. Zagarese.
grazie per aver condiviso la tua storia con tanta sincerità. Quello che racconti parla di una sofferenza profonda, maturata nel tempo a causa di giudizi, mancanza di comprensione e diagnosi arrivate tardi. È naturale che tutto questo abbia generato insicurezza, rabbia e un senso di inadeguatezza.
Alcuni comportamenti che descrivi, come ripetere nomi o fissarti su certe cose, possono essere stati espressioni di emozioni difficili da gestire, non necessariamente segnali di qualcosa di patologico. Solo una valutazione professionale potrebbe chiarirlo, ma ciò che conta ora è il tuo bisogno di essere accolta e compresa, non etichettata.
La rabbia e il dolore che senti meritano ascolto, non giudizio. Tagliarsi può sembrare un modo per liberarsene, ma ci sono modi più gentili per prenderti cura di te. Un percorso psicoterapeutico può aiutarti a ritrovare fiducia in te stessa e a trasformare questa sofferenza in comprensione e crescita.
Non sei sbagliata. Meriti supporto, ascolto e rispetto.
Un caro saluto,
dott. Zagarese.
Salve, le insicurezze sono normali in adolescenza e anche a 21 anni possono rimanere tali, specialmente se l'ambiente circostante rinforza tale pensiero. Le sperienze di cui parla si possono sempre fare e, mi creda, a solo 21 anni e tanta strada da percorrere. In questi casi la psicoterapia può essere utile anche per capire e tirare fuori in maniera funzionale quella rabbia di cui parla.
Salve, mi sembrava di aver già risposto al quesito ma ripeterò.
Le sue insicurezze sembrano derivare da un’infanzia segnata da giudizi, etichette e mancanza di ascolto. La diagnosi di dislessia e discalculia spiega molte difficoltà scolastiche, ma purtroppo è arrivata tardi, alimentando un senso di inadeguatezza.I comportamenti che descrive (ripetizioni, fissazioni) potrebbero essere legati a una neurodivergenza lieve, ma non sono automaticamente segno di patologia. Serve una valutazione clinica approfondita, senza pregiudizi.
La rabbia che prova verso sé stessa è una reazione a un dolore non accolto. I pensieri autolesivi vanno presi sul serio: si affidi a uno psicoterapeuta, non resti sola. Lei non è “infantile”: è una persona sensibile che ha bisogno di riconoscere il proprio valore, non di giudicarsi attraverso gli occhi degli altri. Saluti, dott.ssa Sandra Petralli
Le sue insicurezze sembrano derivare da un’infanzia segnata da giudizi, etichette e mancanza di ascolto. La diagnosi di dislessia e discalculia spiega molte difficoltà scolastiche, ma purtroppo è arrivata tardi, alimentando un senso di inadeguatezza.I comportamenti che descrive (ripetizioni, fissazioni) potrebbero essere legati a una neurodivergenza lieve, ma non sono automaticamente segno di patologia. Serve una valutazione clinica approfondita, senza pregiudizi.
La rabbia che prova verso sé stessa è una reazione a un dolore non accolto. I pensieri autolesivi vanno presi sul serio: si affidi a uno psicoterapeuta, non resti sola. Lei non è “infantile”: è una persona sensibile che ha bisogno di riconoscere il proprio valore, non di giudicarsi attraverso gli occhi degli altri. Saluti, dott.ssa Sandra Petralli
Ciao, grazie per aver condiviso la tua storia. È comprensibile che tu ti senta insicura: chi ha disturbi specifici dell’apprendimento, soprattutto se non diagnosticati per tempo, spesso cresce sentendosi “meno capace” e sviluppa bassa autostima.
Questo non significa essere infantile o sbagliata, ma aver portato il peso di difficoltà non riconosciute. Con un percorso psicologico puoi elaborare queste ferite e costruire fiducia in te stessa.
Questo non significa essere infantile o sbagliata, ma aver portato il peso di difficoltà non riconosciute. Con un percorso psicologico puoi elaborare queste ferite e costruire fiducia in te stessa.
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