Sono davvero angosciato dal carattere anomalo dei pensieri che mi vengono, indubbia prova della mia

24 risposte
Sono davvero angosciato dal carattere anomalo dei pensieri che mi vengono, indubbia prova della mia condizione patologica, sebbene non saprei sotto quale categoria diagnostica incasellare quest'ultima. Ogni giorno un pensiero bizzarro e angosciante diverso dal giorno prima: oggi, ad esempio, mi è sorto un nuovo dubbio: e se credessi che in me siamo due? Cioè, uno che dice "io sono", e l'altro che è cosciente che il primo ha detto "io sono" (e via dicendo: ci sarebbe anche un terzo me che è cosciente dei due precedenti, all'infinito...) ; temo di non riuscire a identificarmi più nel mio io, di dubitare dell'unità del mio io, dal momento che, essendo cosciente, è come se vedessi il me protagonista di ogni atto mentale. Quando queste cose mi sono venute in mente sono stato preso da una vertigine, una angoscia mi ha assalito, la stessa che ho provato tamte altre volte, di fronte ad analoghi pensieri che mi inducevano a temere di stare andando verso la psicosi, come anche oggi mi è successo; che devo fare in questi casi? Ribadirmi che io sono uno e accertarmi di riconoscere ancora l'assurdità di simili idee, e quindi che il mio esame di realtà sia preservato? Oppure queste sono tutte rassicurazioni, e devo evitare di cadere nella loro trappola? Ma se non mi rassicuro che la mia mente non sta deragliando dai binari del pensiero normale, come posso tollerare la paura che ne deriva? La psicologa da cui vado non sa che dirmi, e neppure su internet ho trovato nulla di simile, tanto che mi sento sempre piu un caso atipico, un caso perso... Potreste darmi un vostro parere? Vi ringrazio
Dott. Francesco Damiano Logiudice
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, mi spiace molto per la situazione ed il disagio espresso e comprendo quanto possa essere difficile per lei convivere con questa situazione riportata.
Ritengo fondamentale, oltre ad un percorso psicologico, anche un parere psichiatrico per inquadrare meglio la situazione.
Non si interroghi sul contenuto delle ossessioni bensì sulla gestione delle stesse quando arrivano.
Cordialmente, dott FDL

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Dott.ssa Franca Vocaturi
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Torino
Se può tranquillizzarla, siamo tutti molti in uno. La nostra unità contiene una molteplicità di parti, come un arcipelago di isole collegate tra loro.
Ma forse il punto non è il contenuto dei suoi pensieri, ma quanto la inquietino e le facciano temere per la sua sanità.
Con la psicologa da cui va, occorre che troviate un modo per tenere a bada la sua parte così angosciata e allarmata.
Le auguro il meglio.
Dott.ssa Franca Vocaturi
Dott.ssa Alessia Battista
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Catanzaro
Gentile utente, a volte la paura di avere una patologia mentale potrebbe, dar vita, a pensieri definiti da lei bizzarri, ma che possono rappresentare una sua paura profonda e sottostante che potrebbe analizzare insieme al suo psicologo.
Cordialmente Alessia Battista
Dott.ssa Jessica Maranza
Psicologo, Psicoterapeuta
Urbino
Gentile utente, l'angoscia che emerge dalle sue parole arriva come una sensazione travolgente che mi fa pensare a quanto possa essere faticoso per lei convivere con essa. Il contenuto dei suoi pensieri, che lei definisce bizzarri, riflette dubbi che da tempo rappresentano oggetto di studio della filosofia, della psicologia e recentemente anche delle neuroscienze. La distinzione fra la coscienza dei propri atti mentali e l'autocoscienza di sé impegnato nella produzione di pensieri, decisioni, riflessioni è un argomento non ancora del tutto chiaro, ma sicuramente affascinante. Stando a quel che percepisco nelle sue parole, sembra essere la natura apparentemente "assurda" e in parte indesiderata di questi pensieri a turbarla profondamente; come se la facessero sentire un po' alla deriva rispetto al baricentro del suo sé. In questa situazione di "stordimento", vorrei invitarla alla massima attenzione nella ricerca sul web, in quanto potrebbe astrarre delle informazioni che le sembrano vicine a quanto sperimenta per arrivare a conclusioni che possono essere state vere per altre persone ma non lo sono necessariamente per lei, e questo potrebbe acuire la sua angoscia. Cerchi piuttosto di affidarsi alla psicologa con cui sta svolgendo il suo percorso ed eventualmente di rivolgersi ad un medico psichiatra, che potrebbe avere più familiarità con vissuti di questo tipo e indirizzarla verso un percorso ad hoc per lei. Le auguro di uscire quanto prima da questa situazione, dott.ssa Jessica Maranza
Dott.ssa Maria Lombardo
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Meta
Buonasera, si legge già dalle prime righe la sua angoscia paralizzante, cerchi di insistere nella relazione terapeutica che ha in attivo in modo da trovare il giusto percorso. Ovviamente sono disponibile per un confronto. Saluti dott.ssa Maria Lombardo
Dott. Riccardo Scalcinati
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Vimercate
Buonasera,

mi rendo conto quanto possa essere complicato per lei vivere le sue giornate pensando a queste cose, deve essere un sovraccarico di stress non indifferente. Potrebbe essere utile chiedersi come mai arrivano questi pensieri e in quali circostanze, ponendo l’accento anche sulla strategia più funzionale per preservare il controllo su di se e sulla realtà. Che cosa succede se perde il controllo? Resto a disposizione. Dott. Riccardo Scalcinati
Dott.ssa Maria Rita D'onofrio
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, le consiglio di abbandonare le ricerche su internet e affrontare con il suo terapeuta la sensazione di stallo, di mancanza di progressi, la sfiducia. Al suo posto consulterei anche uno psichiatra per una aiuto farmacologico che le consenta di alleggerire la sua angoscia e di affrontare con maggiore lucidità il percorso psicoterapeutico. Un saluto. D.ssa M.Rita D'Onofrio
Dott.ssa Luciana Harari
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Buona sera ,l angoscia a volte prende le forme più svariate tra cui la paura della psicosi.Sicuramente sta attraversando una fase di indebolimento di sé e di profonda insicurezza.Si faccia aiutare da una solida rete affettiva e terapeutica,e senta oltre alla sua psicologa, anche un parere psichiatrico per eventuale appoggio farmacologico Un caro saluto Dottssa Luciana Harari.
Dott. Gianmarco Simeoni
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Varese
Buonasera Gentile Utente, mi dispiace per la situazione che sta vivendo. Questa scissione che lei sta vivendo sarebbe da esplorare: ognuno di noi ha diverse parti di Sé che tendenzialmente riesce a racchiudere in un unico Io; in lei è come se queste singole parti fossero percepite come separate, scisse. Credo sia importante un consulto psichiatrico, soprattutto se questa cosa la disturba, come mi è sembrato di intuire da ciò che ha scritto. Una terapia farmacologica potrebbe aiutarla sia a gestire il malessere che deriva da questi suoi pensieri, sia i pensieri stessi. Cordialmente, dott. Simeoni
Gentile utente, comprendo bene la sua preoccupazione ma spero che voglia seguire il mio consiglio e prendere contatto con uno psichiatra per intraprendere una terapia farmacologica. In questo momento, più della psicoterapia, necessita di un intervento di farmacoterapia per poter intervenire efficacemente e in tempi idonei sulle ossessioni che così tanta sofferenza comportano. Si avvicini con fiducia ad uno psichiatra! Tanti auguri
Dottoressa Mg Fanciulli
Dr. Emanuele Incoronato
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Salve, io credo che, per il suo caso, potrebbe essere utile parlare col suo terapeuta della possibilità di un consulto psichiatrico senza assolutamente interrompere il suo percorso psicoterapeutico che sarà la strada maestra al fine di individuare le cause più profonde della sua problematica. Cordiali saluti
Dott. Felice Schettini
Psicologo, Psicoterapeuta
Roma
Buongiorno. Mi dispiace per l'angoscia e l'allarme che sta vivendo e che descrive. Credo sia opportuno ed importante continuare a confrontarsi con la psicologa con cui sta lavorando, valutando con lei, nel caso non fosse già stata effettuata, una valutazione psichiatrica attraverso la quale pensare di affiancare una terapia farmacologica al percorso psicologico.
Inoltre, se lo ritiene d'aiuto, credo possa essere un punto molto importante per lei quello di potersi affidare maggiormente alla/ai professionista/i con cui sta lavorando per quanto riguarda la gestione degli aspetti diagnostici e tecnici: fidandosi delle sue/loro competenze specialistiche potrà alleggerirsi del peso di dover controllare questi aspetti nella relazione terapeutica e dedicarsi, attraverso uno spazio nuovo e più libero in se stesso, all'ascolto profondo, alla comprensione ed alla comunicazione dei sentimenti che sta vivendo. Buon lavoro, Dott. Felice Schettini
Dott.ssa Eugenia Cardilli
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Roma
Buonasera, come scrivono i miei colleghi, oltre confrontarsi con la sua psicologa dovrebbe consultare uno psichiatra affinchè gli faccia una diagnosi. Bisognerebbe anche capire quando sono iniziati questi pensieri che cosa stava succedendo nella sua vita, cioè qualcosa che l'ha traumatizzato e caricato d'ansia, la saluto cordialmente, dott. Eugenia Cardilli.
Dott.ssa Chiara Senaldi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno,
Sono concorde con quanto suggerito dagli altri colleghi.
La nostra personalità è costituita da molte parti, ciascuna con caratteristiche, bisogni e modalità di comunicare che possono essere percepite spesso in modo discordante e conflittuale, talvolta addirittura in modo ostile e disturbante.
La percezione che ognuno ha di sè come un individuo coerente e “ragionevolmente” unificato deriva dalla flessibilità e dall’integrazione di queste varie parti, e può variare molto a seconda della struttura, dello stato d’animo e dal momento di vita che si sta attraversando.
Un lavoro psicologico di definizione e integrazione delle varie parti di sè mi sembra pertanto fondamentale, ma se questo non le sembra sufficiente in questo momento, come mi sembra stia dicendo, chiedere un aiuto in più, ad esempio con un consulto psichiatrico, può aiutarla nella gestione dell’angoscia che sta vivendo.
Chiedere l’aiuto di uno psichiatra non significa essere pazzi, anzi, la consapevolezza di aver bisogno in questo momento di qualcosa in più è a mio avviso un segnale importante che merita di essere ascoltato. Fa parte del prendersi cura di sè.
Quanto ad internet, sul web sono a portata di mano una moltitudine di informazioni ed è normale che queste generino confusione e angoscia se si resta soli nel compito di definire cosa le sta succedendo e come occuparsene.
Un caro saluto,
Dott. Chiara Senaldi
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Gentile utente di mio dottore,

ha cominciato un percorso di psicoterapia per la situazione di disagio anche qui espressa. Sarebbe importante trattare tali tematiche con lo specialista cui si è rivolto proprio per evitare di alimentare la confusione attuale; aggiungo che ulteriori interventi potrebbero inquinare il setting terapeutico. Prosegua dunque con il percorso iniziato, vedrà che con il tempo potrà aiutarla a star meglio.

Cordiali Saluti
Dottor Diego Ferrara
Dott.ssa Valeria Randisi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Casalecchio di Reno
Gentile utente, credo che sia buona cosa per lei chiedere il consulto di uno psichiatra per un inquadramento della sua situazione, potrebbe giovargli un supporto farmacologico. Ottimo il sostegno psicologico ma gli aspetti che lei descrive possono essere frutto di qualche argomento che si è trattato o qualche aspetto latente che è venuto fuori con il tempo o con particolari stress.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Dott.ssa Cristina Mitola
Psicologo, Psicologo clinico
Bari
Buongiorno, sinceramente dal suo resoconto si può intravedere una dissociazione di carattere personale che dovrebbe imparare a gestire con un'analisi specifica di quando ha cominciato a sentirsi così, se c'è stato quindi un evento scatenante o improvviso. La invito a lavorare su un diario con la sua psicologa dove annota tutti i suoi pensieri che lei reputa scoordinati tra loro od ossessivi ed analizzare con l aiuto della stessa la natura degli stessi.
Buona serata e forza!
Dr.ssa C.M
Dott.ssa Laura Castellan
Psicologo clinico
Castelfranco Veneto
Buongiorno, mi dispiace per lo stress che questa condizione le sta provocando. Le suggerisco un percorso psicoterapico incentrato non tanto sul contenuto dei suoi pensieri, ma su come gestire gli stessi, in modo tale che non "rubino" la sua attenzione e non le provochino disagio. Tutti noi infatti possiamo avere pensieri bizzarri o disturbanti nel corso delle giornate; l'importante è riuscire a controllarli e a gestirli.
Dr. Leopoldo Tacchini
Psicologo, Psicologo clinico, Neuropsicologo
Figline Valdarno
Gentilissimo, mi dispiace per la sua sofferenza. A mio avviso nel suo caso vedo necessario effettuare anzitutto un test di personalità (ottimo l' mmpi-2-rf) per valutare le dimensioni di ansia, depressione e personalità (nel suo caso vedo probabile un disturbo ossessivo). Una volta chiarito il quadro, potrebbe essere utile una consulenza psichiatrica. Nel suo caso l'ansia di fondo potrebbe essere molto alta. Naturalmente in questo caso sarebbe necessario applicare una terapia specifica. Comunque si ricordi che non esistono casi persi. Un miglioramento è sempre possibile. Cordialmente
Dott. Giovanni Paolo Mangano
Psicologo, Psicologo clinico
Misterbianco
Gentilissimo,
Jacques Lacan, in effetti, opera una distinzione tra "Io" e "me" (Je e Moi).
Due istanze che coesistono, una riferita al soggetto dell'enunciato (Moi), ovvero il soggetto che DICE, ed un altra riferita al soggetto dell'enunciazione (Je), ovvero CIO' CHE VIENE DETTO ATTRAVERSO L'ATTO LINGUISTICO.
L'inconscio è strutturato come un linguaggio, si potrebbe dire che il nostro inconscio sia una persona Altra da noi, diversa dal nostro "Moi" consapevole, mentre il nostro linguaggio è più simile al nostro "Je" inconscio.
Entrambi coesistono.
Saluti.
Dott.ssa Rossella Carrara
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buonasera, le consiglio un consulto con uno psichiatra. Cordiali saluti.
Dott.ssa Roberta Evangelista
Psicologo, Psicologo clinico
Albignasego
Gentilissimo, dalle sue parole percepisco tanta confusione e tanta paura. Non conoscendola da quel poco che scrive non si può alludere a nulla perchè si rischierebbe di patologizzare o di banalizzare. Quello che mi verrebbe da dirle per rassicurarla è che dentro ognuno di noi ci sono diverse persone, noi siamo tanti "noi" (io bambino, io adulto, l'io morale, etc.) che prendono parte nelle diverse situazioni. Però c'è un "io" pensante che sa che tutte queste persone formano la mia identità, che sento integra. E in più in ognuno di noi ci sono dei conflitti, delle forze, che vorrebbero tutto e il contrario e che ci portano in confusione. Lei è seguito in un percorso di psicoterapia? Prende farmaci o sostanze? Ha provato a tenere un diario? Fa percorsi di meditazione? Sono tutti spunti, che però vanno valutati di volta in volta. Le auguro il meglio, un caro saluto, Dott.ssa Roberta Evangelista
Dott.ssa Sara Petroni
Psicologo clinico, Psicologo
Tarquinia
Gentile utente,
quello che descrive è un vissuto di intensa iper-riflessione, cioè un pensiero che si ripiega su se stesso fino a produrre vertigine e paura. Non è raro in persone con una mente molto analitica e un’elevata consapevolezza di sé: il pensiero, invece di servire per comprendere la realtà, comincia a interrogarsi su se stesso in modo circolare (“chi pensa il pensiero che sto pensando?”), generando un senso di sdoppiamento o di perdita di unità dell’io.

Si tratta di un’esperienza di ansia cognitiva, non di psicosi: la differenza è che Lei riconosce questi pensieri come strani, li valuta criticamente, se ne spaventa e cerca di capire se abbiano senso. Questa capacità di osservare e giudicare come irrazionali i propri pensieri è proprio ciò che mantiene integro l’esame di realtà.

Tuttavia, cercare di rassicurarsi razionalmente (“devo dirmi che sono uno”) tende a rinforzare il ciclo ossessivo: più cerca di convincersi, più il dubbio ritorna. Nei momenti di picco è più utile:

1. spostare l’attenzione sul corpo (respirazione lenta, sensazioni fisiche, contatto con l’ambiente);

2. riconoscere il pensiero come un “fenomeno mentale passeggero”, senza tentare di risolverlo logicamente;

3. rimandare ogni analisi a quando l’ansia si è ridotta.

Il percorso terapeutico può aiutare ad affrontare questa iper-autoconsapevolezza con tecniche di mindfulness o terapia cognitivo-comportamentale per DOC da ruminazione e controllo mentale, più adatte del semplice confronto razionale.

Lei non è un caso perso né atipico: ciò che prova ha un nome e una spiegazione, e con un lavoro mirato può tornare a sentirsi stabile e in pace con la propria mente.

Dott.ssa Sara Petroni
Dott.ssa Sara Moccia
Psicologo clinico
Villafranca d'Asti
Buonasera, grazie per aver condiviso in modo così lucido qualcosa che per lei è così angosciante.
Vorrei partire proprio da questo: la sofferenza che descrive è reale e merita ascolto, la vertigine che provi di fronte a certi pensieri non va banalizzata né liquidata come “solo pensieri”, perché l’impatto emotivo su di lei è evidente. Allo stesso tempo, ciò che raccontanon parla tanto di una perdita dell’unità dell’Io, quanto di un eccesso di osservazione su di esso.

La mente umana ha la capacità di rivolgersi su se stessa: può pensare, e può anche osservare il fatto che stia pensando. Questa funzione metacognitiva è ciò che permette la riflessione, l’autoconsapevolezza, persino la filosofia, quando però questa autoosservazione diventa iperattivata e carica d’ansia, può trasformarsi in un loop vertiginoso, come quello che descrive: “io che penso me che penso me…”.

In Mindfulness questa dimensione viene chiamata spesso “l’osservatore” o “il testimone”: quella parte di consapevolezza che nota ciò che accade, pensieri inclusi, senza coincidere totalmente con essi.
La differenza fondamentale sta nel modo in cui ci si rapporta a questo osservare;
quando l’osservazione è abitata dalla curiosità, apre consapevolezza: noto che sto pensando, e lascio scorrere, quando è abitata dal controllo e dalla paura (“sto impazzendo?”, “sto perdendo l’unità del mio io?”), allora si irrigidisce e genera angoscia.

Non è tanto il contenuto del pensiero a essere patologico (la mente può produrre idee bizzarre, paradossali, perfino filosoficamente infinite) quanto il modo in cui ci relazioniamo ad esso.

Il fatto che lei riconosca l’assurdità di queste costruzioni mentali, che ti interroghi sul suo esame di realtà, che tema la psicosi anziché aderirvi, è già indicativo di una funzione di consapevolezza preservata (nella psicosi, generalmente, il dubbio non c’è: l’idea viene vissuta come realtà, non come possibilità temuta)

Capisco la tentazione di rassicurarti ripetendoti “io sono uno”, nell’immediato può calmare, ma rischia anche di alimentare il meccanismo ossessivo, perché la mente chiederà nuove verifiche, nuove prove, nuove rassicurazioni.
Qui può diventare utile un altro atteggiamento, più vicino alla pratica mindfulness: spostare il focus dalla verifica alla curiosità consapevole; quando emerge il pensiero, invece di ingaggiarlo o confutarlo, può provare a notare:

“...è la mente che sta producendo un pensiero sulla molteplicità dell’io.”
“...ecco l’angoscia che sale.”
“...ecco il bisogno di rassicurarmi.”

In questa prospettiva non c'è da dimostrare nulla, né convincersi di nulla. Ci si colloca nel punto dell’osservatore che riconosce i contenuti mentali senza doverli risolvere logicamente. Paradossalmente, è proprio questo decentramento che restituisce senso di unità: non perché elimini i pensieri, ma perché si smette di identificarsi totalmente con essi.

Molte menti ansiose, soprattutto con tratti ossessivi o iper-riflessivi, attraversano pensieri esistenziali, meta-cognitivi, perfino vertiginosi. Ciò che li mantiene è il tentativo di risolverli sul piano logico anziché relazionale.

Se senti che questi loop diventano troppo invasivi, può essere utile portarli in seduta non tanto cercando una categoria diagnostica, ma lavorando sul rapporto che ha con i suoi pensieri, sul bisogno di controllo, sulla tolleranza dell’incertezza;
l’obiettivo non è convincerti che la tua mente “non deraglierà”, ma sviluppare la fiducia di poter osservare i suoi movimenti senza esserne travolto. Un caro Saluto

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