Sono celiaca da un anno e dal disbiosi test è risultata una disbiosi fermentativa (con crampi addomi

Sono celiaca da un anno e dal disbiosi test è risultata una disbiosi fermentativa (con crampi addominali ricorrenti). È sufficente rivolgersi a un nutrizionista per dieta e integrazione o è necessario il costoso test del microbiota? Grazie

18 risposte


Salve, puoi tranquillamente fare il mio protocollo di riparazione della mucosa gastrica e ricolonizzazione dell'intestino, ma è un protocollo specifico a cui segue l'alimentazione senza glutine. Il protocollo prevede in contemporanea la riduzione dell'infiammazione e il ripristino della funzionalità dei microvilli intestinali e non per ultimo anche cicatrizzazione della mucoa gastrica alterata.

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Buon pomeriggio, Certamente può rivolgersi ad un nutrizionista per un piano alimentare personalizzato sia per la celiachia che per La disbiosi intestinale.


Buonasera. Rispondendo in modo focalizzato alla sua domanda, ad oggi i test per “disbiosi” o “microbiota” non hanno basi scientifiche solide, soprattutto quando vengono usati per decidere terapie, integrazioni o diete personalizzate. La composizione del microbiota è molto variabile, cambia nel tempo e non esistono valori di riferimento clinicamente validati né indicazioni terapeutiche affidabili che derivino da questi esami. Nel suo caso, essendo celiaca da un anno e con sintomi come crampi addominali, ha molto più senso lavorare sugli aspetti nutrizionali: qualità e varietà della dieta senza glutine, eventuale eccesso di zuccheri fermentabili (FODMAP), fibre, tempi dei pasti e integrazione mirata se davvero indicata. Questo approccio può essere utile e concreto. Il consiglio è quindi di rivolgersi a professionisti qualificati (nutrizionista con esperienza in celiachia e, se serve, gastroenterologo), evitando test costosi che al momento non aggiungono informazioni utili né guidano realmente la terapia. Sperando di esserle stato d'aiuto, porgo cordiali saluti. Dr. Lorenzo Signorini


Buonasera, non è necessario fare il test del microbiota. È più che sufficiente rivolgersi a un nutrizionista esperto in celiachia e disturbi funzionali intestinali, eventualmente in collaborazione con il gastroenterologo.

Dott.ssa Elena Bonometti

Dott.ssa Elena Bonometti

nutrizionista

Manerba del Garda

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Buongiorno, la figura del del professionista che elabora di diete nel suo caso è sufficiente.


Buonasera, un dietista nutrizionista sicuramente le servirà. Da quello, se dopo, non le dovesse passare, farà ulteriori test/accertamenti


Buongiorno, non è necessario effettuare il test del microbiota; è sufficiente rivolgersi ad un nutrizionista ed eventualmente effettuare una visita gastroenterologica. Un caro saluto


Buongiorno, può senz'altro valutare la consulenza con un nutrizionista che, oltre al piano alimentare per la celiachia, le suggerirà l'integrazione più appropriata per i suoi sintomi. Spesso i test sul microbiota sono costosi e non sempre affidabili o necessari per impostare una terapia efficace.


Buongiorno, Le suggerisco, per prima cosa, di rivolgersi ad un nutrizionista. Assieme al professionista potrà inquadrare al meglio la sua situazione. Cordiali saluti Dott. Davide Privitera


Nella maggior parte dei casi non è necessario eseguire un costoso test del microbiota. Con celiachia già diagnosticata e disbiosi fermentativa documentata, è assolutamente appropriato rivolgersi a un nutrizionista esperto, che può lavorare efficacemente su: dieta senza glutine ben bilanciata modulazione dei FODMAP integrazione mirata (probiotici specifici, eventuali prebiotici selezionati) Il test del microbiota può essere utile solo in casi complessi o refrattari, ma non è indispensabile come primo passo. Distinti saluti Dr Luca Agostini

Dott. Luca Agostini

Dott. Luca Agostini

nutrizionista

Terrassa Padovana

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Gentilissima, in commercio esistono diversi test. Innanzitutto, bisognerebbe capire da che tipo di test è venuta fuori la disbiosi fermentativa. In secondo luogo, una corretta anamnesi nutrizionale potrebbe mettere in luce eventuali errori nella sua alimentazione da rapportare poi alla sua storia clinica. Qui lo specialista della nutrizione avrà tutti gli strumenti a disposizione per consigliarle o meno un test del microbiota. Non sempre è necessario e, attenzione, non tutti i test sono equivalenti.


I test commerciali del microbiota (analisi del DNA fecale, “profilazione” batterica, indici vari) hanno costi elevati e, ad oggi, raramente modificano in modo concreto la terapia nutrizionale, perché non esiste ancora un “microbiota ideale” universalmente definito, i risultati sono spesso difficili da interpretare in modo clinicamente utile e le strategie di intervento (dieta, fibre, probiotici mirati) vengono decise soprattutto in base a sintomi, tolleranze e quadro clinico, più che al test. Quindi è assolutamente ragionevole iniziare senza test del microbiota. Nutrizione e integrazione possono bastare soprattutto se il lavoro viene impostato correttamente. L'approccio nutrizionale potrebbe essere una dieta LOW FODMAP, che è un percorso molto efficace basato su valutazione dell’alimentazione gluten free (spesso troppo ricca di prodotti industriali GF e povera di fibre), gestione della disbiosi fermentativa/sintomi (gonfiore, crampi), correzione di eventuali carenze frequenti nella celiachia (es. ferro, B12, folati, vitamina D, zinco), integrazione “ragionata” (probiotici selezionati, fibre specifiche ecc.) Prima di investire in esami costosi, è più efficace valutare se ci sia la presenza di intolleranza al lattosio (molto comune dopo diagnosi di celiachia), eccesso di FODMAP nella propria alimentazione (legumi, alcune frutte, dolcificanti polioli), SIBO (sovracrescita batterica del tenue), che può dare crampi/fermentazione e si valuta con breath test specifico o sensibilità a fibre “fermentabili” introdotte troppo rapidamente. Un test del microbiota (o altri esami) può avere senso solo in casi selezionati, ad esempio se i sintomi sono importanti e persistono nonostante una dieta ben condotto, c’è dimagrimento, anemia importante, sangue nelle feci, febbre (campanelli d’allarme → gastroenterologo), sospetto clinico di condizioni specifiche che richiedono altri test (SIBO, IBD, ecc.). Ma anche in questi casi, spesso è più utile una valutazione gastroenterologica mirata, piuttosto che un generico “microbiota test”.


Capisco molto bene il dubbio, soprattutto perché quando si parla di intestino spesso vengono proposti esami costosi che creano confusione. Provo a chiarirti il punto in modo semplice e onesto: Nella maggior parte dei casi non è necessario eseguire un test del microbiota. Una disbiosi fermentativa, specie in una persona celiaca, è una condizione piuttosto comune e può essere gestita efficacemente attraverso una valutazione nutrizionale mirata, senza ricorrere a test avanzati. Un nutrizionista con esperienza in disturbi gastrointestinali può lavorare su alimentazione, timing dei pasti e integrazione per ridurre fermentazioni e sintomi come i crampi addominali. Il test del microbiota può essere preso in considerazione solo in casi particolari, ad esempio se i sintomi persistono nonostante un percorso nutrizionale ben impostato o se ci sono problematiche intestinali complesse già seguite dal gastroenterologo. In sintesi: sì, è assolutamente sufficiente rivolgersi a un nutrizionista, senza sentirsi obbligata a fare subito un esame costoso. L’approccio graduale e clinico è spesso il più efficace e anche il più rispettoso per l’intestino. :) Spero di esserti stata d’aiuto.


Salve , può recarsi tranquillamente da un nutrizionista se ha già fatto i test


Buongiorno, un test per il microbiota sarebbe utile. Un buon centro affidabile è il Cosmolab di Flero (BS). Effettivamente costa un po' ma è utile. Saluti, Luca

Dott. Luca D'Angelo

Dott. Luca D'Angelo

nutrizionista

Villanterio

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Buongiorno, No, il test del microbiota non è automaticamente necessario, perché al momento non ci sono ancora solide evidenze per usarlo in modo ampio e routinario nella pratica clinica, e i documenti di consenso più recenti invitano a evitare test impropri e a riservarne l’interpretazione a contesti specialistici. Inoltre, l’analisi del microbiota non equivale da sola a una diagnosi, ma può semmai offrire informazioni di supporto che vanno lette insieme alla storia clinica e ai sintomi dal medico o dallo specialista. Nel suo caso, essendo celiaca da un anno con crampi addominali ricorrenti, il primo passo più utile è spesso una valutazione clinico-nutrizionale ben fatta, prima ancora di pensare a un esame costoso. Nella maggior parte dei pazienti celiaci la dieta senza glutine migliora nettamente i sintomi, ma una quota non piccola può continuare ad avere disturbi gastrointestinali anche nonostante una buona aderenza alla dieta, e in questi casi vanno considerate altre cause come contaminazioni, errori alimentari, intestino irritabile sovrapposto o altre alterazioni funzionali. Per questo motivo, un nutrizionista può essere molto utile per rivedere in dettaglio la dieta senza glutine, valutare eventuali errori nascosti, impostare un’alimentazione più tollerabile e ragionare su un’integrazione mirata. In alcuni pazienti celiaci con sintomi persistenti, anche strategie come una dieta low FODMAP temporanea associata alla dieta senza glutine o l’uso di probiotici selezionati possono aiutare a migliorare i disturbi, anche se la scelta va personalizzata e non improvvisata. Quindi, in sintesi, partirei da una visita con nutrizionista esperto in celiachia, ma con il coinvolgimento del gastroenterologo se i crampi sono frequenti o importanti, perché spesso è questo il percorso più sensato e più utile del ricorrere subito al test del microbiota. Una consulenza nutrizionale ben impostata può già darle indicazioni pratiche su dieta, eventuale integrazione e gestione dei sintomi, riservando esami più specialistici solo se davvero necessari. Un cordiale saluto, Dott. Riccardo Pambira Biologo nutrizionista Chinesiologo delle attività motorie preventive e adattate


Buonasera, il primo passo è sicuramente rivolgersi a una biologa nutrizionista. Partendo dalla documentazione che ha già a disposizione e attraverso un'anamnesi completa, sarà possibile valutare il suo stato nutrizionale, i sintomi e impostare un percorso alimentare personalizzato, con l'eventuale supporto di un'integrazione mirata, se indicata. Solo successivamente, in base all'andamento dei sintomi e alla valutazione complessiva del caso, si potrà considerare se siano necessari ulteriori approfondimenti, come il test del microbiota, che non rappresenta sempre un passaggio indispensabile.


Buongiorno, capisco la sua preoccupazione, soprattutto perché dopo la diagnosi di celiachia ci si aspetta spesso una rapida risoluzione dei disturbi intestinali. Anche per esperienza personale, essendo anch'io celiaca, conosco bene quanto possa essere frustrante continuare ad avere gonfiore e crampi nonostante una dieta senza glutine seguita correttamente. Per quanto riguarda il test del microbiota, ad oggi le principali linee guida non ne raccomandano l'utilizzo routinario per impostare una terapia nutrizionale. Nella maggior parte dei casi è più utile partire da una valutazione clinica e nutrizionale approfondita, associata, quando necessario, agli accertamenti indicati dal gastroenterologo. Essendo celiaca, valuterei innanzitutto alcune condizioni che possono coesistere con la celiachia. Una delle più frequenti è l'intolleranza al lattosio secondaria, dovuta al temporaneo danno dei villi intestinali. Inoltre, in alcuni pazienti possono essere presenti anche sensibilità ai FODMAP, SIBO o, in casi selezionati, la Sindrome da Allergia Sistemica al Nichel (SNAS), tutte condizioni che possono contribuire a gonfiore, crampi e alterazioni dell'alvo. Il mio consiglio è quindi di partire da una visita nutrizionale completa, valutando alimentazione, sintomi, regolarità intestinale (ad esempio anche con la scala di Bristol), eventuali carenze nutrizionali ed esami ematochimici. Solo se il quadro clinico lo richiede può avere senso approfondire con esami più specifici, compreso il test del microbiota. Se desidera, ricevo sia in studio sia online e sarò felice di aiutarla a costruire un percorso personalizzato. Anche grazie alla mia esperienza personale con la celiachia, so quanto sia importante trovare un'alimentazione che non sia solo priva di glutine, ma che permetta di ritrovare il benessere intestinale. Un cordiale saluto, Dott.ssa Giorgia Ranzato Biologa Nutrizionista Fonti - European Society for the Study of Coeliac Disease – Linee guida sulla gestione della celiachia - European Society for Clinical Nutrition and Metabolism – Linee guida sulla nutrizione clinica - Associazione Italiana Celiachia – Informazioni sulla celiachia e sulle condizioni frequentemente associate.

Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.