Salve, sono una ragazza di 26 anni e a partire da inizio settembre ho iniziato improvvisamente a sen
14
risposte
Salve, sono una ragazza di 26 anni e a partire da inizio settembre ho iniziato improvvisamente a sentire un peso sul petto o sullo stomaco come se mi mancasse aria che mi portava a inspirare continuamente finché non mi sentivo meglio, talvolta di notte mi svegliavo quasi come se stessi soffocando e notavo che prendendo la camomilla la situazione rimaneva migliorava. Ne ho parlato con il mio medico ad ottobre e dopo aver valutato anche le analisi che erano perfette tranne per carenza di ferro, ha dedotto che fossero attacchi di ansia o panico probabilmente associati alla paura di dover inziare il primo anno di università e mi ha prescritto una cura con ansioten. Da quando ne ho parlato con il medico, questo problema non si è più presentato, tanto che non ho neanche iniziato la cura prescritta. Qualche settimana fa mi trovavo in treno di ritorno a casa e mi sono trovata nuovamente in questa sensazione di mancanza d'aria e conseguente inspirazione profonda e continua. Ancora oggi a gennaio 2026, anche senza peso sul petto, capita di dover alternare ogni 20 minuti circa il mio respiro con inspirazioni profonde. Devo precisare che se sono distratta o trascorro una giornata fuori con i miei amici questo problema è come se sparisse per poi ripresentarsi una volta che ritorno a casa. Inoltre, ho notato che quando studio anche solo per una mezz'oretta aumenta questo respiro d'aria forzato e mi sento tipo stordita o rallentata nei movimenti/parole. Dopo questo sproloquio, sono qui a chiedervi se la diagnosi del mio medico è giusta quindi si parla di attacchi di ansia/panico o se si tratta di qualcosa di più grave? Come posso risolvere questo problema? Grazie.
Buongiorno, grazie innanzitutto per questa condivisione e capisco bene il bisogno di capirci qualcosa. Rispetto a quanto descritto, sembrerebbero dei chiari sintomi di ansia, e non per adesso panico. Non sembrerebbero particolarmente intense come reazione, ma posso immaginare che potrebbero farla sentire fuori controllo e con il timore che possano peggiorare e non riuscire più a gestirli. Di solito potrebbe svilupparsi un'anticipazione ansiosa rispetto a situazioni in cui potenzialmente posso sperimentare quella sensazione, mentre di solito se sono distratta, fuori e sto pensando ad altro sembrerebbe tutto apposto. L'ansia funziona proprio così! Perciò è importante in questi casi un percorso di psicoterapia che la aiuta a comprendere il motivo per cui compare il sintomo, perché proprio in quelle situazioni in cui sembrerebbe tranquilla, cosa lo mantiene e come lo si può affrontare andando a diminuire lo stato di allerta e il pensiero sull'ansia. Spero possa essere stata di aiuto e resto disponibile se avesse bisogno di chiarimenti. Buone cose! Un caro saluto, dott.ssa Matilde Ciaccia.
Risolvi i tuoi dubbi grazie alla consulenza online
Se hai bisogno del consiglio di uno specialista, prenota una consulenza online. Otterrai risposte senza muoverti da casa.
Mostra risultati Come funziona?
Buongiorno e grazie per la sua condivisione. I sintomi che descrive possono essere letti come una risposta corporea a uno stato di attivazione emotiva, più che come il segnale di una condizione organica, soprattutto considerando che gli accertamenti medici sono risultati nella norma.
Il fatto che la sensazione di mancanza d’aria compaia in alcuni momenti specifici, come lo studio o il rientro a casa, e tenda invece a ridursi quando è distratta o in compagnia, suggerisce che il corpo stia reagendo a una tensione o a una preoccupazione non sempre pienamente consapevole. In una fase di cambiamento come l’inizio dell’università, l’ansia può trovare espressione proprio attraverso il respiro e le sensazioni di oppressione o stordimento.
Credo possa essere utile considerare questi segnali come una forma di comunicazione del corpo, che segnala un bisogno di maggiore regolazione e contenimento. Il miglioramento iniziale dopo il colloquio con il medico va nella stessa direzione.
Lavorare sulla comprensione di ciò che attiva questi vissuti, magari con un supporto psicologico, può aiutarla a ridurre gradualmente i sintomi, dando loro un significato e permettendo al corpo di ritrovare un equilibrio più stabile.
Resto a disposizione,
un saluto
Dottoressa Livia Sterza
Il fatto che la sensazione di mancanza d’aria compaia in alcuni momenti specifici, come lo studio o il rientro a casa, e tenda invece a ridursi quando è distratta o in compagnia, suggerisce che il corpo stia reagendo a una tensione o a una preoccupazione non sempre pienamente consapevole. In una fase di cambiamento come l’inizio dell’università, l’ansia può trovare espressione proprio attraverso il respiro e le sensazioni di oppressione o stordimento.
Credo possa essere utile considerare questi segnali come una forma di comunicazione del corpo, che segnala un bisogno di maggiore regolazione e contenimento. Il miglioramento iniziale dopo il colloquio con il medico va nella stessa direzione.
Lavorare sulla comprensione di ciò che attiva questi vissuti, magari con un supporto psicologico, può aiutarla a ridurre gradualmente i sintomi, dando loro un significato e permettendo al corpo di ritrovare un equilibrio più stabile.
Resto a disposizione,
un saluto
Dottoressa Livia Sterza
Gentile utente,
da ciò che descrive i sintomi sembrano effettivamente compatibili con una manifestazione ansiosa, più nello specifico con una iperattenzione al respiro e una tendenza all’iperventilazione, spesso associate agli stati d’ansia e agli attacchi di panico, anche quando non sono vissuti in forma “acuta”.
Alcuni elementi che orientano in questa direzione sono:
la sensazione di mancanza d’aria senza riscontri organici agli esami medici;
il fatto che i sintomi migliorino quando è distratta o in compagnia e ricompaiano nei momenti di maggiore concentrazione o solitudine;
l’aumento del disturbo durante lo studio, situazione che richiede impegno cognitivo e può attivare uno stato di tensione interna;
il senso di stordimento o rallentamento, che può essere legato proprio a una respirazione non fisiologica (troppo profonda o frequente).
Negli stati ansiosi il corpo può entrare in una sorta di “modalità allerta”, anche senza che ce ne rendiamo conto a livello conscio. Il respiro diventa così il punto su cui l’attenzione si focalizza, alimentando un circolo vizioso: più controllo il respiro, più lo percepisco come “insufficiente”, più aumenta il disagio.
Il fatto che la situazione non sia peggiorata nel tempo e che scompaia in alcune condizioni è un ulteriore segnale rassicurante e rende meno probabile una causa organica grave, che comunque il suo medico ha già escluso con gli accertamenti.
Per “risolvere” il problema non è sufficiente forzare il respiro o cercare di controllarlo: è invece utile lavorare sull’ansia di base, sulle paure e sulle tensioni che il suo corpo sta esprimendo attraverso questi sintomi. Un percorso psicologico può aiutarla a:
comprendere meglio cosa attiva questi stati;
imparare a regolare il respiro in modo naturale;
ridurre l’ipercontrollo e la paura delle sensazioni corporee.
Le consiglio quindi di approfondire la situazione con uno specialista, così da ricevere una valutazione accurata e un supporto mirato.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
da ciò che descrive i sintomi sembrano effettivamente compatibili con una manifestazione ansiosa, più nello specifico con una iperattenzione al respiro e una tendenza all’iperventilazione, spesso associate agli stati d’ansia e agli attacchi di panico, anche quando non sono vissuti in forma “acuta”.
Alcuni elementi che orientano in questa direzione sono:
la sensazione di mancanza d’aria senza riscontri organici agli esami medici;
il fatto che i sintomi migliorino quando è distratta o in compagnia e ricompaiano nei momenti di maggiore concentrazione o solitudine;
l’aumento del disturbo durante lo studio, situazione che richiede impegno cognitivo e può attivare uno stato di tensione interna;
il senso di stordimento o rallentamento, che può essere legato proprio a una respirazione non fisiologica (troppo profonda o frequente).
Negli stati ansiosi il corpo può entrare in una sorta di “modalità allerta”, anche senza che ce ne rendiamo conto a livello conscio. Il respiro diventa così il punto su cui l’attenzione si focalizza, alimentando un circolo vizioso: più controllo il respiro, più lo percepisco come “insufficiente”, più aumenta il disagio.
Il fatto che la situazione non sia peggiorata nel tempo e che scompaia in alcune condizioni è un ulteriore segnale rassicurante e rende meno probabile una causa organica grave, che comunque il suo medico ha già escluso con gli accertamenti.
Per “risolvere” il problema non è sufficiente forzare il respiro o cercare di controllarlo: è invece utile lavorare sull’ansia di base, sulle paure e sulle tensioni che il suo corpo sta esprimendo attraverso questi sintomi. Un percorso psicologico può aiutarla a:
comprendere meglio cosa attiva questi stati;
imparare a regolare il respiro in modo naturale;
ridurre l’ipercontrollo e la paura delle sensazioni corporee.
Le consiglio quindi di approfondire la situazione con uno specialista, così da ricevere una valutazione accurata e un supporto mirato.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buon pomeriggio, mi sembra stia attraversando un momento importante della sua vita, l'inizio dell'università ha un grande valore simbolico oltre che rappresentare un impegno nel concreto. I segnali che il corpo le sta mandando, i "sintomi" che l'hanno portata a parlare con il suo medico e a scrivere poi qui, possono riguardare proprio questo momento di passaggio e/o emergere adesso ma essere collegati a qualcosa di più antico. Non ho modo di valutare effettivamente a livello diagnostico se sia corretto o meno quello che le è stato detto dal medico, ma al di là di questo il mio invito è quello di accogliere questi segnali come un'opportunità per ritagliarsi un tempo e uno spazio di ascolto e riflessione su di sé attraverso un percorso di psicoterapia, questo non perché si tratti di qualcosa di "grave" ma perché sembra qualcosa di importante. Meritano un approfondimento le sue sensazioni di stordimento e rallentamento, oltre che le sensazioni che descrive legate alla mancanza d'aria. Il respiro può essere un potente alleato, ma anche questo bisogna imparare a conoscerlo affinché sia di aiuto nei momenti di agitazione e non solo, anche per accompagnare un'eventuale conoscenza più profonda del suo corpo e della sua mente a prescindere dai momenti di picco, per arrivare non tanto ad eleminare le sensazioni sgradevoli ma imparare a gestirle. Spesso proprio quando opponiamo resistenza e respingiamo qualcosa, le diamo in realtà potere su di noi. Accettando invece le sensazioni e le emozioni, anche quelle più sgradevoli, abbiamo l'opportunità per scoprire modi diversi di rispondere e comportarci quando arrivano.
Rimango a disposizione per ulteriori chiarimenti.
Rimango a disposizione per ulteriori chiarimenti.
Buongiorno,
da ciò che descrive, il quadro è compatibile con una manifestazione ansiosa: la sensazione di mancanza d’aria, il bisogno di inspirare profondamente, il fatto che i sintomi diminuiscano quando è distratta e aumentino durante lo studio o nei momenti di maggiore stress sono segnali frequenti di ansia e, talvolta, di attacchi di panico. Il fatto che gli esami prescritti dal medico siano risultati nella norma è un elemento rassicurante.
Spesso l’ansia non si esprime solo con i pensieri, ma anche attraverso il corpo e il respiro, dando luogo a sintomi fisici che possono preoccupare. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere cosa sta attivando questi sintomi e a ritrovare una respirazione più naturale e una maggiore tranquillità.
Un caro saluto,
Dott.ssa Tessa Peruzzo – Psicoterapeuta
Mi occupo di ansia, attacchi di panico, relazioni e difficoltà emotive in adulti e giovani adulti
da ciò che descrive, il quadro è compatibile con una manifestazione ansiosa: la sensazione di mancanza d’aria, il bisogno di inspirare profondamente, il fatto che i sintomi diminuiscano quando è distratta e aumentino durante lo studio o nei momenti di maggiore stress sono segnali frequenti di ansia e, talvolta, di attacchi di panico. Il fatto che gli esami prescritti dal medico siano risultati nella norma è un elemento rassicurante.
Spesso l’ansia non si esprime solo con i pensieri, ma anche attraverso il corpo e il respiro, dando luogo a sintomi fisici che possono preoccupare. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere cosa sta attivando questi sintomi e a ritrovare una respirazione più naturale e una maggiore tranquillità.
Un caro saluto,
Dott.ssa Tessa Peruzzo – Psicoterapeuta
Mi occupo di ansia, attacchi di panico, relazioni e difficoltà emotive in adulti e giovani adulti
Buonasera, da quello che racconta credo che l'ansia sia diventata difficile da gestire. I sintomi che prova e sente sono ansia, talvolta sfociano in attacchi di ansia e panico. Sarebbe importante, visto che quando è impegnata non la sente, capire meglio cosa le provoca l'ansia e che cosa l'ha scaturita, attraverso un percorso psicologico potrà certamente indagare meglio questi sintomi ed imparare a gestire meglio l'ansia.
Buongiorno, molto probabilmente la diagnosi del suo medico è corretta. Molto spesso gli attacchi d'ansia hanno a che fare con difficoltà respiratorie, e non è improbabile che, come giustamente lei ha rilevato, questa situazione possa essere collegata a dei cambiamenti di vita importanti, come L'inizio dell'università. Tuttavia per avere un quadro completo della situazione È certamente importante andare a fondo e non limitarsi al solo incontro con il medico di base, come per ogni patologia è infatti opportuno rivolgersi ad un medico specializzato, che quindi può prescrivere farmaci anche attraverso una forma di controllo nel tempo di ciò che accade anche a livello fisico oltre che psicologico. Mi sento inoltre di consigliarle certamente di iniziare un percorso psicoterapeutico che possa aiutarla a comprendere bene Le origini del suo problema, In questi casi è importante una raccolta di informazioni che ha a che fare con episodi precedenti (anamnesi), oltre che un'analisi più approfondita della sua vita relazionale e del rapporto con I suoi obiettivi. Può accadere che razionalmente facciamo delle scelte in contrasto con vissuti profondi ed inconsci, ricordi e situazioni di vita che possono contenere paure non elaborate, e che quindi si ripresentano di fronte a cambiamenti importanti. È molto probabile inoltre che tale percorso non debba necessariamente prolungarsi, di solito questo genere di disturbi se è trattato adeguatamente va in rapida remissione, sarà poi a lei decidere quanto vuole andare in profondità attraverso la psicoterapia, per conoscere se stessa e per comprendere quale sia la direzione da prendere nella sua vita. Se vuole mi faccia sapere che ne pensa e come va anche attraverso i canali che questa piattaforma mette a disposizione. cordialità
Salve. Si, sembra viva questa sua paura e preoccupazione manifestandola in questo modo. Quelli che lei descrive non sono ancora dei veri e propri attacchi di panico ma comunque presenta una somatizzazione importante dell'ansia. Complimenti per aver notato a cosa è associata e quando diminuisce, questo è indicativo del fatto che lei abbia risorse personali cognitive, emotive importanti. Certo dato che in questo momento sembra essere più vulnerabile, oltre a consigliarle di mantenere e cercare nei limiti del rispetto dell'altro il supporto dei suoi amici, le consiglierei anche di fare qualche seduta almeno fin quando la sintomatologia non sarà rientrata del tutto.
Se ha bisogno di approfondimenti può contattarmi in privato.
Cordiali saluti.
Dott.Salvatore Augello.
Se ha bisogno di approfondimenti può contattarmi in privato.
Cordiali saluti.
Dott.Salvatore Augello.
Gentile Utente,
da quanto racconta, i sintomi descritti sono molto compatibili con una risposta ansiosa, in particolare con fenomeni di iperventilazione e di attivazione del sistema di allarme corporeo. La sensazione di “mancanza d’aria”, il bisogno di inspirare profondamente, il risveglio notturno con sensazione di soffocamento, lo stordimento e il rallentamento quando studia sono esperienze frequenti quando il corpo si trova in uno stato di tensione e vigilanza prolungata, anche in assenza di un pericolo reale.
Un elemento importante è che i sintomi tendono a ridursi o scomparire quando è distratta, in compagnia o fuori casa, e a ripresentarsi nei momenti di studio, di rientro a casa o in situazioni più solitarie: questo andamento rende meno probabile una causa organica grave (anche perché gli accertamenti medici sono risultati nella norma) e rafforza l’ipotesi di una componente emotiva/ansiosa.
Dal punto di vista psicologico, l’inizio dell’università rappresenta spesso un passaggio evolutivo significativo, che può attivare pressioni interne (aspettative, timori di non farcela, responsabilità, cambiamenti di ruolo) anche quando a livello consapevole “sembra tutto sotto controllo”. In questi casi il corpo può diventare il luogo in cui l’ansia si esprime, soprattutto se si tende a trattenerla o a “andare avanti” senza ascoltarla.
È comprensibile che si chieda se possa esserci “qualcosa di più grave”: al momento, sulla base di quanto descrive e delle valutazioni mediche già effettuate, non emergono segnali che facciano pensare a una patologia organica, ma è sempre corretto continuare a confrontarsi con il medico qualora i sintomi cambiassero o si intensificassero.
Per quanto riguarda cosa fare:
può essere utile lavorare sulla respirazione, non forzandola ma imparando a rallentarla e renderla più regolare, poiché le inspirazioni profonde e frequenti, paradossalmente, mantengono il circolo dell’ansia;
può provare a osservare in quali momenti della giornata o in quali situazioni il corpo “parla di più”, come se stesse segnalando un sovraccarico;
può essere indicato considerare un percorso psicologico, che non significa “avere qualcosa che non va”, ma darsi uno spazio per comprendere cosa questo sintomo stia cercando di comunicare in questa fase della sua vita e per acquisire strumenti per gestirlo.
In sintesi, quanto descrive sembra più una reazione funzionale allo stress e all’ansia che qualcosa di pericoloso; il fatto che i sintomi siano fluttuanti e sensibili al contesto rappresenta un buon segnale. Con il giusto supporto, è possibile ridurli significativamente e ritrovare una maggiore fiducia nel proprio corpo.
Resto a disposizione qualora sentisse il bisogno di approfondire o di fare chiarezza su qualche aspetto specifico.
da quanto racconta, i sintomi descritti sono molto compatibili con una risposta ansiosa, in particolare con fenomeni di iperventilazione e di attivazione del sistema di allarme corporeo. La sensazione di “mancanza d’aria”, il bisogno di inspirare profondamente, il risveglio notturno con sensazione di soffocamento, lo stordimento e il rallentamento quando studia sono esperienze frequenti quando il corpo si trova in uno stato di tensione e vigilanza prolungata, anche in assenza di un pericolo reale.
Un elemento importante è che i sintomi tendono a ridursi o scomparire quando è distratta, in compagnia o fuori casa, e a ripresentarsi nei momenti di studio, di rientro a casa o in situazioni più solitarie: questo andamento rende meno probabile una causa organica grave (anche perché gli accertamenti medici sono risultati nella norma) e rafforza l’ipotesi di una componente emotiva/ansiosa.
Dal punto di vista psicologico, l’inizio dell’università rappresenta spesso un passaggio evolutivo significativo, che può attivare pressioni interne (aspettative, timori di non farcela, responsabilità, cambiamenti di ruolo) anche quando a livello consapevole “sembra tutto sotto controllo”. In questi casi il corpo può diventare il luogo in cui l’ansia si esprime, soprattutto se si tende a trattenerla o a “andare avanti” senza ascoltarla.
È comprensibile che si chieda se possa esserci “qualcosa di più grave”: al momento, sulla base di quanto descrive e delle valutazioni mediche già effettuate, non emergono segnali che facciano pensare a una patologia organica, ma è sempre corretto continuare a confrontarsi con il medico qualora i sintomi cambiassero o si intensificassero.
Per quanto riguarda cosa fare:
può essere utile lavorare sulla respirazione, non forzandola ma imparando a rallentarla e renderla più regolare, poiché le inspirazioni profonde e frequenti, paradossalmente, mantengono il circolo dell’ansia;
può provare a osservare in quali momenti della giornata o in quali situazioni il corpo “parla di più”, come se stesse segnalando un sovraccarico;
può essere indicato considerare un percorso psicologico, che non significa “avere qualcosa che non va”, ma darsi uno spazio per comprendere cosa questo sintomo stia cercando di comunicare in questa fase della sua vita e per acquisire strumenti per gestirlo.
In sintesi, quanto descrive sembra più una reazione funzionale allo stress e all’ansia che qualcosa di pericoloso; il fatto che i sintomi siano fluttuanti e sensibili al contesto rappresenta un buon segnale. Con il giusto supporto, è possibile ridurli significativamente e ritrovare una maggiore fiducia nel proprio corpo.
Resto a disposizione qualora sentisse il bisogno di approfondire o di fare chiarezza su qualche aspetto specifico.
Da ciò che racconta, il suo corpo sembra aver trovato un modo molto chiaro per segnalare una tensione. Le sensazioni di mancanza d’aria, il bisogno di inspirare profondamente, il peso al petto o allo stomaco sono esperienze che, dal punto di vista medico, sono già state adeguatamente escluse come organiche, ed è un dato molto importante. Questo ci permette di spostare lo sguardo su un altro livello di significato.
Il sintomo non va sempre visto come un nemico, ma come una forma di comunicazione. Spesso compare nei momenti di transizione, quando una persona si trova tra un “prima” e un “dopo”. L’inizio dell’università, soprattutto il primo anno, rappresenta un passaggio delicato: nuove responsabilità, nuove aspettative (tue e forse anche familiari), un cambiamento nella posizione che occupi nel suo sistema di relazioni.
Potrebbe essere utile affrontare queste tematiche in terapia in modo da coglierne il significato per poter andare avanti serenamente nei suoi progetti fututi.
Il sintomo non va sempre visto come un nemico, ma come una forma di comunicazione. Spesso compare nei momenti di transizione, quando una persona si trova tra un “prima” e un “dopo”. L’inizio dell’università, soprattutto il primo anno, rappresenta un passaggio delicato: nuove responsabilità, nuove aspettative (tue e forse anche familiari), un cambiamento nella posizione che occupi nel suo sistema di relazioni.
Potrebbe essere utile affrontare queste tematiche in terapia in modo da coglierne il significato per poter andare avanti serenamente nei suoi progetti fututi.
Buongiorno, da quello che riporta sembra che descriva sintomi di ansia. E' molto importante il lavoro che ha già fatto da sola, cioè mettere a fuoco alcuni elementi: da una parte capire in quali contesti si presentano solitamente, averlo compreso può essere una traccia da seguire per ascoltare qualcosa che il suo corpo cerca di dirle in tali situazioni, dall'altra sentire quanto l'aver contattato il suo medico le abbia permesso di sentirsi rassicurata e di tranquillizzarsi avendo qualcuno in grado di fornirle aiuto. Credo sia necessario e importante che lei si rivolga ad uno psicoterapeuta per provare a dare significato a questi sintomi, ad ascoltarli e comprenderli insieme a qualcuno che possa aiutarla su un piano emotivo e psicologico. Sono sintomi che possono essere curati attraverso la relazione e lo spazio psicoterapeutico.
Cordiali saluti
Dott.ssa Erminia Zullo
Cordiali saluti
Dott.ssa Erminia Zullo
Potrebbe essere corretta la valutazione del medico.
Ad ogni modo ha bisogno di una valutazione psicodiagnostica da parte di uno psicoterapeuta
Dott. A. Masucci
Ad ogni modo ha bisogno di una valutazione psicodiagnostica da parte di uno psicoterapeuta
Dott. A. Masucci
Gentile utente, è del tutto comprensibile che tu ti senta preoccupata: la sensazione di "fame d'aria" è uno dei sintomi più fastidiosi e spaventosi dell'ansia, proprio perché tocca una funzione vitale come il respiro.
Quello che descrivi può essere un quadro molto classico legato allo stress e all'ansia. Quando siamo in ansia (anche a livello inconscio), il nostro corpo entra in modalità "attacco o fuga". Questo porta a due fenomeni:
1) Iperventilazione sottile: Senza accorgertene, inizi a respirare in modo più superficiale e veloce. Questo altera l'equilibrio tra ossigeno e anidride carbonica nel sangue. Paradossalmente, avere troppo ossigeno e poca anidride carbonica invia al cervello il segnale che "manca aria", spingendoti a fare quei grandi sospiri o inspirazioni profonde che però non ti soddisfano mai del tutto.
2) Tensione muscolare: Lo stress irrigidisce i muscoli del torace e il diaframma. È come se avessi un corsetto stretto: per farlo espandere devi fare uno sforzo cosciente (l'inspirazione forzata).
In relazione ai tuoi segnali specifici:
I tuoi segnali specifici sono i seguenti:
A) Lo studio e lo "stordimento": Quando studi, la tua mente è sotto sforzo e probabilmente la tua postura è chiusa. La sensazione di essere "rallentata" o "stordita" è un tipico effetto della leggera iperventilazione (si chiama brain fog da ansia).
B) Il ritorno a casa: Casa è il luogo dove "molliamo la presa". Spesso l'ansia non si manifesta quando siamo nel pieno dell'azione (con gli amici), ma quando ci rilassiamo e la mente torna a focalizzarsi sul corpo.
Possiamo tenere quindi in considerazione alcuni possibili trattamenti:
1) Rieducazione respiratoria e Mindfulness;
2) Supporto psicologico: Hai 26 anni e stai affrontando l'inizio dell'università (un grande cambiamento) e, come accennavi nel tuo messaggio precedente, vieni da un periodo emotivamente devastante per la fine di un'amicizia importante. Il tuo corpo sta dando voce a tutto il peso emotivo che hai accumulato negli ultimi 3 anni.
Quello che descrivi può essere un quadro molto classico legato allo stress e all'ansia. Quando siamo in ansia (anche a livello inconscio), il nostro corpo entra in modalità "attacco o fuga". Questo porta a due fenomeni:
1) Iperventilazione sottile: Senza accorgertene, inizi a respirare in modo più superficiale e veloce. Questo altera l'equilibrio tra ossigeno e anidride carbonica nel sangue. Paradossalmente, avere troppo ossigeno e poca anidride carbonica invia al cervello il segnale che "manca aria", spingendoti a fare quei grandi sospiri o inspirazioni profonde che però non ti soddisfano mai del tutto.
2) Tensione muscolare: Lo stress irrigidisce i muscoli del torace e il diaframma. È come se avessi un corsetto stretto: per farlo espandere devi fare uno sforzo cosciente (l'inspirazione forzata).
In relazione ai tuoi segnali specifici:
I tuoi segnali specifici sono i seguenti:
A) Lo studio e lo "stordimento": Quando studi, la tua mente è sotto sforzo e probabilmente la tua postura è chiusa. La sensazione di essere "rallentata" o "stordita" è un tipico effetto della leggera iperventilazione (si chiama brain fog da ansia).
B) Il ritorno a casa: Casa è il luogo dove "molliamo la presa". Spesso l'ansia non si manifesta quando siamo nel pieno dell'azione (con gli amici), ma quando ci rilassiamo e la mente torna a focalizzarsi sul corpo.
Possiamo tenere quindi in considerazione alcuni possibili trattamenti:
1) Rieducazione respiratoria e Mindfulness;
2) Supporto psicologico: Hai 26 anni e stai affrontando l'inizio dell'università (un grande cambiamento) e, come accennavi nel tuo messaggio precedente, vieni da un periodo emotivamente devastante per la fine di un'amicizia importante. Il tuo corpo sta dando voce a tutto il peso emotivo che hai accumulato negli ultimi 3 anni.
Buongiorno. In qualità di terapeuta cognitivo-comportamentale, posso dirle che i sintomi che descrive sono compatibili con quelli che riscontro spesso in chi soffre di disnea ansiosa. Il fatto che questa sensazione svanisca completamente quando Lei è distratta o in compagnia di amici suggerisce che il fenomeno sia strettamente legato ai Suoi stati emotivi e al livello di attenzione che pone sul respiro, piuttosto che a un problema di natura strettamente fisica.
In termini pratici, quando si trova in una situazione di stress come lo studio, è possibile che il Suo corpo entri in uno stato di allerta che altera involontariamente il ritmo respiratorio. Probabilmente, nel tentativo di gestire il peso che sente sul petto, tende a monitorare costantemente la Sua respirazione, finendo per innescare un meccanismo di iperventilazione. Cercando di incamerare aria continuamente, si crea uno squilibrio di gas nel sangue che La fa sentire paradossalmente "affamata d'aria" e rallentata nei movimenti. Si tratta di un circolo vizioso in cui lo sforzo di respirare meglio non fa che alimentare la sensazione di soffocamento.
Per affrontare questa situazione, potrebbe essere utile provare a non assecondare il bisogno di fare inspirazioni profonde forzate. Quando avverte quel peso, provi invece a espirare lentamente e a fondo, permettendo al respiro di tornare al suo ritmo naturale senza forzature esterne. Dato che il disturbo si intensifica durante lo studio, potrebbe essere utile indagare, magari con il supporto di un professionista, quali pensieri o pressioni legati all'università stiano alimentando questa tensione. Comprendere come gestire queste aspettative potrebbe aiutarla a ridurre la frequenza di questi episodi.
In termini pratici, quando si trova in una situazione di stress come lo studio, è possibile che il Suo corpo entri in uno stato di allerta che altera involontariamente il ritmo respiratorio. Probabilmente, nel tentativo di gestire il peso che sente sul petto, tende a monitorare costantemente la Sua respirazione, finendo per innescare un meccanismo di iperventilazione. Cercando di incamerare aria continuamente, si crea uno squilibrio di gas nel sangue che La fa sentire paradossalmente "affamata d'aria" e rallentata nei movimenti. Si tratta di un circolo vizioso in cui lo sforzo di respirare meglio non fa che alimentare la sensazione di soffocamento.
Per affrontare questa situazione, potrebbe essere utile provare a non assecondare il bisogno di fare inspirazioni profonde forzate. Quando avverte quel peso, provi invece a espirare lentamente e a fondo, permettendo al respiro di tornare al suo ritmo naturale senza forzature esterne. Dato che il disturbo si intensifica durante lo studio, potrebbe essere utile indagare, magari con il supporto di un professionista, quali pensieri o pressioni legati all'università stiano alimentando questa tensione. Comprendere come gestire queste aspettative potrebbe aiutarla a ridurre la frequenza di questi episodi.
Stai ancora cercando una risposta? Poni un'altra domanda
Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.