Salve, sono una ragazza di 23 anni. Soffro di ansia generalizzata e agorafobia da qualche anno. Circ
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Salve, sono una ragazza di 23 anni. Soffro di ansia generalizzata e agorafobia da qualche anno. Circa due anni fa mi fu prescritto il tavor oro da prendere al momento del bisogno (ma ne ho sempre presa solo metà alla volta). Dopo aver fatto un percorso con uno psicologo, ho vissuto un periodo in cui andava molto meglio soprattutto nei luoghi pubblici. Ma da qualche mese a questa parte ho ricominciato a soffrire di ansia forte e attacchi di panico sopratutto fuori casa. Ho iniziato a prendere il tavor sempre più frequentemente arrivando anche ad una compressa al giorno. Da due settimane, essendo il tavor oro irreperibile dove abito io, prendo quello normale; sempre metà, a volte però due volte al giorno. La mia preoccupazione è: assumere il tavor tutti i giorni fa male? Rischio di peggiorare?
Grazie mille in anticipo.
Grazie mille in anticipo.
Buongiorno, il trattamento farmacologico non fa "peggiorare" però sicuramente in casi come il suo da solo forse non basta. ha pensato di ricominciare un percorso psicoterapeutico? sicuramente l'aiuterebbe a gestire i suoi sintomi e a capirne la causa.
Rimango a disposizione.
Saluti
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Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo quanto possa essere difficile convivere con questa situazione riportata. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi e disfunzionali che mantengono in atto la sofferenza impedendole il benessere desiderato.
Ritengo altresì utile un approccio EMDR al fine di favorire la rielaborazione del materiale connesso con la genesi della sofferenza in atto.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi e disfunzionali che mantengono in atto la sofferenza impedendole il benessere desiderato.
Ritengo altresì utile un approccio EMDR al fine di favorire la rielaborazione del materiale connesso con la genesi della sofferenza in atto.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Gentile ragazza, mi domando come mai lei abbia interrotto il percorso psicoterapico...
Immagino che il farmaco fosse da assumere "al bisogno"
Il tavor viene prescritto perlopiù per gli insonni, quindi l'effetto sedativo c'è...
Mi riservo di consigliarle di riprendere il percorso di psicoterapia, a maggior ragione se lei stessa aveva notato dei miglioramenti
Un caro in bocca al lupo!
Dr E. Nola
Immagino che il farmaco fosse da assumere "al bisogno"
Il tavor viene prescritto perlopiù per gli insonni, quindi l'effetto sedativo c'è...
Mi riservo di consigliarle di riprendere il percorso di psicoterapia, a maggior ragione se lei stessa aveva notato dei miglioramenti
Un caro in bocca al lupo!
Dr E. Nola
Buongiorno, in effetti la sua domanda è comprensibile, e immagino che questo sia un momento delicato per lei, forse c'è necessità di capire che cosa è successo in questi due mesi in particolare, per portarla a preoccuparsi così tanto? Chissà come mai ha sentito la necessità di interrompere la relazione terapeutica?
un caro saluto
Dott.ssa Lucarelli
un caro saluto
Dott.ssa Lucarelli
la invito a riprendere il suo percorso terapeutico, i farmaci sono di aiuto, ma non risolvono il problema che lei descrive, cordialmente
Dott.ssa Lara Ballati
Dott.ssa Lara Ballati
Buongiorno, il percorso terapeutico ha bisogno di tempi lunghi. La invito a riprendere la psicoterapia che le darà sostegno e l' aiuterà a comprendere in maniera profonda il suo disagio per poi trovare gli strumenti per poterlo superare. Le faccio tanti auguri
Buongiorno. Il farmaco che lei assume è il lorazepam (nome del principio attivo contenuto nel tavor ed in altri similari) che è un ansiolitico facente parte della famiglia farmacologica delle benzodiazepine. Mi chiedo, visto anche il tempo che lei assume questa molecola, se ha chiesto al medico che glielo ha prescritto, se è il caso di verificare la terapia in atto e se ci sono terapie più mirate a curare i suoi sintomi. La differenza tra tavor e tavor orosolubile non è nella molecola (che è la stessa e col medesimo dosaggio), ma nei tempi di assorbimento, distribuzione ed eliminazione del farmaco, cioè in quello che in farmacologia, chiamiamo farmacocinetica. Inoltre nel suo caso, le consiglio di riprendere una psicoterapia per ottenere nel tempo risultati più duraturi e stabili nel tempo. Se avesse bisogno di ulteriori chiarimenti, mi contatti pure.
Cordiali saluti. Dr. Andrea Ferella
Cordiali saluti. Dr. Andrea Ferella
Gentile Utente, mi rincresce la sua situazione Le consiglio si intraprendere un percorso di psicoterapia perché il farmaco aiuta molto ma cura il sintomo, purtroppo non elimina il problema dalla radice ma unendo le due cose, ossia psicoterapia più farmaci otterrà ottimi risultati e rifiorirà.
Resto a Sua disposizione per qualsivoglia eventuale integrazione e/o chiarimento e mi è gradita l'occasione per inviarLe i miei più cordiali saluti.
Dott.ssa Giulia Marchiani
Resto a Sua disposizione per qualsivoglia eventuale integrazione e/o chiarimento e mi è gradita l'occasione per inviarLe i miei più cordiali saluti.
Dott.ssa Giulia Marchiani
Gentile paziente,
se volessimo tornare all’antica saggezza di Ippocrate, similia similibus curantur, le cose simili si curano con le cose simili, se un problema si genera a livello relazionale, dovrebbe essere curato al medesimo livello. Se al contrario è generato a livello neurologico, il trattamento privilegiato dovrà essere di tipo farmacologico.
Facendo ricorso agli psicofarmaci, per il cosiddetto “effetto stampella”, Lei delega totalmente ad essi la gestione di un disturbo psicologico che avrebbe invece le risorse per affrontare e superare.
Vi sono sicuramente situazioni in cui lo psicofarmaco è la parte centrale della cura, come ad esempio la schizofrenia o la depressione maggiore, ma altre in cui lo psicofarmaco non è solo superfluo, se non addirittura nocivo, come nel caso dei disturbi d’ansia o dei disturbi alimentari, in cui l’intervento d’elezione dovrebbe essere la psicoterapia.
A disposizione,
saluti
se volessimo tornare all’antica saggezza di Ippocrate, similia similibus curantur, le cose simili si curano con le cose simili, se un problema si genera a livello relazionale, dovrebbe essere curato al medesimo livello. Se al contrario è generato a livello neurologico, il trattamento privilegiato dovrà essere di tipo farmacologico.
Facendo ricorso agli psicofarmaci, per il cosiddetto “effetto stampella”, Lei delega totalmente ad essi la gestione di un disturbo psicologico che avrebbe invece le risorse per affrontare e superare.
Vi sono sicuramente situazioni in cui lo psicofarmaco è la parte centrale della cura, come ad esempio la schizofrenia o la depressione maggiore, ma altre in cui lo psicofarmaco non è solo superfluo, se non addirittura nocivo, come nel caso dei disturbi d’ansia o dei disturbi alimentari, in cui l’intervento d’elezione dovrebbe essere la psicoterapia.
A disposizione,
saluti
Salve, chi la sta seguendo per l'assunzione del Tavor? Deve avere un controllo medico adeguato che consenta un percorso giusto e non rischioso. Ci ha parlato di una terapia psicologica che ha interrotto ma che le consiglio di intraprendere nuovamente. >Esistono brevi e strategiche terapie per il disturbo d'ansia che le consentono di risolvere definitivamente il problema oppure di acquisire gli strumenti necessari per affrontare momenti più difficili . Cordiali saluti. Professor Antonio Popolizio
Gentile utente, non mi posso esprimere sugli effetti farmacologici perché non sono un medico. Ma posso esprimere il mio parere professionale dal punto di vista psicoterapeutico. Ha pensato di poter affrontare l'ansia e l'agorafobia con un trattamento cognitivo-comportamentale (CBT)?
La CBT è tra i trattamenti con maggiore efficacia clinica perché la persona impara ad utilizzare delle tecniche di gestione dell'ansia dal punto di vista cognitivo, emotivo e comportamentale. E' una terapia mediamente breve perché la persona non solo si impegna durante i colloqui, ma sperimenta il cambiamento anche al di fuori della seduta di terapia, assumendo un ruolo attivo per il proprio benessere psicologico.
Se ha altri dubbi, mi può contattare anche online.
Buona giornata
Dott.ssa Melania Filograna
La CBT è tra i trattamenti con maggiore efficacia clinica perché la persona impara ad utilizzare delle tecniche di gestione dell'ansia dal punto di vista cognitivo, emotivo e comportamentale. E' una terapia mediamente breve perché la persona non solo si impegna durante i colloqui, ma sperimenta il cambiamento anche al di fuori della seduta di terapia, assumendo un ruolo attivo per il proprio benessere psicologico.
Se ha altri dubbi, mi può contattare anche online.
Buona giornata
Dott.ssa Melania Filograna
Buongiorno, è fondamentale assumere psicofarmaci su stretto controllo di uno psichiatra. Mi rivolgerei ad un esperto.
Buongiorno, credo che la risposta alla sua domanda "il tavor fa male?" gliela possa dare solo un medico, quindi le consiglierei di consultare chi gliel'ha prescritto. Sicuramente il farmaco non risolve alla radice il problema, ma la aiuta a gestire le situazioni difficili, attraverso l'assunzione al bisogno.
Abbinare una psicoterapia al farmaco può senza dubbio fornirle gli strumenti giusti per imparare ad affrontare l'ansia in modo attivo, contribuendo così alla creazione del suo benessere psicologico.
Cordiali saluti
dott.ssa Federica Tessaro
Abbinare una psicoterapia al farmaco può senza dubbio fornirle gli strumenti giusti per imparare ad affrontare l'ansia in modo attivo, contribuendo così alla creazione del suo benessere psicologico.
Cordiali saluti
dott.ssa Federica Tessaro
Gentile Utente, sarebbe utile riprendere la psicoterapia e farsi seguire da uno psichiatra per una corretta terapia farmacologica.
Un caro saluto, Dott.ssa Ramona Borla
Un caro saluto, Dott.ssa Ramona Borla
Salve, fatto salvo una possibile assuefazione al farmaco nun vi sono grosse controindicazioni a parte il corretto utilizzo nel dosaggio.
Per questo però si deve rivolgere al medico che le ha prescritto il farmaco stesso.
Al contempo una buona psicoterapia andrebbe unita al trattamento.
La invito ad una psicoterapia umanistica con l'utilizzo di bioenergetica e mindfulness,
Saluti, dott.ssa Sandra Petralli.
Per questo però si deve rivolgere al medico che le ha prescritto il farmaco stesso.
Al contempo una buona psicoterapia andrebbe unita al trattamento.
La invito ad una psicoterapia umanistica con l'utilizzo di bioenergetica e mindfulness,
Saluti, dott.ssa Sandra Petralli.
Buonasera, capisco la sua preoccupazione. Il Tavor (lorazepam) è una benzodiazepina, un farmaco che viene spesso prescritto per gestire l'ansia e gli attacchi di panico nel breve termine, ma non è consigliato per l'uso quotidiano e prolungato, poiché può creare dipendenza e tolleranza. Questo significa che, con l'uso continuativo, potrebbe diventare meno efficace e portare a sintomi di astinenza quando si tenta di ridurne l'assunzione.
Assumere il Tavor tutti i giorni può effettivamente peggiorare la situazione nel lungo termine, poiché il corpo si abitua al farmaco, e l'ansia potrebbe tornare più intensa una volta sospeso. Sarebbe importante consultare il medico che le ha prescritto il farmaco per discutere di questa situazione e valutare altre opzioni per la gestione dell'ansia. Potrebbe essere utile passare a un trattamento farmacologico più adatto per un uso prolungato, come gli antidepressivi, che spesso sono utilizzati per il trattamento dell'ansia generalizzata e dell'agorafobia e hanno un minor rischio di dipendenza.
Nel frattempo, continui con il percorso psicoterapeutico, se possibile, la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è molto efficace nel trattamento dell'ansia e dell'agorafobia, aiutandola a sviluppare strategie per gestire l'ansia senza ricorrere ai farmaci quotidianamente.
d.ssa Raileanu
Assumere il Tavor tutti i giorni può effettivamente peggiorare la situazione nel lungo termine, poiché il corpo si abitua al farmaco, e l'ansia potrebbe tornare più intensa una volta sospeso. Sarebbe importante consultare il medico che le ha prescritto il farmaco per discutere di questa situazione e valutare altre opzioni per la gestione dell'ansia. Potrebbe essere utile passare a un trattamento farmacologico più adatto per un uso prolungato, come gli antidepressivi, che spesso sono utilizzati per il trattamento dell'ansia generalizzata e dell'agorafobia e hanno un minor rischio di dipendenza.
Nel frattempo, continui con il percorso psicoterapeutico, se possibile, la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è molto efficace nel trattamento dell'ansia e dell'agorafobia, aiutandola a sviluppare strategie per gestire l'ansia senza ricorrere ai farmaci quotidianamente.
d.ssa Raileanu
Salve,
L'uso prolungato di ansiolitici come il Tavor (lorazepam) può comportare dei rischi, come l'assuefazione e la dipendenza, se assunti quotidianamente. Sebbene possa essere utile nel breve periodo per gestire l'ansia acuta, il trattamento farmacologico da solo non affronta le cause sottostanti del disturbo, come l'ansia generalizzata e l'agorafobia. È fondamentale che venga considerata anche una terapia psicologica, in particolare la Terapia Breve Strategica, che si concentra su interventi pratici e mirati per risolvere i sintomi in tempi rapidi, senza la necessità di un lungo percorso terapeutico.
Nel suo caso, potrebbe essere utile un approccio combinato: ridurre gradualmente l'uso del farmaco, supportata da un intervento psicoterapico che affronti le sue preoccupazioni e la gestione dell'ansia. È importante discuterne con il suo medico o psicoterapeuta, che potrà darle indicazioni precise su come gestire la situazione nel modo migliore.
Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti.
gentile paziente,
la molecola alla base del farmaco che prende appartiene alla categoria delle benzodiazepine, frequentemente usate anche nel trattamento sintomatico di stati ansiosi. le sconsiglierei di fare una autoprescrizione del dosaggio del farmaco da prendere e, inoltre, come lei stessa sta sperimentando il farmaco da solo non la aiuta a risolvere il sintomo, dato che si è ripresentato a distanza di tempo.
Le consiglierei di rifare una visita con chi glie lo ha prescritto, qualora si tratti di uno psichiatra o neuropsichiatra, e rivedere la terapia o, in caso sia stato prescritto da un medico di base, le suggerirei di svolgere un consulto psichiatrico per una adatta terapia farmacologica finalizzata ad aiutarla in questa fase acuta ad affrontare gli attacchi di panico.
Le direi anche però che alla sua età non consiglierei, se non in casi particolari e critici, di iniziare e limitare la cura di un disturbo ansioso ai farmaci, ma di prediligere una cura psicoterapeutica che tra l'altro mi sembra l'abbia già aiutata in passato.
la molecola alla base del farmaco che prende appartiene alla categoria delle benzodiazepine, frequentemente usate anche nel trattamento sintomatico di stati ansiosi. le sconsiglierei di fare una autoprescrizione del dosaggio del farmaco da prendere e, inoltre, come lei stessa sta sperimentando il farmaco da solo non la aiuta a risolvere il sintomo, dato che si è ripresentato a distanza di tempo.
Le consiglierei di rifare una visita con chi glie lo ha prescritto, qualora si tratti di uno psichiatra o neuropsichiatra, e rivedere la terapia o, in caso sia stato prescritto da un medico di base, le suggerirei di svolgere un consulto psichiatrico per una adatta terapia farmacologica finalizzata ad aiutarla in questa fase acuta ad affrontare gli attacchi di panico.
Le direi anche però che alla sua età non consiglierei, se non in casi particolari e critici, di iniziare e limitare la cura di un disturbo ansioso ai farmaci, ma di prediligere una cura psicoterapeutica che tra l'altro mi sembra l'abbia già aiutata in passato.
Buongiorno, credo che sia importante capire come mai in questo periodo le sia ritornata l'ansia così forte, tanto da aver bisogno di prendere il farmaco. Visto che ha avuto un riscontro positivo dal percorso psicologico precedente, può essere utile riaprire una riflessione su di sé e su quello che sta vivendo adesso.
Buongiorno. Sento nelle Sue parole la preoccupazione di chi si trova a fronteggiare l'imprevedibilità del mondo onirico, un territorio che spesso sfugge al controllo della nostra volontà e che, proprio per questo, può apparire minaccioso. È del tutto legittimo che Lei si senta destabilizzato; assistere a una manifestazione fisica così esplicita può dare l'impressione che il desiderio della Sua compagna abiti altrove, lontano dalla vostra intimità quotidiana.
Tuttavia, cerchiamo di inquadrare l'accaduto con la lente della psicologia del profondo. In un'ottica junghiana, il sogno non è una "fotografia" della realtà né il desiderio di un tradimento concreto. Al contrario, il sogno parla per simboli: il ragazzo sognato non è il ragazzo in carne ed ossa, ma rappresenta una funzione della psiche della Sua compagna. Spesso, sognare un atto sessuale o un contatto fisico intenso con una figura esterna simboleggia un bisogno di integrazione. Quel ragazzo, che lei reputa "bello", funge da contenitore per qualità che la Sua compagna sta cercando di recuperare o sviluppare in se stessa, come la vitalità, il senso estetico o una nuova spinta verso il piacere di esistere.
Il fatto che questo vissuto sia emerso proprio mentre dormiva accanto a Lei è, paradossalmente, un indice di grande sicurezza relazionale. Come ci insegna Diego Napolitani, l'identità è un processo che si costruisce nella relazione: la Sua compagna si sente così "a casa" e protetta nel vostro legame da permettere alla propria mente di esplorare territori profondi e arcaici. Il movimento del bacino e il respiro accelerato sono risposte fisiologiche involontarie a un'immagine interna, non un atto di volontà rivolto a un altro uomo.
La confessione immediata al risveglio è il tassello più prezioso di questa storia. Dimostra che per lei non esiste un muro tra il suo mondo interno e Lei; portando alla luce il sogno, ha trasformato un potenziale segreto in uno spazio di condivisione. Il "capello davanti agli occhi" che l'ha svegliata agisce quasi come un simbolo del reale che irrompe per riportarla nel "qui ed ora", nel calore della vostra stanza, interrompendo una visione che ha già esaurito la sua funzione di sfogo psichico.
La direzione da seguire non è quella del sospetto, che rischierebbe di chiudere la comunicazione, ma quella di una curiosità accogliente. Questo evento può diventare un'occasione per interrogarvi insieme sulla vostra intimità, non per timore di una mancanza, ma per riscoprire ciò che vi fa sentire vivi. Il sogno ci ricorda che la nostra vita interiore è vasta e bizzarra, ma è nella realtà dell'abbraccio mattutino che il legame trova la sua vera sostanza.
Cordialità,
Dottssa Giovanna Costanzo.
Tuttavia, cerchiamo di inquadrare l'accaduto con la lente della psicologia del profondo. In un'ottica junghiana, il sogno non è una "fotografia" della realtà né il desiderio di un tradimento concreto. Al contrario, il sogno parla per simboli: il ragazzo sognato non è il ragazzo in carne ed ossa, ma rappresenta una funzione della psiche della Sua compagna. Spesso, sognare un atto sessuale o un contatto fisico intenso con una figura esterna simboleggia un bisogno di integrazione. Quel ragazzo, che lei reputa "bello", funge da contenitore per qualità che la Sua compagna sta cercando di recuperare o sviluppare in se stessa, come la vitalità, il senso estetico o una nuova spinta verso il piacere di esistere.
Il fatto che questo vissuto sia emerso proprio mentre dormiva accanto a Lei è, paradossalmente, un indice di grande sicurezza relazionale. Come ci insegna Diego Napolitani, l'identità è un processo che si costruisce nella relazione: la Sua compagna si sente così "a casa" e protetta nel vostro legame da permettere alla propria mente di esplorare territori profondi e arcaici. Il movimento del bacino e il respiro accelerato sono risposte fisiologiche involontarie a un'immagine interna, non un atto di volontà rivolto a un altro uomo.
La confessione immediata al risveglio è il tassello più prezioso di questa storia. Dimostra che per lei non esiste un muro tra il suo mondo interno e Lei; portando alla luce il sogno, ha trasformato un potenziale segreto in uno spazio di condivisione. Il "capello davanti agli occhi" che l'ha svegliata agisce quasi come un simbolo del reale che irrompe per riportarla nel "qui ed ora", nel calore della vostra stanza, interrompendo una visione che ha già esaurito la sua funzione di sfogo psichico.
La direzione da seguire non è quella del sospetto, che rischierebbe di chiudere la comunicazione, ma quella di una curiosità accogliente. Questo evento può diventare un'occasione per interrogarvi insieme sulla vostra intimità, non per timore di una mancanza, ma per riscoprire ciò che vi fa sentire vivi. Il sogno ci ricorda che la nostra vita interiore è vasta e bizzarra, ma è nella realtà dell'abbraccio mattutino che il legame trova la sua vera sostanza.
Cordialità,
Dottssa Giovanna Costanzo.
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