Salve dottori, sono in un periodo un pò cosi e ho bisogno di un consiglio o parere o aiuto..premetto

Salve dottori, sono in un periodo un pò cosi e ho bisogno di un consiglio o parere o aiuto..premetto sono una ragazza di 26 anni, ho avuto una relazione (prima e unica seria) con una persona di 50 anni, durata circa 2 anni e finita verso inizio anno, ma continuavamo a sentirci e vederci, finita definitivamente poi questa fine estate, anche perché io ho conosciuto un ragazzo con cui ho iniziato ad avere un buon rapporto e con cui siamo usciti, abbiamo iniziato a conoscerci e tutt'ora ci stiamo piano piano conoscendo, purtroppo ol problema nasce dal fatto che la mia famiglia è come se non volesse o volesse avermi sempre in casa senza uscire o diciamo vivere la mia vita, nel senso che quando esco e torno magari tardino la notte, es. l'una di notte o due, mi fanno battute o mi fanno pesare di essere tornata tardi e di stare fuori, è come se mi sentissi in colpa perché esco, soprattutto mio padre, parte sempre da lui ciò, oppure quando rimango fuori a dormire è come se non potessi o stessi facendo qualcosa di sbagliato, anche con il mio ex è sempre stato cosi, e forse anche di più all'inizio perché è piu grande lui, però anche adesso lo fanno sempre, e mi pesa anche il fatto di conoscermi, quindi arrivo a pensare di non voler continuare perché almeno non mi sento loro che dicono qualcosa. Inoltre ho anche un altro pensiero, ovvero il fatto di voler portare lui a casa anche perché magari cosi loro possono essere piu tranquillo che sono io a casa, o per iniziare a conoscere insomma, però è come se avessi un blocco, perché mi ricorda la storia passata e ho paura, non lo so, paura anche di cosa possono pensare loro, premetto l'hanno gia conosciuto, però non so che pensiero hanno loro di lui, e forse mi spaventa anche perché se non gli piace, oppure non so, non so che fare, cosa pensare e come reagire..

11 risposte


Buongiorno, mi dispiace molto per la sua esperienza. Credo che meriterebbe che facesse un percorso per capire i suoi schemi, che poi si ripetono nelle relazioni con gli altri, soprattutto in quelle sentimentali. Se avesse bisogno mi occupo anche di questo e ricevo anche online. Mi dispiace non poterle dire più di così ma credo che sia una buona prassi affrontare certi temi in seduta

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Salve , da quello che leggo sembra che tu stia vivendo un conflitto tra il desiderio di vivere liberamente la tua vita e il timore di deludere o dispiacere alla tua famiglia, a 26 anni è normalissimo desiderare autonomia, costruire nuove relazioni e fare le proprie esperienze senza sentirsi in colpa, quindi prova a chiederti quanto le tue scelte siano condizionate dalla paura del giudizio dei tuoi genitori e quanto, invece, rispecchino i tuoi reali desideri.


Salve, da quello che racconta sembra che in questo momento si trovi divisa tra due esigenze: da una parte il desiderio, del tutto comprensibile a 26 anni, di vivere la sua vita affettiva e fare le proprie esperienze; dall’altra il timore del giudizio e delle reazioni della sua famiglia, in particolare di suo padre. Mi colpisce soprattutto quando scrive che arriva a pensare di non voler continuare a conoscere questo ragazzo pur di non sentire i commenti dei suoi familiari. Forse il punto su cui vale la pena soffermarsi è proprio questo: quanto le loro reazioni stanno influenzando le sue scelte, al punto da farle rinunciare a qualcosa che invece, se fosse completamente libera dal loro giudizio, potrebbe desiderare? Uscire, tornare tardi o decidere di trascorrere la notte fuori a 26 anni non significa di per sé fare qualcosa di sbagliato. Tuttavia, se per molto tempo ha percepito disapprovazione, preoccupazione o giudizio da parte della sua famiglia, è comprensibile che possa essersi sviluppato un forte senso di colpa anche quando razionalmente sa di non stare facendo nulla di male. Anche rispetto al desiderio di portare questo ragazzo a casa, proverei a non trasformarlo in un modo per tranquillizzare la sua famiglia o ottenere implicitamente la loro approvazione. Potrebbe chiedersi piuttosto: “Io desidero che entri maggiormente nella mia vita e che conosca la mia famiglia, oppure sento di doverlo fare affinché loro accettino più facilmente il fatto che io lo frequenti?”. Sono due motivazioni molto diverse. Il “blocco” che descrive potrebbe inoltre essere legato sia alla paura del giudizio familiare sia all’esperienza della relazione precedente, che è stata la sua prima relazione importante e si è conclusa definitivamente solo recentemente. Non è necessario accelerare: può concedersi il tempo di conoscere questa nuova persona e capire cosa prova, senza dover decidere subito dove porterà il rapporto e senza doverlo interrompere soltanto per evitare possibili tensioni in famiglia. Potrebbe essere utile lavorare proprio sul confine tra ciò che desidera lei e ciò che teme possano pensare gli altri, imparando gradualmente a tollerare anche l’eventuale disapprovazione dei suoi familiari senza sentirsi per questo una figlia “sbagliata”. Se sente che questo senso di colpa condiziona molto la sua vita affettiva e la sua autonomia, qualche colloquio con uno psicologo potrebbe aiutarla a comprendere meglio queste dinamiche e a trovare un modo più sereno di vivere sia il rapporto con la famiglia sia le sue relazioni. Un caro saluto.


La ringrazio per aver condiviso una situazione così complessa. Mi colpisce che, accanto al desiderio di stare con questa persona, emergano dubbi, ansia e il bisogno di sottrarsi talvolta alla relazione. Più che stabilire subito che cosa “dovrebbe” provare, potrebbe essere utile ascoltare questi vissuti e chiedersi che cosa le stanno segnalando. Il timore della reazione della sua famiglia e il dover tenere nascosto il rapporto sembrano intrecciarsi e influenzare il modo in cui lei riesce a viverlo. Potrebbe aiutarla esplorare che cosa desidera, quali spazi e confini le servono e come si sente nella relazione, al di là delle aspettative degli altri. Vista l’ansia e la difficoltà a dormire che descrive, un confronto con un professionista potrebbe offrirle uno spazio per fare chiarezza con calma, senza dover arrivare subito a una decisione.


Buongiorno! E grazie per la domanda. Leggendo quello che scrive, mi sembra che lei si trovi in mezzo a due spinte molto forti: da una parte il desiderio di conoscere questa nuova persona e vivere più liberamente la sua vita, dall’altra la paura di deludere la sua famiglia, soprattutto suo padre. Inizio col dire che il punto secondo me è proprio questo: quando per molto tempo riceviamo messaggi, anche sotto forma di battute o commenti, che ci fanno sentire in colpa ogni volta che facciamo qualcosa per noi, può succedere che a un certo punto iniziamo ad anticipare quel giudizio. Non serve nemmeno che qualcuno ci dica qualcosa. Cominciamo noi stessi a pensare che forse stiamo sbagliando, che sarebbe meglio non uscire, non dormire fuori, non continuare una conoscenza. E così il rischio è che una scelta che dovrebbe riguardare lei e ciò che sente verso questo ragazzo venga presa soprattutto per evitare il disagio che potrebbe creare in famiglia. A 26 anni desiderare di uscire, tornare tardi, frequentare qualcuno o trascorrere una notte fuori non significa necessariamente mancare di rispetto alla propria famiglia. Naturalmente ogni casa ha le sue regole e la convivenza richiede attenzione reciproca, ma una cosa è rispettare chi vive con noi, un’altra è sentirsi in colpa per il fatto stesso di avere una vita autonoma. Mi soffermerei anche sull’idea di portarlo a casa per tranquillizzare i suoi genitori. Le farebbe piacere perché sente spontaneamente il desiderio di inserirlo gradualmente nella sua vita familiare oppure lo farebbe soprattutto per dimostrare loro che possono fidarsi e sentirsi così più libera di frequentarlo? Sembrano due cose simili, ma emotivamente sono molto diverse. Aggiungo anche che è comprensibile che questa nuova conoscenza riattivi alcuni ricordi della relazione precedente. Presentare qualcuno alla famiglia può farle percepire che la situazione stia diventando più seria e questo può spaventarla, soprattutto dopo una relazione importante appena conclusa. Non significa però che debba decidere subito dove porterà questa nuova storia. Può continuare semplicemente a conoscere questa persona e osservare come si sente. Forse, prima ancora di chiedersi cosa pensino i suoi genitori di lui, proverei a chiederle: a lei piace frequentarlo? Come sta quando siete insieme? Se non avesse paura delle reazioni della sua famiglia, cosa sceglierebbe di fare? Credo che possa partire proprio da qui. Non dall’eliminare completamente il senso di colpa, cosa che spesso richiede tempo, ma dall’imparare gradualmente a non lasciare che sia quel senso di colpa a decidere al posto suo. Se sente che il giudizio della sua famiglia condiziona molto le sue relazioni, le sue scelte o la possibilità di vivere serenamente la propria autonomia, un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio questa dinamica e a costruire confini più sereni, senza necessariamente trasformarli in uno scontro con i suoi genitori. Le auguro soprattutto di riuscire a capire sempre meglio quali scelte appartengono davvero a lei e quali, invece, nascono dalla paura di creare un dispiacere agli altri. Un carissimo saluto, Dott.ssa Letizia Nikehasani


Da quello che racconti, credo che il punto centrale della tua difficoltà non sia soltanto capire se continuare a conoscere questo ragazzo, se presentarlo alla tua famiglia oppure come comportarti con i tuoi genitori. Mi sembra che tu ti trovi in una situazione in cui il desiderio di vivere la tua vita si scontra continuamente con il senso di colpa che provi quando cerchi di farlo. Hai 26 anni, hai alle spalle una relazione importante, la tua prima relazione seria, e adesso stai provando a conoscere una persona nuova. Sarebbe naturale poterti concedere il tempo di capire che cosa provi, che cosa desideri e se questo rapporto possa diventare qualcosa di significativo. Eppure, da quello che scrivi, sembra che una parte importante delle tue energie venga assorbita da un'altra preoccupazione: come reagirà la tua famiglia? Che cosa penseranno se rientro tardi? Che cosa succederà se dormo fuori? E se non approvassero la persona che sto frequentando? Vorrei farti notare una cosa: quando arrivi a pensare di interrompere una conoscenza che potrebbe interessarti soltanto per evitare le reazioni dei tuoi genitori, rischi di prendere una decisione non sulla base di quello che senti per quel ragazzo, ma sulla base della pressione che provi a casa. E questa è una distinzione fondamentale. Non ti sto dicendo che devi necessariamente continuare a frequentarlo, né che questa conoscenza debba trasformarsi in una relazione. Hai tutto il diritto di cambiare idea, di avere dubbi e di scoprire che una persona non fa per te. Ma sarebbe importante riuscire a distinguere i dubbi che riguardano davvero lui da quelli che nascono dalla paura di affrontare le reazioni della tua famiglia. Prova a chiederti: se i tuoi genitori non commentassero le tue uscite, non ti facessero pesare gli orari e non esprimessero giudizi sulle tue frequentazioni, avresti comunque voglia di conoscere questo ragazzo? Ti sentiresti libera di scoprire come stai con lui, senza dover decidere subito dove porterà questa conoscenza? Se la risposta fosse sì, allora forse il problema non è tanto il rapporto che stai costruendo, quanto lo spazio che senti di avere per costruirlo. C'è poi un altro aspetto che mi sembra importante: il senso di colpa che provi quando esci e rientri tardi, oppure quando decidi di dormire fuori. A 26 anni, desiderare di trascorrere del tempo con una persona, tornare a casa a un orario diverso da quello che la famiglia preferirebbe o scegliere di vivere una relazione non significa automaticamente fare qualcosa di sbagliato. Naturalmente, ogni famiglia ha le proprie abitudini, sensibilità e preoccupazioni. I tuoi genitori possono avere timori, possono non condividere alcune tue scelte e possono anche esprimere le loro opinioni. Ma una cosa è ascoltare ciò che pensano; un'altra è sentirti obbligata a rinunciare alla tua autonomia per evitare che siano contrariati. Il punto non è stabilire chi abbia ragione in ogni singola discussione. Il punto è capire che cosa succede dentro di te quando percepisci la loro disapprovazione. Riesci a pensare che possano essere contrariati e, allo stesso tempo, a riconoscere che hai il diritto di scegliere? Oppure, quando tuo padre ti fa una battuta o ti fa pesare il fatto che sei stata fuori, inizi a sentirti in difetto, come se dovessi giustificarti e ottenere il permesso di vivere qualcosa che desideri? Se accade questo, è possibile che nel tempo tu abbia imparato ad associare la tua libertà alla sensazione di stare facendo qualcosa di sbagliato. E quando un'emozione del genere si ripete, può diventare difficile capire se stai davvero facendo una scelta che non ti convince oppure se stai semplicemente cercando di evitare il disagio che provi quando qualcuno non approva quello che fai. Vorrei soffermarmi anche sul desiderio di portare questo ragazzo a casa. Da una parte, potresti volerlo fare perché ti piacerebbe che la tua famiglia lo conoscesse, perché vorresti condividere con loro una parte della tua vita o perché speri che, conoscendolo meglio, possano sentirsi più tranquilli. Dall'altra, però, dici di avere un blocco, perché questa situazione ti ricorda la relazione precedente e ti spaventa il giudizio che potrebbero esprimere su di lui. È comprensibile che una nuova conoscenza possa riattivare timori legati a ciò che hai già vissuto. Ma vorrei chiederti: hai davvero bisogno che la tua famiglia approvi questa persona prima di concederti la possibilità di conoscerla? E se avessero dei dubbi, questo significherebbe necessariamente che tu stia sbagliando? I tuoi genitori possono avere le loro impressioni, ma non possono conoscere al posto tuo ciò che vivi quando sei con lui. Non possono stabilire in anticipo se ti senti rispettata, ascoltata, serena e libera di essere te stessa. Questi sono aspetti che puoi osservare attraverso la tua esperienza, con il tempo e senza fretta. Inoltre, non devi portarlo a casa per dimostrare che la frequentazione è seria, per tranquillizzare la tua famiglia o per ottenere una sorta di autorizzazione a continuare. Puoi aspettare finché non ti sentirai pronta. Puoi decidere di presentarlo quando lo desidererai davvero, non quando sentirai che è necessario farlo per ridurre le tensioni familiari. E qui arriviamo forse alla questione più importante: imparare a tollerare il fatto che i tuoi genitori possano non essere completamente d'accordo con le tue scelte. So che, quando si è abituati a vivere queste situazioni, può sembrare molto difficile. Si può avere paura di deluderli, di creare discussioni, di sentirsi giudicati o di vivere in casa un clima pesante. Ma diventare adulti significa anche costruire gradualmente la capacità di prendere decisioni personali senza avere la certezza che tutti le approveranno. Non significa smettere di voler bene alla propria famiglia, essere irrispettosi o escludere i genitori dalla propria vita. Significa riconoscere che il loro punto di vista può essere importante senza dover diventare l'unico criterio attraverso cui valuti le tue decisioni. Ti inviterei, quindi, a non chiederti soltanto se continuare a frequentare questo ragazzo, ma anche quale spazio senti di avere oggi per essere te stessa all'interno della tua famiglia. Quanto riesci a scegliere liberamente? Quanto, invece, modifichi i tuoi comportamenti per evitare commenti, sensi di colpa o possibili conflitti? E soprattutto, quanto spesso finisci per rinunciare a qualcosa che desideri pur di ritrovare momentaneamente la tranquillità in casa? Sono domande importanti, perché il rischio è che, pur di non affrontare il disagio provocato dalle reazioni dei tuoi genitori, tu finisca per limitare progressivamente la tua vita. E allora non sarebbe soltanto questa conoscenza a essere condizionata, ma anche la possibilità di costruire relazioni, esperienze e scelte che appartengano davvero a te. Se senti che questa situazione ti sta creando confusione e che da sola fai fatica a distinguere ciò che desideri da ciò che temi, ti invito a contattarmi. Possiamo approfondire il rapporto con la tua famiglia, il senso di colpa che provi quando cerchi di vivere la tua autonomia e la paura del giudizio, cercando di capire come affrontare queste dinamiche senza essere costretta a rinunciare a te stessa. Non dobbiamo partire dalla decisione di continuare o interrompere questa frequentazione. Possiamo partire da te, da quello che senti, da ciò che desideri e da ciò che ti impedisce di sentirti libera di scegliere. Perché il vero obiettivo non è convincere i tuoi genitori ad approvare ogni tua decisione. È aiutarti a costruire una serenità che non dipenda interamente dalla loro approvazione, così che tu possa scegliere chi frequentare, come vivere le tue relazioni e quale direzione dare alla tua vita sulla base di ciò che senti e riconosci come importante per te. Hai il diritto di conoscere una persona senza dover trasformare ogni uscita in una fonte di preoccupazione. E hai il diritto di prenderti il tempo necessario per capire che cosa vuoi, senza sentirti obbligata a rinunciarvi soltanto perché qualcuno potrebbe non essere d'accordo.


Salve, la ringrazio per aver condiviso la sua situazione e le difficoltà che sta vivendo in questo momento. Da quello che racconta, mi sembra che lei si trovi in una fase di cambiamento importante: sta cercando di lasciarsi alle spalle una relazione significativa e di aprirsi a una nuova conoscenza, ma si trova a fare i conti con le aspettative della sua famiglia, con il timore del loro giudizio e con il bisogno di sentirsi libera di vivere la propria vita. Vorrei partire da un aspetto fondamentale: a 26 anni è legittimo desiderare di costruire la propria autonomia, coltivare relazioni affettive e trascorrere del tempo fuori casa senza sentirsi costantemente in colpa. Questo non significa dover escludere la famiglia dalle proprie scelte, ma imparare gradualmente a distinguere ciò che si desidera da ciò che si sente di dover fare per evitare critiche o disapprovazione. Da quello che descrive, sembra che il problema non riguardi soltanto gli orari o il fatto di dormire fuori casa, ma soprattutto il senso di colpa che si attiva quando lei fa qualcosa per sé. Quando racconta di arrivare a pensare di interrompere una conoscenza pur di non dover affrontare i commenti dei suoi familiari, emerge un aspetto importante: il rischio è che, per evitare il disagio provocato dalle loro reazioni, finisca per rinunciare a esperienze che invece desidera vivere. Questo, nel tempo, potrebbe portarla a mettere in secondo piano i suoi bisogni e i suoi desideri per mantenere la tranquillità in famiglia. È comprensibile voler evitare discussioni, soprattutto con un genitore la cui opinione ha un peso emotivo importante, ma è altrettanto importante chiedersi quanto questa rinuncia le costi sul piano personale. Per quanto riguarda il ragazzo che sta conoscendo, non è necessario affrettare i tempi né sentirsi obbligata a presentarlo ufficialmente alla famiglia per rassicurarla. Se avverte un blocco, può essere utile domandarsi che cosa la spaventi davvero: il giudizio dei suoi familiari, la possibilità che non approvino la relazione oppure il timore di rivivere dinamiche già sperimentate nella storia precedente. Comprendere meglio questa paura può aiutarla a non lasciare che siano soltanto l'ansia e il timore delle reazioni altrui a orientare le sue decisioni. Il fatto che questa nuova conoscenza le ricordi, anche solo in parte, la relazione passata non significa necessariamente che stia ripetendo gli stessi schemi. Può semplicemente essere che alcune situazioni riattivino emozioni già vissute. Per questo motivo, le suggerirei di concedersi il tempo necessario per conoscere questa persona, valutando come si sente con lui, come viene trattata e che cosa desidera realmente, senza caricare la relazione del compito di risolvere le tensioni familiari. Rispetto alla possibilità di portarlo a casa, provi a chiedersi se sia un desiderio autentico, legato alla voglia di condividere una parte della sua vita con la famiglia, oppure se nasca soprattutto dalla speranza che, conoscendolo, i suoi familiari diventino più tranquilli e smettano di farle pesare le sue uscite. Sono due motivazioni molto diverse. Può certamente favorire una conoscenza reciproca, ma non dovrebbe sentirsi responsabile di ottenere a tutti i costi l'approvazione dei suoi genitori. È importante ricordare che il loro eventuale giudizio non determina il valore della persona che sceglie di frequentare, né stabilisce se lei stia facendo la scelta giusta. Può ascoltare le loro opinioni e valutare eventuali preoccupazioni concrete, senza sentirsi obbligata a conformarsi a ogni loro aspettativa. Potrebbe esserle utile iniziare a stabilire piccoli confini, comunicando le proprie decisioni con serenità e fermezza. Ad esempio, può informare la famiglia dei suoi programmi senza sentire di dover giustificare ogni dettaglio, evitando di entrare continuamente in discussioni per dimostrare che non sta facendo nulla di sbagliato. All'inizio potrebbe provare disagio o senso di colpa, ma questo non significa necessariamente che stia agendo male: talvolta è semplicemente la difficoltà di abituarsi a una maggiore autonomia. Naturalmente, se vive ancora in casa con i suoi genitori, sarà importante trovare un equilibrio tra il rispetto delle eventuali regole di convivenza e il riconoscimento della sua libertà personale. Un conto è concordare aspetti pratici della vita domestica, un altro è sentirsi in dovere di rinunciare alla propria vita affettiva per evitare disapprovazione. In conclusione, non credo che in questo momento lei debba necessariamente decidere se interrompere la conoscenza o presentare subito il ragazzo alla sua famiglia. Credo, piuttosto, che abbia bisogno di comprendere meglio quanto le scelte affettive siano condizionate dalla paura di deludere i suoi genitori. Il lavoro più importante potrebbe essere proprio quello di imparare a riconoscere i suoi desideri, fidarsi progressivamente delle proprie decisioni e tollerare il fatto che i suoi familiari possano non essere sempre d'accordo. Le rivolgo, infine, una domanda su cui potrebbe essere utile riflettere: se sapesse con certezza che la sua famiglia non la criticherà e non le farà pesare le sue scelte, che cosa vorrebbe fare davvero con questo ragazzo? La risposta potrebbe aiutarla a distinguere ciò che desidera da ciò che sta evitando per paura. Un caro saluto, Dott.ssa Alessia Mariosa


Buongiorno, grazie per aver condiviso una parte così personale della sua vita. Da quello che racconta, sembra che si trovi in una situazione in cui il desiderio di vivere serenamente le proprie esperienze e costruire una nuova relazione si scontri con il timore delle reazioni della sua famiglia. Quando le vengono fatti pesare i momenti in cui esce o decide di trascorrere una notte fuori casa, può diventare difficile vivere queste scelte con serenità, fino ad arrivare a provare un senso di colpa anche quando non si sta facendo nulla di sbagliato. Vorrei sottolineare un aspetto importante: a 26 anni è legittimo desiderare i propri spazi, coltivare relazioni affettive e compiere scelte autonome, senza che questo debba necessariamente tradursi in un conflitto con la propria famiglia. Comprendere le preoccupazioni dei suoi genitori non significa dover rinunciare ai propri bisogni o sentirsi responsabile di ogni loro reazione. Anche il blocco che descrive rispetto alla possibilità di far conoscere questo ragazzo alla sua famiglia merita attenzione. Dopo una relazione importante e un’esperienza in cui ha vissuto dinamiche simili, è comprensibile che possa temere di ritrovarsi nuovamente in una situazione difficile. Allo stesso tempo, però, la nuova relazione è una storia diversa, che può concedersi di conoscere gradualmente, senza sentirsi obbligata a prendere subito decisioni o a prevedere tutte le possibili reazioni degli altri. Potrebbe esserle utile chiedersi: se non avessi paura di deludere la mia famiglia o di essere giudicata, che cosa desidererei davvero fare? Questa domanda può aiutarla a distinguere i suoi desideri dai timori che, in questo momento, sembrano condizionarla. Non è necessario affrontare tutto immediatamente: può procedere con i suoi tempi, cercando di riconoscere ciò che sente e di costruire, passo dopo passo, un maggiore equilibrio tra il legame con la sua famiglia e il bisogno di vivere la propria vita. Se questa situazione le provoca sofferenza o la porta frequentemente a rinunciare a ciò che desidera, un percorso di supporto psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio queste dinamiche e a trovare modalità più serene per affrontarle. Un caro saluto.


Buongiorno e grazie per aver condiviso la sua esperienza. Da quello che racconta sembra che il desiderio di vivere liberamente le proprie relazioni si scontri con il senso di colpa e il timore del giudizio familiare. Quando questo accade, si rischia di rinunciare a qualcosa che si desidera non perché non ci interessi davvero, ma per evitare tensioni e disapprovazione. Potrebbe essere utile interrogarsi su quanto le scelte che sta facendo rispecchino i suoi desideri e quanto, invece, siano condizionate dal bisogno di rassicurare la sua famiglia. Anche la paura di presentare questa nuova persona potrebbe intrecciarsi con l'esperienza della relazione precedente e con le aspettative che teme possano avere i suoi genitori. Questo insieme di pensieri può essere normale, non è necessario risolvere tutto subito, né ottenere necessariamente l'approvazione di tutti per poter vivere una relazione. Credo che questi aspetti meritino un confronto più approfondito, per comprendere meglio ciò che prova e trovare modalità più serene per vivere le proprie scelte e i propri spazi. In caso, resto a disposizione (anche online). Le auguro il meglio.


Salve. Il senso di colpa è un'emozione complessa che cerca di evitare la separazione. Il legame tra lei e i suoi genitori sta di fatto impedendole di vivere relazioni adulte con gli uomini, che rappresentano una minaccia al rapporto con i suoi genitori, dai quali è evidente che lei non riesce a separarsi. Una donna adulta dovrebbe essere forte del proprio giudizio nei confronti di chi frequenta ed essere capace di concedersi la libertà di stare con chi desidera senza avere bisogno che gli altri la approvino. Dalle sue parole invece si evince la totale mancanza di questa libertà e il legame vincolante con la sua famiglia di origine. Lei dovrebbe lavorare su di sé per emanciparsi dai suoi per sentirsi finalmente libera di legittimare i propri sentimenti all'interno della relazione sentimentale. La psicoterapia è uno strumento molto utile ad avviare questo processo. Si affidi a un professionista per crescere e individuarsi, e si ricordi che "La vita è come andare in bicicletta. Si deve avanzare per non perdere l'equilibrio" (A. Einstein). Saluti, Giorgio.


Indipendentemente dal tipo di relazione che stai intrattenendo dovresti chiederti come mai l'opinione dei tuoi genitori, pur rispettandola, ti vincoli così tanto da mettere in dubbio la relazione in corso. Per i genitori essere un po' restrittivi è abbastanza normale, ma questo potrebbe servire a te per capire la motivazione nelle tue relazioni. D'altronde per i figli cercare di oltrepassare le norme imposte è altrettanto normale. Se proprio sicura ti serva l'opinione dei tuoi genitori per proseguire una relazione? O anche solo per presentarlo? Certo potrà farti piacere sapere che piace anche a loro, ma lo ritieni un parere decisivo?

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