Salve chi puoi aiutarmi?già scrissi tempo fa .. sono una ragazza di 26 anni che ha sempre condotto u
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Salve chi puoi aiutarmi? sono una ragazza di 26 anni che ha sempre condotto una vita tranquilla è normale. Amo quello che faccio il mio lavoro la mia famiglia il mio ragazzo. Abbiamo preso casa e L anno prossimo ci sposiamo .. tutto perfetto fin quando il 10 giugno ho effettuato il vaccino prima dose pfizer, tre giorni dopo vomito diarrea nausea tremolicci insonna. Ho fatto analisi tt i tipi e sono uscite perfette ma è come se mi sentissi in altra persona, il contrario di quello che ero. Sto avendo un blocco emotivo su tutti e tutto , non provo gioia dolore e come se mi fossi messa in stan by.. mangio poco , dormo poco,mi sento assente.. Ho paura di non tornare alla normalità.. Ho iniziato un percorso terapeutico e mi hanno detto di avere una depersonalizzazione dovuta a uno stress post traumatico mentre un dottore analista mi dice di essere in un inizio depressione dovuta a questo spavento forte .. ho iniziato anche una cura farmacologica è una cura terapeutica da qualche mese. Ho ripreso a riposare mi sento meglio ma non ho sentimenti non provo rabbia felicità dolore tristezza nulla tutto molto freddo. Le cose che prima mi spaventavano ora non mi dicono nulla. Mangio ma non provo piacere , sto con il mio ragazzo ma sono un pezzo di ghiaccio , se mi faccio male fisicamente non provo nulla … si esce da tutto questo? Il mio terapeuta dice tra qualche mese ….depressione depersonalizzazione anedonia leggo di tutto … sono molto spaventata anche perché sono già tre mesi che sto così .. qualche angelo può tranquillizzarmi?
Salve, mi spiace molto per la situazione ed il disagio che esprime. Lei scrive che i sintomi sono avvenuti in concomitanza della vaccinazione, tuttavia sarebbe opportuno accertarsi se ciò che descrive può essere causato effettivamente dal vaccino. Ha fatto bene a fare delle analisi per escludere eventuali cause organiche e, fortunatamente, tutto bene. Sarebbe opportuno, a mio avviso, cercare di indagare le cause, origini ed i fattori di mantenimento dei suoi sintomi al fine di poter avere maggiori informazioni e capire cosa effettivamente può aver scatenato tutto ciò. Si affidi al lavoro terapeutico, cercare rassicurazioni in giro, seppur umanamente comprensibile, non è la soluzione migliore.
In bocca al lupo.
Cordialmente, dott. FDL
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Salve, mi dispiace per la situazione spiacevole che sta vivendo. Credo che sia opportuno per lei continuare a confrontarsi con il terapeuta che la segue, vedrà che con il tempo le cose miglioreranno. Inoltre, ha fatto bene a fare le visite mediche per avere più informazioni possibili, non demorda!
Buona giornata.
Dott. Fiori
Buona giornata.
Dott. Fiori
Cara ragazza,
vedrà che l'angelo che la può aiutare lo troverà dentro di lei, certamente grazie all'aiuto di una brava o di un bravo psicoterapeuta. Da quanto posso capire l'evento vaccinazione con i conseguenti effetti ha costituito per lei uno spartiacque, un trauma, un prima e un dopo. Se non vi sono riscontri organici, occorre trovare il senso di questo evento per lei, all'interno della sua vita e delle sue relazioni: con se stessa, con gli altri e con il mondo che la circonda. Coraggio e buona terapia!
Cordialmente
A.M.
vedrà che l'angelo che la può aiutare lo troverà dentro di lei, certamente grazie all'aiuto di una brava o di un bravo psicoterapeuta. Da quanto posso capire l'evento vaccinazione con i conseguenti effetti ha costituito per lei uno spartiacque, un trauma, un prima e un dopo. Se non vi sono riscontri organici, occorre trovare il senso di questo evento per lei, all'interno della sua vita e delle sue relazioni: con se stessa, con gli altri e con il mondo che la circonda. Coraggio e buona terapia!
Cordialmente
A.M.
Sta già facendo ciò che va fatto: approfondimento diagnostico e percorso psicoterapeutico. Sicuramente l'evento Covid/ vaccino/malessere fisico ha toccato vulnerabilità già presenti (mi creda, il vaccino di per sé non ha alcuna responsabilità) che vanno analizzate. Il fatto stesso però che lei scriva qui è segno che non stia funzionando la relazione col suo terapeuta e forse occorre cambiarlo (non significa che il o la collega non sia competente, potrebbe non essersi creata sufficiente alleanza).
Vivere in uno stato come quello descritto è un'esperienza terrificante, è vero, ma non sottovaluti l'opportunità che le offre per entrare in contatto con parti di Sé latenti che, analizzate e integrate, le consentiranno di vivere più serenamente.
Il mio consiglio è di rivolgersi a un terapeuta EMDR.
Vivere in uno stato come quello descritto è un'esperienza terrificante, è vero, ma non sottovaluti l'opportunità che le offre per entrare in contatto con parti di Sé latenti che, analizzate e integrate, le consentiranno di vivere più serenamente.
Il mio consiglio è di rivolgersi a un terapeuta EMDR.
Salve dal suo racconto sembra che ha messo in atto le prassi che solitamente garantiscono la scientificità per affrontare le questioni di cui parla. Ha tramite un consulto medico escluso la componente organica e intrapreso un lavoro sugli aspetti mentali. L'uso dei farmaci sotto controllo medico e un approccio di tipo psicoterapeutico da parte di un professioni sta abilitato sono ulteriori buone prassi. Non è mai opportuno da parte di un professionista intromettersi in questo tipo di situazione. E' sicuramente una buona procedura quella di continuare le attività che sta svolgendo con i professionisti che lavorano con lei. Un cordiale saluto
Buongiorno. Nel suo caso è bene continuare il lavoro terapeutico con pazienza per uscire da questa ossessività riguardo alla paura delle malattie, peraltro senza riscontri organici dopo il momentaneo disagio post vaccino.
Per non provare dolore ci si può congelare non provando nemmeno piacere. Ciò è tipico del sistema paura/ansia e nella depressione.
Buona continuazione
Dr. Gianpietro Rossi
Per non provare dolore ci si può congelare non provando nemmeno piacere. Ciò è tipico del sistema paura/ansia e nella depressione.
Buona continuazione
Dr. Gianpietro Rossi
Carissima ragazza, il periodo che sta attraversando sicuramente l’ha messa sotto stress psicologico rispetto a scelte importanti e significative. Tutto quello che andava fatto lo sta facendo, si affidi con fiducia al suo terapeuta e si dia del tempo sufficiente per comprendersi meglio. Una buona vita Floriana Guccione
Gentile utente, mi dispiace molto per quello che sta vivendo in questo momento, comprendo quanto sia brutto sentirsi "in stand by". Capisco il suo bisogno di essere rassicurata, e trovo molto positiva la sua disponibilità a chiedere aiuto e ad affidarsi a professionisti che possono aiutarla ad affrontare questo brutto momento. Impiegando le sue energie nel percorso di cura vedrà che gradualmente la situazione inizierà a migliorare. Le sconsiglio fortemente di cercare informazioni su Internet, rischia solo di confondersi ancora di più e spaventarsi. Le auguro il meglio, dott.ssa Jessica Maranza
Cara ragazza, mi dispiace molto per la sofferenza che sta vivendo. Da quanto scrive, ha già intrapreso un percorso psicoterapeutico ed è supportata farmacologicamente per cui l'indicazione è di continuare a fare riferimento agli specialisti che conoscono la sua storia clinica meglio di noi, qui. Nonostante il suo malessere, è stata capace di chiedere aiuto e attivare intorno a lei una vera e propria rete. Al contempo, è interessante come abbia scelto di formulare qui la sua richiesta piuttosto che verbalizzare i suoi dubbi ai professionisti direttamente coinvolti. Magari la sua difficoltà nell'affidarsi a loro potrebbe essere un ulteriore stimolo per il lavoro che state portando avanti insieme e magari sarà proprio analizzandolo che potrà già notare importanti cambiamenti. Un caro saluto, dott.ssa Valentina Cecchi
Salve gentile utente, si affidi al suo terapeuta e vedrà che le cose miglioreranno, soprattutto quando si chiarirà aspetti della sua personalità e avrà più consapevolezza su come lei "funziona" a livello cognitivo ed emotivo. Cordialmente, Dott. Papi
Carissima, da quello che stai raccontando sembra che stai affrontando una difficile prova. Prima di tutto semplicemente riconoscere che si, è naturale che sei preoccupata perché stai sperimentando sensazioni e emozioni che non hai provato prima, che non sono piacevoli e i dottori medici non riescono a trovare una causa organica a tutto ciò.
Stai facendo bene andare a controlli medici e intraprendendo anche un percorso di psicoterapia. è importante chiedere aiuto quando ne abbiamo bisogno.
Tre punti su cui potrebbe interessante mettere attenzione:
- descrivi la tua vita prima del vaccino come una vita normale e per questo piacevole. quanto è importante per te essere nella norma? può essere che il tuo stato attuale, percepito da te fuori della normalità, aumenta la tua sofferenza?
- quale era il tuo atteggiamento verso il vaccino prima di andare a farlo? se non eri tranquilla anche questa potrebbe contribuire ai sintomi fisiologici che hai vissuto dopo; e se non eri tranquilla, è da chiedere cosa ti ha portato ad andare e farlo.
- ti aiuta a concentrare sui nomi professionali dei disturbi che stai vivendo? può aiutare, perché cosi almeno la persona sa cosa ha e vuol dire che ce anche la cura; può anche spaventare, questi nomi grandi, che uno non si capisce cosa sono e se sono molto gravi. sarebbe opportuno concentrare su come ti senti e cosa ti fa stare meglio e non impuntare sulle etichette psicologiche in se.
Detto questo, ti voglio rassicurare che il corpo umano è incredibile, sa guarire di tante cose e la nostra credenza di poter guarire facilità la guarigione in se.
La mente umana è ancora più forte: ogni difficoltà che viviamo è un porta di accesso al nostro subconscio, nel quale possiamo scoprire modi di vivere più allineati a quello che siamo veramente, i nostri bisogni, desideri e sogni.
Ti auguro che questa esperienza ti porterà a conoscere te stessa meglio, i tuoi risorsi e i tuoi limiti, e a vivere una vita ancora più felice di quella che hai avuto fin ora.
Un caro saluto, Dott.ssa Alisa Reikher
Stai facendo bene andare a controlli medici e intraprendendo anche un percorso di psicoterapia. è importante chiedere aiuto quando ne abbiamo bisogno.
Tre punti su cui potrebbe interessante mettere attenzione:
- descrivi la tua vita prima del vaccino come una vita normale e per questo piacevole. quanto è importante per te essere nella norma? può essere che il tuo stato attuale, percepito da te fuori della normalità, aumenta la tua sofferenza?
- quale era il tuo atteggiamento verso il vaccino prima di andare a farlo? se non eri tranquilla anche questa potrebbe contribuire ai sintomi fisiologici che hai vissuto dopo; e se non eri tranquilla, è da chiedere cosa ti ha portato ad andare e farlo.
- ti aiuta a concentrare sui nomi professionali dei disturbi che stai vivendo? può aiutare, perché cosi almeno la persona sa cosa ha e vuol dire che ce anche la cura; può anche spaventare, questi nomi grandi, che uno non si capisce cosa sono e se sono molto gravi. sarebbe opportuno concentrare su come ti senti e cosa ti fa stare meglio e non impuntare sulle etichette psicologiche in se.
Detto questo, ti voglio rassicurare che il corpo umano è incredibile, sa guarire di tante cose e la nostra credenza di poter guarire facilità la guarigione in se.
La mente umana è ancora più forte: ogni difficoltà che viviamo è un porta di accesso al nostro subconscio, nel quale possiamo scoprire modi di vivere più allineati a quello che siamo veramente, i nostri bisogni, desideri e sogni.
Ti auguro che questa esperienza ti porterà a conoscere te stessa meglio, i tuoi risorsi e i tuoi limiti, e a vivere una vita ancora più felice di quella che hai avuto fin ora.
Un caro saluto, Dott.ssa Alisa Reikher
Carissima, dalle tue parole emerge tanta paura ma anche tanta forza, sei sulla strada giusta. Il periodo che hai attraversato ti ha messa a dura prova, ma ricorda che il nostro sistema mente-corpo è sempre dalla nostra parte, pertanto molto spesso il malessere è solo un segno che il nostro sistema di allerta si è attivato. Sono certa che andrà tutto bene, ti invito a continuare il percorso terapeutico. Se senti che il terapeuta con cui stai affrontando queste difficoltà non fa al caso tuo, potresti valutare l'ipotesi di cambiare terapeuta
Salve. Nella mia esperienza con problematiche come la sua, anche se con cause scatenanti diverse, le posso dire che se ne esce. Continui col percorso psicoterapeutico. Distinti saluti
Buongiorno, Mi dispiace per la sofferenza che sta vivendo. Dopo aver escluso qualche possibile causa organica del suo problema, Le suggerisco di affidarsi e di fidarsi del suo terapeuta per elaborare insieme a lui/lei questo suo disagio e trovare delle strategie per superarlo.
Cordiali saluti, Dott.ssa E.L.
Cordiali saluti, Dott.ssa E.L.
Gentile utente,
Deve essere spaventoso ritrovarsi in questa situazione così “all’improvviso”. Grazie ad un buon lavoro terapeutico riuscirà a entrare più in contatto con sè e a capire perché la sua mente e il suo corpo stanno reagendo così in questo momento della sua vita. Questo congelamento fisico ed emotivo che sta vivendo è una strategia di difesa e protezione che non durerà per sempre. Lei potrà riappropriarsi delle sue emozioni e senzazioni con i suoi tempi.
Mi complimento con lei per essersi attivata subito e per il coraggio di aver chiesto aiuto.
Cordiali saluti
Carla Nesci
Deve essere spaventoso ritrovarsi in questa situazione così “all’improvviso”. Grazie ad un buon lavoro terapeutico riuscirà a entrare più in contatto con sè e a capire perché la sua mente e il suo corpo stanno reagendo così in questo momento della sua vita. Questo congelamento fisico ed emotivo che sta vivendo è una strategia di difesa e protezione che non durerà per sempre. Lei potrà riappropriarsi delle sue emozioni e senzazioni con i suoi tempi.
Mi complimento con lei per essersi attivata subito e per il coraggio di aver chiesto aiuto.
Cordiali saluti
Carla Nesci
Buongiorno, mi dispiace per la difficile situazione che sta vivendo, capisco sia un periodo di forte preoccupazione. Tuttavia, ha fatto il passo più importante: quello di farsi seguire da uno psicoterapeuta. Le consiglio quindi di affidarsi a lui e porre questi dubbi al suo terapeuta, vedrà che passo dopo passo la aiuterà a ritrovare sè stessa. Cordialmente, dott.ssa Valentina Maccioni
Buongiorno, dal suo racconto sembra molto spaventata dall'esperienza che sta vivendo e ricerca ogni tipo di rassicurazione. Sentirsi emotivamente differenti comprendo che pone delle difficoltà, specie se non si riesce a comprenderne l'origine e i motivi che hanno innescato queste modificazioni. La cosa che può fare è affidarsi alle cure che sta facendo, cercando il più possibile di mantenere il focus su se stessa e su sul percorso, evitando, per quanto riesce, di andare alla ricerca di varie fonti di rassicurazione o di informazione nei momenti di maggior sconforto. Ciò che le posso dire è di tener duro rispetto al percorso che sta facendo e vedrà che gradualmente i risultati li inizia a vedere.
Un cordiale saluto, Dott.ssa Matilde Ciaccia.
Un cordiale saluto, Dott.ssa Matilde Ciaccia.
In ambito psicologico sistemico relazionale, è importante considerare le molteplici prospettive che potrebbero essere utili nel tuo caso. Prima di tutto, è fondamentale comprendere la complessità dei sintomi che stai vivendo e il modo in cui possono essere collegati a eventi traumatici o stressanti, come l'esperienza post-vaccino che hai descritto.
La depersonalizzazione e l'anedonia sono sintomi tipici di disturbi legati all'umore, come la depressione, ma possono anche essere legati a disturbi d'ansia o stress post-traumatico. È positivo che tu abbia iniziato un percorso terapeutico e farmacologico, poiché questo può aiutarti a elaborare e affrontare i tuoi sintomi in modo più efficace.
È normale sentirsi spaventati e preoccupati di fronte a sintomi così intensi e persistenti, ma è importante ricordare che la guarigione è un processo complesso che richiede tempo e impegno. Nel tuo caso, è possibile che il supporto terapeutico e farmacologico ti aiuti a ritrovare gradualmente le tue emozioni e a tornare a sentirti più connessa con te stessa e con gli altri.
Continua a seguire il tuo percorso terapeutico e cerca di essere paziente con te stessa. Ricorda che ogni persona e ogni processo di guarigione è unico e che le tue emozioni possono tornare a emergere piano piano, con il passare del tempo e con l'aiuto adeguato.
Se senti il bisogno di ulteriore supporto, non esitare a parlarne con il tuo terapeuta o a cercare aiuto da parte di altri professionisti del settore. È importante che tu ti senta ascoltata, compresa e supportata durante questo periodo difficile.
Spero che queste parole possano darti un po' di conforto e tranquillità. Ricorda che sei forte e capace di superare questa fase. Continua a prenderti cura di te stessa e a cercare il sostegno di persone di fiducia. E non dimenticare che, anche quando sembra difficile, la luce alla fine del tunnel è sempre più vicina di quanto pensi. Rimango a tua disposizione per un eventuale colloquio di consultazione.
Dott. Cordoba.
La depersonalizzazione e l'anedonia sono sintomi tipici di disturbi legati all'umore, come la depressione, ma possono anche essere legati a disturbi d'ansia o stress post-traumatico. È positivo che tu abbia iniziato un percorso terapeutico e farmacologico, poiché questo può aiutarti a elaborare e affrontare i tuoi sintomi in modo più efficace.
È normale sentirsi spaventati e preoccupati di fronte a sintomi così intensi e persistenti, ma è importante ricordare che la guarigione è un processo complesso che richiede tempo e impegno. Nel tuo caso, è possibile che il supporto terapeutico e farmacologico ti aiuti a ritrovare gradualmente le tue emozioni e a tornare a sentirti più connessa con te stessa e con gli altri.
Continua a seguire il tuo percorso terapeutico e cerca di essere paziente con te stessa. Ricorda che ogni persona e ogni processo di guarigione è unico e che le tue emozioni possono tornare a emergere piano piano, con il passare del tempo e con l'aiuto adeguato.
Se senti il bisogno di ulteriore supporto, non esitare a parlarne con il tuo terapeuta o a cercare aiuto da parte di altri professionisti del settore. È importante che tu ti senta ascoltata, compresa e supportata durante questo periodo difficile.
Spero che queste parole possano darti un po' di conforto e tranquillità. Ricorda che sei forte e capace di superare questa fase. Continua a prenderti cura di te stessa e a cercare il sostegno di persone di fiducia. E non dimenticare che, anche quando sembra difficile, la luce alla fine del tunnel è sempre più vicina di quanto pensi. Rimango a tua disposizione per un eventuale colloquio di consultazione.
Dott. Cordoba.
Ecco a lei alcune informazioni sull'anedonia:
"Dottoresa mi sentivo come anestetizzato...."
Cos'è l'anedonia?
Anedonia è un termine che deriva dal greco e significa "assenza di piacere". Indica l'incapacità di provare piacere in attività che normalmente risultano piacevoli, come mangiare, socializzare, fare sport o avere rapporti sessuali. Questo sintomo è spesso associato a disturbi dell'umore ma può manifestarsi anche in altri contesti clinici.
Tipi di Anedonia
Anedonia Sociale: Difficoltà a trovare piacere nelle interazioni sociali e nei rapporti con gli altri.
Anedonia Fisica: Diminuzione della capacità di provare piacere da stimoli fisici come il cibo, il sesso o il tocco.
Le cause dell'anedonia non sono completamente comprese, ma si ritiene che siano coinvolti diversi fattori biologici, psicologici e sociali.
L'anedonia può avere un impatto significativo sulla qualità della vita, influenzando negativamente le relazioni personali, il lavoro e la salute generale. È importante cercare un aiuto professionale se si sospetta di soffrire di anedonia, in modo da ricevere una diagnosi accurata e un trattamento adeguato.
Bisognerebbe capire quale sia la reale causa che ha scanetao in lei l'anedonia, causa che potrebbe essere diversa dal vaccino.
Cordialmente
DOTT. SSA Chantal Danna
"Dottoresa mi sentivo come anestetizzato...."
Cos'è l'anedonia?
Anedonia è un termine che deriva dal greco e significa "assenza di piacere". Indica l'incapacità di provare piacere in attività che normalmente risultano piacevoli, come mangiare, socializzare, fare sport o avere rapporti sessuali. Questo sintomo è spesso associato a disturbi dell'umore ma può manifestarsi anche in altri contesti clinici.
Tipi di Anedonia
Anedonia Sociale: Difficoltà a trovare piacere nelle interazioni sociali e nei rapporti con gli altri.
Anedonia Fisica: Diminuzione della capacità di provare piacere da stimoli fisici come il cibo, il sesso o il tocco.
Le cause dell'anedonia non sono completamente comprese, ma si ritiene che siano coinvolti diversi fattori biologici, psicologici e sociali.
L'anedonia può avere un impatto significativo sulla qualità della vita, influenzando negativamente le relazioni personali, il lavoro e la salute generale. È importante cercare un aiuto professionale se si sospetta di soffrire di anedonia, in modo da ricevere una diagnosi accurata e un trattamento adeguato.
Bisognerebbe capire quale sia la reale causa che ha scanetao in lei l'anedonia, causa che potrebbe essere diversa dal vaccino.
Cordialmente
DOTT. SSA Chantal Danna
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Ciao,
non son un angelo, ma una cosa te la posso dire.
La reazione che hai avuto al vaccino, in realtà non dipende da esso, ma da situazioni pregresse, antiche e profonde che si sono manifestate dopo il "trauma" del vaccino.
Si possono vedere in una valida razione di terapia, in modo da poter vedere cosa ti stia accadendo e perché, così da poter trasformare questa situazione di "stallo" e mandarla via.
Un caro saluto
Lavinia
non son un angelo, ma una cosa te la posso dire.
La reazione che hai avuto al vaccino, in realtà non dipende da esso, ma da situazioni pregresse, antiche e profonde che si sono manifestate dopo il "trauma" del vaccino.
Si possono vedere in una valida razione di terapia, in modo da poter vedere cosa ti stia accadendo e perché, così da poter trasformare questa situazione di "stallo" e mandarla via.
Un caro saluto
Lavinia
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Salve, grazie per aver condiviso la sua esperienza. Capisco quanto sia difficile affrontare questa situazione. La depersonalizzazione, l’anedonia e la sensazione di distacco emotivo possono derivare da un forte stress, come quello che ha vissuto dopo la reazione al vaccino. È importante che lei abbia intrapreso un percorso terapeutico, e il fatto che stia riprendendo a riposare è un buon segno. Questi sintomi, sebbene spaventosi, sono trattabili e spesso temporanei. Il suo terapeuta ha ragione nel dirle che il processo potrebbe richiedere tempo. Con il giusto supporto, è possibile recuperare gradualmente e tornare a sentirsi come prima. La pazienza e il supporto continuo sono fondamentali.
Salve, grazie per aver condiviso la sua storia con tanta sincerità e coraggio. Le sue parole comunicano un grande senso di smarrimento e dolore, ma anche una forte volontà di capire, di andare a fondo e di cercare un appiglio per tornare a sentirsi sé stessa. Ed è già un segnale prezioso, perché significa che dentro di lei, nonostante tutto, c’è ancora un nucleo che sta lottando per riconnettersi alla vita. Quello che sta vivendo, per quanto angosciante, è qualcosa che nel nostro ambito viene riconosciuto e studiato con molta attenzione. La depersonalizzazione e l’anedonia che descrive, così come la sensazione di essere in una sorta di stand-by emotivo, sono sintomi che possono emergere in risposta a uno stress intenso, soprattutto quando questo arriva inaspettato e viene vissuto con grande allarme, come nel suo caso dopo la reazione al vaccino. Il nostro cervello, in presenza di uno spavento molto forte, può attivare dei meccanismi di difesa che servono, in origine, per proteggerci. Uno di questi è proprio quello del distacco emotivo: come se la mente, per non sentire troppo dolore, si dissociasse, spegnesse il volume delle emozioni, lasciandola in uno stato di apparente "assenza" da sé stessa e dal mondo. Nel modello cognitivo-comportamentale lavoriamo spesso su questi meccanismi, aiutando le persone a ricostruire un ponte tra mente, corpo ed emozioni. È importante sapere che ciò che sta vivendo non è un danno irreversibile, ma una risposta che il cervello può disinnescare nel tempo, soprattutto quando ci si affida a un percorso terapeutico strutturato, come sta già facendo. Il fatto che lei abbia già iniziato sia un trattamento farmacologico sia un lavoro psicoterapeutico è un passo fondamentale. I miglioramenti nel sonno, ad esempio, sono un primo indicatore che il sistema nervoso sta cominciando a riequilibrarsi. Tuttavia, è normale che le emozioni impieghino più tempo a riemergere, perché sono molto legate alla percezione di sicurezza, di vitalità e di contatto con il corpo e gli altri. Capisco la sua paura: sentirsi "fredda", non riconoscere più sé stessa, non provare piacere né dolore può sembrare come se si fosse rotta qualcosa di profondo. Ma non è così. La sua mente sta ancora lavorando, anche se oggi le sembra di essere "spenta". L’anedonia, l’assenza di piacere, è uno dei sintomi più difficili della depressione, ma anche uno dei più sensibili al cambiamento nel tempo. Non significa che non guarirà, ma che serve pazienza, fiducia e un accompagnamento costante. Ogni piccola variazione, anche impercettibile, è un passo nella direzione giusta. Quando il suo terapeuta le dice che tra qualche mese potrà stare meglio, non lo dice per darle una speranza vuota, ma perché esistono evidenze che, con l’intervento giusto, questi sintomi si attenuano progressivamente. La mente ha una straordinaria capacità di autoripararsi, soprattutto quando trova una rete di supporto stabile. Il fatto che abbia un compagno, una famiglia, un lavoro che ama, e che stia cercando di rimanere connessa a tutto questo, sono elementi che contano molto più di quanto possa sembrare ora. In questi momenti, ciò che può aiutarla è provare a ridurre il monitoraggio continuo dei sintomi e delle emozioni, anche se è comprensibile che venga da farlo. Leggere troppo in rete, confrontarsi con mille definizioni e prognosi, può alimentare il senso di allarme e aumentare la confusione. La invito, invece, a fidarsi del processo che ha avviato, a condividere i suoi dubbi nel setting terapeutico, a non pretendere da sé stessa un cambiamento immediato. Il cervello, quando ha vissuto un trauma percepito, ha bisogno di tempo per ricablare alcune funzioni, e questo tempo non è mai tempo perso: è tempo di guarigione. Lei non è sola e non è in pericolo. Sta attraversando una fase molto dura, ma temporanea. Si può uscire dalla depersonalizzazione, dall’anedonia e dalla depressione, e spesso proprio da queste esperienze si esce con una consapevolezza nuova di sé, della vita e del proprio mondo emotivo. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Salve,
quello che descrive è un vissuto molto intenso e spaventante, soprattutto perché sembra averle tolto proprio ciò che prima le faceva sentire viva e in equilibrio: le emozioni, il piacere, il senso di sé. Capisco bene la paura che prova e la sensazione di essere “spenta” dentro, come se la mente avesse premuto un interruttore per mettersla in pausa. Ma quello che racconta non è irreversibile. È una condizione che, per quanto dolorosa e destabilizzante, ha un senso preciso e — soprattutto — può migliorare pienamente con il giusto tempo e supporto.
La depersonalizzazione e l’anedonia, infatti, sono reazioni che spesso compaiono dopo un forte spavento o uno stress prolungato, come se il cervello, per difendersi, “anestetizzasse” le emozioni e la sensibilità. È un meccanismo di protezione, non una perdita definitiva di sé. Quando l’organismo recupera sicurezza e stabilità, le emozioni lentamente tornano, prima in modo lieve, poi via via più naturale.
Il fatto che lei abbia già intrapreso un percorso terapeutico e farmacologico è un passo molto importante, e il miglioramento del sonno e dell’equilibrio corporeo indica che il sistema sta iniziando a ritrovare una base di regolazione. Il resto — la ripresa della vitalità, dell’interesse, del calore affettivo — richiede tempo, ma non è fuori portata.
La cosa più importante ora è non leggere troppo su internet: lo capisco, il bisogno di capire nasce dalla paura, ma spesso leggere descrizioni o casi peggiori non aiuta, anzi aumenta la sensazione di essere “irrimediabilmente cambiata”. Lei non è “bloccata per sempre”: è in un processo di riassestamento, e ciò che oggi le sembra assenza è, in realtà, un modo del suo cervello di proteggersi dopo lo shock.
Provi a dare fiducia al suo terapeuta e al suo corpo: entrambi stanno già lavorando per riaprirsi alla vita. Le emozioni torneranno, ma non “di colpo” — torneranno piano, come quando si riaccende la luce dopo una lunga notte.
Saluti
quello che descrive è un vissuto molto intenso e spaventante, soprattutto perché sembra averle tolto proprio ciò che prima le faceva sentire viva e in equilibrio: le emozioni, il piacere, il senso di sé. Capisco bene la paura che prova e la sensazione di essere “spenta” dentro, come se la mente avesse premuto un interruttore per mettersla in pausa. Ma quello che racconta non è irreversibile. È una condizione che, per quanto dolorosa e destabilizzante, ha un senso preciso e — soprattutto — può migliorare pienamente con il giusto tempo e supporto.
La depersonalizzazione e l’anedonia, infatti, sono reazioni che spesso compaiono dopo un forte spavento o uno stress prolungato, come se il cervello, per difendersi, “anestetizzasse” le emozioni e la sensibilità. È un meccanismo di protezione, non una perdita definitiva di sé. Quando l’organismo recupera sicurezza e stabilità, le emozioni lentamente tornano, prima in modo lieve, poi via via più naturale.
Il fatto che lei abbia già intrapreso un percorso terapeutico e farmacologico è un passo molto importante, e il miglioramento del sonno e dell’equilibrio corporeo indica che il sistema sta iniziando a ritrovare una base di regolazione. Il resto — la ripresa della vitalità, dell’interesse, del calore affettivo — richiede tempo, ma non è fuori portata.
La cosa più importante ora è non leggere troppo su internet: lo capisco, il bisogno di capire nasce dalla paura, ma spesso leggere descrizioni o casi peggiori non aiuta, anzi aumenta la sensazione di essere “irrimediabilmente cambiata”. Lei non è “bloccata per sempre”: è in un processo di riassestamento, e ciò che oggi le sembra assenza è, in realtà, un modo del suo cervello di proteggersi dopo lo shock.
Provi a dare fiducia al suo terapeuta e al suo corpo: entrambi stanno già lavorando per riaprirsi alla vita. Le emozioni torneranno, ma non “di colpo” — torneranno piano, come quando si riaccende la luce dopo una lunga notte.
Saluti
Non è irreversibile. Il suo corpo e la mente stanno usando la depersonalizzazione come strategia di protezione. Il compito non è “forzare” le emozioni, ma ripristinare piccoli segnali di vita reale: riposare, mangiare, attività quotidiane. Con coerenza e tempo, le emozioni torneranno naturalmente.
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