Salve a tutti sono una ragazza di 18 anni,e intrapreso il percorso di psicoterapia da un anno e qual

Salve a tutti sono una ragazza di 18 anni,e intrapreso il percorso di psicoterapia da un anno e qualcosa. All' inizio ero felicissima di andare alla sedute,tempo dopo ho capito che ero attratta dalla psicologa e mi sono dichiarata,ma da lì ho iniziato ad essere nervosissima ma felicissima,passo tutta la seduta a sorridere e non riesco a smettere,poi alcune volte mi capita di incantarmi a guardarla e sono l'imbarazzo in persona. Mesi fa mi sono resa conto di essermi innamorata tantoché una volta che era venuta con una maglia scollata, io ero molto più nervosa del solito e mi tremavano le mani cosa che ha visto pure lei,alla fine sono tornata a casa e ho pianto per quanto la desiderassi. A volte mi capita anche che mentre entro o esco dallo studio sbatto contro le sedie per l'imbarazzao e dire imbarazzo è troppo poco,prima di ogni seduta ho la tachicardia talmente forte che devo fare la respirazione,il mal di pancia che mi gonfia la pancia e poi mi viene da andare in bagno e le mani che tremano tanto. Lei sa della mia fatica ad accettare il mio orientamento sessuale ma l' altra volta che le ho detto che ero così nervosa perché non accettavo quello che provavo lei mi fa che sapeva,ma come fa a saperlo? Perché no così nervosa?non può essere solo perché sono innamorata e come faccio a stare più tranquilla? Grazie a tutti

13 risposte


Capisco bene la fatica che stai vivendo, e ti rispondo con il tono e la chiarezza che userei in seduta, mantenendo un assetto clinico e rispettoso. 1. Quello che descrivi non è “strano”: è una dinamica nota in psicoterapia Quando si crea un legame forte con la terapeuta, soprattutto in un’età in cui l’identità affettiva e sessuale è ancora in costruzione, può emergere una forma di idealizzazione, attrazione, innamoramento. In psicologia clinica questo fenomeno è chiamato traslazione: non è un errore, non è una colpa, e non significa che tu stia “impazzendo”. Significa che stai portando nella relazione terapeutica parti molto profonde di te, che meritano di essere comprese e lavorate. 2. Perché lei “lo sapeva”? Una psicoterapeuta esperta osserva: il modo in cui la guardi, la tensione corporea, il tremore, l’eccesso di sorriso, l’imbarazzo, la difficoltà a parlare, la tachicardia prima delle sedute, la reazione a dettagli del suo aspetto. Sono segnali molto chiari di un coinvolgimento emotivo e affettivo. Non “lo sapeva” perché legge la mente: lo ha dedotto dai tuoi comportamenti, esattamente come un medico deduce un sintomo da ciò che vede. 3. Perché sei così nervosa? Il nervosismo non deriva solo dall’innamoramento. Di solito nasce da una combinazione di fattori: Attrazione + paura di essere giudicata Desiderio + vergogna Bisogno di vicinanza + paura di perderla Difficoltà ad accettare il proprio orientamento sessuale Timore di “rovinare” la terapia Il corpo reagisce come se fossi davanti a qualcosa di molto importante e molto vulnerabile: tachicardia, tremore, mal di pancia, tensione muscolare, difficoltà a coordinare i movimenti (come sbattere contro le sedie). Sono reazioni fisiologiche, non segni di debolezza. 4. Non stai “esagerando”: stai vivendo un’emozione intensa in un contesto protetto La relazione terapeutica è particolare: è intima, profonda, accogliente, e tu sei vista e ascoltata in modo che raramente accade fuori. Per molte persone questo diventa il primo luogo in cui si sentono davvero riconosciute. È normale che il corpo reagisca con intensità. 5. Come puoi stare più tranquilla? Ci sono alcune strade che, in terapia, funzionano molto bene: Parlarne apertamente con lei, senza censurarti. La trasparenza riduce l’ansia perché toglie la paura del “non detto”. Lavorare sull’accettazione dell’orientamento sessuale, che è un tema centrale per te. Quando l’identità è più stabile, l’attrazione diventa meno spaventosa. Esplorare cosa rappresenta lei per te Spesso la terapeuta incarna: sicurezza, protezione, approvazione, un modello femminile forte, un ideale affettivo. Capire questo riduce la confusione. Riconoscere che l’innamoramento in terapia non è “da evitare”, ma da comprendere Non devi combatterlo: devi capirlo. Lavorare sulle reazioni corporee Tecniche di grounding, respirazione, anticipazione delle emozioni prima della seduta. 6. Una cosa importante La tua terapeuta non può e non deve ricambiare: questo è un confine etico fondamentale. Ma può aiutarti a capire cosa provi, perché lo provi, e come trasformare questo innamoramento in un’occasione di crescita personale. 7. Non sei sola in questa esperienza Molti pazienti, soprattutto giovani, vivono forme di innamoramento verso la terapeuta. Non è un segno che la terapia sta andando male: spesso è il contrario. Significa che stai entrando in contatto con parti profonde di te che prima non avevi il coraggio di guardare.

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Salve, la invito a parlare di queste sensazioni con la sua terapista; è la cosa migliore da fare, confrontarsi con lei. Le restituzioni di altri specialisti possono inquinare il setting terapeutico. Cordiali Saluti Dott. Diego Ferrara


L'attrazione di una/un paziente per la/il propria/o terapeuta è una condizione possibile e contemplata nella terapia. Il confrontarsi apertamente ed esporlo è la modalità che permette di indirizzare al meglio da parte della/del terapeuta (che da vari segnali può aver già intuito l'attrazione es: modalità di comunicare, valutazione del non verbale e del para-verbale e altro ancora) la situazione. La sua terapeuta è senza dubbio in grado di analizzare e condividere con lei questa situazione in modo da valutare insieme da cosa può derivare il disagio espresso. Molte volte sulla/sul terapeuta vengono proiettate idee e situazioni che derivano da altri contesti e per per questo la massima trasparenza aiuta molto la/il terapeuta. Buon lavoro.


Gentile utente, Da ciò che racconta, sembra che queste emozioni abbiano assunto un significato molto profondo all'interno della relazione terapeutica. Più che chiedersi come la sua terapeuta abbia potuto comprenderlo, potrebbe essere utile esplorare insieme a lei cosa rappresentano per Lei questo innamoramento, l'intenso imbarazzo e la difficoltà ad accettare ciò che prova. Proprio ciò che accade nella relazione terapeutica può diventare un importante strumento di comprensione di sé e di crescita personale.


Buonasera, da ciò che leggo sembra essersi attivato un transfert affettivo molto intenso, accompagnato da una marcata attivazione ansiosa sia sul piano psichico che somatico, con tachicardia, tremore, sintomi gastrointestinali e ipervigilanza. Si tratta di un'esperienza che può emergere nel corso di una psicoterapia e che, pur essendo molto dolorosa, rappresenta un materiale clinico di grande valore. Il fatto che la tua terapeuta abbia colto il tuo stato emotivo, non significa che "sapesse" cosa provavi, ma che abbia osservato indicatori relazionali e affettivi coerenti con ciò che poi hai espresso. Ti incoraggio a continuare a portare in seduta anche questi vissuti: è proprio nella loro elaborazione che il processo terapeutico può acquisire maggiore profondità. Resto a disposizione.


Quello che descrivi è molto comune in terapia e può essere letto come un insieme di innamoramento, transfert e forte attivazione ansiosa. Il fatto che la terapeuta se ne accorga non significa che legga nella mente: spesso lo si capisce da segnali molto visibili, come il sorriso continuo, l’imbarazzo, lo sguardo fisso, il tremore, la voce diversa, la postura rigida o la difficoltà a stare tranquilla durante la seduta. La tachicardia, il mal di pancia, il gonfiore, il bisogno di andare in bagno e le mani che tremano sono segnali compatibili con un’ansia molto forte, non con il fatto che stia “sbagliando” qualcosa. Provare attrazione o innamoramento verso la terapeuta può accadere, soprattutto in una fase in cui ci si sente viste, accolte e ascoltate profondamente. Non significa che la terapia stia andando male, ma può essere un materiale molto importante da portare dentro il percorso. Non è necessario colpevolizzarsi né forzarsi a decidere subito cosa fare. Può essere utile provare a chiedersi non solo “mi piace?”, ma anche “che cosa rappresenta per me?”, “che bisogno tocca?”, “mi fa sentire al sicuro?”, “ho paura del rifiuto o della perdita?”. Spesso dietro queste emozioni ci sono desiderio di vicinanza, bisogno di riconoscimento, timore di esporsi e difficoltà ad accettare parti di sé. La cosa più utile è parlarne apertamente in seduta, anche se all’inizio provoca imbarazzo. Si può dire in modo semplice che si sente molto agitata, che prova emozioni forti verso di lei e che vorrebbe capire insieme cosa significa e come gestirlo. Portare questo vissuto in terapia permette di lavorarci davvero, invece di restarne schiacciata fuori dalla seduta.

Dott.ssa Raffaella Schiavone

Dott.ssa Raffaella Schiavone

psicoterapeuta

Casalecchio di Reno

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Gentile Utente, quello che descrive è qualcosa che può accadere più spesso di quanto si pensi all'interno di un percorso terapeutico. La relazione con il proprio terapeuta è una relazione intensa, fatta di ascolto, accoglienza e attenzione profonda: aspetti che possono attivare sentimenti molto forti, compreso l'innamoramento. Da ciò che racconta, non mi sembra che la sua psicologa "sappia" cosa prova perché le legge nel pensiero. Più probabilmente, nel corso del tempo ha osservato i suoi comportamenti, il suo imbarazzo, il modo in cui reagisce in sua presenza e ha colto una sofferenza legata all'accettazione dei suoi sentimenti e del suo orientamento affettivo-sessuale. Mi colpisce una cosa: gran parte della sua sofferenza sembra non derivare tanto dall'essersi innamorata, quanto dalla difficoltà di accogliere ciò che prova. A volte combattiamo così tanto contro un'emozione da renderla ancora più intensa. In terapia, questi vissuti possono diventare un'occasione preziosa per conoscersi meglio. Dietro l'innamoramento possono intrecciarsi desiderio, bisogno di vicinanza, ricerca di accettazione, aspetti della propria identità ancora in costruzione. Non sono emozioni da cui difendersi o di cui vergognarsi, ma esperienze da esplorare con curiosità e delicatezza. Le suggerirei quindi di continuare a portare apertamente questi vissuti in terapia. Paradossalmente, più proverà a nasconderli o a controllarli, più rischieranno di occupare spazio. A volte ciò che ci aiuta a stare più tranquilli non è eliminare l'emozione, ma darle un posto e un significato. E, se posso dirglielo, nelle sue parole vedo anche il coraggio di una ragazza che sta cercando di conoscersi davvero. È un passaggio delicato, ma anche molto importante. Rimango a disposizione per eventuali chiarimenti. Dott.ssa Veronica Savio


Salve, il fatto che la terapeuta abbia intuito il suo disagio probabilmente dipende dal fatto che osserva con attenzione le sue reazioni emotive e non solo le sue parole. I segnali che descrive (tachicardia, tremore, imbarazzo, difficoltà a guardarla) possono essere facilmente percepibili da un professionista. Ha pensato mai di portare apertamente queste emozioni in seduta? Parlare con la terapeuta di quello che sente, del desiderio, dell’imbarazzo e della difficoltà ad accettare il proprio orientamento sessuale può rappresentare un passaggio terapeutico molto importante. Un saluto


Quello che descrive, l'intensità emotiva che sente prima e durante le sedute, è qualcosa che può capitare nel contesto di un percorso terapeutico, e che merita di essere esplorato. Il posto più indicato per farlo è proprio lo spazio della terapia stessa: portare quello che sente, così com'è, potrebbe diventare un punto di lavoro prezioso nel percorso che ha già intrapreso.


Grazie per la tua domanda, da ciò che scrivi arriva tutta la tua agitazione e il tuo nervosismo di quei momenti. Dato che il tuo corpo le sta già inviando tutti i segnali possibili, perché non gliene parli direttamente? Preferisci davvero il parere di altri sconosciuti rispetto a quello della persona che già conosci e ti ha già in cura da tempo? Non è così raro provare attrazione per la propria (o il proprio) terapeuta, parlarne può creare tanti nuovi spiragli nella terapia. La terapia funziona se c'è fiducia nel rapporto tra paziente e terapeuta: fidati di lei, e di te stessa, e quando sarai pronta affronta la cosa con lei.


Io valuterei la possibilità di cambiare terapeuta. Mi sembra di capire che i sentimenti romantici che prova per lei stia inficiando totalmente l'utilità della relazione terapeutica, che dovrebbe invece essere uno spazio sicuro in cui sentirci accolti e rilassati. Valuti anche la possibilità di cercare, ad esempio, un terapeuta maschio o una terapeuta donna magari molto più anziana, in modo che non si attivi questo tipo di transfert.


Ciao, quello che ti sta capitando nella relazione con la tua terapeuta, Freud lo chiamò transfert erotico. Forse sta capitando, perchè è la strada che il tuo inconscio ha trovato per aiutarti, un po' alla volta, ad accettare la tua omosessualità: la tua terapeuta è una persona con cui sai di essere al sicura e questo ti consente di sperimentare l'attrazione e l'amore per una persone del tuo stesso, senza aver paura di te stessa. La tua terapeuta conosce i meccanismi della mente umana e ad ogni seduta impara a conoscerti, per questo può comprendere ciò che provi. Sarebbe molto importante che tu ne parlassi direttamente con lei, vedrai che farlo, ti aiuterà tantissimo nel tuo percorso!


Buon pomeriggio, quello che racconti sembra essere per te un’esperienza molto intensa, che coinvolge non solo i pensieri e le emozioni, ma anche il corpo: tachicardia, tremori, imbarazzo, tensione e mal di pancia. E credo sia importante innanzitutto dirti che non c’è nulla di cui tu debba vergognarti. Può accadere, all’interno di un percorso psicoterapeutico, di sviluppare sentimenti molto forti nei confronti della propria terapeuta. Il fatto che tu possa esserti innamorata di lei non significa che ci sia qualcosa di sbagliato in te, né che tu debba necessariamente combattere o eliminare ciò che provi. Anche il rapporto che si costruisce in terapia può diventare emotivamente molto significativo e, proprio per questo, può suscitare sentimenti particolarmente intensi. Rispetto a ciò che ti ha detto la tua psicologa, probabilmente non intendeva dire di “sapere” con certezza cosa provassi. Dopo un anno di percorso, conoscendo la tua storia e avendo ascoltato ciò che le hai raccontato, può aver colto alcuni segnali o collegamenti e aver formulato un’ipotesi. Solo tu, però, puoi raccontarle fino in fondo come stai vivendo questa esperienza. Forse, più che chiederti come fare a smettere di essere nervosa, potrebbe essere utile provare a portare proprio questa domanda dentro le vostre sedute: “Cosa mi succede quando sono qui con te? Cosa provo? Cosa mi spaventa così tanto? E cosa desidero?” Anche il fatto che tu la guardi, sorrida, ti senta in imbarazzo o abbia reazioni fisiche così forti può diventare materiale importante da esplorare insieme, senza giudizio. E soprattutto, non avere fretta di “risolvere” quello che provi. La terapia può essere proprio uno spazio in cui imparare, con gradualità, a stare in contatto con le proprie emozioni senza esserne travolti e ad accettare maggiormente anche le parti di sé che oggi fanno più fatica ad essere accolte. Un caro saluto, Dott. Fabio Mallardo Psicologo-Psicoterapeuta Ricevo anche on-line

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