Non ho nessuna patologia ma vorrei un parere/consiglio su come aiutare psicologicamente il mio partn
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Non ho nessuna patologia ma vorrei un parere/consiglio su come aiutare psicologicamente il mio partner. Stiamo insieme da 2 anni e in tutto questo tempo ha lasciato 3 lavori che secondo me erano degli ottimi lavori, trovandoci a cambiare paese, regione, pur di inserirsi nel posto di lavoro che piu preferiva. Dopo un trasloco ieri mi si viene a lamentare che vuole lasciare nuovamente il lavoro (assunto da gennaio e ha avuto la fortuna di avere un contratto a tempo indeterminato, dove la ditta stessa ci ha dato la possibilità di locazione di una casa dato che appunto avendo cambiato regione non avevano un alloggio).
Le motivazioni per cui cambia il posto di lavoro sono sempre le stesse: è quello che fa più di tutti, si dedica tanto al lavoro, si sente che fa 100 cose e appena ne fa una sbagliata viene rimproverato, viene usato come jolly perché appunto sa gestire più mansioni, si lamenta del fatto che mentre gli altri fanno lavori piu leggeri con lo stesso contratto, lui si ritrova sempre a correre a mille, si lamenta che il posto di lavoro è sporco, si lamenta del fatto che gli altri stanno al cell mentre lui lavora, si lamenta che ci sono persone lecca piedi che a lui danno fastidio. Insomma sono due anni che lo sento lamentarsi per tutte queste stupidaggini secondo me, e sono due anni che per questo suo aspetto lavorativo ci siamo ritrovati spesso senza soldi in tasca perché ci vuol un bel po per trovare un lavoro che gli piaccia, e non appena lo trova ecco che trova tutte le problematiche per lasciar perdere. Addirittura mi ha detto che preferisce un lavoro dove guadagna 100 euro in meno, con un contratto poco importante rispetto all indeterminato, ma almeno sta sul pulito. Io gli ho già detto che secondo me non deve attaccarsi su queste cose, perché sì, può trovare un lavoro più pulito ma questo lavoro gli da tanto in un futuro, possiamo comprare casa, ha ferie pagate soprattutto gli è permesso andare in ferie x natale ed in estate cosA che difficilmente ti viene concessa altrove. Insomma a mio occhio è un ottimo posto ma lui sta iniziando a prendere in antipatia anche questa occasione e la mia più grande ansia nasce nel momento in cui lui lascerà e ci ritroveremo nuovamente senza sicurezze economiche. Potreste gentilmente darmi dei pareri, dei consigli su come aiutarlo oa gestire questa cosa e soprattutto a fargli capire che in qualsiasi posto di lavoro troverà dei difetti, in qualsiasi e che non deve mollare appena trova un sassolino davanti al suo cammino, perché secondo me l'unico che ci perde siamo io e lui, non il suo datore di lavoro che tiene 300 operai
Le motivazioni per cui cambia il posto di lavoro sono sempre le stesse: è quello che fa più di tutti, si dedica tanto al lavoro, si sente che fa 100 cose e appena ne fa una sbagliata viene rimproverato, viene usato come jolly perché appunto sa gestire più mansioni, si lamenta del fatto che mentre gli altri fanno lavori piu leggeri con lo stesso contratto, lui si ritrova sempre a correre a mille, si lamenta che il posto di lavoro è sporco, si lamenta del fatto che gli altri stanno al cell mentre lui lavora, si lamenta che ci sono persone lecca piedi che a lui danno fastidio. Insomma sono due anni che lo sento lamentarsi per tutte queste stupidaggini secondo me, e sono due anni che per questo suo aspetto lavorativo ci siamo ritrovati spesso senza soldi in tasca perché ci vuol un bel po per trovare un lavoro che gli piaccia, e non appena lo trova ecco che trova tutte le problematiche per lasciar perdere. Addirittura mi ha detto che preferisce un lavoro dove guadagna 100 euro in meno, con un contratto poco importante rispetto all indeterminato, ma almeno sta sul pulito. Io gli ho già detto che secondo me non deve attaccarsi su queste cose, perché sì, può trovare un lavoro più pulito ma questo lavoro gli da tanto in un futuro, possiamo comprare casa, ha ferie pagate soprattutto gli è permesso andare in ferie x natale ed in estate cosA che difficilmente ti viene concessa altrove. Insomma a mio occhio è un ottimo posto ma lui sta iniziando a prendere in antipatia anche questa occasione e la mia più grande ansia nasce nel momento in cui lui lascerà e ci ritroveremo nuovamente senza sicurezze economiche. Potreste gentilmente darmi dei pareri, dei consigli su come aiutarlo oa gestire questa cosa e soprattutto a fargli capire che in qualsiasi posto di lavoro troverà dei difetti, in qualsiasi e che non deve mollare appena trova un sassolino davanti al suo cammino, perché secondo me l'unico che ci perde siamo io e lui, non il suo datore di lavoro che tiene 300 operai
Salve, mi dispiace molto per ciò che descrive perchè vedo che la situazione è complessa. Come dice giustamente lei, ogni posto di lavoro avrà i suoi difetti tuttavia sarebbe importante andare in profondità per capire cosa il suo partner prova e senta nelle situazioni di sporco, di disagio ecc... è importante innanzitutto condividere e validare gli stati emotivi che prova altrimenti si sentirà sempre giudicato e si chiuderà.
Ritengo comunque utile un consulto psicologico per esplorare meglio la situazione con ulteriori dettagli e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
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Buonasera, è sempre difficile comprendere il comportamento dell'altro se non si ha chiaro cosa prova lui nel suo girovagare da un lavoro ad un altro. Sarebbe utile capire se per lui è fonte di disagio questo cambiare continuamente lavoro oppure no. Un percorso psicologico in quel caso sarebbe utile per comprendere la sua acuta sensibilità verso gli altri tanto da lasciare il lavoro continuamente. Nel frattempo accogliere i suoi stati d'animo è l'unica via, anche se suppongo che lei lo faccia già.
Dott.ssa Camilla Ballerini
Dott.ssa Camilla Ballerini
Buonasera Gentile Utente, mi dispiace per la situazione che sta vivendo. Non ho un consiglio da darle in merito, se non quello di provare ad indirizzare il suo partner ad un percorso psicologico. Evidentemente se nessun lavoro va bene per lui, forse c'è qualche cosa di personale che entra in gioco. Fare un percorso psicologico lo aiuterebbe a diventare più consapevole di ciò che gli scatta nel momento in cui comincia a stufarsi del lavoro e cosa può fare per stare meglio. Cordialmente, dott. Simeoni
Salve, il suo problema potrebbe essere facilmente trattato in un percorso psicologico per affrontare e superare le sue difficoltà. Se è questa è la sua intenzione, sono disponibile a fornirle il mio supporto professionale. Le porgo i miei saluti. Dr. Giacomi
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Buonasera, la inviterei a legittimarsi nell'esprimere queste sue preoccupazioni al suo compagno cercando di entrare con lui in un dialogo più emotivo e non solo performante, in modo da capire se i vostri progetti di vita sono allineati e da avvicinarvi nel confronto.
Resto a disposizione,
Dott.ssa Elisa Andriolo
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Dott.ssa Elisa Andriolo
Salve. Lei può fare poco per lui, oltre a quanto già fa. Anzi il suo atteggiamento di fargli capire alcune cose può farlo irrigidire ancora di più nelle sue posizioni. Potrebbe suggerirgli un consulto psicologico, o proporre di fare una psicoterapia di coppia per affrontare un problema che lei sente come tale ma lui no. Quello che mi chiedo e le chiedo: "cosa vuole fare lei?" Valuti la possibilità di intraprendere lei un percorso per chiedersi cosa vuole da questa relazione, visto che lui è così. Distinti saluti
Salve, la ringrazio innanzitutto per aver voluto condividere la sua situazione. Ciò mi sento di consigliarle, data la natura della sua richiesta, è di iniziare a ritagliarsi uno spazio, nella relazione, dedicato all’espressione delle emozioni relative alle scelte di suo marito. Esplicitando i suoi desideri ed i suoi dubbi si troverà nelle condizioni di accogliere anche la vulnerabilità di suo marito, il quale, lamentando elementi costanti che lo spingono alla ricerca di lavori a condizioni più “eque” sul suo carico di lavoro, forse necessita di un percorso utile ad una maggiore consapevolezza sulle sue fragilità in ambito lavorativo. La gestione di uno spazio dedicato all’introspezione può essere favorita dal colloquio psicologico. Resto a disposizione e le auguro una buona giornata. Dott. Greco
Buongiorno, comprendo la sua preoccupazione rispetto alla situazione con il suo partner. Le consiglierei di cercare di esprimere, attraverso un dialogo aperto e sincero, il suo vissuto emotivo rispetto alla possibilità di rivivere momenti di precarietà e incertezza, pur allo stesso tempo cercando di comprendere le difficoltà che il suo partner prova, perchè probabilmente dietro a questo ripetuto desiderio di abbandonare il lavoro, si nasconde un malessere e una difficoltà a gestirlo o ad affrontarlo. Considerando che sarebbe necessario un approfondimento del contesto e dell'esperienza emotiva che il suo partner fa, sarebbe consigliato intraprendere un percorso psicologico al fine di porre chiarezza al disagio che prova.
Resto a disposizione se decidesse di richiedere un aiuto psicologico. Un caro saluto, dott.ssa Matilde Ciaccia.
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Carissima, si così sento di chiamarla! Sembra che questa situazione stia scuotendo in lei un allarme. Come mai chiede ad uno psicologo e non ad altri? Una condizione che le sta portando forte malessere e forse è giunto il momento di prendere di petto la situazione. Responsabilità e maturità dovrebbero andare di pari passo. Mi rendo disponibile per aver più chiara la mia ipotesi. Saluti dott.ssa Maria Lombardo
Credo che sia opportuno che suggerisca al suo compagno un percorso psicologico.Potrebbe fargli presente che il suo disagio e il suo malessere può essere meglio affrontato con una figura neutra ed esperta Inoltre credo dovrebbe fargli presente che le sue scelte non sono condivise da lei e che le procurano malessere e questo aspetto è fondamentale in una coppia Un caro augurio Dottssa Luciana Harari
Gentile utente, sarebbe utile comprendere quali sono le motivazioni profonde che spingono il suo compagno a cambiare sempre posto di lavoro. Penso che lei non possa fare di più di quello che già fa, se non provare a condividere con lui le sue preoccupazioni in maniera autentica. Con un percorso psicologico il suo compagno potrebbe andare più a fondo del suo comportamento ma prima di tutto deve esserci motivazioni in lui nel farlo. Potrebbe aiutarlo a riflettere circa il suo bisogno continuo di cambiare e se pensa che lui possa accoglierlo, suggerirgli un percorso psicologico. Rimango disponibile, un cordiale saluto, Dott.ssa Paola Trombini
Buonasera. Descrive una situazione complessa per cui non è semplice per me poterle dare indicazioni precise. In generale però, in merito alla specifica problematica che descrive nella relazione con il suo partner, penso possa essere importante ascoltarsi ed ascoltarlo profondamente, per comprendere maggiormente i vostri diversi vissuti e le vostre diverse esperienze, permettendovi, attraverso una comunicazione aperta ed autentica, uno spazio in cui possiate confrontarvi e condividere i vostri bisogni per cercare di accordarli ed integrarli nel modo migliore possibile.
Qualora lei o il suo partner sentiste il bisogno di un supporto professionale certamente un consulto con uno specialista psicologo/psicoterapeuta potrebbe essere d'aiuto per esplorare maggiormente ciò che state vivendo, sia in modo individuale, se questa fosse la necessità, sia come coppia se riteniate possa esservi d'aiuto un sostegno ed una facilitazione nella vostra comunicazione in questo particolare momento della relazione. Un saluto, Dott. Felice Schettini
Qualora lei o il suo partner sentiste il bisogno di un supporto professionale certamente un consulto con uno specialista psicologo/psicoterapeuta potrebbe essere d'aiuto per esplorare maggiormente ciò che state vivendo, sia in modo individuale, se questa fosse la necessità, sia come coppia se riteniate possa esservi d'aiuto un sostegno ed una facilitazione nella vostra comunicazione in questo particolare momento della relazione. Un saluto, Dott. Felice Schettini
Buongiorno, comprendo il suo stato di disagio, in quanto è difficile vivere in una situazione d'incertezza soprattutto perché, in questo caso, la vive in maniera trasversale rispetto al suo volere. Sarebbe importante comprendere come vive il suo compagno, a livello emotivo, questo cambiare continuamente lavoro e questo suo senso di continuo malessere rispetto ai luoghi lavorativi. Senz'altro sarebbe opportuno anche approfondire i vissuti del suo compagno a livello emotivo e a livello sociale. Le consiglio prima di tutto di esporre apertamente il suo disagio, se ancora non lo avesse fatto, facendogli comprendere quelle che sono le sue paure e i suoi bisogni anche rispetto alla vostra vita insieme e alla sua voglia di solidità e prospettive future, per capire anche cosa lui pensi rispetto a questo. In secondo luogo, sarebbe importante per il suo partner intraprendere un percorso psicologico, proprio per mettere in luce tutte queste dinamiche.
Resto a disposizione qualora avesse bisogno di un qualunque chiarimento, un caro saluto dottoressa Paola De Martino
Resto a disposizione qualora avesse bisogno di un qualunque chiarimento, un caro saluto dottoressa Paola De Martino
Cara Donna,
lei è portatrice di una istanza di coppia, per tanto potrebbe esser opportuno affrontare in un setting terapeutico di coppia le problematiche da lei evidenziate. Lo specialista per eccellenza in questi casi è uno psicoterapeuta sistemico-relazionale esperto in terapia di coppia. In terapia di coppia si lavora affinché i partner imparino a relazionarsi in modo armonico e amorevole, anche su problemi come quelli da lei evidenziati, a prescindere dalle difficoltà personali delle persone prese come singole (difficoltà che potrebbero essere affrontate in una terapia individuale). E’ la coppia che si mira a far funzionare in una terapia di coppia. In terapia di coppia avreste la possibilità di contattare le vostre autentiche emozioni e i vostri profondi bisogni affettivi (spesso frustrati). Ciò viene facilitato dal fatto di trovarsi in un ambiente riservato e protetto che è quello appunto della psicoterapia di coppia. Potrebbe aiutarvi a trovare un nuovo equilibrio e consentirvi di stare ancora insieme. Nella speranza di aver orientato con queste poche righe la domanda di cui si è fatta portatrice.
Cordiali Saluti
Dottor. Diego Ferrara
lei è portatrice di una istanza di coppia, per tanto potrebbe esser opportuno affrontare in un setting terapeutico di coppia le problematiche da lei evidenziate. Lo specialista per eccellenza in questi casi è uno psicoterapeuta sistemico-relazionale esperto in terapia di coppia. In terapia di coppia si lavora affinché i partner imparino a relazionarsi in modo armonico e amorevole, anche su problemi come quelli da lei evidenziati, a prescindere dalle difficoltà personali delle persone prese come singole (difficoltà che potrebbero essere affrontate in una terapia individuale). E’ la coppia che si mira a far funzionare in una terapia di coppia. In terapia di coppia avreste la possibilità di contattare le vostre autentiche emozioni e i vostri profondi bisogni affettivi (spesso frustrati). Ciò viene facilitato dal fatto di trovarsi in un ambiente riservato e protetto che è quello appunto della psicoterapia di coppia. Potrebbe aiutarvi a trovare un nuovo equilibrio e consentirvi di stare ancora insieme. Nella speranza di aver orientato con queste poche righe la domanda di cui si è fatta portatrice.
Cordiali Saluti
Dottor. Diego Ferrara
Buonasera, capisco perfettamente il suo dolore e proverei a proporre al suo compagno una terapia di coppia in modo da accompagnarlo ad indagare i motivi sottostanti (e inconsapevoli) che lo portano a questa coazione a ripetere. Consideri che l'interessato spesso non vede ciò che vede lei ed è convinto che ciò che prova sia del tutto reale. Proporgli un percorso dicendogli che la motivazione è il disagio che lei prova. In alternativa, è giusto che sia lei stessa a farsi delle domande e a tutelare la sua serenità.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Buongiorno, è comprensibile la sua preoccupazione rispetto alla vostra stabilità e progettualità futura ma dovrebbe essere il suo partner a richiedere un consulto. Mi spiego meglio. È chiaro che lei sia preoccupata e mi sembra anche infastidita da questa situazione. Seppur sia vero che in qualsiasi luogo di lavoro ci sono pro e contro, da un certo punto di vista è un bene che il suo partner cerchi un lavoro che lo faccia vivere con serenità. Bisognerebbe approfondire le reali motivazioni che lo spingono a cambiare, per capire se sono davvero così razionali o se c'è dell'altro, ma resta comunque una riflessione che deve fare il suo partner, lei può solo supportarlo. È importante che vi confrontiate su quello che state vivendo emotivamente e su cosa questa situazione scatena in voi.
Un caro saluto
Dott.ssa Alessandra Morosinotto
Un caro saluto
Dott.ssa Alessandra Morosinotto
Buongiorno, in questi casi, consiglio sempre un percorso di tipo psicologico.
Saluti
MT
Saluti
MT
Buongiorno e grazie per aver condiviso con noi la vostra situazione che,come emerge dalle sue parole, sembra essere molto complessa a causa di questo senso di precarietà con cui state facendo i conti da più di 2 anni a causa dei vari cambi di lavoro. Ovviamente la prima via da continuare a percorrere è quella del dialogo con il suo compagno così da comprendere quale possa essere la via migliore da seguire. Molto spesso dietro a spiegazioni razionali si trovano motivazioni più profonde e spesso sconosciute ed è per questo che credo sia bene indagarle con attenzione. A tal riguardo penso che un percorso psicologico individuale possa essere la soluzione migliore sia per il suo compagno (come dicevo, per esplorae e comprendere il senso profondo delle sue lamentele che, sicuramente celano un disagio e quindi una sofferenza) che per lei che, non dimentichiamocelo, immagino stia portando con sè un forte carico di stress e di insicurezza a causa della situazione che state affrontando. concedersi uno spazio può fare la differenza. Resto a disposizione anche per consulti online. Cordialmente, Andrea Brumana
Gentile utente la situazione da lei descritta fa trasparire che sta vivendo un profondo senso di instabilità. Anche il suo partner, mi sembra di capire, non riesce a trovare un suo posto nel mondo del lavoro e questo si sta riversando nella coppia. Credo che le ragioni siano da entrambe la parti, in quanto, sicuramente avere una stabilità economica e lavorativa è fondamentale per vivere serenamente, ma trovare un posto di lavoro in cui ci si senta a proprio agio ed apprezzato per il lavoro svolto è altrettanto importante. Cosa spinge il suo partner a non sentirsi mai nel posto giusto? Forse è questa la chiave di lettura per comprendere il suo disagio. Purtroppo non possiamo obbligare il suo partner ad indagare su questo aspetto con un professionista se non vuole, ma lei può cercare di ascoltare le sue ragioni lasciando per un attimo stare le ragioni puramente pratiche. spero di esserle stata utile, rimango a sua disposizione. Dott.ssa Syria Ciccone
Buongiorno. Da quel che leggo mi sembra di notare che il problema sia più radicato della semplice sfera lavorativa, probabilmente legata ad episodi del suo passato. Noto inoltre una certa ansia per quanto riguarda le aspettative che lui ha e sente su di sé riguardo al posto di lavoro. Naturalmente così su due piedi è difficile comprendere a fondo la radice del problema, quindi è solo una mera osservazione esterna. Posso suggerire un percorso di supporto psicologico mirato alla comprensione di tali problematiche, in modo da poterle affrontare sotto un altro punto di vista. Spero di essere stato d'aiuto e buona fortuna.
Capisco quanto lei tenga al suo partner, non solo come compagno di vita, ma anche come sostegno nelle sue difficoltà lavorative. La sua ansia per le conseguenze pratiche — come il timore di ritrovarsi senza sicurezze economiche dopo ogni licenziamento — è più che comprensibile.
Mi colpisce molto quando dice che, per lui, le motivazioni sembrano ripetersi: si sente sfruttato, non valorizzato, infastidito dalle dinamiche tra colleghi, fino a prendere in antipatia l’ambiente. Questo ciclo che descrive, dove trova lavoro, ne coglie le criticità, e poi matura il desiderio di lasciarlo, potrebbe rivelare un disagio più profondo che va oltre il singolo impiego.
Mi chiedo: suo marito riesce a tollerare le frustrazioni quotidiane o tende a vederle come segnali che deve andarsene? Come vive il senso di appartenenza a un gruppo di lavoro?
Un punto su cui potremmo riflettere insieme è se, più che i difetti del lavoro, lui stia lottando con qualcosa di interno: la sensazione di non sentirsi mai abbastanza apprezzato, il bisogno di avere tutto sotto controllo, o la difficoltà a tollerare il confronto con colleghi che sembrano “fare meno di lui”.
Sarebbe utile esplorare come lui percepisce se stesso nei contesti lavorativi e cosa rappresenta per lui la stabilità professionale. Forse, più che un problema legato ai singoli lavori, potrebbe esserci una difficoltà a mantenere un senso di sicurezza personale indipendentemente dal contesto esterno.
Le consiglierei di suggerei al suo partner di rivolgersi ad un terapeuta, per capire cosa lo porta a vivere il lavoro con questa tensione e come entrambi possiate trovare un equilibrio tra le sue esigenze e la vostra stabilità di coppia.
Mi colpisce molto quando dice che, per lui, le motivazioni sembrano ripetersi: si sente sfruttato, non valorizzato, infastidito dalle dinamiche tra colleghi, fino a prendere in antipatia l’ambiente. Questo ciclo che descrive, dove trova lavoro, ne coglie le criticità, e poi matura il desiderio di lasciarlo, potrebbe rivelare un disagio più profondo che va oltre il singolo impiego.
Mi chiedo: suo marito riesce a tollerare le frustrazioni quotidiane o tende a vederle come segnali che deve andarsene? Come vive il senso di appartenenza a un gruppo di lavoro?
Un punto su cui potremmo riflettere insieme è se, più che i difetti del lavoro, lui stia lottando con qualcosa di interno: la sensazione di non sentirsi mai abbastanza apprezzato, il bisogno di avere tutto sotto controllo, o la difficoltà a tollerare il confronto con colleghi che sembrano “fare meno di lui”.
Sarebbe utile esplorare come lui percepisce se stesso nei contesti lavorativi e cosa rappresenta per lui la stabilità professionale. Forse, più che un problema legato ai singoli lavori, potrebbe esserci una difficoltà a mantenere un senso di sicurezza personale indipendentemente dal contesto esterno.
Le consiglierei di suggerei al suo partner di rivolgersi ad un terapeuta, per capire cosa lo porta a vivere il lavoro con questa tensione e come entrambi possiate trovare un equilibrio tra le sue esigenze e la vostra stabilità di coppia.
Grazie per il tuo racconto, così sincero e pieno di preoccupazione. La tua richiesta è molto chiara: vuoi capire come sostenere il tuo partner in modo psicologicamente efficace, ma anche come proteggere la vostra stabilità di coppia.
Dal punto di vista psicologico, quello che descrivi nel tuo compagno **non è semplice "lagnanza" o insoddisfazione superficiale**, ma potrebbe indicare un pattern più profondo di **intolleranza alla frustrazione, insicurezza lavorativa e forse bassa tolleranza alla disuguaglianza percepita**. Sono segnali che, anche in assenza di una patologia clinica, meritano attenzione.
Ecco alcuni spunti utili da considerare:
1. **Evita di minimizzare o etichettare come “stupidaggini” i suoi vissuti**
Per quanto tu abbia un punto di vista pratico (e comprensibile), dire a lui che sono solo "lamentele" o “sciocchezze” rischia di invalidarlo. Per lui, quelle emozioni sono reali. Questo non significa che abbia ragione, ma che **serve prima riconoscere ciò che sente** per poter poi aiutarlo a guardare oltre.
*Puoi dire, ad esempio:*
> “Capisco che ti senti sfruttato e che non ti senti riconosciuto, e immagino quanto possa essere frustrante. Proviamo a vedere insieme se c’è un modo per affrontare queste cose senza dover lasciare tutto?”
2. **Riconosci uno schema ripetitivo**
Se dopo ogni entusiasmo iniziale lui trova difetti insopportabili e vuole mollare, è possibile che **non sia tanto il lavoro in sé a essere problematico, quanto il suo modo di gestire le difficoltà, la critica o il confronto.** Qui c’è spazio per un lavoro profondo, anche con l’aiuto di un professionista. Questo schema può essere legato a insicurezze, perfezionismo, o alla difficoltà di reggere le pressioni senza sentirsi svalutato.
3. **Suggerisci un percorso di supporto senza farlo sentire "sbagliato"**
Evita di spingerlo a "curarsi" o a “cambiare” come se fosse rotto. Piuttosto, spingi sul fatto che **capire meglio le proprie reazioni al lavoro può dargli più potere e libertà di scelta**, senza dover scappare ogni volta.
*Puoi dire:*
> “Ho notato che spesso ti ritrovi in situazioni simili nei vari lavori. Magari parlare con qualcuno che ti aiuti a capire meglio queste dinamiche potrebbe darti strumenti per affrontarle in modo diverso e non sentire di dover mollare ogni volta.”
4. **Proteggi anche te stessa**
È importante dire che **non puoi essere tu la sua terapeuta**. Puoi supportarlo, ma non devi essere l’unica a tenere in piedi la barca. Se ti senti sopraffatta, frustrata, o addirittura in ansia per la vostra stabilità economica, questi sono segnali da ascoltare. Una relazione sana è fatta anche di progettualità condivisa, e se uno sabota costantemente la base su cui costruire, l’altro finisce per crollare.
In sintesi:
* Valida i suoi sentimenti, ma aiutalo a vedere i limiti delle sue reazioni.
* Incoraggialo a riflettere su quanto il problema sia ricorrente e non legato solo al singolo lavoro.
* Proponi con delicatezza un aiuto esterno (terapia, coaching, consulenza sullo stress lavorativo).
* Fissa anche tu dei limiti: non puoi sacrificare indefinitamente la vostra sicurezza per i suoi continui cambi di direzione.
Ti senti sostenuta tu, in tutto questo? Hai una rete di supporto o qualcuno con cui confrontarti su come gestire questa pressione?
Dal punto di vista psicologico, quello che descrivi nel tuo compagno **non è semplice "lagnanza" o insoddisfazione superficiale**, ma potrebbe indicare un pattern più profondo di **intolleranza alla frustrazione, insicurezza lavorativa e forse bassa tolleranza alla disuguaglianza percepita**. Sono segnali che, anche in assenza di una patologia clinica, meritano attenzione.
Ecco alcuni spunti utili da considerare:
1. **Evita di minimizzare o etichettare come “stupidaggini” i suoi vissuti**
Per quanto tu abbia un punto di vista pratico (e comprensibile), dire a lui che sono solo "lamentele" o “sciocchezze” rischia di invalidarlo. Per lui, quelle emozioni sono reali. Questo non significa che abbia ragione, ma che **serve prima riconoscere ciò che sente** per poter poi aiutarlo a guardare oltre.
*Puoi dire, ad esempio:*
> “Capisco che ti senti sfruttato e che non ti senti riconosciuto, e immagino quanto possa essere frustrante. Proviamo a vedere insieme se c’è un modo per affrontare queste cose senza dover lasciare tutto?”
2. **Riconosci uno schema ripetitivo**
Se dopo ogni entusiasmo iniziale lui trova difetti insopportabili e vuole mollare, è possibile che **non sia tanto il lavoro in sé a essere problematico, quanto il suo modo di gestire le difficoltà, la critica o il confronto.** Qui c’è spazio per un lavoro profondo, anche con l’aiuto di un professionista. Questo schema può essere legato a insicurezze, perfezionismo, o alla difficoltà di reggere le pressioni senza sentirsi svalutato.
3. **Suggerisci un percorso di supporto senza farlo sentire "sbagliato"**
Evita di spingerlo a "curarsi" o a “cambiare” come se fosse rotto. Piuttosto, spingi sul fatto che **capire meglio le proprie reazioni al lavoro può dargli più potere e libertà di scelta**, senza dover scappare ogni volta.
*Puoi dire:*
> “Ho notato che spesso ti ritrovi in situazioni simili nei vari lavori. Magari parlare con qualcuno che ti aiuti a capire meglio queste dinamiche potrebbe darti strumenti per affrontarle in modo diverso e non sentire di dover mollare ogni volta.”
4. **Proteggi anche te stessa**
È importante dire che **non puoi essere tu la sua terapeuta**. Puoi supportarlo, ma non devi essere l’unica a tenere in piedi la barca. Se ti senti sopraffatta, frustrata, o addirittura in ansia per la vostra stabilità economica, questi sono segnali da ascoltare. Una relazione sana è fatta anche di progettualità condivisa, e se uno sabota costantemente la base su cui costruire, l’altro finisce per crollare.
In sintesi:
* Valida i suoi sentimenti, ma aiutalo a vedere i limiti delle sue reazioni.
* Incoraggialo a riflettere su quanto il problema sia ricorrente e non legato solo al singolo lavoro.
* Proponi con delicatezza un aiuto esterno (terapia, coaching, consulenza sullo stress lavorativo).
* Fissa anche tu dei limiti: non puoi sacrificare indefinitamente la vostra sicurezza per i suoi continui cambi di direzione.
Ti senti sostenuta tu, in tutto questo? Hai una rete di supporto o qualcuno con cui confrontarti su come gestire questa pressione?
Gentile utente,
la Sua lettura della situazione è molto lucida e tocca un punto centrale: il problema del Suo compagno non sembra essere il singolo posto di lavoro, ma il modo in cui vive e interpreta il contesto lavorativo. Da ciò che descrive, ogni volta che si trova inserito in un ambiente stabile, emergono le stesse sensazioni: sentirsi sfruttato, svalutato, circondato da persone “ingiuste” o meno impegnate. È probabile che, dietro queste reazioni, ci sia una difficoltà più profonda nel gestire la frustrazione, la critica o la percezione di ingiustizia, e forse un bisogno molto forte di sentirsi riconosciuto e apprezzato.
In questi casi, più che convincerlo razionalmente (“in ogni posto di lavoro ci sono problemi”), è utile spostare il dialogo dal contenuto alla dimensione emotiva, ad esempio:
“Capisco che ti senti stanco e non riconosciuto, ma mi chiedo cosa succede dentro di te ogni volta che ti senti trattato così.”
“Hai notato che ti capita spesso di sentirti sfruttato anche in posti diversi? Forse c’è qualcosa che ti pesa più del lavoro in sé.”
Questo approccio evita lo scontro e lo aiuta a riflettere su di sé, non solo sul contesto esterno. Parallelamente, è importante che Lei mantenga i propri confini: sostenere non significa farsi travolgere. Può spiegargli che comprende il suo malessere, ma che anche per Lei l’instabilità continua è fonte di ansia e che avete bisogno di equilibrio per costruire un progetto comune.
Se lui è disposto, un percorso psicologico individuale potrebbe aiutarlo a comprendere il legame tra le sue aspettative, la percezione di ingiustizia e la fuga sistematica dalle situazioni lavorative. Spesso questi meccanismi derivano da esperienze precedenti (familiari o scolastiche) in cui il riconoscimento era legato al “fare tanto” e al sentirsi poco apprezzato.
Lei può essere un punto fermo, ma non può essere l’unica forza che lo ancora alla realtà. Mostrargli che il problema non è dove lavora, ma come si sente nei lavori, è già un modo profondo di aiutarlo a cambiare prospettiva.
Dott.ssa Sara Petroni
la Sua lettura della situazione è molto lucida e tocca un punto centrale: il problema del Suo compagno non sembra essere il singolo posto di lavoro, ma il modo in cui vive e interpreta il contesto lavorativo. Da ciò che descrive, ogni volta che si trova inserito in un ambiente stabile, emergono le stesse sensazioni: sentirsi sfruttato, svalutato, circondato da persone “ingiuste” o meno impegnate. È probabile che, dietro queste reazioni, ci sia una difficoltà più profonda nel gestire la frustrazione, la critica o la percezione di ingiustizia, e forse un bisogno molto forte di sentirsi riconosciuto e apprezzato.
In questi casi, più che convincerlo razionalmente (“in ogni posto di lavoro ci sono problemi”), è utile spostare il dialogo dal contenuto alla dimensione emotiva, ad esempio:
“Capisco che ti senti stanco e non riconosciuto, ma mi chiedo cosa succede dentro di te ogni volta che ti senti trattato così.”
“Hai notato che ti capita spesso di sentirti sfruttato anche in posti diversi? Forse c’è qualcosa che ti pesa più del lavoro in sé.”
Questo approccio evita lo scontro e lo aiuta a riflettere su di sé, non solo sul contesto esterno. Parallelamente, è importante che Lei mantenga i propri confini: sostenere non significa farsi travolgere. Può spiegargli che comprende il suo malessere, ma che anche per Lei l’instabilità continua è fonte di ansia e che avete bisogno di equilibrio per costruire un progetto comune.
Se lui è disposto, un percorso psicologico individuale potrebbe aiutarlo a comprendere il legame tra le sue aspettative, la percezione di ingiustizia e la fuga sistematica dalle situazioni lavorative. Spesso questi meccanismi derivano da esperienze precedenti (familiari o scolastiche) in cui il riconoscimento era legato al “fare tanto” e al sentirsi poco apprezzato.
Lei può essere un punto fermo, ma non può essere l’unica forza che lo ancora alla realtà. Mostrargli che il problema non è dove lavora, ma come si sente nei lavori, è già un modo profondo di aiutarlo a cambiare prospettiva.
Dott.ssa Sara Petroni
Gentile utente,
Capisco bene la tua preoccupazione: non stai parlando solo di lavoro, ma di stabilità, progetto di vita, casa, sicurezza economica e fiducia nel futuro.
Quando ogni volta si riparte da zero, non è soltanto lui a cambiare lavoro… è la coppia che perde continuità, e questo nel tempo logora molto.
Ti dico subito una cosa importante:
da come lo descrivi non sembra un problema di “pigrizia” o di capriccio, ma un modo ricorrente di vivere il lavoro.
Non sta reagendo al singolo posto di lavoro → sta reagendo a ciò che il lavoro rappresenta per lui.
Cosa probabilmente succede a lui (lettura psicologica)
Le motivazioni che riporti sono sempre identiche, anche cambiando aziende, ruoli e città:
• sente di fare più degli altri
• vive i rimproveri come ingiustizia
• non tollera favoritismi o superficialità
• percepisce il contesto come sporco/disordinato
• si sente sfruttato perché competente
• quando la frustrazione cresce → lascia
Questa è una dinamica molto riconoscibile:
non sta cercando un lavoro migliore, sta cercando un ambiente che non attivi una sua ferita personale.
Probabilmente per lui il lavoro diventa un luogo dove:
• deve dimostrare valore
• non tollera di sentirsi trattato ingiustamente
• vive l’errore come svalutazione
• fatica a reggere la frustrazione quotidiana (che ogni lavoro ha)
Quindi ogni posto inizialmente va bene → poi compare la delusione → poi la rottura → poi il bisogno di ripartire.
In psicologia sistemica lo chiamiamo copione relazionale:
una modalità stabile con cui una persona entra nelle situazioni importanti della vita… e le fa finire sempre allo stesso modo.
Il punto delicato: tu stai entrando nel ruolo di “realtà”
Tu cerchi di riportarlo alla concretezza:
stabilità, contratto, ferie, casa, futuro
Lui invece vive:
giustizia, riconoscimento, dignità personale
Non state discutendo dello stesso tema.
Per questo più gli spieghi razionalmente che è un buon lavoro → più lui si sente non capito.
E più si sente non capito → più si irrigidisce → più aumenta il desiderio di andarsene.
Cosa NON aiuta (anche se in buona fede)
Evita frasi come:
• “tutti i lavori hanno difetti”
• “devi resistere”
• “sono stupidaggini”
• “stai sbagliando”
Perché lui non sente che si parla di lavoro.
Sente che si parla del suo valore.
Cosa invece puoi fare (davvero efficace)
L’obiettivo non è convincerlo a restare.
È aiutarlo a capire perché non riesce mai a restare.
Prova questo tipo di dialogo:
“Non penso che il problema sia questo lavoro.
Ho notato che soffri sempre nello stesso modo in ogni posto.
Mi sembra che quando ti senti trattato ingiustamente qualcosa dentro di te diventa intollerabile.
Mi aiuti a capire cosa provi davvero in quei momenti?”
Qui succede una cosa importante:
lo sposti dal piano della lamentela → al piano emotivo.
Una domanda chiave (molto potente)
Quando si lamenta, prova a chiedere:
“Ti senti sfruttato o non riconosciuto?”
Quasi sempre la risposta vera è la seconda.
Poi metti un confine (fondamentale)
Capire non significa subire.
Puoi dirgli con calma:
“Io ti sono accanto, ma non posso vivere nell’incertezza continua.
Se senti che ogni lavoro diventa insopportabile, forse non è più solo una scelta lavorativa ma qualcosa che ti fa stare male.
Per questo penso ti farebbe bene parlarne con un professionista, non per il lavoro… ma per stare meglio tu.”
Non è un’accusa.
È un modo per non diventare tu la soluzione al suo malessere.
Perché è importante
Se non cambia il meccanismo interno, cambierà:
• azienda
• città
• mansione
ma la storia si ripeterà.
E col tempo la coppia rischia di trasformarsi in:
uno che rincorre stabilità e uno che rincorre sollievo.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
Capisco bene la tua preoccupazione: non stai parlando solo di lavoro, ma di stabilità, progetto di vita, casa, sicurezza economica e fiducia nel futuro.
Quando ogni volta si riparte da zero, non è soltanto lui a cambiare lavoro… è la coppia che perde continuità, e questo nel tempo logora molto.
Ti dico subito una cosa importante:
da come lo descrivi non sembra un problema di “pigrizia” o di capriccio, ma un modo ricorrente di vivere il lavoro.
Non sta reagendo al singolo posto di lavoro → sta reagendo a ciò che il lavoro rappresenta per lui.
Cosa probabilmente succede a lui (lettura psicologica)
Le motivazioni che riporti sono sempre identiche, anche cambiando aziende, ruoli e città:
• sente di fare più degli altri
• vive i rimproveri come ingiustizia
• non tollera favoritismi o superficialità
• percepisce il contesto come sporco/disordinato
• si sente sfruttato perché competente
• quando la frustrazione cresce → lascia
Questa è una dinamica molto riconoscibile:
non sta cercando un lavoro migliore, sta cercando un ambiente che non attivi una sua ferita personale.
Probabilmente per lui il lavoro diventa un luogo dove:
• deve dimostrare valore
• non tollera di sentirsi trattato ingiustamente
• vive l’errore come svalutazione
• fatica a reggere la frustrazione quotidiana (che ogni lavoro ha)
Quindi ogni posto inizialmente va bene → poi compare la delusione → poi la rottura → poi il bisogno di ripartire.
In psicologia sistemica lo chiamiamo copione relazionale:
una modalità stabile con cui una persona entra nelle situazioni importanti della vita… e le fa finire sempre allo stesso modo.
Il punto delicato: tu stai entrando nel ruolo di “realtà”
Tu cerchi di riportarlo alla concretezza:
stabilità, contratto, ferie, casa, futuro
Lui invece vive:
giustizia, riconoscimento, dignità personale
Non state discutendo dello stesso tema.
Per questo più gli spieghi razionalmente che è un buon lavoro → più lui si sente non capito.
E più si sente non capito → più si irrigidisce → più aumenta il desiderio di andarsene.
Cosa NON aiuta (anche se in buona fede)
Evita frasi come:
• “tutti i lavori hanno difetti”
• “devi resistere”
• “sono stupidaggini”
• “stai sbagliando”
Perché lui non sente che si parla di lavoro.
Sente che si parla del suo valore.
Cosa invece puoi fare (davvero efficace)
L’obiettivo non è convincerlo a restare.
È aiutarlo a capire perché non riesce mai a restare.
Prova questo tipo di dialogo:
“Non penso che il problema sia questo lavoro.
Ho notato che soffri sempre nello stesso modo in ogni posto.
Mi sembra che quando ti senti trattato ingiustamente qualcosa dentro di te diventa intollerabile.
Mi aiuti a capire cosa provi davvero in quei momenti?”
Qui succede una cosa importante:
lo sposti dal piano della lamentela → al piano emotivo.
Una domanda chiave (molto potente)
Quando si lamenta, prova a chiedere:
“Ti senti sfruttato o non riconosciuto?”
Quasi sempre la risposta vera è la seconda.
Poi metti un confine (fondamentale)
Capire non significa subire.
Puoi dirgli con calma:
“Io ti sono accanto, ma non posso vivere nell’incertezza continua.
Se senti che ogni lavoro diventa insopportabile, forse non è più solo una scelta lavorativa ma qualcosa che ti fa stare male.
Per questo penso ti farebbe bene parlarne con un professionista, non per il lavoro… ma per stare meglio tu.”
Non è un’accusa.
È un modo per non diventare tu la soluzione al suo malessere.
Perché è importante
Se non cambia il meccanismo interno, cambierà:
• azienda
• città
• mansione
ma la storia si ripeterà.
E col tempo la coppia rischia di trasformarsi in:
uno che rincorre stabilità e uno che rincorre sollievo.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
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