Mio marito, 63 anni, a febbraio mi ha lasciata per una donna di 46 anni con 2 figli piccoli (5 e 10

Mio marito, 63 anni, a febbraio mi ha lasciata per una donna di 46 anni con 2 figli piccoli (5 e 10 anni disabile). E' stato un duro colpo ma con l'aiuto dei miei figli, dei tanti amici sono riuscita piano piano a ritrovare un pò di serenità. lui in qualche modo mi ha sempre tenuta un pò appesa, per avere il cosidetto porto sicuro. Ora io avrei deciso di chiedere la separazione, anche per tutelarmi (lui pensa che io stia bleffando, e lui non intende chiedere la separazione). Devo però ammettere che la cosa mi destabilizza un pochino, forse perchè in questo modo chiudo definitivamente un importate capitolo della mia vita. Cosa devo fare? Vorrei un consiglio. grazie

15 risposte


Carissima, comprendo il tuo stato d'animo e i tuoi timori e immagino quanto tu abbia bisogno di un conforto e un supporto, ma noi psicologi solitamente non diamo risposte sul che fare in un determinato momento problematico, il nostro lavoro è quello di far emergere le risposte dalla persona che vive la situazione, ascoltarla, approfondire il problema, supportare una maggior comprensione della situazione e fare le domande che possono portare la persona stessa a darsi una risposta e prendere una decisione in modo molto più convinto che non dopo un "consiglio". Sappiamo poi che, il più delle volte, i pazienti non seguono i consigli, e decidono o non decidono "di testa loro", il nostro lavoro è anche quello di aiutare le persone a prendere in mano la propria vita e sentirsi più "potere". Naturalmente sarebbe un piacere per me poterti aiutare in questa decisione, ma probabilmente sarebbe necessario mettere in conto di svolgere alcuni colloqui. Cosa ne pensi?

Ottieni una risposta grazie al consulto online

Hai bisogno del consiglio di uno specialista? Prenota un consulto online: riceverai tutte le risposte senza uscire di casa.


Buongiorno, trovo indicativo che Lei chieda una validazione pubblica del suo naturale desiderio di tutelarsi. Non escludo che Lei abbia sempre avuto bisogno di essere approvata. Nessuno può dirle quale sia la decisione giusta. Le consiglio di iniziare un percorso di psicoterapia cognitiva o psicoterapia transazionale. Le auguro di stare bene.


Ciao, se desideri veramente la separazione allora chiedi supporto alla tua rete relazionale e affrontarla! Ciò che non viene chiuso in maniera definitiva rischia di logorarti nel tempo perché è come se tornasse. Chiudere fa paura e significa cambiare in maniera definitiva ma devi chiederti se è una paura (fisiologica) che sei disposta ad affrontare


Buongiorno, provi a parlarne con uno specialista, la aiuterebbe ad attraversare questa fase di cambiamento della sua vita. Cordiali saluti Dottor Diego Ferrara


Buongiorno, darle un consiglio é molto difficile. E'importante che, data la sua titubanza, si prenda cura di alcuni suoi aspetti emotivo-relazionali. La sua tendenza a farsi "lasciare appesa"é uno di questi. Ha passato molti anni a garantire una sua disponibilità, tralasciando di salvaguardare se stessa. Potrebbe sicuramente aiutarla un percorso psicoterapeutico che la sostenga e la aiuti ad analizzare tutti quegli aspetti personali che nel tempo hanno contribuito a determinare questa situazione. Le faccio i miei auguri.


Buongiorno, da quello che racconta, mi sembra che negli ultimi mesi abbia affrontato un percorso molto difficile, ma anche molto significativo. All'inizio ha dovuto fare i conti con un abbandono improvviso e doloroso, mentre oggi si trova davanti a una scelta diversa: non tanto elaborare ciò che è accaduto, quanto decidere come posizionarsi rispetto a questa nuova realtà. Mi colpisce una frase: "forse perché in questo modo chiudo definitivamente un importante capitolo della mia vita." Credo che sia proprio questo il punto. Chiedere la separazione non significa soltanto firmare un documento, ma riconoscere che quella storia, così come l'aveva immaginata e vissuta, è arrivata al termine. È comprensibile che questo riattivi tristezza, paura e anche un senso di smarrimento, pur sapendo razionalmente quale strada sente più giusta. Allo stesso tempo, racconta che suo marito, pur avendo costruito un'altra relazione, ha continuato a lasciarla "un po' appesa". A volte questo accade: chi va via può mantenere, più o meno consapevolmente, un legame che gli offre sicurezza, mentre l'altro rimane in una posizione di attesa che rende molto più difficile elaborare la perdita e riprendere in mano la propria vita. Forse oggi la domanda non è tanto se chiedere o meno la separazione, quanto chiedersi per chi sta facendo questa scelta. Se serve a convincere suo marito, probabilmente rischia di trasformarsi nell'ennesima attesa. Se invece è una decisione che nasce dal desiderio di tutelare sé stessa e di uscire da una situazione sospesa, allora assume un significato molto diverso: non è una chiusura contro qualcuno, ma un passo a favore di sé. Dal suo messaggio emerge anche un altro elemento importante: nonostante il dolore, è riuscita a ritrovare un po' di serenità grazie ai suoi figli, agli amici e alle persone che le sono state vicine. Questo significa che, pur attraversando una ferita importante, dentro di lei si sono già attivate risorse che l'hanno aiutata a ricostruire un equilibrio. Forse è proprio questo equilibrio che oggi merita di essere protetto. Chiudere un capitolo così importante fa inevitabilmente male, ma a volte è proprio ciò che permette di smettere di vivere in attesa che qualcun altro decida per noi e di tornare a essere protagonisti della propria vita.


Gentile signora, ho letto con attenzione la sua storia e immagino quanto possa essere stato doloroso affrontare una situazione così improvvisa e complessa. Da quello che racconta, sembra che in questi mesi lei abbia attraversato una fase molto difficile, ma anche che abbia trovato dentro di sé e nelle persone che le sono accanto delle risorse importanti per ricostruire un po' di serenità. Mi colpisce però un aspetto: la difficoltà che sente oggi nel fare un passo che, probabilmente, non riguarda soltanto un atto formale come la separazione, ma il riconoscimento definitivo della fine di un capitolo importante della sua vita. Anche quando una relazione è diventata dolorosa o quando l'altra persona ha scelto una strada diversa, chiudere può essere difficile perché significa lasciare andare non solo ciò che è stato, ma anche un'immagine del futuro, dei progetti e della storia condivisa. È comprensibile quindi che questa decisione porti con sé emozioni contrastanti: da una parte il bisogno di tutelarsi e di riprendere in mano la propria vita, dall'altra la paura e la tristezza legate al cambiamento. Forse più che chiedersi solo "cosa devo fare?", potrebbe essere utile chiedersi: "Questa scelta mi permette di prendermi cura di me e dei miei bisogni in questo momento?" Il fatto che suo marito pensi che lei stia bluffando e non voglia assumersi la decisione può rendere ancora più difficile sentirsi libera di scegliere. Tuttavia, la sua serenità non può dipendere dal fatto che lui riconosca o meno la sua decisione. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a dare spazio a tutte queste parti: il dolore per la perdita, il legame con la sua storia, la rabbia, la paura e anche il desiderio di costruire una nuova fase della sua vita. Le auguro di continuare a prendersi cura di sé con la stessa forza che sembra aver già dimostrato in questi mesi. Un caro saluto, Dott.ssa Cinzia Pirrotta


Buongiorno, i cambiamenti che intaccano le sicurezze che pensavamo di avere nella vita mettono davvero a dura prova, soprattutto se arrivano inaspettati e indipendenti dalla nostra volontà. Nelle relazioni a due, entrano in gioco tantissimi fattori, dei quali spesso non siamo consapevoli, che riguardano sia noi che l'altra persona. Da quanto scrive, si sente dubbiosa e incerta riguardo la scelta di separarsi dall'uomo con il quale immagino abbia condiviso tanti anni e che è anche il padre dei suoi figli. Ed è assolutamente comprensibile la sua difficoltà nel portare avanti una decisione che, come dice anche lei, chiuderebbe un ciclo della sua vita e, con esso, la visione di se stessa ad esso correlata. Ogni chiusura comporta una perdita, un lutto, che coinvolge aspetti sia esterni che interni, magari per aprirci a trasformazioni che nemmeno possiamo immaginare in termini evolutivi, ma che al momento della scelta non riusciamo a intravedere. Nessuno può consigliarla sul da farsi, però può chiedere di essere accompagnata da un/una professionista che la sostenga in questa delicata e difficile fase. Iniziare un percorso psicologico, potrebbe darle l'opportunità per guardarsi dentro, conoscersi un po' di più e chiarirsi su quale sia la scelta migliore per lei. Un caro saluto


Buonasera carissima, è assolutamente comprensibile che lei si senta destabilizzata in questo momento: la fine di un legame così significativo rappresenta una transizione di vita complessa, un vero e proprio processo di elaborazione del lutto per il capitolo che si chiude. La invito , per quanto è possibile, ad accogliere questo smarrimento senza giudicarsi. In questa fase così delicata , il passo più protettivo che può are per se stessa è concedersi uno spazio di sosta e di profonda onestà emotiva. Provi a osservare la realtà attuale con lucidità, separando i desideri dai fatti concreti. Si prenda il tempo per esplorare i suoi sentimenti autentici e, con lo stesso realismo, analizzi ciò che il comportamento del marito rimanda rispetto ai suoi sentimenti. Si ricordi che ogni sua decisione futura dovrebbe configurarsi come un atto di cura e di tutela verso se stessa, orientata al suo benessere e alla sua serenità prima di tutto. Ogni decisione, anche se difficile, deve scegliere uno spazio di vita dove lei si possa sentire integra e valorizzata. Capisco profondamente il suo disorientamento e le sue emozioni, è però importante fermarsi, sentirsi e scegliere il meglio per se. Le auguro sinceramente il meglio per il suo cammino turo, con l'auspicio che la chiusura di questa fase sia il preludio a una nuova evoluzione personale e che la vita possa offrirle ancora tutta la pienezza e il valore che merita di ricevere.


Buon pomeriggio. Io le suggerisco degli incontri con uno psicologo, delle consulenze potrebbero darle maggiore consapevolezza rispetto alla situazione attualmente presente, e su come procedere e comportarsi. Un saluto, dottoressa Teresita Forlano


Buongiorno gentile signora, penso sia sano mettere un punto definitivo nella Sua vita mediante la separazione da Suo marito con il quale mi sembra il Suo rapporto sia finito da tempo. Perche' indugia? Forse non vorrebbe farlo? I Suoi sentimenti sono stati feriti e Lei ha diritto di voltare pagina. Se ne ha bisogno, puo' intraprendere una psicoterapia che La aiuti a chiarire meglio con se stessa la difficolta' che sente nel prendere una decisione definitiva.Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo


Buon pomeriggio grazie per la condivisione. Io penso che lei debba cominciare a volersi un po' più bene e avere più considerazione per se stessa. Cosa può offrirle un uomo che vuole rimanere con un piede in due scarpe? Soprattutto umanamente intendo. Può offrirle solo ambiguità e malessere. Inoltre è stato lui a decidere di laciarla, quindi dovrebbe prenderesene la responsabilità. E poi scusi, in tutto questo ragionamento di suo marito lei, con tutte le sue esigenze affettive, dov'è? Praticamente lei dovrebbe stare da sola per aspettare un uomo che forse tornerà e forse no,,, e se anche lei volesse rifarsi una vita? Magari anche solo voltando definitivamente pagina e sentendosi libera. Io penso che noi donne, a volte, dovremmo volerci più bene e pensare di più a noi stesse. Mi dispiace se mi ha considerato troppo diretta, ma mi auguro, sia come donna che come psicoterapeuta, che lei riesca veramente a volersi bene. Magari anche restando con suo marito, pretendendo una situazione chiara però. La saluto.


Capisco quanto sia stato doloroso quello che hai vissuto, e trovo significativo che tu sia riuscita, nonostante il colpo, a ritrovare un poco di serenità appoggiandoti ai tuoi figli e alle persone che ti vogliono bene. Quello che descrivi, il sentirti tenuta "appesa" come porto sicuro per lui, è una dinamica frequente in queste situazioni: chi lascia spesso ha bisogno di mantenere un legame di riserva, mentre chi resta fatica a chiudere perché il legame, per quanto doloroso, è comunque una parte di identità e di storia condivisa. La destabilizzazione che senti pensando alla separazione non è un segnale che stai sbagliando, è normale sentirsi scossi quando si chiude davvero, sul piano formale, un capitolo lungo e importante della propria vita. Una cosa è vivere la fine di un rapporto nella sofferenza quotidiana, un'altra è metterci una firma che rende tutto definitivo e reale. Detto questo, la richiesta di separazione che stai valutando ha un senso di tutela concreta, sia legale che psicologica: ti permette di uscire da una posizione di attesa e di ambiguità in cui, di fatto, sei tu a portare il peso maggiore mentre lui mantiene aperte tutte le opzioni. Non è un atto ostile, è un atto di chiarezza verso te stessa, e spesso è proprio questo passaggio che permette di elaborare davvero il lutto della relazione, invece di restare in una sospensione che alimenta illusioni e ferite. Ti direi di ascoltare la destabilizzazione senza lasciarti fermare da essa, è una parte del processo di distacco, non un controindicazione alla decisione. Se senti che questo passaggio riattiva vissuti più profondi, penso possa esserti utile un percorso di sostegno psicoterapeutico che ti accompagni proprio in questa fase di chiusura e di ricostruzione, così da attraversarla con meno peso e più consapevolezza. Se vuoi, nel tuo cammino di fede puoi anche pensare a questa scelta non come una perdita ulteriore, ma come l'inizio di un capitolo nuovo che, per quanto richieda coraggio, ti restituisce la libertà di decidere per te stessa.


Gentile signora, la separazione matrimoniale, è un evento molto doloroso da affrontare. Lei si è trovata a subire una scelta di suo marito, che ha messo in discussione totalmente il vostro rapporto. Grazie alla sua forza interiore e al supporto della sua rete di affetti è riuscita a ritrovare un nuovo equilibrio affrontando il lutto della rottura del legame. Spesso chi lascia tende, per vari motivi, a mantenere un legame residuale, ma questo atteggiamento ostacola chi resta nel voltare pagina, creando una dolorosa sospensione. E' naturale avere dei dubbi e dei timori, la separazione legale non è solo un atto concreto formale, ma ha una forte valenza psicologica, poichè sancisce la fine di una storia nella quale lei aveva creduto, la chiusura di un capitolo fondamentale della sua vita, e apre ad un futuro sconosciuto. La sua intenzione di separarsi legalmente mostra una sana spinta a voler fare chiarezza, sancendo anche con atti formali la reale situazione, senza cedere all'illusione che tutto torni come prima. Se suo marito pensa che lei stia bleffando, la fermezza della sua azione legale sarà il messaggio più chiaro che potrà dargli. Se sente che questo passo provoca in lei un carico di ansia difficile da gestire da sola, un breve percorso di supporto psicologico potrebbe esserle di aiuto. lo psicologo potrebbe accompagnarla in questa fase di transizione, aiutandola a ridefinire la sua identità dopo il matrimonio e a costruire solide basi per il suo futuro nella vita.


Buongiorno, credo sia comprensibile che la decisione di separarsi la destabilizzi, anche se in questi mesi ha ritrovato una certa serenità. Essere stati lasciati e scegliere a propria volta di chiudere sono due esperienze emotivamente molto diverse: con la separazione non prende atto soltanto della scelta di suo marito, ma diventa lei stessa protagonista della conclusione di un capitolo importante della propria vita. Il fatto che provi dolore o esitazione, quindi, non significa necessariamente che stia facendo la scelta sbagliata o che desideri ancora quella relazione così com'era. Potrebbe significare semplicemente che sta elaborando una perdita e rinunciando definitivamente alla speranza di ciò che quel matrimonio avrebbe potuto ancora essere. Proverei allora a spostare la domanda da "riesco a separarmi?" a "quale scelta tutela maggiormente me, la mia dignità e la vita che desidero costruire da questo momento in avanti?". Se suo marito la mantiene in una posizione di attesa, decidere può essere anche un modo per uscire da quell'attesa e riprendere in mano la propria vita.

Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.