Gentili dottori, vi scrivo per un mio problema relativo alle altezze: abito al 3º piano di un condom
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Gentili dottori, vi scrivo per un mio problema relativo alle altezze: abito al 3º piano di un condominio e quando mi affaccio dal balcone o guardo di sotto non ho alcuna sensazione strana, il problema arriva quando devo salire su una scala, arrivato infatti al 5º gradino inizio ad avere pensieri del tipo: “E se cado?; La scala è sicura?”, che mi bloccano. Ci tengo a precisare che non avvengono giramenti di testa, tuttavia aumenta il battito cardiaco dovuto ai pensieri appena citati. Io non riesco a dare un nome a questa paura, so soltanto che mi ostacola nella vita quotidiana (cambio di lampadine, pulizia ecc.) ma soprattutto in una mia grande passione che porto sin da quando ero bambino, ovvero entrare nei Vigili del Fuoco, dove l’altezza è molto spesso centrale per lavorare.
Grazie anticipatamente per la pazienza nel leggere e nel rispondermi.
Cordiali saluti.
Grazie anticipatamente per la pazienza nel leggere e nel rispondermi.
Cordiali saluti.
Buonasera,
si tratta di una fobia cioè un disturbo legato all'ansia.
esistono molte terapie che possono aiutarla , ma quella più funzionale è la cognitivo comportamentale.
Le consiglio anche di informarsi sul trattamento delle fobie specifiche con l'ausilio della realtà virtuale, una nuova tecnica di psicologia digitale che può esserle utile nell'affrontare il suo problema.
sono a sua disposizione per qualsiasi domanda.
Cordialmente.
Dott.ssa Laura Bova
si tratta di una fobia cioè un disturbo legato all'ansia.
esistono molte terapie che possono aiutarla , ma quella più funzionale è la cognitivo comportamentale.
Le consiglio anche di informarsi sul trattamento delle fobie specifiche con l'ausilio della realtà virtuale, una nuova tecnica di psicologia digitale che può esserle utile nell'affrontare il suo problema.
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Dott.ssa Laura Bova
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Buongiorno. Innanzitutto, ti ringrazio per la fiducia. È molto comune confondere la paura delle altezze con altre dinamiche, ma la tua descrizione è estremamente precisa e ci permette di fare chiarezza. Quello che descrivi non sembra essere la classica acrofobia (la paura del vuoto), dato che affacciarti dal terzo piano non ti crea disagio. Il tuo problema si manifesta quando perdi il contatto con una base solida e stabile. In ambito psicologico, la tua esperienza sembra riconducibile alla climacofobia (paura di salire le scale) o, più genericamente, a una forma di insicurezza posturale. La buona notizia è che, a differenza delle vertigini croniche che possono avere basi fisiologiche difficili da eliminare, la paura legata ai pensieri intrusivi è molto trattabile. Un percorso di psicoterapia potrebbe aiutarti nell'affrontare tale condizione e a superarla.
Gentile Signore,
la ringrazio per aver descritto in modo così chiaro ciò che le accade.
Da quello che racconta, la difficoltà non sembra legata tanto all’altezza in sé, quanto alla situazione di instabilità percepita: infatti affacciarsi dal balcone non le crea disagio, mentre salire su una scala sì. Questo è un elemento importante, perché ci aiuta a capire meglio il meccanismo in gioco.
I pensieri che compaiono (“e se cado?”, “la scala è sicura?”), insieme all’aumento del battito cardiaco, sono tipici di una risposta ansiosa anticipatoria: il corpo entra in allerta non perché ci sia un pericolo reale immediato, ma perché la mente segnala una possibile perdita di controllo. Il fatto che non avverta giramenti di testa va proprio in questa direzione.
Più che di una vera e propria fobia delle altezze, potrebbe trattarsi di una difficoltà legata alla fiducia nel proprio equilibrio e nella sicurezza della situazione, che si attiva in contesti specifici come le scale. Questo tipo di paura è piuttosto comune e, soprattutto, lavorabile.
Dal momento che questa difficoltà incide sia sulla vita quotidiana sia su un progetto per lei molto importante come quello dei Vigili del Fuoco, un percorso psicologico mirato potrebbe aiutarla a:
comprendere meglio cosa attiva il blocco;
imparare a gestire i pensieri anticipatori;
riacquisire gradualmente sicurezza nelle situazioni temute.
Un cordiale saluto
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
la ringrazio per aver descritto in modo così chiaro ciò che le accade.
Da quello che racconta, la difficoltà non sembra legata tanto all’altezza in sé, quanto alla situazione di instabilità percepita: infatti affacciarsi dal balcone non le crea disagio, mentre salire su una scala sì. Questo è un elemento importante, perché ci aiuta a capire meglio il meccanismo in gioco.
I pensieri che compaiono (“e se cado?”, “la scala è sicura?”), insieme all’aumento del battito cardiaco, sono tipici di una risposta ansiosa anticipatoria: il corpo entra in allerta non perché ci sia un pericolo reale immediato, ma perché la mente segnala una possibile perdita di controllo. Il fatto che non avverta giramenti di testa va proprio in questa direzione.
Più che di una vera e propria fobia delle altezze, potrebbe trattarsi di una difficoltà legata alla fiducia nel proprio equilibrio e nella sicurezza della situazione, che si attiva in contesti specifici come le scale. Questo tipo di paura è piuttosto comune e, soprattutto, lavorabile.
Dal momento che questa difficoltà incide sia sulla vita quotidiana sia su un progetto per lei molto importante come quello dei Vigili del Fuoco, un percorso psicologico mirato potrebbe aiutarla a:
comprendere meglio cosa attiva il blocco;
imparare a gestire i pensieri anticipatori;
riacquisire gradualmente sicurezza nelle situazioni temute.
Un cordiale saluto
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Gentile utente,
la difficoltà che descrive è comprensibile e anche piuttosto frequente. Da ciò che racconta, non sembra trattarsi di una paura generalizzata dell’altezza (come spesso avviene nell’acrofobia), perché l’affaccio dal balcone non le provoca disagio. Il problema emerge invece in situazioni specifiche, come l’uso della scala, dove entra in gioco la percezione di instabilità e il timore di perdere il controllo o cadere.
I pensieri che riferisce (“E se cado?”, “La scala è sicura?”) sono tipici di una risposta ansiosa anticipatoria: non compaiono sintomi fisici come vertigini, ma l’aumento del battito cardiaco è una normale reazione dell’organismo quando interpreta una situazione come potenzialmente pericolosa. In questi casi è spesso il pensiero a “bloccare” l’azione, portando a evitare la situazione e rinforzando nel tempo la paura.
Il fatto che questo disagio interferisca con la vita quotidiana e soprattutto con un progetto per lei così importante, come il desiderio di entrare nei Vigili del Fuoco, è un aspetto da non sottovalutare. La buona notizia è che questo tipo di difficoltà può essere affrontato e superato con un lavoro psicologico mirato, ad esempio attraverso interventi cognitivo-comportamentali che aiutano a gestire i pensieri di pericolo e a recuperare fiducia nelle proprie capacità, anche tramite un’esposizione graduale e controllata alle situazioni temute.
Per questo motivo, il mio consiglio è di approfondire la situazione con uno specialista, così da inquadrare meglio il problema e valutare un percorso adeguato, anche in relazione ai suoi obiettivi professionali.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
la difficoltà che descrive è comprensibile e anche piuttosto frequente. Da ciò che racconta, non sembra trattarsi di una paura generalizzata dell’altezza (come spesso avviene nell’acrofobia), perché l’affaccio dal balcone non le provoca disagio. Il problema emerge invece in situazioni specifiche, come l’uso della scala, dove entra in gioco la percezione di instabilità e il timore di perdere il controllo o cadere.
I pensieri che riferisce (“E se cado?”, “La scala è sicura?”) sono tipici di una risposta ansiosa anticipatoria: non compaiono sintomi fisici come vertigini, ma l’aumento del battito cardiaco è una normale reazione dell’organismo quando interpreta una situazione come potenzialmente pericolosa. In questi casi è spesso il pensiero a “bloccare” l’azione, portando a evitare la situazione e rinforzando nel tempo la paura.
Il fatto che questo disagio interferisca con la vita quotidiana e soprattutto con un progetto per lei così importante, come il desiderio di entrare nei Vigili del Fuoco, è un aspetto da non sottovalutare. La buona notizia è che questo tipo di difficoltà può essere affrontato e superato con un lavoro psicologico mirato, ad esempio attraverso interventi cognitivo-comportamentali che aiutano a gestire i pensieri di pericolo e a recuperare fiducia nelle proprie capacità, anche tramite un’esposizione graduale e controllata alle situazioni temute.
Per questo motivo, il mio consiglio è di approfondire la situazione con uno specialista, così da inquadrare meglio il problema e valutare un percorso adeguato, anche in relazione ai suoi obiettivi professionali.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno, mi dispiace per questa sensazione.
Dalla sua descrizione sembra una paura della stabilità del supporto, la scala.
Mi dà la sensazione di una mancanza di "terra sotto i piedi".
Le consiglio di provare a lavorare sul corpo, in particolare sul grounding (radicamento), per ritrovare la sua stabilità!
Un saluto
Claudi m
Dalla sua descrizione sembra una paura della stabilità del supporto, la scala.
Mi dà la sensazione di una mancanza di "terra sotto i piedi".
Le consiglio di provare a lavorare sul corpo, in particolare sul grounding (radicamento), per ritrovare la sua stabilità!
Un saluto
Claudi m
Buonasera, il quesito che si pone sembra avere a che fare con qualcosa di molto profondamente suo: il suo desiderio. In psicoanalisi, si parla del desiderio come della stella polare che guida ognuno di noi, o dovrebbe guidarci, ma spesso ne siamo talmente spaventati da intralciarlo con un sintomo. La ragione di questo meccanismo di blocco è soggettiva e andrebbe approfondita perché lei possa liberarsi dal sintomo e liberare il suo desiderio. Un buon pomeriggio, Ilaria Innocenti
Caro signore, da quanto racconta, sembrerebbe che il problema non sia tanto legato all'altezza quanto alla paura di cadere o alla sensazione di precarietà o a dinamiche di controllo.
I pensieri intrusivi sono legati all'ansia anticipatoria e le generano tutta una serie di disturbi psicosomatici come il battito accelerato. Le consiglierei un percorso di psicoterapia che la aiuti a gestire l'ansia e a ridimensionare l'aspetto catastrofico di questa condotta. Buona serata
I pensieri intrusivi sono legati all'ansia anticipatoria e le generano tutta una serie di disturbi psicosomatici come il battito accelerato. Le consiglierei un percorso di psicoterapia che la aiuti a gestire l'ansia e a ridimensionare l'aspetto catastrofico di questa condotta. Buona serata
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