Gentili dottori, vi scrivo per un mio problema relativo alle altezze: abito al 3º piano di un condom
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Gentili dottori, vi scrivo per un mio problema relativo alle altezze: abito al 3º piano di un condominio e quando mi affaccio dal balcone o guardo di sotto non ho alcuna sensazione strana, il problema arriva quando devo salire su una scala, arrivato infatti al 5º gradino inizio ad avere pensieri del tipo: “E se cado?; La scala è sicura?”, che mi bloccano. Ci tengo a precisare che non avvengono giramenti di testa, tuttavia aumenta il battito cardiaco dovuto ai pensieri appena citati. Io non riesco a dare un nome a questa paura, so soltanto che mi ostacola nella vita quotidiana (cambio di lampadine, pulizia ecc.) ma soprattutto in una mia grande passione che porto sin da quando ero bambino, ovvero entrare nei Vigili del Fuoco, dove l’altezza è molto spesso centrale per lavorare.
Grazie anticipatamente per la pazienza nel leggere e nel rispondermi.
Cordiali saluti.
Grazie anticipatamente per la pazienza nel leggere e nel rispondermi.
Cordiali saluti.
Buonasera,
si tratta di una fobia cioè un disturbo legato all'ansia.
esistono molte terapie che possono aiutarla , ma quella più funzionale è la cognitivo comportamentale.
Le consiglio anche di informarsi sul trattamento delle fobie specifiche con l'ausilio della realtà virtuale, una nuova tecnica di psicologia digitale che può esserle utile nell'affrontare il suo problema.
sono a sua disposizione per qualsiasi domanda.
Cordialmente.
Dott.ssa Laura Bova
si tratta di una fobia cioè un disturbo legato all'ansia.
esistono molte terapie che possono aiutarla , ma quella più funzionale è la cognitivo comportamentale.
Le consiglio anche di informarsi sul trattamento delle fobie specifiche con l'ausilio della realtà virtuale, una nuova tecnica di psicologia digitale che può esserle utile nell'affrontare il suo problema.
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Dott.ssa Laura Bova
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Buongiorno. Innanzitutto, ti ringrazio per la fiducia. È molto comune confondere la paura delle altezze con altre dinamiche, ma la tua descrizione è estremamente precisa e ci permette di fare chiarezza. Quello che descrivi non sembra essere la classica acrofobia (la paura del vuoto), dato che affacciarti dal terzo piano non ti crea disagio. Il tuo problema si manifesta quando perdi il contatto con una base solida e stabile. In ambito psicologico, la tua esperienza sembra riconducibile alla climacofobia (paura di salire le scale) o, più genericamente, a una forma di insicurezza posturale. La buona notizia è che, a differenza delle vertigini croniche che possono avere basi fisiologiche difficili da eliminare, la paura legata ai pensieri intrusivi è molto trattabile. Un percorso di psicoterapia potrebbe aiutarti nell'affrontare tale condizione e a superarla.
Gentile Signore,
la ringrazio per aver descritto in modo così chiaro ciò che le accade.
Da quello che racconta, la difficoltà non sembra legata tanto all’altezza in sé, quanto alla situazione di instabilità percepita: infatti affacciarsi dal balcone non le crea disagio, mentre salire su una scala sì. Questo è un elemento importante, perché ci aiuta a capire meglio il meccanismo in gioco.
I pensieri che compaiono (“e se cado?”, “la scala è sicura?”), insieme all’aumento del battito cardiaco, sono tipici di una risposta ansiosa anticipatoria: il corpo entra in allerta non perché ci sia un pericolo reale immediato, ma perché la mente segnala una possibile perdita di controllo. Il fatto che non avverta giramenti di testa va proprio in questa direzione.
Più che di una vera e propria fobia delle altezze, potrebbe trattarsi di una difficoltà legata alla fiducia nel proprio equilibrio e nella sicurezza della situazione, che si attiva in contesti specifici come le scale. Questo tipo di paura è piuttosto comune e, soprattutto, lavorabile.
Dal momento che questa difficoltà incide sia sulla vita quotidiana sia su un progetto per lei molto importante come quello dei Vigili del Fuoco, un percorso psicologico mirato potrebbe aiutarla a:
comprendere meglio cosa attiva il blocco;
imparare a gestire i pensieri anticipatori;
riacquisire gradualmente sicurezza nelle situazioni temute.
Un cordiale saluto
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
la ringrazio per aver descritto in modo così chiaro ciò che le accade.
Da quello che racconta, la difficoltà non sembra legata tanto all’altezza in sé, quanto alla situazione di instabilità percepita: infatti affacciarsi dal balcone non le crea disagio, mentre salire su una scala sì. Questo è un elemento importante, perché ci aiuta a capire meglio il meccanismo in gioco.
I pensieri che compaiono (“e se cado?”, “la scala è sicura?”), insieme all’aumento del battito cardiaco, sono tipici di una risposta ansiosa anticipatoria: il corpo entra in allerta non perché ci sia un pericolo reale immediato, ma perché la mente segnala una possibile perdita di controllo. Il fatto che non avverta giramenti di testa va proprio in questa direzione.
Più che di una vera e propria fobia delle altezze, potrebbe trattarsi di una difficoltà legata alla fiducia nel proprio equilibrio e nella sicurezza della situazione, che si attiva in contesti specifici come le scale. Questo tipo di paura è piuttosto comune e, soprattutto, lavorabile.
Dal momento che questa difficoltà incide sia sulla vita quotidiana sia su un progetto per lei molto importante come quello dei Vigili del Fuoco, un percorso psicologico mirato potrebbe aiutarla a:
comprendere meglio cosa attiva il blocco;
imparare a gestire i pensieri anticipatori;
riacquisire gradualmente sicurezza nelle situazioni temute.
Un cordiale saluto
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Gentile utente,
la difficoltà che descrive è comprensibile e anche piuttosto frequente. Da ciò che racconta, non sembra trattarsi di una paura generalizzata dell’altezza (come spesso avviene nell’acrofobia), perché l’affaccio dal balcone non le provoca disagio. Il problema emerge invece in situazioni specifiche, come l’uso della scala, dove entra in gioco la percezione di instabilità e il timore di perdere il controllo o cadere.
I pensieri che riferisce (“E se cado?”, “La scala è sicura?”) sono tipici di una risposta ansiosa anticipatoria: non compaiono sintomi fisici come vertigini, ma l’aumento del battito cardiaco è una normale reazione dell’organismo quando interpreta una situazione come potenzialmente pericolosa. In questi casi è spesso il pensiero a “bloccare” l’azione, portando a evitare la situazione e rinforzando nel tempo la paura.
Il fatto che questo disagio interferisca con la vita quotidiana e soprattutto con un progetto per lei così importante, come il desiderio di entrare nei Vigili del Fuoco, è un aspetto da non sottovalutare. La buona notizia è che questo tipo di difficoltà può essere affrontato e superato con un lavoro psicologico mirato, ad esempio attraverso interventi cognitivo-comportamentali che aiutano a gestire i pensieri di pericolo e a recuperare fiducia nelle proprie capacità, anche tramite un’esposizione graduale e controllata alle situazioni temute.
Per questo motivo, il mio consiglio è di approfondire la situazione con uno specialista, così da inquadrare meglio il problema e valutare un percorso adeguato, anche in relazione ai suoi obiettivi professionali.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
la difficoltà che descrive è comprensibile e anche piuttosto frequente. Da ciò che racconta, non sembra trattarsi di una paura generalizzata dell’altezza (come spesso avviene nell’acrofobia), perché l’affaccio dal balcone non le provoca disagio. Il problema emerge invece in situazioni specifiche, come l’uso della scala, dove entra in gioco la percezione di instabilità e il timore di perdere il controllo o cadere.
I pensieri che riferisce (“E se cado?”, “La scala è sicura?”) sono tipici di una risposta ansiosa anticipatoria: non compaiono sintomi fisici come vertigini, ma l’aumento del battito cardiaco è una normale reazione dell’organismo quando interpreta una situazione come potenzialmente pericolosa. In questi casi è spesso il pensiero a “bloccare” l’azione, portando a evitare la situazione e rinforzando nel tempo la paura.
Il fatto che questo disagio interferisca con la vita quotidiana e soprattutto con un progetto per lei così importante, come il desiderio di entrare nei Vigili del Fuoco, è un aspetto da non sottovalutare. La buona notizia è che questo tipo di difficoltà può essere affrontato e superato con un lavoro psicologico mirato, ad esempio attraverso interventi cognitivo-comportamentali che aiutano a gestire i pensieri di pericolo e a recuperare fiducia nelle proprie capacità, anche tramite un’esposizione graduale e controllata alle situazioni temute.
Per questo motivo, il mio consiglio è di approfondire la situazione con uno specialista, così da inquadrare meglio il problema e valutare un percorso adeguato, anche in relazione ai suoi obiettivi professionali.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno, mi dispiace per questa sensazione.
Dalla sua descrizione sembra una paura della stabilità del supporto, la scala.
Mi dà la sensazione di una mancanza di "terra sotto i piedi".
Le consiglio di provare a lavorare sul corpo, in particolare sul grounding (radicamento), per ritrovare la sua stabilità!
Un saluto
Claudi m
Dalla sua descrizione sembra una paura della stabilità del supporto, la scala.
Mi dà la sensazione di una mancanza di "terra sotto i piedi".
Le consiglio di provare a lavorare sul corpo, in particolare sul grounding (radicamento), per ritrovare la sua stabilità!
Un saluto
Claudi m
Buonasera, il quesito che si pone sembra avere a che fare con qualcosa di molto profondamente suo: il suo desiderio. In psicoanalisi, si parla del desiderio come della stella polare che guida ognuno di noi, o dovrebbe guidarci, ma spesso ne siamo talmente spaventati da intralciarlo con un sintomo. La ragione di questo meccanismo di blocco è soggettiva e andrebbe approfondita perché lei possa liberarsi dal sintomo e liberare il suo desiderio. Un buon pomeriggio, Ilaria Innocenti
Caro signore, da quanto racconta, sembrerebbe che il problema non sia tanto legato all'altezza quanto alla paura di cadere o alla sensazione di precarietà o a dinamiche di controllo.
I pensieri intrusivi sono legati all'ansia anticipatoria e le generano tutta una serie di disturbi psicosomatici come il battito accelerato. Le consiglierei un percorso di psicoterapia che la aiuti a gestire l'ansia e a ridimensionare l'aspetto catastrofico di questa condotta. Buona serata
I pensieri intrusivi sono legati all'ansia anticipatoria e le generano tutta una serie di disturbi psicosomatici come il battito accelerato. Le consiglierei un percorso di psicoterapia che la aiuti a gestire l'ansia e a ridimensionare l'aspetto catastrofico di questa condotta. Buona serata
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso la sua esperienza qui. Da quanto descrive, la difficoltà sembra legata non tanto all’altezza in sé, quanto ai pensieri anticipatori di pericolo che emergono in situazioni specifiche (come l’uso della scala), accompagnati da una comprensibile attivazione fisiologica.
In un’ottica cognitivo-comportamentale, queste reazioni possono essere comprese e trattate lavorando sulla relazione tra pensieri, emozioni e comportamenti, attraverso un percorso strutturato e graduale. Interventi di questo tipo si sono dimostrati efficaci nel ridurre l’evitamento e nel recuperare funzionalità nella vita quotidiana e lavorativa.
Una preliminare valutazione psicodiagnostica sarebbe fondamentale per approfondire meglio la situazione e costruire il percorso più adatto ai suoi obiettivi personali e professionali. Cordiali saluti, AM
In un’ottica cognitivo-comportamentale, queste reazioni possono essere comprese e trattate lavorando sulla relazione tra pensieri, emozioni e comportamenti, attraverso un percorso strutturato e graduale. Interventi di questo tipo si sono dimostrati efficaci nel ridurre l’evitamento e nel recuperare funzionalità nella vita quotidiana e lavorativa.
Una preliminare valutazione psicodiagnostica sarebbe fondamentale per approfondire meglio la situazione e costruire il percorso più adatto ai suoi obiettivi personali e professionali. Cordiali saluti, AM
buongiorno penso di aver capito che Lei abbia talvolta un attacco di panico in merito al raggiungimento di luoghi elevati, cioè che non si senta SICURO di controllare ciò che accade intorno a Lei e quindi di non fidarsi di se stesso. Penso sia utile iniziare un percorso terapeutico che Le consenta di riscrivere la propria storia personale in modo più cosapevole per realizzare nel futuro ciò che vorrà diventare. Cordial salui dott.ssa G.Elmo
Buongiorno, la ringrazio per la sua domanda. Da ciò che descrive emerge una reazione che sembra legata meno ad un problema di equilibrio o fisico e più all'attivarsi improvviso di pensieri di pericolo e perdita di controllo, che finiscono per bloccarla. Il corpo risponde a questi pensieri con l'aumento del battito, come se stesse affrontando una minaccia, anche se razionalmente sa di essere al sicuro. E' importante notare che questa paura compare in situazioni specifiche e non in altre, e questo ci suggerisce che il significato emotivo della scala e dell'altezza abbia per lei un valore particolare, forse legato al tema della sicurezza e della responsabilità verso se stesso. Lavorare su questi vissuti potrebbe aiutarla a comprendere meglio l'origine di questa reazione e ridarle maggiore libertà, anche rispetto ai suoi desideri e progetti di vita.
Un caro saluto,
Dott.ssa Maria Rosa Biondo
Un caro saluto,
Dott.ssa Maria Rosa Biondo
Buongiorno,
posso immaginare la frustrazione che una tale situazione può arrecarle, soprattutto se consideriamo l'impatto che ha sulla sua qualità della vita, coinvolgendo anche un progetto per il futuro lavorativo, che le sta così a cuore. Da ciò che racconta, emerge come la difficoltà non sia legata a una sensazione fisica disturbante, quanto piuttosto all’attivarsi di pensieri anticipatori legati alla possibilità di cadere e alla sicurezza della situazione. È proprio questo tipo di pensieri che, in molte persone, può innescare una risposta di ansia (come l’aumento del battito cardiaco) e portare ad un blocco nell'azione, anche in assenza di un pericolo reale immediato.
Escludendo perciò la causa organica e considerando quella psicogena, un lavoro psicoterapeutico potrebbe aiutarla sia a ridurre l’impatto dei pensieri che emergono in quelle situazioni, sia a recuperare fiducia nelle sue capacità, passo dopo passo, anche in vista del suo desiderio di intraprendere la carriera nei Vigili del Fuoco.
Se lo desidera, possiamo approfondire insieme la sua esperienza e valutare il percorso più adatto a lei.
Cordialmente,
Dott.ssa G.T.
posso immaginare la frustrazione che una tale situazione può arrecarle, soprattutto se consideriamo l'impatto che ha sulla sua qualità della vita, coinvolgendo anche un progetto per il futuro lavorativo, che le sta così a cuore. Da ciò che racconta, emerge come la difficoltà non sia legata a una sensazione fisica disturbante, quanto piuttosto all’attivarsi di pensieri anticipatori legati alla possibilità di cadere e alla sicurezza della situazione. È proprio questo tipo di pensieri che, in molte persone, può innescare una risposta di ansia (come l’aumento del battito cardiaco) e portare ad un blocco nell'azione, anche in assenza di un pericolo reale immediato.
Escludendo perciò la causa organica e considerando quella psicogena, un lavoro psicoterapeutico potrebbe aiutarla sia a ridurre l’impatto dei pensieri che emergono in quelle situazioni, sia a recuperare fiducia nelle sue capacità, passo dopo passo, anche in vista del suo desiderio di intraprendere la carriera nei Vigili del Fuoco.
Se lo desidera, possiamo approfondire insieme la sua esperienza e valutare il percorso più adatto a lei.
Cordialmente,
Dott.ssa G.T.
Gentile, mi sembra di capire che la sua sia più un'ansia situazionale legata alla perdita di controllo e al timore di cadere piuttosto che una vera e propria paura/fobia dell'altezza. Infatti non riporta difficoltà quando si affaccia dal balcone ma il blocco emerge per esempio quando deve salire dei gradini di una scala. Potremmo pensare che sia un'attivazione ansiosa anticipatoria che procura poi tutti i sintomi fisici, di allerta che lei ha riportato. Certamente non è facile convivere con questo malessere perchè interferisce con la sua grande passione.
Situazioni di questo tipo sono trattabili con buoni risultati soprattutto se affrontati per tempo e con un intervento strutturato.
Situazioni di questo tipo sono trattabili con buoni risultati soprattutto se affrontati per tempo e con un intervento strutturato.
Buonasera, per trattare questa paura e non farsi limitare, il mio consiglio è di intraprendere un percorso di psicoterapia questa paura, perché cause e trattamento sono complessi e vanno indagati in profondità, nell'eziologia, nel contesto della sua storia. Il sintomo, la paura in questo caso, è sempre un messaggio profondo che va colto per poter andare oltre. Buon cammino e cordiali saluti.
Buongiorno, grazie di aver condiviso la sua esperienza. Da quello che scrive mi sembra che la paura della scala possa essere una soluzione di compromesso tra il desiderio di realizzare la sua grande passione di bambino (entrare nel corpo dei Vigili del Fuoco) e la paura di non farcela. In altre parole, la paura della scala le consente di proteggersi dalla paura di non essere all'altezza (mi scusi per il gioco di parole) e al contempo di mantenere vivo il desiderio e il sogno. E' normale che senta paura, spesso desiderio e paura coesistono, soprattutto in ciò che consideriamo importante per noi. Rivolgersi ad un terapeuta le può essere di aiuto per dare un significato personale a questa paura e per muoversi verso ciò che più desidera.
salve, la paura delle altezze è più comune di quanto si pensi. A volte parlarne con uno psicologo può aiutare a capire come funziona e trovare strategie pratiche per gestirla meglio.
Gentilissimo, quando saliamo 'in altezza' perdiamo i nostri punti di riferimento visivi che ci danno sicurezza, più si sale e più ce ne allontaniamo. Nel suo caso ciò ostacola il realizzarsi di un sogno, entrare nei Vigili del fuoco. Sull'ansia che ne deriva si può lavorare per cercare di ridurla con l'aiuto di un terapeuta cognitivo comportamentale. Individuerete assieme i pensieri disfunzionali che stanno dietro al malessere trovando le strategie più adatte a poterli affrontare.
Allo stesso tempo avrà modo di acquisire maggior consapevolezza di tutti i suoi pensieri, chissà, magari la paura dell'altezza è solo una proiezione della paura di fare il vigile, che, seppur desiderandolo, è un lavoro dove la vita può esser messa ripetutamente in pericolo ...
I miei migliori auguri
dott.ssa Miculian
Allo stesso tempo avrà modo di acquisire maggior consapevolezza di tutti i suoi pensieri, chissà, magari la paura dell'altezza è solo una proiezione della paura di fare il vigile, che, seppur desiderandolo, è un lavoro dove la vita può esser messa ripetutamente in pericolo ...
I miei migliori auguri
dott.ssa Miculian
Gentile utente, la situazione che descrive è piuttosto chiara e merita attenzione, soprattutto perché ha un impatto concreto sulla sua quotidianità e su un progetto di vita per lei molto significativo. È importante notare come la difficoltà non emerga tanto nell’esposizione all’altezza in sé (ad esempio affacciarsi dal balcone), quanto in contesti specifici come la scala, dove entrano in gioco pensieri anticipatori legati alla sicurezza e alla possibilità di cadere. In questi casi, più che la sensazione fisica, sembrano essere proprio i pensieri a innescare la reazione di blocco e l’aumento del battito cardiaco. Questo tipo di meccanismo può diventare limitante perché porta, comprensibilmente, a evitare alcune situazioni o a viverle con forte tensione. Il fatto che lei riesca a riconoscere con precisione cosa accade “dentro” di sé è già un elemento molto utile. Indipendentemente dall’etichetta da dare a questa paura, ciò che conta è che oggi rappresenta un ostacolo e che può essere affrontata. Un confronto con un professionista della salute psicologica potrebbe aiutarla a comprendere meglio il funzionamento di questi pensieri e a lavorare gradualmente sulla risposta emotiva e comportamentale, anche in vista di un percorso professionale, come quello dei Vigili del Fuoco, che richiede un buon rapporto con l’altezza. Affrontare il problema in modo mirato e progressivo può fare la differenza, senza dover rinunciare alle sue aspirazioni. Un caro saluto
Buongiorno, quello che descrive assomiglia a una forma specifica di ansia legata alle altezze, spesso avvicinabile a ciò che in psicologia viene chiamato Acrofobia. Nel suo caso è interessante notare che non compaiono vertigini fisiche, ma soprattutto pensieri anticipatori di pericolo (“e se cado?”) che attivano il sistema di allerta e aumentano il battito cardiaco. È quindi una reazione ansiosa guidata più dalla mente che dall’equilibrio corporeo.
Questa paura può essere vista come un dialogo interno tra una parte di lei che desidera agire (salire la scala, perseguire il sogno professionale) e una parte che cerca di proteggerla dal rischio. Il problema nasce quando questa funzione protettiva diventa eccessiva e finisce per limitare la sua autonomia e i suoi progetti.
La buona notizia è che le paure specifiche di questo tipo sono molto trattabili. Interventi psicologici mirati, spesso basati su esposizione graduale e tecniche di gestione dell’ansia, aiutano a ridurre l’impatto dei pensieri catastrofici e a ricostruire fiducia nelle proprie capacità. Il fatto che lei non provi giramenti di testa e riconosca chiaramente il ruolo dei pensieri è un punto di partenza favorevole.
Considerata l’importanza che questa difficoltà ha per la sua vita quotidiana e per il suo obiettivo di entrare nei Vigili del Fuoco, potrebbe essere utile affrontarla in un percorso di psicoterapia focalizzato sull’ansia e sulle fobie specifiche. Con un lavoro strutturato è possibile ridurre significativamente questa paura e avvicinarsi con maggiore sicurezza alle situazioni legate alle altezze.
Un cordiale saluto.
Questa paura può essere vista come un dialogo interno tra una parte di lei che desidera agire (salire la scala, perseguire il sogno professionale) e una parte che cerca di proteggerla dal rischio. Il problema nasce quando questa funzione protettiva diventa eccessiva e finisce per limitare la sua autonomia e i suoi progetti.
La buona notizia è che le paure specifiche di questo tipo sono molto trattabili. Interventi psicologici mirati, spesso basati su esposizione graduale e tecniche di gestione dell’ansia, aiutano a ridurre l’impatto dei pensieri catastrofici e a ricostruire fiducia nelle proprie capacità. Il fatto che lei non provi giramenti di testa e riconosca chiaramente il ruolo dei pensieri è un punto di partenza favorevole.
Considerata l’importanza che questa difficoltà ha per la sua vita quotidiana e per il suo obiettivo di entrare nei Vigili del Fuoco, potrebbe essere utile affrontarla in un percorso di psicoterapia focalizzato sull’ansia e sulle fobie specifiche. Con un lavoro strutturato è possibile ridurre significativamente questa paura e avvicinarsi con maggiore sicurezza alle situazioni legate alle altezze.
Un cordiale saluto.
Gentile,
penso sarebbe utile parlare con un/una psicoterapeuta di questa problematica diventata invalidante, per capire come sia sorta e che funzione abbia nella sua vita. Buon percorso!
penso sarebbe utile parlare con un/una psicoterapeuta di questa problematica diventata invalidante, per capire come sia sorta e che funzione abbia nella sua vita. Buon percorso!
Buonasera, da ciò che descrive sembra che la difficoltà non sia legata all'altezza in sè, quanto a pensieri anticipatori rispetto alla possibilità di cadere che attivano una risposta di ansia e la portano a bloccarsi. Il corpo risponde a pensieri di pericolo come se il rischio fosse reale e immediato. Potrebbe esserle utile intraprendere un percorso che la aiuti a comprendere i significati profondi che si nascondono dietro questi pensieri, così da poter da poterli gestire.
Buongiorno. La ringrazio per aver condiviso con così tanta precisione questo Suo vissuto. È molto interessante notare come la Sua difficoltà non si presenti davanti a un vuoto "passivo", come quello del balcone, ma emerga prepotentemente quando Lei è chiamato a un'azione "attiva" di ascesa. Questo scarto tra il guardare e il salire ci dice molto sulla natura del Suo timore, che sembra riguardare non tanto l'altezza in sé, quanto la stabilità del Suo equilibrio e l'affidabilità del supporto su cui poggia.
Inquadrando la Sua situazione attraverso la lente della psicologia del profondo, e in particolare rifacendoci alla visione di Diego Napolitani, potremmo dire che l'identità è un processo relazionale che si costruisce anche nel rapporto con gli oggetti e lo spazio. La scala non è solo un attrezzo, ma un legame tra terra e cielo che richiede una fiducia di base. Il fatto che Lei si chieda "E se cado? La scala è sicura?" suggerisce che, in quel momento, si attivi una "matrice" di insicurezza legata al controllo. Quando è sul balcone, il confine è solido e garantito dall'edificio; sulla scala, invece, la stabilità dipende dal Suo corpo e dalla solidità di un oggetto mobile. Questa paura potrebbe essere definita come una forma di acrofobia specifica legata alla perdita di controllo o, in termini più tecnici, una sensazione di insicurezza posturale legata all'altezza.
Il Suo battito cardiaco che aumenta è la risposta fisiologica a un pensiero che il Suo mondo interno vive come una minaccia alla propria integrità. Non essendoci giramenti di testa (vertigini soggettive), possiamo escludere una problematica vestibolare o organica, confermando che il nodo è di natura psichica e simbolica. Per un aspirante Vigile del Fuoco, la scala rappresenta lo strumento di soccorso per eccellenza: voler intraprendere questa carriera significa voler essere colui che porta sicurezza agli altri, ma per farlo è necessario prima sentire quella sicurezza dentro di sé.
La direzione che mi sento di indicarLe per non rinunciare alla Sua passione e per facilitare la Sua vita quotidiana è la seguente:
Rieducazione all'ascesa: Provi a guardare alla scala non come a un pericolo, ma come a un prolungamento del Suo corpo. Può iniziare piccoli esercizi di "esposizione graduale" in un ambiente protetto, salendo un gradino in più ogni giorno, non con l'obiettivo di arrivare in cima, ma con quello di "sentire" la stabilità dei Suoi piedi e la solidità dell'appoggio.
Spostare il pensiero dal "Cosa succede se..." al "Cosa sto facendo ora": L'ansia si nutre di scenari catastrofici futuri. Quando sale, provi a focalizzarsi sul contatto fisico con il gradino e sulla presa delle mani.
Un percorso di consapevolezza: Poiché questa passione La accompagna sin da bambino, potrebbe essere utile esplorare in sede terapeutica cosa rappresenti per Lei "salire" e se esistano, nella Sua storia familiare o relazionale, dei temi legati alla caduta o alla fragilità dei sostegni che oggi si riflettono simbolicamente sulla scala.
Non lasci che cinque gradini diventino il muro che Le impedisce di raggiungere il Suo sogno. Il coraggio non è l'assenza di paura, ma la capacità di intrattenere un dialogo con essa. Con il giusto supporto, potrà imparare ad abitare l'altezza non come una minaccia, ma come lo spazio dove esercitare la Sua missione di aiuto.
Cordialità
Dottssa Giovanna Costanzo.
Inquadrando la Sua situazione attraverso la lente della psicologia del profondo, e in particolare rifacendoci alla visione di Diego Napolitani, potremmo dire che l'identità è un processo relazionale che si costruisce anche nel rapporto con gli oggetti e lo spazio. La scala non è solo un attrezzo, ma un legame tra terra e cielo che richiede una fiducia di base. Il fatto che Lei si chieda "E se cado? La scala è sicura?" suggerisce che, in quel momento, si attivi una "matrice" di insicurezza legata al controllo. Quando è sul balcone, il confine è solido e garantito dall'edificio; sulla scala, invece, la stabilità dipende dal Suo corpo e dalla solidità di un oggetto mobile. Questa paura potrebbe essere definita come una forma di acrofobia specifica legata alla perdita di controllo o, in termini più tecnici, una sensazione di insicurezza posturale legata all'altezza.
Il Suo battito cardiaco che aumenta è la risposta fisiologica a un pensiero che il Suo mondo interno vive come una minaccia alla propria integrità. Non essendoci giramenti di testa (vertigini soggettive), possiamo escludere una problematica vestibolare o organica, confermando che il nodo è di natura psichica e simbolica. Per un aspirante Vigile del Fuoco, la scala rappresenta lo strumento di soccorso per eccellenza: voler intraprendere questa carriera significa voler essere colui che porta sicurezza agli altri, ma per farlo è necessario prima sentire quella sicurezza dentro di sé.
La direzione che mi sento di indicarLe per non rinunciare alla Sua passione e per facilitare la Sua vita quotidiana è la seguente:
Rieducazione all'ascesa: Provi a guardare alla scala non come a un pericolo, ma come a un prolungamento del Suo corpo. Può iniziare piccoli esercizi di "esposizione graduale" in un ambiente protetto, salendo un gradino in più ogni giorno, non con l'obiettivo di arrivare in cima, ma con quello di "sentire" la stabilità dei Suoi piedi e la solidità dell'appoggio.
Spostare il pensiero dal "Cosa succede se..." al "Cosa sto facendo ora": L'ansia si nutre di scenari catastrofici futuri. Quando sale, provi a focalizzarsi sul contatto fisico con il gradino e sulla presa delle mani.
Un percorso di consapevolezza: Poiché questa passione La accompagna sin da bambino, potrebbe essere utile esplorare in sede terapeutica cosa rappresenti per Lei "salire" e se esistano, nella Sua storia familiare o relazionale, dei temi legati alla caduta o alla fragilità dei sostegni che oggi si riflettono simbolicamente sulla scala.
Non lasci che cinque gradini diventino il muro che Le impedisce di raggiungere il Suo sogno. Il coraggio non è l'assenza di paura, ma la capacità di intrattenere un dialogo con essa. Con il giusto supporto, potrà imparare ad abitare l'altezza non come una minaccia, ma come lo spazio dove esercitare la Sua missione di aiuto.
Cordialità
Dottssa Giovanna Costanzo.
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