Convivo da anni ormai con il Colon irritabile, ma ho sempre gestito questo ora invece mi lascio sop
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Convivo da anni ormai con il
Colon irritabile, ma ho sempre gestito questo ora invece mi lascio sopraffare dall ansia con il corpo in allarme perenne anche per qualche trauma emotivo passato ,specialmente se devo fare qualcosa , se riesco Ad attenuare i sintomi con dieta etc vado in ansia anche se non sento nulla come se il corpo fosse esausto e abbia paura del ritorno sfociando il tutto in debolezza e paure inutili creando un circolo infinito , ho bisogno di uno psicologo
O tornerò come prima appena passerà più tempo dalla mitigazione dei sintomi ?
Colon irritabile, ma ho sempre gestito questo ora invece mi lascio sopraffare dall ansia con il corpo in allarme perenne anche per qualche trauma emotivo passato ,specialmente se devo fare qualcosa , se riesco Ad attenuare i sintomi con dieta etc vado in ansia anche se non sento nulla come se il corpo fosse esausto e abbia paura del ritorno sfociando il tutto in debolezza e paure inutili creando un circolo infinito , ho bisogno di uno psicologo
O tornerò come prima appena passerà più tempo dalla mitigazione dei sintomi ?
Buonasera, sicuramente una terapia psicologica potrebbe aiutarla a lungo termine così come anche un supporto psicofarmacologico mirato per passare attraverso queste fasi. le consiglio di valutare di rivolgersi ad uno specialistica, confido che riuscirà a ricevere l'aiuto che cerca
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Buonasera, sicuramente l'accenno che fa a traumi emotivi passati possono giustificare un intervento psicologico. Sicuramente anche la presenza di ansia a cui fa cenno può necessitare di un parallelo approfondimento psicologico. Se ritiene posso essere disponibile anche online. Buonasera, Dario Martelli
Quello che descrivi sembra un circolo in cui corpo ed emozioni dialogano in modo molto stretto. Il colon irritabile, anche quando è gestito bene, può amplificare la sensibilità fisica e far percepire ogni minimo cambiamento come un possibile segnale di allarme. Quando si aggiungono ansia e traumi emotivi passati, è comprensibile che il corpo resti in uno stato di vigilanza costante, come se non riuscisse a “fidarsi” della calma.
La tua descrizione rende molto bene questa dinamica: anche nei momenti in cui i sintomi fisici migliorano, è come se emergesse la paura che quel benessere possa svanire da un momento all’altro. Questo senso di “corpo esausto”, che vive nell’attesa del ritorno del sintomo, può generare debolezza e pensieri ricorrenti, non perché ci sia realmente un pericolo, ma perché l’organismo ha imparato a reagire in modo anticipatorio.
Molte persone, in situazioni simili, si ritrovano sospese tra sollievo e timore, come se il corpo avesse bisogno di tempo per capire che non è più in emergenza. Questa oscillazione non significa che non riuscirai a stare meglio, ma che stai attraversando una fase in cui il sistema nervoso è molto sensibile e ha memorizzato tensioni accumulate nel tempo.
Per quanto riguarda la tua domanda finale, non esiste una risposta unica. È possibile che con il passare del tempo la parte fisica continui ad assestarsi; allo stesso tempo, ciò che stai vivendo sembra toccare aspetti profondi: paure, vissuti di allarme, difficoltà a fidarsi del proprio corpo dopo periodi complessi. In questi casi, uno spazio psicologico dedicato può offrire un luogo sicuro in cui riconoscere e comprendere meglio queste reazioni, senza doverle affrontare da solo.
Un percorso con uno psicologo non è un obbligo né un’urgenza, ma può diventare un’occasione: un modo per dare voce a ciò che il tuo corpo sta comunicando e ritrovare una sensazione più stabile di calma e fiducia. A volte non si tratta solo di “tornare come prima”, ma di trovare un modo nuovo e più gentile di stare nel proprio corpo e nelle proprie emozioni.
La tua descrizione rende molto bene questa dinamica: anche nei momenti in cui i sintomi fisici migliorano, è come se emergesse la paura che quel benessere possa svanire da un momento all’altro. Questo senso di “corpo esausto”, che vive nell’attesa del ritorno del sintomo, può generare debolezza e pensieri ricorrenti, non perché ci sia realmente un pericolo, ma perché l’organismo ha imparato a reagire in modo anticipatorio.
Molte persone, in situazioni simili, si ritrovano sospese tra sollievo e timore, come se il corpo avesse bisogno di tempo per capire che non è più in emergenza. Questa oscillazione non significa che non riuscirai a stare meglio, ma che stai attraversando una fase in cui il sistema nervoso è molto sensibile e ha memorizzato tensioni accumulate nel tempo.
Per quanto riguarda la tua domanda finale, non esiste una risposta unica. È possibile che con il passare del tempo la parte fisica continui ad assestarsi; allo stesso tempo, ciò che stai vivendo sembra toccare aspetti profondi: paure, vissuti di allarme, difficoltà a fidarsi del proprio corpo dopo periodi complessi. In questi casi, uno spazio psicologico dedicato può offrire un luogo sicuro in cui riconoscere e comprendere meglio queste reazioni, senza doverle affrontare da solo.
Un percorso con uno psicologo non è un obbligo né un’urgenza, ma può diventare un’occasione: un modo per dare voce a ciò che il tuo corpo sta comunicando e ritrovare una sensazione più stabile di calma e fiducia. A volte non si tratta solo di “tornare come prima”, ma di trovare un modo nuovo e più gentile di stare nel proprio corpo e nelle proprie emozioni.
Buonasera, quello che descrivi è molto normale in chi convive a lungo con la sindrome del colon irritabile. Come già saprà si tratta di una malattia funzionale, i sintomi sono reali e corporei ma spesso interagiscono con fattori emotivi quali stress, ansia o come da lei indicato per traumi emotivi del passato. Per questo credo che, accanto alla dieta e alle cure mediche, le possa essere di aiuto un percorso psicologico per lavorare sull'ansia, ridurre l'iper attivazione del corpo e garantirle un maggior benessere. Quelle che descrive non sono paure inutili ma reazioni del sistema nervoso, che nel tempo ha imparato a proteggersi rimanendo iper attivato, soprattutto in presenza di traumi emotivi passati. Credo che sia importante che si prenda cura della sua salute in modo completo, merita di vivere serenamente.
Da ciò che descrive emerge un quadro molto comprensibile e, allo stesso tempo, clinicamente chiaro. Quando una condizione fisica cronica come il colon irritabile si protrae nel tempo, soprattutto se associata a vissuti emotivi traumatici, può modificare in modo significativo l’assetto psico-emotivo: il corpo rimane in uno stato di iperallerta, come se dovesse continuamente prevenire una minaccia. In questi casi l’ansia non nasce più solo dai sintomi, ma dalla paura del loro possibile ritorno, anche quando il corpo sta momentaneamente meglio.
Questo meccanismo crea un circolo vizioso: il controllo costante delle sensazioni corporee, l’anticipazione catastrofica e l’evitamento di alcune situazioni alimentano l’ansia, che a sua volta riattiva il corpo (stanchezza, debolezza, tensione viscerale). Non si tratta quindi di “paure inutili”, ma di una risposta appresa e automatizzata del sistema nervoso, oggi diventata disfunzionale.
È molto improbabile che la situazione si risolva semplicemente “con il tempo”, perché il problema non è più solo il sintomo fisico, ma il modo in cui mente e corpo reagiscono ad esso. Un intervento psicologico mirato è fortemente indicato.
In particolare, l’approccio breve strategico lavora su:
-la riduzione delle tentate soluzioni disfunzionali (controllo, evitamento, monitoraggio continuo del corpo);
-la ristrutturazione percettiva del sintomo, aiutando la persona a interrompere l’associazione automatica “sensazione = pericolo”;
-tecniche specifiche per abbassare l’iperattivazione fisiologica e restituire al corpo una sensazione di sicurezza;
-il recupero della fiducia nelle proprie risorse, senza dover “stare sempre in guardia”.
L’obiettivo non è scavare a lungo nel passato, ma interrompere il meccanismo che mantiene l’ansia nel presente, permettendole di tornare gradualmente a fare le cose senza che il corpo vada in allarme.
Se lo desidera, resto disponibile ad aiutarla a capire come impostare un percorso adeguato alla sua situazione e a rispondere a eventuali dubbi.
Questo meccanismo crea un circolo vizioso: il controllo costante delle sensazioni corporee, l’anticipazione catastrofica e l’evitamento di alcune situazioni alimentano l’ansia, che a sua volta riattiva il corpo (stanchezza, debolezza, tensione viscerale). Non si tratta quindi di “paure inutili”, ma di una risposta appresa e automatizzata del sistema nervoso, oggi diventata disfunzionale.
È molto improbabile che la situazione si risolva semplicemente “con il tempo”, perché il problema non è più solo il sintomo fisico, ma il modo in cui mente e corpo reagiscono ad esso. Un intervento psicologico mirato è fortemente indicato.
In particolare, l’approccio breve strategico lavora su:
-la riduzione delle tentate soluzioni disfunzionali (controllo, evitamento, monitoraggio continuo del corpo);
-la ristrutturazione percettiva del sintomo, aiutando la persona a interrompere l’associazione automatica “sensazione = pericolo”;
-tecniche specifiche per abbassare l’iperattivazione fisiologica e restituire al corpo una sensazione di sicurezza;
-il recupero della fiducia nelle proprie risorse, senza dover “stare sempre in guardia”.
L’obiettivo non è scavare a lungo nel passato, ma interrompere il meccanismo che mantiene l’ansia nel presente, permettendole di tornare gradualmente a fare le cose senza che il corpo vada in allarme.
Se lo desidera, resto disponibile ad aiutarla a capire come impostare un percorso adeguato alla sua situazione e a rispondere a eventuali dubbi.
Salve la informo che esistono delle associazioni di pazienti con queste malattie croniche a cui può rivolgersi per avere supporto anche psicologico. L'aspetto psicologico va comunque considerato anche se i sintomi sono fisici, per una risoluzione e gestione dei disturbi. Cordiali Saluti
Gentile Utente, ormai la letteratura scientifica ha confermato quello che gli antichi hanno tramandato, ovvero che il nostro intestino si comporta come un secondo cervello e le reazioni emotive sono intrinsecamente legate a sintomi anche fisiologici. Quando ci sono somatizzazioni importanti (es. sindrome da colon irritabile) è importante mantenere una focalizzazione doppia: sia fisica (alimentazione scrupolosa e attenta), che psichica: se non troviamo forme di psichicizzazione appropriate, strumenti psicologici efficaci, l’ansia rimane invariata. L’essere umano non è solo un corpo, vive un corpo, ha un’anima, uno spirito e le paure e le ansie vanno attraversate e superate psicologicamente. Non posso quindi che suggerire un approccio integrato psico-fisico che vada alle sorgenti psichiche del problema e delle paure. Rimango a disposizione per eventuali approfondimenti.
Quello che descrive è una condizione molto frequente in chi convive da tempo con il Colon Irritabile, soprattutto quando ai sintomi fisici si associano ansia intensa e vissuti emotivi traumatici passati.
Anche quando i sintomi intestinali si attenuano grazie alla dieta o ad altre strategie, il corpo può rimanere in uno stato di allerta costante: è come se il sistema nervoso avesse “imparato” ad anticipare il pericolo. Questo porta a monitorare continuamente le sensazioni corporee, ad avere paura del ritorno dei sintomi e a sperimentare stanchezza, debolezza e pensieri catastrofici. Così si crea il circolo vizioso ansia–corpo–paura che lei descrive molto bene.
In questi casi non si tratta di “debolezza” né di mancanza di forza di volontà, ma di una reazione automatica del corpo e della mente che può mantenersi nel tempo anche se il problema organico è sotto controllo. Aspettare semplicemente che passi il tempo non sempre è sufficiente, perché l’ansia anticipatoria tende a rinforzarsi da sola.
Un percorso psicologico può essere molto utile per:
lavorare sull’ansia somatica e sull’ipercontrollo del corpo
elaborare eventuali traumi emotivi passati
aiutare il sistema nervoso a uscire dallo stato di allarme
interrompere il circolo che mantiene i sintomi e la paura del loro ritorno
Per questo è consigliabile approfondire con uno specialista, così da valutare insieme il tipo di supporto più adatto alla sua situazione e prevenire che il problema diventi cronico.
Un caro saluto
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Anche quando i sintomi intestinali si attenuano grazie alla dieta o ad altre strategie, il corpo può rimanere in uno stato di allerta costante: è come se il sistema nervoso avesse “imparato” ad anticipare il pericolo. Questo porta a monitorare continuamente le sensazioni corporee, ad avere paura del ritorno dei sintomi e a sperimentare stanchezza, debolezza e pensieri catastrofici. Così si crea il circolo vizioso ansia–corpo–paura che lei descrive molto bene.
In questi casi non si tratta di “debolezza” né di mancanza di forza di volontà, ma di una reazione automatica del corpo e della mente che può mantenersi nel tempo anche se il problema organico è sotto controllo. Aspettare semplicemente che passi il tempo non sempre è sufficiente, perché l’ansia anticipatoria tende a rinforzarsi da sola.
Un percorso psicologico può essere molto utile per:
lavorare sull’ansia somatica e sull’ipercontrollo del corpo
elaborare eventuali traumi emotivi passati
aiutare il sistema nervoso a uscire dallo stato di allarme
interrompere il circolo che mantiene i sintomi e la paura del loro ritorno
Per questo è consigliabile approfondire con uno specialista, così da valutare insieme il tipo di supporto più adatto alla sua situazione e prevenire che il problema diventi cronico.
Un caro saluto
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Gentile utente di mio dottore,
la sua è una problematica di tipo psicosomatica; inizi quanto prima una psicoterapia, potrà così guardare ad un benessere generale più a lungo termine.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
la sua è una problematica di tipo psicosomatica; inizi quanto prima una psicoterapia, potrà così guardare ad un benessere generale più a lungo termine.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Ha bisogno di un percorso di psicoterapia. Il corpo esprime quello che la mente non riesce ad elaborare. E, come ha detto anche lei, il tutto è riconducibile ai traumi passati. La cosa migliore che può fare per la sua salute fisica è investire tempo e risorse sulla sua salute mentale. Mente e corpo sono imprescindibilmente collegati. Meglio se il percorso è proprio sul trauma (EMDR).
Cara/o utente, il colon irritabile è un sintomo psicosomatico di non facile risoluzione che come tale va curato su più fronti. Senz'altro con l'attenzione all'alimentazione, eventualmente con una terapia farmacologica mirata e non ultimo con un trattamento psicoterapeutico a lungo termine. L'approccio psicologico può infatti contribuire a diminuire gli stati d'ansia e di depressione che determinano questo importante scompenso intestinale. Se poi il suo, come pare, è un problema che tende spesso a ripresentarsi, causandole conseguenti sofferenze e disagi, le consiglio vivamente di attivarsi e cercare un professionista disponibile a seguirla con attenzione e pazienza.
Da quanto descrive emerge un circolo ansia–corpo molto attivo, spesso presente in chi convive a lungo con sintomi gastrointestinali e vissuti emotivi non elaborati; senza un supporto mirato, la tendenza è che l’ansia si mantenga anche quando i sintomi fisici migliorano.
Un percorso psicologico può aiutarla a interrompere questo meccanismo e a recuperare fiducia nel corpo. Se lo desidera, resto disponibile per un colloquio conoscitivo.
un saluto,
dott.ssa Pisano
Un percorso psicologico può aiutarla a interrompere questo meccanismo e a recuperare fiducia nel corpo. Se lo desidera, resto disponibile per un colloquio conoscitivo.
un saluto,
dott.ssa Pisano
Gentile utente, mi dispiace molto per quello che stai attraversando. È una situazione frustrante e spossante, ma quello che descrivi può avere una spiegazione fisiologica e psicologica molto precisa: il tuo sistema nervoso è entrato in uno stato di iper-vigilanza.
Quando il corpo subisce per lungo tempo il dolore del colon irritabile (IBS) unito a traumi emotivi, il cervello inizia a interpretare ogni segnale (o la sua assenza) come una potenziale minaccia. Essere in "allarme perenne" consuma una quantità enorme di energia biochimica (cortisolo e adrenalina). Inoltre esiste una comunicazione bidirezionale costante. Se il cervello è in ansia per un trauma, invia segnali all'intestino; se l'intestino è irritato, invia segnali di pericolo al cervello infatti in psicologia l'intestino spesso viene definito "secondo cervello". Pertanto un supporto psicologico con un professionista specializzato in psicosomatica sarebbe estremamente prezioso.
Quando il corpo subisce per lungo tempo il dolore del colon irritabile (IBS) unito a traumi emotivi, il cervello inizia a interpretare ogni segnale (o la sua assenza) come una potenziale minaccia. Essere in "allarme perenne" consuma una quantità enorme di energia biochimica (cortisolo e adrenalina). Inoltre esiste una comunicazione bidirezionale costante. Se il cervello è in ansia per un trauma, invia segnali all'intestino; se l'intestino è irritato, invia segnali di pericolo al cervello infatti in psicologia l'intestino spesso viene definito "secondo cervello". Pertanto un supporto psicologico con un professionista specializzato in psicosomatica sarebbe estremamente prezioso.
Buongiorno, i sintomi che descrive rimandano a un disturbo d'ansia, che è spesso correlato anche alla sindrome dal colon irritabile. Talvolta i sintomi ansiosi si autorisolvono dopo che è trascorso un po' di tempo dal periodo stressante, ma sicuramente un percorso con uno psicoterapeuta potrebbe aiutarla a stare meglio e ad elaborare i "traumi emotivi passati" di cui parla.
Cordiali saluti
Cordiali saluti
Caro utente,
da quello che descrivi emerge con molta chiarezza quanto il tuo corpo e la tua mente siano entrati da tempo in una sorta di dialogo continuo, faticoso, quasi estenuante. Il colon irritabile, che per anni sei riuscita/o a gestire, oggi sembra non essere più “solo” un sintomo fisico, ma il punto attorno a cui si organizza un allarme più ampio, costante, come se il corpo avesse imparato a stare in guardia anche quando il pericolo non è immediatamente presente.
È importante fermarsi un momento su questo passaggio che fai: dici che anche quando i sintomi si attenuano, l’ansia non diminuisce, anzi, a volte aumenta. Come se il corpo fosse stanco, ma allo stesso tempo terrorizzato dall’idea che tutto possa tornare da un momento all’altro. Questo è un punto molto significativo. Potrebbe far pensare che non sia più soltanto il sintomo intestinale a spaventarti, ma l’esperienza stessa di averlo vissuto, di aver perso – almeno in alcuni momenti – la fiducia nel tuo corpo e nella sua prevedibilità.
In una prospettiva più profonda, potremmo chiederci se questo “corpo in allarme perenne” non stia anche custodendo qualcosa che va oltre l’intestino: parli infatti di traumi emotivi passati. A volte il corpo diventa il luogo in cui restano iscritti vissuti che non hanno trovato parole, o che sono stati “tenuti insieme” per molto tempo grazie alla forza, al controllo, alla razionalità. Quando queste risorse si affaticano, il corpo può farsi portavoce di una paura più antica, più globale: la paura di non reggere, di non farcela, di essere sopraffatti.
La domanda che poni – “ho bisogno di uno psicologo o tornerò come prima quando passerà il tempo?” – è molto comprensibile. Forse, più che pensare a un ritorno a “come prima”, potrebbe essere utile chiedersi se quel “prima” non fosse già una forma di equilibrio fragile, tenuto insieme a costo di molta energia. Il fatto che oggi l’ansia resti anche quando il sintomo si attenua potrebbe indicare che qualcosa chiede di essere ascoltato a un livello diverso, non solo contenuto o controllato.
Rivolgersi a uno psicologo non significa affermare che da sola/o non ce la farai, né che la situazione non possa migliorare spontaneamente. Potrebbe invece essere uno spazio in cui dare senso a questo circolo infinito che descrivi, comprendere perché il corpo resti in allerta, cosa teme davvero, cosa ha imparato a temere. Non per “eliminare” l’ansia a tutti i costi, ma per interrogarla, capire cosa segnala, da dove viene.
Forse il punto non è scegliere tra “resistere finché passa” o “chiedere aiuto”, ma domandarti che cosa senti oggi di non riuscire più a sostenere da sola/o, e che tipo di accompagnamento potrebbe aiutarti a ricostruire un senso di fiducia, nel corpo e in te.
Con stima,
Dott.ssa Raffaella Pia Testa
da quello che descrivi emerge con molta chiarezza quanto il tuo corpo e la tua mente siano entrati da tempo in una sorta di dialogo continuo, faticoso, quasi estenuante. Il colon irritabile, che per anni sei riuscita/o a gestire, oggi sembra non essere più “solo” un sintomo fisico, ma il punto attorno a cui si organizza un allarme più ampio, costante, come se il corpo avesse imparato a stare in guardia anche quando il pericolo non è immediatamente presente.
È importante fermarsi un momento su questo passaggio che fai: dici che anche quando i sintomi si attenuano, l’ansia non diminuisce, anzi, a volte aumenta. Come se il corpo fosse stanco, ma allo stesso tempo terrorizzato dall’idea che tutto possa tornare da un momento all’altro. Questo è un punto molto significativo. Potrebbe far pensare che non sia più soltanto il sintomo intestinale a spaventarti, ma l’esperienza stessa di averlo vissuto, di aver perso – almeno in alcuni momenti – la fiducia nel tuo corpo e nella sua prevedibilità.
In una prospettiva più profonda, potremmo chiederci se questo “corpo in allarme perenne” non stia anche custodendo qualcosa che va oltre l’intestino: parli infatti di traumi emotivi passati. A volte il corpo diventa il luogo in cui restano iscritti vissuti che non hanno trovato parole, o che sono stati “tenuti insieme” per molto tempo grazie alla forza, al controllo, alla razionalità. Quando queste risorse si affaticano, il corpo può farsi portavoce di una paura più antica, più globale: la paura di non reggere, di non farcela, di essere sopraffatti.
La domanda che poni – “ho bisogno di uno psicologo o tornerò come prima quando passerà il tempo?” – è molto comprensibile. Forse, più che pensare a un ritorno a “come prima”, potrebbe essere utile chiedersi se quel “prima” non fosse già una forma di equilibrio fragile, tenuto insieme a costo di molta energia. Il fatto che oggi l’ansia resti anche quando il sintomo si attenua potrebbe indicare che qualcosa chiede di essere ascoltato a un livello diverso, non solo contenuto o controllato.
Rivolgersi a uno psicologo non significa affermare che da sola/o non ce la farai, né che la situazione non possa migliorare spontaneamente. Potrebbe invece essere uno spazio in cui dare senso a questo circolo infinito che descrivi, comprendere perché il corpo resti in allerta, cosa teme davvero, cosa ha imparato a temere. Non per “eliminare” l’ansia a tutti i costi, ma per interrogarla, capire cosa segnala, da dove viene.
Forse il punto non è scegliere tra “resistere finché passa” o “chiedere aiuto”, ma domandarti che cosa senti oggi di non riuscire più a sostenere da sola/o, e che tipo di accompagnamento potrebbe aiutarti a ricostruire un senso di fiducia, nel corpo e in te.
Con stima,
Dott.ssa Raffaella Pia Testa
Buongiorno.
La sindrome del colon irritabile è una condizione di attivazione psicofisica sempre più studiata.
Diciamo che questa sindrome "va a braccetto" con diverse condizioni psicologiche come ansia e depressione.
Ciò che sente è del tutto comprensibile ma sarebbe opportuno e d'aiuto poter comprendere la sua storia di vita e come si sia instaurato questo circolo vizioso che culmina o talvolta è causato dal colon irritabile.
Dopo aver fatto tutti gli accertamenti medici del caso, ritengo potrebbe esserle di grande aiuto iniziare un percorso terapeutico per approfondire il suo contesto di vita e perché ci troviamo davanti ad una somatizzazione così invadente.
Rimango a disposizione per ulteriori chiarimenti ed un eventuale percorso psicoterapico,
Dott.ssa Angeli Giulia
La sindrome del colon irritabile è una condizione di attivazione psicofisica sempre più studiata.
Diciamo che questa sindrome "va a braccetto" con diverse condizioni psicologiche come ansia e depressione.
Ciò che sente è del tutto comprensibile ma sarebbe opportuno e d'aiuto poter comprendere la sua storia di vita e come si sia instaurato questo circolo vizioso che culmina o talvolta è causato dal colon irritabile.
Dopo aver fatto tutti gli accertamenti medici del caso, ritengo potrebbe esserle di grande aiuto iniziare un percorso terapeutico per approfondire il suo contesto di vita e perché ci troviamo davanti ad una somatizzazione così invadente.
Rimango a disposizione per ulteriori chiarimenti ed un eventuale percorso psicoterapico,
Dott.ssa Angeli Giulia
Gentile utente, grazie per la condivisione innanzitutto. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a superare questo momento di difficoltà soprattutto a livello di sintomatologia ansiosa. Resto a disposizione!
cordiali saluti
AV
cordiali saluti
AV
Gentilissimo, il colon irritabile e l'ansia sono fortemente collegati, più aumenta il problema fisico e più aumenta l'ansia; a sua volta, l'aumento dell'ansia scatena e intensifica i sintomi del colon irritabile. Il fatto è che alla base di entrambi ci sta l'aspetto emotivo che non deriva tanto da ciò che succede attorno a noi ma dai pensieri negativi che ci mettiamo su e che spesso entrano in un loop che sembra non avere fine. Il consiglio è di rivolgersi a un terapeuta che l'aiuti ad individuare i pensieri che stanno dietro a tutto ciò, aumentando l'autoconsapevolezza e utilizzando strategie che l'aiutino a ridurre e controllare l'ansia. Anche le tecniche di respirazione e rilassamento possono essere d'aiuto, un approccio integrato da spesso i risultati migliori.
Resto a disposizione per qualsiasi informazione e/o necessità
Cordialmente
dott.ssa Orianna Miculian
Resto a disposizione per qualsiasi informazione e/o necessità
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