Carissimi dottori. Eccomi di nuovo qui a scrivervi. Sono Michela. Ormai la mia storia già la sape

Carissimi dottori. Eccomi di nuovo qui a scrivervi. Sono Michela. Ormai la mia storia già la sapete. “Famiglia” se la si può chiamare così senza amore. Un padre assente, un dolore insopportabile. Mi distrugge il cuore questa cosa, non potermi confrontare con lui perché non gli interessa di come sto. Non poter avere un suo abbraccio perché non c’è mai stato e non ci sarà mai. Un “ fidanzato ossessivo, un fidanzato che mi fa malissimo tante volte ma nello stesso tempo mi da amore, quell’amore che non ho mai ricevuto. Sono cresciuta con questa persona è mi sono legata, anche con tutte le sofferenze, i litigi il fatto che non sono indipendente per far star bene lui, per non perderlo, perché non riesco ad accettarlo, ho paura, ho tanta paura. Non voglio più stare male, sono stata male già abbastanza. Non voglio nulla di materiale, nulla. Vorrei affetto, attenzioni, amore, vorrei tanto essere felice senza avere la paura di sbagliare. Non sto bene a casa, sto sempre chiusa in una stanza senza nemmeno mangiare tante volte perché so che non conto nulla e perché non riesco a vedere che c’è affetto fra mio padre e mio fratello più piccolo, mentre io mi sento di troppo, sola. Io mi sento un peso. Mio padre mi odia, non mi vuole bene. Il mio ragazzo come già sapete mi mette alla scelta fra lui o la mia indipendenza, alla quale se io scelgo lui, devo stare a casa 24 ore su 24 a subire mio padre che non mi pensa e se lo fa è solo per criticarmi, per offendermi, e non mi fa bene tutto questo. Se scelgo la mia indipendenza, un lavoro solo quello, io perdo il mio fidanzato, perché lui non l’accetta, ed io questo non riesco ad accettarlo. È vero mi tratta male tante volte, è ossessivo e non sia mai faccia qualcosa che gli può dare fastidio, ma quando sta bene mi da amore, affetto, sto bene, mi sento a casa con lui. In entrambi i casi io soffro, ed io non voglio più. Ho quasi 21 anni e mi sento stupida, inutile, mi sento sbagliata, quante volte desidero morire perché non c’è la faccio più. La mentalità della mia famiglia e anche un po’ del mio ragazzo. Non mangio sono una vittima, mi lamento sono una vittima, mi dicono che ho stancato che se me ne andrei di casa si salvano, tante volte dicono che sono la rovina della famiglia. Il mio ragazzo mi giudica di continuo. Io non c’è la faccio più, piango per tutto, per ogni singola cosa, mi fa male tutto, ho il cuore a pezzi, forse sarò una vittima, non lo so. Ma vorrei tanto che ognuno di voi potesse vivere anche un solo giorno di come la vivo io, forse mi capireste, e vedreste con i vostri occhi che non sono una vittima. Io non sto nene

25 risposte


Salve! Ricordo bene la sua storia e rispetto a quanto scritto in precedenza, seppure siano gli stessi argomenti, mi sembra che abbia sempre più chiaro che questo dolore le pesa tanto. Mi sembra in trappola e credo che se davvero vuole vivere una vita piena di amore, non dovrebbe accontentarsi di riceverlo solo in alcuni momenti e solo in alcune condizioni. Sono sicura che quando avrà del tutto esaurito le sue energie di "sopportazione" volterà pagina. Intanto però il tempo passa e vorrei solo che nella solitudine della sua stanza si fermasse a riflettere su quanto vale la pena soffrire ancora o quanto invece può realizzare cercando un lavoro e di conseguenza un aiuto psicologico con il quale cambierebbe tutto ciò. Ci pensi... Ogni essere umano ha il diritto di vivere una vita soddisfacente e può essere amato senza se e senza ma. Un caro saluto Dott. ssa Valeria Randisi

Dott.ssa Valeria Randisi

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psicologo

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Gent.le Michela, mi ricordo la sua storia, le avevo mandato una risposta la prima volta che ci ha scritto. Mi dispiace molto per tutto il dolore che sta provando, le sue parole lo descrivono in modo chiaro. Proprio perché questa sofferenza è forte e intensa, è molto difficile poterla affrontare da sola. Le consiglio di contattare un professionista e iniziare un percorso psicologico, mi sembra importante nel suo caso trovare uno spazio in cui porter esprimere questo dolore e trovare una persona che la aiuti a superarlo. Le auguro di trovare la forza per riuscire a compiere questo passo, che spero le possa portare un po’ di serenità. Cordiali saluti, Dott.ssa Irene Capello


Buongiorno Michela, dalle sue parole traspare tutto il suo dolore e il suo senso di impotenza. Ha bisogno di aiuto e sostegno per comprendere in che modo può uscire dal conflitto tra dipendenza e indipendenza. Non è semplice, ma ho accompagnato diverse persone in un percorso simile e le assicuro che le ho viste rifiorire e vivere con consapevolezza e gioia la propria interdipendenza nelle relazioni, ci vuole solo un po' di pazienza. Si voglia bene nutrendosi in modo sano e chiedendo aiuto. Un saluto dottoressa Casile


Gentilissima signorina Michela, comprendo benissimo le sue paure e il dolore che prova davanti alla sua impossibilità di gestire le difficoltà che lei sta descrivendo. La sua giovane età può essere considerata un punto di forza che la può aiutare a girare pagina insieme all'aiuto di uno psicoterapeuta che la possa accompagnare a mettere in risalto il bisogno della sua indipendenza e la possibilità di passare dalla sofferenza alla normalità.Ogni essere umana ha dentro di sé le risorse necessarie per tutto questo. Cordiali saluti


Carissima Michela, le sue parole trasmettono appieno il suo stato d'animo e le sue difficoltà. Come le hanno suggerito i colleghi, sarebbe importante che si rivolgesse a uno psicoterapeuta che possa offrirle lo spazio di cui ha bisogno e le permetta di fare maggiormente chiarezza nella sua vita; ora si sente bloccata, ma un aiuto specializzato le potrebbe fornire il supporto necessario a spiccare il volo. Cari auguri. Dott.ssa Gullone


Gent Michela il suo bisogno di aiuto è evidente come la sua paura di affrontare un percorso di cambiamento. Una psicoterapia potrebbe sostenerla nella ricerca di sé e della sua identità. Utilizzando tecniche ipnotiche, nel suo percorso di cura, lei potrebbe entrare in contatto con aspetti di sé profondi e rimossi rinforzando la sua personalità . La aiuterebbe a gestire meglio le sue emozioni imparando a creare un valido filtro da sé e i bisogni di tutte le persone che in questo momento prevalgono e condizionano la sua vita. Cordiali saluti dott.ssa Maria Grazia Messaglia


Gentile Michela, dalle sue diverse lettere presenti nel portale si percepisce la reale sofferenza che attualmente sta vivendo e spero che già il fatto di scriverne e di trovare delle risposte possa giovarle almeno un po'. Lei non si sente apprezzata anzi piuttosto in molti le manifestano lontananza e critica, proprio quelli che comunemente dovrebbero invece sostenerla. Non conosciamo le loro motivazioni che andrebbero a loro volta adeguatamente approfondite perchè delle due una: o si sono accaniti contro di lei elevandola al ruolo di capro espiatorio o vivono con difficoltà la sua condizione esistenziale, fino a trasformarli così critici e aggressivi. Ma questo è comunque secondario: la prima che si sente a disagio è lei. Di scelte ne ha molteplici davanti a sé ma una su tutte è la preferibile: migliorare, capirsi meglio, riconciliarsi, prendere il buono che c'è nella sua vita e proteggerlo e abbandonare i pensieri e le emozioni autolimitanti.E' nell'età giusta per farlo e con il giusto supporto potrà realizzarlo. Cordialmente, dott. Davide Dellai

Dott. Davide Dellai

Dott. Davide Dellai

psicologo clinico

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Buongiorno Michela, il suo messaggio e le sue parole trasmettono in maniera chiara ed efficace il dispiacere e il dolore per la condizione emotiva ed ambientale che in questo momento vive. Il suo scrivere in cerca di un destinatario che possa accogliere la sua sofferenza sembrerebbe legato alla speranza di trovare prima o poi qualcuno in grado di aiutarla ad uscire da questa impasse. Questo desiderio, mischiato forse anche a qualche comprensibile paura, va però rafforzato e sostenuto. Parlare con qualcuno in maniera continuativa potrebbe aiutarla a rivedere la sua storia personale e familiare alla luce della quale forse l'attuale condizione assumerebbe un senso diverso, liberando nuovi spazi per costruire un suo futuro progetto di vita. Un saluto, K. Zerbi.


Gentile Michela, credo che nel percorso psicoterapeutico che le auguro di fare, Lei possa con gli anni, imparare a respirare profondamente, a meditare, a focalizzare il suo pensiero su ciò che di positivo, anche piccolo, c'è già ora nella Sua vita; a leggere un libro al mese, magari di Bert Hellinger sulle costellazioni familiari, o di Alice Miller sulle verità che il nostro bambino interiore si porta dentro rispetto alle crudeli dinamiche di molte famiglie tra cui, mi sembra di capire, la Sua. Le auguro di imparare a usare il dialogo interno come Milton Erikson, insuperato Maestro dell'ipnosi, ci ha insegnato a fare (ad es. nel suo bellissimo libro La mia voce ti accompagnerà). Le auguro di imparare a modulare pensieri, immagini, suoni interni attraverso le diverse tecniche che la programmazione Neurolinguistica ci ha messo a disposizione. Le auguro anche i bellissimi libri di Eric Berne sull'analisi transazionale, e uno in generale su questo disciplina tra cui Analisi Transazionale, ed. Garzanti (da verificare). Infine: le auguro di sviluppare la Sua forza interiore giorno dopo giorno, mettendo in atto anche solo un piccolo insegnamento di quelli che imparerà ogni giorno. Questo Le auguro per questo prossimo 2020 e per i prossimi 5 anni. Un augurio di ogni bene. AD


Buonasera Michela, dalle sue parole sento tutto il suo dolore e il suo senso di impotenza. Le posso suggerire di rivolgersi ad uno psicologo per intraprendere un percorso di sostegno psicologico per comprendere in che modo può uscire dal conflitto tra dipendenza e indipendenza. La richiesta di aiuto che leggo nel suo messaggio è già un passo verso la consapevolezza e il bisogno di cambiamento, non si fermi... Dott.ssa Maria Teresa Allocca


Buongiorno, leggo adesso per la prima volta la sua domanda. Mi sento di comprendere la sua sofferenza e difficoltà ad affrontare questa situazione. Lei è anche molto giovane e questo può far pensare positivamente, perché generalmente questo è un fattore importante. Se ha trovato la forza di scrivere, può trovare anche la forza di accedere ad un suo percorso di psicoterapia. Potrebbe trovare così lo spazio per cercare di risolvere il suo disagio. La ringrazio e la saluto cordialmente, d.ssa Cristina Brunialti


Le sue parole sono piene di significato e le sue emozioni sono così profonde da toccare il cuore. Non conoscevo la sua storia, ma mi arriva la sua sofferenza. Vorrei capire se, oltre a questi due uomini, ci sono intorno a lei anche delle persone supportive e affidabili da considerare risorse. Condivido con i colleghi il suggerimento di intraprendere un percorso psicoterapeutico. Un cordiale saluto dr.ssa Annalisa Spampani


Cara Michela, è molto chiaro il dolore che sta provando e il difficile momento che sta attraversando. Le sue parole descrivono bene la sua sofferenza che sembra essere molta e insostenibile in questo momento. Le consiglio di affidarsi un ad un professionista, con il quale intraprendere un percorso di supporto e ritagliarsi uno spazio per sé dove questo dolore e questa sofferenza possano trovare il loro pieno spazio. In questo momento di difficoltà può essere d'aiuto parlare, sfogarsi, piangere, confrontarsi e piano piano cercare di uscire da questo stato di dolore, trovando o ri-trovando i propri obiettivi e le proprie risorse. Rimango a disposizione Un caro saluto Dott.ssa Andrea Carta


Gentile Michela, quanta depressione sofferta si sente dalle sue parole. Il suo traguardo intermedio è imparare a stare bene con se stessa, senza temere la solitudine e riacquisendo quella indipendenza, soprattutto lavorativa a cui ha rinunciato per compiacenza al fidanzato. Questa è la condizione per stare meglio con qualcun altro senza aggrapparsi a chi di fondo non accetta e non si sente accettata. E con un padre che addirittura la odia. Un “fidanzato ossessivo, che fa malissimo tante volte” come scrive, e sicuramente possessivo, fa parte di un amore malato. Ecco perché sta così male in un vincolo dove non crede di poter vivere bene le sue giornate da sola. Non è facendosi rinchiudere in una stanza e non mangiando che può amarsi. Nessuno ha il diritto di incarcerarla per 24 su 24. Anche nelle prigioni c’è ora d’aria. E lei ha le chiavi di questa prigione. Lei è libera di ricostruire la sua dignitosa libertà. Una immediata presa in carico le permette di non fare altri danni a sè stessa e non subire continuamente tra litigi e critiche. Un abbraccio di sostegno, Gian Pietro Rossi


Scrivendo qua ha fatto un primo passo verso il cambiamento. Ha piantato un piccolo seme, di cura di se stessi. Ora bisogna trovare il coraggio di continuare ad alimentarne la crescita e la vita. Ma sta sulla strada giusta. Essere affiancata in questo possibile cambiamento, può facilitare le cose. Ci si sente più forte, capita e non giudicata.


Buonasera, provi a richiedere una consulenza psicologica. Dott. Andrea De Simone


Cara Michela, comprendo il suo dolore e la sua difficoltà a vedere una via di uscita da questa situazione. Lei è giovane, non si lasci affossare dagli altri, anche se uno di questi è suo padre. Sento vivo e vero il suo desiderio di essere aiutata e di riuscire a contenere la sofferenza di vivere senza essere vista dalle persone che ama in casa, sfrutti questa forza che trapela dalle sue parole e trovi la forza e il coraggio di fare il primo passo e cercare un lavoro. Capisco che l'idea di perdere il suo fidanzato, che in questo momento è l'unico da cui sente ricevere amore, la paralizza, ma deve pensare anche al suo bene e ad essere felice e un uomo che la ama dovrebbe volere questo per la sua donna. Provi a cercare un alleato, anche un'amica, se non riesce a contattare e ad affidarsi a uno specialista, che possa supportarla in un primo passo verso il cambiamento. Le auguro il meglio. Cordialmente, Dott.ssa Cristina Polizzi


Gentile Michela, comprendo la difficoltà della sua situazione. Credo che proprio per la complessità delle problematiche che lei evidenzia, sarebbe importante per lei fare un percorso di psicoterapia in cui possa affrontare in profondità tali problemi. Per un primo colloquio gratuito, può chiamare o prenotare direttamente online. Cordialmente, Dottor Alexander Lommatzsch


Buongiorno Michela, sei ancora molto giovane e dalle tue parole emerge il tuo dolore, la tua sofferenza e il tuo senso di impotenza. Hai sicuramente bisogno di aiuto e sostegno per capire in che modo puoi uscire dai tuoi conflitti ed essere padrona della sua vita. Non è facile, ma ho aiutato tante persone in un percorso simile al tuo e ti assicuro che è possibile essere felice. Devi imparare a volerti più bene, ti consiglio di rivolgerti ad uno psicoterapeuta per avere una migliore qualità della vita. Un saluto dottoressa Barbara Gizzi


Salve, mi dispiace per la situazione che sta vivendo, mi rendo conto delle difficoltà che deve affrontare. Comunque, la invito a intraprendere un percorso di psicoterapia per trovare le risposte che cerca, si sentirà sicuramente meglio. Buona giornata. Dott. Fiori


Salve, questo suo sentirsi inadeguata è davvero struggente. Contatti un professionista per una consulenza psicologica, vedrà che andrà molto meglio. Un saluto, MMM


Buonasera, penso che al momento attuale, rivolgersi ad uno psicologo potrebbe esserle di aiuto per fare chiarezza e avere maggiore comprensione del periodo e della difficoltà che sta vivendo. Un saluto, Dott. Alessandro D'Agostini


Cara Michela, innanzitutto voglio ringraziarti per aver trovato la forza di scrivere e condividere il tuo dolore. Il modo in cui descrivi ciò che stai vivendo trasmette una profonda sofferenza, ma anche un grande bisogno di essere ascoltata, compresa e accolta — e già questo è un passo molto importante. Le tue parole raccontano una giovane donna che si sente intrappolata tra due situazioni che le fanno male: una famiglia che non riesce a darle l’amore e la protezione che merita, e una relazione che, sebbene a tratti ti faccia sentire amata, ti ferisce e limita la tua libertà. È comprensibile che tu ti senta confusa, spaventata e divisa: da una parte il bisogno d’amore, dall’altra la paura di perderlo o restare sola. Ma Michela, nessun amore dovrebbe farti rinunciare a te stessa. L’amore autentico non chiede di scegliere tra la tua indipendenza e la tua dignità, non ti fa sentire sbagliata, non ti giudica o controlla. Quello che stai vivendo con il tuo fidanzato sembra piuttosto un legame di dipendenza affettiva, che nasce proprio da quella mancanza di affetto che descrivi nella tua famiglia. È come se cercassi nell’altro ciò che ti è sempre mancato, ma a costo del tuo benessere. Non sei stupida, né inutile. Sei una persona che ha sofferto molto e che sta cercando disperatamente di trovare un modo per stare meglio. Il dolore che provi è il segnale che dentro di te c’è una parte che vuole vivere, che vuole uscire da questa gabbia. È importante che tu non resti sola in questo momento: ti invito con tutto il cuore a chiedere aiuto concreto. Puoi rivolgerti a un consultorio, a un centro antiviolenza o a uno psicologo del tuo territorio — anche gratuitamente. Non devi affrontare tutto questo da sola, e ci sono persone che possono ascoltarti e sostenerti passo dopo passo, senza giudizio. Vorrei anche dirti che il tuo valore non dipende da come ti trattano gli altri. Il fatto che tu desideri amore e serenità è un tuo diritto, non una colpa. E puoi imparare, con il tempo e l’aiuto giusto, a costruire relazioni in cui sentirti al sicuro, rispettata e libera.Ci vorrà tempo, ma non è troppo tardi per iniziare a prenderti cura di te. Se vuoi, possiamo provare insieme a capire un piccolo passo concreto da cui cominciare. Ti andrebbe di raccontarmi, ad esempio, se hai mai parlato con qualcuno (un medico, uno psicologo, un’amica fidata) di come ti senti? Resto a disposizione


Cara Michela, leggere le tue parole fa sentire quanto dolore stai portando dentro. La prima cosa importante è questa: quello che provi ha un senso. Quando una persona cresce senza sentirsi vista, protetta o amata come avrebbe avuto bisogno, il cuore resta in una continua ricerca di quell’amore. E spesso finisce per legarsi a chi, in qualche modo, riproduce la stessa dinamica: amore e dolore intrecciati. Tu non sei “troppo”. Non sei “la rovina”. Non sei “un peso”. Queste sono frasi che hai sentito ripetere e che, a forza di sentirle, stanno diventando la tua voce interna. Ma non nascono da te: nascono da un ambiente che non ha saputo offrirti sicurezza emotiva. Quello che descrivi nella relazione con il tuo ragazzo è un meccanismo molto delicato: quando ti dà amore stai bene, ti senti finalmente a casa; quando ti controlla, ti mette davanti a scelte estreme o ti giudica, crolli. Questo alternarsi di calore e sofferenza crea un legame molto forte, quasi dipendente, perché il cervello si aggrappa ai momenti di affetto come a un salvagente. Ma l’amore sano non mette davanti a ultimatum tra “me o la tua indipendenza”. L’amore sano non chiede di rinunciare a te stessa per esistere. Anche la dinamica con tuo padre pesa enormemente. Crescere con la sensazione di non essere amata da un genitore crea una ferita profonda nell’autostima. Non ricevere un abbraccio, non sentirsi scelta, lascia un vuoto che non è colpa tua. Un figlio non è responsabile dell’incapacità emotiva di un padre. C’è però una frase nel tuo messaggio che richiede molta attenzione: quando dici che a volte desideri morire perché non ce la fai più. Questo non è un pensiero da tenere da sola. Quando la sofferenza arriva a quel punto, significa che hai bisogno di aiuto concreto e immediato, non solo di parole scritte. Se in questo momento senti che potresti farti del male o che la disperazione è troppo forte, ti chiedo di contattare subito qualcuno: il 112 o il 118, oppure il numero 1522 o un centro di ascolto nella tua zona. Non è un’esagerazione. È protezione. La tua vita ha valore anche se ora non riesci a sentirlo. Tu hai quasi 21 anni. La sensazione di essere intrappolata ora non significa che lo sarai per sempre. In questo momento sei dentro un sistema familiare e affettivo che ti fa sentire sbagliata. Ma questo non è il mondo intero. È un contesto. La priorità ora non è scegliere tra tuo padre e il tuo ragazzo. È costruire un piccolo spazio sicuro solo tuo, anche minimo, dove puoi iniziare a sentirti stabile. Un percorso psicologico continuativo sarebbe molto importante per te, non perché sei “una vittima”, ma perché hai vissuto dinamiche emotive complesse che meritano di essere elaborate con qualcuno che ti sostenga davvero. Non sei stupida. Non sei inutile. Sei una ragazza molto ferita che ha imparato a sopravvivere cercando amore dove poteva. Il fatto che tu scriva, che tu voglia essere capita, che tu dica “non voglio più soffrire” è un segno enorme di vita. Una parte di te vuole stare bene. Ed è quella parte che va protetta adesso. Non restare sola in questo momento. Davvero. Cerca un aiuto concreto

Dott.ssa Gloria Odogwu

Dott.ssa Gloria Odogwu

psicologo

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Buongiorno Michela, dalle sue parole emerge una sofferenza molto intensa e profonda. Si percepisce chiaramente quanto si senta sola, stanca e schiacciata da situazioni che sembrano metterla continuamente di fronte a una scelta dolorosa, qualunque strada decida di percorrere. Quando una persona vive per molto tempo senza sentirsi accolta, compresa o sostenuta da chi dovrebbe rappresentare un punto di riferimento affettivo, può sviluppare un senso di vuoto e di mancanza che diventa difficile da sopportare. Leggendo il suo racconto, ciò che colpisce maggiormente è il bisogno di amore, vicinanza e riconoscimento che attraversa ogni sua frase. Non parla di desideri materiali, non parla di richieste particolari. Parla di un abbraccio, di sentirsi vista, ascoltata, importante per qualcuno. Sono bisogni profondamente umani e comprensibili. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, spesso le esperienze che viviamo nel corso della crescita influenzano il modo in cui impariamo a vedere noi stessi e le relazioni. Se una persona cresce sentendosi poco considerata, criticata o esclusa, può iniziare a costruire dentro di sé convinzioni molto dolorose come "non valgo abbastanza", "sono di troppo", "devo sopportare per essere amata", "se una persona mi lascia significa che non valgo nulla". Queste convinzioni non nascono perché siano vere, ma perché per anni sono state alimentate dalle esperienze vissute. Per questo motivo può accadere che una relazione che alterna momenti di affetto a momenti di sofferenza diventi comunque difficilissima da lasciare. Non perché il dolore piaccia, ma perché quei momenti di vicinanza emotiva assumono un valore enorme per chi ha ricevuto poco amore e poche conferme nella propria storia. Quando scrive che con il suo ragazzo a volte si sente a casa, sembra emergere proprio questo bisogno profondo di sentirsi finalmente accolta da qualcuno. Tuttavia, allo stesso tempo, descrive una relazione in cui si sente giudicata, limitata e costretta a rinunciare a parti importanti della propria vita. Credo che sia importante soffermarsi su un aspetto. Lei continua a chiedersi se sia una vittima, se stia esagerando, se sia sbagliata. In realtà, dalle sue parole emerge soprattutto una ragazza che sta soffrendo e che da molto tempo cerca di adattarsi a situazioni che le procurano dolore. Quando una persona vive a lungo in ambienti dove i propri bisogni emotivi vengono minimizzati o criticati, spesso finisce per dubitare persino della legittimità della propria sofferenza. Mi colpisce anche quanto spesso compaia la paura. La paura di perdere il fidanzato. La paura di restare sola. La paura di sbagliare. La paura di scegliere. A volte la sofferenza non deriva soltanto dalla situazione che stiamo vivendo, ma anche dalla convinzione che non saremo in grado di affrontare ciò che potrebbe accadere se qualcosa cambiasse. Le sue parole fanno pensare a una persona che in questo momento sta portando sulle spalle un peso molto grande e che forse da troppo tempo sta affrontando tutto da sola. Per questo motivo credo che sarebbe davvero importante non rimanere isolata nel suo dolore. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla non tanto a dirle cosa fare o quale scelta prendere, ma a comprendere più a fondo il modo in cui si sono costruiti questi timori, queste convinzioni su sé stessa e questo bisogno così intenso di ricevere amore dagli altri anche a costo di mettere da parte i propri bisogni. Quando una persona arriva a dire "non ce la faccio più", spesso non significa che non desidera vivere. Molto più frequentemente significa che non riesce più a sopportare il modo in cui sta vivendo. Sono due cose molto diverse. E proprio perché la sua sofferenza appare così intensa, credo che meriti ascolto, attenzione e uno spazio protetto in cui poterla comprendere fino in fondo. Non la definirei una persona sbagliata. Leggendo il suo racconto vedo una ragazza molto ferita, che ha bisogno di imparare gradualmente a riconoscere il proprio valore indipendentemente dal giudizio degli altri e a costruire una vita che non sia guidata soltanto dalla paura di perdere qualcuno. Le auguro di non affrontare da sola questo momento così difficile e di concedersi la possibilità di ricevere un aiuto che possa accompagnarla nella comprensione di ciò che sta vivendo e dei motivi profondi che la portano a sentirsi intrappolata tra sofferenza, paura e bisogno di affetto. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero

Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.