C'è una cosa che non ho capito dell'ansia, nel momento in cui sto a contatto con ciò che mi fa paura
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C'è una cosa che non ho capito dell'ansia, nel momento in cui sto a contatto con ciò che mi fa paura perchè i sintomi ci sono ancora?
Vi faccio un esempio: io soffro di ansia sociale e per me ogni volta è una tortura stare con le persone, inizio ad avere tutta una serie di sintomi che non fanno altro che farmi sentire più a disagio e male. Inizio a sudare, ad avere la nausea, ad avere meteorismo, borborigmi e flatulenza a volte. Finisco per arrabbiarmi ancora di più ogni volta, perchè è come se in quel momento dicessi ai miei sintomi "Eii, guardate che io vi sto ascoltando e so che venite a trovarmi perchè ho paura ma caspita, sono qui, appunto davanti la paura, adesso dovreste andare via!!!!" perchè non funziona così? Perchè nonostante la fatica, perchè sì, non è facile prendere coraggio e vivere nella paura, i sintomi sono ancora lì? Sono davvero stanca di tutto questo. Il mio corpo e la mia mente sembrano non capirsi mai, non riuscire a trovare un accordo. Per anni non ascoltavo mai i miei sintomi, adesso che di anni ne sono passati altrettanto li ascolto fin troppo, nel senso che cerco di capire se si tratta di un problema organico o meno, cosa c'è dietro quel sintomo, un pensiero, della rabbia repressa ecc. Passo molto tempo con me stessa, autoanalizzandomi, ma alla fine so la causa del mio problema, cerco di stare a contatto con le mie paure stando male ovviamente, proprio a causa di questi sintomi e questi cosa fanno? Sono ancora qui con me... Ho già fatto psicoterapia (4 anni) in passato. La mia domanda è: perchè questi sintomi non passano? Sono io che non sono capace di capire cosa mi vogliono dire? Oppure sono destinata a vivere così per sempre?
Vi faccio un esempio: io soffro di ansia sociale e per me ogni volta è una tortura stare con le persone, inizio ad avere tutta una serie di sintomi che non fanno altro che farmi sentire più a disagio e male. Inizio a sudare, ad avere la nausea, ad avere meteorismo, borborigmi e flatulenza a volte. Finisco per arrabbiarmi ancora di più ogni volta, perchè è come se in quel momento dicessi ai miei sintomi "Eii, guardate che io vi sto ascoltando e so che venite a trovarmi perchè ho paura ma caspita, sono qui, appunto davanti la paura, adesso dovreste andare via!!!!" perchè non funziona così? Perchè nonostante la fatica, perchè sì, non è facile prendere coraggio e vivere nella paura, i sintomi sono ancora lì? Sono davvero stanca di tutto questo. Il mio corpo e la mia mente sembrano non capirsi mai, non riuscire a trovare un accordo. Per anni non ascoltavo mai i miei sintomi, adesso che di anni ne sono passati altrettanto li ascolto fin troppo, nel senso che cerco di capire se si tratta di un problema organico o meno, cosa c'è dietro quel sintomo, un pensiero, della rabbia repressa ecc. Passo molto tempo con me stessa, autoanalizzandomi, ma alla fine so la causa del mio problema, cerco di stare a contatto con le mie paure stando male ovviamente, proprio a causa di questi sintomi e questi cosa fanno? Sono ancora qui con me... Ho già fatto psicoterapia (4 anni) in passato. La mia domanda è: perchè questi sintomi non passano? Sono io che non sono capace di capire cosa mi vogliono dire? Oppure sono destinata a vivere così per sempre?
Gentile Utente,
identificare la causa di un problema è molto diverso dal comprenderne l'origine, e forse questo è il passaggio che la ostacola nel tradurre la consapevolezza in cambiamento. Avere coscienza che le occasioni sociali, e i rapporti più generalmente, siano fonte di timore, le consente di dare un volto alla paura ma non di comprendere cosa di quel volto generi paura. Dal suo messaggio emergono due pezzi: lei che prova ansia; e lei che si condanna per provare ancora ansia dopo tanti anni e consapevolezze. Posso immaginare quanto sia intenso il desiderio di vivere liberamente l'incontro con gli altri, ed è certamente possibile, a patto che le radici profonde della vergogna che questo incontro le genera vengano alla luce e possano essere trattate. In assenza di ciò, i tentativi di "chiedersi" cambiamento rischiano di esitare in nuove potenti ri-sensibilizzazioni al problema. Un caro saluto
identificare la causa di un problema è molto diverso dal comprenderne l'origine, e forse questo è il passaggio che la ostacola nel tradurre la consapevolezza in cambiamento. Avere coscienza che le occasioni sociali, e i rapporti più generalmente, siano fonte di timore, le consente di dare un volto alla paura ma non di comprendere cosa di quel volto generi paura. Dal suo messaggio emergono due pezzi: lei che prova ansia; e lei che si condanna per provare ancora ansia dopo tanti anni e consapevolezze. Posso immaginare quanto sia intenso il desiderio di vivere liberamente l'incontro con gli altri, ed è certamente possibile, a patto che le radici profonde della vergogna che questo incontro le genera vengano alla luce e possano essere trattate. In assenza di ciò, i tentativi di "chiedersi" cambiamento rischiano di esitare in nuove potenti ri-sensibilizzazioni al problema. Un caro saluto
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Gentile utente, esporsi a ciò che genera ansia e paura non é sempre sufficiente per superare tali situazioni. Una situazione considerata ansiogena può essere rivalutata quando, a posteriori, ci si rende conto che non é stata così terribile come ci si aspettava. Quindi, l'aspetto fondamentale per superare momenti difficili non consiste solo nell'esposizione comportamentale ma necessita anche di un lavoro più profondo, un lavoro su pensieri, credenze e aspettative legate al problema. Le consiglio di contattare un collega di orientamento cognitivo-comportamentale, qualificato e formato per questi aspetti.
Un saluto
Un saluto
L'ansia funziona ancora come prima oppure si è ridotta? O meglio oggi è invalidante quanto lo era tempo fa? Talvolta fare un bilancio aiuta anche nell'autostima. Leggendo la sua mi viene da pensare che un lavoro sull'autostima possa essere utile
Gentile utente, è sicuramente diventata consapevole dei suoi sintomi e li identifica. Nella comunicazione interna a se stessa con le sue paure sussiste una certa razionalizzazione, che la porta alla fine a caricarsi di rabbia verso di se', rimanendo nel circolo vizioso dell'ansia.
Avrebbe bisogno di una consapevolezza più emotiva, per arrivare ad accettare le sue paure, senza dover reagire ad esse.
Saluti,
Dr.Cameriero Vittorio
Avrebbe bisogno di una consapevolezza più emotiva, per arrivare ad accettare le sue paure, senza dover reagire ad esse.
Saluti,
Dr.Cameriero Vittorio
Gentile Signora nonostante i suoi sforzi e il lavoro che ha già fatto è comunque opportuno che valuti la possibilità di un nuovo lavoro psicoterapeutico. Dal suo racconto emerge in modo molto chiaro che il disagio legato a determinati eventi è ancora presente. Ora solo lei può stabilire se rimane in questa situazione o lavorare su se stessa per modificarla. Non è opportuno pensare ancora a ciò che è stato e che poteva essere rispetto alla precedente terapia ma è sicuramente una buona opportunità valutare ciò che potrebbe essere. Pur essendo possibile ipotizzare delle spiegazioni teoriche sulla sua condizione è sicuramente una valida possibilità cercarle insieme con un nuovo professionista. Un cordiale saluto
Cara utente, sembra essere bloccata, in un momento di stasi da cui vorrebbe uscire, tenta ma non riesce. È sicuramente positivo riuscire a sentire ciò che proviamo e provare a contestualizzarlo ma spesso non basta. Lei parla di una psicoterapia fatta anni fa, io penserei ad un nuovo percorso visto il disagio che oggi sente. I sintomi possono assolutamente ridursi o scomparire se trattati adeguatamente.
Le auguro il meglio.
Dott.ssa FedericaLeonardi
Le auguro il meglio.
Dott.ssa FedericaLeonardi
Buongiorno, concordo con i colleghi che sottolinenando le differenza di quadri clinici legati all’ansia, le suggeriscono un approfondimento attraverso una consulenza ed eventualmente un percorso terapeutico.
Saluti
Saluti
Cara utente, ritengo che parlare di ansia o di paure come fossero frutto di una malattia sia sbagliato. L'ansia e la paura come tante altre sensazioni non possono esser eliminate vanno ritenute come parte della nostra esistenza. La paura in particolar modo è per certi aspetti un sentimento sano che ci consente di difenderci innanzi al pericolo. Ha seguito un percorso psicoterapico abbastanza lungo che credo abbia potuto darle degli strumenti per poter fronteggiare l'agitazione. Non si puo pretendere però di divenire immuni alla sofferenza alla agitazione o comunque all'imprevidibilità dei vissuti che derivano dalle relazioni e dal confronto con gli altri tutti i giorni. Questo per dirle che molto probabilemente il vero problema non è l'ansia ma il tentativo di voler annientare il vissuto da cui ne deriva. Cordiali Saluti Dott. Diego Ferrara
Gentile utente, evidentemente non è riuscita a tradurre in parole ciò che i sintomi le stanno dicendo. Non è solo importante affrontare la paura ma raccontarsi ciò che c'è dietro. Continui la terapia e vedrà che con un aiuto specialistico riuscirà a farlo.
Dott.ssa Valeria Randisi
Dott.ssa Valeria Randisi
Buonasera. Leggendo la sua descrizione da una parte ho avuto l'impressione che lei abbia fatto un gran lavoro di comprensione rispetto a se stessa ed ai suoi sintomi, dall'altra che "tra lei ed i suoi sintomi" (che sono pur sempre una sua parte) ci siano ancora delle cose in sospeso, una certa "tensione", come se non avesse potuto ancora accogliere i suoi sintomi nel senso più completo del termine.
Non so se mi sbaglio rispetto a questa impressione, ma ad ogni modo il mio feedback rispetto alle sue domande è che, per raggiungere un maggiore benessere, è necessario che lei accolga, ancor prima dei suoi sintomi, tutta se stessa nel modo più autentico, gentile e rispettoso possibile.
Se pensa possa esserle utile, credo che la possibilità di riprendere ed approfondire con uno specialista il lavoro su di sé potrebbe esserle di grande aiuto.
Un caro saluto, Dott. Felice Schettini
Non so se mi sbaglio rispetto a questa impressione, ma ad ogni modo il mio feedback rispetto alle sue domande è che, per raggiungere un maggiore benessere, è necessario che lei accolga, ancor prima dei suoi sintomi, tutta se stessa nel modo più autentico, gentile e rispettoso possibile.
Se pensa possa esserle utile, credo che la possibilità di riprendere ed approfondire con uno specialista il lavoro su di sé potrebbe esserle di grande aiuto.
Un caro saluto, Dott. Felice Schettini
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Il sintomo le ‘permette’ di non entrare in contatto con qualcosa di non elaborato ed ancora non elaborabile se non attraverso un processo terapeutico specifico.
La paura che prova e’ evidentemente un trigger di altre esperienze passate e saranno queste le esperienze da elaborare in un contesto specifico quale quello psicoterapeutico.
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Gentilissima, alla base del disturbo che descrive vi sono meccanismi psicologici e significati inconsci che meritano di essere indagati in modo specifico e per i quali non c'è una regola valida per tutti. Non si capisce dal suo racconto se la terapia effettuata ha dato dei benefici e perché si è interrotta. Tenga conto che affrontare le paure è il primo passo per gestirle in modo più efficace, ma potrebbe, all'inizio, non essere sufficiente, soprattutto se non sostenuto da un percorso terapeutico, ed esporla a pericolose frustrazioni. Le suggerirei, dunque, di ritentare una terapia e stabilire i vari passaggi nella gestione delle sue ansie con il clinico che la seguirà. Saluti Drssa Rossella Ianniello
Buongiorno. Probabilmente il percorso di psicoterapia le ha permesso di raggiungere un alto livello di consapevolezza del suo funzionamento emotivo. E questo credo sia già un buon traguardo. Le rimangono diversi interrogativi e sento che lei ha desiderio di evolvere ulteriormente nella regolazione emotiva e nella sua relazione con gli altri e il mondo esterno. Può benissimo cercare un altro percorso che possa aiutarla ad acquisire una maggiore soddisfazione circa il rapporto con se stessa e con le sue relazioni significative. La psicoterapia è una delle possibilità, ed è importante scegliere quale approccio teorico possa risultare più efficace per i suoi bisogni, obiettivi e desideri. Se le serve un mano per questa esplorazione conti pure su di me. Anche online.
Gentile Utente, immagino la sua stanchezza dopo tanto lavoro fatto e la sua delusione davanti ai risultati apparentemente non incoraggianti. Quella con il sintomo è una relazione come ogni altra, richiede tempo e attenzione. Essere in contatto con qualcosa o qualcuno, in questo caso la sua paura, non è sinonimo di esserci in contatto in modo funzionale. Il suo lavoro psicoterapeutico pregresso l'ha portata fin qui e per questo non lo sottovaluterei; prenderei in considerazione invece la possibilità di fare un altro pezzo di cammino, sulla base delle consapevolezze acquisite. A questo la chiamano i suoi sintomi persistendo. Le offrono una ulteriore possibilità di crescita. Un caro e speranzoso saluto. Dott.ssa Francesca Pagliara
Salve, le domande che si pone sono più che comprensibili, come lo è la stanchezza di cui parla, lo sconforto che trapela dalle sue parole. La fatica che fa nell'avvicinarsi a ciò che reputa fonte della sua ansia, la fatica di non evitarla, quindi, vorrebbe fosse ricompensata in un certo senso dal venir meno di quei "sintomi" che ha descritto. Purtroppo però non accade e posso immaginare quanto risulti pesante alla fine tutto questo. Probabilmente non basta entrare in contatto con ciò che le fa paura o che le genera ansia per mandar via quelle sensazioni spiacevoli. Potrebbe essere utile, piuttosto, cercare di capire cosa significano per lei "cose" che scatenano l'ansia che prova. E quindi arrivare a dare anche un significato a quelle stesse sensazioni. In questo, il supporto di uno psicologo psicoterapeuta ritengo possa essere una preziosa risorsa. Spero di essere stata chiara, in caso contrario mi chieda pure. E grazie della sua condivisione. Adriana Quatraro
perchè mai i sintomi dovrebbero andare via davanti alla cosa che le crea ansia? L'ansia è una manifestazione di qualcosa che non va e va guardato, con molta cura, a cosa non va. L'ansia se ne va da sola, se se ne capisce ed elabora da dove origina. Ci sono esercizi che si possono fare con scopo contenitivo, ma solo contenitivo
Antonetta Monte
Antonetta Monte
Buona sera, in situazioni di forte disagio nonchè durature nel tempo sarebbe importante rivolgersi ad uno specialista per poter meglio comprendere ed elaborare questa sua problemtica. Preferibilmente le consiglierei di rivolgersi ad uno psicologo psicoterapeuta così che possa intraprendere un percorso di terapia anche in videochiamata WhatsApp. Cordiali saluti, Dott.ssa Beatrice Planas. Psicologa psicoterapeuta per consulenze online
Salve.
Spesso i sintomi ci avvertono che c'è qualcosa che non comprendiamo, ci avvisano che forse non ci stiamo rispettando e forzare le cose cercando di capire, può peggiorare il tutto.
Intraprendere un percorso psicoterapeutico per comprendere cosa stanno comunicando i sintomi, viverli come alleati che possono aiutarla a scoprire ciò che non riesce a capire, sicuramente potrebbe aiutarla.
Sono disponibile per approfondimenti, anche on line. Distinti saluti
Spesso i sintomi ci avvertono che c'è qualcosa che non comprendiamo, ci avvisano che forse non ci stiamo rispettando e forzare le cose cercando di capire, può peggiorare il tutto.
Intraprendere un percorso psicoterapeutico per comprendere cosa stanno comunicando i sintomi, viverli come alleati che possono aiutarla a scoprire ciò che non riesce a capire, sicuramente potrebbe aiutarla.
Sono disponibile per approfondimenti, anche on line. Distinti saluti
Buongiorno gentile utente,
si tratta di iniziare ad affrontare in maniera diversa ciò che le fa paura.
I sintomi non passano perchè lei affronta la situazione che le fa paura sempre allo stesso modo.
I sintomi "vogliono" che lei affronti in un altro modo la situazione. In questo modo mente e corpo inizierebbero a capirsi e lei a stare meglio.
Ci dice di soffrire di ansia sociale e che per lei è una tortura stare con le persone. Questo è molto generico. Bisognerebbe sapere che cosa nello specifico dello stare con gli altri per lei è una tortura. E a quel punto vedere che cosa lei può fare che la aiuti a viverselo in altro modo.
Continuare a stare con gli altri senza cambiare il nostro modo di comportarci non fa sparire i sintomi. Anzi, questo sì che può esasperare la sensazione di sentirsi torturati!
Un cordiale saluto.
si tratta di iniziare ad affrontare in maniera diversa ciò che le fa paura.
I sintomi non passano perchè lei affronta la situazione che le fa paura sempre allo stesso modo.
I sintomi "vogliono" che lei affronti in un altro modo la situazione. In questo modo mente e corpo inizierebbero a capirsi e lei a stare meglio.
Ci dice di soffrire di ansia sociale e che per lei è una tortura stare con le persone. Questo è molto generico. Bisognerebbe sapere che cosa nello specifico dello stare con gli altri per lei è una tortura. E a quel punto vedere che cosa lei può fare che la aiuti a viverselo in altro modo.
Continuare a stare con gli altri senza cambiare il nostro modo di comportarci non fa sparire i sintomi. Anzi, questo sì che può esasperare la sensazione di sentirsi torturati!
Un cordiale saluto.
A scopo puramente informativo. Per un parere medico o una diagnosi, rivolgiti a un professionista.
Buongiorno. Comprendo perfettamente la Sua frustrazione e quel senso di ingiustizia che prova: è come se, dopo aver compiuto lo sforzo eroico di sfidare il drago, il fuoco continuasse a bruciare nonostante il Suo coraggio. Questo accade perché l'ansia non è un interruttore che si spegne con la sola presenza fisica davanti alla paura, ma è un linguaggio del corpo che ha tempi di "digestione" molto diversi dalla nostra volontà razionale.
Il motivo per cui i sintomi persistono, nonostante Lei sia lì a "sfidare" la situazione, risiede nel fatto che il Suo sistema nervoso è ancora in uno stato di ipervigilanza. Quando Lei dice ai sintomi "Adesso dovreste andare via!", in realtà sta ingaggiando una lotta contro se stessa. Questa rabbia e l'attenzione ossessiva che pone nel cercare di capire se il sintomo sia organico o psicologico non fanno altro che confermare al Suo cervello che c'è un pericolo in corso. In psicologia gruppale e relazionale, consideriamo il corpo come il palcoscenico su cui vanno in scena conflitti che non trovano altre parole: i borborigmi o la nausea sono il modo in cui la Sua "matrice" interna esprime il timore di essere invasa o giudicata dagli altri.
L'autoanalisi costante, per quanto sembri utile, rischia di diventare una prigione: sapere "perché" accade qualcosa non equivale a "sentire" diversamente. I sintomi non passano perché, probabilmente, la sfida viene vissuta come una prova di forza e non come un'esperienza di reale accoglienza di sé. Lei non è affatto incapace, né è destinata a vivere così per sempre; ha solo bisogno di passare dal "combattere" i sintomi al "dialogare" con essi in modo nuovo, magari all'interno di una relazione terapeutica dove non si senta sotto esame, ma protetta. Il cambiamento avviene quando il corpo non ha più bisogno di gridare per essere ascoltato, perché Lei ha imparato ad abitare quello spazio sociale con meno severità verso se stessa.
Le porgo i miei più cari saluti, con l'augurio di trovare presto una tregua in questa battaglia,
Dott.ssa Giovanna Costanzo
Psicoterapeuta
Buongiorno. Comprendo perfettamente la Sua frustrazione e quel senso di ingiustizia che prova: è come se, dopo aver compiuto lo sforzo eroico di sfidare il drago, il fuoco continuasse a bruciare nonostante il Suo coraggio. Questo accade perché l'ansia non è un interruttore che si spegne con la sola presenza fisica davanti alla paura, ma è un linguaggio del corpo che ha tempi di "digestione" molto diversi dalla nostra volontà razionale.
Il motivo per cui i sintomi persistono, nonostante Lei sia lì a "sfidare" la situazione, risiede nel fatto che il Suo sistema nervoso è ancora in uno stato di ipervigilanza. Quando Lei dice ai sintomi "Adesso dovreste andare via!", in realtà sta ingaggiando una lotta contro se stessa. Questa rabbia e l'attenzione ossessiva che pone nel cercare di capire se il sintomo sia organico o psicologico non fanno altro che confermare al Suo cervello che c'è un pericolo in corso. In psicologia gruppale e relazionale, consideriamo il corpo come il palcoscenico su cui vanno in scena conflitti che non trovano altre parole: i borborigmi o la nausea sono il modo in cui la Sua "matrice" interna esprime il timore di essere invasa o giudicata dagli altri.
L'autoanalisi costante, per quanto sembri utile, rischia di diventare una prigione: sapere "perché" accade qualcosa non equivale a "sentire" diversamente. I sintomi non passano perché, probabilmente, la sfida viene vissuta come una prova di forza e non come un'esperienza di reale accoglienza di sé. Lei non è affatto incapace, né è destinata a vivere così per sempre; ha solo bisogno di passare dal "combattere" i sintomi al "dialogare" con essi in modo nuovo, magari all'interno di una relazione terapeutica dove non si senta sotto esame, ma protetta. Il cambiamento avviene quando il corpo non ha più bisogno di gridare per essere ascoltato, perché Lei ha imparato ad abitare quello spazio sociale con meno severità verso se stessa.
Le porgo i miei più cari saluti, con l'augurio di trovare presto una tregua in questa battaglia,
Dott.ssa Giovanna Costanzo
Psicoterapeuta
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