Buongiorno, sono la sorella maggiore di un ragazzo che ha appena compiuto 18 anni - fine Gennaio 202
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Buongiorno, sono la sorella maggiore di un ragazzo che ha appena compiuto 18 anni - fine Gennaio 2025. Vive da solo con i miei genitori (entrambi con patologie fisiche) da quando io e l'altra sorella ci siamo trasferite fuori città qualche anno fa per lavoro. Mio fratello è sempre stato un bambino vivace e difficile da gestire - da piccolo ha seguito un lungo percorso di psicomotricità che non sembra aver dato molti frutti (date le divergenze nello stile di "genitorialità", l'uno più severo, l'altro più succube e tendente ad assecondare i capricci). Di recente in particolare, è diventato molto violento, sia verbalmente, sia fisicamente arrivando ad aggredire i nostri genitori, e con l'ambiente circostante. In uno dei miei ultimi rientri a casa, mi sono ritrovata a dover richiedere addirittura l'intervento delle forze dell'ordine. E' seguito da una psicologa, con sedute non molto costanti - circa 30 min ogni 2 settimane - ma non credo sia la professionista adeguata, non sembra aver compreso la complessità della situazione. Ad esempio, mio fratello ha spesso pensieri suicidi o quantomeno è ciò che minaccia a voce.
Dunque la mia domanda è: come comportarsi in questa situazione? Cosa fare per prima cosa? Potrebbe funzionare la mediazione familiare come "terapia d'urto"?
Dunque la mia domanda è: come comportarsi in questa situazione? Cosa fare per prima cosa? Potrebbe funzionare la mediazione familiare come "terapia d'urto"?
Dalle sue parole sembra attraversare un momento davvero particolare che meriterebbe di essere condiviso. I suoi vissuti, così importanti e delicati, necessiterebbero di essere ascoltati e approfonditi in un contesto terapeutico, certamente un percorso psicologico la aiuterebbe a fare chiarezza e ad affrontare questo momento. La psicoterapia è prima di tutto un viaggio, un'esplorazione di noi stessi con la compagnia di qualcuno a cui affidarsi e su cui poter contare che può aiutarci a conoscerci meglio, a sondare parti di noi emozioni, pensieri, prospettive ancora sconosciuti che è arrivato il momento di incontrare. Le suggerisco di valutare l'inizio di un percorso di terapia con la compagnia di qualcuno che si sintonizzi al meglio con le sue necessità e aspettative, in caso mi trova disponibile ad riceverla (attraverso la video-consulenza online) e, se mi permette, la invito con piacere a ritagliarsi qualche minuto per leggere la mia descrizione presente su questa piattaforma e farsi una prima idea di me del mio approccio; se la lettura le piacerà e se la motiverà a mettersi in gioco (scegliere di affrontare il nostro dolore è una scelta molto coraggiosa e una scommessa su noi stessi!), mi troverà felice di accoglierla. Resto a sua disposizione e, se vuole, la aspetto. Un gentile saluto
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Buonasera,
Sulla base di quanto scrive consiglio sicuramente di effettuare una visita specialistica psichiatrica per inquadrare al meglio la situazione e poter fornire il meglio dell'assistenza possibile per aiutare suo fratello e di rimando anche tutta la famiglia.
Se ha bisogno resto a disposizione, le faccio i migliori auguri per tutto
Sulla base di quanto scrive consiglio sicuramente di effettuare una visita specialistica psichiatrica per inquadrare al meglio la situazione e poter fornire il meglio dell'assistenza possibile per aiutare suo fratello e di rimando anche tutta la famiglia.
Se ha bisogno resto a disposizione, le faccio i migliori auguri per tutto
La situazione che descrivi è complessa e richiede un intervento tempestivo e mirato. L'aggressore di tuo fratello, unito ai pensieri suicidi che esprime, indica una sofferenza emotiva profonda che non può essere trascurata.
La prima cosa da fare è assicurarsi di avere un supporto psicologico adeguato, possibilmente con uno specialista esperto in problematiche adolescenziali e nella gestione della rabbia. Un percorso di psicoterapia più strutturato, con una frequenza maggiore e un approccio specifico, potrebbe aiutarlo a gestire le sue emozioni ei suoi impulsi. Inoltre, considerata la gravità della situazione, potrebbe essere utile coinvolgere anche uno psichiatra per valutare eventuali interventi terapeutici complementari.
Per quanto riguarda la mediazione familiare, questa potrebbe essere utile solo se tutti i membri della famiglia sono disposti a partecipare attivamente e se il ragazzo è in una condizione che lo permetta. Tuttavia, in una fase acuta come questa, potrebbe essere più indicato un supporto psicologico individuale più intenso per tuo fratello, prima di affrontare un percorso di mediazione familiare.
Vista la delicatezza della situazione, sarebbe utile e consigliato per approfondire rivolgersi a uno specialista.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
La prima cosa da fare è assicurarsi di avere un supporto psicologico adeguato, possibilmente con uno specialista esperto in problematiche adolescenziali e nella gestione della rabbia. Un percorso di psicoterapia più strutturato, con una frequenza maggiore e un approccio specifico, potrebbe aiutarlo a gestire le sue emozioni ei suoi impulsi. Inoltre, considerata la gravità della situazione, potrebbe essere utile coinvolgere anche uno psichiatra per valutare eventuali interventi terapeutici complementari.
Per quanto riguarda la mediazione familiare, questa potrebbe essere utile solo se tutti i membri della famiglia sono disposti a partecipare attivamente e se il ragazzo è in una condizione che lo permetta. Tuttavia, in una fase acuta come questa, potrebbe essere più indicato un supporto psicologico individuale più intenso per tuo fratello, prima di affrontare un percorso di mediazione familiare.
Vista la delicatezza della situazione, sarebbe utile e consigliato per approfondire rivolgersi a uno specialista.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buonasera, sarebbe il caso di fare un'intervento mirato parlare con lui e capire meglio cosa lo turba e cosa lo porta ad avere atteggiamenti violenti ,magari poi parlare separatamente anche con i genitori e si valutare semmai una terapia familiare ma anche individuale con lui. La cosa che vi consiglio è di intervenire il prima possibile con calma ,pazienza ma con fermezza e costanza, prima che le cose peggiorino e passi tempo. In bocca al lupo ,cordialmente Dr.Jasmine Scioscia
Carissima, la situazione nella sua famiglia d’origine è complessa e capisco la sua preoccupazione. Magari ci possono essere delle conflittualità del passato che non riescono ad emergere e sicuramente sarebbe utile parlarne con uno specialista. Non so se ha mai provato, lei stessa ad interloquire, saperatamente con suo fratello per sapere effettivamente quali sono i suoi stati d’animo rispetto al rapporto con i suoi genitori, tenendo conto che è un ragazzo, che si sta affacciando all’età adulta e magari non riesce a rapportarsi adeguatamente con genitori molto più grandi di lui. Sarebbe importante anche parlare separatamente con gli stessi genitori, per sapere quali sono le difficoltà di comunicazione con il ragazzo. Spesso, il divario generazionale rende più difficili i rapporti, ci si trova in “mondi diversi” difficili da comprendere. Ovviamente le mie sono solo ipotesi. Tenga conto che il confronto è utile quando è costruttivo e che ogni membro della famiglia dovrebbe fare la sua parte per mediare e cercare nuove forme di comunicazione che aiutino il più bisognoso del gruppo. La saluto
Buonasera, io valuterei la situazione con uno psichiatra per una terapia farmacologica. Una psicoterapia familiare potrebbe essere utile per potere dare indicazioni ai suoi genitori e spunti a suo fratello che, al di là di tutto, dovrebbe essere seguito in un percorso di psicoterapia. Credo che ci siano aspetti non curati nel passato che possano essersi irrigiditi, peggiorando nelle manifestazioni comportamentali. Le auguro il meglio e vi suggerisco di intervenire prima possibile.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Gentilissima,
lontana dalla famiglia con tante preoccupazioni per la stessa e in particolare per l aggravamento dei sintomi manifestati dal fratello. Potrebbe essere utile una terapia sistemico familiare, ma dovrebbe verificare la disponibilità dei suoi familiari ad aderirvi. Gli incontri in essere con la psicologa mi appaiono essere troppo radi per incidere sulla struttura di personalità di suo fratello; sarebbe utile disporre di informazioni rispetto a tale frequenza (il fratello recapcitra? La psicologa ha valutato l opportunità di tali “pillole”? Eccetera). Non sottovaluterei la situazione, stanti l ideazione anticonservativa del ragazzo . Parlatene. Saluti
lontana dalla famiglia con tante preoccupazioni per la stessa e in particolare per l aggravamento dei sintomi manifestati dal fratello. Potrebbe essere utile una terapia sistemico familiare, ma dovrebbe verificare la disponibilità dei suoi familiari ad aderirvi. Gli incontri in essere con la psicologa mi appaiono essere troppo radi per incidere sulla struttura di personalità di suo fratello; sarebbe utile disporre di informazioni rispetto a tale frequenza (il fratello recapcitra? La psicologa ha valutato l opportunità di tali “pillole”? Eccetera). Non sottovaluterei la situazione, stanti l ideazione anticonservativa del ragazzo . Parlatene. Saluti
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Buongiorno, effettivamente da quello che racconta sembra una situazione complessa e rischiosa che va gestita. Il mio suggerimento è quello di contattare uno/a psicoterapeuta familiare e farsi aiutare da lui/lei a gestire e pianificare l'intervento clinico e psicoterapeutico.
Buongiorno, come prima cosa potreste provare a parlare con la psicologa di suo fratello, se anche lui è d'accordo, per riflettere insieme sulla situazione.
In base a quello valutare i prossimi movimenti.
Resto disponibile per eventuali dubbi.
Dott.ssa Marzia Porcelli
In base a quello valutare i prossimi movimenti.
Resto disponibile per eventuali dubbi.
Dott.ssa Marzia Porcelli
Gentile signora, dalla descrizione che mi ha fornito, emergerebbe l'esigenza di un supporto psicologico più strutturato e consapevole, sia per suo fratello che per l'intero sistema familiare.
Le attuali sedute di 30 minuti ogni due settimane potrebbero rivelarsi insufficienti a comprendere e contenere la complessità della situazione. Sarebbe opportuno valutare un cambiamento terapeutico che possa offrire una lettura sistemica più profonda.
In particolare, suggerirei di rivolgersi a uno psicoterapeuta sistemico relazionale esperto nel lavoro con le famiglie. A differenza di un mediatore, questo professionista offrirebbe una lettura più complessa delle dinamiche familiari. Vedrebbe la famiglia come un sistema interconnesso, dove ogni comportamento è un linguaggio che racconta equilibri relazionali profondi. L'obiettivo non sarebbe risolvere singoli sintomi, ma ri-significare le relazioni, restituendo ascolto e dignità a ciascun componente.
Questo approccio non escluderebbe, anzi affiancherebbe, un percorso di psicoterapia individuale per suo fratello con cadenza settimanale. Mentre la terapia sistemica potrebbe avvenire ogni 15 giorni, il lavoro individuale offrirebbe uno spazio di elaborazione personale più intensivo e mirato.
Questo doppio binario consentirebbe di comprendere la sofferenza di suo fratello non solo come un problema individuale, ma come espressione di un sistema familiare che necessita di ri-organizzazione e cura.
Cordialmente, Dott.ssa Elin Miroddi
Le attuali sedute di 30 minuti ogni due settimane potrebbero rivelarsi insufficienti a comprendere e contenere la complessità della situazione. Sarebbe opportuno valutare un cambiamento terapeutico che possa offrire una lettura sistemica più profonda.
In particolare, suggerirei di rivolgersi a uno psicoterapeuta sistemico relazionale esperto nel lavoro con le famiglie. A differenza di un mediatore, questo professionista offrirebbe una lettura più complessa delle dinamiche familiari. Vedrebbe la famiglia come un sistema interconnesso, dove ogni comportamento è un linguaggio che racconta equilibri relazionali profondi. L'obiettivo non sarebbe risolvere singoli sintomi, ma ri-significare le relazioni, restituendo ascolto e dignità a ciascun componente.
Questo approccio non escluderebbe, anzi affiancherebbe, un percorso di psicoterapia individuale per suo fratello con cadenza settimanale. Mentre la terapia sistemica potrebbe avvenire ogni 15 giorni, il lavoro individuale offrirebbe uno spazio di elaborazione personale più intensivo e mirato.
Questo doppio binario consentirebbe di comprendere la sofferenza di suo fratello non solo come un problema individuale, ma come espressione di un sistema familiare che necessita di ri-organizzazione e cura.
Cordialmente, Dott.ssa Elin Miroddi
Buongiorno, la situazione descritta appare troppo complessa per poter dare indicazioni esaustive, dato che non si è a conoscenza degli elementi più specifici. In linea di massima sembra lecito supporre la necessità di una maggiore assistenza al persona in questione che dovrebbe essere seguita meglio dal punto di vista psicoterapeutico ma anche psichiatrico. In situazioni estreme come quella accennata in cui si rende necessario l'intervento delle forsake dell'ordine potrebbe anche rendersi necessario un ricovero in regime di TSO. Sappiamo essere una soluzione impopolare ma in casi estremi necessaria.
Buongiorno, la mediazione famigliare può essere utile nel momento in cui si siano stabilizzate alcue problematiche: è importante che suo fratello faccia un approfondito lavoro su se stesso. Se è già seguito da una professionista e va regolarmente ai colloqui, significa che è motivato ad un cambiamento. Tuttavia è importante che la collega, oltre che psicologa, sia anche psicoterapeuta e che possa valutare l'eventuale concorso di problemi di altra natura per cui magari può occorerre l'intervento di uno psichiatra. In questio caso, essendo lo psichiatra un medico, può valutare di inserire una piccola terapia temporanea, in grado di abbassare il livello di agitazione e permettere una lavoro di pscioterapia più approfondito.
Buongiorno, a leggerla mi viene da scrivere: a situazioni complesse, risposte complesse, complesse non complicate. in effetti dal quadro che ha delineato direi che la psicomotricità prima e i successivi colloqui bimensili di 30 minuti, risulterebbero insufficienti. Ad esempio, qualora suo fratello fosse ancora minorenne (tipo sedicenne o diciasettenne), per sicurezza avrei pure suggerito un inquadramento neuropsichiatrico (non prendiamo paura delle parole). Inoltre con buona probabilità avrei suggerito colloqui psicologici o psicoterapici, non di 30 minuti, almeno settimanali, prevedendo pure incontri bimensili con i familiari, per supportare appunto i familiari anche con finalità di consulenza oltre che di supporto, sia in alcuni casi in presenza dei soli adulti coinvolti, sia pure in compresenza con il ragazzo. Avrei valutato pure, in collaborazione con il medico neuropsichiatra di riferimento, l'eventuale prescrizione di un farmaco da assumere transitoriamente, che da solo non risolve, ma che può provvisoriamente "tamponare" la situazione ridimensionando gli agiti e agevolando sia il percorso psicoterapico, sia un eventuale progetto psicosociale da concordare con la scuola o con altre realtà riguardanti il tempo libero (tipo attività sportive, corsi di musica, teatro, ecc. ecc.). Un approccio psicoterapico con buona probabilità dovrebbe pure puntare al riconoscimento degli stati emotivi e dolorosi, che sono alla base di condotte discontrollate ed impulsive, per poi successivamente stimolare la gestione psicologica dei suddetti vissuti psichici, al posto dell'agire in maniera dirompente. Siccome però suo fratello è maggiorenne, valuterei comunque la possibilità di consultare specialisti psicologi e medici esperti in materia di tarda età adolescenziale o prima giovinezza. Ad ogni modo suggerirei di attivarsi quanto prima senza perdere tropo tempo, cioè non farei trascorrere diversi mesi prima di intervenire.
Cordialmente,
M.M.
Cordialmente,
M.M.
Buongiorno,
la situazione qui descritta andrebbe sostenuta attraverso l'ausilio di un percorso di terapia familiare. Aggiungo inoltre che in pazienti in cui sono presenti manifestazioni violente verso se stessi e verso gli altri sarebbe opportuno rivolgersi ad uno psichiatra o comunque ad un centro di salute mentale.
Nella speranza possiate seguire le indicazioni fornite.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
la situazione qui descritta andrebbe sostenuta attraverso l'ausilio di un percorso di terapia familiare. Aggiungo inoltre che in pazienti in cui sono presenti manifestazioni violente verso se stessi e verso gli altri sarebbe opportuno rivolgersi ad uno psichiatra o comunque ad un centro di salute mentale.
Nella speranza possiate seguire le indicazioni fornite.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Buongiorno, capisco che la situazione che stai vivendo sia estremamente difficile e dolorosa, sia per te che per la tua famiglia. La violenza fisica e verbale da parte di tuo fratello, unita alle sue minacce di suicidio, sono segnali di un profondo disagio psicologico che non può essere ignorato. La preoccupazione per il suo benessere e quello dei tuoi genitori è legittima, e affrontare tutto questo con il giusto supporto è essenziale.
Ecco alcune riflessioni e suggerimenti che potrebbero aiutarti a gestire questa situazione:
La psicologa che segue tuo fratello potrebbe non essere la persona giusta se non sta affrontando la complessità della situazione in modo adeguato. Potrebbe essere utile chiedere una seconda opinione da un altro professionista, magari uno psichiatra che possa anche valutare la possibilità di una terapia farmacologica o di un trattamento più intensivo. La violenza e le minacce suicidarie sono segnali di un possibile disturbo psicologico grave che richiede un approccio differenziato, Quando qualcuno minaccia di suicidarsi, non è mai una situazione da prendere alla leggera. In questi casi, sarebbe importante coinvolgere un professionista specializzato in emergenze psicologiche.
Sia tu che i tuoi genitori dovete cercare di essere fermi ma empatici. Tuo fratello sta manifestando segni di grande sofferenza, e mentre è importante non permettere che il suo comportamento violento continui, è altrettanto cruciale che senta il sostegno della famiglia. A volte, una comunicazione più empatica e meno punitiva può fare la differenza, anche se va accompagnata da un percorso terapeutico rigoroso.
Un caro saluto
Dott.ssa Noretta Lazzeri
Ecco alcune riflessioni e suggerimenti che potrebbero aiutarti a gestire questa situazione:
La psicologa che segue tuo fratello potrebbe non essere la persona giusta se non sta affrontando la complessità della situazione in modo adeguato. Potrebbe essere utile chiedere una seconda opinione da un altro professionista, magari uno psichiatra che possa anche valutare la possibilità di una terapia farmacologica o di un trattamento più intensivo. La violenza e le minacce suicidarie sono segnali di un possibile disturbo psicologico grave che richiede un approccio differenziato, Quando qualcuno minaccia di suicidarsi, non è mai una situazione da prendere alla leggera. In questi casi, sarebbe importante coinvolgere un professionista specializzato in emergenze psicologiche.
Sia tu che i tuoi genitori dovete cercare di essere fermi ma empatici. Tuo fratello sta manifestando segni di grande sofferenza, e mentre è importante non permettere che il suo comportamento violento continui, è altrettanto cruciale che senta il sostegno della famiglia. A volte, una comunicazione più empatica e meno punitiva può fare la differenza, anche se va accompagnata da un percorso terapeutico rigoroso.
Un caro saluto
Dott.ssa Noretta Lazzeri
Buongiorno,
la situazione è molto complessa, ma mancano tante informazioni affinché si possa suggerire qualcosa di concreto. Il suggerimento che mi viene da dare è di valutare una psicoterapia familiare, contesto in cui gli adolescenti riescono a trovare una maggiore motivazione, poiché, invece di sentirsi gli unici elementi "rotti" della famiglia e detentori del problema, apprezzano il mettersi in discussione degli altri membri. Tuttavia, essendo ormai maggiorenne, dovrebbe essere una proposta che lui possa innanzitutto condividere e poi discutere con la propria terapeuta e quindi con la famiglia, cercando eventualmente un professionista formato.
Un cordiale saluto
la situazione è molto complessa, ma mancano tante informazioni affinché si possa suggerire qualcosa di concreto. Il suggerimento che mi viene da dare è di valutare una psicoterapia familiare, contesto in cui gli adolescenti riescono a trovare una maggiore motivazione, poiché, invece di sentirsi gli unici elementi "rotti" della famiglia e detentori del problema, apprezzano il mettersi in discussione degli altri membri. Tuttavia, essendo ormai maggiorenne, dovrebbe essere una proposta che lui possa innanzitutto condividere e poi discutere con la propria terapeuta e quindi con la famiglia, cercando eventualmente un professionista formato.
Un cordiale saluto
Valuterei sicuramente una presa in carico familiare con terapia sistemico-relazionale, ma anche un aiuto farmacologico.
Posso solo immaginare quanto sia difficile per te e la tua famiglia vivere una situazione così complessa e dolorosa. Vedere tuo fratello affrontare sofferenza, con comportamenti violenti e minacce di suicidio, è estremamente angosciante. Il fatto che lui stia già seguendo un percorso psicologico è un passo importante, ma è possibile che la sua condizione richieda un supporto più strutturato e mirato.
Prima di tutto, ti consiglio di cercare un professionista che possa offrire un approccio più completo e continuo, come un terapeuta esperto in disturbi comportamentali e pensieri suicidari, magari integrando anche un supporto psichiatrico, se non già avviato. I pensieri suicidi sono un segnale di grave disagio e vanno affrontati con urgenza.
La mediazione familiare può essere utile, ma solo se tutti i membri della famiglia sono disposti a parteciparvi in modo sincero. Potrebbe aiutare a migliorare la comunicazione e a gestire le dinamiche familiari, ma è importante che venga accompagnata da un trattamento psicoterapeutico individuale adeguato per tuo fratello.
Soprattutto, non dimenticare che anche tu e i tuoi genitori avete bisogno di supporto per affrontare questa situazione emotivamente e psicologicamente. Cercare aiuto non è mai facile, ma è fondamentale per il benessere di tutti.
Dott.ssa Alessia Pontecorvi
Prima di tutto, ti consiglio di cercare un professionista che possa offrire un approccio più completo e continuo, come un terapeuta esperto in disturbi comportamentali e pensieri suicidari, magari integrando anche un supporto psichiatrico, se non già avviato. I pensieri suicidi sono un segnale di grave disagio e vanno affrontati con urgenza.
La mediazione familiare può essere utile, ma solo se tutti i membri della famiglia sono disposti a parteciparvi in modo sincero. Potrebbe aiutare a migliorare la comunicazione e a gestire le dinamiche familiari, ma è importante che venga accompagnata da un trattamento psicoterapeutico individuale adeguato per tuo fratello.
Soprattutto, non dimenticare che anche tu e i tuoi genitori avete bisogno di supporto per affrontare questa situazione emotivamente e psicologicamente. Cercare aiuto non è mai facile, ma è fondamentale per il benessere di tutti.
Dott.ssa Alessia Pontecorvi
“Per affrontare il suo problema, le consiglio di considerare la psicoterapia breve strategica. Se desidera ulteriori chiarimenti o informazioni, non esiti a contattarmi. Cordiali saluti, Dr. Michele Scala
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