Buongiorno, mio padre, 68 anni, ha avuto un'encefalite erpetica. Se dal punto di vista fisico ha p

4 risposte
Buongiorno,
mio padre, 68 anni, ha avuto un'encefalite erpetica. Se dal punto di vista fisico ha praticamente recuperato del tutto, dal punto di vista cognitivo permane qualche problema. Per la maggior parte del tempo è tranquillo, a volte però, d'improvviso, perde lucidità, soprattutto in relazione a fatti recenti (poche ore prima). Ha falsi ricordi, sembra confuso, talvolta non risponde in maniera coerente alle domande. Poi col passare del tempo (da qualche minuto a qualche ora, o dopo il sonno) si resetta, ed è quasi come se non abbia mai 'sbandato'. Aggiungo che durante questa fase di sbandamento lui stesso dice di sentirsi in un certo senso confuso e frastornato. Son passati circa 10 mesi dalla fase acuta, 6 dalla dimissione. Ha fatto riabilitazione globale durante il ricovero, poi ha proseguito con la fisioterapia domiciliare. Cerchiamo sempre di coinvolgerlo in tutte le attività di vita quotidiana domestiche e non, e anche a lui lo spirito non manca.
Date le sue condizioni e i tempi, sono normali questi avvenimenti? C'è margine di recupero? Cosa possiamo fare noi familiari per aiutarlo a migliorare o quantomeno per velocizzare il suo resettarsi?
Grazie
Dott.ssa Ilaria Bresolin
Psicologo, Neuropsicologo
Breda di Piave
Gentile utente, comprendo profondamente la sua preoccupazione e il senso di smarrimento che questi episodi possono generare in voi familiari.
Quello che lei descrive sono esiti spesso visibili in chi ha subito un trauma nelle aree dedicate alla memoria a breve termine.
Dieci mesi di recupero possono sembrare molti, ma per il tessuto cerebrale sono un tempo relativamente breve infatti si può arrivare anche a 24 mesi prima di un recupero più o meno completo. Il fatto che ci siano momenti di lucidità è un indicatore importante, perché suggerisce che le connessioni neurali sono ancora presenti, anche se a volte il sistema va in "sovraccarico".
Per aiutarlo a migliorare potreste provare a rendere il suo ambiente circostante quanto più sicuro possibile. Per esempio, quando riporta un falso ricordo, non deve essere contraddetto per evitare che l'ansia aumenti la confusione, meglio spostare l'attenzione su altro. Oppure ancora aiutarlo con la memoria predisponendo un grande calendario con su scritti gli impegni quotidiani.
Inoltre penso possa essere utile attuare un percorso di riabilitazione neuropsicologica continuo per avere delle strategie concrete per gestire i vuoti di memoria e potenziare l'attenzione.
Spero di essere stata d'aiuto, dott.ssa Ilaria Bresolin.

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Dott.ssa Virginia Maria Borsa
Psicologo, Psicologo clinico, Neuropsicologo
Milano
Buongiorno gentile utente,
gli esiti cognitivi possono essere normali a seguito della patologia di suo padre. Il recupero ha durata ed esiti variabili in base alla zona cerebrale coinvolta e al quadro cognitivo emergente. Se durante il ricovero suo padre ha effettuato una valutazione cognitiva e un ciclo di riabilitazione, potrebbe essere utile effettuare una valutazione di controllo a distanza di sei mesi dalla precedente, per avere un quadro più recente della situazione. In base al quadro cognitivo poi si potrebbe, qualora lo riteniate opportuno, pensare e pianificare con lo specialista di riferimento un percorso di riabilitazione/stimolazione cognitiva specifico per suo padre.
Nel quotidiano, sicuramente è molto utile e positivo ciò che già fate nel coinvolgerlo il più possibile, anche perché solitamente questo aiuta anche l'umore e in generale il benessere percepito. E' importante anche che nei momenti di confusione e difficoltà, Lui non si senta troppo sotto pressione o magari in difetto, ma invece aiutarlo a far fronte alle situazioni provando qualche strategia che vedete possa funzionare senza stressarlo eccessivamente.
un cordiale saluto
Dott.ssa Giulia Di Pentima
Psicologo, Neuropsicologo, Psicoterapeuta
Roma
Buonasera, immagino che sia complessa la gestione della situazione sia per suo padre sia per voi familiari. Considerata l'età io vi consiglierei di approfondire il profilo cognitivo con una completa e approfondita valutazione neuropsicologica. Poi alla luce di quanto emergerà riprendere con un percorso riabilitativo mirato sul piano cognitivo cercando di riabilitare le funzioni deficitarie e potenziare quelle integre. Sulla base delle informazioni fornite è impossibile dire se ci sarà recupero e di che tipo, è necessario studiare bene il profilo e la sua evoluzione, intanto vi consiglio di seguire questi step e poi essere sostenuti anche voi con una consulenza psicologica per capire come andargli incontro ed aiutarlo. Per qualsiasi cosa resto a disposizione.
Dott.ssa Cecilia Scipioni
Psicologo, Neuropsicologo
Casalgrande
Salve,

da quanto descrive, i sintomi che osservate in suo padre – episodi intermittenti di confusione, falsi ricordi, perdita temporanea di lucidità e disorientamento rispetto a eventi recenti – sono relativamente comuni nelle fasi post-encefalite, in particolare dopo un’encefalite erpetica che coinvolge aree limbiche e temporali del cervello. Queste zone sono cruciali per la memoria a breve termine e per l’organizzazione del pensiero, quindi può capitare che anche dopo un recupero fisico ottimale permangano difficoltà cognitive intermittenti. Il fatto che dopo qualche minuto o dopo il sonno “si resetti” è positivo: significa che le funzioni cognitive non sono permanentemente compromesse e che c’è una certa capacità di recupero spontaneo.

Tuttavia, dieci mesi dopo la fase acuta e sei dopo la dimissione, è normale che il recupero sia più lento e non lineare. Alcune fluttuazioni possono persistere, ma con interventi mirati spesso è possibile migliorare la stabilità cognitiva e ridurre la frequenza e l’intensità degli episodi di confusione.

Alcuni aspetti pratici che possono aiutare vostro padre:

Routine prevedibile e strutturata: mantenere orari regolari per i pasti, il sonno e le attività quotidiane aiuta a ridurre il disorientamento.
Stimolazione cognitiva regolare: giochi di memoria, discussioni su eventi recenti, lettura, o attività che richiedono attenzione e organizzazione.
Coinvolgimento sociale e attività significative: continuare a includerlo in attività domestiche e sociali, come già fate, favorisce il recupero e mantiene la motivazione.
Sonnolenza e pause: il sonno sembra avere un ruolo importante nel “reset”; garantire un buon riposo e brevi pause può ridurre episodi di confusione.
Supporto visivo e promemoria: appunti, calendari, etichette in casa possono aiutare a compensare temporaneamente le difficoltà di memoria.

È fondamentale anche monitorare eventuali cambiamenti nella frequenza o nella gravità dei sintomi e informare il neurologo di riferimento, perché in alcuni casi possono essere utili valutazioni neuropsicologiche più approfondite o percorsi di riabilitazione cognitiva mirata.

In sintesi, c’è ancora margine di miglioramento, soprattutto con stimolazioni appropriate e una routine strutturata, ma è importante farlo seguendo indicazioni professionali personalizzate. Un percorso di riabilitazione cognitiva post-encefalite, condotto da neuropsicologi, può essere molto utile per accelerare e consolidare i progressi.

Saluti e resto a disposizione.

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