Buongiorno, ho 62 anni e per circa 15 anni che sto assumendo paroxitina una compressa da 20mg al gio
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Buongiorno, ho 62 anni e per circa 15 anni che sto assumendo paroxitina una compressa da 20mg al giorno, mi è stata prescritta da un psichiatra per ansia e attacchi di panico, con paroxitina mi sento bene in equilibrio mentale . Dovrei intraprendere un servizio di vigilanza armata, in commissione non mi hanno concesso l' idoneità per il porto d' armi, la mia domanda è: cosa posso fare? , devo andare ancora in commissione in caso di sospensione del farmaco?, sapendo che se salto un giorno di assunzione del farmaco cominciano i capogiri, vertigini, e senso di gonfiore alla testa. Se può darmi qualche consiglio la ringrazio infinitamente. Saluti. Fabio.
Buongiorno, la situazione che descrive è abbastanza frequente: da un lato la terapia con paroxetina che la mantiene in equilibrio, dall'altro la necessità di ottenere un'idoneità per attività lavorativa specifica. va detto con chiarezza che la presenza di terapia psichiatrica in atto può effettivamente influenzare il giudizio di idoneità al porto d'armi ma questo non significa che non ci siano alternative. La sospensione del farmaco non va fatta assolutamente in autonomia perchè può dare sintomi tipici che possono essere molto intensi e va fatta in modo graduale. Quello che si può valutare è un percorso strutturato: capire se la terapia è ancora necessaria, se può essere rimodulata o sostituita e farlo in modo graduale e sicuro monitorando la stabilità clinica. Le consiglio quindi una valutazione specialistica mirata proprio per bilanciare l'obiettivo di sicurezza clinica, obiettivo lavorativo evitando decisioni rischiose e troppo rapide. Un caro saluto.
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Buongiorno,
la situazione che descrive è comprensibile e delicata. Per il porto d’armi l’idoneità viene valutata con criteri particolarmente rigorosi: non riguarda solo la diagnosi, ma anche la terapia in atto e il suo possibile impatto su vigilanza, giudizio e sicurezza.
L’assunzione di paroxetina non implica automaticamente una non idoneità, ma il fatto di essere in trattamento psichiatrico continuativo può portare la Commissione a esprimere un giudizio prudenziale.
È importante chiarire che sospendere autonomamente il farmaco (soprattutto dopo molti anni) non è indicato: i sintomi che riferisce (capogiri, vertigini) sono tipici della sospensione e non significherebbero una reale “guarigione”, ma solo una reazione dell’organismo.
In genere, per una rivalutazione, può essere utile:
– una relazione dello psichiatra che documenti stabilità clinica, aderenza alla terapia e assenza di sintomi attivi;
– un eventuale periodo di osservazione clinica se si ipotizzano modifiche terapeutiche (sempre sotto controllo medico).
Tuttavia, anche in presenza di stabilità, la decisione finale resta della Commissione Medica, che può mantenere un orientamento restrittivo per ragioni di sicurezza.
Il consiglio è quindi di confrontarsi con il suo psichiatra per valutare insieme se e come presentare una nuova documentazione clinica o un eventuale percorso di rivalutazione, senza intraprendere modifiche autonome della terapia.
Un cordiale saluto.
la situazione che descrive è comprensibile e delicata. Per il porto d’armi l’idoneità viene valutata con criteri particolarmente rigorosi: non riguarda solo la diagnosi, ma anche la terapia in atto e il suo possibile impatto su vigilanza, giudizio e sicurezza.
L’assunzione di paroxetina non implica automaticamente una non idoneità, ma il fatto di essere in trattamento psichiatrico continuativo può portare la Commissione a esprimere un giudizio prudenziale.
È importante chiarire che sospendere autonomamente il farmaco (soprattutto dopo molti anni) non è indicato: i sintomi che riferisce (capogiri, vertigini) sono tipici della sospensione e non significherebbero una reale “guarigione”, ma solo una reazione dell’organismo.
In genere, per una rivalutazione, può essere utile:
– una relazione dello psichiatra che documenti stabilità clinica, aderenza alla terapia e assenza di sintomi attivi;
– un eventuale periodo di osservazione clinica se si ipotizzano modifiche terapeutiche (sempre sotto controllo medico).
Tuttavia, anche in presenza di stabilità, la decisione finale resta della Commissione Medica, che può mantenere un orientamento restrittivo per ragioni di sicurezza.
Il consiglio è quindi di confrontarsi con il suo psichiatra per valutare insieme se e come presentare una nuova documentazione clinica o un eventuale percorso di rivalutazione, senza intraprendere modifiche autonome della terapia.
Un cordiale saluto.
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