Buonasera sono la mamma di un ragazzo di 21 anni con ADHD, disturbo oppositivo provocatorio,e distur
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Buonasera sono la mamma di un ragazzo di 21 anni con ADHD, disturbo oppositivo provocatorio,e disturbo ossessivo compulsivo.Purtroppo mio figlio non si vuole curare,ed è aggressivo e a tratti violento con me che sono invalida all' 80 per cento e anche con mio marito.Ho anche un altra figlia di 19 anni che ha una vita normale,e non ce la fa più,ho preso una casa in affitto con mia figlia, anche per farla stare più tranquilla e per proteggere anche me stessa perché mio figlio è pericoloso per me.Mio marito si sta prendendo lui cura di mio figlio,ma non ce la fa più neanche lui .Come dobbiamo fare .Noi vogliamo nominare un amministratore di sostegno.Facciamo bene,ho preso la decisione giusta di allontanarmi?
Buonasera,
la situazione che descrive è molto pesante e comprendo quanto possa essere doloroso, per una madre, arrivare a prendere decisioni di questo tipo.
Vorrei però dirle con chiarezza una cosa importante: tutelare la propria sicurezza e quella di sua figlia non è un abbandono. Quando in famiglia sono presenti aggressività, minacce o comportamenti violenti, mettere dei confini e proteggersi è una scelta legittima e, in alcuni casi, necessaria.
Da ciò che racconta, suo figlio presenta un quadro complesso e soprattutto una scarsa consapevolezza del problema e rifiuto delle cure, elemento che rende tutto molto più difficile per i familiari. Purtroppo, senza una minima collaborazione da parte sua, il carico ricade completamente sulla famiglia, con il rischio di esaurimento fisico ed emotivo.
La decisione di valutare un amministratore di sostegno può essere appropriata se suo figlio ha difficoltà significative nella gestione di sé, delle cure o degli aspetti pratici della vita. È uno strumento di tutela, non una punizione. Naturalmente va valutato concretamente con specialisti e legali competenti.
Parallelamente, però, è fondamentale che la situazione venga seguita anche dai servizi territoriali di salute mentale. Se l’aggressività dovesse aumentare o diventare pericolosa per lui o per gli altri, è importante non minimizzare e rivolgersi ai servizi competenti o, nelle urgenze, anche al 112/118.
Un altro punto importante: sua figlia ha diritto a vivere in un ambiente sufficientemente sereno e anche lei, con la sua invalidità, ha diritto a non vivere nella paura. Non deve sentirsi in colpa per aver riconosciuto un limite.
Le consiglierei inoltre, se possibile, di cercare anche per voi familiari un supporto psicologico o uno spazio di sostegno, perché convivere a lungo con situazioni di aggressività e imprevedibilità logora profondamente.
Un cordiale saluto.
la situazione che descrive è molto pesante e comprendo quanto possa essere doloroso, per una madre, arrivare a prendere decisioni di questo tipo.
Vorrei però dirle con chiarezza una cosa importante: tutelare la propria sicurezza e quella di sua figlia non è un abbandono. Quando in famiglia sono presenti aggressività, minacce o comportamenti violenti, mettere dei confini e proteggersi è una scelta legittima e, in alcuni casi, necessaria.
Da ciò che racconta, suo figlio presenta un quadro complesso e soprattutto una scarsa consapevolezza del problema e rifiuto delle cure, elemento che rende tutto molto più difficile per i familiari. Purtroppo, senza una minima collaborazione da parte sua, il carico ricade completamente sulla famiglia, con il rischio di esaurimento fisico ed emotivo.
La decisione di valutare un amministratore di sostegno può essere appropriata se suo figlio ha difficoltà significative nella gestione di sé, delle cure o degli aspetti pratici della vita. È uno strumento di tutela, non una punizione. Naturalmente va valutato concretamente con specialisti e legali competenti.
Parallelamente, però, è fondamentale che la situazione venga seguita anche dai servizi territoriali di salute mentale. Se l’aggressività dovesse aumentare o diventare pericolosa per lui o per gli altri, è importante non minimizzare e rivolgersi ai servizi competenti o, nelle urgenze, anche al 112/118.
Un altro punto importante: sua figlia ha diritto a vivere in un ambiente sufficientemente sereno e anche lei, con la sua invalidità, ha diritto a non vivere nella paura. Non deve sentirsi in colpa per aver riconosciuto un limite.
Le consiglierei inoltre, se possibile, di cercare anche per voi familiari un supporto psicologico o uno spazio di sostegno, perché convivere a lungo con situazioni di aggressività e imprevedibilità logora profondamente.
Un cordiale saluto.
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Buonasera, da quello che descrive emerge una situazione di forte sofferenza familiare che non dovrebbe essere gestita da soli, soprattutto se sono presenti aggressività, comportamenti violenti e paura per la propria sicurezza. Proteggere sé stessa e sua figlia non significa “abbandonare” suo figlio, ma riconoscere un limite umano e la necessità di tutelare tutti i componenti della famiglia.
L’amministrazione di sostegno può essere uno strumento utile in alcuni casi, ma prima ancora credo sia importante che vostro figlio venga rivalutato in un contesto specialistico strutturato, soprattutto se rifiuta le cure e il funzionamento familiare è diventato così compromesso. Situazioni di questo tipo richiedono spesso una presa in carico multidisciplinare e un supporto anche ai familiari, che tendono a vivere per anni in uno stato di allerta e logoramento emotivo.
Ha fatto bene a chiedere aiuto e a non minimizzare la situazione. Quando in una famiglia entra la paura, è importante intervenire in modo serio e protetto, senza aspettare che le cose peggiorino ulteriormente. Un caro saluto.
L’amministrazione di sostegno può essere uno strumento utile in alcuni casi, ma prima ancora credo sia importante che vostro figlio venga rivalutato in un contesto specialistico strutturato, soprattutto se rifiuta le cure e il funzionamento familiare è diventato così compromesso. Situazioni di questo tipo richiedono spesso una presa in carico multidisciplinare e un supporto anche ai familiari, che tendono a vivere per anni in uno stato di allerta e logoramento emotivo.
Ha fatto bene a chiedere aiuto e a non minimizzare la situazione. Quando in una famiglia entra la paura, è importante intervenire in modo serio e protetto, senza aspettare che le cose peggiorino ulteriormente. Un caro saluto.
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