Buonasera, mio padre è ricoverato da un mese per insufficienza renale acuta, partita come un dolore
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Buonasera, mio padre è ricoverato da un mese per insufficienza renale acuta, partita come un dolore improvviso alla schiena erroneamente scambiato per un colpo d'aria. Dopo 4-5 giorni dal manifestarsi dei primi dolori e diverse consulenze con il medico che aveva prescritto degli antidolorifici, il secondo giorno di anuria si è ritenuto opportuno andare al PS con conseguente trasferimento in ospedale, dove è stato attaccato, in rianimazione, alla macchina della dialisi continua per diversi cicli di depurazione. La scelta di questo tipo di dialisi delle prime settimane è stata dovuta all'instabilità emodinamica: mio padre si è sottoposto a un intervento di sostituzione dell'aorta ascendente lo scorso luglio, e nell'immediato post intervento c'è stato un inaspettato vasospasmo coronarico che pare abbia "danneggiato" tessuti e valvole, portando a un rimodellamento della geometria del cuore nei mesi successivi, motivo per cui si è sottoposto a un secondo intervento per sostituzione della valvola mitralica e cerchiaggio della valvola tricuspide a dicembre. In quei mesi ha sviluppato una lieve insufficienza renale dovuta al malfunzionamento del cuore, che attualmente ha una frazione di eiezione del 20% circa. Quindi i "benefici" decantati dagli interventi si sono rivelati alquanto vani, e anzi se possibile hanno provocato altre problematiche interconnesse, come scompenso cardiaco ed edema (gestito abbastanza bene con i diuretici), fino a quest'ultima batosta, poiché probabilmente il blocco renale è stato dovuto al cuore che non pompa a sufficienza. Al momento sta facendo dialisi in ospedale 3 volte a settimana (in attesa di rimettersi in forze per la dimissione, poiché non ha una buona mobilità dovuta all'allettamento - è seguito da un fisioterapista). I nefrologi sono concordi nel dire che i reni non riprenderanno (benché in una prima fase la situazione sembrava potersi ripristinare con qualche settimana) e quindi dovrà proseguire la dialisi una volta dimesso. Notizia delle ultime ore è che, dopo una tac con contrasto effettuata ieri, il rene sinistro presenta un tumore di 5 cm. Si è parlato di nefrectomia, ma la possibilità di intervento va valutata con il cardiologo e l'anestesista, perché c'è la possibilità che possa non sopportare l'intervento.
La vera domanda, benché vaga, è: cosa dobbiamo aspettarci dal futuro? Che qualità di vita può avere un cardiopatico in dialisi, se decide di non operarsi? Un ultimo appunto alla fine di tutto questo sfogo: mio padre ha 72 anni, e fino a prima dell'intervento di luglio stava bene e prendeva solo un farmaco per l'ipertensione.
Credo che si sia inanellata una serie di sfortunati eventi. Che ne pensate di questa situazione? Grazie mille.
La vera domanda, benché vaga, è: cosa dobbiamo aspettarci dal futuro? Che qualità di vita può avere un cardiopatico in dialisi, se decide di non operarsi? Un ultimo appunto alla fine di tutto questo sfogo: mio padre ha 72 anni, e fino a prima dell'intervento di luglio stava bene e prendeva solo un farmaco per l'ipertensione.
Credo che si sia inanellata una serie di sfortunati eventi. Che ne pensate di questa situazione? Grazie mille.
Buonasera. La situazione che descrive è purtroppo molto complessa e verosimilmente legata a una grave interazione cuore-rene: uno scompenso cardiaco severo può portare a insufficienza renale irreversibile, soprattutto dopo interventi cardiochirurgici così importanti. A questo si aggiunge ora il riscontro della massa renale, che rende il quadro ancora più delicato.
In questi casi la domanda principale non è “si può fare tecnicamente un intervento?”, ma se il possibile beneficio superi davvero il rischio e quale sarebbe l’impatto reale sulla qualità e aspettativa di vita. Con una frazione di eiezione del 20%, dialisi cronica e importante fragilità fisica, ogni decisione deve essere molto prudente e condivisa tra nefrologo, cardiologo, anestesista e chirurgo.
Un paziente cardiopatico può anche vivere in dialisi per anni, ma la qualità di vita dipende molto dalle condizioni cardiache, dalla capacità di recupero funzionale e dall’autonomia residua. Per questo è fondamentale ragionare sugli obiettivi realistici di cura e non solo sulle singole procedure.
Il consiglio più importante è affidarvi soprattutto al medico curante e ai team che lo stanno seguendo direttamente: una situazione così complessa non può essere realmente valutata da una chat online, perché conta moltissimo la valutazione clinica concreta, quotidiana e multidisciplinare.
Sperando di esserle stato di aiuto, ed augurandoVi il meglio, porgo cordiali saluti.
Dr. Lorenzo Signorini
In questi casi la domanda principale non è “si può fare tecnicamente un intervento?”, ma se il possibile beneficio superi davvero il rischio e quale sarebbe l’impatto reale sulla qualità e aspettativa di vita. Con una frazione di eiezione del 20%, dialisi cronica e importante fragilità fisica, ogni decisione deve essere molto prudente e condivisa tra nefrologo, cardiologo, anestesista e chirurgo.
Un paziente cardiopatico può anche vivere in dialisi per anni, ma la qualità di vita dipende molto dalle condizioni cardiache, dalla capacità di recupero funzionale e dall’autonomia residua. Per questo è fondamentale ragionare sugli obiettivi realistici di cura e non solo sulle singole procedure.
Il consiglio più importante è affidarvi soprattutto al medico curante e ai team che lo stanno seguendo direttamente: una situazione così complessa non può essere realmente valutata da una chat online, perché conta moltissimo la valutazione clinica concreta, quotidiana e multidisciplinare.
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Il problema principale di suo padre è l'insufficienza cardiaca con FE del 20% che a seguito di interventi ha generato anche una grave insufficienza renale per cui l'emodialisi è l'unico rimedio possibile. Non valuterei l'intervento di nefrectomia dato il grado di rischio per la patologia cardiaca di cui è affetto
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