Buonasera, io sto vivendo un periodo della mia vita un po' particolare, in cui mi sento veramente st

Buonasera, io sto vivendo un periodo della mia vita un po' particolare, in cui mi sento veramente stanco e sento la necessità di iniziare un percorso psicologico. Il mio problema è comunicarlo ai miei genitori, perchè io essendo uno studente, non posso permettermi le varie sedute. Il punto è che io non so come parlarne con i miei genitori, dal momento che ho paura di come reagiscano. Io ho provato a scrivergli una lettera in cui spiego tutto, ma non so come e quando consegnargliela, se di persona e fargliela leggere mentre sono con loro, oppure gliela lascio in un cassetto, così che la leggano in mia assenza. Come posso fare? Grazie

25 risposte


Buongiorno, capisco la difficoltà. Forse far avere loro la lettera può rassicurarla. Penso sia importante riflettere sul fatto che è un qualcosa che a lei serve e che potrà farla star meglio, comunicando a loro anche il timore della reazione. Rimango a disposizione se ha altri dubbi o domande. Le auguro una buona giornata, dott.ssa Rota.

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Gentilissimo buongiorno, perché teme che i suoi non capiscano? Pensa che i suoi non si siano mai accorti del suo malessere? Nessuno dei due, nemmeno sua madre? La lettera non è una cattiva idea, ma forse potrebbe individuare tra i suoi genitori quello più propenso ad accogliere il suo malessere, quello che più facilmente potrebbe capire il suo bisogno, e confrontarsi con lui/lei. Forse lei non è abituato alla confidenza con i suoi genitori ma non è detto che loro siano così distanti da lei. Cosa ne pensa? resto a disposizione e la saluto cordialmente, dott.ssa Manuela Leonessa


Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente. Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stesso utilizzando parole più costruttive. Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale. Resto a disposizione, anche online. Cordialmente, dott FDL


Salve, dalle sue parole traspare tutto il peso che sta vivendo, mi viene però spontaneo chiedermi se questo Suo timore è fondato su esperienze pregresse o è legato ad una sua paura. Vorrei però farLe leggere la situazione da un punto di vista alternativo: se avesse un disagio fisico (ad esempio una lombosciatalgia che la condiziona) avrebbe timore di dire ai suoi genitori di aver bisogno di un consulto? Provi a sentire quanto sia Lei sicuro di non "vergognarsi" di questo disagio, se crederà veramente che è normale, anzi giusto, chiedere aiuto, vedrà che la stessa lettera non sarà necessaria perché il volersi bene verrà prima di tutto.. In bocca al lupo, un caro saluto, Luisa Cirimbilli


Gentile utente, le consiglio di parlare normalmente con loro, spiegando che sente la necessità di un supporto psicologico. Se proprio non se la sentisse di parlare loro apertamente, può provare a scrivere una lettera. Se invece non se la sentisse di parlare con loro (e se fosse maggiorenne), può provare a contattare uno psicologo privato che capendo la sua situazione, può fargli un prezzo ridotto o con impegnativa attraverso il Sistema Sanitario Nazionale. Se dovesse avere dei dubbi, può inviarmi un messaggio. Resto a disposizione attraverso consulenze online. Dott. Luca Rochdi


Buongiorno, penso sia coraggioso da parte sua riconoscere il bisogno di affrontare un percorso psicologico e cercare supporto. Parlarne con i suoi genitori può essere un passo importante per ottenere il sostegno di cui ha bisogno. Le suggerisco di trovare un momento tranquillo e privato in cui lei e i suoi genitori possiate parlare senza interruzioni o distrazioni. Provi ad essere onesto sui suoi sentimenti ed a spiegare che ha deciso di iniziare un percorso psicologico per affrontare il momento difficile che sta vivendo. Sarebbe importante condividere con i suoi genitori il motivo per cui sente di aver bisogno di supporto psicologico e far leva sul fatto che la terapia è un investimento nella sua salute mentale e nel suo benessere futuro. Potrebbe essere utile avere alcune informazioni a portata di mano, come il costo approssimativo delle sedute. Invece di lasciare una lettera in un cassetto, consideri la possibilità di leggerla loro di persona. Questo può facilitare la comprensione e la comunicazione. I suoi genitori potrebbero essere sorpresi o preoccupati inizialmente. Cerchi di essere paziente e rispettoso dei loro sentimenti, spiegando che sta cercando un modo per migliorare la sua salute mentale. Si mostri aperto a coinvolgere i suoi genitori nel suo percorso, se lo desiderano. Potrebbero voler capire meglio come possono sostenerla. Sottolinei che sta facendo questo per prendersi cura di se stesso e migliorare il suo benessere complessivo. Esprimere i suoi bisogni e sentimenti in modo aperto e rispettoso è un passo importante. Se non si sente a suo agio a parlare di persona, consegnare la lettera potrebbe essere una valida alternativa, ma cerchi comunque di essere disponibile per rispondere a eventuali domande o preoccupazioni che potrebbero sorgere. In bocca al lupo dott.ssa Sibilia


Gentile utente, se avergli scritto una lettere è per lei il modo giusto per riuscire a dire delle cose, questa è una buona idea. Sul come e quando dare questa lettera, forse potrebbe essere utile pensare a quale modalità la matterebbe più a suo agio. Poichè mi sembra chiaro che nessuna soluzione sarà mai perfetta. Ma la cosa più importante è che lei trovi il suo modo per riuscire a comunicare il suo malessere. Cordialmente Dott.ssa Alessia D'Angelo


Gentile utente, la ringrazio per aver condiviso il suo racconto e mi permetto qualche riflessione. Se vuole provare a gestire in autonomia questa situazione, provi anzitutto a capire se ci sono dei servizi gratuiti, come ad esempio uno sportello psicologico universitario (molti Atenei ne sono "provvisti"), oppure il consultorio. Magari, tramite questi primi colloqui gratuiti con dei professionisti, potrà comprendere meglio quali sono le sue necessità (se dei colloqui di sostegno, oppure un percorso terapeutico vero e proprio), migliorare la comunicazione con i suoi genitori e in generale il rapporto con loro, ma soprattutto affrontare il timore di esporsi e di condividere questo periodo della sua vita "un po' particolare". Cordialmente, Dott.ssa Antonella Cramarossa


Ciao, mi dispiace sentire che stai attraversando un periodo complicato. Affrontare la questione di iniziare un percorso psicologico con i genitori può essere un passo delicato, ma è bello che tu stia cercando di comunicare apertamente. Quando decidi di parlare con i tuoi genitori, potresti farlo in un momento tranquillo, evitando situazioni stressanti. Puoi anche prendere in considerazione la consegna della lettera che hai scritto, spiegando che hai preferito mettere giù i tuoi pensieri su carta per rendere più chiara la tua situazione. Sii sincero riguardo ai tuoi sentimenti, senza paura di esprimere il bisogno di ricevere un supporto psicologico. Inoltre, potrebbe essere utile anticipare che la tua decisione non riflette una mancanza di fiducia nei loro confronti, ma piuttosto una scelta personale dettata dalla necessità di affrontare determinati aspetti della tua vita. L'importante è essere preparato a diverse reazioni da parte dei tuoi genitori. Alcuni potrebbero essere comprensivi fin da subito, mentre altri potrebbero richiedere più tempo per elaborare l'informazione. Ricorda che cercare aiuto è un atto di coraggio e non di debolezza. Infine, cerca di mantenere una conversazione aperta, ascoltando anche le loro preoccupazioni e rispondendo alle domande che potrebbero avere. La comprensione reciproca può essere fondamentale in queste situazioni. Spero che tu possa trovare il supporto di cui hai bisogno. Un abbraccio, dott. Daniele D'Amico.

Dott. Daniele D'Amico

Dott. Daniele D'Amico

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Torre del Greco

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Buonasera, ci sono molti centri e studi privati che vanno incontro alle esigenze anche economiche dei pazienti con delle tariffe calmierate. Ha mai pensato di iniziare e portare la questione del denaro in seduta? Uno specialista potrebbe venirle incontro con una tariffa più bassa e in seguito potrà parlare anche con i suoi genitori per chiedere un aiuto.


Ricordati che ci sono sempre i consultori, in cui troverai uno spazio di ascolto totalmente gratuito. Magari lì potrai trovare il supporto per poter comunicare alla tua famiglia il tuo malessere, e poter poi proseguire un percorso personale. Una possibilità è anche quella di utilizzare il bonus psicologico. In ogni caso aprirti e comunicare che stai male è sempre meglio che tenerti tutto dentro, anche se non ne parli direttamente con i tuoi genitori, trova qualcuno disposto ad ascoltarti, un amico, un parente, un insegnante, ma non isolarti nel tuo dolore, non fa mai bene. Un saluto e coraggio


Buongiorno, l'unica cosa immediata che mi viene da dire è di non chiudersi nel suo dolore che così facendo non farà altro che alimentarlo. Provi a parlarne con qualcuno a lei vicino o a limite iniziare poco alla volta a comunicare il proprio dolore ai genitori. Sono sicuro che i suoi riusciranno a capire la sua richiesta di aiuto. cordialmente, Dott. Giuseppe Berenati


Gentile utente, comprendo che comunicare il proprio malessere è sempre un passo molto difficile, non si sa mai cosa aspettarsi dagli altri soprattutto se questi altri sono i nostri genitori e che un eventuale giudizio o svalutazione del problema potrebbe essere un ulteriore fonte di malessere. Ma il mio consiglio è quello comunque è di non tirarsi indietro, gli altri potrebbero sorprenderci e dimostrarsi molto più accoglienti di quello che ci aspettiamo, così come una eventuale reazione negativa potrebbe comunque essere un momento di confronto. La lettera è un ottimo strumento e qualsiasi sia la modalità di consegna sarà comunque un gesto significativo per comunicare il tuo malessere. In bocca al lupo Dott. Ciro Signoriello


Salve, credo che entrambi i modi vadano bene, la cosa importante mi sembra sia la consapevolezza che per ora ha bisogno dell'aiuto dei suoi genitori per cominciare una terapia. Le faccio un grande in bocca al lupo!


Buongiorno, se sente che la lettera potrebbe essere un mezzo che la facilita nella comunicazione potrebbe essere una buona opzione. Si domandi che cosa la intimorisce della reazione dei suoi genitori, perché potrebbero essere ostili nel soddisfare questa domanda di aiuto. Rimango a disposizione. Chiara Carraro


Gentile utente, il timore che sente rispetto a una possibile comunicazione ai suoi genitori, mi parrebbe esprimere il bisogno di un movimento, che costa sempre fatica. Se sente la necessità di essere ascoltato, all'interno dello spazio di terapia o ancor prima dai suoi genitori, provi a darsi questa possibilità, in che forma questo avvenga forse andrà in secondo piano.


Buongiorno, immagino non sia facile affrontare questo argomento con i suoi genitori. Potrebbe considerare di parlargliene di persona, scegliendo un momento tranquillo. La lettera potrebbe essere un valido supporto, consegnandola di persona in modo che possiate discuterne insieme. Un caro saluto. Dott. Edoardo Bunone


Buongiorno, mi spiace molto per la situazione , comprendo il disagio che può sperimentare. Ritengo utile che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie di coping per fronteggiare i momenti particolarmente problematici. Credo che un consulto con un terapeuta possa aiutarla ad identificare quei pensieri disfunzionali che le impediscono il benessere psicologico desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stesso utilizzando parole più costruttive. Trovo l'idea della lettera ai suoi genitori utile o anche tramite messaggio e sono convinta che l'aiuteranno con molta gioia a sostenere il costo delle sedute. Un saluto. Dott.ssa Versari Debora


Gentile utente, innanzitutto la ringrazio per aver condiviso con noi la sua esperienza. Mi spiace molto per la situazione che descrive e posso immaginare il disagio connesso ai dubbi che la prendono. Le suggerirei di imboccare la strada che sente meno "pericolosa" per se stesso e la metta più a suo agio, ma persegua il suo bisogno, poichè se sente necessità di aiuto la cura migliore che può offrirsi è seguire questo suo desiderio. Nella speranza che questo confronto possa esserle utile, resto a disposizione anche online. Un caro saluto. Dott.ssa Elena Sinistrero


La sua decisione di intraprendere un percorso psicologico è un passo significativo e coraggioso verso il benessere emotivo. È naturale sentirsi ansiosi riguardo a come comunicare questa necessità ai suoi genitori, soprattutto considerando le possibili reazioni e il timore di essere fraintesi. La lettera può essere un ottimo strumento, poiché le consente di esprimere con calma e chiarezza i suoi pensieri e sentimenti. Se decide di lasciarla in un luogo visibile, ciò potrebbe dare ai suoi genitori l'opportunità di elaborare la notizia senza la pressione immediata di una conversazione faccia a faccia. Tuttavia, un confronto diretto, in cui può esporre in prima persona le sue emozioni e ragioni, potrebbe anche rivelarsi altamente significativo. In tal caso, cerca un momento in cui si sentano entrambi rilassati e disponibili per ascoltare. Potrebbe cominciare dicendo che ha bisogno di condividere qualcosa di importante riguardo alla sua salute mentale e al suo desiderio di ricevere supporto. È fondamentale che i suoi genitori comprendano che questa scelta non implica una debolezza, ma anzi, una volontà di affrontare le difficoltà, esplorare il suo mondo interiore e prendersi cura di sé. Anche se c'è paura della loro reazione, si ricordi che spesso i genitori desiderano soltanto il meglio per i propri figli e possono sorprendersi per la loro comprensione e supporto. La comunicazione aperta e sincera può aprire la porta a una nuova comprensione e connessione. Cordialmente, Dottoressa Laura Lanocita


Buonasera, il mio consiglio è quello di non sottovalutare l'importanza delle sue necessità psicofisiche. La esorto a riflettere sull'effettività delle paure che la bloccano nella comunicazione con suoi genitori. L'invito è quello di esternare, a voce o tramite la lettera, il suo malessere, riflettendo insieme in merito alle possibili soluzioni attuabili. In tale contesto, potrà manifestare loro il proprio bisogno di intraprendere un percorso con un professionista. Un caro saluto Dott.ssa Siria Dal Santo


Buonasera, grazie per aver condiviso un pensiero così delicato. Hai già fatto un grande passo riconoscendo il tuo bisogno e cercando un modo per esprimerlo: non è facile, ma è un segno di grande maturità. La lettera è un’ottima idea, soprattutto se ti aiuta a comunicare con più chiarezza ciò che provi. Se pensi che l’emotività possa prendere il sopravvento, lasciarla in un luogo dove possano trovarla potrebbe aiutare; in alternativa, restare con loro mentre la leggono ti permetterebbe di rispondere subito, se avessero domande. Se vuoi, possiamo approfondire insieme con più calma :) Un caro saluto.

Dott. Filippo Scarcia

Dott. Filippo Scarcia

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Buonasera, la ringrazio per la sincerità con cui condivide questa sua difficoltà, che già di per sé è un passo importante verso il cambiamento. Sentirsi stanchi e riconoscere il bisogno di un percorso psicologico sono segnali profondi di una parte di sé che desidera prendersi cura della propria sofferenza e crescita. La sua domanda su come comunicare questo bisogno ai genitori è molto significativa, perché spesso il vero ostacolo non è tanto chiedere aiuto, quanto temere la reazione di chi ci sta vicino. Si trova davanti a una scelta delicata: come aprire una porta che può far emergere emozioni contrastanti, aspettative, paure reciproche. Vorrei invitarla a riflettere su che tipo di dialogo desidera instaurare con loro. Quale modalità, tra quelle che ha immaginato – la lettera da consegnare di persona o lasciata in un cassetto – potrebbe aiutarla a sentirsi più protetto e, allo stesso tempo, più ascoltato? A volte, parlare di persona può sembrare troppo fragile o esporla a una reazione immediata che la spaventa; altre volte, consegnare una lettera senza confronto può lasciare il bisogno di un dialogo aperto insoddisfatto. Potrebbe essere utile, dunque, pensare a un piccolo primo passo, magari preparare il terreno con una breve conversazione, un invito a parlarne con calma, e poi, se necessario, affidare a quella lettera un significato di supporto. In ogni caso, la sua paura di come reagiranno i genitori è un punto centrale: cosa teme davvero? Che non la comprendano? Che non prendano sul serio la sua richiesta? O che manifestino emozioni difficili da gestire? Riuscire a mettere a fuoco queste paure può darle una maggiore consapevolezza per affrontarle. Se sente di non riuscire a trovare da solo una via che la faccia sentire al sicuro e capito, un percorso terapeutico può offrirle uno spazio protetto dove esplorare questi dubbi, paure e desideri. Potrebbe diventare un sostegno prezioso per trovare con più chiarezza e forza le parole e i tempi giusti per raccontarsi a chi ama, così da non sentirsi più solo in questa sfida. Il fatto stesso che lei stia pensando a un cambiamento è già un movimento verso una nuova direzione. Se vuole, possiamo accompagnarla insieme in questo cammino. Le lascio con una domanda: cosa succederebbe, dentro di lei, se oggi cominciasse a immaginare una possibilità diversa per esprimere quello che sente? Resto a disposizione. Un saluto cordiale.


Buonasera, sue parole parlano di un timore del giudizio che andrebbe sicuramente esplorato in un contesto terapeutico. Le dico anche, a titolo informativo, che offro sostegno psicologico a tariffe accessibili e sono esperta in sostegno a studenti universitari. Saluti


Buonasera, quello che descrive è un momento di grande consapevolezza personale, perché il fatto stesso di riconoscere la necessità di un supporto psicologico e di interrogarsi su come comunicarlo ai propri genitori è già un passo importante verso la cura di sé. È comprensibile che accanto a questa consapevolezza emergano anche timori, in particolare legati alla reazione delle figure genitoriali e alla difficoltà di esporsi su un tema così personale. Da una prospettiva cognitivo comportamentale, è utile osservare come in situazioni di questo tipo non sia solo il contenuto della comunicazione a generare ansia, ma anche le anticipazioni mentali su ciò che potrebbe accadere. Spesso la mente tende a costruire scenari possibili, a volte anche molto carichi emotivamente, che finiscono per aumentare la difficoltà nel compiere il passo concreto, cioè il dialogo reale con l’altro. Il fatto che lei abbia già scritto una lettera è molto significativo, perché indica che una parte importante del processo comunicativo è già stata elaborata dentro di lei. Scrivere, infatti, permette di dare forma ai pensieri, di organizzarli e di renderli più chiari anche emotivamente. In questo senso, la lettera rappresenta già un primo ponte tra ciò che sente e ciò che desidera comunicare. La difficoltà che ora emerge riguarda non tanto cosa dire, ma come esporsi. Il dubbio tra consegnare la lettera in presenza oppure lasciarla in modo indiretto riflette due bisogni diversi: da una parte il bisogno di controllo e di protezione rispetto alla reazione immediata, dall’altra il bisogno di evitare il confronto diretto che potrebbe risultare emotivamente impegnativo. Entrambe le opzioni hanno una loro logica interna, ma portano con sé conseguenze emotive differenti. In una prospettiva psicologica, spesso è utile chiedersi non quale sia la modalità perfetta, ma quale modalità le permetta di sentirsi sufficientemente al sicuro per sostenere anche la reazione degli altri. In altre parole, il punto centrale non è evitare completamente il disagio, ma trovare una forma di comunicazione che sia per lei tollerabile e coerente con il suo bisogno di esprimersi. Può accadere che consegnare la lettera in modo diretto permetta un maggiore senso di presenza e autenticità, perché rende il momento condiviso e apre eventualmente uno spazio di dialogo immediato. Allo stesso tempo, se questo dovesse risultare troppo difficile, anche lasciare la lettera e concedere ai genitori il tempo di leggerla in autonomia può essere una modalità rispettosa dei propri tempi emotivi. Non esiste una scelta giusta in assoluto, ma una scelta che tenga conto del suo livello di tolleranza emotiva in questo momento. Un aspetto importante, che spesso emerge in percorsi di questo tipo, è il timore della reazione dei genitori. Questo timore è comprensibile, ma talvolta rischia di amplificare nella mente scenari più difficili di quanto poi avvenga nella realtà. Il passaggio comunicativo, proprio perché carico di significato, può essere affrontato meglio quando non è vissuto come una prova da superare perfettamente, ma come un atto di condivisione del proprio stato attuale. In tutto questo, il desiderio di iniziare un percorso psicologico è un elemento molto importante, perché indica la volontà di prendersi cura del proprio benessere in modo attivo. In situazioni come questa, un supporto psicologico di tipo cognitivo comportamentale può essere utile proprio per lavorare sia sui vissuti di stanchezza che lei descrive, sia sulle difficoltà legate alla comunicazione dei propri bisogni, aiutandola a costruire modalità più sicure e graduali di espressione personale. A volte, il primo passo non è trovare la soluzione perfetta, ma concedersi la possibilità di iniziare a parlarne con qualcuno che possa accompagnare questo processo di chiarezza e di costruzione di nuove modalità di gestione emotiva. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero

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