Buonasera dottori, ho 25 anni e da circa un annetto sto sperimentando sintomi di un principio di dep

24 risposte
Buonasera dottori, ho 25 anni e da circa un annetto sto sperimentando sintomi di un principio di depressione. Ho diversi pensieri intrusivi, irritabilità, improvvisa tristezza, crisi di pianto. Da alcuni mesi ho deciso di iniziare un percorso di psicoterapia, io mi sto impegnando poco a poco a seguire i consigli della psicoterapeuta, le crisi di pianto e di tristezza si stanno riducendo ma comunque credo che il percorso sia ancora lungo. Ciò che ad oggi mi preoccupa di più è il rapporto con i miei genitori a cui non ho detto nulla e che non riescono a comprendere il perché di alcuni miei atteggiamenti. Io sono figlia unica e vivo a casa con loro, inoltre mia madre è molto presente e a tratti soffocante, vuole sapere dove sto, con chi e perché, anche nascondere gli appuntamenti con la psicologa sta diventando sempre più complicato. Io non ho detto nulla per non farli preoccupare ma credo che sia arrivato il momento che loro sappiano tutto per sentirmi anche più compresa e ridurre anche alcune loro reazioni che mi provocano sofferenza. Purtroppo io non riesco a comunicarlo a loro e ho pensato che potrebbe farlo il mio compagno che è al corrente di tutta la situazione. Non so se sia giusto ma al momento la vedo come unica soluzione, mi sento bloccata nel parlarne con loro. Accetto consigli su come risolvere questa situazione.
Dott.ssa Carolina Berardi
Psicologo, Psicologo clinico
Perugia
Gentile Utente,
quello che descrive è un percorso delicato, ma estremamente significativo. Il fatto che lei abbia riconosciuto i segnali di disagio e abbia scelto di iniziare una psicoterapia, è già un atto di cura profonda verso se stessa.
Come ha descritto nel suo messagio, sembrerebbe che il rapporto con i genitori — in particolare con sua madre — rappresenti un nodo importante.
La difficoltà nel comunicare il suo stato emotivo, il bisogno di nascondere gli appuntamenti con la terapeuta e la sensazione di essere “soffocata” da una presenza troppo invadente, sono tutti elementi che possono contribuire a mantenere attivi pensieri disfunzionali e stati emotivi dolorosi. Non è raro, in questi contesti, che si sviluppi una forma di evitamento: evitare il confronto per paura di ferire, deludere o essere fraintesi. Ma questo evitamento, pur proteggendoci nel breve termine, spesso alimenta nel lungo periodo la sensazione di solitudine e incomprensione.

Parlare con i suoi genitori potrebbe rappresentare un passaggio terapeutico importante, non solo per sentirsi più libera, ma anche per interrompere quel circolo di tensione e incomprensione che la fa soffrire.

Non è necessario che lei affronti tutto da sola. Può prepararsi a questo momento insieme alla sua terapeuta, magari simulando la conversazione, esplorando le sue paure e costruendo un messaggio chiaro e protettivo. Se si sente bloccata, coinvolgere il suo compagno può essere un aiuto prezioso, ma è importante che la voce principale resti la sua: è il suo vissuto, la sua storia, e solo lei può darle forma.

Ogni passo verso la verità emotiva è un passo verso la libertà. E anche se il percorso è lungo, ogni movimento nella direzione del cambiamento ha un valore enorme. La incoraggio a continuare con fiducia e a riconoscere la forza che sta già dimostrando.

Un caro saluto,
Dott.ssa Carolina Berardi

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Dott.ssa Eleonora Porrelli
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Milano
Buonasera e grazie per la tua risposta!!! A mio avviso parlarne con i propri genitori con il supporto del Suo compagno sarebbe ideale al fine di vivere più serenamente tutto il percorso psicoterapico. Buona serata
Dott.ssa Sara Petroni
Psicologo clinico, Psicologo
Tarquinia
Gentile utente,
sta affrontando con grande consapevolezza un momento delicato e, da quanto scrive, il percorso psicoterapeutico sta già producendo piccoli ma importanti cambiamenti. È comprensibile che il rapporto con i Suoi genitori, specie in un contesto di forte presenza materna, Le crei difficoltà: spesso il bisogno di autonomia emotiva si scontra con la paura di deludere o di preoccupare chi ci ama.

Il desiderio di condividere con loro quanto sta vivendo è legittimo, ma sarebbe auspicabile che fosse Lei a farlo, anche in modo graduale, per rafforzare la sensazione di padronanza della propria storia. Potrebbe iniziare con una comunicazione semplice e sincera, ad esempio spiegando che sta attraversando un periodo di maggiore sensibilità e ha scelto di farsi aiutare per stare meglio. Se però sente di non riuscire a sostenere da sola quel dialogo, può essere utile parlarne con la Sua terapeuta, valutando insieme la possibilità che il compagno La affianchi o che la comunicazione ai genitori venga preparata con un supporto specifico.

L’obiettivo è che la rivelazione diventi un passo di autonomia, non solo un modo per alleggerire la tensione.

Dott.ssa Sara Petroni
Dott.ssa Lorenza Magurno
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buonasera, la situazione che descrive è sicuramente complessa, ed è comprensibile che senta le pressioni di cui parla. In generale, decidere di chiedere aiuto a un professionista quando si avvertono disagi significativi è una scelta matura e importante. Allo stesso tempo, è bene ricordare che, essendo maggiorenne, ha pieno diritto di prendersi cura di sé in autonomia, anche se teme il giudizio dei genitori.

Spesso le aspettative rispetto alle reazioni degli altri sono più negative di quanto poi accade realmente: il “non detto” può creare zone d’ombra che chi ci circonda tende a riempire con proprie idee o interpretazioni. In questi casi, la verità è quasi sempre una via più liberante e chiara.

L’idea di condividere con i suoi genitori il fatto che sta seguendo una terapia appare molto valida. Può essere utile parlarne anche con la sua terapeuta, per valutare insieme il modo più opportuno per farlo. Questo passaggio potrebbe avere anche un valore clinico, poiché la pressione legata al dover nascondere la terapia può contribuire ad aumentare ansia e umore deflesso.

Le auguro di riuscire a trovare le parole e il coraggio giusto per aprirsi con loro ricordando che questa scelta rimane del tutto personale e che quindi può farlo quando lo sente più adeguato per lei e il suo stato d'animo.
Le mando un caro saluto, e un abbraccio di incoraggiamento.
Dott.ssa Lorenza Magurno
Dott.ssa Lorella Bruni
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Buona sera, intanto da terapeuta mi congratulo per il lavoro fatto su di sè con la collega. Mi domando cosa la blocchi dal parlare direttamente con i suoi genitori. Certo il suo compagno potrà esserle di sostegno ma a questo punto un approfondimento, anche in terapia, di come si sia evoluto il rapporto con i suoi genitori andrebbe fatto. A disposizione per ogni chiarimento lb
Dott.ssa Jessica Di Maio
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Milazzo
Gentile Utente, molte persone faticano a condividere con i propri genitori un percorso psicologico, soprattutto se temono di essere giudicate o di creare preoccupazione. Non è un segno di debolezza o di “non riuscire a comunicare”: è un segno che sta proteggendo se stessa in una situazione che al momento sente complessa. Il fatto che lei voglia comunque arrivare a una maggiore apertura è già un passo avanti. Porti questo tema in terapia: si potrebbe simulare insieme la conversazione, prevedere le reazioni possibili e costruire una modalità di comunicazione più serena. Spesso i terapeuti aiutano proprio in questo: a tradurre le proprie emozioni in parole che l’altro possa accogliere. Anche se al momento non si sente pronta a parlarne direttamente, non significa che non ci riuscirà. Potrebbe essere un percorso graduale. Un caro saluto Dott.ssa Jessica Di Maio
Dott. Daniele Migliore
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Gentilissima, grazie per aver condiviso la sua preoccupazione.
Il fatto che lei abbia già iniziato un percorso di terapia e che stia notando dei miglioramenti è un segnale importantissimo che indica il suo riuscire a comprendere, gradualmente, l'esperienza emotiva e le radici alla base di queste difficoltà.
È naturale che in questa fase sia più faticoso riuscire a ridefinire nuovi confini con i suoi genitori, soprattutto con una madre che sembra essere molto presente e che probabilmente vive la sua autonomia come qualcosa di minaccioso o difficile da accettare.
Trovo giusto chiedere aiuto e confrontarsi con il proprio partner ma forse delegare al suo compagno questo compito rischia in qualche modo solo di spostare il conflitto invece di elaborarlo.
Le consiglierei di parlarne con la sua terapeuta, cercate insieme un modo per affrontare questo momento in modo che possa avere una soluzione trasformativa senza farla sentire sopraffatta.
Le auguro il meglio,

Dott. Daniele Migliore
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buonasera,
da quanto scrive emerge una grande consapevolezza di sé e del percorso che sta affrontando. Riconoscere i propri stati emotivi, accettare di avere bisogno di un aiuto e aver già intrapreso una psicoterapia sono passi molto importanti e indicano che si sta già prendendo cura di sé in modo responsabile.
I sintomi che descrive — pensieri intrusivi, irritabilità, tristezza improvvisa e crisi di pianto — sono comuni nei momenti di difficoltà emotiva o depressiva, e il fatto che lei noti un miglioramento, anche se graduale, è un segnale che il percorso terapeutico sta producendo effetti positivi. È naturale, però, che ci voglia tempo per consolidare i risultati e per imparare a gestire in modo più stabile le emozioni.
Riguardo al rapporto con i suoi genitori, è comprensibile che si trovi in difficoltà. Essere figli unici e vivere ancora in famiglia può amplificare la sensazione di “pressione” e controllo, soprattutto quando uno dei genitori tende ad essere molto presente o ansioso. In queste situazioni, il bisogno di autonomia si scontra con la paura di deludere o preoccupare i propri cari.
Comunicare ai genitori che si è intrapreso un percorso di psicoterapia può essere un momento delicato, ma anche liberatorio. Se sente di non riuscire ancora a parlarne direttamente, può essere utile lavorare su questo tema con la sua psicoterapeuta, che potrà aiutarla a trovare il modo e i tempi più adatti per aprirsi. È importante che la decisione di coinvolgere il suo compagno nel comunicarlo sia ponderata insieme alla terapeuta: in alcuni casi può essere d’aiuto, in altri potrebbe rischiare di creare fraintendimenti o spostare la responsabilità emotiva su di lui.
In ogni caso, la scelta di dire o meno ai suoi genitori del percorso intrapreso deve nascere da un suo senso di sicurezza interiore e non da un obbligo o da un’urgenza dettata dal disagio. L’obiettivo è che lei si senta compresa e sostenuta, non ulteriormente in ansia o giudicata.
Le consiglio di parlarne apertamente con la sua psicoterapeuta, così da esplorare insieme le modalità comunicative più adatte al suo contesto familiare e alle sue risorse personali. A volte anche una singola seduta dedicata a questo tema può fare chiarezza e aiutarla a sentirsi più pronta.
Un approfondimento con uno specialista, come sta già facendo, resta il modo migliore per affrontare questi vissuti in modo graduale e protetto.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Laura Elsa Varone
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente,
La ringrazio per aver condiviso una situazione così complessa e ricca di sfumature emotive. Leggo in lei una grande forza e consapevolezza: a 25 anni sta affrontando in modo maturo e proattivo i sintomi che la affliggono, e il fatto che abbia già iniziato un percorso di psicoterapia è un segnale molto positivo della sua volontà di stare meglio.
È assolutamente naturale che il percorso terapeutico sia "ancora lungo"; guarire e rielaborare i vissuti richiede tempo e pazienza, e il fatto che le crisi di pianto e tristezza si stiano già riducendo è una vittoria che deve riconoscersi.
Lei ha identificato con grande lucidità il nodo centrale che sta alimentando una parte della sua sofferenza: la tensione tra il bisogno di riservatezza/spazio e la necessità di comprensione e sostegno da parte dei suoi genitori.
Il peso di "nascondere" e il senso di incomprensione che ne deriva sono faticosi e possono ostacolare i progressi terapeutici.
consideri la cosa da questo punto di vista: comunicare ai suoi genitori che in questo momento ha una difficoltà emotiva e che ha iniziato un percorso di supporto non è un modo per "preoccuparli", ma per renderli partecipi del suo lavoro su se stessa.
per quanto riguarda il fatto che sta valutando di chiedere al suo compagno di farlo per lei, questo non è sbagliato, anzi, può essere una strategia molto efficace in questo momento di difficoltà comunicativa: Il compagno può fungere da "ponte" o da "mediatore emotivo", permettendole di sentirsi meno sola e le aumentando la probabilità che il messaggio venga trasmesso in modo chiaro e pacato, senza che l'emotività (come un pianto o un blocco) le impedisca di esprimersi. È un atto di grande amore e supporto da parte sua.
Prima che lui parli, è bene che lei e il suo compagno concordiate esattamente cosa dire. L'obiettivo non è spaventare i genitori, ma presentare la situazione come un atto di cura per sé stessa.
infine, il consiglio più importante in questo momento è: porti questa difficoltà comunicativa nella sua prossima seduta di psicoterapia.
La sua terapeuta la conosce, conosce il suo contesto familiare (soprattutto il rapporto "soffocante" con sua madre) e può aiutarla a definire i "confini": Insegnarle a stabilire limiti sani con i suoi genitori, elemento cruciale per la sua autonomia a 25 anni.
Non si senta bloccata o in colpa per non riuscire a parlarne. Il blocco è un sintomo della sofferenza che sta vivendo. Affidarsi al suo compagno è una soluzione valida e amorevole in questa fase.

Si dia il permesso di essere vulnerabile e di cercare aiuto in tutte le forme. Continui il suo percorso con fiducia.
saluti.
Buongiorno,
sicuramente in molte situazioni, parlarne creerebbe un senso liberatorio e di maggiore tranquillità; pccorre però considerare quali sono i motivi per cui alla sua famiglia tende a non dire nulla.
Ne parli con la psicoterapeuta, che potrà aiutarla anche a comprendere come affrontare questo aspetto con altre persone.
Resto a disposizione per qualsiasi informazione.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Angelica Venanzetti
Dott.ssa Elena Dati
Psicologo, Psicologo clinico
Crema
Buonasera,
la ringrazio per aver condiviso la sua esperienza con tanta sincerità. Sta già facendo un percorso significativo, e il fatto che cominci a percepire qualche miglioramento è un segnale prezioso del suo impegno e del lavoro in terapia.
Vivere questa situazione all’interno della famiglia, soprattutto con genitori molto presenti e protettivi, può aggiungere fatica. Il desiderio di essere compresa e di non dover nascondere ciò che sta affrontando è assolutamente legittimo. Allo stesso tempo, è comprensibile sentirsi bloccata nel comunicare qualcosa di così personale e delicato: parlarne espone, e l’idea di preoccuparli può far esitare.
Riguardo alla possibilità che sia il suo compagno a informarli, può rappresentare un sostegno utile se lei oggi non se la sente di affrontare direttamente la conversazione. L’aspetto importante è che la decisione rispecchi ciò che la fa sentire più tutelata e meno sola in questo momento. Potrebbe anche valutare, magari con il supporto della sua terapeuta, un modo graduale di aprire il discorso con i suoi genitori, così da poter preservare i suoi spazi pur condividendo ciò che ritiene importante.
Un caro saluto,
Dott.ssa Elena Dati
Cara utente,
anche di questo protese parlarne con la sua terapeuta per ragionare insieme su quali sono le difficoltà nel parlare con i suoi genitori, le paure sottostanti e quindi comprendere meglio il blocco. Oltre a ciò, mi sento di consigliarle di parlare ai suoi genitori lei stessa nel momento in cui si sentirà pronta: questo percorso è una cosa sua, il malessere che sente è suo e la voglia di stare meglio è sua, quindi è giusto che anche la comunicazione di tutto questo venga fatta da lei. E' anche giusto però non imporsi uno sforzo tale, ma di attendere quando realmente si sentirà più pronta per condividere questa cosa con loro, anche perchè non c'è fretta e non c'è una data di scadenza. Se poi vorrà, perchè preferirà, potrà avere al suo fianco una figura di supporto come il suo compagno in modo che possa aiutarla in caso ne sentisse il bisogno.
Un caro saluto
Dott.ssa Claudia Fontanella
Dott.ssa Cecilia Calamita
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Gentile utente,
ha avuto grande coraggio a prendere in mano la situazione, a cercare un aiuto professionale e ad iniziare gradualmente a fidarsi. Come ha detto lei, è un processo lungo e impegnativo, ma sta prendendo la direzione sperata. Anche questo nuovo movimento, ovvero la volontà di uscire da questa segretezza con la sua famiglia, è un segnale positivo di qualcosa che sta cambiando. Le consiglio di affrontare l'argomento con il suo terapeuta mettendo a nudo i suoi timori. Qualsiasi sia la soluzione che lei sente più comoda, è quella giusta per lei. Si fidi delle sue sensazioni. Le auguro il meglio e rimango a disposizione
Buongiorno e grazie per aver condiviso questo momento così delicato per lei.
I sintomi che descrive sono certamente invalidanti e trovare la forza di intraprendere un percorso psicoterapeutico in un momento del genere non è da tutti, quindi mi complimento sinceramente con lei.
Rispetto alla sua famiglia, la sua preoccupazione rispetto al non farli preoccupare dice molto di lei e del suo ambiente di riferimento. Cosa la spaventa di più? Le loro reazioni? L'idea che il vostro rapporto possa cambiare? La priorità deve essere lei e il suo benessere in un momento dove quest'ultimo sembra essere messo da parte. Si ascolti e ne parli con la sua terapeuta che avrà sicuramente un quadro più completo della sua storia.
Sul modo di comunicare potrebbero esserci diverse strategie che non la "de-responsabilizzano" dal farlo lei stessa, come per esempio scrivere una lettera o parlarne ai suoi genitori insieme al suo compagno se per lei è una fonte di serenità e contenimento emotivo.
Le auguro di stare meglio il più presto possibile.
Un caro saluto
Dott.ssa Sofia Binanti
Dott.ssa Noemi Forte
Psicologo, Psicologo clinico
Floridia
Hai fatto un passo molto importante prendendoti cura di te e iniziando un percorso di psicoterapia. È comprensibile che tu senta il bisogno di maggiore comprensione da parte dei tuoi genitori e che parlarne ti faccia sentire bloccata. A volte condividere queste cose può essere difficile, soprattutto in famiglie molto presenti. Potresti valutare, insieme alla tua terapeuta, come e quando comunicare la cosa, magari anche con il supporto del tuo compagno se in questo momento ti fa sentire più sicura. L’importante è che tu rispetti i tuoi tempi: ci vuole coraggio e delicatezza, e il fatto che tu stia riflettendo su questo è già un segno di maturità e consapevolezza. Grazie per la tua condivisione!
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buonasera, le sue parole trasmettono una grande sensibilità e una notevole consapevolezza di ciò che sta vivendo. È evidente che sta già compiendo un percorso importante di cura e di crescita personale, affrontando con coraggio un momento delicato della sua vita. Riconoscere di avere bisogno di aiuto e intraprendere un percorso di psicoterapia è un passo significativo, perché significa scegliere di occuparsi del proprio benessere, anche quando non è semplice. È comprensibile che, nonostante i miglioramenti che nota, lei senta ancora delle difficoltà e una certa fatica nel rapporto con i suoi genitori, soprattutto in un contesto in cui la vicinanza e la presenza della madre risultano, a tratti, più pesanti che rassicuranti. Vivere sotto lo stesso tetto con genitori molto presenti può rendere più complesso il processo di autonomia emotiva, specialmente in un momento in cui si sente più fragile e bisognosa di spazi personali. È naturale che voglia proteggere i suoi genitori dalle preoccupazioni, ma anche che senta il bisogno di essere capita e di non dover più nascondere una parte così importante della sua vita. La tensione che nasce tra il desiderio di tutelarli e quello di sentirsi libera è qualcosa che spesso si incontra quando si inizia un percorso psicologico: da un lato c’è il bisogno di privacy e di autonomia, dall’altro la volontà di essere accolta senza dover spiegare o giustificare ogni cosa. Il fatto che lei stia valutando di far parlare il suo compagno al posto suo è comprensibile, perché in certi momenti l’idea di esporsi direttamente può sembrare troppo difficile. Tuttavia, potrebbe essere utile riflettere su come questo passo influirebbe sul suo senso di padronanza e di fiducia in se stessa. Quando qualcun altro parla per noi, c’è il rischio che si perda qualcosa della nostra voce, di come realmente sentiamo e vogliamo essere compresi. Spesso, più che un grande discorso, serve un piccolo passo sincero. Anche una frase semplice come “sto attraversando un momento in cui ho bisogno di un aiuto esterno e ho iniziato un percorso con una psicologa per stare meglio” può aprire la strada a una comunicazione più autentica, senza dover entrare in dettagli che non si sente pronta a condividere. Potrebbe prepararsi a questo momento con calma, magari parlando prima con la sua terapeuta per capire come affrontare la conversazione nel modo che la faccia sentire più sicura. A volte può aiutare scrivere una lettera o un messaggio ai propri genitori, se parlarne a voce appare troppo difficile: l’importante è che la comunicazione parta da lei, con i suoi tempi e le sue parole. In questo modo, non solo potrà essere sincera con loro, ma rafforzerà anche la fiducia nelle proprie capacità di gestire situazioni emotivamente delicate. È possibile che i suoi genitori, almeno inizialmente, reagiscano con sorpresa o preoccupazione. Non perché non la comprendano, ma perché vedranno qualcosa che non si aspettavano, e dovranno elaborare il fatto che la loro figlia, ormai adulta, sta imparando a gestire la vita anche senza il loro costante controllo. Questo, con il tempo, può diventare un passo importante per ridefinire il rapporto, rendendolo più equilibrato e rispettoso dei suoi spazi. Si conceda il diritto di procedere con delicatezza, ascoltando i propri limiti ma anche riconoscendo i propri progressi. Sta già facendo molto per sé stessa, e anche il desiderio di chiarire con i suoi genitori è parte del suo percorso verso una vita più serena e autentica. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Gentile Utente,
comprendo bene la delicatezza di ciò che sta vivendo e la fatica di portare avanti un percorso personale in un contesto familiare che, pur essendo affettuoso, può diventare invadente. Da una prospettiva sistemica, la sua difficoltà nel comunicare ai genitori il percorso di terapia sembra riflettere il bisogno di trovare un nuovo equilibrio nelle relazioni familiari, passando da una posizione di figlia “protetta” a una più autonoma, capace di prendersi cura di sé.
È comprensibile che la presenza costante di sua madre la faccia sentire sotto pressione: spesso, dietro a tanto controllo, c’è un amore carico di paura, il timore di perdere il legame o di non essere più indispensabile. Parlare loro del suo percorso potrebbe essere un modo per ridefinire questo rapporto in modo più adulto e autentico. L'idea di affidare la comunicazione al suo compagno nasca dal desiderio di proteggersi, ma sarebbe importante che fosse lei a trovare la propria voce, anche con l’aiuto della terapeuta. Potrebbe prepararsi insieme a lei su come e quando parlarne, scegliendo parole semplici, sincere, che trasmettano che non c’è nulla di cui preoccuparsi, ma solo il bisogno di occuparsi di sé.
Il fatto che senta questa esigenza è già un segno di cambiamento e di crescita: non sta tradendo i suoi genitori, sta imparando a prendersi spazio nella relazione con loro. E questo, in sé, è un passo profondamente terapeutico.
Un saluto
Dott.ssa Silvia Falqui
silviafalqui.it
Buonasera. Le suggerirei in primo luogo di porre la medesima questione qui descritta anche al suo/a psicoterapeuta, dal momento che la dimensione familiare sembra avere impatto ed influenza circa la riuscita del suo percorso di cura. Ci sono orientamenti (ad esempio, la psicoterapia relazionale sistemica) che propongono proprio di lavorare sulla dimensione familiare e relazionale anche in situazioni molto simili a quella da Lei descritta, con sedute congiunte che accolgono tutti i componenti del nucleo familiare, allo scopo di esplorare risorse e criticità insieme. Rimango a disposizione. Un caro saluto, Dott.ssa Eleonora Aiazzi
Dott.ssa Benedetta Venturini
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Buonasera, sta già compiendo un percorso significativo e i primi cambiamenti che nota indicano che il lavoro intrapreso sta procedendo nella giusta direzione. Parlare con i suoi genitori della terapia potrebbe essere anche un’occasione per esercitare l’assertività, migliorare la comunicazione e iniziare a definire confini chiari ed equilibrati all'interno del nucleo familiare. Le suggerirei di affrontare questo tema insieme alla sua psicoterapeuta, che conosce la sua storia di vita, così da individuare la modalità più adatta per lei in modo da intervenire a livello sia comportamentale che cognitivo. Un cordiale saluto.
Gentilissima, la ringrazio per essersi confidata in questo spazio. Comprendo la grande fatica emotiva di portare avanti un percorso di cura così importante mentre si è costretti a nasconderlo in casa, specialmente in un contesto familiare così intenso come quello che descrive. È evidente che lei si trovi in un conflitto tra due bisogni essenziali: il forte desiderio di autenticità e comprensione da un lato, e la profonda paura delle conseguenze di una rivelazione così intima dall'altro.
Si percepisce come la sua difficoltà a parlare non riguarda solo il segreto degli appuntamenti, ma la potenziale reazione dei suoi genitori, che potrebbe toccare le corde più sensibili della vostra relazione. Cosa la blocca di più? Forse teme che la preoccupazione, specialmente da parte di sua madre, si traduca in un controllo ancora più stringente sulla sua vita e sulla sua salute? Oppure teme di essere giudicata o che il suo disagio venga sminuito o invalidato da parte loro?
Anche l'idea di far intervenire il suo compagno è un segnale del suo enorme bisogno di supporto e protezione in questo momento. Tuttavia, è fondamentale ricordare che solo lei ha il potere ultimo di ridefinire i confini e i contorni dei suoi rapporti familiari. Per questo motivo, le consiglio di riportare questo specifico blocco e questa paura alla sua psicoterapeuta. Lei saprà aiutarla a elaborare i timori sottostanti e a trovare le parole e la strategia più adatte per affrontare i suoi genitori in modo autentico e protettivo verso sé stessa.
Le auguro di trovare presto soluzione alla sua situazione!
Un caro saluto
Dott.ssa Cecilia Scipioni
Psicologo, Neuropsicologo
Casalgrande
Buonasera,
capisco perfettamente quanto possa essere difficile trovarsi in una fase così delicata del proprio percorso personale, dovendo al tempo stesso gestire un contesto familiare che non facilita il bisogno di autonomia e di comprensione. È molto importante che lei abbia già intrapreso un cammino terapeutico e che stia notando piccoli miglioramenti: questo dimostra che sta prendendo sul serio il proprio benessere e che sta imparando a dare ascolto a sé stessa, nonostante la fatica emotiva.

Il tema della comunicazione con i genitori, in casi come il suo, è spesso complesso. Quando si è cresciuti in una famiglia dove la presenza è molto forte e i confini personali sono poco rispettati, il dire “sto affrontando un percorso psicologico” può sembrare un gesto enorme, quasi una rottura degli equilibri. Il suo blocco nel parlarne non è un segno di debolezza, ma la naturale conseguenza di questa dinamica.

Affidare la comunicazione al suo compagno può essere una soluzione temporanea se sente di non avere ancora la forza di esporsi direttamente. Tuttavia, sarebbe importante che la sua voce restasse al centro, anche solo attraverso un piccolo passo: ad esempio, potrebbe essere lei a introdurre l’argomento (“sto affrontando un periodo un po’ difficile, sto facendo qualcosa per me con l’aiuto di una professionista”) e lasciare poi al suo compagno il compito di spiegare meglio, se lo ritiene utile. Così manterrebbe la titolarità della sua scelta, ma alleggerendo il peso dell’esposizione.

Col tempo, questo gesto potrà diventare anche un modo per ridefinire il suo spazio emotivo dentro la famiglia, mostrando che chiedere aiuto non è motivo di vergogna, ma una forma di cura e maturità.
Resto a disposizione, la saluto
Dott.ssa Antonella Di Paola
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente,
prima di rispondere alla sua richiesta di consigli su come affrontare la comunicazione con i suoi genitori, vorrei soffermarmi sul dare valore alla sua scelta di intraprendere un percorso di psicoterapia nel momento in cui ha iniziato a sperimentare sintomi di sofferenza. Rivolgersi a un professionista è una decisione personale e che richiede consapevolezza, si tratta di un investimento su di sé, di un atto di cura verso la propria salute mentale, proprio come si farebbe per quella fisica. Invece di reagire passivamente a un malessere, ha operato una scelta proattiva, che implica mettersi in discussione e prendersi la responsabilità del proprio benessere.
Non è necessario giustificare o nascondere agli altri tale decisione, ma ha tutto il diritto di comunicarla con serenità, anche per stabilire con i suoi genitori un rapporto autentico e paritario, su un piano adulto. Va da sé che invece ciò che emerge durante gli incontri con la sua terapeuta è qualcosa di strettamente personale, che è legittimo tenere per sé e che può condividere solo ed esclusivamente se e con chi lei voglia.
La sua difficoltà è comprensibile e il suo compagno può essere una risorsa preziosa, data la fiducia che ripone in lui, ma ritengo che sia consigliabile che lei provi a comunicare direttamente con i suoi genitori, eventualmente con il sostegno del suo compagno (chiedendogli di essere presente come supporto emotivo durante la conversazione o di aiutarla a spiegare la situazione), piuttosto che delegare completamente la questione a lui. Le opzioni sono varie: ad esempio può scegliere un momento e un luogo tranquilli, iniziare la conversazione dicendo che ha bisogno di parlare di un argomento serio, condividere i suoi sentimenti e spiegare che ha deciso di iniziare un percorso con una psicoterapeuta per stare meglio, e che questo la sta già aiutando. Può essere utile pianificare in anticipo ciò che vuole dire, stilare una bozza di quali sono i punti che ritiene importanti, oppure simulare preventivamente la conversazione con una persona di sua fiducia, durante la quale riprodurre le reazioni che si aspetta e che teme da parte dei suoi genitori, e prepararsi così a rispondere con calma e fermezza.
Soprattutto, si affidi alla sua terapeuta e condivida con lei questa situazione, le emozioni che la accompagnano, i suoi dubbi e timori, in modo che possa aiutarla a capire le motivazioni che sottendono il suo comportamento e a trovare delle strategie alternative e più funzionali, sentendosi sostenuta.
Tenga presente che il suo benessere è prioritario e non deve giustificarsi per aver deciso di prendersi cura di sé.

dott.ssa Antonella Di Paola
Dr. Massimiliano Siddi
Psicologo, Psicologo clinico, Terapeuta
Roma
La psicoterapia è uno spazio sicuro in cui esplorare ciò che si vive e trovare nuove risorse interiori. Sono il dottor Massimiliano Siddi e ricevo in zona Mostacciano a Roma.
Resto a disposizione per un primo colloquio conoscitivo.
Dott.ssa Alessia Lapi
Psicologo, Psicologo clinico
Borgo San Lorenzo
Buonasera,
intanto voglio dirle che sta già facendo un passo molto importante: affrontare il proprio malessere e cercare aiuto non è mai semplice, e il fatto che abbia intrapreso un percorso di psicoterapia e stia notando dei piccoli miglioramenti è un segnale di forza e consapevolezza.
È comprensibile che la questione con i suoi genitori le crei disagio, soprattutto vivendo sotto lo stesso tetto e con una madre molto presente. Parlare del proprio percorso psicologico può essere difficile, soprattutto quando si teme di non essere compresi o di suscitare preoccupazione.
Il coinvolgimento del suo compagno può avere senso solo se rappresenta per lei un reale supporto e se lo vive come un modo per facilitare un dialogo che poi potrà comunque riprendere in prima persona. Tuttavia, sarebbe importante che la comunicazione con i suoi genitori non restasse “delegata”, ma che, nei tempi giusti, partisse da lei: anche un messaggio semplice e sincero può bastare per iniziare.
Ne può parlare anche con la sua terapeuta, che potrà aiutarla a preparare questo momento e a gestire le reazioni dei genitori in modo protetto e rispettoso dei suoi confini.
Un caro saluto,
Dott.ssa Alessia Lapi

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