Buonasera a tutt*, vi scrivo per chiedervi un piccolo consiglio. Sono reduce da una relazione sent

Buonasera a tutt*, vi scrivo per chiedervi un piccolo consiglio. Sono reduce da una relazione sentimentale durata ben 5 anni con una ragazza di cui ero perdutamente innamorato; a livello caratteriale e a livello estetico (per quanto possa significare) la reputavo perfetta, la mia anima gemella. Sottolineo che si trattava della mia prima relazione e della prima ragazza in assoluto per cui ho provato un sentimento così grande, con cui mi sono aperto e con cui ho condiviso così tante esperienze, sia positive che negative. Per varie questioni su cui non mi dilungherò (poiché ritengo non abbiano alcun rilievo nella domanda che sto per porvi), circa un anno e mezzo fa lei ha preso la decisione di lasciarmi, e da quel momento in poi il mio umore è calato drasticamente. A una profonda e costante tristezza e incolmabile senso di vuoto si alternano rabbia e un'enorme gelosia, che mi costringe a scriverle, farle domande, chiederle (sia indirettamente che direttamente) quali impegni abbia, se sia uscita o meno con un ragazzo, se sia già scattata la scintilla nei confronti di qualcun altro, risultando spesso insistente e fastidioso. Sebbene a volte la mia ex si rifiuti di fornirmi risposte precise, appellandosi alla privacy e alla necessità di mantenere le distanze, talvolta le risposte arrivano; nonostante ciò mi procuri un certo sollievo nel breve termine, non fa altro che alimentare la mia ansia e la mia gelosia nel lungo termine. Infatti, l'idea che lei possa intraprendere una relazione o che semplicemente abbia rapporti sessuali con qualcuno, m'infonde un senso di angoscia e gelosia estremamente intenso, invalidante, che m'impedisce di vivere tranquillamente la mia vita e di svolgere a pieno regime le mie attività quotidiane. Non solo: la consapevolezza di non averla più al mio fianco ha severe ripercussioni anche sulla mia visione del futuro, avendo infatti la certezza (forse dettata dall'emotività) che non ci sarà più nessun'altra ragazza al suo livello, con cui riuscirò a trovarmi così tanto a mio agio anche nelle piccole cose, nei minimi dettagli. A questo si aggiunge una profonda invidia nei confronti suoi e della sua vita, che rispetto alla mia appare decisamente più serena e felice e costellata di eventi positivi. Proprio a causa di questo ho contattato una psicoterapeuta con cui sto approfondendo il discorso della dipendenza affettiva e dell'elaborazione del lutto (inteso come fine di una relazione) ... quello che vi voglio chiedere però è questo: quali tecniche, pratiche e immediate (anche generiche, non per forza estremamente specifiche), mi suggerireste di mettere in atto per alleviare questo mio malessere e questo mio ossessivo bisogno di sapere cos'ha fatto, cosa farà, e con chi? Ritenete, per esempio, che la soluzione migliore sia quella di interrompere immediatamente qualsiasi tipo di domanda inerente la sua vita privata, e in generale, limitare i contatti con lei al minimo indispensabile (magari ad eccezione di un "come stai" molto generico e sporadico, auguri per le festività, e l'in bocca al lupo per un esame)? Tutto quello che vorrei adesso è guarire da questo malessere cronico e smettere, una volta per tutte, di essere così dipendente dalla mia ex, riprendere in mano la mia vita e focalizzarmi esclusivamente sul mio benessere. Vi ringrazio tanto e spero in un vostro gentile riscontro

25 risposte


Buonasera. Prima di tutto, desidero riconoscerle il coraggio di aver intrapreso un percorso terapeutico per affrontare questi sentimenti così intensi. La dipendenza affettiva può essere un percorso complesso e doloroso. È fondamentale riconoscere e rispettare i Suoi sentimenti, ma anche lavorare per il Suo benessere emotivo. Interrompere le domande inerenti alla sua vita privata e limitare i contatti potrebbe essere una strategia utile per iniziare a distanziarsi emotivamente. Concentrarsi sul proprio benessere, cercando di coltivare passioni, hobby e amicizie, può aiutare a riempire il vuoto lasciato dalla relazione. Tecniche come la meditazione, il journaling e l'attività fisica possono offrire un sollievo temporaneo dall'ansia e dalla gelosia. È importante, tuttavia, continuare il percorso terapeutico per affrontare in profondità questi sentimenti e lavorare verso una vera guarigione. Rimango a disposizione, Dott.ssa Francesca Gottofredi

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Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo quanto possa essere difficile convivere con questa situazione riportata. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente. Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi e disfunzionali che mantengono in atto la sofferenza impedendole il benessere desiderato. Ritengo altresì utile un approccio EMDR al fine di favorire la rielaborazione del materiale connesso con la genesi della sofferenza in atto. Resto a disposizione, anche online. Cordialmente, dott FDL


Buonasera, è importante allontanarsi dall'ottica "sto così perchè l'altro mi ha fatto.....". Questo perchè è necessario porre attenzione alla sua di esperienza emotiva. E' utile cogliere la logica e i significati soggettivi attribuiti alla sua sofferenza entrando in sintonia con le sue emozioni, sensazioni etc. La fine di una relazione affettivamente significativa è comunque un'esperienza di perdita, perciò si attraversano diversi fasi di elaborazione con varie sfumature emotive. E' importante prendere contatto con la sua sofferenza ed esplorare le emozioni che questa rottura le evoca, ma soprattutto porre attenzione anche ad alcuni meccanismi disfunzionali (come ad esempio il controllo, che in un primo momento le dà sollievo, ma dura poco e dà origine ad un circolo vizioso emotivamente costoso). Inoltre mi sento di dirle che in psicoterapia non esistono tecniche immediate, perchè siamo esseri umani molto complessi. Il cambiamento è un processo che si costruisce nella relazione terapeutica, ciò richiede tempo e allenare la capacità di stare a contatto con le emozioni più dolorose. Le propongo una metafora, quando soffriamo è come se venissimo colpiti da due frecce. Una è quelle del dolore puro, mentre l'altra è quella del dolore sporco. In terapia si lavora sul dolore puro, aprendosi alla possibilità di mettersi in ascolto di quella sofferenza e acquisire progressiva consapevolezza rispetto al proprio funzionamento. Quindi capire il funzionamento di alcuni propri comportamenti, processi di pensiero etc. Porti ciò che sente alla sua terapeuta. Un caro saluto.


Gentile utente, credo che sia bene che lei prosegua la psicoterapia iniziata. Ci vuole tempo per comprendere in maniera profonda le radici del disagio che racconta e non credo che tecniche per un sollievo immediato siano risolutive in un caso come il suo. Certamente può provare a svolgere attività che le consentono di alleviare momentaneamente la sua angoscia e farla sentire meglio, ma se l'ossessione che racconta è così intensa, le radici di questo malessere non possono essere adducibili solo alla fine di questa relazione, ma probabilmente dipendono da questioni molto più profonde, da esperienze infantili e intime ben più radicate nella sua storia. Dunque prosegua la psicoterapia e si dia il tempo di lavorare su se stesso, ma anche l'occasione di riflettere attentamente su ciò che lei prova. Tenga conto, infatti, che quanto racconta genera certamente un grande malessere in lei, ma si ripercuote indiscutibilmente anche sulla serenità della donna di cui parla, la quale ha scelto di continuare la sua vita senza di lei con pieno diritto ormai da un anno e mezzo. Sicuramente smettere di scriverle e porle domande di quel genere sarebbe la cosa migliore, sia per lei che per questa donna: per lei, in quanto qualsiasi risposta non le risolverebbe il dolore che prova, ma andrebbe, nel migliore dei casi, a darle un semplice sollievo momentaneo di breve durata, prima che i pensieri intrusivi tornino a disturbarla e indurla a contattarla ripetutamente; per questa donna in quanto il suo assillante desiderio di risposte potrebbe diventare davvero molto disturbante e intimidatorio. Detto questo, non sarà un consiglio ricevuto qui a farle cambiare idea, dunque l'unico vero parere che mi sento di darle è di continuare la sua psicoterapia, eventualmente chiedendo un aumento della frequenza delle vostre sedute o rivolgendosi anche ad uno psichiatra. Cordialmente, Dott.ssa Cecilia Bagnoli


Gentile, sono lieta di sentire che ha intrapreso un percorso terapeutico. La tecnica prima su cui lavorare sarebbe quella di tagliare tutti i contatti, anche quelli per gli esami e gli auguri delle feste comandate. Contestualmente si cercherebbe di lavorare sulla sua vita. Cosa c'è di non sereno? Quali significati ha per lei una relazione affettiva? Resto a disposizione per eventuali chiarimenti, un caro saluto.


Buongiorno, non c'è nulla che deve fare se non continuare il percorso iniziato. La aiuterà ad elaborare questa perdita e a tornare fiducioso verso il futuro. Cordiali Saluti Dott. Diego Ferrara


Buonasera. Credo sia molto importante che abbia deciso di intraprendere un percorso terapeutico per dar voce ed elaborare la sofferenza che sta vivendo dopo la separazione dalla sua ex ragazza. Il suggerimento principale che voglio lasciarle è quello di condividere tutti i suoi vissuti, pensieri, sentimenti ecc. con la psicoterapeuta con la quale ha iniziato il percorso, permettendosi il tempo necessario per lavorare insieme alla professionista sulle aree che sente la necessità di voler cambiare, al fine di trasformare la sofferenza che sta vivendo in energia costruttiva per se stesso e per la propria vita. Infine, mi permetto di restituirle una piccolo spunto rispetto a ciò che dice potrebbe essere importante nel breve periodo, o a mio avviso anche di ciò che sta “a monte” della sua scelta di volersi occuparsi del proprio benessere: mi riferisco in particolare alla sua riflessione sulla possibilità di interrompere i contatti con la sua ex ragazza, scelta che, in considerazione del fatto che la relazione di cui parla è terminata, penso possa rappresentare un passo importante per procedere nella direzione dell’accettazione di questa realtà, che seppur sta vivendo con fatica e sofferenza, diviene fondamentale per poter promuovere attivamente il proprio benessere accettando e rispettando al contempo la scelta dell’altro. Un saluto, Dott. Felice Schettini


Buonasera, è bello sapere che lei ha iniziato un percorso per affrontare la sua sofferenza e la reputo la scelta migliore che potesse prendere nel suo caso. Sia indulgente verso se stesso, è comprensibile che dopo tanta condivisione possa essere complicato allontanarsi definitivamente da una persona che ha rappresentato tanto per lei. Quando una relazione finisce comincia un processo di separazione che è simile a quello del lutto, ma non identico, perché chi ci ha lasciati rimane ancora raggiungibile ed è per noi tangibile la sua presenza. Quello che mi sento di suggerirle è di impegnarsi ad azzerare i contatti, nell'immediato provi a scrivere su un diario o a una persona fidata tutto quello che scriverebbe alla sua ex e continui il suo percorso terapeutico perché sul lungo termine potrà sicuramente condurla a ottimi risultati. Non dimentichi di concedersi un sorriso ogni tanto! Dott.ssa Thelma D'Amico


Gentile utente, è stato un atto di grande coraggio da parte sua intraprendere un percorso con uno specialista per comprendere se stesso. Posso solo consigliarle di concentrarsi su di sé, su ciò che le piace, sulle proprie passioni per cercare di distanziarsi emotivamente e pensare solo al suo benessere. Le auguro un in bocca al lupo Dott.ssa Veronica Guidi


Gentile utente, la sua esperienza è sicuramente molto dolorosa e attiva sentimenti di separazione e perdita, purtroppo, per accelerare il processo di elaborazione non può fare niente di più di quello che sta facendo già col suo terapeuta. Il tempo e l'amore per sé stesso l'aiuteranno a comprendere e a rifarsi una relazione. Intanto le lascio un forte abbraccio


Salve e innanzi tutto complimenti per avr già intrapreso un percorso terapeutico. La problematica che sta vivendo ha probabilmente solo contribuito a mettere in luce un disagio già esistente e che ha bisogno di essere esplorato. L'approccio bioenergetico, con un lavoro corporeo oltre che cognitivo potrebbe aiutarla a superare gli ostacoli quotidiani di cui parla ed aiutarla ad allontanarsi emotivamente da questa esperienza. Dott.ssa Paola Dondoli

Dott.ssa Paola Dondoli

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Buona sera, inizio col dirle che la scelta di intraprendere un percorso terapeutico è sicuramente molto importante. La psicoterapia la potrà aiutare non solo a saper gestire la separazione ed a superarla, ma anche ad analizzare le radici profonde della sua sofferenza e dunque a migliorare la qualità della vita. Si circondi inoltre delle persone significative e cerchi di non contattare la sua ex, anche se difficile, è la strada migliore per superare il tutto. Buona vita Dott.ssa Rita Stabile

Dott.ssa Rita Stabile

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Buona sera, la situazione che sta vivendo sembra essere molto invalidante, le suggerisco però di riconoscersi il coraggio di aver messo a nudo questi sentimenti e la forza di aver già intrapreso un percorso psicologico, che sicuramente potrà aiutarla in tal senso. Riconoscere i propri vissuti interni è già un primo strumento di consapevolezza. Ci sono diverse tecniche che può utilizzare come la Mindfulness o tecniche di visualizzazione, training autogeno, respirazione e tecniche di lavoro con il corpo per gestire l'ansia e interrompere un circolo vizioso di comportamenti che vanno a causare ulteriore malessere. Sicuramente lo strumento più importante sarà la relazione con il collega psicologo che potrà aiutarla ad entrare più in profondità nella sua problematica.


Cara, la tua situazione è comprensibilmente difficile e dolorosa. La fine di una relazione, soprattutto se è stata la tua prima e più significativa, può essere un'esperienza molto traumatica, che può portare a un'ampia gamma di emozioni negative, tra cui tristezza, rabbia, gelosia, invidia e senso di vuoto. Nel tuo caso, questi sentimenti sembrano essere particolarmente intensi e invalidanti, al punto da interferire con la tua vita quotidiana. La tua ossessione per la vita della tua ex e il tuo bisogno di sapere cosa sta facendo, con chi e se è già impegnata in una nuova relazione, sono segni di una dipendenza affettiva. La dipendenza affettiva è un disturbo caratterizzato da un bisogno eccessivo e incontrollabile di affetto e approvazione da parte di un'altra persona. Le persone dipendenti affettive spesso si sentono insicure e inadeguate, e hanno la convinzione di non poter vivere senza l'amore della persona da cui sono dipendenti. Nel tuo caso, la tua dipendenza affettiva si manifesta nel bisogno di sapere cosa sta facendo la tua ex e di avere il suo controllo. Questa ossessione è alimentata dalla tua paura di perderla e dalla tua convinzione che lei sia l'unica persona che possa renderti felice. Per superare questa situazione, è importante che tu inizi a lavorare sull'elaborazione del lutto e sulla dipendenza affettiva. L'elaborazione del lutto è un processo complesso che richiede tempo e impegno, ma è fondamentale per poter andare avanti. Questo processo può essere facilitato dal supporto di un professionista, come una psicoterapeuta. Nel frattempo, ci sono alcune cose che puoi fare per alleviare il tuo malessere e iniziare a riprendere in mano la tua vita: Limita i contatti con la tua ex. Questo è un passo fondamentale per iniziare a guarire. È importante che tu ti prenda del tempo per te stesso e per concentrarti sul tuo benessere. Evita di fare domande sulla sua vita privata. Questo non ti farà che peggiorare le cose. Piuttosto, concentrati sul tuo presente e sul tuo futuro. Cerca di occuparti di te stesso. Dedicati alle tue passioni, agli amici e alla famiglia. Fai cose che ti rendono felice e che ti fanno sentire bene con te stesso. Chiedi aiuto a un professionista. Se senti di non farcela da solo, non esitare a chiedere aiuto a un professionista. Un terapista può aiutarti a elaborare il lutto e a superare la dipendenza affettiva. Ecco alcuni suggerimenti specifici che puoi mettere in pratica fin da subito: Ogni volta che ti viene voglia di contattare la tua ex, fermati e respira profondamente. Pensa a cosa vuoi ottenere da questa conversazione. Vuoi davvero sapere cosa sta facendo? O stai solo cercando di controllare la sua vita? Se proprio devi contattarla, limita la conversazione a cose generiche e non personali. Ad esempio, puoi chiederle come sta, come va con il lavoro o gli studi. Quando ti rendi conto di essere ossessionato dalla sua vita, fermati e concentrati sul presente. Pensa a cosa stai facendo in quel momento e a cosa hai da fare. Fai una lista delle cose che ti piacciono e che ti rendono felice. Dedica del tempo a queste attività ogni giorno. Passa del tempo con le persone che ti amano e ti supportano. So che non è facile, ma con il tempo e l'impegno, puoi superare questa situazione e ritrovare la tua felicità.


Salve,tecniche miracolose non esistono. Continui la sua psicoterapia!!! Piccolo consiglio: cerchi di non contattare per nessun motivo la sua ex, Quindi consapevolizzi che è una storia conclusa. Stia proiettato nel qui e ora( il passato è passato, il futuro ancora non esiste) E si concentri su ciò che di bello c'è nella sua vita. Cordiali saluti Dottoressa Menniti Graziella


Buongiorno gentile utente, grazie per essersi rivolto al nostro portale. Immagino quanto debba essere difficile avere il pensiero costante di non poter essere mai più felice come lo è stato in passato. Io credo però, che lei abbia già deciso di voler star bene proprio perché ha intrapreso un percorso psicoterapeutico. Entrare in contatto con la sofferenza è qualcosa di tutt'altro che facile ma è proprio il passarci attraverso che le consentirà di ritrovare se stesso, ma soprattutto, ricominciare a volersi bene. Rispetto allo scrivere o meno alla sua ex, non me la sento di suggerirle l'una o l'altra possibilità, credo però che sia importante che le si faccia una domanda rispetto al fine che hanno i messaggi che scrive. Il tempo le consentirà di scoprire cosa la fa stare meglio. Un saluto. A disposizione dott.ssa Angela Ricucci


Gentile utente, ha già provato a porre queste domande al suo terapeuta? Trovo molto importante la scelta di iniziare un percorso psicologico rispetto a questa problematica. La terapia cognitivo comportamentale ad esempio è molto incentrata sull'uso di tecniche e strumenti e sullo svolgere esercizi per lavorare sul qui e ora (risoluzione dei problemi, presa di decisione, ristrutturazione e distacco dal pensiero ossessivo, trattamento della gelosia). Sfrutti la sua terapia per rendere esplicito quello che chiede qui, ponga i suoi dubbi e domande al terapeuta e cercate insieme una soluzione per alleviare l'angoscia e intervenire in modo specifico e immediato sul problema. Un caro saluto, Dott.ssa Giulia Pelini


Idealizzare l'altra persona e credere che la nostra felicità dipenda dall'altro sono dei meccanismi molto insidiosi e dolorosi, per quanto umani. Capisco la sua determinazione a liberarsi di questa sofferenza e le riconosco il coraggio di aver cercato supporto con una psicoterapeuta. Il percorso di crescita personale è come lo sviluppo di una pianta: avete piantato un seme, adesso mettergli fretta perché sbocci non affretterà i tempi di cui ha bisogno. La relazione terapeutica può fornirle gli strumenti per elaborare il lutto e per liberarsi sempre più dalla dipendenza affettiva. Quello che le posso suggerire io è riflettere sui confini tra lei e questa persona: ci si annulla in funzione dell'altro nella speranza di gratificazioni che poi non arrivano mai. L'obiettivo del percorso è capire che si è responsabili della propria felicità e assumersi questa responsabilità per se stessi. Provi a chiedersi cosa lei vuole per sé, di cosa ha bisogno lei, piuttosto di concentrarsi sulla sua ex ragazza; provi a iniziare a fare cose molto semplici per se stesso e non per l'altro, si chieda cosa può fare per prendersi cura di se stesso, cose che la fanno stare bene; e infine, provi a "resistere", cioè si metta nell'ottica di poter stare nella situazione in cui si trova: il cambiamento comporta una grossa quantità di fatica e di disagio, ma se si mette nella prospettiva che lei può "resistere" in questa posizione di cura di sé, a un certo punto arriveranno dei cambiamenti. E, se posso permettermi di aggiungere, si ricordi che l''amore crea, non distrugge.


Gentile utente, ha fatto benissimo a richiedere un aiuto per elaborare questo lutto e riprendere in mano la sua vita. La domanda andrebbe posta a chi la sta seguendo anche perché ha una visione completa della sua situazione. Ciò che posso rimarcarle, come lei stesso ha scritto, è che un contatto non farà che farla stare bene per poco per poi sprofondare nuovamente nel malessere. Quel contatto è forse un modo per farle sentire che lei non è scomparsa ma è sempre lì e che forse qualcosa potrebbe tornare ad essere come prima. Comprende perciò che questo non fa che aumentare la sua sofferenza e riaprire costantemente la sua ferita. Capisco che non è facile ma ha un supporto che le sarà estremamente utile. Cordiali saluti Dott.ssa Valeria Randisi

Dott.ssa Valeria Randisi

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Gentile utente, le suggerisco pochi e pratici consigli: - la cancelli dai social (questo farà si di non vedere storie, post e quant'altro) - la blocchi su whatsapp (per lo stesso motivo) - smetta di scriverle (deve entrare nell'ottica del fatto che la vostra vita, le vostre strade si sono separate. Questo le permetterà di fare una cosa molto importante: soffrire) - Una volta interrotti i contatti, pianga. Accolga il suo dolore, non ne abbia paura. Piano piano il tempo se lo porterà via. - Infine, esca con altre ragazze. E le mi dirà: "non voglio uscire con nessuna, perché nessuna è come lei. Non ho interessa nel conoscere nessuno." E' proprio per questo che deve uscire con altre ragazze. Non le interesseranno, magari la annoieranno. Una era anche carina, però non era lei. Magari vi vedrete solo per un caffé e poi non vi rivedrete più. Sarà proprio queste meccanismo, del confronto, della scoperta, che la porterà poi a uscire con una ragazza e rendersi conto che per 5 minuti si era scordato della sua ex. Per 5 minuti aveva riso con un'altra persona. E magari con quella dopo saranno 10. E il giorno dopo riuscirà a dedicare 20 minuti a fare qualcosa e si renderà conto che non l'ha pensata, non si è chiesto cosa stava facendo, perché magari stava pensando ad altro, a come l'ha fatta ridere quella sconosciuta che ha visto solo per un caffé. E questo le farà rendere conto che effettivamente, anche se con fatica, lei può vivere senza questa ragazza. Può essere felice comunque. Può essere felice con qualcun altro, o anche solo con se stesso. Un abbraccio


Buongiorno, se la diagnosi che le ha fatto la collega è corretta potrebbe piano piano cercare di dirigere le sue energie verso altre attività. Iscriversi a qualche corso che ritiene interessante: musica, ballo, sport, e si permetta anche di conoscere gente diversa


Salve, sono la Dottoressa Federica De Vito, psicologa. La fine di una relazione significativa può attivare vissuti intensi e difficili da gestire, soprattutto quando si fa fatica a distaccarsi emotivamente dall'ex partner. Ridurre il contatto e interrompere il flusso di informazioni sulla sua vita può essere un primo passo utile per concentrarti su di te e sul tuo benessere. Allo stesso tempo, questi vissuti possono essere il segnale di dinamiche relazionali più profonde, che meritano di essere esplorate in uno spazio di ascolto adeguato. Hai già intrapreso un percorso con una psicoterapeuta, ed è lì che potrai approfondire non solo la gestione della dipendenza affettiva, ma anche il modo in cui vivi le relazioni e il distacco. Concederti questo spazio potrà aiutarti a dare un nuovo significato alla tua esperienza e a ritrovare il tuo equilibrio.


Buonasera, grazie per aver condiviso una parte così personale e dolorosa del tuo vissuto. Si sente chiaramente quanto tu stia soffrendo, ma anche quanto desideri uscirne, con lucidità e consapevolezza. Questo è un segnale importante, perché significa che una parte di te ha già iniziato a muoversi nella direzione della guarigione. Quello che descrivi è un lutto a tutti gli effetti. Quando una relazione finisce, soprattutto se si è trattato del primo amore e se è stata così totalizzante, non perdi solo una persona: perdi un progetto, una sicurezza affettiva, un riferimento quotidiano, un’identità condivisa. E questo ha effetti molto concreti sul tuo equilibrio emotivo. La mente, nel tentativo di colmare il vuoto, tende ad aggrapparsi a qualsiasi cosa che possa restituire un senso di controllo – e il bisogno di sapere cosa fa, con chi, se prova qualcosa per qualcun altro, va proprio in quella direzione. Ma come tu stesso hai già intuito, questo controllo è illusorio: ottenerlo ti dà un sollievo momentaneo, ma aumenta l’ansia, il dolore e il senso di impotenza nel lungo periodo. Per rispondere alla tua domanda, sì: limitare il più possibile i contatti è, in questa fase, una delle strategie più sane e protettive che tu possa adottare. Non si tratta di punizione né di vendetta, ma di cura verso te stesso. Ogni messaggio, ogni aggiornamento sulla sua vita è un riattivatore emotivo, un modo per prolungare una ferita che ha bisogno, prima di tutto, di non essere costantemente riaperta. Ciò che stai vivendo non è solo dolore, è trasformazione. È un momento in cui qualcosa dentro di te si sta ristrutturando, con fatica ma anche con determinazione. Non si guarisce “andando avanti” come se nulla fosse successo, ma imparando a restare con ciò che fa male senza esserne sopraffatti. Se riesci, dai tempo al tempo. Il fatto che ora non riesci a immaginare un futuro sereno o un’altra relazione all’altezza non significa che questo sia davvero impossibile. Significa che sei ancora dentro la nebbia del distacco. Ma la nebbia si dirada, se continui a camminare. Hai già cominciato. E questo conta. Resto a disposizione se vuoi approfondire o se ci sono momenti specifici su cui ti serve un confronto. Buona giornata Dott.ssa Giulia Raiano


La tua sofferenza è comprensibile: cinque anni di relazione, prima esperienza d’amore così intensa, una rottura non scelta… tutto questo lascia inevitabilmente un vuoto profondo. Ma da ciò che descrivi emerge anche un altro elemento importante: la dinamica che si è creata dopo la fine della storia assomiglia molto ai meccanismi di una relazione tossica, non perché tu o la tua ex siate “sbagliati”, ma perché la dipendenza affettiva può intrappolare in schemi che fanno stare male entrambi. Il bisogno costante di sapere cosa fa, con chi sta, se prova qualcosa per altri, non ti sta aiutando a elaborare la separazione: ogni risposta che ottieni ti calma per qualche ora, ma poi ti riporta al punto di partenza, alimentando ansia, gelosia, ossessione e senso di inferiorità. È un ciclo emotivo che rischia di bloccarti nel passato. La strada più efficace — e so che non è facile — è interrompere le domande sulla sua vita privata e ridurre i contatti al minimo necessario, almeno finché non ritrovi stabilità emotiva. Ogni volta che cerchi informazioni, in realtà stai cercando sollievo dalla paura di perderla definitivamente, ma quel sollievo dura poco e ti fa ricadere ancora più a fondo. Concentrati su ciò che stai già facendo: il percorso con la psicoterapeuta, il lavoro sulla dipendenza affettiva e l’elaborazione del lutto. Nel quotidiano possono aiutarti tecniche semplici come: limitare social e controlli, respirazione diaframmatica quando senti l’urgenza di scriverle, tenere un diario delle emozioni, programmare attività che ti tengano impegnato e gratificato, contattare persone che ti fanno sentire vivo. Non è vero che “non troverai mai più nessuna come lei”: oggi stai guardando il futuro attraverso il filtro del dolore. Quando avrai recuperato un tuo equilibrio, lo sguardo cambierà. E tu meriti una vita emotiva piena, libera, non definita da ciò che prova — o non prova — un’ex.


Buonasera, quello che descrive è un dolore molto profondo e, allo stesso tempo, molto umano. Quando una relazione significativa termina, soprattutto se è stata la prima esperienza così intensa, non si perde solo una persona, ma anche un progetto, un’identità condivisa, un modo di vedere il futuro. È comprensibile che il vuoto che sente sia così forte e che la mente cerchi in tutti i modi di “tenere viva” quella connessione. Il punto centrale, da come lo racconta, non è tanto la gelosia in sé, ma il meccanismo che si attiva dentro di lei. C’è un bisogno molto potente di sapere, di controllare, di ridurre quell’angoscia che nasce quando immagina la sua ex andare avanti con la sua vita. Quando chiede informazioni o cerca risposte, nel breve momento sente un sollievo, come se l’ansia si abbassasse. Ma subito dopo, quello stesso comportamento alimenta nuove domande, nuovi scenari, nuove immagini. È un circolo che si autoalimenta. Da una prospettiva cognitivo comportamentale, questo è un passaggio fondamentale da comprendere. Non è il pensiero in sé a mantenere il problema, ma il modo in cui si cerca di gestirlo. Più si prova a ottenere certezze su cosa fa lei, con chi è, se ha conosciuto qualcuno, più il cervello impara che quelle informazioni sono “necessarie” per stare meglio, e quindi continuerà a richiederle con sempre maggiore urgenza. Allo stesso modo, i pensieri sul fatto che non troverà mai più qualcuno “al suo livello” o che quella relazione fosse unica e irripetibile sono molto comprensibili in questa fase, ma tendono a presentarsi come verità assolute quando in realtà sono il riflesso del dolore che sta vivendo ora. Quando una ferita è aperta, la mente tende a costruire narrazioni molto rigide e definitive. Il fatto che lei abbia già intrapreso un percorso è un passo molto importante, perché significa che sta iniziando a osservare questi meccanismi e a non subirli passivamente. In questo momento, più che cercare una soluzione immediata che faccia sparire il dolore, può essere utile iniziare a cambiare il rapporto con questi impulsi. Per esempio, quando sente il bisogno di scriverle o di farle domande, può provare a riconoscere quel momento come un picco di ansia che chiede sollievo immediato. Non è un bisogno “reale” di sapere, ma un tentativo della mente di calmarsi. Se si riesce, anche solo a volte, a non agire subito quell’impulso, si inizia lentamente a spezzare il legame tra ansia e comportamento. La questione del contatto con la sua ex è delicata ma molto rilevante. Da quello che racconta, mantenere un contatto frequente e soprattutto centrato sulla sua vita privata sembra alimentare il ciclo di sofferenza. Ridurre questo tipo di interazioni non è una punizione né un atto drastico, ma può diventare una forma di protezione per sé stesso, uno spazio necessario per permettere al sistema emotivo di “disintossicarsi” da una presenza che, al momento, riattiva costantemente il dolore. Anche l’attenzione che oggi è completamente centrata su di lei e sulla sua vita può, con il tempo, essere gradualmente riportata su di sé. Non come un’imposizione, ma come un allenamento. All’inizio può sembrare forzato o poco significativo, ma è proprio attraverso piccoli spostamenti dell’attenzione che si ricostruisce un senso di direzione personale. Il desiderio che esprime, quello di guarire e riprendere in mano la sua vita, è già una direzione molto chiara. Il fatto che riconosca questi meccanismi e che ne soffra è un segnale di consapevolezza importante, non di debolezza. Un percorso psicologico, soprattutto con un orientamento cognitivo comportamentale, può aiutarla a lavorare proprio su questi punti, cioè sul modo in cui i pensieri, le emozioni e i comportamenti si intrecciano e si rinforzano tra loro. Non per cancellare ciò che ha provato, ma per permetterle di non restarne intrappolato. Con il tempo, ciò che oggi appare come insormontabile può diventare qualcosa di elaborato, integrato, e non più così centrale. Anche se ora è difficile immaginarlo, la possibilità di stare meglio e di costruire nuovi legami non è persa, è solo temporaneamente oscurata da ciò che sta vivendo. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero

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