Buon giorno, sono una ragazza di 30 anni, ho fatto un percorso di 2 anni, con una psicologa e una tu

20 risposte
Buon giorno, sono una ragazza di 30 anni, ho fatto un percorso di 2 anni, con una psicologa e una tutor che lavorano in equipe presso un'associazione. Cercherò di essere breve anche se ci sarebbe molto da dire... A febbraio di quest'anno consigliata dalla psicologa ho fatto visita da una psichiatra e mi è stato diagnosticato il disturbo borderline, a maggio decido di chiudere con la psichiatra perché non mi trovavo bene e una medicina prescritta mi faceva stare peggio, nonostante il mio dirle se fosse possibile toglierla, rispondeva "io so qual'e il tuo bene o fai come dico o dobbiamo chiudere" sinceramente non mi sono sentita rispettata e capita e ho chiuso. Quando la psicologa e la tutor hanno saputo della mia chiusura mi hanno comunicato la volontà di chiuderei il loro percorso con me, dicendomi che dovevo pagare le conseguenze per la mia azione di aver chiuso con la psichiatra, ho vissuto tutto questo come una punizione, poi mi è stato detto che si erano affezionate a me, perché durante il percorso sono stata abbracciata, ho ricevuto regali e ho anche cantato ad un evento insieme alla psicologa che ha un passato da cantante, con quest'ultima ci scambiavamo tanti abbracci e dicevamo spesso ti voglio bene. Capirete che questi comportamenti hanno fatto si che mi sia legata affettivamente e che col mio disturbo che comprende il terrore abbandononico, la loro scelta di girarmi le spalle è state devastante e mi ha gettata nel panico. Mi sono trovato di colpo senza più sostegno terapeutico ma anche senza 2 persone con cui scambiavo affetto. È giusto che una persona con fragilità, si affida a figure terapeutiche per essere aiutata poi essere trattata così e trovarsi con una sofferenza in più?
Dott.ssa Alessandra Domigno
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buongiorno cara ragazza, mi dispiace per ciò che riporta e dalle sue parole emerge il dolore che ha sentito in queste situazioni con gli specialisti che aveva contattato. Non entro nel merito di ciò che è accaduto e probabilmente dal loro punto di vista ci saranno state motivazioni. Ritengo comunque che con il disturbo che le è stato diagnosticato sia importante seguire un percorso almeno psicoterapeutico e poi all'evidenza accostato ad una cura farmacologica prescritta da uno psichiatra. Non rinunci perchè questo precedente percorso ha avuto delle difficoltà e ha subito una battuta di arresto. Se desidera io sono disponibile online o in presenza. Cordialità Dott.ssa Alessandra Domigno

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Dott.ssa Ilaria Guida
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno,
quella che lei ha descritto rappresenta un rapporto terapeutico disfunzionale, in quanto compito di un professionista è agire sempre per il bene del paziente.
Considerata la diagnosi che le è stata fatta, la invito a trovare una psicologa per iniziare un nuovo percorso, partendo proprio da questo episodio che ha descritto e che le permetterà di affrontare l'angoscia abbandonata ed altri tratti che la portano a sensazione di malessere psicologico.
Dott.ssa Guida Ilaria
Dott. Salvatore Augello
Psicologo, Psicologo clinico
Palermo
Salve, sinceramente non trovo positiva la scelta di affrontare il suo rifiuto al farmaco in questo modo, certo se la gravità della sua situazione richiedeva l'assunzione dei farmaci da parte sua e sembra essere cosi, ci sono delle condizioni al quale lei non può sottrarsi poiché la terapia segue delle regole.
Quindi si, forse potevano affrontare meglio il suo disagio ma ci sono delle regole imprescindibili che credo lei abbia violato e che hanno portato a questa chiusura che sembra essere giustificata.
Cordiali saluti
Dott.ssa Emerilys Marthai Delgado Garcia
Psicologo, Professional counselor, Sessuologo
Salerno
Buongiorno,
Comprendo profondamente la sofferenza che ha vissuto: il disturbo borderline di personalità comporta una vulnerabilità emotiva intensa, e la rottura di legami significativi può generare un dolore profondo, soprattutto quando si è instaurato un rapporto affettivo con le figure terapeutiche.
Allo stesso tempo, è importante sottolineare che per un terapeuta, soprattutto in un lavoro d’équipe, è fondamentale che il paziente aderisca al percorso e agli obiettivi condivisi. Quando questa adesione viene meno; ad esempio, interrompendo una parte del trattamento come il supporto psichiatrico; può diventare difficile proseguire in modo efficace.
Un percorso terapeutico funziona quando c’è collaborazione, fiducia e continuità. Se queste basi vengono meno, il rischio è che il lavoro diventi poco utile per il paziente e, al tempo stesso, demotivante per i professionisti, che si trovano a non poter offrire il sostegno necessario.
Questo non significa che la sua scelta sia stata sbagliata, ma che forse sarebbe stato utile affrontarla insieme all’équipe, cercando un confronto aperto prima di interrompere.
Il disturbo borderline richiede un approccio integrato e stabile, e ci sono metodi specifici come la DBT o il modello GET che aiutano a gestire la disregolazione emotiva e la paura dell’abbandono.
Le auguro di trovare professionisti che possano accoglierla con rispetto e continuità, aiutandola a costruire un percorso solido e sicuro. Lei merita di essere ascoltata e accompagnata, non giudicata.
Cari saluti
Dottssa Emerilys Martha Delgado Garcia
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,
grazie per aver condiviso una parte così delicata e importante del suo vissuto.

Dal suo racconto emerge un grande bisogno di comprensione, rispetto e continuità nella relazione d’aiuto, elementi fondamentali in un percorso terapeutico, soprattutto per chi convive con una diagnosi di disturbo borderline di personalità, dove la paura dell’abbandono e le difficoltà relazionali possono essere molto intense.

Il fatto che abbia sperimentato un forte legame affettivo con le figure che l’hanno seguita è comprensibile: nella relazione terapeutica si possono attivare emozioni profonde, specialmente se il contesto diventa molto personale, come nel caso degli abbracci, dei regali e delle dichiarazioni affettuose. Tuttavia, in una relazione professionale, è importante che ci sia un confine chiaro e stabile, proprio per proteggere il paziente da dinamiche che possono generare confusione e sofferenza, come è purtroppo accaduto nel suo caso.

La chiusura improvvisa del percorso, unita a motivazioni che lei ha percepito come punitive, può effettivamente essere vissuta come un ulteriore trauma, soprattutto per chi, come lei, è in una fase vulnerabile e ha bisogno di continuità, coerenza e accoglienza.

La sua domanda è molto importante e la risposta è questa: no, non è giusto che una persona con fragilità venga lasciata in una condizione di ulteriore sofferenza da chi ha un ruolo terapeutico. È essenziale che il percorso psicologico venga gestito con cura, rispetto e attenzione per il benessere del paziente, anche (e soprattutto) nei momenti di difficoltà o disaccordo.

Sarebbe davvero utile e consigliato, per approfondire ciò che ha vissuto e per trovare uno spazio sicuro dove rielaborare questa esperienza, rivolgersi a uno specialista.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott. Francesco Damiano Logiudice
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Dott. Simone Ciuffi
Psicoterapeuta, Psicologo, Terapeuta
Sambuceto
Capisco la sua sensazione. Mi chiedo se attualmente segue un'altra terapia. Grazie per la condivisione.
Dott.ssa Sandra Petralli
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pontedera
Salve, la sua esperienza merita rispetto e ascolto. Sentirsi abbandonata da chi avrebbe dovuto accompagnarla in un percorso di cura, specialmente in presenza di una diagnosi come il disturbo borderline, può risultare profondamente doloroso. Ed è comprensibile che l’affetto espresso, attraverso abbracci, parole affettuose, momenti condivisi, abbia rafforzato un legame che poi, nella sua interruzione brusca, si sia trasformato in una ferita emotiva importante.
Dal punto di vista clinico, è fondamentale che la relazione terapeutica sia chiara nei confini: l’accoglienza e la vicinanza sono preziose, ma devono restare all’interno di un quadro protetto, che non alimenti confusione o dipendenza. Il coinvolgimento emotivo che descrive, se non accompagnato da un contenimento professionale adeguato, può diventare rischioso, specialmente in un percorso con persone vulnerabili. La sua reazione, quindi, non è "esagerata", ma coerente con il contesto vissuto. La cosa più importante ora è non restare sola con questa delusione: merita un nuovo percorso, con professionisti che sappiano aiutarla a elaborare questo “doppio abbandono” e a ritrovare fiducia nella cura. Saluti, dott.ssa Sandra Petralli
Dott. Fabio Romano
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Ferrara
Buongiorno! Considerato i limiti dello strumento e consapevole di muovermi su un terreno scivoloso, proverò ad offrirle un piccolo contributo di pensiero. Nel leggerla, non glielo nascondo, mi sono sentito confuso e spaventato. Ho avuto la sensazione che sia stato messo in scena un copione relazionale tanto doloroso quanto inevitabile. Ognuno degli attori sembra aver svolto un ruolo attivo, affinché il finale, sempre uguale a se stesso, potesse ripetersi ancora, ancora e ancora. Una ripetizione (ieri, oggi, domani) inevitabile e traumatica. La diagnosi aiuta a comprendere ed è necessaria, ma non dice molto di lei, della sua storia, del modo in cui si relaziona con sé stessa e con gli altri. Credo abbia bisogno di una terapia molto ben strutturata, in cui il tempo lungo si pone come fattore essenziale e determinante ai fini di un cambiamento. Consideri che non è esclusa la necessità del farmaco. Capisco che, soprattutto adesso, non sarà facile accettare l’idea di dipendere sia da un* psichiatra che da un* psicoterapeuta, disponibili e sufficientemente esperti. Tornando alla metafora teatrale, poiché la protagonista non mancherà di portare il suo "solito e collaudato" contributo, sarà necessario un coro di attori capaci di leggere il copione e introdurre in corso d’opera piccole, digeribili modifiche, per arrivare (forse, un giorno) ad un finale un po’ diverso. Spero di averle dato l'occasione per pensare a quanto le sta accadendo e forse le accade da sempre da un punto di vista più intimo e profondo. In bocca al lupo
Dott. Francesco Paolo Coppola
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Napoli
Francesco Paolo Coppola | psicologonapoli org | psicoterapeuta | online/in presenza | info sul PROFILO di MioDottore

Capisco quanto ti abbia scossa questa interruzione. Qui posso parlare in generale, sulla base di ciò che racconti: non posso verificare gli episodi. In una cura ben condotta si mantengono regole chiare della relazione (ruoli distinti, niente regali o attività fuori seduta) e, se si deve chiudere, si spiega e si accompagna il passaggio. Le scelte farmacologiche si condividono con lo psichiatra; lo psicoterapeuta non prescrive.
Sul tuo problema: ciò che descrivi somiglia a una ferita d’abbandono con forte attivazione emotiva e perdita di fiducia. È comprensibile sentire panico, confusione e oscillazioni negli affetti quando le regole della relazione si confondono e poi tutto si interrompe. Il mio lavoro si fonda sulla responsabilità personale del cambiamento: partire da ciò che c’è adesso, coltivare presenza e respiro, usare rilassamento profondo e meditazioni guidate, strumenti del qui-e-ora e un contratto chiaro sugli obiettivi. L’obiettivo è ritrovare un senso di continuità personale tra una seduta e l’altra. Dal mio PROFILO su Mio Dottore puoi prenotare un primo colloquio: rivediamo l’accaduto e impostiamo insieme un piano pratico e sostenibile.
Dott.ssa Federica Bellò
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Treviso
Mi dispiace molto per l'esperienza dolorosa che hai vissuto. La tua sofferenza è comprensibile, soprattutto considerando la diagnosi di disturbo borderline di personalità (DBP), che comporta una profonda sensibilità all'abbandono e una vulnerabilità nelle relazioni affettive .
La tua esperienza
Hai intrapreso un percorso terapeutico con una psicologa e una tutor, creando legami affettivi significativi con loro. La decisione di interrompere la collaborazione con la psichiatra, a causa di un disaccordo sul trattamento farmacologico, ha portato alla conclusione anche del rapporto con la psicologa e la tutor. Questo ha rappresentato per te un doppio abbandono, amplificando il senso di solitudine e tradimento.
Comprendere la situazione
Nel trattamento del DBP, l'alleanza terapeutica è fondamentale. Tuttavia, può essere fragile a causa delle dinamiche di attaccamento disorganizzato tipiche di questo disturbo . I terapeuti devono essere consapevoli di queste dinamiche e gestirle con attenzione, evitando comportamenti che possano essere interpretati come rifiuto o abbandono.
La tua esperienza suggerisce che potrebbe esserci stata una mancanza di gestione adeguata di queste dinamiche da parte dell'équipe terapeutica. Il coinvolgimento emotivo, come abbracci e scambi affettivi, se non gestito correttamente, può creare confusione nei confini terapeutici, rendendo più dolorosa una eventuale interruzione del rapporto .
Cosa puoi fare ora
1.⁠ ⁠Riconoscere il tuo dolore: La tua sofferenza è reale e merita attenzione.
2.⁠ ⁠Cercare un nuovo supporto terapeutico: Considera di intraprendere un nuovo percorso con terapeuti di diversi approcci.
3.⁠ ⁠Stabilire confini chiari: All'inizio del nuovo percorso, discuti apertamente delle tue esperienze passate e delle tue esigenze, per stabilire confini terapeutici chiari e sicuri.
4.⁠ ⁠Considerare il supporto farmacologico: Se appropriato, valuta con un nuovo psichiatra la possibilità di un trattamento farmacologico, assicurandoti che ci sia spazio per il dialogo e il rispetto delle tue sensazioni.
5.⁠ ⁠Partecipare a gruppi di supporto: Unirsi a gruppi di sostegno per persone con DBP può offrire un senso di comunità e comprensione reciproca.
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Buongiorno,
affidarsi ad uno specialista è un aspetto molto importante ai fini della cura. Non seguire le indicazioni mediche di uno specialista può portare a situazioni analoghe. Ad ogni modo, torni a confrontarsi con chi sino ad oggi l ha seguita, potreste insieme trovare il modo per riflettere e provare a ripartire.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott. Marco De Fonte
Psicologo, Psicoterapeuta
Bari
Buongiorno,
dalle sue parole si sente chiaramente quanto dolore e smarrimento abbia vissuto: affidarsi a figure di cura, aprirsi, ricevere gesti affettivi e poi ritrovarsi improvvisamente senza quel sostegno è stato per lei un colpo durissimo. È comprensibile che tutto questo abbia riattivato proprio il timore più doloroso per chi soffre di un disturbo borderline, cioè la paura dell’abbandono.

Vorrei dirle con chiarezza che i sentimenti che prova oggi non sono “sbagliati” né eccessivi: sono una reazione naturale a una rottura che è stata per lei improvvisa e vissuta come punitiva. Anche sentirsi confusa tra aspetti professionali (il percorso terapeutico) e aspetti affettivi (gli abbracci, i regali, il “ti voglio bene”) è comprensibile: quando un terapeuta si espone così tanto sul piano personale, il confine tra relazione professionale e relazione affettiva diventa sfumato, e il rischio è che la persona più fragile resti ferita proprio nel punto in cui avrebbe bisogno di maggiore protezione.

In generale, in psicoterapia è importante che il legame sia caldo, empatico e accogliente, ma sempre mantenendo dei limiti chiari e protettivi: questo aiuta il paziente a sentirsi al sicuro e a non vivere il distacco come una perdita affettiva improvvisa. È possibile che in questo caso i confini non siano stati mantenuti con sufficiente attenzione, e che questo abbia contribuito alla sofferenza che prova oggi.

La cosa più importante adesso è che non resti sola: esistono percorsi terapeutici specifici ed efficaci per il disturbo borderline, come la Dialectical Behavior Therapy (DBT) o altre forme di psicoterapia che uniscono lavoro emotivo e contenimento. In questi percorsi, il terapeuta lavora proprio per aiutare la persona a riconoscere le emozioni intense, regolarle e costruire relazioni più stabili e sicure.

Non è giusto che lei oggi si senta “punita”: ciò che sta vivendo non è la conseguenza di un errore suo, ma il risultato di un percorso che non è stato gestito nel modo più protettivo per lei.

Un incoraggiamento sincero: il dolore che prova ora può diventare il punto di partenza per cercare un nuovo spazio terapeutico, questa volta fondato su confini chiari, rispetto reciproco e continuità, in cui possa sentirsi davvero accolta e aiutata a lavorare sulle sue fragilità senza la paura costante di essere lasciata sola.
Dott.ssa Francesca Gottofredi
Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Bologna
Buongiorno,
quello che lei racconta mostra quanto un legame terapeutico, se diventa troppo simile a un legame affettivo, possa generare una ferita ancora più dolorosa al momento della rottura. Mi chiedo: la sofferenza che sente oggi nasce più dall’assenza di una terapia o dal vuoto lasciato da quelle due figure che, forse, erano diventate qualcosa di più di terapeute?
E ancora: è più importante per lei trovare qualcuno che la curi con regole chiare e confini sicuri, o qualcuno che le dia affetto anche a rischio di confondere i ruoli?
Può essere che proprio questo dolore attuale le stia mostrando quale tipo di relazione terapeutica sia davvero necessaria per lei?
Rimango a disposizione per ulteriori dubbi o chiarimenti.
Dott.ssa Francesca Gottofredi
Dott.ssa Chiara Ronchi
Psicologo, Psicoterapeuta
Milano
Capisco quanto sia stato doloroso per te sentirti abbandonata proprio da chi doveva aiutarti. Quello che descrivi non è “giusto o sbagliato”, è soprattutto molto faticoso da reggere. Quando ci leghiamo tanto, e poi arriva una separazione improvvisa, il dolore può sembrare insopportabile.
Ti chiederei: oltre alla rabbia e alla delusione, cosa avresti voluto che ti dicessero o ti facessero sentire in quel momento? A volte riconoscere il bisogno che è rimasto scoperto aiuta a capire come orientarsi nella ricerca di un nuovo percorso, più rispettoso dei tuoi tempi e dei tuoi confini.
Dott.ssa Michela Testa
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Cardito
il legame tra psicoterapeuta e paziente è spesso intenso e carico di affetto. Il lavoro terapeutico si occupa proprio dell'ammontare d'affetto che dalla vita privata si sposta nella stanza e viene lavorato, tuttavia, è doveroso mantenere una certa distanza tra le parti proprio per poter occuparsi degli aspetti affettivi senza che se ne diventi ciechi. Probabilmente è arrivato il momento che inizi un nuovo percorso con un professionista capace di farla sentire accolta e allo stesso tempo con il quale mantenere la giusta distanza tale da non sentirsi smarrita, indagando soprattutto le cause profonde del suo malessere.
Dott. Federico Rossi
Psicologo, Psicoterapeuta
Milano
Buongiorno,
intanto ha fatto bene a scrivere e a condividere la sua esperienza. Spesso nei lavori in équipe ci si dimentica di quanto sia fondamentale ciò che noi professionisti chiamiamo setting: cioè quei confini e quelle regole che servono a distinguere lo spazio terapeutico dal resto della vita. Sono limiti preziosi, perché danno sicurezza e stabilità.

Nel suo caso, probabilmente anche per leggerezza o per il contesto, questi confini si sono un po’ confusi con la relazione, creando un legame affettivo molto intenso. Non è raro che, specie nei percorsi rivolti a persone con diagnosi di disturbo borderline, vengano usate attività più espressive o artistiche per facilitare fiducia e vicinanza. Ma se non c’è chiarezza nel mantenere il confine terapeutico, può nascere un invischiamento che, come ha vissuto, porta dolore e senso di abbandono.

È importante ricordare che il disturbo borderline non è semplice, ma è trattabile: con i giusti professionisti e le giuste tecniche si può lavorare molto bene. Comprendo la sua sofferenza e il senso di tradimento che ha provato, ma non dimentichi che quei momenti di affetto e di vicinanza, pur se oggi fanno male, hanno anche rappresentato esperienze preziose di vita e di relazione.

In ogni percorso terapeutico ci sono luci e ombre, aperture e chiusure. Fa parte del cammino umano, così come l’imparare a regolare emozioni intense e a confrontarsi con i limiti, anche dei professionisti stessi che, pur animati da buone intenzioni, restano umani.

Il mio consiglio è di affidarsi ora a un singolo professionista, con cui costruire un rapporto chiaro e stabile. Un percorso individuale, ben definito nei confini, può aiutarla a conoscersi meglio, a contenere il dolore e a muoversi nel suo mondo interno senza sentirsi persa. Ci vuole tempo e fiducia, ma è possibile.
Dott.ssa Laura Spagnolo
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Salerno
Le rispondo con amarezza. Queste persone si sono rapportate a lei come pari, e non come tecnicamente superiori come avrebbero dovuto. Sia nei momenti positivi, sia in quelli negativi. Hanno scambiato reciprocità con parità. In terapia si stabilisce sempre un rapporto reciprocamente intenso, ma non é come tra amici. Una persona che combatte col problema dell'abbandono, ossia ha un disturbo del sistema di attaccamento, ha bisogno di porti solidi e sicuri, non di girandole che si muovono secondo il vento.
Dott.ssa Debora Versari
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
Forlì
Buongiorno, mi spiace molto che la sua esperienza terapeutica si sia rivelata i questo modo, magari avrebbe desiderato maggior empatia e le colleghe pur facendo sicuramente del loro meglio non vi siete trovate.. le consiglio di cercare un altro terapeuta e psichiatra n modo da costruire una buona alleanza terapeutica e proseguire il percorso.
Una buona giornata.
Dottoressa Versari Debora.
Salve paziente anonima
In terapia esistono dei confini che non vanno travalicati da ambo le parti
Mi spiego meglio il confine tra terapia e aspetto amicale va rispettato altrimenti la persona che ha difficoltà non riesce a svi colarsi proprio perché confonde la guida con affettività
Deve essere cura del terapeuta far sì che questo non accada... Nel suo caso forse le terapeute non hanno tenuto conto di questi asoetti
Si faccia coraggio e cambi
Altrimenti se se la sente dica alla sua terapeuta quello che sta dicendo a noi
La fare sentire meglio e più autonoma
In bocca al lupo
Dott.ssaLorenzini Maria santa psicoterapeuta

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