Domande del paziente (41)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera gentile utente,
nella Sua narrazione mancano troppi dettagli per poterLe fornire una risposta concreta: perché desiderava che Suo marito andasse via di casa? E perché adesso sta cercando di...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
ciò che riporta è più comune di quanto sarebbe opportuno.
Fino alla generazione scorsa era assolutamente normale ed accettato richiedere ad un bambino di dare un bacio alla nonna perché...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentilissima Federica,
grazie per la domanda super-interessante! Il fenomeno true crime è da anni oggetto di studio in psicologia e in sociologia dei media, e condivido più che volentieri le informazioni...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
ci sono delle informazioni che sarebbe utile avere per poter inquadrare meglio la Sua richiesta:
- Con "loop mentali" intendiamo pensieri ripetitivi, che si concentrano su uno stesso...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Caro utente,
la tua scelta è molto saggia: darle tempo e rispettare i suoi spazi. Se lei stessa ha ammesso di avere bisogno di un po' di tempo per smaltire l'imbarazzo provato, l'unica cosa giusta che...
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Salve dottori, vorrei esporvi una situazione e cercare da voi un consiglio e rassicurazione o comprensione..sono una ragazza di 26 anni, mi sono lasciata da poco diciamo qualche mese con una persona molto più grande di 20 anni, abbiamo avuto molti momenti in cui non ci trovavamo bene insieme, ma continuavamo a stare perché ci volevamo e ci tenevamo l'uno all'altro, per me molto difficile lasciarlo andare, e anche per lui, ci siamo continuati a vedere ogni tanto, e delle volte facevamo anche qualcosa, però da poco dopo che ci siamo lasciati io avveo sentito un amico con cui mi frequentavo prima di lui, mi ha sempre capita e ascoltata, sempre capito i mie stati d'animo con il mio fidanzato, o comunque c'è sempre stato anche per stare vicino e darmi consigli, lui è a distanza infatti avevamo deciso di rivederci perché io volevo rivederlo anche per parlare, stare insieme o comunque fare cose di quotidianità insieme per cui prima non avevamo avuto l'occasione, vedere la città ecc. Il punto è che io sono frenata, lui prova a baciarmi, abbracciarmi ecc, ma io non riesco, mi sento in colpa e ogni volta che cerca di, io vedo il mio ex, le cose che mi ha detto quando gli ho raccontato che mi sarei dovuta vedere con lui in amicizia perché cosi era..mi ha detto che non voleva sapere nulla di cosa sarebbe successo e se succedeva qualcosa allora lo avrei perso, che non ho avuto rispetto nei suoi confronti ecc..purtroppo ci rimango male e mi faccio molto condizionare dalle cose che le persone mi dicono..e non so perché ho questo sentimento nei suoi confronti, la paura che lui possa lasciarmi o io possa perderlo definitivamente..è come se fossi dipendente da lui? ci sto male perché non riuscirò mai a vivermi nulla, neanche questo amico che sta per un paio di giorni, perché vorrei anche solo baciarlo ma so che poi avrei il senso di colpa..ho paura di tutto, non so cosa fare e perché ho questo attaccamento al mio ex fidanzato cosi tanto..come faccio a distaccarmi, non so che fare
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve gentile utente,
quando una storia finisce, le sensazioni che proviamo sono in tutto e per tutto simili al lutto. Possiamo vivere incredulità, confusione, rabbia... e non rassegnarci alla fine del legame che c'era.
Questa è una cosa assolutamente normale: quella persona è stata casa per molto tempo; le nostre vite si erano sincronizzate e ora stiamo in posti diversi; c'erano delle abitudini condivise che ora non esistono più. Dopo qualche mese dalla fine, è normale avere ancora attaccamento, anche se il sentimento non c'è più e non si ha alcuna intenzione di continuare insieme.
Da quanto scrivi, percepisco che tu stia ancora elaborando la rottura, e che tu stia vivendo un momento di confusione. La richiesta del tuo ex di non lasciarti andare con il tuo amico non ti aiutano di certo a dirimere questa confusione; anzi, aggiunge nebbia a nebbia.
Cosa puoi fare adesso? Rispondere ad una domanda potrebbe essere un buon inizio: se io fossi libera, completamente libera di scegliere, cosa vorrei fare? Bacerei il mio amico o no?
Segui la risposta; la tua vita ti appartiene. E se hai bisogno, io sono qui.
Buongiorno Gent.mi Dottori,
vorrei un Vostro parere...non so come reagire, come comportarmi, mi trovo sempre impreparata...ho rivisto il mio ex stava parlando con suoi colleghi nel corridoio degli uffici, e siccome io dovevo attraversare per forza il corridoio (dove era fermo lui a parlare) per entrare in ufficio e lo spazio era stretto, non c'erano altre vie e gli sono dovuta passare affianco e quindi il mio braccio ha sfiorato il suo..lui non si è nemmeno spostato per farmi passare, come se non esistessi, un infantile.. so che avrei dovuto dire "permesso, scusate" per farlo spostare e farmi rispettare pero' non volevo rivolgere la parola a ne' a lui né agli altri...non capisco questi suoi dispetti dato che è stato lui a lasciarmi..Lavoriamo nella stessa università ma uffici distanti..
una altra volta mentre parlavo con un collega, mi sono accorta che camminava di fretta a testa bassa come se fossi invisibile, come se avessi la peste..(è come se volesse sottolineare che non mi vuole, di non iludermi ma di questo ne sono consapevole)
.il mio collega che lo conosce ma non sa la nostra situazione, gli ha dato una pacca sulla spalla in segno di saluto ed il mio ex sempre a testa bassa , ha detto un buongiorno forzato e se ne è andato di fretta..tempo fa trovandomelo di fronte, gli ho detto ciao e lui ha ricambiato con ciao (ma sembrava un ciao forzato) e ci siamo guardati negli occhi per qualche istante ma di sua iniziativa non saluta né mi rivolge sguardi..forse ha paura non so per quale motivo..nonostante per due anni non ci siamo visti né sentiti..ho evitato luoghi comuni..e nonostante io sappia che non ci potrà essere un futuro tra noi, dopo che lo incontro, sento dentro di me una agitazione, tremore, come se dentro stessi esplodendo tanto che dopo ho bisogno di sedermi..sono purtroppo timida. introversa, ansiosa e non so mai quale è il modo migliore di comportarmi con lui, mi sembra di sbagliare sempre..Grazie per i vostri pareri..Vi Auguro una Buona Pasqua.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera gentile utente,
l'indifferenza da parte di chi un tempo diceva di amarci è sempre un boccone amaro da digerire. Si vorrebbe avere un rapporto pacifico, cordiale, disteso; e invece si ottiene freddezza, distacco ed evitamento.
Le motivazioni che spingono lui a comportarsi così, purtroppo, non ci è dato saperlo (e non è detto che le sappia il diretto interessato). Le motivazioni che spingono Lei a restare ancorata a lui e ai suoi atteggiamenti dopo 2 anni, questa è una gran bella domanda a cui invece è possibile trovare risposta.
Credo potrebbe trovare giovamento nell'esplorare questa dimensione all'interno di un percorso. Resto a disposizione e Le mando un caro saluto.
Un ragazzo non mi parla più da circa 2 mesi perché l ho ferito nel suo ego...ma ogni qual volta mi vede o dice a bassa voce parole offensive o cambia strada. Mi ha detto che non mi calcola eppure anche se gli faccio un brutto effetto comunque le sue reazioni vogliono dire che ho potere su di lui altrimenti gli sarei stata indifferente veramente. Cosa vuol dire in verità il suo modo di fare?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
immagino che non sia facile reggere la situazione. Non è bello essere evitati o offesi da qualcuno che si conosce.
La risposta alla Sua domanda, purtroppo, la conosce solo lui (anche se un'idea credo Lei ce l'abbia; ha scritto "l'ho ferito nel suo ego" all'inizio).
Credo invece sia molto più interessante chiedersi: qual è il significato del mio modo di fare? Perché mi interessa tanto sapere se ho o non ho un "potere" su questo ragazzo? Perché mi interessa tanto sapere se gli sono indifferente o meno?
E a queste domande invece è possibile rispondere, perché risiedono dentro di Lei.
Resto a disposizione se volesse cercarle.
Salve, chiedo consiglio a voi per una "situationship" (perdonatemi il termine ma non saprei come chiamarla), che va avanti da ormai 5 mesi. Stiamo molto bene insieme, ci si diverte, si fa tanto sesso e si hanno momenti romantici. Insomma, vista da fuori potrebbe sembrare una relazione. Relazione che però nella realtà non è poiché pecca di etichetta, ovvero io e lui nel concreto non siamo fidanzati. Ho un piccolo dubbio però che mi sorge spesso quando siamo insieme, io noto che molto spesso io cerco il bacio a stampo casuale, ad esempio: l'altro giorno eravamo su questa panchina di fronte ad un bellissimo panorama, io avevo tanta voglia di baciarlo, ma noto che quando provo a dargli un bacio a stampo, lui, me lo da, ma comunque lo vedo un po' "restio" nel darmelo. Al contrario, lui molto spesso mi da dei baci sulla fronte, sulla guancia, ma poco sulle labbra, è molto fisico ma nei baci è sempre strano. E questo suo comportamento mi fa sorgere i dubbi perché penso "Se gli piaccio perché non mi da baci? Quindi non gli piaccio?" e quindi poi svariate volte io evito di dargli baci per "paura" che lui me li eviti o me li dia così come "contentino"
Io so per certo che lui tiene a me, ma non riesco a capire se davvero non mi vede oltre ad un'amica a cui tiene tanto e nel mentre fa del sesso.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
le situationship possono apparire come un girone dantesco: si è un po' più di amici, ma un po' meno che fidanzati; si sta bene assieme, ma non così tanto da fare quel passo avanti; c'è affetto, certo, ma quanto?
Ci sono due mosse da fare per uscire dalla bolgia:
1. Chiarirsi le idee. Io cosa voglio? Cosa desidero da questa relazione? Mi sta bene così o vorrei qualcosa in più?
2. COMUNICARE. Parlare con l'altro è la parte più importante. "Perché eviti i miei baci?", "Tu come ci vedi?", "Io vorrei... E tu?".
Comunicare è un atto coraggiosissimo, è per questo che si evita sempre di farlo. Comunicare significa aprirsi alla possibilità di un rifiuto, ma anche aprirsi ad una nuova prospettiva comune.
È meglio restare in silenzio e perdersi in mille congetture o parlarsi e sapere con certezza ciò che l'altro pensa e desidera?
Ho affrontato più percorsi di terapia diversi ma mi assilla sempre un pensiero: potrò diventare produttiva e funzionale sforzandomi e trovando tutte le strategie utili del caso, ma quello che sento davvero è incompatibile con l'idea di "guarigione" che avevo e che in genere gli altri si aspettano da me. Sono cinica e pessimista e analitica e sinceramente non trovo motivi per cambiare al di fuori di compiacere gli altri. Per non essere etichettata come arida o misantropa o ribelle. Devo considerarmi bacata o provare l'ennesimo nuovo approccio e cercare di internalizzare tutte quelle premesse che trovo sentimentali e banalizzanti e basta? Trovo molta libertà e sazietà nel pessimismo ma evidentemente le persone che mi criticano vogliono spingermi a mirare ad altro come una specie di imperativo biologico naturale che non ho mai provato
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
compiacere gli altri è la strada più rapida per arrivare all'infelicità. Anche perché, diciamocelo chiaramente, "come fai sbagli"!
Ciascuno di noi ha un temperamento, un carattere e una personalità. Un po' li scegliamo, un po' no. Quello che scegliamo, lo possiamo modificare; quello che è innato fa parte di noi, e non c'è nulla che possiamo fare per cambiarlo. Possiamo imparare a conoscerlo, a conviverci, a volergli persino bene; ma non possiamo cambiarlo.
Lei è ciò che è, e nessuno può dirle come essere, cosa pensare o cosa fare. Se Lei vive bene, se la Sua vita scorre come ritiene sia giusto che faccia, se non riscontra difficoltà o problematiche su cui desidera lavorare, lasci stare come gli altri la vorrebbero e resti com'è.
Non c'è il giusto assoluto né lo sbagliato assoluto. C'è il giusto per Lei, e tanto basta.
Salve dottori vi vorrei porre una domanda ma quando una persona è normale e quando no? Quando una cosa è normale e quando è patologica ? Mi spiego meglio io ad esempio sono molto sereno della mia vita affronto anche le difficoltà che mi presentono con molta calma e serenità , ad esempio anche con la memoria io credo di avere una buona memoria mi ricordo molte cose anche sé altre e me li dimentico volevo sapere quando è normale e quando è patologico , e in ultimo io leggo molti forum di psicologia ma ancora non sono mai andato da un professionista a volte mi confronto con un amico psicologo ma molto informale so che un professionista è molto d aiuto ma io non è ho mai sentito la necessità questo è un errore ? Dovrei andare ogni volta da un professionista per qualsiasi minimo dubbio? Perché io li risolvo le cose ma non è un metodo che forse usate voi professionisti grazie per un vostro chiarimento
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
grazie per aver chiesto questo confronto con noi di Mio Dottore, indagarsi è sempre interessante.
Parto dalla prima domanda: cosa è normale e cosa è patologico? La risposta è semplice, ma solo all'apparenza: non esiste un confine netto tra sano e patologico.
Facciamo un esempio: io e Lei ci troviamo in banca. Ad un certo punto entra un rapinatore armato; porta via tutto ciò che c'è in cassa e si dilegua. È chiaro che entrambi proveremo paura e turbamento a seguito dell'evento; ma mentre Lei metabolizzerà l'accaduto, rendendolo una storia da raccontare, io avrò incubi ricorrenti di rapine e paura intensa di rimettere piede in una banca.
Stesso evento, due reazioni differenti. È qui che possiamo rintracciare una definizione: è patologico tutto ciò che compromette la qualità della vita di una persona, in tutti gli ambiti di vita (relazionale, lavorativa, gestione del tempo...).
Tornando a Lei: scrive di riuscire ad affrontare le difficoltà con molta calma e serenità. Dunque non c'è nessuna compromissione o limitazione nella Sua vita tale da impedirle di portare a termine le proprie faccende quotidiane, e sa mobilitare le Sue risorse interne quando è necessario. Questo è ottimo.
Passiamo alla seconda domanda: non andare da uno psicologo è un errore? Beh, a questa domanda non esiste una risposta netta. Sarebbe un errore se ne sentisse il bisogno e non lo facesse; ma non è questo il caso.
Può comunque rivolgersi ad uno psicologo, se lo desidera: lo psicologo non serve solo nei casi di "patologia"; può essere anche un compagno di cammino nella conoscenza di se stessi.
Se le venisse voglia di indagarsi dentro, di conoscersi meglio, di trovare parti di sé che Le appartengono, lo psicologo è di certo un alleato.
Salve, sto attraversando un periodo “buio” nella relazione di convivenza con la mia compagna.
Conviviamo da 13 anni, abbiamo un figlio di 6 anni ed abbiamo fatto i nostri sbagli e avuto i nostri alti e bassi nella relazione, ma recentemente la mia compagna mi ha comunicato di non essere felice ed avere dubbi sui sentimenti nei miei confronti.
Questo pare sia dovuto a tante piccole cose che nel tempo le hanno dato fastidio, non riesce ad essere se stessa per paura di non so cosa e ora è arrivata ad essere “piena” e forse anche un pochino chiusa in se stessa.
Per me è stato un fulmine a ciel sereno, arrivato cosi dal niente e invece a quanto pare è una situazione che si porta avanti da tempo, senza che io mi accorgessi di niente e senza che lei ne parlasse con me per cercare una soluzione. Ovviamente mi sento vuoto, sconfitto, ma anche speranzoso che la situazione possa risolversi positivamente per poter tornare ad essere la famiglia che eravamo, anzi forse anche migliore andando a correggere quelli aspetti che potrebbero aver portato a questa situazione.
La mia più grande paura è ovviamente la sofferenza che potrebbe avere il bimbo, ma anche il fatto di “buttar via” quello che è stato costruito con fatica e impegno in tutti questi anni.
Non credo di averle mai fatto mancare niente, anzi è sempre stata libera di fare le sue cose, anche se alcune mi creavano delle preoccupazioni/perplessità che non ho mai nascosto, ma lei spesso ignorato.
Io mi sono reso più che disponibile a cercare di trovare una soluzione, a lavorare su noi per cercare di migliorare sugli aspetti che hanno portato a questo e ho teso la mano, ma da parte sua non capisco se questa volontà ci sia o meno, come se fosse intrappolata in un limbo e non riesco a comprendere come sia possibile questa freddezza dopo 13 anni e una famiglia costruita.
Sto cominciando ad avere grandi dubbi, tipo che sia stata con me fino ad oggi, nonostante questo suo “disagio”, solo per comodità e per paura di non restare sola, visto che i genitori vivono in un altro stato e quindi di essere stato utilizzato e preso in giro.
Come dovrei comportarmi adesso? Potremmo provare ad intraprendere inizialmente un percorso di coppia insieme ed eventualmente, se reputato necessario, in seguito anche singolarmente per poter affrontare questa problematica che stiamo vivendo?
Grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera utente, grazie per essersi aperto con noi di Mio Dottore.
Da quanto scrive traspare tutta la Sua confusione, ma anche la confusione di lei.
Quando si è "pieni", come la Sua compagna ha detto di sentirsi, la soluzione più immediata che la mente trova è staccarsi da tutto, niente escluso. Questa stanchezza potrebbe dunque essere una perdita di sentimento, come lei ha dichiarato, o uno stato di logoramento legato ai non detti.
Se la volontà esiste (e mi sembra di capire dal Suo messaggio che c'è), può proporre alla Sua compagna un percorso di coppia. Farvi affiancare da uno psicologo può certamente aiutarvi a comprendere che direzione sta prendendo la vostra vita insieme.
Nel frattempo non si scoraggi. La botta è stata forte, e il dolore può portare pensieri poco piacevoli (tipo che lei è rimasta solo per comodità). L'amore arriva, va via, ritorna, si estingue; e non sempre c'è una sola ragione.
salve dottori, sono in una situazione in cui non capisco e non so cosa fare nel concreto..sono una ragazza di 25 anni, mi sono lasciata con il mio fidanzato (lui più grande di 20 anni), per vari motivi, tra cui non riuscivamo a comunicare, perché lui non voleva le discussioni, vuole stare tranquillo nella relazione, quando io invece voglio avere il confronto, discutere ecc, dall'altra parte avevo riniziato a sentirmi con un amico con cui mi ero frequentata a distanza qualche anno prima, siamo sempre rimasti in buoni rapporti, ci sono semrpe stata per lui e lui mi ha sempre ascoltato e capito ecco..ci siamo rivisti in amicizia un pò di giorni fa, diciamo che ho avuto un senso di colpa nei confronti dell'ex perché comunque ci vedevamo ancora e qualcosa ancora c'è tra me e lui, però vedendo questo amico diciamo che c'è stato qualche bacio, mi sento in colpa perché il mio ex mi ha detto che se fosse successo qualcosa l'avrei perso per sempre ecc..il punto è che sto seguendo un percorso con un professionista, solo che non lo so, non trovo le risposte, mi ha fatto fare un esercizio diciamo di rappresentare la relazione con il mio ex, e comunque si è capito che non mi sento in una relazione e neanche con il mio amico, diciamo che questo mi ha un pò lasciato cosi cosi..non me lo aspettavo ecco, in più mi dice sempre di vedere me, e ciò che provo e sento io, perché parlo sempre delle due parti e dell'esterno, mai di me e di come sto io..però è difficile e quello che vorrei sono cose concrete e non so come fare, vorrei più consigli, ad esempio anche come rapportarmi con il mio ex se lui vuole ancora stare con me, ma io non lo so..se magari voglio ancora vedere questo amico e anche se succede qualcosa..cioè non so come comportarmi e cosa sento non lo so..come posso avere consigli o qualcosa di concreto in modo da capire di più?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
ricordo che avevi già posto una domanda in merito a questa situazione. Grazie per esserti fiduciosamente riaperta con noi di Mio Dottore.
Ciò che chiedi è un aiuto concreto; un consiglio; in altre parole, una direzione. "Cosa faccio?", "Cosa dico?", "Come mi comporto?".
Lo psicologo non può sostituirsi a te nel prendere le decisioni. Può aiutarti a diramare la confusione e a prendere scelte più consapevoli. Ma questo presuppone un percorso; non esiste una formula magica che rischiari la nebbia di colpo. Le risposte devono emergere da te; nessuno può decidere nulla per te.
Hai fatto bene a rivolgerti ad un professionista, è la cosa più saggia da fare. Affidati al percorso con fiducia; mettiti alla prova e stai in ascolto di te stessa. Ci vorrà tempo, ma alla fine saprai da te cosa fare nel concreto.
Nel frattempo, vorrei che ricordassi che non bisogna decidere tutto e subito. La fretta è cattiva consigliera! Dedicati a te e al tuo percorso adesso. Il tuo ex e il tuo amico possono aspettare fuori dalla porta.
Salve dottori ma secondo voi esiste un metodo giusto per vivere la vita ? Io mi sento sereno e felice della mia vita anche se qualche giorno fa mi è venuto un dubbio sul fatto che io di psicologia so ben poco e non so se sto vivendo veramente come dovrei vivere , se il mio vivere è in linea con i vari metodi della psicologia grazie per una risposta
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
"giusto" e "sbagliato" sono concetti arbitrari. Ognuno di noi ha bisogni, aspettative, obiettivi e idee completamente differenti.
Non esiste un modo giusto di vivere la vita; esiste un modo giusto per Lei. Se si sente sereno, felice, appagato dalla vita, sta vivendo secondo le Sue esigenze, e questo è ottimo.
I metodi della psicologia si applicano soprattutto di fronte a situazioni di disagio che abbassano la qualità di vita. Decisamente non il Suo caso.
Stia tranquillo e vada per la Sua strada. Un caro saluto.
Buonasera scrivo perché purtroppo non sò come muovermi... Ho un compagno che amo ma da tempo inizio a sospettare che ci sia un problema.
Quando l' ho conosciuto era un single che si divertiva a fare serate e bere (a volte troppo) tanto da "distruggere" il gruppo in cui suonava come batterista, perché era arrivato al concerto ubriaco e non riusciva a suonare... Da addormentarsi in macchina perché dopo un matrimonio aveva alzato il gomito e non sapevo dove fosse... Insomma "serate" ma pensavo che piano piano queste abitudini smettessero.
Invece purtroppo ha iniziato a non bere solo nel weekend adesso beve tutta la settimana... Non torna a casa che non si regge in piedi, però dice sempre con orgoglio che fa' la dieta alcolica per dimagrire, fieramente dice che invece di pranzare al lavoro per non ingrassare beve 1/2 gin-tonic. Quando arriva a casa magari né beve un' altro, più l' amaro, in settimana... Nel weekend dà il meglio di sé è capace di bersi mezza bottiglia di gin da solo, associata a qualche bicchiere di vino e amaro. Quando torniamo a casa si arrabbia per ogni cosa, una luce lasciata accesa, perché gli dico di non avvicinarsi perché puzza di alcol e il suo sguardo mi spaventa e lì inizia ad insultarmi, litighiamo. Mi accusa di esagerare, di non rompere che non ha bevuto troppo.
Purtroppo ho 3 figli e i 2 più grandi iniziano a guardarlo male, si vergognano quando esagera e mi chiedono del perché beva così tanto se sà che poi si riduce un straccio.
Io non sò che fare... Vorrei separarmi perché quando affrontiamo il tema da sobrio, mi accusa di essere esagerata e che voglio trovare una scusa per portargli via i figli, ma non è una scusa... Mi dice che sapevo che ha sempre bevuto e che lo regge quindi vuole dire che non esagera. Di non parlargli di terapia perché lui non ha nessun problema ma sono io che non lo amo come prima.
Questa situazione mi sta' distruggendo
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Cara utente,
mi dispiace molto leggere la Sua situazione. È evidente che sta vivendo un dolore profondo e una grande paura, ed è importante che Lei riconosca che non sta esagerando, e che la Sua preoccupazione è più che fondata.
Bere gin tonic a pranzo al posto del cibo e arrivare a bere mezza bottiglia di gin nel weekend, con comportamenti aggressivi, indica una forte dipendenza fisica e psicologica dall'alcol. Il Suo compagno sta negando il problema, ma gli indicatori di una dipendenza sono presenti.
Anche accusarla di non amarlo o di volerlo manipolare fanno parte della negazione. I suoi comportamenti (litigi, insulti, minimizzazioni) sono tipici di una dipendenza, e chi ha una dipendenza spesso cerca di difenderla.
È bene che Lei sappia, che tenga ben a mente, che l'alcolismo del Suo compagno NON È in alcun modo colpa Sua, e NON È compito Suo salvarlo, proteggerlo o controllarlo. La priorità, in questi casi, è il benessere dei minori coinvolti. Pensi a se stessa e ai suoi figli.
Cosa può fare adesso:
1. Si rivolga ad un Consultorio Familiare nella Sua zona. Sono servizi spesso gratuiti, e offrono supporto psicologico. Lei non è sola.
2. Metta dei confini chiari con il Suo compagno: "Non riesco più a reggere questa situazione. Se non vuoi far nulla in proposito, sarò costretta a prendere decisioni drastiche per me e per i miei figli". È importante che Lei non discuta con lui mentre è ubriaco.
3. Parli con i Suoi figli. Non cerchi di nascondere il problema. Dica loro che il Suo compagno ha un problema di salute, ma che farà quanto in Suo potere per proteggerli. Se ha bisogno di aiuto per comunicare con loro, si faccia affiancare dai professionisti del Consultorio. Lei non è sola.
4. Cerchi un gruppo Al-Anon (gruppi per familiari di alcolisti). Spesso ricercare persone con vissuti ed esperienze simili può aiutare ad alleviare la pressione psicologica. Ancora una volta, Lei non è sola.
È importante che si concentri su un unico, immenso fatto: la serenità Sua e dei Suoi figli è la priorità assoluta. La speranza che il Suo compagno capisca o che cambi da solo senza un percorso di disintossicazione è purtroppo irrealistica.
È infine importante ricordarLe che se si sente in pericolo e se lui diventa psicologicamente o fisicamente aggressivo è opportuno che Lei e i Suoi figli vi allontaniate dal Suo compagno e vi mettiate in contatto con un centro antiviolenza.
Coraggio. Le mando un forte abbraccio.
Salve soffro di ansia e attacchi da panico. Da qualche mese, ho intrapreso un percorso di psicoterapia d’ accordo con il mio dottore stiamo provando la tecnica dell’esposizione da qualche settimana, devo dire che psicologicamente a poco a poco mi sto sentendo meglio soprattutto non mi faccio prendere più dal panico, ma il corpo ahimè somatizza ancora e soprattutto la mattina appena sveglia l’ansia è molto forte e va scemando durante la giornata… vorrei sapere se tutto questo è normale e se ci voglia più tempo per far riprendere il mio corpo. Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
Le faccio i complimenti per aver scelto di intraprendere un percorso di psicoterapia. Ha fatto la scelta più giusta per poter stare meglio.
L'attacco di panico è il massimo stato ansioso che una persona possa provare. In questo momento, con l'esposizione graduale Lei sta metaforicamente scendendo una scala: si sta muovendo dal gradino più alto a gradini più bassi. È chiaro, si sente meglio; ma vive ancora dei residui d'ansia.
Non si scoraggi. La psicoterapia è un processo, e Lei si sta muovendo correttamente. Continui con l'esposizione graduale, e parli al Suo psicoterapeuta di quest'ansia mattutina. Potrebbe trarre beneficio implementando una tecnica di grounding nella Sua routine mattutina.
Un caro saluto e buon cammino!
Mia moglie è molto pessimista,emana molta negatività e si mette molto spesso,quasi sempre contro le mie idee,i miei pensieri e alle mie realizzazioni,riuscendo a demoralizzarmi e non farmi più essere di pensiero positivo. Come posso gestire questa situazione?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buon pomeriggio,
quando si ha accanto una persona che tende a vedere il bicchiere mezzo vuoto, anche noi possiamo sentirci "trascinati" verso questa visione; e non sempre questo ci fa bene.
Non esiste una risposta definitiva alla Sua richiesta; mancano troppe informazioni.
Avrei diverse domande da porLe: Sua moglie è sempre stata pessimista o è cambiata nel tempo? Ha mai provato a comunicarLe il Suo disagio? Questa situazione la sta portando ad allontanarsi/trascorrere meno tempo in casa?
Resto a disposizione, qualora volesse parlarne.
Scusate il post lungo. Ho 27 anni e non ho mai avuto una relazione.
L'unica volta in cui ho baciato una ragazza è stata quando avevo 14 anni, provando una forte eccitazione tanto che mi vergognavo pure ad uscire dalla stanza perché avevo il pene in erezione.
A lungo andare ho scoperto - qui sorge il dubbio - di rimanere attratto da tutti i bei ragazzi: ogni qualvolta ne resto attratto sento un magone sul petto, una sorta di calore, ansia, batticuore e mi dico "ma che succede? perché con le ragazze non mi succede? Sono gay!".
Mi è capitato all'università di infatuarmi di due ragazze però non sentivo l'esigenza di fidanzarmi né avere un rapporto sessuale (in generale non la sento mai con nessuna persona) però mi è capitato anche di provare forti erezioni accanto ad una qualche amica dopo aver stretto forte confidenza oppure cercarne il contatto fisico, la vicinanza.
Ora sono nella situazione in cui penso che queste reazioni siano false e che sia un gay represso. Una volta ad un matrimonio di un mio amico - complice un bicchiere di troppo - corsi verso una 35enne che si stava strusciando con un un tipo e iniziai a ballare anch'io con lei con conseguente mia reazione/erezione. Dovetti però andare via perché scoprii che c'era il suo fidanzato.
Però ripeto, pur vedendo bellissime ragazze, non sento quell'attenzione estetica/fisica che sento quando vedo un bel ragazzo.
Una cosa che invece mi ricordo dall'adolescenza, quando avevo 12 anni, è che rimasi quasi incantato dalle gambe in collant della mia professoressa di italiano 40enne dell'epoca. Collego quella scoperta poi allo sviluppo del mio feticismo verso i collant.
Infatti amo molto massaggiare e se una ragazza mi chiede un massaggio ai piedi glielo faccio ma dovrei controllarmi perché il rischio di eccitarmi sarebbe molto alto.
Lato masturbazione ho provato qualsiasi cosa senza problemi. Se immagino un rapporto sessuale con un uomo però non provo alcun tipo di reazione, mentre con una donna qualcosina cambia.
Mi è capitata una cosa strana recentemente ad una festa: a primo impatto non ho provato attrazione verso ragazze, ma ho trovato belli e attraenti alcuni ragazzi. Durante la festa una mia amica mi ha presentato una sua amica più grande di me e non so come, data la mia timidezza, le ho proposto di andare a ballare verso il centro della pista. Durante, è come se ho avvertito una sorta di erezione lì sotto e non me l'aspettavo.
L'altra notte, pensando ad una scena dove io che massaggio i piedi in collant di una ragazza, mi sono eccitato tantissimo e questa cosa mi è capitata anche dal vivo tanto che poi mi masturbai in bagno.
L'unica cosa è che se immagino una scena di sesso tra me e un ragazzo che mi ha colpito non riesco mai ad eccitarmi, ma nemmeno un accenno di erezione manco a guardare un porno gay con due bei ragazzi.
Onestamente non so più cosa pensare, non è questione di etichette, solo per capire. Mi piacerebbe ricevere da voi un parere.
Grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buon pomeriggio caro utente,
grazie per essersi aperto con noi di MioDottore.
L'orientamento sessuale, così come l'identità di genere, non è qualcosa di rigido o "scolpito sulla pietra". Si colloca piuttosto su un continuum: è uno spettro ricco di sfumature. È dunque assolutamente possibile provare diversi tipi di attrazione (romantica, sessuale, estetica), che possono variare in base alla situazione, alle persone coinvolte, alla nostra crescita.
Da ciò che descrive, Lei sperimenta attrazione estetica per i ragazzi ed attrazione/eccitazione sessuale per i corpi femminili e per i dettagli ad esso connessi (come l'indossare i collant). Allo stesso tempo, non sembra esserci una chiara spinta al coinvolgimento romantico stabile, né verso gli uomini né verso le donne.
Come vede, ciò che Lei sperimenta rientra nella variabilità della sessualità umana, e pertanto non ha nulla di patologico o "sbagliato". Non è necessario incasellarsi per forza in un'etichetta precisa ("Sono gay?"). Può essere più utile osservare con curiosità e senza giudizio ciò che prova.
Un aspetto che potrebbe valere la pena approfondire è: Lei come vive il fatto di non aver mai avuto relazioni? È un qualcosa che Le pesa, che La impensierisce, o non le causa alcun disturbo? Badi bene, anche qui non esiste una risposta giusta e una "patologica": se Le sta bene così è ok; punterà su altri tipi di coinvolgimento che non presuppongono l'unione stabile.
Se sente il bisogno di fare maggiore chiarezza, un colloquio con un professionista può sicuramente aiutarLa a leggere meglio le Sue esperienze e dar loro significato.
Un caro saluto,
dott.ssa Serena Maugeri
Buongiorno dott. io soffro di ansia è disturbo ossessivo da ben 15 anni oramai.. infatti sono in cura.. ma ci sono periodi che ho paure strane se sto solo nella stanza mi sento come se prima o poi dovrei vedere qualcuno di allucinazione, oppure tipo ieri sera ho avuto una discussione con la mia ragazza mene sono andato a dormire nel salone da solo dopo 30 minuti nemmeno sono dovuto tornare nella stanza dalla mia ragazza perchè avevo paura come se dovevo avere qualche allucinazione, oppure se la sera passo dal corridoio per andare in bagno di buoi è come se mi mette ansia... adesso vorrei chiedere tutte queste paure che mi faccio che mi vergogno anche dirlo.. può essere un inizio di psicosi o schizofrenia... anche se non ho mai avuto in 34 anni che ho allucinazioni... Grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve gentile utente,
grazie per aver condiviso i Suoi timori con noi di MioDottore. Immagino non sia stato semplice, ma parlare di ciò che ci succede è sempre la cosa più giusta da fare.
Escluderei la schizofrenia o altro disturbo ascrivibile allo spettro psicotico. E, in fondo, credo lo escluda anche Lei; altrimenti non avrebbe premesso che soffre di ansia e DOC da 15 anni.
Il timore di poter avere un'allucinazione è legato ad ansia anticipatoria. Lei avverte la sensazione che qualcosa di sgradevole (l'allucinazione, in questo caso) accadrà da un momento all'altro, ed è una sensazione talmente forte che sente quasi l'allucinazione avvicinarsi. Il DOC rende quest'ansia più consistente: "se lo penso vuol dire che accadrà". Ed ecco che il timore diviene più tangibile, più invadente. Questo è ciò che Le sta succedendo in questo momento.
Ha detto di essere in cura, e questo è ottimo. Aggiorni il o i professionisti che La seguono di quanto sta accadendo, senza vergogna. Loro sono lì per aiutarLa.
In bocca al lupo e un caro saluto,
dott.ssa Serena Maugeri
Buon pomeriggio
Una ragazza, amica e collega, con la quale c'era molto contatto fisico ,quasi intimo, mi ha raccontato una menzogna.
Per Pasquetta è uscita con dei suoi amici maschi, è andata a ballare ed ha preso l'influenza.
I giorni seguenti a lavoro stava male, non dormiva la notte e si lamentava.
Le chiedevo se era stata da qualche parte, se aveva preso freddo così per aiutarla e capire... Ha negato tutto ed ha detto anche che quel giorno era stata a casa e non capiva come poteva aver preso l'influenza.
Venerdì scorso ho scoperto proprio la verità, gliel'ho detto e lei ha visualizzato e non ha risposto.
Chiaramente ha contagiato anche me perché in quei giorni le sono stato vicino (purtroppo).
Oggi a lavoro, silenzio totale, zero parole.
Come dovrei comportarmi?
Cosa devo pensare?
Sicuramente credo che non abbia interesse altrimenti non si sarebbe comportata e non si comporterebbe così.
Grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buon pomeriggio utente,
grazie per essersi aperto con noi di MioDottore.
Dal Suo messaggio percepisco un pungente astio per quanto accaduto, e credo che valga la pena esplorare questo sentimento. In particolare: quali aspettative ha infranto la Sua collega mentendoLe? Cosa desiderava che succedesse tra voi che non si è realizzato? Quale ideale che Lei aveva costruito sulla Sua collega è andato perduto in seguito all'accaduto? Sono domande di introspezione importanti a cui rispondere.
D'altro canto c'è la Sua collega. Perché ha mentito? Ha mentito anche sul suo interesse? Sebbene la risposta a queste domande sia nota solo a lei, abbiamo uno strumento potentissimo: il confronto. Parli con la Sua collega; non tramite messaggio, ma in presenza. Le ponga domande, la osservi; il linguaggio non verbale è molto più eloquente di quello verbale.
La invito a mantenere, durante il confronto, un atteggiamento aperto, assertivo e rispettoso. So che potrebbe essere molto arrabbiato; ma se desidera davvero conoscere perché la Sua collega ha mentito deve porsi in ascolto, non in scontro.
In bocca al lupo e un caro saluto,
dott.ssa Serena Maugeri
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