Domande del paziente (5)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Marta Palliola

    Buonasera, da ciò che racconta, la sua reazione sembra comprensibile dentro una situazione affettivamente molto dolorosa. Quando una relazione importante entra in una fase di sospensione, è frequente sentire... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Marta Palliola

    Salve, il significato di un sogno ricorrente non è mai univoco e dipende molto da ciò che quella persona rappresenta per lei. Potrebbe trattarsi di qualcuno che conosce, con cui ha avuto o vorrebbe avere... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Marta Palliola

    Salve, comprendo quanto questa situazione possa essere delicata e fonte di turbamento, sia per vostra figlia sia per voi genitori. In questi casi è importante evitare reazioni di allarme, giudizio o vergogna:... Altro


    Buongiorno è da circa un anno che sto andando dallo psicologo per un cambiamento che volevo attuare nella mia vita, fino a dicembre andava tutto bene e mi sembrava di aver fatto progressi, ma da febbraio dopo ogni seduta non mi sento meglio.... anzi mi sento più confusa e persa e in agitazione,
    in particolare nelle ultime sedute mi sono sentita attaccata perché non stavo facendo nulla di pratica per cambiare (però stavo vivendo un periodo di stanchezza emotiva e fisica veramente difficile) e sentirmi dire che se non mi fossi decisa a fare qualcosa non avrei concluso niente, sarei stata infelice etc mi sono sentita veramente male; ho sentito che c'erano su di me aspettative che avevo deluso, deadline non rispettate etc ma io in quel periodo mi sentivo proprio immobile e non nello stato mentale per cambiare.
    Quando le ho esposto il mio stato d'animo riguardo le sue pressioni mi ha detto che l'aveva fatto per istigarmi, per smuovermi un po' ma io mi son sentita attaccata, non sicura e forzata a fare cose che nel momento non riuscivo, inoltre poi parlando di altre cose che avevo scoperto su di me in questo periodo etc mi ha chiesto se le parole che dicevo erano mie o di altri e questo mi ha fatto sentire umiliata e messa in dubbio (durante il percorso ci sono state anche alcune occasioni in cui non percepito di esser compresa appieno)
    inoltre sento di non riuscire più a dire certe cose perché percepisco la sua agitazione
    per il resto non ci sono stati atteggiamenti sbagliati nei miei confronti, mi appare comunque come una persona disponibile e aperta all'ascolto
    ma dopo queste sedute io continuo a ripensare alle sue parole e sento che metto in dubbio in me stessa, e mi agito
    l'idea di proseguire mi mette agitazione perché temo di sentirmi di nuovo male e giudicata, mi sento osservata e sotto esame
    e invece il pensiero di cambiare terapeuta mi fa sentire meglio
    spero di essermi spiegata,
    cosa dovrei fare?
    Vi ringrazio

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Marta Palliola

    Un anno di terapia non è poco, ma non è nemmeno tanto. A volte immaginiamo il cambiamento come un percorso lineare, in cui si progredisce sempre in positivo, ma in realtà il processo è fatto anche di alti e bassi: momenti in cui ci si sente persi, bloccati, affaticati, in cui si ha voglia di scappare o di ritirarsi, anche quando si è scelto di cambiare.

    Il passo importante che lei ha già fatto, e che può aiutarla a fare maggiore chiarezza su come procedere, è stato parlare apertamente con la sua psicologa di come si è sentita in alcuni momenti della relazione terapeutica. Questo è un punto prezioso del percorso.

    Una riflessione utile da fare insieme potrebbe essere: quanto spesso le capita, anche fuori dalla terapia, di sentirsi giudicata, messa alla prova, sotto pressione o attaccata? A volte ciò che accade in terapia può diventare uno specchio delle nostre modalità relazionali e delle nostre ferite, ma proprio per questo è importante che venga accolto e compreso con delicatezza.

    Lei dice che la sua terapeuta le sembra comunque una persona disponibile e aperta all’ascolto. Se sente che c’è ancora uno spazio possibile, la inviterei a parlarne ancora con lei, portando esattamente questo: la paura di sentirsi giudicata, forzata o non al sicuro.

    Forse ha bisogno proprio di capire se questo spazio può reggere anche un confronto così delicato. E, se dopo averne parlato sente comunque che la fiducia non si ricostruisce, anche valutare un cambio di terapeuta può essere una scelta legittima. L’importante è che il percorso resti un luogo in cui possa sentirsi sufficientemente al sicuro per lavorare su di sé.


    Sento il mio io diviso, come due persone, io e un io più interno. Sono sempre io, ma se parlo a voce alta parlo per parlare con lui, mi vedo allo specchio e lo saluto, mi fa le battute e rido. Si potrebbero vedere più semplicemente come io come pensiero dialogato e io come pensiero spontaneo. So la differenza, ma comunque sento una divisione radicale in me stesso. Mi sento depersonalizzato quando non sto pensando a me stesso o parlando con me stesso, come quando sto facendo qualcosa di spontaneo o sono fuori con altri e soprattutto se parlo con altri. Mentre invece ritrovo il pensiero molto più potente e profondo se penso considerando anche me stesso, se penso e allo stesso tempo penso che io sono io. Se lo faccio, mi sento più partecipe o attivo. È difficile da spiegare e da intendere. È come se, ad esempio, mentre sto parlando con qualcuno, se allo stesso tempo oltre a pensare a quello che dico a quella persona, che è un pensiero spontaneo, penso anche all'altro me che è più interno, io sia più presente o mi senta più identificato. Ma questa cosa è molto radicalizzata. Quell'io che parla con gli altri non sono io. Questo che scrive sono io. Sono io solo quando sono con me stesso. Oppure se penso a me stesso mentre sto con altri. Anche se parlo con uno ma penso a me stesso e penso a una risposta suggerita dal me stesso e non dal me, allora quella risposta è più presente e più autentica. Come se dovessi ogni volta ricordarmi chi sono.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Marta Palliola

    Caro utente, provo a immaginare quanto possa essere complesso e faticoso vivere ciò che descrive. Mi colpisce il modo molto lucido e dettagliato con cui prova a raccontare questa sensazione di “divisione”, quasi come se ci fosse una parte di sé più autentica, interna e presente, e un’altra che invece fatica a riconoscere come davvero propria, soprattutto nelle relazioni con gli altri.
    Da quello che racconta sembra esserci anche una sensazione di estraneità rispetto a sé stesso in alcuni momenti, quasi come se si sentisse più “presente” solo quando riesce a mantenere un dialogo interno o a ricordarsi attivamente chi è. Deve essere molto difficile convivere con questa esperienza.
    Senza voler dare interpretazioni affrettate, vissuti di questo tipo possono avere significati diversi e meritano uno spazio di approfondimento. A volte possono essere collegati a forme di depersonalizzazione, dissociazione o a modalità sviluppate nel tempo per sentirsi più al sicuro o più “in contatto” con sé stessi, soprattutto in presenza degli altri.
    Credo che un percorso psicologico potrebbe aiutarla a esplorare meglio ciò che prova, comprenderne il significato e capire quando questa sensazione è iniziata e in quali momenti si intensifica. Il fatto che lei riesca a descriverlo con tanta consapevolezza è già un elemento importante da cui partire.
    Un caro saluto.


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