Domande del paziente (27251)

    Salve dottore
    Vorrei sottoporre il mio spermiogramma
    Premetto che ho un ipogonadismo iponodotropo al testicolo sinistro
    I valori sono stati
    Numero nemaspermi in mmc 20,000
    Numero totale nemaspermi 60 milioni
    Mobili all emissione 70%
    Mobili dopo 120’. 56%
    Forme normali. 80%
    Indice di motilità. 3
    Quantità 3 ml
    Aspetto. Proprio
    Coagulo. Presente
    Sono in cura attualmente solo con tamoxifene 10 mg
    C’è prospettiva sé posso avere un figlio ?
    Grazie dottore

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Prof. Carlo Rando

    Premesso che l'ipogonadismo ipogonadotropo non coinvolge mai un solo testicolo, ma entrambi e cn essi l'intero organismo, su quale base di esami è stata fatta tale diagnosi? I dati dell'esame riportato, se sono solo quelli, sono molto carenti di dati e con valutazioni decisamente approssimative ed incoerenti: per esempio è impossib ile avere il 80% di forme normali anche con una generica mobilità al 70%... una mobilità che manca della dovuta valutazione specifica. Il tamoxifene (un modulatore degli estrogeni) ha senso ove lei avesse una minore o bloccata azione ipofisaria da un elevato livello di estrogeni, altrimenti a nulla serve e rischia solo di averne gli effetti negativi anche pesanti. Sottolineato che sarebbe bene rivedere tutto il quadro, quell'analisi spermatica va rifatta con i seguenti criteri: 48-72 ore di astinenza (poi le ore esatte) e la raccolta in laboratorio la determinazione dei parametri base (concentrazione, volume, pH, leucociti, velocità rapida/lenta/in situ e immobili), la determinazione dei parametri di velocità in micron/sec (percentuali dei gruppi di velocità) e le percentuali delle tipologie di motilità (VAP/VCL/VSL), i test di dettaglio DFI/ABT (cromatina), HBA (adesività), s-ORP/mot-ORP (stato ossidativo).


    Tramite angio tac con contrasto, ecografia addominale con studio delle anse intestinali ed ecodoppler mi è stata diagnosticata la sindrome del compasso aorto mesenterico con un angolo di 11 gradi ed una distanza di 5 mm. Essendo una problematica piuttosto rara, non sto trovando molti chirurghi a cui rivolgermi. Mi servirebbe qualcuno che abbia operato già casi analoghi ed abbia conoscenza anche della sindrome dello schiaccianoci, dacché, il mio referto parla anche di compromissione della vena renale sinistra.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Prof. Carlo Rando

    Non sapendo a chi si sia rivolto, da questa sede si può solo suggerirle di rivolgersi alla chirurgia vascolare di un buon ospedale centrale. Il chirurgo valuterà gli esami citati e prenderà le adeguate decisioni di merito.... senza perdere troppo tempo.


    Domande su Idrocele e varicocele

    Salve,
    vorrei porvi una domanda. È possibile, a 38 giorni da un intervento per idrocele, eseguire esercizi con un carico di 9 chili? Ad esempio, eseguire stacchi a gamba tesa?
    Facendo questo tipo di esercizio rischio una recidiva?

    Grazie per la disponibilità.
    Cordiali saluti,

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Prof. Carlo Rando

    A 38 giorni ormai la reattività post-operatoria dovrebbe essersi risolta, poi occorre verificare se siano state risolte le ragioni del'idrocele, ammesso che siano state determinate. In ogni caso solo il chirurgo operatore da tale punto di vita potrà darle il via libera. Sul fronte delle ragioni invece deve sentire un andrologo.


    Buonasera, mio figlio ha 6 anni ed ha ancora il pisellino completamente chiuso. Abbiamo fatto una visita dall’urologo e ci ha detto di mettere elocon crema la sera prima di andare a dormire, con l’aiuto di una siringa, per due mesi stoppando un mese e poi ripetere altri due mesi. Ad una settimana dal trattamento non vedo miglioramenti. È un processo più lungo? Bisogna aspettare la fine della terapia?

    Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Prof. Carlo Rando

    Una terapia che non servirà a nulla e che lo intossicherà con il cortisone. La sola e reale soluzione è la circoncisione radicale che prima farà e meglio sarà.


    Domande su Idrocele e varicocele

    Gentilissimi Dottori,

    Vi ringrazio di cuore per la pazienza e la disponibilità che mi state dimostrando.

    Mi scuso con Voi se posso sembrare petulante e se ho scritto numerosi messaggi, ma la mia preoccupazione principale è il rischio di recidiva.

    Sono passati 38 giorni dall’intervento e purtroppo non ho ricevuto indicazioni chiare. Non so nemmeno chi mi abbia operato: sono stato dimesso con la sola raccomandazione di evitare sforzi e di gestire autonomamente il decorso a domicilio.

    Per avere informazioni più specifiche mi è stato detto che dovrei rivolgermi a un professionista privato.

    Aggiungo che, quando compio degli sforzi, avverto un lieve fastidio sul lato sinistro del testicolo operato, in corrispondenza dell’epididimo, con un’irradiazione che risale verso l’addome, all’altezza del testicolo stesso.

    Amo fare sport e desidero tornare ad allenarmi in sicurezza. Per questo Vi chiedo cortesemente indicazioni più precise sui tempi di recupero e sugli sforzi che posso concedermi.

    Vi ringrazio ancora per l’attenzione e per il tempo che vorrete dedicarmi.

    Un cordiale saluto, Danilo.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Prof. Carlo Rando

    Pessimo modo di gestire il paziente: è obbligo di chi ha eseguito l'intervento svolgere il dovut controllo per dare o meno il via libera alle normali attività motorie e di vita. Certo che ove non ottengo risposte, come sembra essere, può o rivolgersi all'Ufficio Relazioni con il Pubblico dell'ospedale in questione o rivolgersi ad un andrologo privato per rivalutare il quadro. Senza rivalutazioni non si possono dare indicazioni utili.


    Salve a tutti ,da circa vent'anni ho un nevo nella regione della carrucola lacrimale, tenuto sotto controllo da anni, proprio oggi durante una visita dermatologica della mappa dei nei su consiglio dell'oculista hanno valutato la possibilità di fare l'intervento chirurgico come prevenzione per evitare lo sviluppo del melanoma, vorrei sapere qualcosa sull'intervento è dopo quanti giorni di convalescenza rientra tutto nella norma Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Prof. Carlo Rando

    Credo sia meglio che chieda tali spiegazioni al chirurgo ch l ha proposto l'intervento e che ha, ovviamente, valutato la posizione e lo stato del nevo.


    Domande su Varicocele

    Buonasera facendo un ecografia ai testicoli mi hanno trovato vericoceli testicolo sx,non hi dolore ma mi fa male l inguine. è normale? Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Prof. Carlo Rando

    Può essere normale, ma dipende dal grado del varicocele e in ogni caso può derivare dal riflesso di una congestione infiammatoria pelvico-prostatica associata. Ora le serve un buon andrologo che svolga i dovuti esami genitali (ecografia doppler pelvico-prostatica e testicolare, analisi base dello sperma, coltura differenziale del secreto prostatico estratto e dell’urina) per poi decidere sul come agire.


    Buonasera dottori, vi scrivo per un dubbio che mi assilla da tanto tempo.
    A Settembre 2022 iniziai ad avere dolori interni al pene, fitte molto forti da condizionarmi la giornata.
    Feci quindi a novembre 2022 una ecografia basale del pene risultata negativa.
    La feci principalmente perché sul lato destro dell'asta era visibile un bozzo o nodulo visibile a pene eretto come una specie di mezzo anello per intenderci.
    Più avanti feci una ecografia dinamica del pene in erezione risultata negativa, ma dato che questo mezzo anello sull'asta continuava ad esserci feci nel medesimo posto la stessa ecografia dinamica a distanza di 2 anni nel giugno 2025 sempre negativa.
    Questo bozzo continua ad esserci tutt'ora e ha la forma di mezzo anello, toccandolo non si avverte nulla sotto pelle e da qualche tempo si è aggiunto un altro mezzo anello più piccolo sotto a lui, motivo per il quale a dicembre 2025 feci nuovamente una ecografia dinamica del pene sempre negativa a parte per delle fini calcificazioni periuretrali, da un altro andrologo specializzato in ecografie dinamiche.
    Mi è stato detto in passato che si trattava di una vena ma è grande secondo me per essere una vena onestamente.
    Sono molto preoccupato che si possa trattare di un sarcoma al pene, inoltre ultimamente mi è calata parecchio la sensibilità al pene in erezione.
    I forti dolori che ho da ormai 3 anni al pene sono secondo l'andrologo una prostatite cronica da capire se batterica o meno.
    Un sarcoma del pene o un tumore del pene si sarebbe visto in 3 diverse ecografie dinamiche del pene?
    Dovrei stare tranquillo anche se questo misterioso bozzo è ancora presente? Aggiungo che si vede bene anche a pene flaccido certe volte, non riesco più a vivere serenamente, ho periodi in cui sto un po' meglio e periodi in cui torna il dolore lungo tutto il pene. Grazie per i vostri pareri.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Prof. Carlo Rando

    Le ecografie dinamiche non servono a tali valutazioni ma solo a valutare i flussi ematici endocavernosi... quindi ha fatto degli esami che hanno sempre dei rischi... inutilmente. In ogni caso dal punto di vista del suo percepito anello (certo compatibile con una vena un poco più grossa) nessuno, salvo distrazioni esecutive (vanno viste le ecografie, specie la basale eseguite), ha rilevato nulla a carico del pene. Se avesse avuyto un sarcoma... beh.... dopo tre anni non sarebbe qui a raccontare la cosa e non avrebbe più il pene... quindi lasci perdere tale aspetto. Sul fatto che possa essere un dolore riflesso e un ingrossamento venoso da congestione infiammatoria pelvico-prostatica, mai valutata né al minimo né adeguatamente, è l'ipotesi più probabile. Ovvio che occorra che un buon andrologo svolga i dovuti esami genitali (ecografia doppler pelvico-prostatica e testicolare, analisi base dello sperma, coltura differenziale del secreto prostatico estratto e dell’urina) e, nel caso, generali (stato epato-metabolico-ossidativo, nutrizionale, ormonale, immunitario, cardio-coronarico-vascolare, fisico e stressogeno, microbiota intestinale), con gli indici derivati. Senza peralytro trascurare lo stato del rapporto prepuzio/glande La attenta interpretazione dei dati consentirà di attivare la utile strategia terapeutica.


    Da qualche giorno ho perdite trasparenti o bianche ( tipo pus, ma no maleodorante) dal pene. Non ho bruciore ,non ho dolore durante la minzione e non ho bisogno frequente di urinare. L'unica cosa che ho notato è un po' di rossore al meato urinario (forse dovuto perché mi pulisco con la carta igienica). Di cosa potrebbe trattarsi? Grazie.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Prof. Carlo Rando

    Da com lo descrive non è pus (che tende al giallo-verde) ma una secrezione possibile frutto di cuna accentuazione di una congestione infiammatoria pelvico-prostatica che lei trascina da tempo. L'arrossamento al meato può derivare sia da ciò che dallo sfregamento con carta igienica (mai fare ciò: ci si pulisce con sola acqua corrente) che da un alterato rapporto prepuzio/glande che favorisce i ristagni e le irritazioni locali. Allo stato deve solo lavarsi più volte al giorno e tenere una buona diuresi con frutta/acqua/verdura, ma poi è il caso che un andrologo la veda ed esegua i fondamentali esami genitali (ecografia doppler pelvico-prostatica e testicolare, analisi base dello sperma, coltura differenziale del secreto prostatico estratto e dell’urina) per poi decidere nel merito.


    Domande su Ernia Inguinale

    Buongiorno, vorrei chiedere ho un ernia inguinale, e ho PSA un po alto rispetto alla tabella, posso operarmi di ernia? grazie della collaborazione

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Prof. Carlo Rando

    L'intervento per l'ernia non è controindicato dal valore di PSA, tuttavia occorre sempre tenere presente che l'inserimento di una rete potrebbe sostenere un processo infiammatorio che talvolta stimola una evoluzione cancerosa prostatica... quale è il valore del PSA T e L (il valore soglia è a 2.5 ng/ml per il totale). Pertanto occorre valutare le ragioni del valore di PSA in prima battuta, prima dell'intervento per l'ernia, con una attenta ecografia doppler transrettale e il profilo del PSA (PSA totale e libero, 2-proPSA e PHI; rapporto PSA/volume e PHI/volume, PSA L/T, testosterone/PSA).


    Buon pomeriggio a tutti,
    Da una ventina di giorni a questa parte ho un leggero dolore sul testicolo destro, nel sinistro ho una protesi, ed il destro è stato fissato per evitare torsione testicolare in età infantile, in quanto l'altro perso per la medesima causa.
    È un lieve indolenzimento corrispondente alla parte sul retro del testicolo.
    Eseguita ecografia dalla quale non si evidenzia nulla, il dolore pare collegato ad una sorta di fastidio che parta anche dalla zona inguinale, durante l'allenamento con i pesi in palestra sento un leggero tirare e fastidio sempre dalla parte destra.
    Dopo l'eiaculazione pare il dolore lievemente affievolirsi. Alcuni giorni è più evidentemente e fastidioso, in altri lo percepisco meno. A cosa potrebbe essere legato?

    Fatico talvolta palpando il testicolo a comprendere la parte esatta da dove provenga il fastidio, solo toccandolo con molta cura a volte riesco a trovare il punto che pare corrispondere al retro del testicolo.
    Certo di una cortese risposta, ringrazio anticipatamente

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Prof. Carlo Rando

    Un quadro legato ad uno stato di congestione infiammatoria pelvico-prostatica per la quale si può avere un dolore steso al testicolo esistente. Occorre una più completa ed attenta valutazione del suo quadro genitale con i dovuti esami (ecografia doppler pelvico-prostatica e testicolare, analisi base dello sperma, coltura differenziale del secreto prostatico estratto e dell’urina) da cui l'andrologo ptrà decidere i passi successivi.


    DURANTE UN SEMPLICE INTERVENTO DI ASPORTAZIONE DI UN CALCOLO URETRALE, PER ERRORE è STATO RECISO IL DOTTO DEFERENTE LASCIANDOMI IN PRATICA STERILE, l*ERRORE E STATO AMMESSO MINIMIZZANDO GLI EFFETTI DELLA COSA I MA IO DOPO UN PO DI TEMPO MI SONO ACCORTO (in ritardo per motivi personali, perdita della moglie, ecc,) di questa sterilità. Mi si dice che praticare attività sessuale è benefica per l'uretra, ed il fisico in generale, Grazie vorrei un consiglio.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Prof. Carlo Rando

    Ovvio che in assenza di dati certi ed adeguati si pssano solo fare delle considerazioni complessive. Se sta in realtà parlando di un calcolo ureterale e non uretrale. In ogni caso il danno al deferente, con relativa chiusura) credo sia stato monolaterale e quindi in sé non può averla resa sterile in ragione della normale funzione del controlaterale. Tutto ciò salvo che non fosse un calcolo incuneato nel tratto prostatico uretrale, cosicché l'asportazione e la reazione infiammatoria abbian occluso i dotti ejaculatori... ma allora proprio non avrebbe emissione di sperma. Ha svolto le adeguate analisi necessarie a valutare le ragioni anche generali della sua sterilità?


    Domande su Iperplasia prostatica benigna

    Buonasera, ho 59 anni ed ho diagnosticata IPB dal 2014, 2 biopsie negative una Nel 2014 e una nel 2015, in terapia da allora con avodart e omnic Prostata di dimensioni di circa 95cc, che tipo di operazione dovrebbe essere possibile con tale dimensione secondo voi ? Per forza a cielo aperto? Turp, laser verde.
    Grazie in anticipo. Sergio

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Prof. Carlo Rando

    E' possibile ancora procedere per via endoscopica transuretrale (TURP o Laser ablation o Rezum), oppure con una procedura robotica laparoscopica, ma tutto dipende dalla attenta valutazione dell'urologo operatore e dalla sua esperienza con una o l'altra tecnica di riduzione e disostruzione. Dipende anche da come è conformata quella prostata e occorre essere certi che non nasconda isole di cancro (la dutasteride tiene basso il valore del PSA) che, in presenza di valori dubbi di PSA va sempre verificata con la PET/CT con 68GallioPSMA o con (18F)-DCFPyl-PSMA e determinazione del parametro SUV differenziale sulle aree sospette. Una cosa è certa... avrebbe già dovut provvedere molto tempo fa ed ora è bene che agisca in fretta ad evitare improvvisi blocchi minzionali o, peggio, reflussi vescico-ureterali con conseguente danno renale.


    Salve , forse non è questo il luogo dove parlarne ma ho bisogno di un aiuto e di un giudizio.
    Delle miei amiche mi hanno proposto di fare un viaggio tutte insieme per riunirci.
    A me farebbe tanto piacere ma ho una preoccupazione che mi porta sempre, il dover condividere la stanza e di conseguenza il bagno
    Mi mette tanta paura di contagio, tipo virus o malattie.
    Io vorrei tanto andare perché mi farebbe tanto piacere ma sono bloccata.
    Ringrazio in anticipo.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Prof. Carlo Rando

    Non si faccia paranoie inutili e se va con le amich non metta in paranoia anche loro. buon divertimento.


    Salve ho 17 anni 2 settimane fa sono stato operato di circoncisione parziale e frenuloctomia, cioè mi è stato anche rimosso il frenulo, tagliato, comunque non ho più il problema del frenulo corto. Post operatorio tutto okay, alla prima cambiatura della fasciatura il pene sembrava okay, non era gonfio e non presentava chissà che edema . Ma a 4 giorni dal intervento ho ricevuto un colpo proprio lì sulla zona operata , cosa che, all’inizio non ha portato nessun problema , solamente una macchiolina scura sotto la zona del frenulo. Passa un giorno senza alcun problema , il giorno ancora dopo mi sveglio con forte bruciore e bisogno di urinare ( cosa che ora non capita spesso però prima si è sembrava normale svegliarsi con erezione e fare pipì ), comunque vado in bagno e urino normalmente , improvvisamente la fascia si macchia di sangue , completamente , spaventato e urlavo da dolore vi posso far immaginare la scena e il trauma , corriamo in ospedale anche perché il sangue colava per terra , già durante il percorso in ospedale notavo un gonfiamento importante . Sta di fatto che comunque arriviamo in ospedale mi mettono sul lettino e mi fanno aspettare 2 ore con ghiaccio, cosa che aveva aiutato , loro si erano allarmati ma fortunatamente appena steso e tamponato il sanguinare era passato . Dopo 2 ore in cui stavamo aspettando il chirurgo che mi ha operato che stava facendo le visite ed essendo che aveva smesso di sanguinare e quindi non riteneva importante la cosa non avendo dolore , fa scendere un collega a vedere la situazione e fare da tramite , sta di fatto che il collega cambia la medicazione e vi posso far immaginare , il pene risultava completamente asimmetrico , gonfiore su un lato, salsiccia sotto a tutta la testa del glande orribile , e ovviamente sporco di sangue , comunque fa la fasciatura spiega come devo comportarmi e mi manda a casa . A 14 giorni dal giorno del
    operazione e 8 giorni dal trauma la situazione è migliorata abbastanza , è rimasto
    solo gonfiore localizzato zona sotto al frenulo sotto al glande , una salsiccia / ciambella , e anche sul lato destro, del resto non ho dolore , urino normalmente , sensibilità posso dire di averla quasi recuperata , e ieri i primi punti sono iniziati a staccarsi . Però ho dei seri dubbi e vorrei delle risposte essendo che in giro si sente di tutto .
    Oggi quando ho rimosso la benda ho visto che il glande era coperto un po dalla pelle cioè conta l anello del glande quello iniziale era coperto dalla pelle , andata sopra anche un po a qusta salsiccia , cosa che prima a d ora non era mai successa anche perché io ho sempre avuto il pene anche quando cambiavo la medicazione completamente scoperto , glande completamente fuori nessuna pelle sopra , e avevo giustificato la cosa col fatto che avendo tolto
    il frenulo è automatico che la pelle non ci vada più sopra o qualcosa del genere ( a me è stato detto di fare una circoncisione parziale e allungamento del frenulo perché la situazione non era grave ) sta di fatto che in sala operatoria dicono di aver rimosso il frenulo perché troppo corto , e aver rimasto come previsto della pelle per mantenere l aspetto estetico è una naturalezza .
    L ultimo controllo 5 giorni fa è stato detto che sto bene e che questo gonfiore edema quel
    che sia andrà via, è vero ? La pelle come devo tenerla sopra al glande o sotto ? il gonfiore interferisce con questo ? Quando posso tornare allo sport ? Mi è stato detto al totale sgonfiamento , cosa devo usare per le fasciature ? grazie mille

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Prof. Carlo Rando

    Purtroppo è stata una stupidaggine fare la parziale che rischia di farle ripresentare il problema precedente e che ha finito per dare luogo ad un edema molto più importante del solito. Quel sanguinamento derivò dal sangue accumulatosi sotto la fasciatura (altra cosa da non fare mai) che alla decompressione è uscito tutto insieme... ormai dovrebbe essersi tutto risolto. Certo ora l'edema impiegherà anche un mese o più per risolversi, ma deve ridursi progressivamente, altrimenti tra 15 giorni sarà bene aiutarlo con una infiltrazione di jaluronidasi, prima che si organizzi in con una fibrosi (poi da risolvere con una analoga infiltrazione di un fibrinolitico, quale la pentossifillina). Deve lavarsi per bene con sola acqua corrente e mobilizzare la cute del pene (su e giù) anche più volte al giorno e... ormai portare pazienza, tnendo il pene all'aria aperta quando può, augurandosi che la parziale le abbia realmente risolto il problema... ma lo si vedrà tra un paio di mesi.


    Bsera ho 51 anni SN in menopausa,ho una mav, malformazione arteriosa venosa,e ho fatto radioterapia,tutto è iniziato la sera prima della radioterapia, avendo rapporto cn mio marito ho sentito un forte bruciore allil interno,e ho avuto la cistite,che ho curato,poi ritornata e. Curata,poi cominciai a urinare spesso,3 SN stata da un urologinecologa,che mi ha dato la solinefacina da 5mg,ma nn avendo risultati l'ha aumentato a 2 al giorno,ma senza risultato, anzi ho avuto effetto collaterale di nn sentire più lo stimolo di fare pipì,ho fatto esame urodinamico e ha confermato vescica iperattiva ,SN stata da un altra urologa e mi ha dato la tolterodina che prendo da giorno 16 aprile,e mi sveglio ogni 2 ore anziché ogni mezz'oretta,i medici mi dicono che la radioterapia nn c entra nulla,SN stata anche dalla neurologa,e devo fare altri esami x capire se è un problema neurologo,volevo sapere se riuscirò a sentire di nuovo lo stimolo di fare pipì? grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Prof. Carlo Rando

    L'uno o l'altro farmaco agiscono sul medesimo problema, seppure con meccanismi differenti, ma alla fine cercano solo di tampnare la disfunzione. Nulla ci dice della sua malformazione artero-venosa: dove è e cosa coinvolge? Ha fatto la radioterapia per cosa, con quale dose e in quale area corpore ha dovuto essere applicata? Parla di cistite: curata con cosa? Può anche essere che la radioterapia in sé sia una delle ragioni dello stato irritativo vescicale, così come può esserlo una connessa disfunzione intestinale. Inseguire solo il sintomo, come dimostra il suo racconto, non serve a nulla. Occorre cercare e definire le ragioni nel contesto del suo quadro per poi gestire una adeguata strategia terapeutica.


    Bsera ho 51 anni SN in menopausa,ho una mav, malformazione arteriosa venosa,e ho fatto radioterapia,tutto è iniziato la sera prima della radioterapia, avendo rapporto cn mio marito ho sentito un forte bruciore allil interno,e ho avuto la cistite,che ho curato,poi ritornata e. Curata,poi cominciai a urinare spesso,3 SN stata da un urologinecologa,che mi ha dato la solinefacina da 5mg,ma nn avendo risultati l'ha aumentato a 2 al giorno,ma senza risultato, anzi ho avuto effetto collaterale di nn sentire più lo stimolo di fare pipì,ho fatto esame urodinamico e ha confermato vescica iperattiva ,SN stata da un altra urologa e mi ha dato la tolterodina che prendo da giorno 16 aprile,e mi sveglio ogni 2 ore anziché ogni mezz'oretta,i medici mi dicono che la radioterapia nn c entra nulla,SN stata anche dalla neurologa,e devo fare altri esami x capire se è un problema neurologo,volevo sapere se riuscirò a sentire di nuovo lo stimolo di fare pipì? grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Prof. Carlo Rando

    Le ho già risposto.


    Buongiorno, dalle mie prime esperienze intime ho sempre avuto problemi nella durata del rapporto, che difficilmente superava il minuto. Tentativi personali di gestire il problema con profilattici ritardanti, esercizi di kegel ecc. si sono rilevati poco efficaci. Pur riuscendo a soddisfare la partner nel rapporto in altri modi, questa problematica è andata a essere uno dei motivi di termine di una relazione e mi ha portato a fare un percorso con una sessuologa, senza risultati.
    Ho consultato poi un andrologo, che l'ha riconosciuta come EP primaria, ma, ipotizzando potesse essere una sovraeccitazione come risposta ad una disfuzione erettile mi prescrive vardenafil per disfuzione + crema anestetica. Effetto quasi nullo con farmaco, miglioramento sensibile del tempo con la crema, ma non cambia il mio controllo sul riflesso eiaculatorio (anzi peggiora avendo meno riscontro delle mi sensazioni).
    Alla luce poi di una diagnosi di deficit di attenzione (che sembri impatti sulla vita sessuale) ho iniziato un percorso con un altro sessuologo poi per lavorare su questo e l'ansia da prestazione (che indubbiamente ho sviluppato negli anni) e che ho imparato a gestire, ma anche questo non ha migliorato nel pratico la durata dei rapporti. Mi ritrovo oggi a non sapere più come muovermi; meglio fare una nuova visita andologica o cercare un diverso percorso sessuologico? Quale terapia può essere considerata in questo caso?
    Ps. L'unico periodo in cui ho percepito un miglioramento concreto dei tempi è stato quando ho praticato pesantemente sport aerobici(corsa e nuoto), mi è stato spiegato che potrebbe essere legato al nervo vago, ma non so se presentare questa informazione al prossimo professionista col rischio di creare più confusione

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Prof. Carlo Rando

    Ho l'impressione che il quadro mai sia stato adeguatamente valutato, forse minimizzando non pochi aspetti genitali e generali ed inseguendo solo il sintomo cercando di tamponarlo... ovvio senza successo e con un incremento dello stato stresso-ansiogeno che non aiuta. Ovvio che una migliore attività fisica possa aver aiutato ed aiuti, migliorando alcuni aspetti del suo equilibrio, ma nulla centra il nervo vago. Ora le serve un ottimo andrologo che riveda quanto ha fatto, la valuti ed esegua i dovuti esami genitali (ecografia doppler pelvico-prostatica e testicolare, analisi base dello sperma, coltura differenziale del secreto prostatico estratto e dell’urina) e generali (stato epato-metabolico-ossidativo, nutrizionale, ormonale, immunitario, cardio-coronarico-vascolare, fisico e stressogeno, microbiota intestinale), con gli indici derivati. La attenta interpretazione dei dati consentirà di attivare la utile strategia terapeutica.


    Domande su Ipertrofia prostatica

    Buongiorno per l 'ipb prendo Avodart a qualsiasi ora e Urorec alle 22 ho 69 e sono uno sportivo è possibile integrare con l'Arginina grazie buona giornata

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Prof. Carlo Rando

    Integrare perché? Assumere arginina non serve a darle delle erezioni che sono inibite dalla dutasteride (avodart) che assume, oltre che dal suo quadro disfunzionale prostatico e forse da altri aspetti magari non adeguatamente valutati. Peraltro l'avodart va assunto sempre alla stessa ora e non quando capita, altrimenti rischi di avere periodi di sovraccarico e periodi di carenza che peggiorano le cose. La sola possibilità che può avere è rivedere tutto il suo quadro con un buon andrologo che svolga i dovuti esami genitali e generali per poi definire una eventuale diversa strategia terapeutica.


    Domande su visita andrologica

    Buona sera sono un uomo 72 anni ho notato la mancata fuoriuscita di sperma al culmine dei rapporti. Pero prende urorec vorei sapere se una cosa seria?grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Prof. Carlo Rando

    Certamente è l'effetto collaterale del farmaco, associato anche alla sua condizione disfunzionale pelvico-prostatica. In generale la sospensione del farmaco in 10-15 giorni consente la ricomparsa dell'ejaculazione, sempre che le condizioni pelvico-prostatiche lo consentano. O sopporta il problema o fa rivalutare il suo quadro per decidere una eventuale diversa strategia terapeutica.


Domande più frequenti

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