Domande del paziente (5)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
la ringrazio per aver trovato il coraggio di raccontare una storia così complessa e dolorosa. Dalle sue parole emerge una grande lucidità, ma anche una profonda stanchezza: sembra che da molto...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
la ringrazio per aver scritto con tanta chiarezza e onestà ciò che sta vivendo. Da quello che racconta emerge una grande consapevolezza di sé, e questo non è affatto scontato. Allo stesso tempo,...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Cara utente,
quello che racconti ha una sua coerenza, anche se dentro di te lo senti come confuso.
Senti che questa relazione per te è diventata qualcosa di più, ma allo stesso tempo ti stai adattando...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Federica,
la sua è una domanda molto centrata, perché coglie un tema più che attuale sul quale viene posta ancora poca attenzione.
Quando l’obiettivo è comprendere un fenomeno, informare può...
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Ho affrontato più percorsi di terapia diversi ma mi assilla sempre un pensiero: potrò diventare produttiva e funzionale sforzandomi e trovando tutte le strategie utili del caso, ma quello che sento davvero è incompatibile con l'idea di "guarigione" che avevo e che in genere gli altri si aspettano da me. Sono cinica e pessimista e analitica e sinceramente non trovo motivi per cambiare al di fuori di compiacere gli altri. Per non essere etichettata come arida o misantropa o ribelle. Devo considerarmi bacata o provare l'ennesimo nuovo approccio e cercare di internalizzare tutte quelle premesse che trovo sentimentali e banalizzanti e basta? Trovo molta libertà e sazietà nel pessimismo ma evidentemente le persone che mi criticano vogliono spingermi a mirare ad altro come una specie di imperativo biologico naturale che non ho mai provato
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Cara utente,
quello che descrivi non suona come qualcosa di “bacato”, ma come una posizione interna piuttosto definita, che nel tempo hai costruito e nella quale funzioni.
Il punto che porti è molto interessante perchè ha a che fare con una distanza tra ciò che senti autentico e l’idea di cambiamento che senti ti venga richiesta. Un’idea che vivi come normativa, poco tua, e per questo facilmente respingente.
Il pessimismo che descrivi può avere anche una funzione: dare coerenza, mettere distanza, difenderti da aspettative percepite come invasive o non aderenti. In questo senso, è comprensibile che le richieste esterne vengano sentite come minacciose, possiamo anche dire espulsive (?) più che come possibilità.
Nel punto di vista che ti do, senza conoscerti quindi sulla base di poche informazioni e della mia personale esperienza, la domanda si sposta leggermente: non tanto se devi cambiare o meno, questo passa in secondo piano, ma come mai una posizione così solida debba entrare in conflitto così forte con ciò che arriva dall’esterno. Cosa rischierebbe, cosa verrebbe messo in discussione, se quelle richieste non fossero vissute solo come qualcosa da respingere.
Non credo che tu debba aderire a un modello più “positivo” o forzarti a sentire ciò che non senti, penso che una ipotesi interessante sarebbe capire se questa posizione ti lascia spazio oppure se, nel proteggerla, finisce anche per chiudere alcune possibilità.
Un caro saluto