Domande del paziente (28)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno. Comprendo quanto possa soffrire in questo momento per l'interruzione del suo rapporto affettivo. E' molto duro da accettare. In generale nelle relazioni affettive si può solo cambiare se stessi... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera. Considerata la sua "storia politraumatica" sono d'accordo con lei che non sia sufficiente una terapia solo verbale e che sia necessario un intervento specifico per affrontare "i residui traumatici"... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno. Credo sia importante che sua figlia intraprenda un percorso psicoterapico/psichiatrico che la possa aiutare a regolare il tono dell'umore e ad affrontare le difficoltà che sono alla radice... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, Le pressioni interne ed esterne spesso sono causa di forte ansia e malessere. Ogni scelta della nostra vita può comportare paura dei cambiamenti e paura di perdere "delle cose". Certamente... Altro
Io prendo effexor da 180 la sprichiatra del CSM alla prima visita mi a segnato questo anche perché per dormire mi era stato dato 10 anni fa il rinotril 40 gocce prima di andare a dormire e 20 di lormetezapan, (e sono risulta al depakin che mi fa un effetto che no fa aumentare la rabbia e la forza mi fa alzare un frigorifero pieno con due motori e poter rimetterlo apposto mi da una forza sovrumana che con un calcio mi fa scappare una parente con i doppi mettono non mi fa sentire dolore e poi passa la parte fi paranoiai tutto mi spaventa che mi sento inn ierivolo e finché non mi arrabbio di nuovo panni fino al esterno per il terrore e salto al minimo scricchiolio dei mobili o di ciò che sento e piangere ora e poi mi arrangio e divento io pericolosa e forte da stritokare la mano a chi mi saluta o mi si rompono bicchieri in mano quel farmaco che mi ha dato la psichiatra può farmi lo stesso effetto ? Visto che era la prima visita e andava di corsa che da un ora e arrivata in ritardi 30 minuti è doveva vedere un paziente per lei 18 e dei miei problemi non mi ha fatto spiegare cosa mi angoscia
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno. Per capire se alcuni sintomi che lei riscontra sono attribuibili ai farmaci che sta assumendo deve senz'altro consultare il suo psichiatra. Insieme alle visite psichiatriche di controllo, sarebbe utile fare un percorso psicoterapico per approfondire le sue attuali angosce e preoccupazioni. In genere al CSM stesso è possibile fare dei colloqui con specialisti Psicologi. In caso non sia possibile si può far dare indicazioni per una Psicoterapia all'esterno del servizio stesso.
Dott.ssa Alessandra Marra.
Buongiorno, sono una ragazza di 20 anni e ho sempre sofferto di un sonno disturbato a causa dell’ansia. 2/3 mesi fa ho attraversato una sorta di crisi di ansia a seguito della quale ho sentito il medico che mi ha dato circadin (1 volta prima di dormire) e lexotan (anche 3 volte al giorno per 5 gocce). Ho superato questa crisi ma continuo ad avere problemi.
il mio sonno è disturbatissimo, faccio sogni strani e disturbanti, ne faccio anche molteplici a notte e quando mi sveglio spesso mi sento turbata e insoddisfatta del sonno, che non è quasi mai ristoratore. Mi capita anche di risvegliarmi brevemente e poi cadere nel sonno di nuovo, il che è molto fastidioso perché è un risveglio “scomodo”, accompagnato da una sensazione sgradevole. Volevo chiedervi come potrei intervenire a riguardo, perché non so più cosa fare. Vorrei dormire anche solo una notte senza sogni, in un sonno profondo.
Ps. Alcune volte vedendo che non riuscivo a dormire ho preso altre 5 gocce, sommandole quindi a quelle prese precedentemente per prepararmi a dormire.
Grazie per le eventuali risposte.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno. Comprendo il disagio che le da' il sonno disturbato. Insieme al supporto farmacologico, ritengo sia importante comprendere i fattori psico-emotivi che sono alla base dell'ansia con un approfondimento psicologico/psicoterapico. Esplorare questi fattori può essere anche un aspetto protettivo e preventivo rispetto ad ulteriori nuove "crisi d'ansia".
Cordiali saluti.
Dott.ssa Alessandra Marra
Salve, grazie in anticipo delle risposte.
Recentemente ho subito una rottura di 5 anni di relazione con la mia compagna (ha voluto interrompere lei), che a parte i soliti sintomi post-rottura moltiplicati esponenzialmente, mi sta portando ad una fase di analisi della mia vita. In questi recenti mesi infatti ho avuto:
- Dipendenza emotiva totale dalla relazione
- picchi di ansia /depressione /apatia dovuta a insoddisfazione cronica
- pensieri ricorrenti di suicidio
- annullamento del desiderio sessuale
- confusione continua su direzione di vita e lavoro
- autostima pessima
Vorrei capire visto l'insieme qual'è la terapia che consigliate migliore per la mia situazione e chi può svolgerla (psicologo, psicoterapeuta, psichiatra, ecc.),
Grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno. Dopo l'interruzione di una relazione affettiva importante accade che si metta in discussione tutta la propria vita. ripensando alle proprie scelte sia nell'ambito più strettamente personale che lavorativo. Una rottura di una relazione comporta inevitabilmente una crisi con tutti gli elementi di sofferenza e sintomi che lei descrive, Tuttavia, nel tempo, può essere anche un momento di riflessione e di crescita individuale e relazionale.
Può essere utile che lei intraprenda un percorso individuale con uno psicoterapeuta piuttosto che assumere psicofarmaci e "medicalizzare" troppo un periodo critico della sua vita.
Gentile Terapeuta,
Ho 67 anni e sono un uomo laureato, separato con una figlia, pensionato.
Sono stato diagnosticato con ipotiroidismo, ipertensione e leucemia linfatica cronica.
Inoltre, sono stato diagnosticato con AuDHD (ADHD e Autismo di livello 1), nonché con un Disturbo Post Traumatico da Stress Complesso (C-PTSD).
La mia infanzia è stata segnata da un ambiente difficile, con un padre con schizofrenia residuale e una madre con narcisismo patologico. Questo ha portato a un trauma indotto che ha avuto conseguenze profonde sulla mia vita.
Il meccanismo del trauma ha coinvolto il rifiuto e l'anaffettività da parte dei genitori, aggressioni fisiche e psicologiche, violenze fisiche e verbali, isolamento autoindotto come difesa e isolamento subito come punizione, svalutazione subita.
Le conseguenze del trauma sono state numerose, tra cui un bisogno impulsivo di valutazione e accettazione esterna, disforia sensibile al rifiuto, costante sensazione di pericolo, stato persistente di iperallerta, stress elevato, disgrafia reattiva, isolamento sociale e difficoltà a gestire ed esprimere le emozioni.
Ho studiato a fondo il mio caso e le mie conclusioni nascono da diagnosi specialistiche oltre che da un'analisi logica dei fatti.
Non cerco un terapeuta che metta in dubbio la mia diagnosi, ma qualcuno che parta da queste basi per aiutarmi a gestire il corpo e le emozioni. Io porto la conoscenza di me, il terapeuta porta gli strumenti tecnici per la regolazione del mio sistema nervoso.
Ho già affrontato anni di terapia della parola che hanno portato solo a re-traumatizzazione e svalutazione intellettuale.
Non voglio raccontare storie o ricevere consigli morali, ma vorrei lavorare sulla neurobiologia del trauma.
Cerco un lavoro puramente bottom-up basato sulla titolazione delle sensazioni fisiche.
Mi chiedo se Lei sia in grado di guidarmi in una sessione di desensibilizzazione somatica senza che io debba esporre la narrazione dei miei traumi e riaprire ancora una volta il Vaso di Pandora.
La mia anamnesi è contenuta nelle diagnosi ricevute (ADHD, PTSD).
Per ogni dettaglio tecnico ulteriore, posso fornire documentazione clinica, ma non intendo procedere con un resoconto verbale degli eventi traumatici, poiché il mio sistema nervoso reagisce con re-traumatizzazione e shutdown.
Spero di trovare un terapeuta che possa aiutarmi a lavorare sulla mia neurobiologia del trauma e a gestire il mio sistema nervoso in modo più efficace.
Grazie.
Cordiali saluti.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno. Previa valutazione clinica, può avvalersi di una Psicoterapia EMDR che è un intervento molto specifico rivolto ai disturbi traumatici ed efficace a risolvere i sintomi neurovegetativi ad essi connessi.
Dott.ssa Alessandra Marra
Buongiorno da 9 mesi vivo lo stato di ansia di mio marito.
In seguito ad un lutto e altro problemi ha incominciato ad avere forte ansia al mattino che gli provoca mancanza d'aria. E' in cura con xanax gocce al bisogno, non vuole fare un percorso psicologico e 5 mesi di escitalopram non hanno portato beneficio ma lo hanno solo fatto dormire ore ed ore di fila.
Quindi io mi sono accorta che ogni giorno da mesi vivo la mia giornata in funzione a se lui respira, se sta benino, se sta male quindi se è in down io passo la giornata preoccupata con il magone e lo sconforto. In questi mesi ho perso anche 4 kg pur mangiando. Ho fatto collquio con psicologa ma approccio a lungo termine non va bene per me, non ho bisogno di parlare del passato. Il mio problema è la gestione del presente ed è incentrata sul fatto che non riesco a fregarmene di come lui possa stare e questo mi sta esaurendo. chiedo consigli su terapie veloci tipo tcc tbs. grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno. Indubbiamente la sofferenza di un coniuge si ripercuote nella coppia. Dato questo livello di coinvolgimento emotivo può essere utile effettuare una consultazione di coppia che può anche invogliare suo marito ad accedere ad uno spazio psicologico e trovare insieme strategie efficaci a gestire questo momento critico.
Dottoressa Alessandra Marra
Salve ho iniziato da poco una terapia di tipo schema therapy con l'obiettivo di uscire dai miei schemi psicologici radicali dopo aver affrontato CCT, soffro di umore tendente al basso con stati depressivi ed ansia generalizzata, difficolta a socializzare,autostima bassa, mancanza di motivazione, procrastinazione, ecc. Vorrei però provare ad iniziare un percorso
parallelo di trattamento di adhd con un altro/a terapeuta, perchè la mancanza di motivazione mi sta creando gravi ripercussioni. La mia attuale terapeuta non si occupa di adhd. Ma non so neanche, se i miei gravi problemi motivazionali siano legati al disturbo adhd o come conseguenza di anni ed anni di montagne russe di stati emotivi. Ho effettuato già in passato un test adhd, ma non ho potuto avere la conferma di disturbo, perché né io né i miei parenti hanno ricordi precisi sulla mia prima infanzia, perciò il test(ufficiale) è risultato poter corrispondere alla diagnosi di adhd senza però conferma definitiva. Non mi interessa nenache avere conferma, ma curare il sintomo, vorrei che qualcuno mi aiutasse a migliorare la motivazione e intraprendere un percorso di costanza. È possibile che il disturbo motivazionale sia solo conseguenza di stati depressivi e quindi riuscirei ad uscirne anche solo con la schema therapy oppure avrei bisogno di un trattamento specifico? E se si, al trattamento di adhd specifico, potrei fare due psicoterapie contemporaneamente e che tipo di psicoterapia per adhd? Grazie per la vostra risposta
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno. Sarebbe utile approfondire la storia del suo disagio per valutare ulteriormente gli aspetti che hanno portato ad una diagnosi di "ADHD", anche in funzione dell'età. Negli adulti il disturbo ADHD può virare o coesistere in un Disturbo dell'umore. Non si deve neanche escludere un trattamento farmacologico specifico per le regolazione del tono dell'umore parallelamente ad un trattamento psicoterapico. Il disturbo motivazionale può far parte di un disturbo più ampio e va trattato con un approccio integrato.
Cordiali saluti.
Dott.ssa Alessandra Marra
Dott. Alessandra Marra
Salve dottori,ero in una relazione con una ragazza per 4 mesi,dopo di che lei ha deciso di pinto in bianco di lasciarmi senza motivo e senza dirmelo,la incontro per strada il pomeriggio stesso e lei vedendomi cambia strada perché io volevo delucidazioni in merito,lei mi dice che non ho fatto niente di male ma non si trova più bene con me e mi ribadisce di non volere stare più con me.Da allora è iniziato il mio periodo nero ,piangevo di continuo mi mancava il respiro non riuscivo più a dormire oppure se riuscivo mi alzavo molto presto,allora ho fatto una visita psichiatrica e ho preso antidepressivi e antipsicotico e sono stato molto meglio,ora li ho sospesi perché ce la volevo fare da solo senza essere dipendente da quei farmaci ,ma ecco che dopo 6 mesi che non la vedevo la incontro nuovamente per strada e mi rifiuta ancora e ora io sto peggio,mi sento schiacciato non riesco a vivere la mia vita a pieno e la penso sempre e sto male perché non so come faccia a ignorare che io sto male dopo tanto amore che le ho dato perché fa così,sto pensando di riprendere i farmaci o fare di nuovo psicoterapia non so più che fare ditemi voi... inoltre il periodo che ci siamo lasciati quando la incontrarvo per strada inisitevo sempre nel tornare insieme e chiedere spiegazioni tanto che lei dava su tutte le furie e mi urlava tra i passanti di cui alcune persone si sono anche fermate in aiuto pensando chissà cosa volessi farle,io non capisco questo suo atteggiamento di rifiuto e mai lo capirò e fin quando non chiarisco con lei io starò sempre male e con 1000 dubbi,cosa posso fare farmaci e psicoterapia o deve passare da solo?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno. La sospensione dei farmaci va valutata sempre con lo psichiatra curante ed in genere può avvenire solo quando si è consolidato un equilibrio emotivo ed una capacità di riappropriarsi in modo solido della gestione della propria vita. Le sarà di aiuto anche intraprendere un percorso psicoterapico per affrontare questo aspetto della "dipendenza emotiva" nelle relazioni affettive e la difficolta' a gestire le "perdite" e le separazioni.
Cordiali saluti.
Dott.ssa Alessandra Marra
Buongiorno, vorrei un parere.
Mio figlio ha 7 anni e da circa due settimane presenta un comportamento che mi sta preoccupando.
Prima delle vacanze di Pasqua entrava a scuola tranquillamente: lo accompagnavo fino alla classe, ci salutavamo con un abbraccio e un bacio, e poi entrava senza problemi. Sorridente e contento di andarci. (fa la prima elementare).
Dopo le vacanze (quindi inizio aprile), al rientro il primo giorno mi ha detto di non stare bene e l’ho tenuto a casa. Nei giorni successivi ho capito che probabilmente non era un malessere reale, quindi ho ripreso a portarlo regolarmente a scuola.
Da quel momento, ogni mattina davanti alla porta della classe inizia a piangere in modo intenso, dicendo che vuole stare con me. Le maestre devono intervenire per prenderlo e portarlo dentro, mentre io vado via. Questo momento è emotivamente molto forte, anche se so di star facendo la cosa giusta.
Tuttavia, dopo circa 20–30 minuti le insegnanti mi confermano sempre che si è calmato, è sereno, lavora normalmente ed è tranquillo durante tutta la mattinata.
Invece, in occasioni diverse (ad esempio una gita) è stato capace di salutarmi senza problemi e andare verso i compagni.
Quando gli chiedo il motivo del pianto, risponde semplicemente “non lo so”.
Le insegnanti mi riferiscono inoltre che questo comportamento si verifica solo quando lo accompagno io, mentre con la madre non succede. (Siamo una coppia separata e nostro figlio è prevalente a me).
Non presenta febbre, dolori o altri sintomi fisici evidenti, se non occasionali lamentele al mattino che però non sembrano avere una base reale.
Il tragitto verso la scuola è calmo, ascoltiamo la musica, parliamo di giochi e di vita quotidiana. La salita delle scale è tranquilla, ma come arriva davanti la porta della classe scatta questo meccanismo.
Vorrei capire se questo comportamento può avere una componente legata all’ansia o al distacco e se è qualcosa di fisiologico oppure se è il caso di approfondire con uno specialista.
Grazie mille.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera. Prima di consultare uno specialista può continuare a monitorare il comportamento di suo figlio ancora per un po'; è positivo che a scuola si rassereni e che la difficoltà ad entrare in classe non si presenti sempre. Può essere una richiesta di attenzione del bambino in relazione a fattori di natura relazionale, ad esempio nell'ambito familiare ed è efficace rassicurarlo. Altresì importante è monitorare come si relaziona a scuola con altri bambini, o con le diverse maestre per escludere che sia intervenuto qualche fattore disturbante per il bambino stesso o qualche cambiamento nel contesto scolastico. Cordiali saluti.
Dott.ssa Alessandra marra
Buongiorno a tutti, e grazie in anticipo per le vostre opinioni.
Sono in cura con una psicoterapeuta da circa 13 anni, con una frequenza di un incontro ogni tre settimane. Per me è stata una figura fondamentale nell’affrontare temi molto complessi legati sopratutto alla mia infanzia.
Oggi, però, dopo tanto tempo, avverto una sensazione diversa: è come se la mia vita fosse in qualche modo scandita dagli appuntamenti terapeutici, e mi accorgo di portare il “ragionamento terapeutico” anche nella quotidianità, con una sensazione di sovraccarico mentale.
In questo momento sento anche una certa resistenza interna al confronto terapeutico e il desiderio di vivere le mie decisioni con maggiore naturalezza e spontaneità.
Sto quindi pensando di proporre alla mia terapeuta una pausa oppure una diversa dilazione degli incontri.
So che ogni percorso e ogni professionista sono diversi, ma mi farebbe piacere conoscere il vostro punto di vista: come affrontereste una richiesta di questo tipo? Cosa consigliereste?
Grazie a tutti per l’ascolto.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno. Comprendo che il legame con il terapeuta possa diventare negli anni di un lungo percorso, un punto di riferimento importante; tuttavia, se lei avverte dei cambiamenti e dei bisogni diversi in questa fase della sua vita, può essere il segnale che abbia maturato il bisogno di sperimentarsi in modo più "autonomo" e attingere alle risorse interne ed esterne che ha potuto costruirsi nel tempo. Può essere utile confrontarsi, rispetto a questi aspetti di crescita, con la sua psicoterapeuta che comunque, anche dopo una interruzione dei colloqui, rimarrebbe un punto di riferimento da cui tornare in caso di nuove difficoltà. Penso che se i tempi sono maturi Il legame terapeutico debba promuovere un'evoluzione ed una autonomia delle persone e non favorire una dipendenza.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Alessandra Marra
Save sono una ragazza di 23 anni che lavorava in un supermercato ho iniziato a soffrire di vertigini da stress ansia forte e attacchi di panico fino a non uscire piu di casa ma passare le giornate a casa piangendo.. ho iniziato a prendere zoloft adesso da cinquantaquattro giorni ho aumentato a zoloft + levopraid + xanax pomeriggio e mirtazapina la sera e sembra che piano piano stavo recuperando adesso da due giorni sto risentendo un po d ansia e vuoti di testa improvvisi ebato avemdo un po paura è una cosa normale che ci vigliono piu giorni o sto tornando indietro?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno. Ci vuole del tempo perchè possa raggiungere una stabilizzazione clinica con la terapia farmacologica. Altresì puo' esserle utile un percorso psicoterapico per comprendere i fattori psico-emotivi che sono alla base degli attacchi di panico e dei sintomi ansioso-depressivi e per prevenire le ricadute eventuali.
Cordiali saluti
Dott.ssa Alessandra Marra
Buongiorno, sono un ragazzo di 22 anni che vive la vita in un grigio perenne. Il mio problema? La sensazione di non essere mai scelto, nel senso, ho 22 anni e non ho mai avuto una ragazza, ma non solo quello, ormai non riesco neanche più ad approcciarmi con una ragazza se non la conosco, fatico a continuare un discorso non riesco a tenere il contatto visivo e varie cose che forse una persona di 22 anni dovrebbe riuscire a fare. È come se andassi in blocco, evito anche di affezionarmi o cose del genere perché tanto so già che non finirà come voglio io. Prima associavo la cosa del non trovare una ragazza con il mio aspetto fisico, ma con il tempo ho capito che non è quello, anche perché ho migliorato di molto il mio aspetto, certe volte mi sembra di essere destinato a non poter trovare l’amore, mi sembra di essere noioso, di non essere mai abbastanza, mi sembra di essere proprio io il problema ed è da 22 anni così. So che molti diranno “non sei in ritardo ognuno ha i suoi tempi” ma allora a questo punto mi chiedo, quanto sono lunghi i miei tempi? Quanto ancora dovrà durare questa cosa? Per quanto ancora dovrò vedere i miei amici con le loro fidanzate e io dovrò cercarmi altri amici non fidanzati per uscire? So che magari potrà sembrare una banalità, ma ho bisogno di poter amare e di essere amato e invece sono anni che lotto con me stesso e che vivo questa situazione, una situazione che mi logora da fin troppo tempo e certe volte mi fa dire che forse è così che deve andare.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno. Alla tua età è molto importante sentirsi riconosciuti e amabili per aprirsi a nuove relazioni sociali ed affettive. Il senso di sicurezza nelle relazioni si costruisce nel tempo e le pressioni derivanti dal confronto con gli altri non aiutano di certo, anzi possono aumentare il livello d'ansia e creare circoli viziosi disfunzionali. Credo ti possa essere di aiuto fare un percorso psicologico per comprendere da dove viene, rispetto alla tua storia personale e familiare, il vissuto di non sentirsi amabile e sentirsi inadeguato. La terapia EMDR è un trattamento molto specifico, attraverso il quale puoi elaborare le situazioni del passato che ti hanno portato a costruirti queste convinzioni negative su di te, lavorando anche sulle situazioni attivanti del presente e sugli scenari futuri cosi' da superare i blocchi difensivi.
Dott.ssa Alessandra Marra
Buongiorno,
a mia figlia di 20 anni sono stati diagnosticati il disturbo di personalità e BES a seguito di un ricovero in ospedale.
E' in cura farmacologica presso uno stimato psichiatra privatamente, segue sedute di psicoterapia privata settimanalmente ed anche presso il CPS di competenza.
A livello di autolesionismo è da mesi che è tranquilla, ma vedo peggioramenti sotto il profilo comportamentale: dipendente dal cellulare, apatica, impulsiva, relazioni instabili e allontanamento da noi genitori.
Essendo maggiorenne non posso comunicare con chi la segue a livello terapeutico, e non so come comportarmi, soprattutto come relazionarmi a lei: se sono dura si chiude ulteriormente, se sono accondiscendente mi tiene in pugno.
Sto male, temo anche per la mia salute, se crollo è finita! Come posso aiutarla? Chi mi può aiutare? Grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno. Parallelamente al percorso che fa vostra figlia, è importante che anche voi genitori possiate seguire una psicoterapia per avere uno spazio a voi dedicato in cui affrontare le preoccupazioni e trovare strategie di gestione efficaci nel rapporto con lei. in genere i ragazzi beneficiano molto del fatto che anche i genitori si mettano in gioco per aiutarli.
Dott.ssa Alessandra Marra
Ho problemi in famiglia, sono un ragazzo di 22 anni negli ultimi mesi non riesco più a stare tranquillo dato che mio padre e mia madre hanno un rapporto strano si scrivono messaggi che turbano mia madre, mio padre di nascosto scrive con un altro account whatsapp privato in anonimato e mia madre continua a dirmi di bloccarlo ma quando mia madre è lontana dal proprio telefono, lui si sblocca da solo e non so che fare sinceramente e da giorni che ormai non dormo tranquillo
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera. Mi sembra che i suoi genitori la stiano coinvolgendo nelle proprie problematiche cosi da causarle una intensa sofferenza. Può essere utile rivolgersi ad uno psicologo specialista in problematiche familiari per non gestire da solo questa situazione, comprendere e analizzare le dinamiche relazionali disfunzionali nel sistema familiare e acquisire degli strumenti efficaci a trovare "la giusta distanza" nel rapporto con i suoi genitori.
Dott.ssa Alessandra Marra
Ho sempre pensato di essere una persona equilibrata, pur con i normali alti e bassi.
Di recente, però, dopo una brutta litigata, il mio compagno mi ha confessato tutto il malessere che ha accumulato in questi anni a causa dei miei comportamenti.
Tutto è partito da una mia forte scenata di gelosia; una volta sfogata, mi sono resa conto che era del tutto infondata, ho capito l'errore e ho chiesto subito scusa. Ma ormai il danno era fatto.
Il problema è che mi vengono dei momenti, dal nulla, in cui il mio umore crolla drasticamente. In quei frangenti emerge il mio lato peggiore: rabbia, gelosia, rancore, antipatia.
Non sono una persona cattiva, anzi mi ritengo molto sensibile ed empatica, ma in quei minuti tutto il mio lato positivo svanisce.
La cosa assurda è che così come questo malessere arriva, altrettanto velocemente se ne va, e io torno la persona tranquilla di sempre, come se non fosse successo nulla.
Il mio compagno mi ha fatto giustamente notare che per lui è devastante: si sente come su un campo minato, dove deve stare attento a dove cammina per non fare esplodere la miccia. Io non voglio assolutamente una relazione così, e non avevo idea di fargli così male.
Ho deciso che voglio affrontare questa cosa e cercare aiuto per capire perché mi succede e imparare a gestire queste tempeste emotive.
A questo proposito, vorrei un consiglio: c'è una figura professionale specifica per questa cosa? Ed è meglio un percorso da sola, individuale, o devo coinvolgere anche il mio compagno, quindi fare terapia di coppia?
Grazie di cuore a chiunque vorrà rispondermi.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera. E' importante capire l'andamento di queste oscillazioni dell'umore che la portano a disregolarsi in certi momenti e che impattano sulla sua relazione affettiva. Ci possono essere dei cosiddetti "trigger" nella vita quotidiana che si correlano alla propria storia personale e storia di attaccamento e che possono funzionare da attivatori "esplosivi" dando luogo a un discontrollo delle reazioni emotive e dei comportamenti senza una chiara comprensione. Lei può effettuare una valutazione clinica psicologica di tipo individuale per comprendere il percorso psicoterapico piu' indicato e valutare se sia opportuna anche una visita psichiatrica per l'assunzione di una terapia farmacologica.
Cordiali saluti.
Dott.ssa Alessandra Marra
Salve dottori ho una bellissima famiglia con mia moglie e una piccolina di 2 anni , ho sempre pensato o meglio o sempre cercato di essere un buon padre ad oggi mi sento sereno della mia vita e della mia famiglia , da un po di tempo mi sono imbattuto con dei video di un counseling filosofico dove sostiene che inconsapevolmente tutti facciamo del male ai nostri figli se non si fa un percorso di risveglio di distruzione del ego altrimenti non ameremo mai veramente i nostri figli sinceramente queste parole mi hanno destabilizzato un po , perché sembra una persona così profonda e forse lo è , anche parlando con un mio amico psicologo le sue parole non mi hanno aiutato molto perché penso che un counseling di filosofa mistica buddista la sua parole sia superiore a quella di tutti essendo che parla di aspetti così profondi come faceva il sommo maestro il Buddha il problema che io non mi sento di fare questo tipo di percorso e adesso mi sento sbagliato forse dovrei forzarmi per raggiungere la vera libertà che pensavo di avere invece a quanto pare è falsa ed inconsapevole grazie per un vostro supporto
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno. E' rischioso seguire indicazioni filosofiche che vengono dall'"esterno", sia pure da una persona "illuminata e capace di profondità". Quello che conta è come lei si sente nel rapporto con la sua famiglia. L'essere un buon padre non è una pratica trascendentale ma si acquisisce con l'esperienza, con il mettersi in gioco, con "l'esserci" nella relazione con la sua piccolina. Non esiste un padre e/o un genitore perfetto ma è una risorsa preziosa la capacità di riflettere su di se' e sui propri errori e di apprendere dall'esperienza. I nostri figli ci conducono in un viaggio meraviglioso di cose da scoprire e condividere, emozioni intense; anche difficoltà e momenti critici. La relazione si costruisce nel tempo e nel qui ed ora, attraverso piccole cose. La libertà spesso è già nelle piccole cose che possiamo valorizzare, smettendo di inseguirla.
Cordiali saluti.
Dott.ssa Alessandra Marra
Salve mio marito è ludopatico da più di trent'anni. Alti bassi promesse Sert e psicoterapia. Oggi ha 60 anni e ha distrutto una famiglia sia dal punto di vista economico che emotivo. Io sono distrutta. Cerco risposte o aiuto
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno. Credo che le sia utile fare un percorso psicologico per riuscire lei a cambiare la sua relazione con suo marito e lavorare sulla tematica "dipendenza affettiva" che è centrale per lei. Suo marito dipende dal gioco e lei sembra rimanere invischiata in dinamiche relazionali che non le sono di aiuto e anzi la fanno precipitare nel baratro insieme a lui.
Forse nei servizi stessi che seguono suo marito offrono una spazio psicoterapico anche ai familiari.
Cordiali saluti.
Dott.ssa Alessandra Marra
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Gentile paziente,
certamente un'ernia potrebbe essere la causa del suo…