Dott.ssa Clelia Maria Tollot

Psicologa, Psicologa clinica Altro

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Esperienze

Sono una psicologa ad orientamento cognitivo-comportamentale, con una formazione approfondita in ipnosi (tra gli altri, con il dott. Aldo Nagar e il dott. Giuseppe Regaldo) e una lunga esperienza nell’ambito della mindfulness e della biblioterapia per bambini..

Per 19 anni ho insegnato Pedagogia presso l’Università Pontificia Salesiana, dove ho maturato un profondo interesse per i processi di crescita, apprendimento e cambiamento personale.

Nel mio lavoro mi occupo in particolare di bambini e adolescenti, accompagnandoli nel superamento di difficoltà emotive, relazionali e scolastiche, ma seguo anche adulti che desiderano ritrovare equilibrio, benessere interiore e superare le proprie difficoltà..

Ho maturato esperienza nel sostegno alla genitorialità, nel superamento del lutto, in particolare nei casi di morti improvvise o traumatiche, nell’ambito della psico-oncologia (sono iscritta alla SIPO – Società Italiana di Psico-Oncologia) e nel trattamento delle dipendenze.
Offro inoltre sostegno alle coppie che stanno affrontando percorsi di infertilità e/o di procreazione medicalmente assistita, accompagnandole con sensibilità e rispetto nel loro percorso di ricerca di un bambino.

Integro strumenti della psicologia cognitivo-comportamentale, ipnosi clinica, mindfulness e scrittura autobiografica, creando percorsi personalizzati che favoriscono consapevolezza, serenità e cambiamento duraturo.
Utilizzo tecniche evidence-based per costruire percorsi di supporto psicologico personalizzati, in uno spazio empatico, accogliente e senza giudizio, dove riscoprire la propria forza interiore e ritrovare l’equilibrio.

Ho inoltre condotto numerosi corsi di formazione  per genitori, insegnanti e dirigenti scolastici.

Altro Su di me

Aree di competenza principali:

  • Psicologia clinica
  • Psicologia cognitiva
  • Psicologia dell'età evolutiva
  • Psicomotricità dell'eta evolutiva
  • Ipnoterapia
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Indirizzi (3)

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Clelia Tollot Studio associato di Psicologia Rebaudengo

Via Sandro Botticelli, 11/15, Torino 10155

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Studio Privato Dottoressa Clelia Maria Tollot

Corso Vittorio Emanuele II, 24 BIS, Torino 10123

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Prestazioni e prezzi

  • Colloquio psicologico clinico

    80 €

  • Parent training

    80 €

  • Visita a domicilio

    110 €

  • Test psicologici

    80 €

  • Test di personalità

    80 €

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Risposte ai pazienti

ha risposto a 4 domande da parte di pazienti di MioDottore

Buonasera, scrivo per parlarvi della mia situazione familiare. Ho un figlio di ventidue anni che, al di là di tutti i difetti, è un ragazzo d’oro che è sempre andato d’accordo con tutti e che ama la sua famiglia più di ogni altra cosa. Tuttavia ha una vita sregolata, sempre avuta, e questo da mamma mi fa stare sempre in pensiero.
Lui ha perso il padre a 12 anni e da allora gli è caduto il mondo addosso. Nel complesso è sempre stato un ragazzo raggiante e vivace, ma dopo la tragedia ho visto la sua personalità cambiare sempre di più, complice la pubertà/aolescenza. Ogni mese, per una settimana o più, diventa un’altra persona e si chiude completamente in sé stesso. O si chiude oppure è sempre fuori casa ad intrattenersi con sconosciute, e questo mi è stato detto dai suoi amici.
Diciamo che è tutto cominciato dai 16 anni in su … A quell’età ha anche lasciato la scuola … per quanto mi è stato possibile ho sempre cercato di parlargli e di essere presente, ma con il lavoro non ho molto tempo da dedicargli. Lui però mi risponde sempre “tutto a posto” con un sorriso, ma chi lo sa cosa gli frulla nella testa? mi sento in colpa perché ho paura di non aver fatto abbastanza e di non averlo cresciuto nella maniera adeguata. La perdita di mio marito ha annichilito anche me, ma adesso vedere mio figlio condurre una vita così non fa che farmi stare peggio …
Nei giorni in cui “sta bene” lavora (lavora in una società di calcio), fa molto sport ed esce con gli amici. Fa una vita normale, quindi. Poi si ripresenta “quel periodo” e diventa un’altra persona … Diventa mogio, asettico, cupo, impulsivo … L’ho sempre saputo che si intrattiene con donne più grandi di lui, evita le coetanee, e quando ho provato a parlargli con calma lui ha tergiversato come se l’argomento lo imbarazzasse … io so bene di essere all’oscuro di tante cose, e non voglio nemmeno intromettermi nella sua vita, ma ci tengo a preservare il benessere di mio figlio.
Purtroppo non ho la disponibilità economica necessaria per un consulto psicologico. Mi rivolgo a voi per delle delucidazioni, e vi ringrazio in anticipo per le eventuali risposte.
Barbara

Cara Barbara,
grazie per aver condiviso una parte così importante e delicata della sua vita. Nel suo messaggio si sente tutto l’amore profondo che prova per suo figlio e la fatica con cui porta avanti da anni un doppio compito: elaborare un lutto enorme e, allo stesso tempo, essere un punto di riferimento per lui. È comprensibile che oggi lei si senta stanca, preoccupata e anche un po’ sola in questo ruolo.

Vorrei dirle con molta chiarezza una cosa: non ha fallito come madre. Ha fatto tutto ciò che era nelle sue possibilità, in condizioni estremamente difficili. Una perdita così precoce e significativa come quella del papà è un terremoto emotivo per un bambino di 12 anni, e gli effetti possono emergere anche anni dopo, durante l’adolescenza e oltre.Lei è rimasta presente, affettuosa, attenta: questo conta tantissimo.Ma il benessere di suo figlio passa anche dal suo. Non è egoismo dare spazio ai propri bisogni: è una forma di cura di sé e, indirettamente, anche di lui.

Per fortuna, se la difficoltà economica è un ostacolo, esistono possibilità di supporto psicologico attraverso l’ASL, completamente o quasi gratuiti. Può rivolgersi al Centro di Salute Mentale della sua zona, o al Consultorio Familiare: spesso offrono percorsi di sostegno sia individuali che genitoriali. Non è necessario "avere un problema grave" per chiedere un colloquio: può farlo semplicemente per avere uno spazio suo, per alleggerire, per essere guidata nel comprendere come accompagnare suo figlio nel modo più sereno possibile.

È molto coraggioso da parte sua chiedere aiuto, anche solo scrivendo questo messaggio. Vuol dire che sta già facendo qualcosa di importante: prendersi cura della relazione, ma anche di sé stessa.

Se vuole, possiamo provare a capire insieme quali passi concreti le farebbero sentire un po’ più solida e meno sola in questa situazione. Un caro saluto Clelia Maria Tollot

Dott.ssa Clelia Maria Tollot

Buongiorno dottori scrivo nuovamente perché l'ansia si è intensificata ulteriormente e mi sembra di stare peggio di prima pur prendendo farmaci e andando dalla psicoterapeuta,oltre alla paura costante di essere omosessuale con conseguente autoconvinzioni si è aggiunto un altro pensiero ossessivo che di conseguenza si collega al primo,il pensiero si struttura nel seguente modo"perchè le donne sono diverse dai maschi?cosa sono?"e tutte domande del genere che mi mettono un sacco d'ansia e mi fanno sentire come se non sentisi nessuna emozione per nessuno anche per mia figlia anche quando sono con loro e come se mi sentissi solo e diverso senza provare niente e questa cosa mi spaventa tantissimo,in passato ho avuto un periodo in qui mi chiedevo sempre cosa sono le persone e avevo l'impressione che fossero diverse da me e avevo tanta paura,volevo chiedervi se magari durante i periodi di ansia e depressione come questi potrebbe essere una cosa normale,grazie anticipatamente a tutti.

Buongiorno,
grazie per aver scritto di nuovo: è già un segnale importante del fatto che sta cercando attivamente un modo per stare meglio, e questo merita riconoscimento.Quello che descrive – il timore costante di essere omosessuale, le autoconvinzioni, le domande intrusive del tipo “perché le donne sono diverse dagli uomini? cosa sono?”, la sensazione di estraneità verso gli altri e perfino verso le emozioni – rientra molto spesso nel quadro dei pensieri ossessivi legati all’ansia intensa.Ci tengo a dirle una cosa con molta chiarezza:
Questi sintomi non parlano della sua identità, ma del suo livello di ansia.
Non sta “scoprendo qualcosa di nascosto su di sé”, sta vivendo un disturbo ossessivo che usa proprio questi temi per colpirla là dove le fa più paura.

Lei sta già curandosi e questo è molto positivo, ma è importante anche ricordare che non tutti gli approcci psicologici sono uguali. Alcuni funzionano molto bene per certi problemi e meno per altri.

Nel caso dei pensieri ossessivi, un approccio più concreto, strutturato e cognitivo-comportamentale (CBT) è spesso quello più efficace. La CBT aiuta in modo pratico a:

riconoscere i pensieri ossessivi per quello che sono (intrusioni, non verità)

ridurre la fusione con i pensieri

lavorare sull’esposizione e sulla prevenzione della risposta

diminuire l’ansia fisiologica che alimenta il disturbo

recuperare il senso di sé e delle emozioni

Non significa lasciare la sua attuale terapeuta, ma può essere utile parlarle di questo, verificare insieme se sta seguendo un approccio adatto al tipo di problema o se può integrare tecniche più specifiche per il disturbo ossessivo.

La buona notizia è che queste sensazioni si possono ridurre molto: non è condannato a sentirsi così, e non è “diventato un’altra persona”. È in un momento di sovraccarico, e con gli interventi adeguati si torna a sentirsi sé stessi.

Continui a chiedere aiuto come sta facendo: è esattamente la strada giusta. E se le va, possiamo capire insieme, anche online, come gestire uno dei pensieri che la tormentano di più.

Dott.ssa Clelia Maria Tollot
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