Le scrivo per farle un riassunto lucido e cronologico della dinamica relazionale che sto vivendo con
Le scrivo per farle un riassunto lucido e cronologico della dinamica relazionale che sto vivendo con il mio partner, che mi ha portata a sperimentare un profondo stato di ansia. La nostra frequentazione inizia bene, con forte interesse, intesa, desiderio di vedersi, complicità e attenzione. Tuttavia, prima di stare con me, lui manteneva un legame virtuale ambiguo con un’amica del gruppo. Entrambi si erano riservati un nomignolo ("Salamino" e "Salamina"), che hanno mantenuto anche dopo l'inizio della nostra storia. Quando ho chiesto spiegazioni, sono stata liquidata con frasi come: "Lei è solo una conoscente, il nomignolo non è importante, è solo uno scherzo". Nonostante avessi mostrato il mio malessere, loro hanno continuato a chiamarsi così tramite messaggi, sebbene fossero entrambi impegnati. Circa quattro mesi dopo, questa amica – nel frattempo ritornata single – si è seduta davanti a noi in mini dress, flirtando apertamente con un altro amico. Il mio partner si è irrigidito fisicamente e mi ha abbracciata in modo gelido; non mi guardava e teneva lo sguardo fisso sulle gambe di lei. Quando in seguito ho espresso il mio dolore per quella scena, unito al fastidio per il nomignolo, mi ha accusata di essere gelosa, eccessiva e instabile, tanto da portarmi a dubitare di me stessa e a credere che avesse ragione lui. È rimasto estremamente distaccato con me per tutto il periodo successivo, durante il quale abbiamo discusso moltissimo a causa di queste ambiguità; si è mostrato più sereno e sollevato solo quando lei si è finalmente rifidanzata. Subito dopo quel lungo periodo di freddezza, durante una vacanza, ha iniziato a chiamarmi "Amorina" di persona, ma questo slancio affettuoso è durato solo il tempo del viaggio. Trascorre un altro anno di alti e bassi. Lo scorso settembre, su sua richiesta, andiamo a convivere prendendo una casa in affitto. Da aprile di quest'anno, lui ha iniziato a fare delle trasferte lavorative all'estero per sua esplicita volontà. Con la convivenza, la sfera sessuale è precipitata, diventando meccanica e unilaterale. Lui si stende a occhi chiusi, immobile, e aspetta che io lo baci e lo faccia eccitare. Se non ottiene sesso orale sbuffa per farmi, non fa nulla per creare atmosfera e va a masturbarsi in bagno. Il giorno successivo, sistematicamente, mi colpevolizza accusandomi di non voler soddisfare i suoi bisogni. In passato, inoltre, durante un litigio mi ha minacciata di lasciarmi accusandomi di "violenza verbale", quando in realtà stavo solo chiedendo con insistenza che rispondesse a una mia domanda. Ieri gli ho inviato un messaggio chiedendo baci, sesso condiviso e reciprocità. Lui, che ora si trova all'estero, ha risposto ignorando completamente il mio dolore, accusandomi di non accettarlo e di volerlo lasciare. Ha concluso dicendo: "Io credo di fare quello che posso, non credo di poter cambiare". Dopo il mio ultimo messaggio, ha smesso di rispondermi e ora è sparito nel silenzio. Come posso fare per creare confini invalicabili? Ad oggi credo che questo modo altalenante di "amare"non sia sano.