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Esperienze

Sono laureata in psicologia dello sviluppo e dei processi di tutela. Credo in un approccio accessibile, autentico, orientato alla persona e basato sull'ascolto. Offro uno spazio sicuro e flessibile, adatto a chi desidera comprendere meglio sé stesso, affrontare momenti di difficoltà o semplicemente prendersi cura del proprio benessere psicologico. 

Il mio obiettivo è aiutarti a fare chiarezza e a sviluppare strumenti utili per vivere con maggiore consapevolezza ed equilibrio

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  • Consulenza online

    50 €

  • Colloquio psicologico online

    50 €

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    40 €

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Valentina Livrieri

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5 recensioni

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  • A

    AO

    Mi sono rivolta alla Dott.ssa Levrieri in un momento particolare della mia vita e, a posteriori, posso dire che non avrei potuto fare scelta migliore. Fin dal primo incontro, mi ha colpito la sua straordinaria capacità di creare un clima accogliente e totalmente privo di giudizio; questa sua dote naturale mi ha permesso di abbattere le barriere iniziali e sentirmi subito a mio agio nel raccontarmi con sincerità.

    Oltre alla grande empatia, ciò che fa la differenza è la sua professionalità puntuale e profonda: ogni seduta è un’occasione di riflessione guidata con estrema lucidità, che mi sta aiutando a guardare le cose da prospettive nuove e più funzionali. La dottoressa non si limita all'ascolto, ma interviene con delicatezza e competenza, offrendo strumenti concreti per affrontare le sfide quotidiane.

    La consiglio vivamente a chiunque senta il bisogno di una guida che sia, al tempo stesso, altamente preparata, profondamente umana e attenta ai minimi dettagli del vissuto altrui.

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    Dott.ssa Valentina Livrieri

    La ringrazio sinceramente per le sue parole. Sapere che il percorso intrapreso insieme le stia offrendo uno spazio sicuro in cui potersi raccontare con autenticità è per me molto importante.

    Il lavoro terapeutico nasce proprio dall’incontro tra ascolto, fiducia e collaborazione: il fatto che lei abbia scelto di mettersi in gioco con sincerità è una parte fondamentale del processo e del cambiamento che sta costruendo passo dopo passo.

    Sono lieta che le nostre sedute possano rappresentare un momento di riflessione utile per osservare le situazioni da prospettive nuove e più funzionali, e per individuare strumenti concreti da portare nella vita quotidiana.


  • G

    G.B.

    Con la Dottoressa mi sono sentita libera di esprimere i miei pensieri più profondi e contrastanti, senza il timore di essere giudicata. È una professionista profondamente empatica e aperta mentalmente. Quest’ultima è per me una caratteristica fondamentale, poiché senza di essa non sarei in grado di affrontare con naturalezza e senza vergogna certe tematiche delicate e complesse.
    Mi sento molto soddisfatta perché, a differenza di alcune esperienze passate, non esco dalle sedute con la sensazione di essermi solo “sfogata” per un’ora senza ricevere una direzione o delle indicazioni pratiche. Con la Dottoressa si lavora sul serio ;) le sue sedute hanno un metodo, i consigli sono utili e concreti e io mi sento davvero accompagnata nel mio percorso, che intendo continuare.

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    Dott.ssa Valentina Livrieri

    La ringrazio per aver condiviso il suo punto di vista. Sapere che durante gli incontri riesce a sentirsi libera di esprimere anche pensieri complessi o contrastanti, senza il timore di essere giudicata, è un aspetto molto importante del lavoro che svolgiamo insieme.

    Mi fa piacere che gli incontri vengano percepiti non solo come uno spazio di ascolto, ma anche come un momento di riflessione strutturata, in cui poter individuare prospettive e strumenti utili da portare nella vita quotidiana. Il percorso si costruisce passo dopo passo proprio grazie alla disponibilità a mettersi in gioco e a lavorare in modo attivo sui propri temi.


  • P

    P.T.

    Ho iniziato il mio percorso con la dottoressa con un po’ di timore e tante domande, ma fin dal primo incontro mi sono sentita accolta e ascoltata senza giudizio. È una professionista estremamente empatica, attenta e capace di mettere a proprio agio anche nei momenti più delicati

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    Dott.ssa Valentina Livrieri

    La ringrazio per aver condiviso la sua esperienza. È comprensibile avvicinarsi a un primo incontro con qualche timore e molte domande, per questo è particolarmente importante che lo spazio di confronto venga percepito come accogliente e privo di giudizio.

    Sono lieta che si sia sentita ascoltata e a proprio agio anche nell’affrontare aspetti più delicati. La fiducia che si costruisce nel tempo rappresenta una base preziosa per poter lavorare con maggiore consapevolezza sui temi che emergono durante gli incontri.


  • L

    L.L

    Mi sono trovato molto bene con la dottoressa: è competente, concreta e mette subito a proprio agio. Mi ha aiutato a capire meglio le mie difficoltà e a gestirle in modo più efficace. Il percorso è stato chiaro e utile fin da subito.
    La consiglio a chi cerca una psicologa seria e disponibile.

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  • B

    B.F

    Dottoressa molto empatica e attenta.
    Mi sono sentita subito ascoltata e capita. Riesce a mettere a proprio agio e a creare un clima di fiducia, cosa per me fondamentale.
    Ogni incontro è stato utile e mi ha aiutata a vedere le cose con più chiarezza. La consiglio davvero!

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Risposte ai pazienti

ha risposto a 7 domande da parte di pazienti di MioDottore

buongiorno sono un ragazzo di 20 anni , ho da poco concluso una relazione che per me era molto impor

buongiorno sono un ragazzo di 20 anni , ho da poco concluso una relazione che per me era molto importante . Da persona molto riflessiva ho iniziato a pensare a le cose che avessi sbagliato nella relazione. E mi è venuto alla luce un ricordo a cui prima non avevo dato molto peso ma che ora mi sta facendo rivalutare la persona che sono e se i sentimenti che avevo per questa persona fossero veri .
Eravamo in vacanza in un posto, e sfortuna vuole che io avessi preso la febbre e stessi male . Io purtroppo quando sto male inizio a stare in silenzio e non lo so mi trasformo un po come persona e quella volta stavo davvero male. Comunque successe che dopo che avevamo avuto un attimo passionale ,appena mi scese l'adrenalina , inziai a stare peggio di prima , lei penso che io la avessi usata o comunque in qualche modo cosi (questo lo scoprii mesi dopo) e ricordo che io ero nel letto un po in dormiveglia avevo gli occhi chiusi ma non stavo dormendo . E sentii che lei piangeva in bagno , non so perche forse perche quella volta non me la sentivo perche stavo molto male o non lo so , ma io non feci niente . Questa cosa poi è venuta fuori dei mesi dopo e io non le dissi che io in realta quella sera la avevo sentita ma non avevo fatto niente, poi è successo molto tempo fa quindi non ricordo esattamente i dettagli , il giorno dopo non le dissi nulla e non so se poi quella cosa mi passo piu per la testa. Questo episodio mi fa stare molto male con me stesso, io ci sono stato sempre per lei quando aveva bisogno di parlare ,stava molto male per delle cose sue , anche dopo che ci eravamo lasciati , ma questo episodio adesso mi fa stare molto male e mi fa dubitare sul fatto che la amassi davvero anche se lo ho sempre pensato . Quando ci siamo lasciati lei mi ha detto che io ero tanto un bravo ragazzo ma sto iniziando a pensare di non essere una bella persona.

RISPOSTA DEL DOTTORE:

Dott.ssa Valentina Livrieri

Gentile Signora,

la ringrazio per la fiducia con cui ha raccontato una storia così articolata e carica di significati emotivi. Dalle sue parole emerge con chiarezza quanto questa esperienza abbia inciso profondamente sul suo equilibrio interno e su come oggi lei si trovi a convivere con una sensazione persistente di vuoto, ambivalenza e interrogativi non risolti.

La situazione che descrive non riguarda soltanto la presenza di due relazioni affettive, ma soprattutto un conflitto interno tra bisogni psicologici diversi: da una parte il bisogno di stabilità, continuità, responsabilità verso il partner e la famiglia; dall’altra il bisogno di vitalità, riconoscimento personale e libertà emotiva che sembra essersi attivato con l’incontro con Paolo. Quando due dimensioni così centrali dell’esperienza affettiva entrano in tensione, la mente tende spesso a mantenere entrambe senza riuscire a integrarle pienamente. Questo può portare, come lei stessa osserva con grande lucidità, a una forma di “non-scelta”, che in realtà è una strategia di gestione dell’angoscia: rimandare la decisione permette temporaneamente di non perdere nessuna delle due parti, ma nel lungo periodo genera un forte logoramento emotivo.

Nel suo racconto colpisce anche un altro elemento psicologicamente rilevante: la posizione di forte responsabilità che lei sembra aver assunto nel corso della vita, sia nella relazione di coppia sia nel rapporto con la famiglia. Essere stati per molto tempo “la figlia affidabile”, “la compagna corretta”, “la persona che non crea problemi” può portare progressivamente a costruire scelte orientate più alla stabilità e alla coerenza con le aspettative esterne che all’ascolto profondo dei propri bisogni emotivi. In questi casi l’incontro con una persona che attiva spontaneità, leggerezza e senso di autenticità può avere un impatto molto intenso, proprio perché entra in contatto con parti di sé che erano rimaste meno espresse.

Il fatto che il legame con Paolo non si sia mai pienamente realizzato sul piano concreto non ne riduce necessariamente la portata psicologica. Al contrario, relazioni che restano sospese o incompiute tendono spesso a mantenere nel tempo una forte carica simbolica: rimangono nella mente come possibilità non esplorate, come rappresentazioni di una vita alternativa che non ha trovato uno spazio reale per essere verificata. Questo contribuisce a spiegare perché, anche dopo la decisione di interrompere i contatti, il pensiero continui a tornare con frequenza e con una componente emotiva così intensa.

Le domande che lei pone — se si sia trattato di paura, lealtà, abitudine, amore, o di una combinazione di questi fattori — sono domande molto profonde e difficilmente trovano una risposta immediata. Spesso richiedono un lavoro di comprensione più ampio sulla propria storia affettiva, sui modelli relazionali interiorizzati e sul modo in cui si prendono decisioni importanti quando entrano in gioco responsabilità, aspettative e desideri personali.

Un aspetto particolarmente importante è che oggi lei non si trova soltanto a elaborare la perdita di Paolo, ma anche a interrogarsi sul senso della relazione attuale e sulla possibilità di costruire il futuro che immagina. Quando questi interrogativi rimangono a lungo senza uno spazio di elaborazione, tendono a trasformarsi in un sottofondo costante di insoddisfazione e senso di blocco.

In questi casi può essere molto utile affrontare queste dinamiche all’interno di un percorso psicologico strutturato, che permetta di esplorare con maggiore profondità alcuni nodi centrali: il rapporto tra dovere e desiderio nelle sue scelte, il significato emotivo che Paolo ha assunto nella sua vita, il ruolo della famiglia nelle sue decisioni e, soprattutto, il modo in cui lei definisce oggi la propria idea di felicità e di relazione.

L’obiettivo di un lavoro di questo tipo non è suggerire quale scelta sarebbe stata “giusta”, né spingerla in una direzione specifica, ma aiutarla a comprendere con maggiore chiarezza cosa è accaduto dentro di lei in questi anni e quali bisogni stanno cercando spazio nella sua vita. Solo attraverso questa comprensione diventa possibile ridurre il senso di colpa, sciogliere il conflitto interno e prendere decisioni future in modo più consapevole e meno condizionato da pressioni esterne o paure.

Se sente che queste riflessioni continuano a occupare uno spazio significativo nella sua mente e nel suo benessere quotidiano, potrebbe essere utile dedicare a questa situazione uno spazio di approfondimento più mirato. Un confronto professionale permette spesso di mettere ordine tra emozioni molto complesse e di restituire alla persona una maggiore libertà interna nel definire la propria direzione di vita.

Un cordiale saluto.


Salve inerente alla domanda già presentata vi aggiorno un attimo. Mio marito siccome ha visto la mi

Salve inerente alla domanda già presentata vi aggiorno un attimo.
Mio marito siccome ha visto la mia sofferenza oggi è tornato a casa.
Ma non perché lo volesse davvero.
Mi ha detto che non è felice stare in questa casa, perché ci ha procurato la maggior parte dei nostri problemi lo stare qui, e non è felice nemme essere con me.
Perché lui mi sta dicendo che non mi ama, ma ho bisogno delle sue attenzioni, di abbracci, baci, di sentirlo, ma d'altro canto mi dice che se si comportasse così sarebbe solo falso e non vuole illudermi.
Gli ho chiesto se quando è capitato che l'ho baciato lui prova qualcosa ma mi ha detto che mi vuole solo un gran bene e ha stima e affetto per me, alla fine abbiamo passato 12 anni insieme e abbiamo due figli.
Ci siamo detti che comunque ci si potrebbe riprovare ma lui sembra essere un muro in realtà.
Perché non vuole illudermi, ma così non credo nemmeno possa far rinascere un sentimento nei miei confronti se non vede un futuro insieme.
Gli ho proposto di cambiare casa, per almeno iniziare a eliminare i problemi e i disagi che ha stando qui, per ricominciare.
Ma già pensa all'ottica che se non andiamo d'accordo nata la bimba mi starà accanto nei primi periodi e poi ognuno per la sua strada.
Cerco di essere positiva a fronte di questa situazione, ma lui no continua a mettere paletti muri.
Capisco che non vuole illudermi che possa esserci davvero un futuro insieme, ma se continua così non credo si possa costruire

RISPOSTA DEL DOTTORE:

Dott.ssa Valentina Livrieri

Gentile Signora,
da quanto descrive emerge una situazione relazionale estremamente dolorosa, in cui lei si trova esposta a una doppia sofferenza: da un lato il bisogno legittimo di vicinanza, amore e rassicurazione, dall’altro il rifiuto emotivo e l’ambivalenza di suo marito, che producono confusione, senso di svalutazione e insicurezza.

Quando una persona significativa comunica che “non ama” ma allo stesso tempo resta, questo crea una condizione emotivamente destabilizzante, perché impedisce di elaborare una perdita ma allo stesso tempo non permette di sentirsi in una relazione. È una forma di sospensione affettiva che consuma profondamente.

Il fatto che lei continui a cercare contatto, abbracci e segnali di amore non è debolezza: è una risposta comprensibile a una relazione che non fornisce più sicurezza emotiva. Tuttavia, quando l’altro mantiene una posizione di chiusura e di muro, la sofferenza rischia di cronicizzarsi.

In questi casi il lavoro psicologico non serve solo a “tenere duro”, ma a recuperare chiarezza interna, dignità affettiva e capacità di scelta: comprendere se e fino a che punto questa relazione può davvero essere abitabile per lei, e come proteggere sé stessa e i suoi figli da una condizione emotivamente impoverente.

Un percorso di supporto può aiutarla a non restare intrappolata in una dinamica di attesa e speranza non ricambiata, ma a ritrovare una posizione più stabile e meno dipendente dal comportamento dell’altro.

Se lo desidera, è possibile approfondire questa situazione in uno spazio riservato e strutturato, in modo da aiutarla a orientarsi con maggiore lucidità e tutela di sé.


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