Esperienze

Psicologa con una formazione solida e integrata in psicologia clinica, neuropsicologia delle malattie neurodegenerative e psicologia del lavoro e delle organizzazioni.

Il mio lavoro nasce dall’incontro tra scienza, ascolto e presenza: accompagno persone, famiglie e realtà professionali nei momenti in cui serve chiarezza, cura e direzione.

In ambito clinico mi occupo di sostegno psicologico, prevenzione del declino cognitivo e percorsi dedicati alle fragilità neurodegenerative. Integro strumenti evidence‑based con una relazione terapeutica calda, contenitiva, rispettosa dei tempi e della storia di chi ho davanti.

Nel contesto organizzativo supporto aziende, cooperative e servizi nel migliorare comunicazione interna, benessere, clima e processi HR. Somministro e interpreto test psicologici e strumenti di valutazione sia per le persone che per le risorse umane, con un approccio etico, chiaro e orientato allo sviluppo.

Come psicologa formatrice progetto percorsi che uniscono competenze tecniche e crescita personale: comunicazione efficace, gestione dei conflitti, leadership gentile, potenziamento cognitivo, prevenzione del burnout. La mia propensione empatica mi permette di creare ambienti formativi sicuri, partecipati, dove chi ascolta si sente visto e non giudicato.

Il mio stile è quello di una psicologa che accoglie, che non invade, che accompagna. Una presenza professionale ma profondamente umana, capace di stare nelle complessità senza semplificarle, e di  restituire senso anche nei momenti più fragili.

Altro Su di me

Aree di competenza principali:

  • Psicologia cognitiva
  • Psicologia del lavoro
  • Psicologia perinatale
  • Psicologia della salute
  • Psicologia breve e strategica
  • Psicologia clinica-dinamica
  • Neuropsicologia del benessere e salute mentale
  • Psicosessuologia
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Adulti
Bambini

Prestazioni e prezzi

  • Colloquio psicologico

    Da 75 €

  • Parent training

    Da 75 €

  • Test psicologici


  • Test di personalità


  • Tecniche di rilassamento

    Da 75 €

Indirizzo

Arianna Bagnini
Studio Pedagogico il Cardo

Viale Parini, 15, Trestina 06018

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Disponibilità

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Risposte ai pazienti

ha risposto a 3 domande da parte di pazienti di MioDottore

L'idea di arrivare a 25 anni senza esperienze in campo relazionale mi pesa tantissimo. Ho 24 anni e

L'idea di arrivare a 25 anni senza esperienze in campo relazionale mi pesa tantissimo. Ho 24 anni e tra pochi mesi ne farò 25, non ho mai avuto una ragazza, mai dato un bacio, mai un appuntamento e, ovviamente, sono vergine.
Il pensiero di arrivare a 25 anni senza aver mai fatto niente, mi fa venir voglia di morire. Non voglio andare da una prostituta.
Sono indietro anche in altre cose, come ad esempio con l'università e con il lavoro (nel senso che non lavoro), ma la cosa che mi pesa di più in questo momento è questo di non aver mai avuto una ragazza, e so anche che è stupido, che dovrei concentrarmi sullo studio e tutto il resto ma è così.
So anche di dover migliorare tantissimo prima di intraprendere una relazione, primo fra tutti sono molto disordinato e vorrei migliorare su questo aspetto, poi dovrei sicuramente migliorare anche il mio fisico.
Mi vedo bruttissimo e anche quando provo a migliorarmi un pochettino, magari tagliando la barba o provando un taglio nuovo, non miglioro e mi viene da piangere e non riesco a guardarmi allo specchio. Anche se a volte magari riesco a vedermi un po' più accettabile a dire il vero, ma poi vedo le foto che mi fanno, vedo come esco male, soprattutto quando sorrido e mi deprimo.
L'idea che possa piacere a una ragazza mi sembra impossibile e mi sentirei anche un po' preso in giro se qualcuna mi dicesse che le piaccio. Poi mi imbarazzerebbe dire che non ho esperienze alla mia età e so anche che verrebbe visto in malo modo, e anche se dovesse succedere per un miracolo, mi sentirei per sempre in ritardo e non cambierà mai il fatto che avrò avuto la mia prima esperienza a più di 25 anni, cosa che ripeto, attualmente mi sembra impossibile.

RISPOSTA DEL DOTTORE:

Dott.ssa Arianna Bagnini

Gentile, quello che racconti pesa davvero. Si sente che non è solo un pensiero, ma una ferita che ti accompagna ogni giorno.

Arrivare a quasi 25 anni senza esperienze relazionali non dice nulla di te come persona. Dice solo che finora non ci sono state le condizioni giuste. Non è un marchio, non è una colpa. È una storia che non è ancora iniziata. Quando si vive questo vuoto, però, diventa facile trasformarlo in una prova di inadeguatezza. Diventa facile pensare “non piacerò mai”, “sono indietro”, “non recupererò”.

Quello che leggo è un ragazzo che si guarda con occhi durissimi. Ogni foto diventa una sentenza. Ogni sorriso un difetto. Ogni tentativo di migliorarsi un fallimento. Ma questa non è la tua immagine reale. È l’immagine filtrata dalla solitudine, dal confronto, dalla paura di non essere scelto. Nessuno si vede bene quando si sente fuori posto. Nessuno si sente desiderabile quando pensa di essere l’unico a non aver vissuto certe esperienze.

La verità è che non sei in ritardo. Sei in un percorso. Stai iniziando a guardarti, a capire cosa vuoi cambiare, a riconoscere che alcune parti di te hanno bisogno di cura. Questo non ti rende meno desiderabile. Ti rende una persona che si sta costruendo. Le relazioni non hanno scadenza. Non perdono valore se arrivano a 25, 30 o 35 anni. Arrivano quando c’è qualcuno che ti vede davvero.

La vergogna di dire “non ho esperienze” nasce da un pregiudizio sociale. Non da un difetto tuo. Quando incontrerai qualcuno che ti interessa, quella sincerità sarà un punto di forza. Non una macchia.

Se vuoi, possiamo continuare a lavorare su come ti guardi. Su come ti parli. Su come ti racconti. È lì che si scioglie la sensazione di essere “troppo tardi”.

Un caro saluto,
Arianna Bagnini – Psicologa clinica e del lavoro, ricevo anche online.


Ciao a tutti, innanzitutto, grazie per prendere del tempo per leggere questa mia richiesta. Vi scri

Ciao a tutti,
innanzitutto, grazie per prendere del tempo per leggere questa mia richiesta. Vi scrivo perché mi trovo in una fase di riflessione riguardo al mio percorso terapeutico iniziato nove mesi fa. Il mio dubbio riguarda la difficoltà ad aprirmi completamente e di comunicare in modo trasparente i miei pensieri e ciò che realmente mi accade; per questo motivo, mi sembra che continuare il percorso possa non avere senso. Ho deciso di discutere questa mia perplessità con il mio terapeuta prima di prendere una decisione definitiva. Durante il nostro colloquio, è emerso che è del tutto lecito avere questo pensiero e che sarebbe possibile procedere con maggior calma, concedendoci più tempo. Ad oggi, sto affrontando un periodo difficile e stressante, e credo che continuare la terapia possa aiutarmi a gestire questo stress, che ha riacceso una leggera ansia che pensavo di aver superato. Mi piacerebbe conoscere il vostro punto di vista su questa situazione e quali suggerimenti avreste per affrontarla nel migliore dei modi.
Vi ringrazio ancora e vi auguro una buona giornata!

RISPOSTA DEL DOTTORE:

Dott.ssa Arianna Bagnini

Gentile, quello che descrivi è una situazione molto più comune di quanto pensi. Quando si arriva a nove mesi di percorso, spesso emergono dubbi sulla propria capacità di aprirsi, sulla trasparenza, sul senso di continuare. Non è un segnale di fallimento. È un segnale che stai osservando con attenzione ciò che accade dentro di te.

Il fatto che tu abbia portato questo pensiero al tuo terapeuta è già un atto di apertura. Hai condiviso una difficoltà reale, che tocca il cuore del lavoro terapeutico. Non è poco. Molte persone interrompono senza dire nulla, tu invece hai scelto la strada più adulta: mettere sul tavolo ciò che ti spaventa. Questo è già un movimento verso la relazione.

La difficoltà ad aprirsi non significa che la terapia “non funzioni”. Significa che stai entrando in una zona più delicata, dove la fiducia si costruisce lentamente. A volte ci vuole più tempo di quanto immaginavamo. A volte ci vuole un ritmo diverso. A volte ci vuole proprio quel “procedere con calma” che il tuo terapeuta ti ha proposto.

Il periodo stressante che stai vivendo non è un dettaglio. Quando la vita si fa pesante, l’ansia torna a bussare, le difese si irrigidiscono, la mente si chiude un po’. È normale che in questi momenti aprirsi sembri più difficile. Ed è proprio in questi momenti che la terapia può diventare un sostegno, un luogo dove non devi essere “perfetto”, ma semplicemente presente.

Quello che vedo è che non sei in una fase di chiusura. Sei in una fase di transizione. Stai valutando cosa ti serve, cosa ti fa bene, cosa ti spaventa. Stai cercando di capire se puoi permetterti di restare. E questa è già una forma di cura verso te stesso.

Il suggerimento che ti darei è di non leggere la difficoltà come un ostacolo, ma come un tema da portare in seduta. Parlare del fatto che fai fatica ad parlare è già parlare. È già terapia. È già relazione.

Se senti che questo percorso ti aiuta a gestire lo stress, a contenere l’ansia, a non sentirti solo in ciò che attraversi, allora forse vale la pena restare ancora un po’, senza forzarti, senza pretendere di “aprire tutto subito”. Le aperture vere non avvengono in un giorno. Avvengono quando ci si sente abbastanza al sicuro da rischiare un pezzo di verità.

Resto a disposizione se vuoi approfondire altri aspetti del tuo percorso, come il tema della fiducia terapeutica, della paura di aprirsi o del ritmo della terapia.

Un caro saluto,
Arianna Bagnini – Psicologa clinica e del lavoro, ricevo anche online.


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