Vi chiedo, ho 47 anni è possibile seguire, se uno avesse i soldi, due terapie? Psicoterapeuti divers
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Vi chiedo, ho 47 anni è possibile seguire, se uno avesse i soldi, due terapie? Psicoterapeuti diversi che hanno un approccio stimolante entrambi. Uno sta raccogliendo dati, usa l emdr ed altro, ma non chiude ne indaga sulla parte ad esempio organica, tipo se ho squilibri ormonali, metabolici ecc ma non è clinico e non potrebbe dare farmaci e uno si, chiede tutto pure sul discorso alimentazione, scompensi ecc ecc e può dare medicinali perché anche psichiatra e va anche su aspetti pratici, a volte giudicanti, la 1 volta che lo vidi e raccontai di un errore genitoriale quando ero adolescente, definendolo criminale, ora lo penso pure io e ho rabbia per quell'errore, m mi stupidi dell'immediato appellativo verso il mio genitore, parla di aspetti materiali e spirituali tipo dovrei fare scelte dure di vendita casa per motivi oggettivi economici e lui mi dice se so già come fare, dove andare, che appena venderò mi vuol supportare sul dopo, cioè non perché faccia il consulente ma perché appunto teme poi che una successiva scelta possa portarmi a non avere più casa, soldi ecc.. Ad es scegliessi l affitto e il lavoro non ci fosse a darmi sicurezza. Due approcci differenti, sono nella perplessità di una crisi di vita, con un solo genitore paterno rimasto e molti traumi da risolvere, tra paure e dolore delle nuove consapevolezze. È complicato.
Salve, sarebbe credo prima di tutto utile che lei si domandasse come mai senta la necessità di frequentare due terapie psicologiche contemporaneamente e come mai domandi a noi (dunque un terzo “gruppo” di terapeuti, che fanno parte di un portale online, dunque non “fisico” bensì “virtuale”), se sia legittima questa sua necessità. Dovrebbe io credo prima di tutto domandarsi questo e riflettere anche sul perché, la domanda che pone a noi, non l’abbia invece posta ai due terapeuti che la stanno seguendo. Non ci dice peraltro se loro sappiano che segue due terapie allo stesso tempo. In questo suo messaggio inoltre ci racconta delle questioni importanti di se’ e delle sue relazioni che non sappiamo però siano state poste ai terapeuti che la seguono. A disposizione per eventuali chiarimenti, un saluto cordiale, Marta Corradi.
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Sono d’accordo con la collega e aggiungo che non da informazioni sul tipo di setting (li vede settimanalmente?). Se così non fosse e vedesse settimanalmente lo psicoterapeuta e mensilmente o ogni due mesi lo psichiatra ovviamente le due terapie (farmacologica e psicoterapeutica) non si sovrapporrebbero! Come la collega peró la invito a chiedersi come mai, pur essendosi, a quanto dice, affidato a due persone, non sente la necessità di parlare dei suoi dubbi a nessuno dei due... nella speranza che lei presto si affidi a questi professionisti le faccio un gran in bocca al lupo!
Dott.ssa Federica Serafini Psicologa Psicoterapeuta
Dott.ssa Federica Serafini Psicologa Psicoterapeuta
Buonasera. Comprendo il bisogno di confrontarsi con il cosidetto dualismo mente-corpo, che già Cartesio aveva affrontato secoli e secoli fa. Concordo con le colleghe sulla necessità di non uscire dal dubbio chiedendo ad un terzo (ovvero il nostro portale), anzi è bene ricontestualizzare il tutto con i professionisti che la stanno seguendo. Molto spesso si collabora in e'quipe proprio perché ci sono più interlocutori ad aiutare una singola persona.
Si può fare se un professionista si occupa della psicoterapia e l'atro degli aspetti organici, ma è fondamentale che i due professionisti siano in costante contatto. Cordiali saluti
Gentile utente,
seguire due percorsi psicoterapeutici contemporaneamente è controproducente e poco utile. Lei descrive un terapeuta EMDR e uno psichiatra, i quali possono certamente (e proficuamente!) collaborare laddove ognuno svolga il suo compito specifico e vi sia un costante confronto multidisciplinare per la presa in carico congiunta, ma se entrambi portano avanti una psicoterapia, il rischio è nella migliore delle ipotesi quello di non ottenere alcun beneficio. Forse, se non si trova bene con nessuno dei due, il consiglio è quello di cercarne un terzo o di affidarsi a un terapeuta e a uno psichiatra che collaborino ognuno per il proprio settore di competenza. Le ricordo inoltre che non può aspettarsi da un terapeuta che prenda in carico aspetti organici, quindi questi vanno comunque demandati a un professionista di riferimento nell'area medica. Nel Suo caso specifico, pertanto, se sente l'esigenza di approfondire entrambi gli aspetti, la collaborazione tra il medico e il terapeuta è la via migliore da seguire, ma non in termini di percorso psicologico parallelo come invece sembra emergere dal Suo messaggio. In bocca al lupo! cordialmente, DMP
seguire due percorsi psicoterapeutici contemporaneamente è controproducente e poco utile. Lei descrive un terapeuta EMDR e uno psichiatra, i quali possono certamente (e proficuamente!) collaborare laddove ognuno svolga il suo compito specifico e vi sia un costante confronto multidisciplinare per la presa in carico congiunta, ma se entrambi portano avanti una psicoterapia, il rischio è nella migliore delle ipotesi quello di non ottenere alcun beneficio. Forse, se non si trova bene con nessuno dei due, il consiglio è quello di cercarne un terzo o di affidarsi a un terapeuta e a uno psichiatra che collaborino ognuno per il proprio settore di competenza. Le ricordo inoltre che non può aspettarsi da un terapeuta che prenda in carico aspetti organici, quindi questi vanno comunque demandati a un professionista di riferimento nell'area medica. Nel Suo caso specifico, pertanto, se sente l'esigenza di approfondire entrambi gli aspetti, la collaborazione tra il medico e il terapeuta è la via migliore da seguire, ma non in termini di percorso psicologico parallelo come invece sembra emergere dal Suo messaggio. In bocca al lupo! cordialmente, DMP
Gentilissima, le consiglio di informare entrambi i professionisti a cui si sta rivolgendo della presenza dell'altro (se non lo ha già fatto) e chiedere ad entrambi la disponibilità a seguirla in équipe in modo da favorire un percorso unitario che rispetti i due ambiti d'intervento...psichiatrico e psicoterapeutico Cordialmente Ilaria Capaccioli
Buongiorno, in alcuni casi può essere utile intraprendere un percorso terapeutico affiancando un consulto psichiatrico ma è importante che si lavori insieme, confrontandosi con l’obiettivo di lavorare nella stessa direzione.
Non è chiaro da quanto tempo abbia iniziato i due trattamenti e se si è affidato loro o è in cerca di un terzo terapeuta. Provi a fare chiarezza e se riesce ad affidarsi provi ad esprimere le sue perplessità affrontando quella che chiama “ crisi di vita” . Buon lavoro ! un caro saluto
Non è chiaro da quanto tempo abbia iniziato i due trattamenti e se si è affidato loro o è in cerca di un terzo terapeuta. Provi a fare chiarezza e se riesce ad affidarsi provi ad esprimere le sue perplessità affrontando quella che chiama “ crisi di vita” . Buon lavoro ! un caro saluto
Salve, concordo sull’opportunità di parlarne con i due professionisti che la seguono, ma soprattutto con chi le suggeriva di domandarsi il perché di questa scelta, sempre che uno in realtà non la segua solo sul piano farmacologico.
Saluti
Marta Calderaro
Saluti
Marta Calderaro
Salve, lei dovrebbe essere più chiara nella sua domanda, vorrebbe sapere dal nostro gruppo di psicoterapeuti, se è giusto eseguire 2 terapie psicologiche contemporaneamente, non credo che sia utile per lei, ci sarebbe una grande confusione. Mentre potrebbe eseguire una terapia psicologica con un solo terapeuta ed una terapia farmacologica con uno psichiatra, che a sua volta potranno interagire fra loro. Inoltre lei scrive di problemi ormonali e metabolici che a sua volta potranno essere affrontati da un endocrinologo, ma separatamente dai professionisti precedenti, la saluto cordialmente, dott, Eugenia Cardilli.
Comprendo quanto possa essere difficile e confusivo il momento che sta attraversando, da lei definito “crisi di vita”. Lei parla inoltre di un unico genitore rimastole e di troppi traumi da risolvere, mi domando se ci sia la fantasia inconscia di trovare un genitore/terapeuta per ogni trauma che l’affligge. Credo che la strada più plausibile possa essere quella di investire su un’unica figura professionale e poter iniziare pian piano a condividere il suo dolore e le sue paure, mettendosi finalmente in gioco. Non è la quantità ma la qualità dei rapporti a fare la differenza. Un saluto, Giuditta Sestu
Salve. Due figure professionali possono collaborare, ma i due ruoli rischiano di sovrapporsi. Va bene essere seguiti sia da uno psichiatra che da uno psicoterapeuta purché lo psichiatra non funga da psicoterapeuta, si crea troppa confusione. Inoltre è bene che le due figure si mettano in contatto tra di loro per un lavoro in sinergia tra le due professioni i cui ruoli devono rimanere distinti ma collaboranti.
Un caro saluto
Un caro saluto
Buonasera, sicuramente ogni terapeuta può darle pezzetti diversi del suo percorso. E' indicato averne uno alla volta però, perciò si confronti con il suo attuale terapeuta, specificandogli che sente il bisogno di voler provare qualcosa di diverso. Vedrà che insieme troverete una quadra.
dott Tealdi
dott Tealdi
Buongiorno,
Qualora uno dei due la seguisse sul piano farmacologico (psichiatra) e uno su quello psicologico allora andrebbe bene purché entrambi sappiano dell'altro. Ci sono anche situazioni nelle quali con un terapeuta si fa terapia familiare o di coppia e con l'altro una terapia individuale, ancora meglio quando questi lavorano in equipe. Ma se il suo caso non rispecchia nessuna di queste situazioni, le consiglio di chiedersi cosa l'ha spinta a intraprendere due percorsi distinti e magari a parlarne con lo specialista con cui ritiene di poter proseguire il percorso.
Un caro saluto
Qualora uno dei due la seguisse sul piano farmacologico (psichiatra) e uno su quello psicologico allora andrebbe bene purché entrambi sappiano dell'altro. Ci sono anche situazioni nelle quali con un terapeuta si fa terapia familiare o di coppia e con l'altro una terapia individuale, ancora meglio quando questi lavorano in equipe. Ma se il suo caso non rispecchia nessuna di queste situazioni, le consiglio di chiedersi cosa l'ha spinta a intraprendere due percorsi distinti e magari a parlarne con lo specialista con cui ritiene di poter proseguire il percorso.
Un caro saluto
Salve, colgo che in qualche modo tutti e due i terapeuti incontrano il suo interesse per qualche verso, ma per altri le lasciano delle perplessità. Valuterei, meglio se insieme a loro, la questione per capire il problema. Magari la sua può essere una difficoltà a fidarsi e quindi cerca di avere sempre pronta un’alternativa, oppure se qualche cosa non sta funzionando nel rapporto terapeutico. Nel valutare cosa fare può essere anche utile prendere in considerazione l’aspetto temporale: da quale terapeuta è andata inizialmente, per quale motivo ne ha incontrato un secondo e perché uno così diverso.
Per quanto possa essere complesso portare questo elemento all’interno del lavoro terapeutico può essere molto importante per lei e per la buona riuscita del suo percorso.
Cordiali saluti
Per quanto possa essere complesso portare questo elemento all’interno del lavoro terapeutico può essere molto importante per lei e per la buona riuscita del suo percorso.
Cordiali saluti
Buongiorno, si può seguire una psicoterapia con uno psicoterapeuta.
Per eventuali prescrizioni farmacologiche ci si rivolge allo psichiatra.
Ottime cose, Dottor Andrea De Simone
Per eventuali prescrizioni farmacologiche ci si rivolge allo psichiatra.
Ottime cose, Dottor Andrea De Simone
Gentile utente, comprendo il suo disorientamento: ogni professionista infatti dà un contributo diverso che può essere prezioso.
Ma il mio consiglio è quello di seguire un unico percorso per volta per evitare Tripp’s confusione.
Le invio un cordiale saluto.
Giada Bruni
Ma il mio consiglio è quello di seguire un unico percorso per volta per evitare Tripp’s confusione.
Le invio un cordiale saluto.
Giada Bruni
Buongiorno. È necessario che lei seguisse solo uno psicoterapeuta per non entrare in confusione. Se è necessaria la prescrizione di farmaci, in quel caso potrebbe chiedere una visita psichiatrica in totale collaborazione con il suo psicoterapeuta. Cordiali saluti
Gentile Utente, sono rimasta incuriosita dalla sua capacità di seguire contemporaneamente due percorsi che comunque hanno a che fare con la sua mente, la sua personalità i suoi dubbi e le sue incertezze. E' chiaro che non si fida di loro e cerca in qualche modo una conferma da altri del settore. Forse la risposta lei se la è già data e sta semplicemente cercando una conferma. Una cosa mi sento di dirle: di norma, se dopo due-tre incontri lei non si è sentito soddisfatto, perché non ha parlato con loro? O più semplicemente non li ha liquidati e non si è cercato un altro? Certe scelte non si possono delegare perché, come altri colleghi le hanno detto, nessuno può decidere al posto suo. Sicché si armi di un po' di riflessione e prenda la lei la decisione giusta. Auguri. Margherita Marra, Roma
Per il suo problema, le consiglio una psicoterapia breve strategica, che si concentra sulla risoluzione rapida di difficoltà specifiche, come il rimuginio e la procrastinazione. Questo approccio mira a modificare i pensieri e comportamenti disfunzionali in tempi relativamente brevi.
Cari saluti,
Dr. Michele Scala
Cari saluti,
Dr. Michele Scala
La questione che pone è molto delicata e tocca il cuore di come si costruisce un processo di cura efficace. In ambito psicoterapeutico, la regola generale è che non è consigliabile seguire due percorsi di psicoterapia contemporaneamente, e ci sono ragioni cliniche molto precise per questo, che vanno oltre l'aspetto economico.
Il rischio della frammentazione
La psicoterapia non è solo un’erogazione di tecniche (come l'EMDR) o di consigli pratici, ma è soprattutto una relazione. Se Lei affida pezzi diversi della Sua anima e della Sua storia a due persone distinte, rischia di "scindere" il Suo vissuto:
Confusione interna: I due terapeuti potrebbero dare letture diverse o persino opposte dello stesso evento (come accaduto per il giudizio sul Suo genitore), lasciando Lei nel mezzo di un conflitto di lealtà o in una confusione ancora maggiore.
Dispersione delle energie: Per elaborare traumi profondi serve un "contenitore" unico e solido. Avere due contenitori rischia di rendere il lavoro superficiale in entrambi, perché manca un centro di gravità.
La differenza tra Psichiatra e Psicoterapeuta
È però molto comune, e spesso auspicabile, avere due figure professionali diverse con ruoli distinti:
Lo Psichiatra: Si occupa della parte organica, del bilanciamento dei sintomi (ansia, sonno, metabolismo) e della gestione farmacologica. È corretto che indaghi l'alimentazione e gli aspetti pratici.
Lo Psicoterapeuta: Si occupa dell'elaborazione del profondo, dei traumi e dei significati simbolici (come il Suo legame con il teatro o il senso del lutto).
Come orientarsi?
Se il secondo professionista agisce come psichiatra clinico (gestendo i farmaci e il supporto pratico/esistenziale) e il primo come psicoterapeuta (lavorando sul trauma con EMDR), la collaborazione è possibile, a patto che i due professionisti comunichino tra loro (previo Suo consenso) o che ognuno sappia esattamente cosa sta facendo l'altro.
Se invece entrambi intendono fare "psicoterapia del profondo", il rischio è quello di un corto circuito emotivo. In questa fase di "macerie", come Lei le definisce, ha bisogno di un approccio integrato. Forse potrebbe valutare quale dei due approcci La fa sentire più "al sicuro" e riconosciuta nella Sua interezza: chi accoglie il Suo dolore senza giudizio immediato o chi La sprona verso decisioni pratiche e drastiche?
Le scelte dure, come la vendita di una casa, richiedono una solidità interna che si costruisce nel tempo. Ne parli apertamente con entrambi: la trasparenza è il primo passo per non sentirsi "frammentata" in due studi diversi.
Dottssa Giovanna Costanzo
Il rischio della frammentazione
La psicoterapia non è solo un’erogazione di tecniche (come l'EMDR) o di consigli pratici, ma è soprattutto una relazione. Se Lei affida pezzi diversi della Sua anima e della Sua storia a due persone distinte, rischia di "scindere" il Suo vissuto:
Confusione interna: I due terapeuti potrebbero dare letture diverse o persino opposte dello stesso evento (come accaduto per il giudizio sul Suo genitore), lasciando Lei nel mezzo di un conflitto di lealtà o in una confusione ancora maggiore.
Dispersione delle energie: Per elaborare traumi profondi serve un "contenitore" unico e solido. Avere due contenitori rischia di rendere il lavoro superficiale in entrambi, perché manca un centro di gravità.
La differenza tra Psichiatra e Psicoterapeuta
È però molto comune, e spesso auspicabile, avere due figure professionali diverse con ruoli distinti:
Lo Psichiatra: Si occupa della parte organica, del bilanciamento dei sintomi (ansia, sonno, metabolismo) e della gestione farmacologica. È corretto che indaghi l'alimentazione e gli aspetti pratici.
Lo Psicoterapeuta: Si occupa dell'elaborazione del profondo, dei traumi e dei significati simbolici (come il Suo legame con il teatro o il senso del lutto).
Come orientarsi?
Se il secondo professionista agisce come psichiatra clinico (gestendo i farmaci e il supporto pratico/esistenziale) e il primo come psicoterapeuta (lavorando sul trauma con EMDR), la collaborazione è possibile, a patto che i due professionisti comunichino tra loro (previo Suo consenso) o che ognuno sappia esattamente cosa sta facendo l'altro.
Se invece entrambi intendono fare "psicoterapia del profondo", il rischio è quello di un corto circuito emotivo. In questa fase di "macerie", come Lei le definisce, ha bisogno di un approccio integrato. Forse potrebbe valutare quale dei due approcci La fa sentire più "al sicuro" e riconosciuta nella Sua interezza: chi accoglie il Suo dolore senza giudizio immediato o chi La sprona verso decisioni pratiche e drastiche?
Le scelte dure, come la vendita di una casa, richiedono una solidità interna che si costruisce nel tempo. Ne parli apertamente con entrambi: la trasparenza è il primo passo per non sentirsi "frammentata" in due studi diversi.
Dottssa Giovanna Costanzo
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