Sto molto molto male da ottobre. Ho preso un anticoncezionale che mi ha fatto male e mi ha generato
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Sto molto molto male da ottobre. Ho preso un anticoncezionale che mi ha fatto male e mi ha generato ansia però da quel momento la mi a ansia mi ha portato a indagare su una questione lavorativa che stavo vivendo e purtroppo è venuto fuori che si è confermato il mio incubo peggiore. Ora sono letteralmente bloccata e non so più come ripartire con il lavoro. Dovrei entrare nel dettaglio per spiegarmi, ma è complesso. Per mesi sono stata così male da avere attacchi di ansia fortissimi e non poter mettere piede fuori casa, poi ho preso olanzapina e mi sono ripresa un po’ ma mi sono accorta che stavo ingrassando ( in realtà forse era la pillola) e ho interrotto subito. La pillola ha aggravato intanto la mia acne che è diventata così forte e violenta da non sapere dove mettere mano più. Anche lì ci sarebbe molto da dire.
Sto consultando una psicologa per un servizio gratuito ma non lo aiuta: mi dice di farmi forza, che è questione di volontà, di truccarmi e mandare curriculum come se non lo facessi senza capire che questo non risolve il problema.
Ora riesco a uscire, fingermi normale , ma dentro sto ancora male e l’ansia è fortissima ormai anche solo per scegliere un detergente che so che non mi curerà. Avrei bisogno di un bravo medico ma al momento non me lo posso permettere.
Cosa devo fare per alleviare l’ansia? Non andrà via finché non risolvo il problema? L’anticoncezionale comunque non lo prendo più. Grazie.
Sto consultando una psicologa per un servizio gratuito ma non lo aiuta: mi dice di farmi forza, che è questione di volontà, di truccarmi e mandare curriculum come se non lo facessi senza capire che questo non risolve il problema.
Ora riesco a uscire, fingermi normale , ma dentro sto ancora male e l’ansia è fortissima ormai anche solo per scegliere un detergente che so che non mi curerà. Avrei bisogno di un bravo medico ma al momento non me lo posso permettere.
Cosa devo fare per alleviare l’ansia? Non andrà via finché non risolvo il problema? L’anticoncezionale comunque non lo prendo più. Grazie.
Gentile utente,
da ciò che racconta emerge una sofferenza molto profonda, che non può essere ridotta a “mancanza di volontà” o al consiglio di reagire truccandosi e inviando curriculum. In caso di ansia intensa per mesi, attacchi di panico, stress lavorativo e cambiamenti fisici percepiti come traumatici, il sistema nervoso entra spesso in uno stato di allerta continua, in cui anche decisioni come scegliere un detergente, uscire di casa o immaginare il futuro possono diventare estremamente pesanti.
Nel suo caso sembra esserci stata una concatenazione di eventi molto stressanti come l’esperienza negativa con l’anticoncezionale, il peggioramento dell’ansia, una situazione lavorativa vissuta come "un incubo", i cambiamenti fisici legati ad acne e peso e la perdita di sicurezza e fiducia in sé stessa.
Un evento farmacologico o ormonale potrebbe rappresentare un evento scatenante, ma successivamente l’ansia può continuare a manifestarsi attraverso paura, ipervigilanza, pensieri ossessivi e senso di perdita del controllo. Questo accade di frequente nei disturbi d’ansia e negli stati di forte stress psicofisico.
Lei chiede una cosa molto importante “L’ansia andrà via solo quando risolverò il problema?” Certamente affrontare il problema lavorativo e ritrovare stabilità potrà aiutarla, ma quando il cervello e il corpo restano in stato di allarme per molti mesi, l’ansia tende a mantenersi anche indipendentemente dalla situazione esterna. È proprio per questo che un percorso psicoterapeutico non si limita a dire “si faccia forza”, ma lavora sulla regolazione del sistema nervoso, sulla gestione dei pensieri intrusivi, sulla paura del futuro e sul recupero graduale della sicurezza interiore.
Per alleviare l’ansia, nel concreto, può essere utile iniziare da obiettivi molto piccoli e realistici, senza pretendere di “ripartire subito” come prima.. ad esempio ristabilire routine regolari di sonno e alimentazione, limitare le ricerche compulsive su sintomi fisici e prodotti, esporsi gradualmente a situazioni che le provocano paura, ridurre l’autogiudizio continuo, trovare uno spazio terapeutico in cui sentirsi ascoltata e non semplicemente spronata a reagire.
Capisco anche la difficoltà economica che riporta. In Italia esistono comunque consultori, servizi territoriali, centri di salute mentale e percorsi psicologici a tariffa calmierata che possono offrire un supporto valido.
Per quanto riguarda acne, variazioni di peso e sintomi fisici, sarebbe utile anche un confronto medico con ginecologo o endocrinologo quando ne avrà la possibilità, perché alcuni squilibri ormonali possono influire sia sul corpo sia sull’umore e sull’ansia.
Non è "bloccata per sempre", ma è molto probabile che in questo momento il suo sistema emotivo stia ancora cercando sicurezza dopo mesi di forte sofferenza.
Un caro saluto, AM
da ciò che racconta emerge una sofferenza molto profonda, che non può essere ridotta a “mancanza di volontà” o al consiglio di reagire truccandosi e inviando curriculum. In caso di ansia intensa per mesi, attacchi di panico, stress lavorativo e cambiamenti fisici percepiti come traumatici, il sistema nervoso entra spesso in uno stato di allerta continua, in cui anche decisioni come scegliere un detergente, uscire di casa o immaginare il futuro possono diventare estremamente pesanti.
Nel suo caso sembra esserci stata una concatenazione di eventi molto stressanti come l’esperienza negativa con l’anticoncezionale, il peggioramento dell’ansia, una situazione lavorativa vissuta come "un incubo", i cambiamenti fisici legati ad acne e peso e la perdita di sicurezza e fiducia in sé stessa.
Un evento farmacologico o ormonale potrebbe rappresentare un evento scatenante, ma successivamente l’ansia può continuare a manifestarsi attraverso paura, ipervigilanza, pensieri ossessivi e senso di perdita del controllo. Questo accade di frequente nei disturbi d’ansia e negli stati di forte stress psicofisico.
Lei chiede una cosa molto importante “L’ansia andrà via solo quando risolverò il problema?” Certamente affrontare il problema lavorativo e ritrovare stabilità potrà aiutarla, ma quando il cervello e il corpo restano in stato di allarme per molti mesi, l’ansia tende a mantenersi anche indipendentemente dalla situazione esterna. È proprio per questo che un percorso psicoterapeutico non si limita a dire “si faccia forza”, ma lavora sulla regolazione del sistema nervoso, sulla gestione dei pensieri intrusivi, sulla paura del futuro e sul recupero graduale della sicurezza interiore.
Per alleviare l’ansia, nel concreto, può essere utile iniziare da obiettivi molto piccoli e realistici, senza pretendere di “ripartire subito” come prima.. ad esempio ristabilire routine regolari di sonno e alimentazione, limitare le ricerche compulsive su sintomi fisici e prodotti, esporsi gradualmente a situazioni che le provocano paura, ridurre l’autogiudizio continuo, trovare uno spazio terapeutico in cui sentirsi ascoltata e non semplicemente spronata a reagire.
Capisco anche la difficoltà economica che riporta. In Italia esistono comunque consultori, servizi territoriali, centri di salute mentale e percorsi psicologici a tariffa calmierata che possono offrire un supporto valido.
Per quanto riguarda acne, variazioni di peso e sintomi fisici, sarebbe utile anche un confronto medico con ginecologo o endocrinologo quando ne avrà la possibilità, perché alcuni squilibri ormonali possono influire sia sul corpo sia sull’umore e sull’ansia.
Non è "bloccata per sempre", ma è molto probabile che in questo momento il suo sistema emotivo stia ancora cercando sicurezza dopo mesi di forte sofferenza.
Un caro saluto, AM
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Sicuramente stai vivendo un insieme di situazioni che non ti rendono tranquilla e questo non fa altro che peggiorare la tua situazione ansiosa.
Hai mai pensato che l'acne possa essere legata anche ad un fattore di ansia e stress? Capita spesso che difronte a situazioni particolarmente cariche emotivamente, scarichiamo poi sul corpo attraverso reazioni psicosomatiche.
Capisco anche che non ti senti a tuo agio in questa circostanza e questo ti porta a chiuderti ancora di più ma fai attenzione. L'ansia non deve portarti a bloccarti e smettere di avere una vita sociale.
Se in questo momento non puoi permetterti una visita privata, il mio consiglio è di rivolgerti presso degli enti pubblici in cui tu possa fare una visita specialistica adeguata. Sicuramente l'ansia e l'insicurezza che stai sviluppando sono legati a questa situazione acneica che non ti fa vivere bene tutto il resto.
So che è difficile ma non abbatterti, prova a contattare l'ASL e prenota una visita.
Inizia così e vedi come procede
Hai mai pensato che l'acne possa essere legata anche ad un fattore di ansia e stress? Capita spesso che difronte a situazioni particolarmente cariche emotivamente, scarichiamo poi sul corpo attraverso reazioni psicosomatiche.
Capisco anche che non ti senti a tuo agio in questa circostanza e questo ti porta a chiuderti ancora di più ma fai attenzione. L'ansia non deve portarti a bloccarti e smettere di avere una vita sociale.
Se in questo momento non puoi permetterti una visita privata, il mio consiglio è di rivolgerti presso degli enti pubblici in cui tu possa fare una visita specialistica adeguata. Sicuramente l'ansia e l'insicurezza che stai sviluppando sono legati a questa situazione acneica che non ti fa vivere bene tutto il resto.
So che è difficile ma non abbatterti, prova a contattare l'ASL e prenota una visita.
Inizia così e vedi come procede
Gentile utente,
dalle sue parole emerge una sofferenza che dura da mesi e che sembra aver intrecciato più livelli: una reazione fisica a un farmaco, una situazione lavorativa molto dolorosa, l'ansia che è cresciuta fino a limitare la sua quotidianità e, infine, la sensazione di non sentirsi realmente compresa nelle richieste di aiuto.
La prima cosa che vorrei dirle è che non mi sembra una questione di scarsa volontà. Una persona che continua a uscire, a cercare lavoro, a consultare professionisti e a interrogarsi su come stare meglio non è una persona che non si impegna. È una persona che sta lottando con molte energie consumate dalla sofferenza.
Mi colpisce una frase: "non andrà via finché non risolvo il problema?".
A volte l'ansia nasce da un problema reale, ma poi sviluppa una vita propria. È come un allarme che inizialmente si accende per segnalare un incendio e che, col passare del tempo, continua a suonare anche quando le fiamme non sono più davanti agli occhi. Per questo può accadere che una difficoltà lavorativa abbia innescato tutto, ma che oggi l'ansia sia diventata un problema a sé, alimentando preoccupazioni, indecisioni, controllo continuo e una sensazione costante di minaccia.
Anche il fatto che si ritrovi a investire moltissima energia nella scelta di un detergente o nella ricerca della soluzione giusta mi fa pensare a quanto la sua mente sia attualmente in uno stato di iperallerta. Quando siamo molto ansiosi, ogni decisione sembra diventare enorme e ogni scelta sembra dover garantire una sicurezza assoluta.
Rispetto ai farmaci, non posso esprimermi sul trattamento specifico, ma considerato il livello di sofferenza che descrive e la storia recente di attacchi d'ansia importanti, credo che potrebbe essere utile un nuovo confronto con uno psichiatra, anche attraverso servizi pubblici territoriali se le risorse economiche sono limitate. Non è necessario affrontare tutto da sola.
Parallelamente, continuerei a cercare un supporto psicologico che la faccia sentire davvero ascoltata. Talvolta non è il percorso in sé a non funzionare, ma il modo in cui ci si sente accolti all'interno di esso.
Le farei infine una riflessione delicata: da ciò che scrive sembra che da ottobre lei stia cercando soprattutto di "tornare quella di prima". Forse, prima ancora di ripartire, potrebbe esserci bisogno di riconoscere quanto è stato difficile questo periodo e quanto il suo sistema emotivo sia ancora stanco.
Un percorso psicoterapeutico resta sicuramente indicato. Non perché lei sia fragile, ma perché da mesi sta sostenendo un peso molto grande e merita uno spazio in cui non le venga semplicemente chiesto di "farsi forza", bensì di comprendere davvero cosa le sta accadendo.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio
dalle sue parole emerge una sofferenza che dura da mesi e che sembra aver intrecciato più livelli: una reazione fisica a un farmaco, una situazione lavorativa molto dolorosa, l'ansia che è cresciuta fino a limitare la sua quotidianità e, infine, la sensazione di non sentirsi realmente compresa nelle richieste di aiuto.
La prima cosa che vorrei dirle è che non mi sembra una questione di scarsa volontà. Una persona che continua a uscire, a cercare lavoro, a consultare professionisti e a interrogarsi su come stare meglio non è una persona che non si impegna. È una persona che sta lottando con molte energie consumate dalla sofferenza.
Mi colpisce una frase: "non andrà via finché non risolvo il problema?".
A volte l'ansia nasce da un problema reale, ma poi sviluppa una vita propria. È come un allarme che inizialmente si accende per segnalare un incendio e che, col passare del tempo, continua a suonare anche quando le fiamme non sono più davanti agli occhi. Per questo può accadere che una difficoltà lavorativa abbia innescato tutto, ma che oggi l'ansia sia diventata un problema a sé, alimentando preoccupazioni, indecisioni, controllo continuo e una sensazione costante di minaccia.
Anche il fatto che si ritrovi a investire moltissima energia nella scelta di un detergente o nella ricerca della soluzione giusta mi fa pensare a quanto la sua mente sia attualmente in uno stato di iperallerta. Quando siamo molto ansiosi, ogni decisione sembra diventare enorme e ogni scelta sembra dover garantire una sicurezza assoluta.
Rispetto ai farmaci, non posso esprimermi sul trattamento specifico, ma considerato il livello di sofferenza che descrive e la storia recente di attacchi d'ansia importanti, credo che potrebbe essere utile un nuovo confronto con uno psichiatra, anche attraverso servizi pubblici territoriali se le risorse economiche sono limitate. Non è necessario affrontare tutto da sola.
Parallelamente, continuerei a cercare un supporto psicologico che la faccia sentire davvero ascoltata. Talvolta non è il percorso in sé a non funzionare, ma il modo in cui ci si sente accolti all'interno di esso.
Le farei infine una riflessione delicata: da ciò che scrive sembra che da ottobre lei stia cercando soprattutto di "tornare quella di prima". Forse, prima ancora di ripartire, potrebbe esserci bisogno di riconoscere quanto è stato difficile questo periodo e quanto il suo sistema emotivo sia ancora stanco.
Un percorso psicoterapeutico resta sicuramente indicato. Non perché lei sia fragile, ma perché da mesi sta sostenendo un peso molto grande e merita uno spazio in cui non le venga semplicemente chiesto di "farsi forza", bensì di comprendere davvero cosa le sta accadendo.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio
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