salve, volevo condividere questa problematica per poter chiarire alcuni argomenti e ascoltare dei p

24 risposte
salve,
volevo condividere questa problematica per poter chiarire alcuni argomenti e ascoltare dei pareri altrui. Sono una ragazza giovane, e mi è sempre capitato, anche inconsciamente, di affrontare ansia, stress, tristezza e nervosismo, attraverso il cibo, in particolare aumentando le porzioni. Ho notato che questo avviene nei periodi particolarmente difficili, anche quando non mi accorgo di star realmente male, perciò tendo ad avere delle "piccole" abbuffate segrete. Tutto ciò avviene solo quando so che nessuno può vedermi (me ne vergogno) e, solitamente, mangio biscotti, latte, cioccolata, pane, marmellata o ciò che mi capita. Non sono quantità spropositate, ma sicuramente vanno oltre il livello di sazietà (non sono pasti necessari) e in seguito tendo a sentirmi abbastanza in colpa, cercando, poi, di non esagerare con i pasti successivi. Volevo chiedere semplicemente un parere sulla situazione anche se sono perfettamente consapevole che non è possibile effettuare diagnosi o dare giudizi online, data la mancanza di numerosi fattori importanti. Vi ingrazio davvero tanto.
Buona giornata
Dott. Giacomo Caiani
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Nova Milanese
Buongiorno, mi dispiace che stia vivendo un momento di difficoltà.
Come lei già ipotizza, il suo comportamento riguardo l'alimentazione è un segnale che merita attenzione: la sintomatologia ansiosa e le abbuffate possono, per il momento, non aver raggiunto dei livelli particolarmente allarmanti, ma se non fa qualcosa per invertire la rotta è possibile che la situazione peggiori, e sarebbe opportuno che lei iniziasse un percorso prima che la situazione le sfugga di mano

Cordialmente
Dott. Giacomo Caiani

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Dott.ssa Elisa Rizzotti
Psicologo, Psicologo clinico, Neuropsicologo
Pordenone
Gentile utente,
Grazie per aver condiviso questa problematica così personale e delicata. L'ansia, lo stress, la tristezza e il nervosismo sono emozioni che percepiamo spesso come "un po' scomode" e quindi fatichiamo a gestirle. Quando ci sentiamo sopraffatti dalle emozioni, il cibo può sembrare un modo per trovare conforto e sollievo. Anche se le "piccole abbuffate segrete" che hai menzionato potrebbero essere un tentativo di affrontare emozioni come ansia, stress e nervosismo, anche se alla fine possono portare a farti sentire frustrata o in colpa. Un percorso terapeutico potrebbe aiutarti a capire un po' più a fondo cosa accade dentro di te quando fai delle "piccole abbuffate segrete" e quindi anche comprendere come mai in alcuni in alcuni momenti senti la necessità di abbuffarti e in altri no.
Dott.ssa Elisa Rizzotti
Gentilissima buongiorno, il cibo ricopre per moltissime persone una funzione consolatoria, si tratta semplicemente di capire di quanta "consolazione" necessiti lei. Se i suoi livelli di ansia e stress sono elevati, cibo o non cibo , chiedere un aiuto per imparare a rapportarsi con loro in maniera diversa l'aiuterebbe a stare meglio con se stessa e con la vita. Infine, per capire se nel suo caso si tratta di un reale disturbo alimentare, come dice giustamente lei, sarebbero necessarie ulteriori informazioni. Un ultimo aspetto sul quale mi soffermerei è la vergogna. Questa emozione già da sola merita attenzione: perché si vergogna di un comportamento che racchiude la sua fragilità e umanità? Abbiamo tutti bisogno di coccole e consolazione. Perché il modo che lei ha scelto per se le procura vergogna? Sarebbe importante riflettere anche solo su questo. Mi scriva se ne ha voglia. Un saluto cordiale, dott.ssa Manuela Leonessa
Dott.ssa Marina Bettoni
Psicologo, Psicologo clinico
Seriate
Buongiorno. Grazie per aver condiviso questa delicata tematica, peraltro abbastanza comune a molte persone. Il cibo viene spesso utilizzato come meccanismo per gestire emozioni difficili. Il primo passo è sicuramente riconoscersi dentro questo tema e lei sembra aver già fatto un passo importante riconoscendo che sta usando il cibo per affrontare emozioni difficili. Cercare di capire quali situazioni o emozioni scatenano tutto ciò potrebbe essere il secondo passo. Può risultare molto utile tenere un diario alimentare in cui si annota non solo cosa si mangia, ma anche come ci si sente prima e dopo aver mangiato. Rivolgersi a un professionista - un terapeuta o un nutrizionista - potrebbe aiutarla a sviluppare strategie per gestire le emozioni senza ricorrere al cibo, trovare alternative salutari per gestire stress, ansia e tristezza. Oltre all'esercizio fisico, la meditazione, lo yoga, o semplicemente fare una passeggiata, vi sono molte attività come il disegno, la lettura o l'ascolto di musica che possono aiutare. Un professionista potrebbe inoltre aiutare nella pratica del "mindful eating", ovvero mangiare con consapevolezza senza avere sentimenti di colpa dopo aver mangiato. Questi cambiamenti richiedono tempo e pazienza. Non esiti a chiedere supporto per rafforzare le risorse che già ha. Un caro saluto. Dott.ssa Marina Bettoni
Dott.ssa Roberta Evangelista
Psicologo, Psicologo clinico
Albignasego
Carissima, capisco la tua preoccupazione. Sei molto consapevole di quello che ti succede e di come reagisci. Più che colpevolizzarti, prova a capire cosa ti fa scattare quella frustrazione che ti fa dirottare poi sul cibo. Prova a tenere un quaderno dove metti su carta le tue emozioni poco prima che senti che stai per buttarti sul cibo. Il cibo (specialmente lo zucchero) rilascia dopamina che è quella che ti fa sentire meglio. Questo, però, non solo crea dipendenza, ma genera un vero e proprio circolo vizioso, perché appena si riabbassa il livello ormonale e vivo una fristrazione, ho bisogno di quello che mi fa stare bene. Per spezzare questo loop devo capire l'emozione sottostante, è tristezza?Paura?Rabbia?Frustrazione? Spero di averti dato uno spunto in più. Rimango a disposizione e in bocca al lupo. Un caro saluto, Dott.ssa Roberta Evangelista.
Dott.ssa Maria Carla del Vaglio
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Napoli
Ciao,

Grazie per aver condiviso la tua esperienza con me. Capisco quanto possa essere difficile affrontare questi comportamenti alimentari e i sentimenti che ne derivano. È importante riconoscere i propri schemi e cercare di capire meglio come gestirli.

Ecco alcune riflessioni e suggerimenti che potrebbero aiutarti:

Riconoscere i Trigger Emotivi: È positivo che tu abbia identificato che ansia, stress, tristezza e nervosismo sono collegati alle tue abbuffate. Prova a tenere un diario in cui annoti i momenti in cui senti il bisogno di mangiare di più e le emozioni che stai provando in quei momenti. Questo può aiutarti a identificare i trigger specifici.

Consapevolezza e Mindfulness: Praticare la consapevolezza può essere molto utile. Cerca di essere presente nel momento in cui senti il bisogno di mangiare, osservando le tue emozioni senza giudicarle. Questo può aiutarti a fare scelte più consapevoli riguardo al cibo.

Cercare Alternative: Trova alternative sane per gestire lo stress e l'ansia. Attività come l'esercizio fisico, la meditazione, la lettura, o anche parlare con un amico di fiducia possono essere modi efficaci per alleviare lo stress senza ricorrere al cibo.

Supporto Professionale: Considera l'idea di parlare con un professionista, come uno psicologo o un nutrizionista specializzato nei disturbi alimentari. Possono offrirti strategie e supporto personalizzati per affrontare queste difficoltà.

Evitare il Senso di Colpa: È importante non giudicarti troppo duramente. Sentirsi in colpa può peggiorare la situazione e aumentare lo stress. Cerca di essere gentile con te stessa e di vedere questi episodi come opportunità di crescita e apprendimento.

Strutturare i Pasti: Avere una routine alimentare regolare può aiutare a prevenire le abbuffate. Cerca di programmare pasti e spuntini equilibrati durante la giornata, in modo da non arrivare mai troppo affamata a un pasto.

Se senti che la situazione è difficile da gestire da sola, non esitare a cercare supporto. Parlare con qualcuno può fare una grande differenza nel tuo percorso verso un rapporto più sano con il cibo.

Un caro saluto
Dott. Luca Rochdi
Psicologo, Psicologo clinico
Cernusco sul Naviglio
Gentile utente, da quanto scrive apprendo che ha la tendenza a non far uscire le sue emozioni, queste a lungo andare possono portare a psicopatologie. Sarebbe utile provare fare un lavoro su questo.
Se ne avesse voglia, può contattarmi per un primo incontro totalmente gratuito.
Se avesse dei dubbi, può contattarmi cliccando il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
Dr. Marco Cenci
Psicologo, Psicologo clinico
Brescia
Buongiorno,
Il cibo viene spesso utilizzato come medicina in momenti di difficoltà, anche per una serie di fattore che scatena a livello chimico e che (purtroppo) ci fanno sentire meglio. Pur non apparendo grave, è sicuramente una situazione che potrebbe trarre beneficio da un percorso con un collega.
Dott. Marco Cenci
Dott.ssa Alba Caruso
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Cagliari
Buongiorno, grazie per la sua condivisione. Spesso non riuscendo a gestire le emozioni da cui ci si sente sopraffatti, si tenta col cibo di "anestetizzare" le sensazioni spiacevoli, ma poi il senso di colpa che si prova è forse ancora peggio. Io le consiglierei, visto la sua giovane età e visto che la problematica sembra in una fase ancora iniziale, di rivolgersi il prima possibile ad uno specialista. Per ogni domanda sono a disposizione. Un caro saluto
Dott. Francesco Damiano Logiudice
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.

Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.

Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.

 Resto a disposizione, anche online.

Cordialmente, dott FDL
Dott. Simone Marenco
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Torino
Buongiorno, i disturbi alimentari possono insorgere gradualmente per poi radicarsi e condizionare i comportamenti e le abitudini delle persone, anche se descrive sintomi apparentemente lievi le consiglio di rivolgersi ad un professionista per affrontare queste difficoltà per evitare che nel tempo diventino meno gestibili.
Dott. Marenco
Dr. Edoardo Bunone
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Salve, grazie per la sua condivisione. Affrontare ansia, stress, tristezza e nervosismo attraverso il cibo è una strategia di coping che spesso porta a sensi di colpa o vergogna. E' importante riconoscere questi comportamenti e comprenderne le cause sottostanti. Le abbuffate segrete, anche se non comportano quantità spropositate di cibo, possono essere un segnale che stai utilizzando il cibo per affrontare emozioni difficili. Prenda in considerazione l'idea di parlare con uno/a psicologo/a per aiutarla ad esplorare le radici di questi comportamenti e a sviluppare strategie più funzionali per gestire le sue emozioni. Resto a disposizione ed effettuo colloqui anche on line. Cordiali Saluti. Dott. Edoardo Bunone.
Dott.ssa Antonella Vita
Psicologo, Psicologo clinico
Padova
Cara ragazza,
credo che lei abbia una buona consapevolezza di quello che le succede. In pratica le capita di utilizzare il cibo per affrontare situazioni sfidanti, momenti dolorosi o emozioni particolarmente difficili.
Ha mai pensato di iniziare un percorso psicologico per poter apprendere nuove modalità per gestire tutto ciò?
Mi contatti pure fosse interessata ad effettuare un primo colloquio gratuito per approfondire meglio la situazione.
Un caro saluto
Dott.ssa Vita
Dott. Alberto Binda
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Gentile utente,
La ringrazio per aver condiviso la sua esperienza.
Quello che lei descrive sembrerebbe indicare un comportamento alimentare emotivo, dove il cibo viene usato come strumento per gestire emozioni difficili.
Intraprendere un percorso psicologico congiuntamente ad uno nutrizionale potrebbe essere utile per comprendere al meglio le ragioni delle tue emozioni e mantenere una routine alimentare regolare.
Cordiali saluti
Alberto Binda
Dott. Luca Valentino
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pino Torinese
La ringrazio per aver condiviso le sue difficoltà, immagino possa non essere sempre un passo semplice. 
Riconosco che sta attraversando un momento molto difficile e voglio che sappia che non è sol* in questo percorso. Il disagio che sta sperimentando è significativo e merita tutta l'attenzione e la cura possibili.
La sua domanda è importante, ha un contenuto rilevante, prezioso per amplificare delle riflessioni. Rispondere in questa modalità rischierebbe di semplificare troppo o banalizzare una preziosa opportunità di conoscenza di sé.

La incoraggio vivamente a considerare l'opportunità di iniziare un percorso psicologico. Un professionista qualificato può offrirle supporto e strumenti preziosi per affrontare e superare le difficoltà che sta vivendo. Fare questo passo può rappresentare un importante atto di amore e cura verso se stesso e il suo benessere.

Le invio un caro saluto.
Dott.ssa Daisy Trotta
Psicologo, Psicoterapeuta
Pergine Valsugana
Gentile utente, il cibo può essere un forte regolatore emotivo, proprio per il suo effetto gratificante, quindi non deve sorprendere che talvolta possa essere utilizzato per gestire i momenti di disagio.
In alcune condizioni, però, questa strategia potrebbe radicarsi e creare dei loop di sofferenza, che portano a peggiorare lo stato emotivo anziché alleviarlo.
Il mio consiglio è dunque quello di approfondire la sua situazione, intraprendendo un percorso psicologico. Un caro saluto
Dott.ssa Alessia Pisani
Psicologo, Psicologo clinico
Provaglio d'Iseo
Buongiorno gentile utente,
Sicuramente la sua capacità di analizzare la situazione che sta vivendo e cercare di comprenderne le motivazioni, osservando quando adotta il comportamento da lei descritto, è già un buon punto di partenza.
Quando ci sentiamo sopraffatti, il cibo spesso ha in funzione consolatoria, di rifugio, è bene capire però quanto per lei ha questa funzione.
Oltre a questo, comprendere cosa le crea ansia, agitazione, stress, in quale particolare circostanza, pensieri, scatta “la piccola abbuffata “ che innesca un circolo vizioso di emozioni negative, perché le vengono i sensi di colpa.
Per rompere questa catena, è importante comprendere l’emozione sottostante e i suoi bisogni attuali, es. se sente la mancanza di qualcosa? Come si sente? A che punto della sua vita è? Si sente o no realizzata ?
Parlare con un professionista la può aiutare a trovare sollievo e modalità differenti per gestire le emozioni da lei descritte .

Resto a disposizione
Cordialmente
Dott.ssa Alessia Pisani
Dott.ssa Francesca Greco
Psicologo, Psicologo clinico
Lecce
Buongiorno, prima di tutto la ringrazio per aver condiviso qui la sua esperienza. Non deve essere stato facile, esporsi non lo è mai!
Dal modo in cui ha parlato del problema, si intuisce la sua capacità riflessiva rispetto alle sue modalità comportamentali e alle motivazioni dietro esse. Ciò rappresenta sicuramente una risorsa e un punto di forza.
Ci sono dei momenti della vita che ci mettono a dura prova, essere consapevoli di quello che mettiamo in atto per affrontare tali situazioni è un primo passo. Un ulteriore passo potrebbe essere quello di chiedersi come mai proprio quella modalità? che significato ha per me? Oppure potrebbe essere quello di riflettere su quali sono le situazioni specifiche che attivano queste modalità e sul significato che tali situazioni hanno per lei.
In ogni caso credo che potrebbe beneficiare molto di un percorso terapeutico, il poter parlare liberamente con un professionista di ciò che ci accade e ci preoccupa può aiutare a capirci meglio e a stare meglio.
Cordialmente, Dott.ssa Francesca Greco
Dr. Alessandro Frazzetta
Psicologo, Psicologo clinico
Catania
Buonasera,
Grazie per essersi esposta e aver condiviso la sua problematica. Sicuramente quello dell' abbuffata è una questione da non sottovalutare, è un sintomo importante che hai prontamente riconosciuto. Le abbuffate segrete che fai, hanno un effetto particolare sulla condizione di ansia o stress? Al momento sembra di capire che lei usi il cibo per gestire le emozioni forti. Si è mai chiesta perché questa modalità e non un'altra? C'è magari un vuoto che vuole colmare? Le suggerisco di iniziare o comunque di cominciare a parlarne con un professionista in modo da conoscere meglio la radice dei suoi problemi e trovare delle soluzioni alternative per poter stare sicuramente meglio.
Cordiali saluti
Dott. Alessandro Frazzetta
alve, è innanzitutto importante capire se per Lei questa situazione è fonte di disagio e se sì in che modo interferisce con la sua vita. potrebbe essere utile indagare cosa prova quabdo , come scrive, ha momenti di ansia , stress, disagio, tristezza e nervosismo e capireda cosa sono causati. Sono disponibile ad un colloquio online o in presenza, se possibile, nel caso voglia approfondire.
Dott.ssa Serena Baleani
Psicologo, Psicologo clinico
Loreto
Salve, credo che un percorso psicoterapico sia necessario per imparare ad affrontare in modo adeguato e sano ansia, stress, tristezza e nervosismo. Le sue emozioni e sensazioni hanno bisogno di uno spazio e di un contenitore in cui potersi esprimere senza pericolo, piuttosto che di essere coperte e mascherate con le piccole abbuffate. Spero di esserle stata di aiuto. Un caro saluto
Dott. Gianluigi Torre
Psicologo clinico, Psicologo
Terracina
Gentile. Il cibo può assumere una forma di compensazione circa vissuti emotivamente dolorosi e circa la gestione dello stress e dell'ansia. Può inoltre avere la funzione di accudire la persona, coccolandola nei momenti difficili. Il suo senso di colpa è funzionale ai fini della consapevolezza del problema ed è ciò su cui si potrebbe iniziare a lavorare in un percorso di supporto psicologico personale.

Un saluto.
Dott.ssa Francesca Gottofredi
Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Bologna
Buongiorno,
la sua esperienza con il cibo sembra essere un tentativo di trovare sollievo in momenti di difficoltà emotiva, un comportamento che molte persone adottano senza esserne pienamente consapevoli. Il senso di colpa che segue può però alimentare un circolo vizioso di disagio e restrizione.
Un suggerimento strategico potrebbe essere osservare con curiosità cosa accade dentro di lei prima dell’abbuffata, senza giudizio, per capire quali emozioni o pensieri la guidano. Forse, offrendo a sé stessa altre forme di “conforto” o piccoli gesti di cura, potrebbe spezzare questo schema e acquisire maggiore controllo.
Cosa potrebbe succedere se, invece di combattere la voglia di cibo come nemica, la ascoltasse come messaggera di qualcosa che sta cercando di dirle?
Dott.ssa Francesca Gottofredi
Dott.ssa Melissa Innocenti
Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Salve, quella che descrive è una modalità che spesso viene utilizzata per gestire emozioni difficili, percepite come “scomode”. Non indica necessariamente la presenza di un disturbo specifico, ma segnala che in alcuni momenti il cibo può diventare un strumento di autoregolazione emotiva. Il fatto che lei ne parli con tanta consapevolezza e delicatezza rappresenta già un passo molto importante. Approfondire questi vissuti all'interno di un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio cosa succede dentro di lei in quei momenti, ad ascoltare i messaggi e i significati più profondi che tali comportamenti possono veicolare e a individuare delle strategie che sente più funzionali per gestire queste emozioni.

Le auguro il meglio, un cordiale saluto.

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