Salve, sono un uomo di 53 anni, sposato da 19 e con due figli. Da circa 8 anni io e mia moglie abbia

Salve, sono un uomo di 53 anni, sposato da 19 e con due figli. Da circa 8 anni io e mia moglie abbiamo rapporti radi, all'incirca una o al massimo due volte l'anno. Oltre a questo, tra noi non c'è mai una carezza, un bacio, un abbraccio: niente. Nell'ultimo anno, in particolare, non c'è stato proprio nulla.Il nostro rapporto non è più sereno, anche per motivi familiari; litighiamo spesso e siamo ormai come due coinquilini che condividono solo il mutuo della casa e i figli. Ne ho già parlato con lei tante volte nel corso degli anni, ma mi dice che mi ama, che per lei è tutto normale e che io non ho motivo di fare questi discorsi o di preoccuparmi.Io, però, non riesco più a sopprimere questa parte di me: ho ancora voglia di amare e di essere amato. Questa situazione mi fa soffrire da anni in silenzio, compromettendo il mio umore. Al punto in cui siamo arrivati, ormai mi dà fastidio persino se si avvicina; le ultime volte in cui è capitato di avere un rapporto, per me è stato quasi un obbligo, con relativo pentimento successivo.A volte vorrei solo scappare via da questa donna, ma non posso perché voglio preservare i miei figli da un dispiacere. Tuttavia, 8 anni di sofferenza così sono davvero tanti, e chiedo il vostro parere per cercare una strada. Grazie.»

9 risposte


Carissimo, ho letto con attenzione e quello che ti posso riferire è che otto anni cosi non sono un "capriccio" ne un tuo problema secondario: e' una sofferenza reale, e il punto non e' solo il sesso, ma l'assenza di tenerezza, reciprocita' e coppia. Da come lo descrivi, il legame con tua moglie oggi sembra piu' una convivenza familiare che una relazione affettiva. Il fatto che lei ti dica "ti amo" e "per me e' normale" non basta a risolvere il problema, perche' una relazione si misura anche su come si sta in due, non solo su quello che uno dei due dichiara. Se per anni tu esprimi dolore e dall'altra parte vieni sostanzialmente invalidato, il nodo non e' solo la sessualita': e' la mancata presa sul serio della tua esperienza. C'e' anche un altro passaggio importante: dici che ormai ti infastidisce persino se si avvicina, e che gli ultimi rapporti li hai vissuti quasi come un obbligo. Questo fa pensare che non ci sia piu' soltanto frustrazione, ma anche un ritiro emotivo profondo, forse persino repulsione relazionale. Quando si arriva li, non basta "fare piu' sesso": bisogna capire se c'e' ancora una coppia da salvare, oppure no. Restare solo "per i figli" e' comprensibile, ma spesso i figli soffrono anche dentro una casa piena di freddezza, tensione e silenzio. Non sempre separarci e' il danno peggiore; a volte il danno peggiore e' mostrare per anni un modello di coppia spenta, ostile o vuota. Preservare i figli non significa necessariamente restare insieme a ogni costo. La strada, a questo punto, dovrebbe essere molto concreta. Prima di tutto serve una conversazione netta, diversa da quelle gia' avute: non piu' "mi manca questo", ma "cosi io non riesco piu' a vivere, e dobbiamo decidere se affrontare davvero il problema o ammettere che la coppia e' finita". Non come minaccia, ma come assunzione di realta'. Se tua moglie e' disponibile, una terapia di coppia seria puo' aiutare, ma solo se entrambi riconoscete che esiste un problema. Se lei continua a dire che va tutto bene e che sei tu a farne un dramma, allora la terapia individuale per te diventa importante comunque, non per convincerti a sopportare, ma per aiutarti a capire che limite vuoi darti e quale vita vuoi ancora concederti. La domanda vera non e' "come faccio a resistere ancora?", ma "quanto sono disposto a sacrificare di me per mantenere in piedi una forma familiare che, come coppia, forse non esiste piu'?". A 53 anni non sei affatto "fuori tempo" per desiderare amore, contatto e pienezza. Il tuo bisogno non e' eccessivo, ne sbagliato: e' umano. Se oggi dovessi orientarti con lucidita', direi questo: o c'e' un tentativo reale, reciproco e verificabile di ricostruzione, oppure e' legittimo iniziare a pensare a una separazione non come fuga, ma come scelta adulta e dolorosa necessaria. Continuare cosi, invece, sembra la strada che ti sta consumando pezzo per pezzo. Se vuoi contattami per approfondire, Dott.ssa Beatrice Bazzacco

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Gent. Signore, è evidente che lei sta vivendo una forte sofferenza affettiva e un conflitto tra la volontà di chiudere il matrimonio e quella di rimanere per proteggere i suoi figli. Più che continuare a soffrire in silenzio sarebbe opportuno cominciare a parlarne efficacemente. Se sua moglie è disponibile , un ciclo di sedute di consulenza di consulenza psicologica di coppia , potrebbero essere di aiuto a trovare soluzioni condivise. Altrimenti le suggerisco di consultare personalmente un terapeuta al fine di trovare uno spazio per comprendere meglio i suoi bisogni e prendere decisioni più libere da paure o convinzioni che devono essere verificate. Buona serata! Bruno Ramondetti


Gentilissimo, mi arriva tutto il suo dolore, ma sembra non arrivare a sua moglie. La invito a riflettere su cosa significhi sua moglie per lei e cosa potrebbe significare scappare da questa situazione. Valuti di farsi accompagnare in questa fase così delicata della sua vita da un professionista: sta proteggendo i suoi figli e sua moglie, ma è importanti che preservi anche se. La saluto caldamente.


Gentile utente, la situazione che descrive sembra segnata da un lungo processo di allontanamento emotivo e corporeo, in cui il legame di coppia si è progressivamente trasformato in una convivenza centrata soprattutto sulla gestione familiare. In questi casi non è raro che i due partner sviluppino percezioni molto diverse della stessa relazione: da un lato chi sente il bisogno di vicinanza e scambio affettivo, dall’altro chi può vivere la situazione come “sufficiente” o non problematica. Il punto centrale, più che la frequenza dei rapporti, sembra essere l’assenza quasi totale di contatto affettivo e di riconoscimento reciproco. Quando questo si protrae nel tempo, può generare una forma di sofferenza silenziosa che finisce per influenzare profondamente il benessere personale e anche il modo in cui si guarda all’altro. È comprensibile che il pensiero dei figli renda complesso immaginare cambiamenti radicali, ma è altrettanto importante considerare che un clima relazionale così freddo e conflittuale viene comunque percepito all’interno del sistema familiare, anche quando non è esplicitato. In situazioni come questa, spesso il nodo non è solo “restare o andare via”, ma capire se esista ancora uno spazio reale per ridefinire la relazione in modo condiviso. Questo richiederebbe che entrambi possiate riconoscere la presenza di un problema e la volontà di affrontarlo. Quando invece il disagio è riconosciuto solo da uno dei due, il rischio è quello di restare bloccati in una posizione di sofferenza cronica. Può essere utile, prima ancora di prendere decisioni definitive, trovare uno spazio personale in cui chiarire cosa per lei è diventato indispensabile in una relazione e cosa non è più sostenibile. Da lì diventa più possibile orientarsi, senza restare intrappolati tra senso di colpa e rinuncia a sé. Un caro saluto.


Buongiorno, descrive una situazione complicata e dolorosa, che avrebbe bisogno di approfondimento e ascolto. Il suo desiderio di amare ed essere amato è prezioso e vitale e penso sia importante non ignorarlo o metterlo a tacere. Credo pertanto sia importante che ne parla ancora ed ancora con sua moglie e, se necessario, con un terapeuta. Il desiderio di tutelare i figli è altrettanto importante ma possono esserci diverse strade percorribili. Cordialmente, dott.ssa Bonomi


Buongiorno. è lecito a qualsiasi età voler amare e voler essere amato! Non è facile chiudere una relazione che dura da così tanto tempo e che contiene molte variabili fra cui i figli e quelle economiche ma gli equilibri una volta rotti si possono ricreare, non sarà facile ma lei ha il diritto di essere felice. Potrebbe chiedere aiuto ad uno specialista per riuscire ad esternare le sue emozioni e i suoi pensieri e poter prendere una decisione. L'immobilismo è la pate peggiore , da una parte o dall'altra un passo lo deve fare ! Le auguro di riuscire a cspire cosa desidera. Cordialmente Dott.ssa Laura Bova

Dott.ssa Laura Bova

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psicologo

Quartu Sant'Elena

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Buongiorno. Da quello che racconta emerge una sofferenza che dura ormai da molti anni e che merita di trovare uno spazio in cui poter essere ascoltata e compresa. Quando ci si sente ripetutamente non visti nei propri bisogni affettivi, è naturale che nel tempo possano comparire frustrazione, risentimento e persino il desiderio di allontanarsi. Un percorso di psicoterapia potrebbe aiutarla a comprendere più a fondo cosa stia accadendo nella relazione, dare significato al suo dolore e chiarire quali siano oggi i suoi bisogni e i possibili passi da intraprendere. Successivamente, se ci fossero la volontà e la disponibilità di entrambi, potrebbe essere utile proporre anche un percorso di terapia di coppia, per creare uno spazio di confronto guidato. Le auguro di non affrontare da solo questa sofferenza e di trovare il supporto di cui ha bisogno.


Buonasera, capisco molto bene la sua situazione e me ne rattristo. La invito comunque a pensare che il ruolo di padre consiste anche nell'ofrire un modello di comportamento ai figli e l'onestà di interrompere un percorso, quando non ci si sente più in linea con questo, mi sembra un ottimo modello di comportamento. Anche trasmettere la consapevolezza di voler essere amato è un bel modello di comportamento, è comunque un desiderio postivo, legittimo e molto umano. Capisco che, separandosi, perderebbe la quotidianità con i suopi figli, almeno in parte, ma non dovrebbe rimproverarsi di aver finto di sopportare una situazione che le sta stretta. Inoltre la invito a considerare anche il fatto che, se lei è insoddisfatto, questo inevitabilmente si ripercuote sul suo comportamento e, quindi anche sui suoi figli. ;a soprattutto si ripercuote sulla qualità della sua vita, lei è ancora giovane per rinunciare, si conceda o almeno provi a pensare di concedersi un'altra chanche. La saluto e le auguro una buona serata.


Buonasera, sento di poterle suggerire di intraprendere con sua moglie un psicoterapia di coppia. La saluto

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